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"Tassisti ignoranti, brutti e cattivi!"... Ma Cusano pensava a loro quando scrisse La Docta Ignorantia?
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Mi rifiuto di accettare l'idea che il modo in cui "si è" ci renda moralmente incapaci di diventare "ciò che dovremmo essere". (Martin Luther King)

  RIFLESSIONI, ARTICOLI, INTERVENTI di Claudio Giudici: 

Questo messaggio lo dedico ai folli.
A tutti coloro che vedono le cose in modo diverso.
Potete citarli. Essere in disaccordo con loro.
Potete glorificarli o denigrarli, ma l'unica cosa che non potete fare è ignorarli.
Perchè riescono a cambiare le cose.
E mentre qualcuno potrebbe definirli folli, io ne vedo il genio.
Perchè solo coloro che sono abbastastanza folli da pensare di poter cambiare il mondo, lo cambiano davvero.
(Mahatma Gandhi)

 

 

AMERICAN REVOLUTION


Coloro che professano di volere la libertà, ma deprecano l'azione politica, sono come gli uomini che vogliono il raccolto senza seminare, o la pioggia senza lampi e tuoni. Vogliono l'oceano senza il terribile brusio delle sue possenti acque. (Frederick Douglass)

SCIENZA

"Il selvaggio disprezza l'arte e riconosce la natura come sua assoluta sovrana; il barbaro deride e disonora la natura, ma, più spregevole del selvaggio, molto spesso continua ad essere schiavo del suo schiavo. L'uomo colto si fa amica la natura e ne rispetta la libertà, semplicemente frenandone l'arbitrio."
(Friedrich Schiller, Lettere sull'educazione estetica dell'uomo, n. 4)
 
 

 

Dal libro della Sapienza (6)
Chi cerca la sapienza la trova
[12]La sapienza è radiosa e indefettibile, facilmente è contemplata da chi l'ama e trovata da chiunque la ricerca.
[13]Previene, per farsi conoscere, quanti la desiderano.
[14]Chi si leva per essa di buon mattino non faticherà, la troverà seduta alla sua porta.
[15]Riflettere su di essa è perfezione di saggezza, chi veglia per lei sarà presto senza affanni.
[16]Essa medesima va in cerca di quanti sono degni di lei, appare loro ben disposta per le strade, va loro incontro con ogni benevolenza.
[17]Suo principio assai sincero è il desiderio d'istruzione; la cura dell'istruzione è amore;
[18]l'amore è osservanza delle sue leggi; il rispetto delle leggi è garanzia di immortalità
[19]e l'immortalità fa stare vicino a Dio.
[20]Dunque il desiderio della sapienza conduce al regno.
[21]Se dunque, sovrani dei popoli, vi dilettate di troni e di scettri, onorate la sapienza, perché possiate regnare sempre.

"Quid Veritas?" chiede Ponzio Pilato a Gesù Cristo.
"What is love?" chiede il principe Carlo d'Inghilterra al giornalista che chiedeva a lui e Diana se si amavano.
Verità ed Amore, così come la Libertà, la Giustizia, il Bene, il Bello, sono il Cerchio che al nostro occhio pare di avere tracciato. Credete veramente di essere in grado di tracciare un Cerchio? Sì, mi riferisco a quell'inesistente complesso di punti tutti equidistanti dal medesimo fuoco. Credete veramente di averlo tracciato col vostro bicchiere, col vostro compasso, con la vostra macchina ad altissima precisione? No, non lo avete tracciato. Al vostro occhio così appare, ma quello che siete riusciti a fare è solo un'approssimazione di ciò. Bene, se così è, se è impossibile creare il cerchio perfetto, è tuttavia inutile provarci? Se sì, la ruota - che abbiamo detto non potrà essere perfettamente circolare - non è una conquista per l'Uomo, che lo aiuta nella sua relazione con l'Universo? Certo che lo è. Trasferiamo ora tutto questo ragionamento attorno alle Idee di Verità, Amore, Giustizia, Bellezza, Libertà, Bontà.
"Così in terra come è in Cielo".



 

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24 giugno 2014

Modello comunicativo per lottare contro l' “APP DI GOLDMAN SACHS”

 Parliamone, ma parliamone in modo efficace!
I taxi del mondo ed i noleggi con conducente, che sanno dell'importanza della sussistenza delle regole nel settore del trasporto persone, sono in subbuglio a causa della spregiudicata società che ha lanciato un'app che consente di chiamare un veicolo per un servizio di trasporto. Niente ...di nuovo in realtà, perché il mondo taxi è pieno di ottime app che consentono di fare la stessa cosa! Questa app fra l'altro offre un servizio scarso perché i tempi medi di arrivo della vettura (10 minuti) non possono competere con quelli medi di un taxi (3 minuti) ed offre costi mediamente maggiori del 60% rispetto al taxi.
Eppure se ne parla tantissimo! Se ne parla perché dietro di sé ha i colossi della finanza mondiale che la stanno pompando sui media; ma se ne parla anche perché i lavoratori del settore taxi ed n.c.c., impauriti da essa, reagiscono nei più svariati modi finendo con farle una grandissima pubblicità. E allora, già il solo nominarne il brand, è un errore comunicativo e commerciale. Tutta pubblicità gratuita!
Ma allora come chiamarla? Essa, non è altro che l'app di Goldman Sachs e di BlackRock, che a sua volta controlla Google; ma chiamarla l' “app di Google” mette in moto nella gente tutta una serie di sensazioni positive, che non aiutano i lavoratori del trasporto persone che da essa vogliono difendersi. Dunque, questa app va chiamata con il nome che racconta ciò che veramente essa è: essa è l' “APP DI GOLDMAN SACHS”!
E visto che questa è una partita che si gioca molto sulla comunicazione, converrà chiamarla appunto l'app di Goldman Sachs, anche perché ad essa, nell'immaginario collettivo, si legano pure i nomi di soggetti che come Mario Monti e Mario Draghi, non hanno fatto molto bene all'Italia.
Circa poi gli argomenti di merito per difendersi da essa, non è efficace dire: “Io ho pagato la licenza!”; e dal punto di vista comunicativo, nel tempo odierno, purtroppo, non è efficace neanche dire: “L'app è illegale!”, perché l'illegalità è costantemente tollerata sotto i nostri occhi. Sono legali la stragrande maggioranza dei centri massaggi cinesi? Oppure di fatto legalizzano forme di prostituzione? Le case da gioco, non erano legali fino a poco tempo fa, ma le hanno rese legali, diventando espressione di una società la cui deriva morale è sempre più palpabile con mano (basti pensare alle tante famiglie rovinate da esse). Diversamente, è molto più efficace puntare sui DANNI CHE ESSA PROCURA ALL'UTENTE. Essa mette nelle mani di una società privata il diritto alla mobilità di un cittadino, in quanto il prezzo del trasporto è variabile a discrezione della società – e non determinato dalla Pubblica Amministrazione a tutela dell'utente – e non presenta obblighi di servizio, sia dal punto di vista della copertura oraria del servizio che della destinazione (la società potrebbe non ritenere conveniente la copertura del servizio nelle fasce orarie notturne o per destinazioni non convenienti).
L'app di Goldman Sachs, dietro il velo della modernità, è di fatto un pretesto per realizzare quel disegno che dal 2006, a più riprese, ambienti confindustriali, ma ancor più la grande finanza speculativa – come l'app di Goldman Sachs appunto dimostra – mirano a perfezionare: entrare nel settore taxi, che è uno dei pochi settori che ancora non controllano! La grande finanza oggi controlla il settore alimentare e quello della sua distribuzione (grazie alle liberalizzazioni del 1998), quello farmaceutico (ma non quello della piccola distribuzione farmaceutica), quello delle stazioni ferroviarie ed in parte quello dei treni (Ntv è controllato per i 2/3 da fondi di diritto lussemburghese), quello degli aeroporti, quello autostradale, sempre più quello idrico, e sempre più quello delle municipalizzate. E sicuramente me ne sfugge qualcuno.
Nel settore taxi la grande finanza non riesce a giocare la propria partita a causa di due divieti di legge: 1) il divieto del cumulo delle licenze (nessuno può avere intestata a sé più di una licenza) e 2) il divieto di intestare a società di capitali una licenza taxi. Questi due divieti sono stati pensati per bloccare alla fonte i fenomeni di ricarico speculativo sopra una tariffa amministrata, pubblicamente determinata, per tutelare l'utenza da facili fenomeni di raggiro, vista la difficoltà per l'utente ad essere immediatamente informato su un servizio che fa dell'immediatezza, della velocità, la sua ragion d'essere. Ma allo stesso tempo la legge, per consentire fenomeni di economia di scala imposti dalla necessità di tenere il settore al passo con le evoluzioni tecnologiche, ha pensato di consentire ai tassisti di associarsi in cooperative, ossia in quell'istituto che la nostra Costituzione promuove e che fa del continuo investimento produttivo la sua missione. Così, le cooperative dei taxi non conoscono fenomeni di ricarico speculativo perché tutto il loro bilancio è incentrato a mantenere e modernizzare il servizio taxi e a dare lavoro a migliaia di famiglie italiane che in queste operano. Il risultato, diversamente dalla vulgata contrabbandata, è quello di aver prodotto uno dei servizi taxi più moderni ed efficienti al mondo, tanto da essere oggetto di studio anche da parte delle nazioni estere.

