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"Tassisti ignoranti, brutti e cattivi!"... Ma Cusano pensava a loro quando scrisse La Docta Ignorantia?
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Mi rifiuto di accettare l'idea che il modo in cui "si è" ci renda moralmente incapaci di diventare "ciò che dovremmo essere". (Martin Luther King)

  RIFLESSIONI, ARTICOLI, INTERVENTI di Claudio Giudici: 

Questo messaggio lo dedico ai folli.
A tutti coloro che vedono le cose in modo diverso.
Potete citarli. Essere in disaccordo con loro.
Potete glorificarli o denigrarli, ma l'unica cosa che non potete fare è ignorarli.
Perchè riescono a cambiare le cose.
E mentre qualcuno potrebbe definirli folli, io ne vedo il genio.
Perchè solo coloro che sono abbastastanza folli da pensare di poter cambiare il mondo, lo cambiano davvero.
(Mahatma Gandhi)

 

 

AMERICAN REVOLUTION


Coloro che professano di volere la libertà, ma deprecano l'azione politica, sono come gli uomini che vogliono il raccolto senza seminare, o la pioggia senza lampi e tuoni. Vogliono l'oceano senza il terribile brusio delle sue possenti acque. (Frederick Douglass)

SCIENZA

"Il selvaggio disprezza l'arte e riconosce la natura come sua assoluta sovrana; il barbaro deride e disonora la natura, ma, più spregevole del selvaggio, molto spesso continua ad essere schiavo del suo schiavo. L'uomo colto si fa amica la natura e ne rispetta la libertà, semplicemente frenandone l'arbitrio."
(Friedrich Schiller, Lettere sull'educazione estetica dell'uomo, n. 4)
 
 

 

Dal libro della Sapienza (6)
Chi cerca la sapienza la trova
[12]La sapienza è radiosa e indefettibile, facilmente è contemplata da chi l'ama e trovata da chiunque la ricerca.
[13]Previene, per farsi conoscere, quanti la desiderano.
[14]Chi si leva per essa di buon mattino non faticherà, la troverà seduta alla sua porta.
[15]Riflettere su di essa è perfezione di saggezza, chi veglia per lei sarà presto senza affanni.
[16]Essa medesima va in cerca di quanti sono degni di lei, appare loro ben disposta per le strade, va loro incontro con ogni benevolenza.
[17]Suo principio assai sincero è il desiderio d'istruzione; la cura dell'istruzione è amore;
[18]l'amore è osservanza delle sue leggi; il rispetto delle leggi è garanzia di immortalità
[19]e l'immortalità fa stare vicino a Dio.
[20]Dunque il desiderio della sapienza conduce al regno.
[21]Se dunque, sovrani dei popoli, vi dilettate di troni e di scettri, onorate la sapienza, perché possiate regnare sempre.

"Quid Veritas?" chiede Ponzio Pilato a Gesù Cristo.
"What is love?" chiede il principe Carlo d'Inghilterra al giornalista che chiedeva a lui e Diana se si amavano.
Verità ed Amore, così come la Libertà, la Giustizia, il Bene, il Bello, sono il Cerchio che al nostro occhio pare di avere tracciato. Credete veramente di essere in grado di tracciare un Cerchio? Sì, mi riferisco a quell'inesistente complesso di punti tutti equidistanti dal medesimo fuoco. Credete veramente di averlo tracciato col vostro bicchiere, col vostro compasso, con la vostra macchina ad altissima precisione? No, non lo avete tracciato. Al vostro occhio così appare, ma quello che siete riusciti a fare è solo un'approssimazione di ciò. Bene, se così è, se è impossibile creare il cerchio perfetto, è tuttavia inutile provarci? Se sì, la ruota - che abbiamo detto non potrà essere perfettamente circolare - non è una conquista per l'Uomo, che lo aiuta nella sua relazione con l'Universo? Certo che lo è. Trasferiamo ora tutto questo ragionamento attorno alle Idee di Verità, Amore, Giustizia, Bellezza, Libertà, Bontà.
"Così in terra come è in Cielo".



 

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Ponte di Sviluppo infrastrutturale globale 
di Lyndon LaRouche


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8 dicembre 2007

Il populismo di Montezemolo contro i lavoratori del pubblico impiego

Roma, 4 dicembre 2007

Più un paese cresce e più un paese è in condizione di ripagare il proprio debito”.

Queste sono le parole del Governatore della Banca d’Italia, Mario Draghi, durante l’odierno intervento alla Luiss di Roma, preceduto da quello del Presidente di Confindustria, Luca Cordero di Montezemolo.

