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"Tassisti ignoranti, brutti e cattivi!"... Ma Cusano pensava a loro quando scrisse La Docta Ignorantia?
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Mi rifiuto di accettare l'idea che il modo in cui "si è" ci renda moralmente incapaci di diventare "ciò che dovremmo essere". (Martin Luther King)

  RIFLESSIONI, ARTICOLI, INTERVENTI di Claudio Giudici: 

Questo messaggio lo dedico ai folli.
A tutti coloro che vedono le cose in modo diverso.
Potete citarli. Essere in disaccordo con loro.
Potete glorificarli o denigrarli, ma l'unica cosa che non potete fare è ignorarli.
Perchè riescono a cambiare le cose.
E mentre qualcuno potrebbe definirli folli, io ne vedo il genio.
Perchè solo coloro che sono abbastastanza folli da pensare di poter cambiare il mondo, lo cambiano davvero.
(Mahatma Gandhi)

 

 

AMERICAN REVOLUTION


Coloro che professano di volere la libertà, ma deprecano l'azione politica, sono come gli uomini che vogliono il raccolto senza seminare, o la pioggia senza lampi e tuoni. Vogliono l'oceano senza il terribile brusio delle sue possenti acque. (Frederick Douglass)

SCIENZA

"Il selvaggio disprezza l'arte e riconosce la natura come sua assoluta sovrana; il barbaro deride e disonora la natura, ma, più spregevole del selvaggio, molto spesso continua ad essere schiavo del suo schiavo. L'uomo colto si fa amica la natura e ne rispetta la libertà, semplicemente frenandone l'arbitrio."
(Friedrich Schiller, Lettere sull'educazione estetica dell'uomo, n. 4)
 
 

 

Dal libro della Sapienza (6)
Chi cerca la sapienza la trova
[12]La sapienza è radiosa e indefettibile, facilmente è contemplata da chi l'ama e trovata da chiunque la ricerca.
[13]Previene, per farsi conoscere, quanti la desiderano.
[14]Chi si leva per essa di buon mattino non faticherà, la troverà seduta alla sua porta.
[15]Riflettere su di essa è perfezione di saggezza, chi veglia per lei sarà presto senza affanni.
[16]Essa medesima va in cerca di quanti sono degni di lei, appare loro ben disposta per le strade, va loro incontro con ogni benevolenza.
[17]Suo principio assai sincero è il desiderio d'istruzione; la cura dell'istruzione è amore;
[18]l'amore è osservanza delle sue leggi; il rispetto delle leggi è garanzia di immortalità
[19]e l'immortalità fa stare vicino a Dio.
[20]Dunque il desiderio della sapienza conduce al regno.
[21]Se dunque, sovrani dei popoli, vi dilettate di troni e di scettri, onorate la sapienza, perché possiate regnare sempre.

"Quid Veritas?" chiede Ponzio Pilato a Gesù Cristo.
"What is love?" chiede il principe Carlo d'Inghilterra al giornalista che chiedeva a lui e Diana se si amavano.
Verità ed Amore, così come la Libertà, la Giustizia, il Bene, il Bello, sono il Cerchio che al nostro occhio pare di avere tracciato. Credete veramente di essere in grado di tracciare un Cerchio? Sì, mi riferisco a quell'inesistente complesso di punti tutti equidistanti dal medesimo fuoco. Credete veramente di averlo tracciato col vostro bicchiere, col vostro compasso, con la vostra macchina ad altissima precisione? No, non lo avete tracciato. Al vostro occhio così appare, ma quello che siete riusciti a fare è solo un'approssimazione di ciò. Bene, se così è, se è impossibile creare il cerchio perfetto, è tuttavia inutile provarci? Se sì, la ruota - che abbiamo detto non potrà essere perfettamente circolare - non è una conquista per l'Uomo, che lo aiuta nella sua relazione con l'Universo? Certo che lo è. Trasferiamo ora tutto questo ragionamento attorno alle Idee di Verità, Amore, Giustizia, Bellezza, Libertà, Bontà.
"Così in terra come è in Cielo".



 

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Ponte di Sviluppo infrastrutturale globale 
di Lyndon LaRouche


Progetti ferroviari in Africa


Progetto ferroviario nei Balcani


Progetti ferroviari ed energetici nel Medio-Oriente




 

 

 

 

BREVE STORIA DELL'ECONOMIA MONDIALE DAL 1945 AL 2008


 

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22 settembre 2011

Per un Governo di “resurrezione”

 La Banca centrale europea chiede liberalizzazioni per gli speculatori; una banca nazionale avrebbe protetto il lavoro.