27 marzo 2014

Russia vs Nato: solo la consapevolezza dei cittadini occidentali disinnescherà il pericolo di guerra

Una premessa: chi mi conosce sa che io non abbia tendenze filo-comuniste/staliniste, ma sia un estimatore dell'unico vero modello repubblicano realizzatosi sconfiggendo un impero oligarchico, ossia gli Stati Uniti d'America come concepiti tra il 1776-1789, e come espressione della tradizione umanista sviluppatasi in particolare grazie al cardinale Niccolò Cusano ed a Gottfried Leibniz. Mentre siamo nel pieno della propaganda - in realtà da mesi, da anni - per capire cosa stia avvenendo tra Russia e Occidente si deve guardare oltre il casus belli ucraino, ben prima degli sviluppi avutisi dal novembre scorso. Dopo la caduta del muro di Berlino e la dissoluzione dell'ex URSS, la Russia sotto Eltsin è stata trasformata in terra di conquista per scaltri oligarchi ben inseriti nei circoli finanziari londinesi, grazie alla "terapia d'urto" liberista dei Chicago boys. Arrivato Putin, inizialmente osannato dalla comunità finanziario-politica occidentale, la musica cambia. Putin decide di rimettere sotto il controllo statale le ricchezze naturali russe. Gli oligarchi (Berezovsky, Khodorkovsky, Abramovich, ecc.) in parte vengono arrestati, in parte trovano protezione a Londra. Putin tutto d'un tratto non rimane più tanto simpatico alla comunità finanziaria perché incarna quel modello dirigistico - l'unico in grado di poter rilanciare un'economia concedendo libertà ai privati, senza che però essa possa trasformarsi nell'arbitrio dei pochi sui tanti - proprio del nostro modello costituzionale e dell'originario Sistema americano di economia politica, che è antitetico alla dottrina riduzionista della "mano invisibile" del mercato. Così, Putin parla di Franklin Delano Roosevelt - non di Stalin - ed il sistema transatlantico (che al modello rooseveltiano deve la sua fortuna) continua a parlare di Adam Smith. Così il mondo russo-indo-cinese cresce, noi crolliamo. Quello crea nuovi ricchi e vede il formarsi di una classe medio-alta, noi vediamo crescere la disoccupazione e sparire la classe media. Quello, infatti, concentra la sua azione sull'economia fisica, limitando la finanza speculativa, noi salviamo quest'ultima, la sosteniamo con i soldi pubblici e disintegriamo progressivamente il welfare, abbandoniamo le manifatture a sè stesse ed ogni investimento nelle infrastrutture. Non si può comprendere quale sia la complessiva dinamica geo-politica se non consideriamo il collasso verso cui sta andando il sistema finanziario-economico occidentale a causa della predominanza mostruosa dei fenomeni di mera finanza speculativa su quelli economico-reali. Questi fenomeni - è bene ricordarselo - dal pieno manifestarsi della bolla nel 2007/08, non hanno conosciuto alcuna riforma, perché una grande operazione di marketing - quella che chiamai un'operazione di "distrazione di massa" durante il mio intervento da Santoro nel gennaio 2012 http://youtu.be/BYuKRWCtzXc - ha ipnotizzato governanti e governati, facendo credere che il problema siano i debiti pubblici nazionali, che in realtà si sono appesantiti enormemente proprio per i salvataggi bancari e le conseguenze che la crisi finanziaria ha avuto sull'economia reale. Il problema sono invece i debiti privati delle big banks, da cui gli stati nazionali si sono resi interdipendenti a causa dell'abbandono del Glass-Steagall standard e del relativo processo di finanziarizzazione delle economie nazionali. In questa ottica, proprio come lo fu nella prima parte del secolo scorso, la guerra potrebbe essere un'opzione alla "cada Sansone con tutti i filistei" qualora il sistema finanziario non dovesse più reggere. E questo, infatti, non sta più reggendo e chi lo ha voluto, generato e sostenuto sa bene che non può reggere. È fondamentalmente per questo che nasce la dottrina della "guerra preventiva" negli ambienti neo-conservatori statunitensi, come "braccio armato" volto a procrastinare con mezzi diversi, una supremazia economica che di fatto sta cessando. Ed è con la lista degli "stati canaglia" che si individuano non tanto gli stati che non riconoscono i diritti umani (altrimenti, della lista, ne farebbero parte anche Arabia Saudita e Bahrein, che invece sono nazioni amiche dell'Occidente) quanto quelli che non obbediscono all'agenda geo-politica anglo-americana. Così, l'incendio appiccato in Ucraina, grazie a puntuali interferenze occidentali - confermate dallo scandalo delle intercettazioni che hanno riguardato la portavoce del Dipartimento di Stato Victoria Nuland, moglie dell'ideologo per il "Project for the new american century", Robert Kagan - ha rappresentato l'ennesimo passo verso un'operazione di accerchiamento di un mondo, quello russo-indo-cinese, che oggi applica quelle ricette economiche pro-economia fisica che proprio il Sistema americano di economia politica, come concepito dal grande Alexander Hamilton, ideò contro l'Impero britannico. Ed è la filosofia di quest'ultimo che oggi condiziona fortemente gli Stati Uniti, condannandoli ad una nemesi in cui il resto d'Occidente, e l'Europa in particolare, giocano il ruolo di incidente collaterale. Consequenzialmente, il gesto di Putin in Crimea è un atto di difesa strategica non tanto per ciò che adesso è l'Ucraina, ma per ciò che sarà nello scacchiere Nato: una base di controllo ed attacco verso un mondo che non obbedisce ad un'agenda che non è più anti-comunista, ma filo-oligarchica e pro-speculativa. Dunque, il vero modo per detonare il pericolo di una guerra termonucleare tra il mondo russo-cinese e l'Occidente è che noi cittadini si sia consapevoli del processo storico in corso, oltre le contingenze del singolo caso, ben consci del fatto che nell'ultimo decennio non è stata la Russia a organizzare guerre (spacciate per umanitarie) in zone strategiche del pianeta: in Afghanistan, trasformato nel più grande centro di produzione di oppio del mondo, in Iraq e in Libia per il loro petrolio e le loro pretese "indipendentiste" dall'agenda anglo-americana. Queste, oggi sono realtà più insicure che nelle precedenti dittature. Intanto in Italia, si analizza la cosa alla luce di un accecante: "Avete visto Putin, l'amico di Berlusconi, che fa!"...




permalink | inviato da claudiogiudici il 27/3/2014 alle 23:8 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

28 gennaio 2014

Matteo così non cambiamo verso!