Questa è la questione centrale per risolvere il problema del debito pubblico italiano. Tuttavia, bisogna intenderci su come si intende “far crescere il Paese”. Montezemolo sostiene che debba essere la produttività delle imprese il perno della crescita, che poi consentirà anche un innalzamento dei salari. Ma anche l'aumento della capacità produttiva risulta insufficiente se non si ferma l'aumento ben più grande della liquidità legata solamente all'economia di carta. Il problema centrale è allora il blocco delle attività speculative, ossia di quelle attività dove all’emissione di credito – istituto che deve inevitabilmente avere una “funzione sociale” per dirla col nostro Costituente – non corrisponde un aumento dell’economia fisica. Basterebbe semplicemente distogliere la liquidità che finisce nel rifinanziamento della bolla speculativa e destinarla ad un aumento dei redditi, per non assistere ad alcun processo inflazionistico. Tuttavia, un immediato innalzamento dei redditi senza interventi limitativi o meglio ad eliminazione dei fenomeni speculativi (pensiamo solo a tutto quel credito destinato alle operazioni in derivati finanziari), rappresenterebbe un palliativo, nella migliore delle ipotesi, di brevissima durata.

Eliminati i fenomeni di tipo speculativo che distraggono fonti finanziarie dalla crescita dell’economia fisica, il problema è come aumentare 1) la produttività del lavoro, e dunque l’offerta quantitativa e qualitativa di beni e 2) di nuovo, (proporzionalmente) i redditi da lavoro.

Ci sono due modelli di società, con due differenti paradigmi ad ispirarli, che qui entrano in gioco: 1) una società dedita al Bene Comune – vero fine della Nazione – dove lo Stato è a ciò preposto per lo sviluppo armonico di tutte le energie individuali e collettive – siamo allora di fronte ad una Repubblica – ; 2) oppure una società dedita al profitto, rimessa ad un potere a lei sovraordinato, quello della casta delle banche centrali (consorzi di banche private) che controllano la moneta circolante come più le aggrada, e che subordinano costantemente il benessere generale ai propri interessi di bottega – siamo allora di fronte ad un’Oligarchia.

Nel caso della Repubblica – il modello che noi vogliamo venga concretamente risposato – la produttività è rilanciata passando per un programma di credito pubblico diretto in tal senso. La produttività deve aumentare sia a livello pro-capite che per chilometro quadrato. Per farlo, la questione infrastrutturale è centrale. Un sistema infrastrutturale carente, infatti, non può consentire un salto di qualità nella produzione. Sono dunque necessarie politiche di stampo rooseveltiano, volte a finanziare con credito pubblico a lunga scadenza ed a basso tasso d’interesse, opere pubbliche che elevino il contenuto tecnologico della base infrastrutturale su cui si erge una civiltà. Il credito pubblico, poi, può andare direttamente verso quelle imprese private che investono in ricerca e puntano su tecnologie produttive avanzate in settori di interesse strategico (non certo verso quelle aziende che si occupano di speculazione finanziaria). Interventi di defiscalizzazione devono andare nella stessa direzione.

Nel caso dell’Oligarchia, e noi temiamo che sia Draghi che Montezemolo restino aggrappati a questo modello che sinora hanno sostenuto, il credito necessario per lo sviluppo della produttività lo si racimola distraendolo dalle voci del welfare. Questo sistema, rimette il costo del futuro sviluppo alla popolazione inerme, già in forte difficoltà, creando un sistema ancor più orientato ad ampliare la forbice tra bassi ed alti redditi.

Questo secondo sistema è dunque una trappola per ignoranti.

D’altra parte gli interventi di Montezemolo e Draghi alla Luiss, hanno sviluppato un coro stonato, dove prima il Presidente di Confindustria ha attaccato il mondo dei lavoratori pubblici dicendo che colpendo questo settore potremmo racimolare cifre corrispondenti ad un punto di p.i.l.; poi, Draghi ha spiegato che per risanare il debito – peccato che tale conquista concettuale avvenga dopo finanziarie che hanno ridimensionato fortemente il welfare italiano e corrispondentemente aumentato la pressione fiscale – sia necessario aumentare la produttività. I due, dunque, si pongono senza ombra di dubbio sulla sella del modello oligarchico, andando a finanziare lo sviluppo economico con i sacrifici dei lavoratori, piuttosto che andando a colpire la speculazione ed intervenendo con sforzi pubblici in investimenti in produttività.

Montezemolo, il quale dubitiamo si rechi personalmente presso gli uffici della pubblica amministrazione, dovrebbe andare presso quelle cancellerie di tribunale dove gli impiegati, quasi fossero lavoratori a cottimo, oberati da pratiche e richieste di avvocati e notai, si recano al bagno solo alla fine della giornata lavorativa. Oppure presso quei centri per l’impiego – la cui efficienza il Sole 24 ore ogni tanto si diverte a diffamare con paragoni con le società di lavoro interinale – a cui è stato quasi dimezzato il personale e dove i giovani assunti, quasi sempre con contratti a tempo determinato rinnovati di nove mesi in nove mesi per anni, gestiscono il lavoro con un senso di responsabilità impensabile per chi come Montezemolo può permettersi di spendere anche tremila euro a pranzo.

Questi signori, come spacciatori di fumo che fanno credere alla propria clientela di dargli cose buone, stanno scatenando una vera e propria guerra tra poveri dove purtroppo in molti stanno cadendo.

Si sta creando un mix populista tra politica e mass media, dove ad essere attaccati sono sempre interi settori del lavoro, piuttosto che il cancro speculativo nazionale ed internazionale che distrae le fonti finanziarie dallo sviluppo del Paese, e di cui sia Montezemolo che Draghi sono esponenti di primo piano.