 
L'economista e politico americano Lyndon LaRouche denuncia da anni la necessità per ogni nazione del pianeta di dotarsi di sistemi autenticamente sovrani dal punto di visto economico. Per farlo, è necessario abbandonare il sistema monetarista controllato dalle banche centrali ed instaurare un sistema creditizio centrato su banche nazionali sotto la direzione di governi democraticamente eletti. D'altra parte LaRouche denuncia da anni che l'attuale sistema monetarista speculativo avrebbe inevitabilmente distrutto le economie nazionali a tutto vantaggio di una ristretta oligarchia finanziaria internazionale. Anche per i più distratti, i fatti di questi giorni, non sono altro che il progressivo avverarsi dell'analisi di LaRouche.
Il prof. James Galbraith, figlio del più noto economista John Kenneth Galbraith in un'intervista a Il Messaggero, nei giorni scorsi, ha risposto alla domanda su “chi governi oggi se non i governi?” in questi termini: “Abbiamo una tecnocrazia, anzi una tutor crazia, una situazione in cui gli Usa sono sotto la tutela di un pugno di burocrati finanziari, e l`Europa nelle mani di una banca centrale non legittima. I burocrati sono i membri delle agenzie di rating, la Standard and Póor`s ad esempio, che con le loro visioni vogliono plasmare la vita politica di questo Paese, e magari approfittare di questa presunta crisi del debito per disfarsi una volta per tutte del Welfare State. In Europa avete una Banca Centrale che non risponde a nessuno ...”.
In questi giorni, pur all'interno di un contrasto sempre più evidente tra i due, sia il Presidente del Consiglio che il Ministro Tremonti hanno più volte sottolineato il fatto che l'attuale manovra correttiva ci venga imposta dalla Banca centrale europea come condizione per l'acquisto da parte di questa dei titoli di Stato italiani, onde evitare che questi siano alla mercé dei mercati ed i relativi tassi di interesse vadano alle stelle. Tra le condizioni poste dalla BCE vi sarebbe in particolare quella di rendere ancor più deregolamentato il mercato del lavoro italiano e quella di deregolamentare (attraverso liberalizzazioni e privatizzazioni) quei pochi settori dell'economia italiana ancora regolamentati (i servizi pubblici locali e le professioni intellettuali). In sostanza, la BCE chiede all'Italia (ed invero a tutti i paesi membri della UE) uno di quegli ingredienti della ricetta avvelenata che il Fondo monetario internazionale ha imposto per decenni alle economie sottosviluppate dell'Africa (sottosviluppandole ancor più!), a quelle che erano in via di sviluppo nell'America Latina (Cile ed Argentina in particolare), ed a quelle che erano state protagoniste di rilevanti fasi di sviluppo, come quelle del Sud-est asiatico. Per ognuna di esse il risultato è sempre stato il medesimo: assoggettamento delle economie a ristrette oligarchie finanziarie, progressivo impoverimento della popolazione, indebolimento delle economie nazionali.
Ma perchè la BCE tiene così tanto a liberalizzare e privatizzare le economie europee? La BCE è una banca centrale che come dice il prof. Galbraith non risponde ad organismi democraticamente eletti; essa risponde alle banche centrali che la partecipano, che a loro volta rispondono molto più alle banche private che non ai relativi governi. L'attuale sistema finanziario internazionale è funzionale, a partire dai primi anni '70, alla creazione di una stratosferica bolla speculativa. Essa necessita continuamente di esser rifinanziata (pena altrimenti la sua definitiva esplosione); così ogni operatore finanziario, ogni banca, deve poter ancorare progressivamente i propri impieghi, attraverso partecipazioni finanziarie, a nuove voci dell'economia reale. Quest'ultime fungono da sottostante per la creazione di nuovi aggregati finanziari che costituiscono le nuove micro-bolle speculative che sostituiscono quelle scoppiate in seguito alla “presa di coscienza” dei mercati (quella della frode dei titoli della new economy, quella immobiliare e dei mutui facili, quella del credito al consumo facile, quella dei debiti sovrani insolvibili di questi giorni).
Il Presidente Berlusconi ha tenuto a sottolineare che l'attuale debito è frutto delle politiche adottate tra il 1978 ed il 1992, ma non ha evidenziato una questione centrale di cui si parla troppo poco: nel luglio 1981 l'Italia procede alla “denazionalizzazione” della Banca d'Italia, separandola dal controllo dell'allora Ministero del Tesoro. Da lì, la parabola del debito pubblico cresce esponenzialmente perchè i nostri titoli di stato si trovano esposti ai capricci dei mercati speculativi piuttosto che trovare nella banca nazionale la controparte obbligata ad acquistarli. Ecco perchè oltre ad una legge che reintroduca il principio di separazione tra banche commerciali e banche d'affari (standard Glass-Steagall) che impedisca di fare speculazioni con i depositi dei cittadini, un nuovo sistema monetario e finanziario fondato su cambi fissi (una Nuova Bretton Woods), abbiamo anche bisogno di una banca nazionale (banca hamiltoniana1) alle dirette dipendenze del Governo, come insegnato dall'autentico sistema americano di economia politica2. Altro che obbligo di pareggio di bilancio! All'interno di questo quadro di regole ben definito, la mission dei governi non sarà più quella di rispondere all'oligarchia finanziaria, ma quello di perseguire il bene comune utilizzando il credito nazionale per finanziare la creatività umana, attraverso infrastrutture e produzioni al più alto livello tecnologico-scientifico consentito.
L'Italia è di fronte ad un bivio: restare dentro il Titanic della supremazia della speculazione sulla vita della gente, limitandosi a cercare un'inutile cabina viaggio de luxe, oppure scendere dal Titanic – partendo dall'abbandono dell'euro – per salire su una nave che non sia destinata ad affondare. Abbiamo bisogno di un Governo di “resurrezione”.

 
Claudio Giudici
 
1L'art. 1 sez. 8 della Costituzione americana prevede espressamente che l'emissione di moneta sia decisa dal Congresso. Essa viene materialmente creata dalla Banca nazionale. Tutto ciò consente che il sistema creditizio e monetario sia espressione del processo democratico che rappresenta la sovranità popolare.
2Esso fu definito dal primo Segretario al Tesoro, Alexander Hamilton, nei suoi rapporti sulle manifatture, sul credito e sulla banca nazionale ed è espressione diretta di quella tradizione anti-imperiale che segnò la nascita degli stessi Stati Uniti d'America contro l'imperialismo britannico che dominava nel vecchio mondo. Questa tradizione anti-imperiale trova la più marcata continuazione nell'opera di John Quincy Adams, Abramo Lincoln, Franklin Delano Roosevelt e John Fitzgerald Kennedy, grazie a politiche economiche che partendo da una gestione sovrana del credito si sono poi esplicate nel centrare lo sviluppo economico sulla creazione di moderne infrastrutture e lo sviluppo dell'industria produttiva.

21 maggio 2008

Eir - Strategic Alert n. 21 anno 17

La mobilitazione dell’Istituto Schiller per raddoppiare la produzione alimentare

In un nuovo appello sulla crisi alimentare Helga Zepp-LaRouche, presidente dell’Istituto Schiller, afferma: “In una mobilitazione di portata mondiale, le cui conseguenze sono proprio di vita o di morte, sono sempre più numerosi i governi che prendono misure d’emergenza per aumentare la produzione agricola in modo da recuperare il più rapidamente possibile la sicurezza alimentare di cui sono stati privati da anni di politica liberista. Quando centinaia di milioni di individui, forse fino a 2 miliardi, lottano semplicemente per restare in vita, e si trovano ad affrontare rischi di rivolte, guerre, carestie e rivoluzioni, qualsiasi governo che vuole restare in carica non ha altra scelta che provvedere al bene comune della propria popolazione”.

Nonostante l'emergenza, il direttore generale della WTO Pascal Lamy e il commissario UE per il commercio, il britannico Peter Mandelson, “stanno cercando di concludere a fine maggio o inizio giugno il Doha Round con l'eliminazione delle ultime vestigia della Politica agricola comunitaria (PAC). Se ci riescono, questo comporterà l’eliminazione fino al 20% degli agricoltori europei”.

Dopo aver fatto riferimento ai segni di resistenza in Europa (vedi oltre), Helga Zepp-LaRouche menziona anche il sostegno che il presidente della Commissione agricola della camera in Argentina ha dato, in una intervista all’EIR, all’appello che l’Istituto Schiller ha rivolto alla FAO affinché il raddoppio della produzione agricola mondiale sia all’ordine del giorno della conferenza del 3-4 giugno a Roma. Anche Hillary Clinton, rispondendo ad una domanda sull’iniziativa di LaRouche, ha detto che occorre aumentare massicciamente la produzione alimentare e che gli agricoltori americani debbono essere messi in grado di fare la propria parte nella sfida per sconfiggere la fame nel mondo.

La crisi è tale per cui il Programma Alimentare Mondiale (WFP) dell’ONU ha dovuto decidere chi lasciare a secco tra gli 82 paesi più poveri di cibo (LIFDN). Altri paesi affrontano la radice del problema:

Il presidente del Senegal ha avviato un programma per coprire il consumo degli alimentari di base. Il presidente del Malawi, ignorando “le leggi liberoscambiste”, ha garantito buoni per ottenere sementi e sussidi per i fertilizzanti in previsione di un aumento del 283% della produzione di grano. Le Filippine, che in passato vantavano l’autosufficienza per la produzione di riso, ma poi sotto il giogo del FMI e della WTO sono diventate il più grande importatore di riso, stanno per varare un vasto piano di ritorno alla coltura locale. Anche la Malesia ha dichiarato la propria intenzione di garantirsi l’autosufficienza alimentare.