Caro Matteo, è indubbio che la proposta politica che stai avanzando stia suscitando un grande entusiasmo nella pubblica opinione. L'Italia ha infatti bisogno di ritornare ad avere fiducia in un futuro che obbligatoriamente dovrà cambiare. Personalmente però, in qualità di piccolo imprenditore fiorentino e di legale rappresentante del 4390 Taxi Firenze, non intravedo nella tua proposta l'elemento di novità, di discontinuità che servirebbe. Nell'ultimo ventennio, più volte abbiamo detto no alla politica dei due tempi: il primo tempo dedicato alla messa in ordine dei conti, il secondo tempo dedicato allo sviluppo. Tuttavia, abbiamo sempre attuato il primo tempo, chiedendo sacrifici agli Italiani, ma non abbiamo mai attuato il secondo. Anzi, questo secondo tempo, se analizziamo oggi i dati relativi ai consumi interni che segnano livelli record negativi dal dopoguerra ad oggi, è stato proprio precluso dal mettere “a posto” i conti, tanto che oggi non abbiamo né i conti in ordine, né crescita. Anche tu ti sei presentato dicendo che avremmo chiesto uno sforamento del famoso vincolo del 3% del rapporto Pil/deficit imposto dal Patto di Stabilità europeo – in quanto ciò servirebbe a riproporre politiche di spesa pro-crescita – soltanto dopo, di nuovo, aver fatto “i compiti a casa”. Dunque siamo alle solite: ci riproponete il solito fallimentare metodo dei due tempi; tanto più fallimentare proprio quando ha preteso di essere il più ubbidiente possibile alle richieste della Troika (il Governo Monti ne è l'esempio più eclatante). In concreto, proponi all'Italia di rivedere ancora una volta la regolamentazione del mercato del lavoro, la legge elettorale, l'architettura costituzionale. Per ciò che a me più compete, voglio concentrarmi sul primo punto. Quest'anno, nonostante la congiuntura sfavorevole, il 4390 Taxi Firenze, grazie al marketing ed alle migliorie di processo adottati, ha saputo conquistare nuove fette di mercato. Queste, ci sono state utili per evitare di mandare a casa parte del personale. Addirittura, abbiamo dovuto assumere una nuova persona, ma non in un reparto produttivo, bensì in quello amministrativo. Questo perchè la famosa semplificazione amministrativa della cosa pubblica si è tradotta più che in una de-burocratizzazione dei processi, in una esternalizzazione dei processi dalla Pubblica Amministrazione alle imprese stesse, rappresentando dunque per le stesse una nuova improduttiva voce di costo. In questi mesi mi sono più volte chiesto se fosse il caso di assumere anche un nuovo operatore di centrale radio, per riuscire ad incentivare la produttività. Questo operatore non l'ho mai assunto non tanto perché non avessi idea di quale contratto adottare, nè perché invece che costarmi 24mila euro annui (con contributi pagati, con tredicesima e quattordicesima) me ne sarebbe potuto costare 14mila (laddove volessimo arrivare, come talvolta sentiamo, ad eliminare le parti che io chiamo della dignità economica del contratto di lavoro ex art. 36 Cost.), ma perché avrei comunque un problema di produttività reale. Infatti, nella fase estiva, il lavoro tiene grazie al flusso turistico portatoci dalle nuove classi medio-ricche dei Paesi del B.r.i.c. (Brasile, Russia, India e Cina, ossia quelle realtà che adottano da tempo politiche espansive di investimento in infrastrutture ed industria); d'inverno invece la situazione è naturaliter progressivamente stagnante perché poggia sulla sola arrancante domanda locale. Ma ammettiamo che il 4390 Taxi Firenze fosse così bravo da far risalire la domanda di servizio tanto da dover assumere nuovo personale: noi non riusciremmo comunque ad assorbirla a causa della carenza del sistema infrastrutturale fiorentino che non consente fluidità di scorrimento ai nostri taxi, oltre che ai fiorentini in genere. Le corsie preferenziali, infatti, già storicamente carenti, seppur la tua Amministrazione le abbia aumentate in zone periferiche (dove era possibile occupare spazi riservati alla viabilità generale), le ha diminuite in alcune più bisognose zone in prossimità del centro città. Questo perché si è preferito eliminare le corsie preferenziali – si pensi a via Pisana, via Bronzino – sostituendole con posti auto, di cui vi è pur bisogno. Ma una più efficiente gestione dello spazio, suggerirebbe di sfruttare il sottosuolo per la creazione di parcheggi sotterranei e – incredibile ma vero! – di una metropolitana (o anche il “tubone” sotterraneo nord-sud che volevi fare); ma non abbiamo i soldi per fare ciò, perché il Patto di stabilità ce lo impedisce! Il Presidente Letta ad inizio mandato gasò il Paese perché forse avremmo potuto sforare il Patto per 12miliardi di euro (tu ieri a Virus hai parlato di 5miliardi, ma mi auguro solo per un capitolo di spesa). Una cifrona? Se paragoniamo questo circa mezzo miliardo di euro a regione, con gli oltre 20miliardi di dollari che è costata l'area dove sorge il Burj Dubai, il grattacielo dei record, direi una miseria! Dunque, burocrazia e carenza infrastrutturale sono due primi problemi che bloccano l'impresa che lavora in particolare sul mercato interno. Il terzo problema, connesso a questi, è il mercato interno stesso, che è stato “stritolato” soprattutto dalle politiche di austerità del Governo tecnico. Il prof. Fortis dell'Università Cattolica di Milano, ha recentemente dimostrato che l'Italia oggi esporta all'estero quanto ai livelli pre-crisi, e più di Germania e Francia (!), mentre il consumo interno è perfino peggiore di quello dei minimi toccati nel 2009. Non è dunque un problema di competitività dell’Italia, di riforme del mercato del lavoro e di un Paese che non ha saputo reagire alla crisi. Si tratta semplicemente di una cinghia che ci è stata messa al collo, quella dell'austerità applicata sotto pressioni esterne, che ha portato a risultati disastrosi. L’Italia infatti è il secondo paese più competitivo per le esportazioni a livello mondiale secondo l’indice Unctad/Wto; è uno dei pochi paesi con la bilancia commerciale in attivo ed è leader in numerosi settori, non solo quelli più conosciuti come l’alimentare, l’abbigliamento e l’arredamento, ma anche in vari settori della meccanica e dell’ingegneria. E' evidente allora che se vogliamo che gli Italiani ritornino ad acquistare, a riprendere la strada del benessere, che gente come De Gasperi, Mattei, La Pira ci aveva insegnato a costruire, dobbiamo abbassare il complessivo livello di tassazione e procedere con politiche espansive di investimento nelle infrastrutture e nei settori strategici: abbiamo bisogno di un nuovo New Deal, dove la politica torni a fare il direttore d'orchestra, le banche tornino a finanziare l'economia reale, chi fa speculazione invece che esser salvato con i soldi dei contribuenti sia, come con lo standard Glass-Steagall, abbandonato a sé stesso, e che le imprese italiane possano esser facilitate nella loro grande creatività piuttosto che, paradossalmente, essere il creditore di ultima istanza di un Eurosistema fatto al contrario. Dunque o la Commissione europea ci consente di sforare il patto di stabilità fin da subito, senza la presa di giro di altri inutili “compiti da fare a casa”, oppure dobbiamo riappropriarci della nostra sovranità monetario-creditizia. La prima opzione sarebbe comunque un compromesso che lascerebbe in mani terze un cardine fondamentale della sovranità economica e politica dello Stato; la seconda opzione sarebbe, seppur psicologicamente più probante, la strada che sempre più economisti, premi Nobel o meno, suggeriscono.

27 febbraio 2012

La resistenza in Italia contro la dittatura dell'UE

 

(Discorso tenuto in occasione della conferenza dello Schiller Institute a Berlino. 25-26 febbraio 2012)


 

Salve a tutti! Innanzitutto permettetemi di ringraziare lo Schiller Institute per questa opportunità. Ritengo sia importante ai fini di ciò che rischiamo di avere davanti nei prossimi mesi, che vi possa raccontare la storia dei tassisti, dei lavoratori in generale, e dunque dei cittadini italiani negli ultimi tre mesi, ossia dall'elezione del Governo Monti.

Prima di entrare nel merito di ciò che voglio dirvi, vi rimetto queste parole di Gandhi perchè secondo me sono utili per infondere coraggio al nostro animo affinchè non sia spaventato da posizioni che i più sciocchi possono considerare eterodosse. Gandhi dice:


 

Questo messaggio lo dedico ai folli.

A tutti coloro che vedono le cose in modo diverso.

Potete citarli. Essere in disaccordo con loro.

Potete glorificarli o denigrarli, ma l'unica cosa che non potete fare è ignorarli.

Perchè riescono a cambiare le cose.

... E mentre qualcuno potrebbe definirli folli, io ne vedo il genio.

Perchè solo coloro che sono abbastanza folli da pensare di poter cambiare il mondo, lo cambiano davvero.


 

I tassisti sono stati forse l'emblema di un processo di resistenza – come ho avuto modo di poter dire al Financial Times – del mondo del lavoro contro la speculazione. Questo, infatti, è già una prima idea a cui indirizzare il nostro pensiero se vogliamo comprendere la fase storica che stiamo vivendo e da dove passano le soluzioni per renderla piena di successi per l'intera umanità: siamo di fronte ad uno scontro tra speculazione e lavoro, tra impero e stato nazionale, dunque tra chi fa il parassita e chi esprime con una precisa funzione sociale la sua più profonda natura umana. Lavoro contro speculazione! Stato contro impero! Non lavoratori contro consumatori come si dice oggi, o operai contro capitalisti! Non Italia contro Germania! Non scontro di civiltà come propugnato dal prof. Samuel Huntington! Dunque non occidente contro mondo islamico! Lo scontro è tra speculazione finanziaria ed lavoro produttivo, tra chi ha una concezione imperiale dell'ordine sociale e chi ne ha una repubblicana centrata sugli stati nazionali. Lo scontro è tra chi ha una visione ottimistica della natura umana e crede nella più profonda capacità cognitivo-creativa dell'uomo – come ci insegna tutta la tradizione giudaico-cristiana, dal 13esimo sec. a. C., passando per Socrate e Platone, Sant'Agostino, il Rinascimento fiorentino, Leibniz, Schiller, fino a Martin Luther King ed oggi Lyndon LaRouche - , e chi invece ha una visione pessimistica della natura umana, una visione hobbesiana dove un'oligarchia di presunti illuminati debba tenere a bada i più in una visione propriamente anti-prometeica. Se penso all'attuale Premier italiano Mario Monti, o alla Ministro Fornero, questi signori stanno pretendendo sacrifici e restrizioni per i cittadini italiani, mentre per sé stessi, da “buoni illuminati”, e per i loro cari, il sistema di regole può essere diametralmente opposto.


 

In Italia, è diventato evidente il processo che Lyndon LaRouche denuncia oramai da qualche decennio: i processi speculativi si stanno impadronendo della vita della gente, dell'economia, degli stati nazionali, della democrazia. Nell'enciclica Quadragesimus Annus di Pio XI, che è uno dei pilastri fondanti della dottrina sociale della Chiesa, ci viene descritto proprio questo processo: il cavallo di troia della libera concorrenza diventa il pretesto per eliminare ogni regola a protezione dei mercati; così, gli operatori più forti prima si impossessano di quei mercati, poi addirittura del gioco democratico subordinando a sé la politica, ed infine mettono in guerra gli uni contro gli altri gli stati. Non siamo oggi di fronte a questo?


 

In Italia tutto ciò è diventato evidente nel momento in cui un Governo eletto è stato deposto da una serie di attacchi speculativi che hanno consentito alla stessa oligarchia finanziaria di mettere sia a capo del Governo che dei ministeri dei propri uomini. Con modalità peculiari differenti, ma all'interno di un medesimo quadro, quella che in Italia è chiamata operazione “Britannia”, ha così visto l'avvio della sua seconda fase dopo quella del 1992. A quel tempo, sappiamo tutti che George Soros dette il suo importante contributo alla disintegrazione dello Sme ed alla svalutazione della lira italiana, facilitando così l'acquisizione dell'industria pubblica e delle banche d'interesse nazionale da parte dei potentati finanziari nazionali ed internazionali privati. Oggi, in merito a questo secondo tempo, un nome in particolare da identificare non lo abbiamo – anche se è molto probabile che ancora una volta Soros abbia dato il suo importante contributo o che il Gruppo Inter-Alpha, di cui non a caso il Gruppo Intesa San Paolo fa parte, e di cui non a caso il suo precedente amministratore delegato Corrado Passera è oggi a guidare il ministero dello sviluppo economico e delle infrastrutture – , ma sappiamo che dietro tutto ciò vi sia l'impero britannico che porta avanti una strategia di distruzione degli stati nazionali e di riduzione della popolazione mondiale. A tal ultimo proposito, i venti di guerra provenienti dal fronte siro-iraniano, come detonatore di un ben più ampio conflitto che coinvolgerebbe Russia e Cina, sono lì a dirci che il disegno neo-malthusiano del Principe Filippo d'Edimburgo è ancora in piedi. Tuttavia, abbiamo la possibilità storica di impedire tutto ciò e ridare un'autentica prospettiva di sviluppo a tutto il pianeta.


 

In Italia, con la messa in campo dei primi provvedimenti da parte del Governo Monti, si è verificato quello sciopero di massa che già in più parti del mondo occidentale si è abbozzato e che in nord-Africa ha portato alla caduta dei governi, anche se senza una soluzione strategica e salvifica per le relative popolazioni.

Con il decreto “Cresci Italia”, un decreto incentrato su liberalizzazioni e privatizzazioni – in sostanza sulla deregolamentazione radicale di mercati, e che per fortuna è stato temperato dall'intervento dei partiti in risposta ai propri elettori – Monti ha tentato di trasferire interi mercati all'oligarchia finanziaria. Mentre ai cittadini si è raccontato che tutto ciò sarebbe servito per lo sviluppo, prezzi più convenienti e nuovi posti di lavoro, chi da tempo non crede più alle favole vi ha intravisto il solito schema liberoscambista che Friedrich List chiamava del “calcio alla scala”, ossia quel “sistemino” che eliminando sostanzialmente ogni regola di mercato, sottopone interi settori alla mercè degli operatori finanziariamente più forti, i quali poi finiscono per controllarli in toto. D'altra parte, senza scomodare i precedenti ottocenteschi che resero celebre lo scontro tra i resistenti repubblicani e l'impero britannico (l'impero delle liberalizzazioni appunto) anche in Italia si sono avuti casi magistrali di questo tipo: dalla liberalizzazione/deregulation introdotta nella distribuzione commerciale nel 1998 a quella introdotta per l'intermediazione mobiliare nel 1992, a quella degli autotrasportatori degli anni '80. In tutti questi casi di “nobile” liberalizzazione del mercato, il risultato è sempre stato il medesimo: concentramento dei settori sotto poche potenti mani, precarizzazione del lavoro, abbassamento qualitativo del processo economico.

Ecco perchè, quando lessi sulle pagine del Finacial Times che le “resistenze delle [cattive] corporazioni” stava fermando “Robin Hood” Monti, mi attivai subito per far presente che in realtà eravamo di fronte ad una vera e propria lotta di resistenza democratica del mondo del lavoro – tassisti, edicolanti, farmacisti, negozianti, libere professioni, ecc. - che non facevano altro che tutelare legittimamente il proprio lavoro prima di divenire un solo boccone degli squali della finanza, in debito di ossigeno ed all'affannosa ricerca di nuovi asset, soprattutto dopo l'inizio della crisi finanziaria dall'agosto del 2007.


 

Così, il Governo ha messo in piedi una vera e propria campagna di mistificazione nei confronti di questi lavoratori, facendoli passare come un manipolo di privilegiati a causa di cui l'Italia era finita in crisi. Pur non dicendo espressamente questo, il tam tam mediatico stava letteralmente trasferendo questo messaggio nell'immaginario collettivo della popolazione italiana, distraendoli completamente dalla reale causa della crisi, cioè: dal 2007 nelle sedi del G8, del G20, dell'Unione Europea sono stati decisi, con i soldi dei contribuenti, una serie di scellerati salvataggi delle banche che si sono esposte in irresponsabili operazioni speculative. E' partito allora lo sciopero di massa, che considero tutt'ora in corso anche se fisicamente meno evidente. Quello che allora abbiamo organizzato grazie al sindacato di cui faccio parte, Uritaxi, ed alla piena disponibilità del leader nazionale Loreno Bittarelli, è stata l'operazione “Verità”. Abbiamo prodotto migliaia di volantini dove denunciavamo le reali finalità di Monti e delle liberalizzazioni, le tariffe e la qualità reale del servizio taxi italiano, ed abbiamo dotato tutti i taxi d'Italia di questo ed altri volantini; poi abbiamo sfruttato la forza dei social network e del passa parola che circa 60.000 tassisti potevano mettere in campo ed abbiamo così dato vita ad un vero e proprio sistema informativo parallelo a fare da contro-altare a quello dei mass-media da cui eravamo letteralmente ostracizzati: infatti interi talk show in prima serata parlavano dei taxi o delle altre categorie, senza che fosse interpellato un rappresentante di categoria per avere un contraddittorio. Così, grazie all'operazione “Verità” i mass-media hanno cominciato ad accorgersi che pure questi lavoratori potevano avere diritto di parola nelle loro trasmissioni, fino a che non siamo arrivati addirittura a veder pubblicato il nostro punto di vista sul giornale dell'oligarchia finanziaria, il Financial Times.


 

Una volta guadagnato il grande pubblico abbiamo alzato il tiro e denunciato pubblicamente il ruolo della speculazione nell'attuale crisi, Glass-Steagall, il ruolo di Lyndon LaRouche, la necessità di fermare il liberismo di Adam Smith e la necessità di riscoprire Franklin Roosevelt.

Allo stesso modo, si sono altresì mossi i farmacisti, gli edicolanti, ecc.

Progressivamente il movimento di resistenza, questo sciopero di massa, è diventato più ampio fino a coinvolgere chi non era direttamente colpito dal decreto “Cresci Italia”, ma comunque colpito dalle manovre lacrime e sangue di Monti, in particolare sul fronte delle accise sui carburanti. Così anche gli autotrasportatori, i pescatori, gli agricoltori, sono scesi in piazza fino ad arrivare a bloccare anche parti della rete autostradale. Nel Meridione – regione che in quanto più povera sta accusando le manovre Monti più di altri – vi sono state addirittura delle agitazioni dell'intera popolazione che partendo dalla Sicilia ha finito col coinvolgere altre regioni contro il Governo.

Oggi, la popolazione italiana è più cosciente del fatto che alla base dell'attuale crisi vi sia la speculazione delle grandi banche d'affari. Sia chiaro che non lo è ancora quanto basta! Tuttavia, se riusciamo a far adottare lo standard Glass-Steagall, che separa le banche d'affari dalle banche di deposito, oltre a ridare un vero presupposto di sviluppo all'economia mondiale, avremo anche scongiurato il pericolo di una terza guerra mondiale. Verrebbe meno, infatti, il presupposto per far pretestuosamente innervosire le diplomazie occidentali in aree del mondo che non controllano ma che si trovano sotto la sfera d'influenza russo-cinese. A tal proposito sono in prima linea, per il ripristino dello standard Glass-Steagall sia il Movimento di LaRouche in Italia, Movisol.org, che il Comitato NoBigBanks.it. Il segretario generale di Movisol, Andrew Spannaus, ha collaborato direttamente col Sen. Oskar Peterlini per richiedere il ripristino di Glass-Steagall. Se l'Italia facesse questo, diverremmo un esempio per molti altri coraggiosi paesi.


 

Dobbiamo credere nella possibilità di poter cambiare il corso della storia. I centinaia di attivisti qui presenti possono essere tutti determinanti per cambiare la storia e trasformare questo 2012 dall'anno di una tragedia – come una certa vulgata vorrebbe questa fantomatica profezia dei Maya – ad un anno di rivoluzione culturale, di rinascimento per l'intera umanità.

Dobbiamo essere folli nel senso di Gandhi, nel senso di Erasmo da Rotterdam! Non dobbiamo avere paura di passare per eterodossi o eccentrici come auspicava Bertrand Russell.

Riusciremo a cambiare il corso della storia! Dobbiamo credere di potere e dovere cambiare il corso della storia! Questo sarà il più grande atto d'amore che potremo compiere nei confronti del nostro prossimo.


 

Vi lascio con queste parole di Franklin Delano Roosevelt che scrisse il giorno prima di morire: “L'unico limite alle nostre realizzazioni di domani sono i nostri dubbi di oggi. Dobbiamo affrontare il futuro con fiducia e determinazione.” Grazie.

30 gennaio 2012

E' Monti a provocare il populismo!

Lettera aperta al Presidente Monti.