In conclusione del suo documento la presidente dello Schiller lancia una sfida all’Europa: “O ci schieriamo ideologicamente con la fallimentare politica di globalizzazione seguita dalla WTO, dal FMI e dalla Banca Mondiale, e diventiamo così i nemici della partnership strategica che si sta sviluppando attorno a Russia, Cina e India ed i paesi in via di sviluppo, oppure dobbiamo diventare veri amici e partner di queste nazioni. Questo nuovo indirizzo però esige che entrino in vigore delle serie leggi contro la speculazione e per la promozione della produzione fisica, nell’agricoltura e nell’industria, e che l’essere umano torni ad essere il centro di interesse della nostra politica economica.

“In ogni caso il movimento di LaRouche definisce l’agenda per il futuro: raddoppio della produzione alimentare, nuovo sistema di Bretton Woods e New Deal per il mondo intero!”

 

La battaglia per il cibo in Europa contro il cartello Anglo-Olandese

Il governo britannico e la Commissione UE hanno manifestato le proprie intenzioni genocide nell’assalto condotto contro la politica agricola comunitaria (PAC), guidato dal cancelliere dello scacchiere Alistair Darling e incitato dal Financial Times. Interpretando lo stesso copione, il Commissario UE Mariann Fischer-Boel ha proposto il completo sganciamento dei sussidi dalla produzione. Ma in Francia, Germania e Italia si sta costituendo una energica opposizione e i rispettivi governi chiedono non solo il mantenimento della PAC ma la sua espansione.

Il 12 maggio il Financial Times ha pubblicato una lettera di Darling ai colleghi ministri economici dell’UE raccomandando loro di “sostenere lo smantellamento della PAC, affermando che costa ai consumatori dell’UE miliardi di sterline ogni anno in prezzi alimentari maggiorati mentre colpisce gli agricoltori del mondo in via di sviluppo”. Darling si è spinto ad affermare che la politica agricola dell'UE è “inaccettabile” ed ha proposto l’eliminazione di tariffe e sussidi agricoli. “Il cancelliere dice che ‘gli efficienti mercati internazionali’ — non il protezionismo — sono il modo migliore di mantenere la sicurezza alimentare globale ed europea, e che è vitale una buona riuscita del Doha Round della WTO". Darling avrebbe proposto la riforma al vertice dell'Ecofin a Bruxelles questa settimana, riferiva il Financial Times.

A Darling ha immediatamente risposto il ministro dell’agricoltura tedesco Horst Seehofer, che ha definito la proposta di abolire i sussidi “una completa sciocchezza”, perché non aiuterebbe affatto i paesi più poveri a vendere i propri prodotti. “I paesi in via di sviluppo hanno bisogno di produrre più cibo per il proprio consumo. Hanno inoltre bisogno di riforme politiche e di meno corruzione. Sono inoltre necessarie misure contro i grandi proprietari terrieri che pensano solo a massimizzare i profitti e non a sfamare la popolazione locale”.

Al vertice Ecofin, il cancelliere di sua maestà britannica ha ascoltato simili toni da Giulio Tremonti, che si è scagliato contro le misure che hanno favorito l'abbandono delle campagne, come il set aside, per cui i proprietari erano pagati per non coltivare. Occorre, ha detto Tremonti, "il ritorno alla produzione che rappresenta un cambiamento di straordinario valore… una di quelle svolte che cambiano un'epoca". La PAC, dunque, "non va attaccata ma difesa".

Tremonti ha anche criticato il documento dell’UE sull’energia, che raccomanda una quota per i biocarburanti: “E' un fatto positivo come dice il documento sull'energia che gli riserva una quota di produzione rilevante o un crimine contro l'umanità come dicono i no-global? Non vorrei fare il no-global, ma personalmente credo non sia la via giusta".

Il 19 maggio il ministro dell’agricoltura francese Michel Barnier ha notato come l’abolizione di sussidi legati alla produzione significherebbe la fine della PAC in Europa. In precedenza, il 12 maggio, il ministro aveva chiesto un “New Deal” internazionale per la produzione alimentare in una intervista a Le Figaro in cui sottolineava che “senza la PAC sul continente si ridurrebbe la nostra sicurezza e diversità alimentare”. La liberalizzazione del commercio non offre una soluzione alla crisi alimentare, ha osservato Barnier: “Coloro che credono che il futuro della nazioni più povere dipende essenzialmente dalla loro capacità di esportare ai paesi ricchi non si rendono conto della realtà. La selezione di colture che si possono vendere meglio ha distrutto le colture di sussistenza andando contro uno sviluppo sostenibile. La risposta all’insicurezza alimentare non è né la brutale liberalizzazione del commercio, che significa la competizione tra agricoltori con un dislivello competitivo tra 1 e 1000, né il protezionismo. La risposta sta nello sviluppo dell’agricoltura in tutto il mondo e non solo laddove essa produce profitti. L’ultimo rapporto della Banca Mondiale non lascia dubbi. Gli investimenti nell’agricoltura sono la leva più efficiente per combattere la povertà ed eliminare la fame”.

Barnier ha concluso: “Il cibo non è semplicemente una questione commerciale” e “per nutrire un pianeta con 9 milioni di abitanti nel 2050, occorre dar fondo a tutto il potenziale… la nostra politica agricola in Europa non è un retaggio del passato; è strategica perché offre la sicurezza alimentare e perciò può rappresentare una via per lo sviluppo dell'agricoltura in tutto il mondo”.

  

La battaglia per la presidenza USA

Lyndon LaRouche ha descritto la netta vittoria che Hillary Clinton ha riportato su Barack Obama — 41 punti di vantaggio — nelle primarie in West Virginia il 31 maggio come “l’avvenimento più importante della storia mondiale nell’ultimo mese”. Si tratta infatti di un esempio di come gli individui possono intervenire energicamente nella situazione per ribaltarne le sorti.

È esattamente ciò che una fazione dell’establishment anglo-americano ha cercato disperatamente di impedire, giacché teme più di ogni altra cosa che negli USA emerga un presidente capace di contrapporsi ai disegni imperiali. I mezzi d’informazione e la leadership corrotta del Partito Democratico hanno attivamente sostenuto questo gioco oligarchico.

Nel periodo che ha preceduto le primarie della West Virginia personaggi come Felix Rohatyn e George Soros hanno orchestrato un’ondata di richieste e appelli alla senatrice Clinton affinché gettasse la spugna. Lei invece è riuscita a spuntarla mantenendo la partita aperta per la nomination. Come abbiamo già riferito, dai piani alti hanno fatto sapere, agli stessi Clinton, che una “presidenza Clinton-Clinton” non è ammissibile perché sarebbe troppo indipendente.

Ma questa non è certamente la linea dei mezzi d’informazione per il grande pubblico. Questi dicono semplicemente che la Clinton non disporrà del numero di delegati occorrente per battere Obama. Nel discorso pronunciato il 17 maggio nel Kentucky la sen. Clinton ha affermato: “Attualmente il voto popolare mi conferisce il vantaggio ... Se si fa la somma degli stati che ho vinto ho 300 voti elettorali e ne occorrono in totale 270 per vincere. Ci sono però degli stati dove ho vinto che, a novembre, non voteranno democratico, come Texas o Oklahoma. Ciononostante ho un margine di sicurezza. Il mio rivale ha raccolto un totale di 217 voti elettorali, molti dei quali in stati come Alaska, Idaho e Utah che da tanto tempo non votano democratico. Se si guarda agli stati in cui dobbiamo vincere, se si guarda ai grandi stati, se si guarda agli ‘swing states’, io sono il candidato più forte".

Nonostante ciò Obama continua a comportarsi come se avesse già la nomina in tasca, arrivando a sfidare McCain ad un dibattito faccia a faccia all’inizio di giugno. Quando è rimasta a corto di espedienti, l’organizzazione elettorale di Obama ha cercato di comprarsi la Clinton offrendole di coprire i suoi debiti elettorali, che si stimano tra i 25 ed i 30 milioni, se lei si fa da parte.

Hillary non ha accettato ma ha intensificato la sua campagna rivolta agli strati meno abbienti, che sono l’80% dell’elettorato, insistendo sulle soluzioni alla grave crisi economica. Mentre i mezzi d’informazione la davano per spacciata l’elettorato democratico della West Virginia ha risposto positivamente a questa campagna. Nel tentativo di minimizzare il fatto che ha perso con 41 punti di svantaggio, a soccorrere Barack Obama è accorso John Edwards che gli ha dato il suo sostegno, presentandosi come il rappresentante delle classi lavoratrici che in passato hanno votato a grande maggioranza per Clinton. Bisogna vedere se l’espediente funziona. Edwards ha la fama del perdente, potrebbe quindi rivelarsi una palla al piede, più che un sostenitore, per Obama.

Nel discorso pronunciato dopo le primarie del West Virginia Hillary Clinton ha ribadito ancora una volta che continuerà a combattere. Giacché l’economia è la questione più importante, e la crisi è destinata per sua natura ad aggravarsi, le possibilità che lei si aggiudichi la nomination sono destinate ad aumentare.

Dai sondaggi risulta che l’elettorato vota per la Clinton non solo per l’economia ma perché le riconosce il coraggio di battersi fino in fondo.

  

I maneggi di Howard Dean

Il presidente dell’organo direttivo del partito democratico USA, Howard Dean, è deciso a calpestare i diritti elettorali di coloro che, negli stati di Florida e Michigan, si sono recati alle urne (cfr. Alert N. 19). Pur di affossare la candidatura di Hillary Clinton, Dean è pronto a creare una crisi di vaste proporzioni, tali da comportare la perdita delle elezioni di novembre.

Si consideri quanto segue: Terry McAuliffe, dirigente dell’organizzazione elettorale di Hillary, ha spiegato a “Face the Nation” della CBS, l’11 maggio, che le regole del Democratic National Council, l’organo centrale del partito presieduto da Dean e di cui egli stesso è stato presidente in passato, consentono di escludere al massimo una metà e non tutti i delegati di uno stato in cui le primarie vengono svolte in violazione delle procedure previste dal DNC. Se il DNC si fosse attenuto a questa regola, ha spiegato McAuliffe, una decisione del genere poteva essere allora accettata dall’organizzazione di Clinton. Invece Dean ha deciso di creare deliberatamente una crisi con un colpo di penna sui diritti elettorali degli elettori della Florida e del Michigan.

Adesso Hillary vuole che tutti i delegati eletti in Florida e in Michigan siano ammessi alla Convention, perché intende far leva sulla questione dei diritti elettorali.

Il sen. Carl Levin e il gov. Jennifer Granholm, ambedue del Michigan, e Debby Dingell hanno fornito nuovi elementi sulle malefatte di Dean. In una lettera al DNC l’anno scorso, essi sostennero che la penalizzazione del Michigan per aver anticipato le primarie è un’applicazione discriminatoria di una regola di partito che non è stata invece applicata al New Hampshire, stato che ha violato anch'esso l’ordine in cui avrebbero dovuto tenersi le primarie redatto dal DNC. Dunque Dean assolve il New Hampshire e condanna Michigan e Florida, due stati colpevoli di aver dato la preferenza alla Clinton.

  

Conyers raccomanda ai democratici iniziative contro “un probabile attacco militare contro l’Iran"

“La guerra con l’Iran potrebbe essere più prossima di quanto s’immagini”, ha recentemente scritto l’esperto di intelligence Philip Giraldi in un articolo in cui riferisce le voci che circolano a Washington sul fatto che il National Security Council “si è detto d’accordo in linea di principio” a procedere con i piani per attaccare un campo di al-Quds nei pressi di Teheran. Il ministro della difesa Robert Gates è l’unico pezzo grosso a raccomandare di aspettare, riferisce Giraldi.

La Casa Bianca, attraverso canali curdi in Iraq, avrebbe contattato la dirigenza iraniana per esigere che essa ammetta le proprie interferenze in Iraq e Libano, riferisce Giraldi. Gli emissari avrebbero ricevuto un secco rifiuto di discutere la questione fino a quando gli USA non cesseranno di sostenere i gruppi della dissidenza iraniana. Di conseguenza la Casa Bianca sarebbe arrivata alla conclusione che occorre dare una lezione alla dirigenza iraniana, con un attacco chirurgico con i missili cruise contro al-Quds. L’ordine di condurre un attacco del genere dev’essere impartito dal Presidente.

L’8 maggio l’on. John Conyers, presidente della Commissione Giustizia della Camera, ha indirizzato una lettera ai colleghi democratici invitandoli ad agire contro “una possibile azione militare unilaterale e preventiva contro l’Iran”, sottolineando che tale minaccia lo rende “sempre più preoccupato”. Al documento ha allegato una lettera rivolta al presidente Bush in cui gli raccomanda di “chiedere l’autorizzazione del Congresso prima di lanciare qualsiasi attacco militare contro l’Iran” e che in caso contrario stia certo che il presidente della Commissione Affari Esteri sen. Biden avvierebbe “una procedura di impeachment”.

Nella lettera, Conyers cita la “forte opposizione a qualsiasi iniziativa del genere da parte dell’esecutivo senza autorizzazione congressuale”. Egli nota inoltre le dimissioni, avvenute a metà marzo, dell’amm. William J. Fallon dal vertice del Comando Centrale USA, dimissioni “che sono state collegate ad un articolo di una rivista che lo presentava come l’unica persona che avrebbe potuto bloccare la vostra Amministrazione dal condurre una guerra preventiva contro l’Iran”.

  

Le nazioni eurasiatiche fanno quadrato contro l’assalto britannico

Dopo l’ottavo vertice trilaterale dei ministri degli Esteri di Russia, India e Cina a Ekaterinburg il 14 maggio, allargato al ministro degli Esteri brasiliano il giorno successivo, Lyndon LaRouche ha valutato l’accordo come l’emergere di una alleanza eurasiatica determinata a difendersi dall’impero britannico, comprese le sue appendici rappresentato dall’amministrazione Bush. Quest’alleanza strategica si fonda sulla chiara comprensione a Mosca, Delhi e Pechino, in particolare, che occorre far quadrato insieme per respingere l’assalto che l’impero britannico ha orchestrato contro gli stati nazionali, se questi vogliono evitare di essere sconfitti separatamente, ha spiegato LaRouche. Se gli Stati Uniti restano aggrappati agli inglesi, essi stessi saranno distrutti come stato nazionale.