 

Egr. Presidente Monti,

in questi giorni Lei ha denunciato l'esistenza del "seme di un populismo antieuropeo in Italia come in altri Paesi". Lei ha ragione! Tuttavia, bisogna intendersi in merito a chi e cosa si celi dietro questo sentimento antieuropeo e perché sia progressivamente crescente e addirittura maggioritario in sempre più vasti strati della popolazione europea. Ed a corollario di ciò, Lei dovrebbe chiedersi se le sue politiche economiche fomentino o meno questo sentimento antieuropeo.

E' da almeno il 1992, quando siamo entrati sotto le condizioni del patto di stabilità del Trattato di Maastricht, che ci viene richiesto di fare sacrifici. A noi, ed a tutti gli Europei. Questi sacrifici sono alla base di alcune ricette di economisti, professori, tecnici (oggi al Governo!) che, in Italia come nel resto d'Europa, avrebbero dovuto portare a risanare i conti pubblici, dare prosperità e benessere. Niente di tutto ciò è stato raggiunto! L’esperienza dimostra che nei venti anni dalla sottoscrizione del Trattato, il rapporto debito/pil è peggiorato quasi ovunque. Il peggioramento è stato del 76.9% per la Grecia, 49.9% per la Francia, 41.7% per la Germania, 37.2% per il Portogallo, 36.3% per la Finlandia, 31.5% per l’Irlanda, 24.5% per la Spagna, 17.7% per l’Austria, di una minima misura per il Lussemburgo. In Italia il deterioramento è stato del 19.5%.

Circa il tenore di vita reale della gente, la loro capacità d'acquisto, diritti e tutele del lavoro, sono crollati ovunque.

Queste ricette, d'altra parte, sono sostanzialmente le medesime applicate negli ultimi quarant'anni dal Fondo monetario internazionale in Africa, America Latina, Sud-est asiatico, e là come qua si stanno dimostrando fallimentari!

Ai sacrifici segue sempre più povertà... ma non per tutti! La classe media è stata spazzata via trasformandosi in classe povera. Dai sacrifici della classe media e della classe povera è derivato soltanto l'ulteriore arricchimento della classe ricca, anzi di una vera e propria oligarchia di banchieri e finanzieri!

Nel mentre di questi sacrifici – più dannosi che inutili! – è scoppiata la crisi finanziaria del 2007. Una serie di bolle speculative legate l'una all'altra, hanno trovato il loro detonatore nella crisi dei mutui subprime. Una crisi che – oggi è chiaro a tutti – è dovuta all'ingordigia di un sistema bancario globalizzato, che come aveva già fatto agli inizi del secolo scorso, ha tratto irresponsabili vantaggi dalla costante eliminazione delle regole (abbattimento degli accordi di Bretton Woods, liberalizzazione dei derivati finanziari, eliminazione dello standard Glass-Steagall). Di questa crisi, a pagarne direttamente il conto, sono stati i cittadini dei vari Stati. Dunque, dopo i sacrifici impostici inutilmente per anni, ci è stato poi richiesto di pagare anche per l'ingordigia delle banche!

L'Italia per fortuna non ha dovuto salvare direttamente le sue banche, le quali, giunte per ultime a giocare alla bisca finanziaria, non si sono esposte come le altre. Ma la decisione presa dagli organismi di cui l'Italia fa parte (G20, G8 e UE) di salvare le banche internazionali fallite ed in difficoltà, gravando sui debiti pubblici degli Stati, ha permesso a questi stessi finanzieri di mettere oggi gli Stati con le spalle al muro. Diversamente, avremmo dovuto procedere con riorganizzazioni fallimentari controllate e salvare le economie nazionali! Le finanze italiane, infatti, al sicuro quando il debito era domestico, sono improvvisamente diventate più esposte delle altre, ma non per colpa degli Italiani, bensì dei responsabili della crisi mondiale!

Non contenti, mentre stiamo pagando questi conti che sembrano non avere fine, oggi ci viene detto che conseguentemente il debito pubblico è ancora più alto e dunque dobbiamo fare altri sacrifici per tagliarlo (!). In parallelo a tutto questo, vengono aperti nuovi mercati, con l'eliminazione di ulteriori regole di mercato... le famose liberalizzazioni del suo recente decreto "Cresci Italia".

Come certificato dalla Cgia di Mestre per l'Italia, tutte le realtà liberalizzate hanno subito degli aumenti di prezzo fino a quattro volte superiori l'inflazione (ma invero ciò si è registrato in ogni parte del mondo). Tuttavia, noi aggiungiamo che hanno consentito anche un altro nefasto risultato, ossia il controllo di questi settori, proprio grazie all'eliminazione delle regole, da parte delle banche. D'altra parte, già Friedrich List denunciava l'impero britannico di invocare un radicale liberoscambismo (così si chiamava a quel tempo) per controllare i mercati e poi richiuderli, una volta arrivato in vetta, grazie al "calcio alla scala". Le banche oggi, in Italia, controllano non solo le assicurazioni, ma anche il comparto delle infrastrutture pubbliche come aeroporti e stazioni, le compagnie aeree, le ferrovie, i trasporti, la distribuzione commerciale. Il Paese, grazie alle liberalizzazioni, oltre ad aver visto un aumento generalizzato dei prezzi, è finito di fatto sotto il controllo del sistema bancario nazionale ed internazionale. Oggi, vorrebbe succhiare di più nei settori delle farmacie, della distribuzione commerciale e dei giornali, ed anche dei taxi! Tra un po' ci verrà detto che la sanità e la scuola pubblica non sono sostenibili ed allora attraverso società private controllerà anche questi settori!

Il grande Presidente americano Franklin Roosevelt che salvò il mondo dal nazismo e ridette prosperità agli Americani dopo la crisi del '29, non affamò la propria gente. Egli mise con le spalle al muro un sistema bancario in overdose di debiti e titoli spazzatura (irripagabili come oggi!), lo riorganizzò e lanciò un grande piano di investimenti pubblici nelle infrastrutture e nell'industria, riappropriandosi del controllo del credito pubblico. Noi oggi avremmo bisogno di questo, non di affamare gli Italiani e gli Europei ed esporre i settori produttivi ad un'espropriazione da parte degli squali della finanza, attraverso le decantate liberalizzazioni.

Proprio come fecero gli Americani grazie a Franklin Roosevelt, dopo le ricette fallimentari dei suoi predecessori "salva-banche" ed "ammazza-popolo", se avremo il coraggio di cambiare ci aspetterà un nuovo Rinascimento italiano ed europeo. Diversamente, sarà il suo Governo, come quello degli altri Paesi europei a fomentare questo sentimento antieuropeo.

Claudio Giudici
 

 

22 settembre 2011

Per un Governo di “resurrezione”

 La Banca centrale europea chiede liberalizzazioni per gli speculatori; una banca nazionale avrebbe protetto il lavoro.