Nel comunicato congiunto, i ministri degli Esteri di Russia, India e Cina, che insieme rappresentano un terzo della popolazione mondiale, hanno riaffermato di condividere la valutazione comune della situazione globale. Già in passato hanno espresso posizioni comuni su Iran, Corea del Nord e Afghanistan; in questa occasione hanno proposto di riprendere la discussione sul Kossovo. Per la prima volta l’India si è unita a Russia e Cina nel dichiarare categoricamente che la dichiarazione unilaterale di indipendenza del Kossovo è contraria alla Risoluzione 1244 del Consiglio di Sicurezza dell’ONU, ed i tre hanno chiesto che i temi siano regolati secondo le norme del diritto internazionale.

Sul programma nucleare iraniano i tre ministri degli Esteri hanno proposto una soluzione negoziale al problema politico e diplomatico. Il ministro degli Affari Esteri indiano Pranab Mukherjee si è anche spinto oltre, affermando che l’India sostiene il diritto di Teheran all’uso del nucleare per scopi pacifici, a patto che siano rispettati tutti gli obblighi internazionali. Per la prima volta, in questo contesto, la Russia e la Cina hanno salutato l’aspirazione dell’India ad assumere un ruolo più significativo nelle organizzazioni internazionali e come osservatore nell’Organizzazione di Cooperazione di Shanghai (SCO). Mukherjee ha elogiato il triangolo strategico in quanto “estende la cooperazione pratica al commercio, alla tecnologia, alla gestione dei disastri, ai soccorsi, alla sanità e alla medicina, che comporta grandi benefici per vasti strati delle nostre popolazioni”.

Il 15 maggio il ministro degli Esteri brasiliano Celso Amorim si è unito ai colleghi Sergei Lavrov, Yang Jechi e Mukherjee nel primo incontro quadrilaterale di questo genere per discutere la crisi alimentare globale. Nelle successive dichiarazioni alla stampa i ministri russo e cinese hanno chiesto che siano prese iniziative urgenti. Lavrov ha detto che “la crisi alimentare può essere risolta solo su una base universale tenendo in considerazione aspetti diversi, che siano l’energia e il clima”. Secondo ITAR-Tass egli ha aggiunto che “sono necessarie tutte le misure efficaci” per affrontare l’emergenza e che questa soluzione dev’essere discussa alla prossima conferenza della FAO a Roma. “Noi rappresentiamo le economie che crescono più rapidamente nel mondo, abbiamo molti interessi comuni nel mondo globalizzato e condividiamo molti punti di vista sul come edificare un mondo più democratico, equo e stabile”, ha detto Lavrov secondo il quotidiano Hindu.

Yang Jechi ha fatto appello alla comunità internazionale affinché siano compiuti gli sforzi occorrenti a garantire la sicurezza alimentare. Alla conferenza stampa che ha fatto seguito al vertice, ha spiegato che la Cina attualmente dispone di un’autosufficienza alimentare del 95% e che le sue importazioni annuali rappresentano solo il 2% del volume complessivo del commercio mondiale di alimentari. La Cina deve sfamare più del 20% della popolazione mondiale con meno del 10% della sua terra arabile. Yang Jiechi ha detto che le quattro nazioni “BRIC" (Brasile, Russia, India e Cina) svolgono un ruolo vitale nel mantenimento della pace mondiale e nella facilitazione del mutuo sviluppo.

Yang ha criticato anche la speculazione sul petrolio: “La speculazione sui mercati mondiali ha condotto all’aumento dei prezzi petroliferi. La comunità internazionale deve aumentare l’efficienza energetica e migliorare il dialogo tra produttori e consumatori di petrolio”.

 

Alla BCE confessano: siamo una pattumiera

Mentre gli araldi della globalizzazione hanno intonato “il peggio è passato” grazie al "riuscito" intervento delle banche centrali, ecco che gli stessi banchieri centrali ammettono di aver aggravato il problema. Non solo hanno elargito e rinnovato in continuazione prestiti alle banche, in cambio di una gran quantità di "monnezza", cartolarizzazioni che non valgono nulla, ma hanno anche creato un altro mercato per nuovi assegni scoperti. Adesso che hanno partorito il mostro gridano aiuto!

Yves Mersch, membro del consiglio della BCE, ha affermato in un discorso pronunciato il 15 maggio all’International Capital Association a Vienna che la BCE “studia molto attentamente se non si stia verificando uno specifico deterioramento del collaterale” che la BCE accetta per i suoi fondi. Mersch ha riferito che il tipo di collaterale attualmente accettato “è fonte di forti preoccupazioni”. “Si tratta di azzardo morale ... e il nostro compito non è acquisire il controllo del mercato. Questo significa che occorre una exit strategy”.

Qual è la “exit strategy” a cui pensa la BCE? Salvataggi da parte del governo effettuati con i soldi dei contribuenti? Nei fatti, tutta l’immondizia che la BCE ha accettato dalle banche e non banche negli ultimi mesi è stata una “oscenità” fin dall’inizio, come ha denunciato Lyndon LaRouche. Le implicazioni di questa montagna di immondizia non possono essere più dissimulate. Le banche hanno scaricato la vecchia "monnezza" e ne hanno creata ad hoc, solo perché sapevano che alla BCE l’avrebbero accettata come collaterale. In cima alla lista ci sono le banche di Spagna, Olanda e Inghilterra.

Inoltre, la BCE continua a dare danaro in cambio di monnezza non solo in Eurolandia, ma anche in luoghi come l’Australia. Il Financial Times riferisce ad esempio che Macquarie Leasing, una branca di una banca australiana, ha cartolarizzato in euro una parte di crediti del settore auto in modo da portarli allo sportello della BCE. La banca islandese Glitnir sta completando la procedura per una Collaterized Loan Obbligation di 890 milioni di euro al solo scopo di ottenere i fondi BCE.

“I banchieri che operano nel settore cartolarizzazioni riferiscono che l’attività principale è la strutturazione dei bond che possono rientrare nelle operazioni di liquidità della BCE”, ha scritto il Financial Times del 16 maggio.

Alla luce delle regole delle banche centrali e degli statuti della BCE sarebbe opportuno controllare se quest’ultima non commetta un illecito accettando titoli strutturati non-marketable.

Anche la Banca d’Inghilterra, che aveva aperto una linea di credito da 100 miliardi di dollari, si trova di fronte a richieste per il doppio di quella somma. Secondo il Financial Times si stanno creando circa 175 miliardi di dollari di bonds per ottenere quei fondi.

 

Gli USA respingono l’opzione di invasione militare del Myanmar

A seguito della vasta campagna contro il regime militare di Myanmar, che rifiuta gli aiuti d’emergenza per le vittime del ciclone Nargis del 3 maggio, si sono moltiplicate le richieste per un’invasione militare “a scopo umanitario”. L’ammiraglio Timothy Keating, comandante USA per il Pacifico, è arrivato a Yangon il 12 maggio con una consegna di alimentari e altri rifornimenti. Egli ha rassicurato il comandante della Marina che il chiasso massmediale non riflette la politica ufficiale USA. Anche il ministro della Difesa Robert Gates si è detto contrario agli “aiuti umanitari coercitivi”, suggeriti tra gli altri dal ministro degli esteri francese Kouchner e dal premier britannico Gordon Brown.

Keating ha solennemente ribadito il 14 maggio che un’invasione non è neanche un’ipotesi remota. Gli è stato chiesto se è vero che Myanmar rifiuta gli aiuti, come riferiscono all’unisono i mezzi d’informazione di quasi tutto il mondo, ed egli ha risposto che altre nazioni, l’ONU e varie NGO stanno offrendo molti aiuti e quelli offerti dagli USA “stanno avendo il loro effetto”.

Si tratta di una svolta radicale rispetto alle politica precedentemente in vigore secondo cui l’amministrazione Bush e l’Europa avrebbero negato aiuti alle vittime se il regime militare non permetteva l’accesso per verificare le dimensioni del disastro.

Anche organizzazioni sul luogo come la Croce Rossa hanno confermato che gli aiuti arrivano alle vittime, nonostante i gravi problemi logistici. L’OMS ha dichiarato al New York Times del 14 maggio che le sue forniture di medicinali arrivano regolarmente, senza ritardi e al completo, nelle zone più colpite alle quali sono destinate.


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24 dicembre 2007

ECONOMIA: REGALI DI NATALE

La natura tragica di un “regalo di Natale” indesiderato

Il 12 dicembre le banche centrali hanno annunciato una nuova iniezione di denaro effettuata questa volta attraverso aste dirette. La disperazione che la decisione tradisce non è sfuggita ai mercati borsistici, che hanno reagito con il tonfo del giorno seguente. La Fed, la BCE, la Banca d’Inghilterra, la Banca del Canada e la banca centrale svizzera avevano annunciato iniziative coordinate per fornire liquidità al sistema con una serie di aste che complessivamente immetteranno 100 miliardi di dollari nel sistema. La novità non sta tanto nella somma ma nel fatto che per la prima volta centinaia di banche possono accedere direttamente alle aste di denaro della Fed, cosa che fino adesso era riservata a 21 banche privilegiate. Le aste sono il mezzo più economico per ottenere denaro in prestito e, a differenza dello sportello di sconto, sono anonime. Questo significa che le banche possono ottenere denaro in camera caritatis, senza che il proprio nome sia pubblicato e le azioni ne subiscano il contraccolpo.

Un esperto finanziario europeo consultato dall’EIR ha spiegato che l’iniziativa è stata capita come un espediente per impedire un crac nel periodo delle feste, senza nemmeno pretendere di affrontare la crisi delle banche. Nelle parole dell’esperto, la stretta “peggiora di ora in ora” e la situazione è “incredibilmente brutta”.

“Il crac è avvenuto” ha commentato Lyndon LaRouche il giorno seguente. “Non è il primo crac, né sarà l’ultimo, ma rappresenta una nuova qualità di crac del sistema." Le banche centrali "non sanno più che fare e nessuna di queste iniziative disperate serve a qualcosa. Non c’è niente che possa funzionare se non la mia proposta. È la natura della situazione. La gente semplicemente non vuole ammetterlo. Se volete prendervela con qualcuno, fatelo con Felix Rohatyn. Se lo merita. La situazione è paragonabile alla Germania del 1923. È ora di svegliarsi prima che sia troppo tardi”.

LaRouche non si riferisce solo all’iniziativa delle banche centrali, ma anche a quella presa da cinque banche francesi che hanno allestito una versione in proprio del “super-conduit” (cfr. Strategic alert N. 43 e 48 ) lanciato dal ministro del Tesoro americano Paulson, creando un fondo di 1,5 miliardi di titoli garantiti da assets, come se cambiare di tasca al portafoglio pieno di carta straccia possa considerarsi una soluzione.

Intanto lo stesso piano di “super-conduit” di Paulson, sotto la sigla MLEC, è affondato quando Citigroup, principale sponsor e beneficiario dell’operazione, ha fatto sapere che si riprendeva i 49 miliardi rimasti nei propri sette SIV, per contabilizzarli nel bilancio al 20% del loro valore. Citigroup segue l’esempio della HSBC britannica, della Société Générale francese e della WestLB tedesca nell’assorbire gli asset dei SIV. Questi SIV (Veicoli di Investimenti Strutturati) erano stati escogitati dalle banche per scaricarvi titoli che esse non volevano tenere nei propri bilanci, ma ritrasferendo quei titoli, le banche ora non fanno che aumentare le proprie perdite, come male minore di fronte a rischi ben più preoccupanti.

Se i SIV fossero stati costretti a vendere i propri titoli per rastrellare il denaro con cui far fronte ai propri obblighi ne sarebbe seguita una corsa alla svendita tale da rendere palese che i loro assets valgono di gran lunga meno di quanto scritto sul bilancio, ed a questo avrebbe necessariamente fatto seguito una registrazione di perdite non solo per i SIV ma per chiunque detenesse titoli del genere. Giacché questi valori fittizi sono l’ultimo sostegno su cui poggiano le banche, ai banchieri non resta altro da fare che cercare di mantenere in piedi l’illusione ad ogni costo.

L’iniziativa del 12 dicembre delle banche centrali pone in risalto come non vi siano altre soluzioni: cercano di prendere tempo, ma l’anno nuovo non porta via le vecchie perdite. Non c’è nulla che possa salvare il sistema eccetto una riorganizzazione secondo le proposte formulate da Lyndon LaRouche.

Nuovi progressi della HBPA

Dalle fine di agosto 170 mila famiglie americane hanno perso la casa. La proposta (HPBA) di LaRouche per difendere sia i mutuatari che le banche continua a riscuotere consensi. La settimana scorsa il Consiglio comunale di Harrisburg, capitale della Pennsylvania, ha rivolto un appello al Congresso di Washington a favore dell’iniziativa insieme a diversi altri consigli municipali che rappresentano circa 2 milioni di abitanti dello stato. Anche la Contea di Cameron e la città di San Benito in Texas hanno approvato una risoluzione che approva la HBPA. Iniziative simili sono in programma in altre città della California e del Nord Est.

L’iniziativa era stata introdotta dalla parlamentare della Louisiana Juanita Walton al Congresso dei parlamentari neri, tenutosi a Little Rock tra il 13 e 14 dicembre. La dirigenza del congresso aveva però deciso di riscrivere la risoluzione come semplice misura contro le condizioni capestro dei mutui piuttosto che come muraglia a difesa dei mutuatari che rischiano lo sfratto e delle banche che rischiano il fallimento. Nel dibattito che ne è seguito in seno alla Commissione Edilizia, la Walton ha ripristinato il testo originale della risoluzione, al termine di un aspro dibattito in cui è stata sostenuta dal collega Harold James e da molti altri parlamentari favorevoli alla proposta di LaRouche. In seguito però il testo è stato diluito nuovamente.