 
L'economista e politico americano Lyndon LaRouche denuncia da anni la necessità per ogni nazione del pianeta di dotarsi di sistemi autenticamente sovrani dal punto di visto economico. Per farlo, è necessario abbandonare il sistema monetarista controllato dalle banche centrali ed instaurare un sistema creditizio centrato su banche nazionali sotto la direzione di governi democraticamente eletti. D'altra parte LaRouche denuncia da anni che l'attuale sistema monetarista speculativo avrebbe inevitabilmente distrutto le economie nazionali a tutto vantaggio di una ristretta oligarchia finanziaria internazionale. Anche per i più distratti, i fatti di questi giorni, non sono altro che il progressivo avverarsi dell'analisi di LaRouche.
Il prof. James Galbraith, figlio del più noto economista John Kenneth Galbraith in un'intervista a Il Messaggero, nei giorni scorsi, ha risposto alla domanda su “chi governi oggi se non i governi?” in questi termini: “Abbiamo una tecnocrazia, anzi una tutor crazia, una situazione in cui gli Usa sono sotto la tutela di un pugno di burocrati finanziari, e l`Europa nelle mani di una banca centrale non legittima. I burocrati sono i membri delle agenzie di rating, la Standard and Póor`s ad esempio, che con le loro visioni vogliono plasmare la vita politica di questo Paese, e magari approfittare di questa presunta crisi del debito per disfarsi una volta per tutte del Welfare State. In Europa avete una Banca Centrale che non risponde a nessuno ...”.
In questi giorni, pur all'interno di un contrasto sempre più evidente tra i due, sia il Presidente del Consiglio che il Ministro Tremonti hanno più volte sottolineato il fatto che l'attuale manovra correttiva ci venga imposta dalla Banca centrale europea come condizione per l'acquisto da parte di questa dei titoli di Stato italiani, onde evitare che questi siano alla mercé dei mercati ed i relativi tassi di interesse vadano alle stelle. Tra le condizioni poste dalla BCE vi sarebbe in particolare quella di rendere ancor più deregolamentato il mercato del lavoro italiano e quella di deregolamentare (attraverso liberalizzazioni e privatizzazioni) quei pochi settori dell'economia italiana ancora regolamentati (i servizi pubblici locali e le professioni intellettuali). In sostanza, la BCE chiede all'Italia (ed invero a tutti i paesi membri della UE) uno di quegli ingredienti della ricetta avvelenata che il Fondo monetario internazionale ha imposto per decenni alle economie sottosviluppate dell'Africa (sottosviluppandole ancor più!), a quelle che erano in via di sviluppo nell'America Latina (Cile ed Argentina in particolare), ed a quelle che erano state protagoniste di rilevanti fasi di sviluppo, come quelle del Sud-est asiatico. Per ognuna di esse il risultato è sempre stato il medesimo: assoggettamento delle economie a ristrette oligarchie finanziarie, progressivo impoverimento della popolazione, indebolimento delle economie nazionali.
Ma perchè la BCE tiene così tanto a liberalizzare e privatizzare le economie europee? La BCE è una banca centrale che come dice il prof. Galbraith non risponde ad organismi democraticamente eletti; essa risponde alle banche centrali che la partecipano, che a loro volta rispondono molto più alle banche private che non ai relativi governi. L'attuale sistema finanziario internazionale è funzionale, a partire dai primi anni '70, alla creazione di una stratosferica bolla speculativa. Essa necessita continuamente di esser rifinanziata (pena altrimenti la sua definitiva esplosione); così ogni operatore finanziario, ogni banca, deve poter ancorare progressivamente i propri impieghi, attraverso partecipazioni finanziarie, a nuove voci dell'economia reale. Quest'ultime fungono da sottostante per la creazione di nuovi aggregati finanziari che costituiscono le nuove micro-bolle speculative che sostituiscono quelle scoppiate in seguito alla “presa di coscienza” dei mercati (quella della frode dei titoli della new economy, quella immobiliare e dei mutui facili, quella del credito al consumo facile, quella dei debiti sovrani insolvibili di questi giorni).
Il Presidente Berlusconi ha tenuto a sottolineare che l'attuale debito è frutto delle politiche adottate tra il 1978 ed il 1992, ma non ha evidenziato una questione centrale di cui si parla troppo poco: nel luglio 1981 l'Italia procede alla “denazionalizzazione” della Banca d'Italia, separandola dal controllo dell'allora Ministero del Tesoro. Da lì, la parabola del debito pubblico cresce esponenzialmente perchè i nostri titoli di stato si trovano esposti ai capricci dei mercati speculativi piuttosto che trovare nella banca nazionale la controparte obbligata ad acquistarli. Ecco perchè oltre ad una legge che reintroduca il principio di separazione tra banche commerciali e banche d'affari (standard Glass-Steagall) che impedisca di fare speculazioni con i depositi dei cittadini, un nuovo sistema monetario e finanziario fondato su cambi fissi (una Nuova Bretton Woods), abbiamo anche bisogno di una banca nazionale (banca hamiltoniana1) alle dirette dipendenze del Governo, come insegnato dall'autentico sistema americano di economia politica2. Altro che obbligo di pareggio di bilancio! All'interno di questo quadro di regole ben definito, la mission dei governi non sarà più quella di rispondere all'oligarchia finanziaria, ma quello di perseguire il bene comune utilizzando il credito nazionale per finanziare la creatività umana, attraverso infrastrutture e produzioni al più alto livello tecnologico-scientifico consentito.
L'Italia è di fronte ad un bivio: restare dentro il Titanic della supremazia della speculazione sulla vita della gente, limitandosi a cercare un'inutile cabina viaggio de luxe, oppure scendere dal Titanic – partendo dall'abbandono dell'euro – per salire su una nave che non sia destinata ad affondare. Abbiamo bisogno di un Governo di “resurrezione”.

 
Claudio Giudici
 
1L'art. 1 sez. 8 della Costituzione americana prevede espressamente che l'emissione di moneta sia decisa dal Congresso. Essa viene materialmente creata dalla Banca nazionale. Tutto ciò consente che il sistema creditizio e monetario sia espressione del processo democratico che rappresenta la sovranità popolare.
2Esso fu definito dal primo Segretario al Tesoro, Alexander Hamilton, nei suoi rapporti sulle manifatture, sul credito e sulla banca nazionale ed è espressione diretta di quella tradizione anti-imperiale che segnò la nascita degli stessi Stati Uniti d'America contro l'imperialismo britannico che dominava nel vecchio mondo. Questa tradizione anti-imperiale trova la più marcata continuazione nell'opera di John Quincy Adams, Abramo Lincoln, Franklin Delano Roosevelt e John Fitzgerald Kennedy, grazie a politiche economiche che partendo da una gestione sovrana del credito si sono poi esplicate nel centrare lo sviluppo economico sulla creazione di moderne infrastrutture e lo sviluppo dell'industria produttiva.

4 aprile 2011

Nord-Africa: la crisi ha il suo grilletto nel pacchetto di salvataggio UE di maggio

In questi giorni il dibattito è concentrato sulla crisi nord-africana ed in particolare su quella libica. Sedicenti esperti ed osservatori improvvisati, solo oggi si accorgono di quanto dispotico fosse il regime di Gheddafi; differentemente, l'uomo della strada il più delle volte comprende quanta ipocrisia vi sia dietro tale semplicistica lettura, visto che il Nord-Africa, come gran parte delle aree sottosviluppate del pianeta, è guidato da svariati decenni da dispotici governi fantoccio.
La vera domanda che in questo momento dobbiamo porci, è perchè quello che è stato definito “il 1989 del Nord-Africa” scoppi proprio oggi.
È da rifiutare, in quanto al massimo secondaria, la tesi per cui siano stati i moderni mezzi di comunicazione, internet e social network, ad aver spinto le popolazioni nord-africane a scendere in piazza. Infatti, nonostante l'assenza di strumenti di osservazione delle condizioni di vita del resto del mondo, di rivoluzioni è ricca la storia. Ciò a cui invece stiamo assistendo è un processo da "sciopero di massa" (così come lo intese Rosa Luxemburg), che contagia aree sviluppate ed in via di sviluppo, ma che in ogni caso si trovano sotto un regime di mercato deregolamentato, senza alcuna forma di protezione a salvaguardia né del tenore di vita delle popolazioni né delle esigenze di vita primarie.
Altrettanto, l'idea per cui sarebbe l'aumento della domanda proveniente, in particolare dalla Cina, ad aver fatto scoppiare l'attuale fase iperinflazionistica sulle materie prime e sui generi alimentari, è priva di ogni fondamento, in quanto non vi è alcuna sistematica relazione tra tali fattori (proprio gli ultimi anni di crisi economico-finanziaria globale ce lo dimostrano). Infatti, l'aumento della domanda proveniente dalle economie in via di sviluppo è stato “neutralizzato” dal crollo della domanda delle economie avanzate, tanto da far temperare o addirittura rendere negativa (come nel 2009) la crescita del p.i.l. globale. Nonostante ciò, i prezzi delle materie prime e dei generi alimentari sono progressivamente cresciuti in seguito a vere e proprie scorribande inflazionistiche, da attribuire esclusivamente a fenomeni speculativi generati dall'enorme massa di liquidità che le banche centrali hanno messo a disposizione delle banche d'affari. Infatti, dall'adozione nel maggio 2010 da parte dell'Unione Europea del mega pacchetto di salvataggio da quasi un trilione di euro, il paniere cerealicolo è cresciuto di oltre il 50%, il paniere metallifero è cresciuto di circa il 43%, e il paniere dei frutti esotici è cresciuto di quasi il 120%! Lo stesso fenomeno è possibile rilevarlo in seguito ai mega salvataggi adottati dalla Federal Reserve americana.

Paul Farrell, ex guru degli investimenti in Morgan Stanley, ha scritto il 15 febbraio su MarketWatch che "il governatore della Federal Reserve Ben Bernanke è l'essere umano più pericoloso sulla terra, molto più pericoloso di Hosni Mubarak, il dittatore trentennale dell'Egitto. Bernanke è alla guida di una dittatura monetaria che provocherà l'imminente terzo crac del XXI secolo".

Così, la liquidità costantemente riversata dalle banche centrali USA, UE, inglese e giapponese nel sistema finanziario, alimenta la speculazione sulle derrate alimentari e sulle materie prime. L'UE stessa ha pubblicato le seguenti cifre: gli "investimenti" nei mercati delle commodities erano 15 miliardi di dollari nel 2003, essi sono schizzati a 300 miliardi nel 2008 e da allora continuano a salire. Alla borsa mercantile di Chicago, l'85% degli operatori si limita esclusivamente a speculare sui prodotti finanziari senza avere nessuna attività reale nel settore alimentare.

Nei giorni in cui le popolazioni del Mediterraneo del Sud e del Sud-ovest asiatico vanno ribellandosi nei confronti dello stato d'indigenza a cui sono costrette, la Commissione di Inchiesta sulla Crisi Finanziaria, creata dal Congresso USA per stabilire le cause del crac finanziario del 2007-2008, ha fatto la storia. Il suo rapporto, noto come Rapporto Angelides, fornisce un resoconto straordinariamente veritiero del processo decennale di deregulation bancaria, "shadow banking" e speculazione in derivati finanziari che ha portato al crac globale. Gli stessi meccanismi che hanno fatto scoppiare la più grave crisi finanziaria dal 1929, sono oggi la causa della crescita iperinflazionistica dei prezzi che hanno violato quell'equilibrio che consentiva lo stato di sussistenza delle popolazioni, entrate in crisi in questi primi mesi del 2011.

Invero, già nel 2008 almeno 33 Stati furono interessati da fenomeni di "sciopero di massa", di protesta popolare, con livelli dei prezzi anche allora in forte e simile ascesa.