La crisi della banca di Sassonia

Dopo un vertice di emergenza nella prima mattinata del 13 dicembre, banchieri e autorità finanziarie tedesche hanno deciso un salvataggio per la Sachsen LB, la banca dello stato tedesco della Sassonia. Il governo dello stato ha accordato garanzie per 2,75 miliardi di euro e altri 1,5 miliardi sono stati promessi dall’associazione delle casse di risparmio e dalla Bundesbank. Queste garanzie sono state richieste dalla  banca dello stato del Baden-Wuertenberg (LBBW), che alla fine di agosto si era dichiarata disposta a rilevare la Sachsen LB, pagando 328 milioni di euro, ma tale promessa è stata poi messa in discussione quando nei conti della banca è stata accertata una bolla speculativa scoperta di 43 miliardi di euro. La LBBW ha quindi preteso che il governo dello stato coprisse almeno il 10% della bolla. Lo stato della Sassonia ha protestato, sostenendo che i 4,3 miliardi richiesti rappresentano il 25% dell’intero bilancio fiscale annuale dello stato. La LBBW ha allora minacciato di rinunciare all’acquisizione, un gesto che avrebbe provocato l’insolvenza immediata della Sachsen LB. L’11 dicembre Jochen Sanio, capo dell'ente regolatore Bafin (la nostra Consob), ha dichiarato che se non fosse stato raggiunto un accordo entro il 16 dicembre egli avrebbe dovuto chiudere la Sachsen LB il giorno seguente, una decisione che avrebbe messo in moto reazioni a catena.

Il rimedio trovato il 13 dicembre non rappresenta di certo una soluzione. Esso raddoppia il debito procapite degli abitanti della Sassonia e costringe lo stato a violare l'obbligo costituzionale di un tetto di 1,75 miliardi di euro sulle garanzie bancarie annuali dello stato, visto che il nuovo accordo aggiunge un altro miliardo a questa somma. In ogni caso resta il problema della bolla da 43 miliardi che grava sui "conduits" di proprietà della Sachsen LB.

Il movimento di LaRouche in Germania è intervenuto in diverse occasioni in questo dibattito sostenendo che l’unica soluzione resta la Nuova Bretton Woods di Lyndon LaRouche. Un appello speciale di Helga Zepp LaRouche su questo tema è stato distribuito nel centro finanziario di Francoforte sul Meno.

Il candidato russo Medvedev condivide l’ammirazione di Putin per Roosevelt

Una schiarita sulla transizione al vertice dello stato russo è giunta il 10 dicembre, quando il primo vice primo ministro Dmitri Medvedev è stato accettato dai quattro partiti politici come candidato alla successione a Putin nella carica di Presidente della Russia nelle elezioni in programma per il 2 marzo. Uno dei partiti è Russia Unita, che nelle amministrative del 2 dicembre ha raccolto il 64% dei suffragi ed ha come capolista Vladimir Putin. Una volta eletto, Medvedev si ripromette di nominare Putin primo ministro.

Medvedev collabora con Putin da 17 anni e negli ultimi due anni, con l’incarico di primo vice primo ministro, si è occupato di quattro Progetti Nazionali: edilizia, sanità, agricoltura e scienza. Questi sono i settori più colpiti dallo smantellamento dell’economia russa nel corso degli anni Novanta. Egli è inoltre presidente del CdA di Gazprom.

Medvedev è stato descritto come il più “liberal” tra i candidati alla successione di Putin. All’altro estremo della categoria ci sono Sergei Ivanov, primo vice primo ministro ben collegato agli ambienti della difesa e dell’intelligence, oppure Victor Zubkov di stampo manageriale, nominato da Putin primo ministro l’autunno scorso. A guardar meglio però, nelle dichiarazioni pubbliche di Medvedev si scopre che nelle questioni strategiche più importanti il suo approccio è molto simile a quello dello stesso Putin, soprattutto per quanto concerne la necessità di realizzare grandi progetti ricorrendo ad una impostazione rooseveltiana dell’economia. Questo è l’approccio che Medvedev ha dimostrato anche nell’affrontare i temi della crisi finanziaria globale e nella ricerca di una soluzione “eurasiatica” alle minacce contro l’integrità territoriale e politica della Russia.

In un'intervista del 2 novembre 2007, Interfax aveva chiesto a Medvedev se ritiene che occorrano ancora altri Progetti Nazionali come quelli da lui coordinati. Ha risposto con una panoramica storica: “Come lei sa, un Progetto Nazionale nasce nel momento in cui la società o lo stato incappano in problemi di vaste dimensioni ... [ad esempio] la riforma agraria del 1861 [l’abolizione della servitù della gleba decretata dallo zar Alessandro II] o la ricostruzione dell’economia dopo la Grande Guerra Patriottica [la seconda guerra mondiale]. Nel giro di tre o quattro anni siamo riusciti ad estrarre questo paese enorme da sotto le macerie ... E vi sono esempi anche in altri paesi. Sono convinto che anche il famoso New Deal del presidente americano Roosevelt, alla fine degli anni Venti e inizio degli anni Trenta, può essere considerato un Grande Progetto Nazionale, il progetto per uscire dalla Depressione”. Alla fine degli anni Novanta, ha aggiunto Medvedev, anche la Russia versava in una Depressione “legata al crollo dello stato precedente e dell’economia, ed anche alla mancanza di preparazione emotiva ai cambiamenti che si stavano verificando”, ed è in tale frangente che è stato creato l’attuale concetto  di Progetti Nazionali per far fronte a queste sfide.

Ad un seminario dell’EIR tenutosi a Berlino il 27 giugno 2006, il prof. Stanislav Menshikov ha riferito alcuni commenti che Medvedev aveva rilasciato in occasione di un congresso economico sul tema della crisi finanziaria mondiale e sulle riforme monetarie. Egli disse tra l’altro, nelle parole di Menshikov, che la Russia dev’essere integrata nell’economia mondiale: “Non possiamo andare avanti con il sistema monetario vigente perché presenta fluttuazioni dei cambi troppo grandi. Non ha detto esattamente che dobbiamo avere tassi di cambio fissi, ma ritengo che quella fu una dichiarazione molto importante”.

Il 21 luglio 2007 Medvedev ha affermato che la crisi del dollaro USA “potrebbe assumere una natura generale e globale”. Sempre secondo Interfax ha poi aggiunto: “Potrebbe determinarsi una situazione in cui noi Cina e qualche altro paese asiatico cominceremo a discutere della creazione di una moneta di riserva regionale. Potrebbe essere lo yuan, ma è nostro interesse che sia il rublo”.

Al Forum Economico di San Pietroburgo del giugno scorso, anche il presidente Putin ha sottolineato che la situazione è matura per stabilire diverse monete di riserva, tra le quali il rublo.

Al vertice economico di Davos del gennaio 2007 Medvedev dichiarò: “L’economia russa si assumerà il proprio compito storico di centro eurasiatico per l’energia e i trasporti”. Senza dedicarsi a tale compito, la Russia potrebbe perdere il controllo sulla Siberia che è sottopopolata, ha fatto intendere Medvedev. Intervistato dalla rivista Expert nell’aprile 2006, Medvedev affermò: “Se non sviluppiamo le regioni orientali la Russia non potrà sopravvivere come un tutto integrale ... Dobbiamo fare del tutto per aumentare la popolazione in quelle regioni. Altrimenti l’Estremo Oriente diventerà un luogo freddo, vuoto e dimenticato, oppure si verificherà qualcos’altro”.

Tratto da EIR - Strategic Alert - edizione italiana - n. 51-52 del 20 dicembre 2007 - www.movisol.org

 

10 agosto 2007

Appello al Presidente Prodi

Presidente Prodi l’amore per il prossimo le impone di abbandonare gli approcci monetaristi della Bce!

Presidente Prodi lei rischia di essere ricordato nella storia del nostro Paese come gli Stati Uniti ricordano il Presidente Hoover. Hoover si ostinò a voler seguire gli approcci economici liberisti che l’attuale agenda si ostina a voler imporre. Sopra di Lei non può esservi alcun istituto politico che non persegua coscientemente il fine del Bene Comune; sopra di Lei vi è solo il Popolo d’Italia e prima ancora la Verità.

Presidente Prodi quello che vi è da fare è tornare quanto prima a riscoprire ed applicare i principi ispiratori della nostra Costituzione della Repubblica. L’oscenità a cui stiamo assistendo è la trasformazione della nostra Costituzione della Repubblica in una costituzione di un’oligarchia.

Se ciò non fosse chiaro, quello che deve fare è rifarsi alla politica economica rooseveltiana così come si rifecero i nostri padri costituenti quando agirono sotto le felici intuizioni di La Pira, Fanfani, Dossetti, Mattei e De Gasperi con le esperienze emblematiche del Piano Case, della Riforma agraria e della Cassa per il Mezzogiorno.

In Italia grazie all’opera del Movimento Internazionale per i diritti civili – Solidarietà ed all’intervento diretto di Lyndon LaRouche, si è già creato il terreno fertile perché si possa procedere in tale direzione. Politici di primo piano come l’On. Giulio Tremonti, il Sottosegretario Alfonso Gianni ed il Sottosegretario Mario Lettieri rappresentano l’asse portante di un dialogo in concordia che in Italia è già attivo, anche se tenuto nell’ombra.

E, invece, Lei se ne sta a ‘contemplare’, con cortese compiacimento, l’armoniosa bellezza dei principi economici immortali di Adamo Smith! E mentre Lei gode di questa ‘contemplazione’ – Lei sa, forse, che nessuno studioso serio di economia e nessun serio operatore economico crede più alla benché minima validità e fondatezza di questi principi (devo richiamarLe, per tutti, i liberali inglesi che di economia politica un poco, almeno, si intendono?) – il tessuto industriale fiorentino gradualmente si spezza e si indebolisce!”

Queste ultime, come avrà intuito, non sono mie parole, ma sono le parole di quel mio grande concittadino d’adozione che fu Giorgio La Pira (lettera a Danilo De Micheli, Presidente dell’Associazione degli Industriali della Provincia di Firenze, 26 aprile 1954).

Lei giorni fa ha proposto di vendere le scorte auree del nostro Paese per ridurre il debito pubblico e conseguentemente il peso degli oneri finanziari. Ma Lei si rende conto che sono oramai quarant’anni che ogni Governo italiano riduce il welfare ed aumenta l’imposizione fiscale diretta ed indiretta ed ogni dieci anni avete poi bisogno di vendere parte del patrimonio italiano? Dovete lavorare sulla capacità produttiva del Paese, non sui fattori finanziari!

Promette poi nuove liberalizzazioni per l’autunno. Lei – ed invero insieme a Lei quasi tutto l’arco parlamentare - continua a credere alla storiella delle liberalizzazioni, spacciandole per cosa buona, nonostante non sappiate citare mezzo precedente storico per cui esse aumentarono il benessere generale delle persone, piuttosto che quello di singoli comitati d’interesse (come fatto dalla legge sugli affitti abitativi, l. 431/98, e dal primo decreto Bersani in materia di commercio, d. lgs. 114/98). Perché se sono così utili, in favore della comunità (dunque sia dei lavoratori che dei consumatori), non liberalizzate il sistema bancario? O forse il sistema bancario è già liberalizzato e le liberalizzazioni, agevolando ontologicamente i più forti, stanno dando i risultati che sempre nella storia hanno dato, ossia portano alla creazione di pochissimi e grandissimi mono/oligopoli (sono rimaste di fatto due banche in Italia!)?

Il sistema di economia politica che grande ha fatto gli Stati Uniti, quello di Hamilton, di Carey, di Lincoln, di Franklin Roosevelt, di Kennedy, non insegna a liberalizzare in favore dei grandi interessi, ma piuttosto ad armonizzare in favore dei molteplici interessi in gioco e partendo sempre da quelli più deboli (come il New Deal dimostra).

Lei e la classe dirigente che ci guida siete recidivi nel ripetere errori che dovrebbero essere evidenti ai più, allo stesso modo di colui che imperterrito vuol mantenere uno stile di vita fatto di ozio e vizio e che di anno in anno per fare ciò è costretto a svendere il patrimonio di famiglia.

Mentre Lei ed il Ministro Padoa Schioppa Vi ostinate a stare dietro alle favole della Bce, quest’ultima si cimenta in immissioni arbitrarie di liquidità nel mercato. Gli oltre 94 miliardi di euro iniettati in questi giorni nel mercato – a cui se ne aggiungono altri 61 miliardi mentre scrivo e la borsa crolla – a cosa serviranno? Per creare posti di lavoro produttivi, migliorare il sistema ferro-stradale, quello energetico, quello sanitario, quello scolastico, quello della sicurezza, oppure ad impedire che il casinò creato dall’oligarchia finanziaria, dal sistema bancario e dall’accondiscendente classe politica, in dispregio dei doveri costituzionalmente imposti, crolli? La nuova liquidità immessa nel mercato – come anche i profani in cose economiche comprenderanno – genererà, quella sì!, inflazione. Se la Bce si permette di inondare il mercato di liquidità per tenere in vita il casinò creato dalle banche private da cui dipende, perché non fa la stessa cosa Lei, ricorrendo al credito pubblico – le banche che hanno finanziato il debito pubblico possono attendere, e nel frattempo l’Italia tornerà ad essere un paese produttivo senza bisogno di tassare sempre più e tagliare lo stato sociale – però indirizzandolo strategicamente verso i settori produttivi invece che lasciarlo al geniale ‘libero mercato’ che continuerà a destinarlo ai settori speculativi?

Presidente Prodi, tutto ciò Le viene imposto dalla Verità di cui quel principio supremo che ci è stato insegnato, ama il prossimo tuo come te stesso, non è altro che la più diretta manifestazione.

Claudio Giudici

Rappresentante del Movimento Internazionale per i diritti civili – Solidarietà

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