L'economista americano Lyndon LaRouche, che da anni ricostruisce il processo di progressiva disintegrazione dell'economia mondiale a favore dei processi speculativi, ha rivolto un appello per mettere fine alla speculazione sul cibo, che è stato echeggiato negli ultimi due anni dal ministro dell'Economia Giulio Tremonti. Ora sembra che si stiano svegliando anche i suoi colleghi europei. Un avvertimento simile è giunto dal ministro tedesco dell'Agricoltura, Ilse Aigner, durante il suo discorso di apertura alla fiera agricola annuale a Berlino, il 20 gennaio: "Le rivolte per il cibo e la destabilizzazione dei paesi del Nord Africa", ha dichiarato, "indicano la necessità di regolamentare e proteggere i beni agricoli dagli speculatori". La signora Aigner e i ministri dell'Agricoltura degli altri 26 paesi dell'UE hanno inviato una richiesta alla Commissione Europea affinché appronti tali regole: ma la Commissione si è rifiutata, con l'assurda motivazione che non è la speculazione a causare l'inflazione dei prezzi del cibo! La proposta di bandire la speculazione sul cibo è stata messa all'ordine del giorno del G20 iniziato il 18 febbraio a Parigi. Il ministro delle Finanze indonesiano Agus Martowardojo ha dichiarato al G20: "Auspichiamo che il forum del G20 eserciti pressioni sui mercati in modo che non ci siano più speculatori, o industrie finanziarie o non finanziarie, che speculano sulle derrate alimentari". Il ministro francese dell'Agricoltura Bruno Le Maire ha confermato la necessità di un limite alla speculazione: "Va imposto. È inaccettabile che ci siano persone che creano artificialmente carenze di cibo e si approprino di questa o quella quantità di derrate alimentari al solo scopo di fare dei profitti, mentre milioni di persone patiscono la fame".
Se politici e mezzi d'informazione non si adopereranno affinchè queste sconcertanti verità siano di pubblico dominio, essi stessi saranno complici del disastro verso cui va dirigendosi l'umanità, continuando a privilegiare la speculazione piuttosto che il lavoro e la produzione economica reale.

Claudio Giudici
Nicola Oliva
(Consigliere comunale PD di Prato)

10 febbraio 2011

Il sexgate mira a fermare Tremonti più che Berlusconi!

Durante l'Ecofin del 18 gennaio, il Ministro dell'Economia Giulio Tremonti ha affermato: “In sostanza va affermandosi la tesi (avanzata dall'Italia) che in molti casi è la "criticità" del settore finanziario ad aver determinato la crisi dei debiti sovrani di alcuni paesi, Grecia e Irlanda in testa”. Tremonti ancora una volta mette sotto accusa il sistema finanziario e le banche, ponendo l'accento sul fatto che non si possa agire sul debito pubblico – ciò significando tagli alla spesa sanitaria, all'istruzione, allo sviluppo infrastrutturale, alla sicurezza – senza parallelamente procedere ad una riforma del sistema finanziario. Invero, egli sottolinea che un paese come l'Irlanda non aveva un problema di debito pubblico, ma che questo è emerso soltanto in seguito ai salvataggi delle banche. E tutto questo lo ha potuto dire dall'alto di una posizione politicamente e moralmente privilegiata: l'Italia non ha dovuto praticare salvataggi delle banche nazionali, ed ha gestito la crisi mantenendo la spesa pubblica annuale, in rapporto al p.i.l., a livelli molto più contenuti rispetto agli altri stati europei e transatlantici. Ma quella che può essere considerata una posizione fuori dal coro, fuori dall'ortodossia politico-economica globale, caratterizzandosi, per la sua unicità, come quella dotata di maggior coraggio e leadership tra tutti i paesi del G8 e dell'Unione Europea da almeno il 2008 (già nei mesi prima che scoppiasse con tutta la sua violenza la più grave crisi economico-finanziaria dal 1929), è stata sistematicamente minata dalla credibilità che il Governo Berlusconi andava perdendo a causa di uno stillicidio di inchieste a base di scandali sessuali che hanno riguardato in primis il premier italiano.

Nel pieno dell'accelerazione della crisi finanziaria – evidente se si guarda all'iperinflazione che riguarda le materie prime – , l'Italia potrebbe giocare un ruolo primario, perchè la leadership mostrata da Tremonti troverebbe ulteriore forza in altre iniziative italiane che vanno nella giusta direzione: la proposta dell'ex Ministro dell'industria, prof. Paolo Savona, di uscita dall'euro, e le molteplici risoluzioni per la riforma del sistema finanziario internazionale approvate negli ultimi anni dal Parlamento italiano con maggioranze trasversali (cose per cui il movimento di LaRouche ha giocato un ruolo determinante). Questo, nonostante quella forma di compromesso con il sistema monetarista, che sono gli Eurobond di Tremonti; infatti, ciò di cui abbiamo bisogno è la ben più radicale rottura con il sistema monetarista ed il passaggio a sistemi creditizi nazionali, in quanto solo attraverso il credito sovrano potremo avere il ritorno della primazia della politica sui poteri finanziari ed il rilancio dell'economia reale. Infatti, a tal proposito, si può rilevare un grande paradosso: per via del ricatto della finanza internazionale contro ogni Paese (Italia compresa), che minaccia di scatenare la speculazione contro i titoli di stato in qualsiasi momento, Tremonti si trova costretto a continuare la politica del “Patto di stabilità” europeo, imposta proprio da chi vorrebbe contrastare.

La crisi, in particolare, va maturando su due fronti dove l'Italia, più di altri, potrebbe e dovrebbe essere punto di riferimento per la risoluzione degli stessi: la crisi dell'euro (Grecia, Irlanda, la criticità della situazione di Portogallo e Spagna) e quella dell'area sud-mediterranea e medio-orientale (Tunisia, Algeria, Egitto, Marocco, Libano, Libia, Giordania, Yemen). All'interno dell'Eurosistema, l'Italia è promotrice di una riforma del patto di stabilità, con la mira di allentare il cappio rappresentato dai debiti pubblici, conscia che senza la possibilità di effettuare investimenti infrastrutturali e senza sostenere il welfare, non sia possibile assistere ad alcun rilancio dell'economia reale. Parallelamente, a livello extra-europeo, essa denuncia e propone la necessità di riformare l'intero sistema finanziario internazionale per sottoporre a rigidi controlli la speculazione. In merito all'area sud-mediterranea, l'Italia è il primo partner commerciale del Libano, il secondo partner commerciale di Tunisia, Algeria ed Egitto, e il terzo partner del Marocco, mentre per la Giordania è il secondo partner dell'Unione Europea. Da tutto ciò ben si comprende l'interesse che l'Italia ha per questa area e cosa possa voler dire, per interessi antagonisti, avere un'Italia completamente destabilizzata e concentrata – sia nella sua classe dirigente che nella sua opinione pubblica – su scandali che quanto meno hanno un rilievo secondario rispetto ad interessi geo-strategici ed economici.

D'altra parte, quando il 7 febbraio 1992, venne firmato il Trattato di Maastricht, appena dieci giorno dopo, l'allora pubblico ministero Antonio Di Pietro, chiese ed ottenne un ordine di cattura per l'ingegner Mario Chiesa, dando così avvio alla stagione di Tangentopoli. Quello che sicuramente è il più importante accordo internazionale del dopoguerra firmato dall'Italia, con conseguenze che di fatto l'hanno privata di una reale sovranità economica, sottoponendola agli asfissianti parametri del patto di stabilità, avvenne a Camere sciolte, con un Governo in prorogatio, e con un dibattito limitato dal caos di un'inchiesta giudiziaria che ha avuto evidenti obiettivi politici. Fra l'altro, il Governo cadde e le Camere furono sciolte in una situazione piuttosto strana, il 2 febbraio 1992 (dunque appena cinque giorni prima di quella importantissima firma). Il Corriere della Sera definì la procedura di scioglimento “se non proprio anomala, almeno inconsueta”, ed il Presidente della Repubblica, Francesco Cossiga – che fu l'unico grande dirigente DC a non esser coinvolto dalla stagione di Mani Pulite – la giustificò con queste ambigue parole: “Ho sciolto le Camere prima della scadenza perchè non funzionavano e toglievano legittimità alle istituzioni... Credo giunto il momento magico per rinnovare anche moralmente il nostro sistema politico, per rifondare la Repubblica con un nuovo patto nazionale”.

Questo riferimento non deve esser considerato inappropriato, perchè ciò che sta avvenendo oggi in Italia è da considerarsi la prosecuzione di quella stagione di interdizione della sovranità politico-economica nazionale, che senza un intervento pesante della magistratura contro l'allora classe dirigente, non sarebbe mai cominciata. Oggi, il baluardo che l'Italia ha contro la prosecuzione di quella stagione è rappresentato in primo luogo da Tremonti, ed il modo più facile per abbatterlo è colpire quelle che rischiano di rivelarsi assolute debolezze in Silvio Berlusconi. Ma il pericolo che Tremonti rappresenta per l'oligarchia finanziaria, come già detto, non è limitabile alla sola Italia, ma può avere risvolti a livello internazionale.

D'altra parte, le rivolte che stanno avendosi nell'area sud-mediterranea e medio-orientale, lungi dall'essere la mera protesta contro modelli politico-economici tipici di quell'area, sono la conseguenza dei disagi economici procurati da sistemi dispotici creatisi sotto il condizionamento degli epigoni della globalizzazione finanziaria. La profonda crisi economica e sociale è il prodotto della politica liberista imposta dal FMI e dall'Unione Europea. Già privi della sicurezza alimentare, questi paesi sono stati colpiti duramente dall'aumento dei prezzi delle merci a partire dal 2007, e che ora ha riaccelerato a livelli superiori a quelli delle rivolte del 2008. Nel caso della Tunisia (ma anche dell'Egitto e del Marocco) la collusione è evidente. Oltre vent'anni di cooperazione tra Tunisi e Banca Mondiale e FMI ha portato ad un'alta disoccupazione, anche tra le fasce più istruite. Un rapporto della Banca Mondiale nota che il numero dei giovani laureati disoccupati è quasi triplicato in 10 anni, da 121.800 nel 1996-97 a 336.000 nel 2006-2007. Spinto dalle istituzioni internazionali, dall'UE e dalla Francia, il governo ha realizzato “riforme” come la privatizzazione delle infrastrutture e delle industrie (compresi i porti, le acciaierie e le imprese minerarie), l'eliminazione dei dazi, la liberalizzazione delle esportazioni, la svalutazione della moneta, l'apertura del mercato del lavoro alle imprese estere che impiegano la forza lavoro tunisina a salari bassi, per produrre parti di ricambio per automobili e articoli di abbigliamento. La Tunisia è stato il primo paese nordafricano a stipulare l'accordo di libero scambio con l'UE (1995) che ha permesso l'applicazione radicale di queste politiche liberiste.

E' altresì da considerare che la destabilizzazione interna che sta subendo la politica italiana, attraverso gli attacchi al Popolo della Libertà nella figura di Berlusconi, ha già interessato il Partito democratico nella sua ala dalemiana, colpita anch'essa da una serie di inchieste che hanno depotenziato fortemente il partito. Il PD, infatti, è stato reso privo della leadership che avrebbe potuto avere, ed alla mercè di continue derive demagogiche e giacobine non funzionali all'interesse nazionale.

In questa situazione la politica italiana deve stare attenta a non farsi tirare dentro alla complessiva strategia di caos che coinvolge l'Italia, e piuttosto essere capace di anteporre l'interesse per una autentica riforma del sistema finanziario internazionale, dell'Eurosistema, e per lo sviluppo delle aree più povere del pianeta. In questa ottica: una nuova Bretton Woods; la proposta del prof. Savona per la fuoriuscita dall'euro; e la “rivoluzione azzurra” per il Nord-Africa, capace di dare acqua ed infrastrutture di base, possono e devono essere i programmi cardine di una politica che voglia ritrovare la dignità di tornare a governare gli Stati, piuttosto che esserne costantemente uno dei tanti elementi condizionati dagli interessi finanziari.


Claudio Giudici

17 gennaio 2011

La demagogia liberista di Montezemolo e Italia Futura contro Tremonti ed imprenditoria

Con ineguagliabile trasversalismo la ricetta liberista prova ad accerchiare l'azione politica nazionale. Pochi mesi dopo l'insediamento dell'attuale Governo Berlusconi, Emma Marcegaglia tuonò: “Il grande tema delle liberalizzazioni è stato tolto dall'agenda politica!”. In effetti aveva velocemente compreso (sicuramente prima dei finiani) che le visioni di Tremonti – più ispirate dalla tradizione storica del sistema americano di economia politica (dirigista e protezionista) – stavano frenando quelle liberiste (proprio del modello imperiale britannico).

Recentemente è intervenuto sul tema, durante una puntata di Ballarò, con Diego Della Valle ed Italo Bocchino a fargli da eco, anche il Presidente dell'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, Antonio Catricalà, richiedendo in modo chiaro che il tema delle liberalizzazioni fosse un tema pacifico e trasversale a tutte le forze politiche. Ed anche Bruno Vespa qualche giorno fa è intervenuto nel dibattito chiedendo a Berlusconi di procedere con le liberalizzazioni. Lapo Pistelli, responsabile relazioni internazionali del PD, in un recente commento afferma: “... servirebbe oggi un bel governo a guida Mario Draghi ...”; Draghi, appunto, colui che diresse la più grande operazione privatizzatrice dell'impresa nazionale, regalando vere e proprie perle dell'economia pubblica ad interessi privati nazionali ed esteri e contribuendo a disintegrare il welfare italiano.

Nelle ultime ore, con l'articolo Il neostatalismo municipale della Lega (e di Tremonti) e la solitudine di chi lavora e produce, Italia Futura, l'associazione fondata da Montezemolo, è intervenuta a dar man forte ai liberalizzatori-privatizzatori. D'altra parte – all'interno del sovraordinato processo di progressiva distruzione degli stati-nazionali – manca ancora qualche ultimo cespite dell'economia italiana (il sistema pensionistico, quello sanitario ed educativo, le municipalizzate ed i servizi pubblici locali) da mettere sotto le mani delle oligarchie finanziarie, e l'asse Lega-Tremonti, mentre il sistema finanziario internazionale va disintegrandosi a ritmi accelerati – con Geithner che invita gli Usa1 ad aumentare il debito pubblico ed i Paesi membri dell'UE sostanzialmente falliti – , ne sta rallentando il passaggio ai soliti Montezemolo, De Benedetti, Benetton, Della Valle, Caltagirone, ma in particolare ai gruppi bancari che operano tramite costoro! A tal proposito, si prenda a riferimento l'ultima esperienza liberalizzatrice attuata dall'ultimo Governo Prodi, che ha beneficiato nel settore ferroviario il duo Montezemolo-Della Valle, che con la loro società NTV (sostanzialmente una controllata di una serie di fondi speculativi di diritto lussemburghese2) andrà a fare concorrenza alle strategiche Ferrovie dello Stato. Questa concorrenza non sarà su tutte le linee del territorio nazionale, ma solo su quelle ad alta redditività (Napoli-Milano per esempio), lasciando allo Stato, e dunque ai contribuenti (compresa l'imprenditoria tanto cara ad Italia Futura e Montezemolo) la copertura di spesa delle tratte non remunerative (quelle dei piccoli paesini) ma che un paese civile non può non avere.

Così l'articolo di Italia Futura mira ad ingannare la piccola imprenditoria, giocando sulle sue obiettive difficoltà, provando a metterla contro una linea politica che in realtà la tutela più di quanto possa fare il trasferimento ai privati di settori strategici di base le cui condizioni di erogazione finiranno, in un modo o nell'altro, coll'essere peggiori, per la inevitabile pressione generata dagli appetiti profittuali. La soluzione di Italia Futura in realtà accelera il prodursi delle conseguenze negative prodotte dal sistema della globalizzazione finanziaria, dove gli interessi speculativi dominano sull'economia reale. Diversamente la linea neo-statalista municipale della Lega e Tremonti, è un tentativo di rimandare, il comunque inevitabile collasso, di un sistema economico-finanziario da rifondare attraverso una primaria riorganizzazione fallimentare ordinata, un nuovo ordine monetario internazionale a cambi fissi, il ripristino dello standard Glass-Steagall, la fondazione di sistemi nazionali sovrani di credito, ed il lancio di linee di credito nazionali a basso tasso d'interesse e lunga scadenza, per progetti infrastrutturali ed industriali ad alto tasso tecnologico-scientifico, che fungano da volano per il rilancio dell'intera economia globale. Si tratta di cose, invero, già presentate al Parlamento italiano, e passate con maggioranza bipartisan: la più volte richiamata “responsabilità”, non consiste nell'adeguarsi all'inumano e decotto sistema della globalizzazione, quanto piuttosto nel proporre e lavorare con i partner politici internazionali per la riformulazione di un modello, che proprio come lo fu quello rooseveltiano, porti a generare sviluppo per tutte le nazioni che vogliano adottarlo. O i politici nazionali ed i cittadini di buona volontà, avranno il coraggio di proporre questa ricetta larouchiana, oppure non potremo far altro che assistere impotenti al collasso degli stati-nazionali, a cui seguiranno nuovi ordinamenti di matrice autoritaria.

1A proposito degli Stati Uniti, è interessante rilevare che il Segretario al Tesoro USA inviti il suo paese a fare ciò per cui sono interdetti i Paesi membri dell'UE: aumentare il debito pubblico. D'altra parte la stessa Gran Bretagna, che non rientra sotto l'Eurosistema, ha aumentato il rapporto debito pubblico / pil all'incredibile valore del 147% (dunque a livelli ben più alti di quelli italiani), se si vanno a considerare le nazionalizzazioni bancarie a cui ha dovuto procedere per salvare le proprie banche. Se si considera che attraverso l'FMI gli Stati sud-americani, quelli africani e quelli del sud-est asiatico sono stati sottoposti a politiche di riduzione del debito (oltre che di liberalizzazioni e privatizzazioni), con i risultati in termini di sottosviluppo e povertà noti, si potrà facilmente dedurre che la ricetta anglo-americana nega agli altri ciò che consente a sé stessa. Concludendo, è importante ricordare che non esiste precedente storico che abbia portato ad un rilancio dell'economia reale, passando dal primario abbattimento del debito pubblico, diversamente, come insegna emblematicamente la storia degli Stati Uniti d'America, è attraverso l'espansione della spesa pubblica in settori strategici (infrastrutture ed industria) che si attua il rilancio dell'economia reale.

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