Per comprendere che si tratta di una vera e propria guerra tra poveri è interessante soffermare la nostra attenzione su un’indagine Codacons del 6 maggio scorso, per cui le categorie più odiate sarebbero: benzinai al 20%, tassisti al 18%, commercianti al 17%, impiegati di enti pubblici al 13%, lavavetri al 10%, professionisti e artigiani al 9%, commessi e camerieri al 5%, farmacisti al 4%, bancari e assicuratori all’1%. Nella classifica non vi sono le multinazionali del petrolio (ma i benzinai!) e non vi sono i banchieri (ma i bancari!). E’ ovvio che questo è il risultato di una visione distorta indotta dai media, per cui non si vanno ad individuare le vere lobbies responsabili della disastrosa situazione italiana.

Tutte queste categorie di lavoratori, direttamente o indirettamente, vengono continuamente attaccate da quei soliti signori – finanzieri, politici e giornalisti – che in tutti questi anni, mentre l’Italia crollava, se la spassavano con la bella vita, ed ora pretendono, come se nel frattempo avessero vissuto su un altro pianeta, di sciorinare ricette. Guarda caso il prezzo di queste ricette è sempre a carico dei più deboli e le soluzioni proposte sono sempre a vantaggio degli oligarchi. Si strumentalizzano i problemi esistenti, invece che col reale intento di risolverli, per agevolare i processi di acquisizione di nuovi settori (trasporti, distribuzione, servizi pubblici locali) da parte dell’oligarchia finanziaria. Le nuove società private che sorgono sulle ceneri del settore inghiottito, offrono sempre bassi redditi e turni di lavoro estenuanti. Si guardi Telecom su chi ha riversato il costo della nuova grande efficienza che doveva sostituirsi all’inefficiente azienda pubblica di un tempo! Dipendenti ed utenza. Oppure si guardi ad Autostrade di Benetton che a fronte del costante aumento del prezzo delle tratte stradali, ha sostenuto solo in minima parte gli investimenti infrastrutturali a cui si era impegnata.

Perché Montezemolo non denuncia il fallito modello liberista delle privatizzazioni tanto decantato durante gli anni ’90?

Questi signori stanno diventando molto pericolosi per il Bene Comune, a causa degli approcci reazionari sempre più radicali che sostengono. Infatti, la crisi finanziaria mondiale accelera e loro proporzionalmente vedono accelerare il timore di uscire sconfitti dagli scontri tra oligarchie che nel dietro le quinte (di ciò che i media mostrano) si stanno verificando. Il prezzo di tutto ciò vorrebbero riversarlo su chi in questo momento per loro rappresenta un intralcio, ossia la popolazione che si era comunitariamente organizzata per perseguire in modo constante l’interesse generale.

Claudio Giudici

Movimento Internazionale per i diritti civili – Solidarietà

www.movisol.org

20 settembre 2007

Beppe Grillo, il sintetico di Soros

Sono d’accordo con un’infinità delle cose dette da Beppe Grillo, ma è come nella tela del ragno, dove sono molti i punti di contatto tra le varie fila, ma diversi i punti di partenza delle stesse.

La serata televisiva di questo giovedì sera è caratterizzata da due trasmissioni politiche, Otto e mezzo ed Annozero, accomunabili per la loro perfetta strumentalità al mantenimento dello stato di confusione culturale che domina l’attuale modello di pensiero. Il fratello di Prodi, un responsabile di Legambiente, la Guzzanti, Beppe Grillo, Santoro ed in via indiretta Ferrara, danno prova empirica di semplicismo. Roba che dopo un finire di giornata dominato dalla stanchezza prodotta dal lavoro, obbliga definitivamente a coricarsi con la speranza che il sole del giorno dopo porti una luce vera.

C’è un problema culturale nel nostro sistema – non mi riferisco all’Italia, ma all’intera umanità – dove è venuta completamente meno l’idea di verità e conseguentemente il senso della moralità.

Grillo propone la sua ricetta con tre regoline – già in parte vigenti nei contesti della politica locale, ed ogni cittadino vede da vicino a che risultato abbiano portato.

Grillo mostra ora una pericolosità finora celata dal ridere prodotto dalle sue battute. Grillo non è il fascista di turno – e neanche il suo popolo –, Grillo è il giacobino di turno, un moderno Robespierre. Da questo punto di vista, il suo pensiero è molto simile a quello leghista. Così come i leghisti – settant’anni fa i nazisti facevano la medesima cosa con gli ebrei – che individuano nel meridionale o nell’extracomunitario la fonte dei loro problemi, così Grillo individua nei politici e nei partiti il problema dell’Italia. Ma oltre che essere accomunabile al metodo leghista, Grillo è accomunabile al pensiero sintetico dell’attuale classe dirigente, e dietro di lei, dell’attuale modello culturale. La pericolosità di Grillo sta in una faciloneria testimoniata da affermazioni del tipo: “Cosa avremo dopo i partiti? Intanto eliminiamoli e poi vedremo!”. Durante alcuni dialoghi che ho avuto con alcuni esponenti dell’attuale classe dirigente, è emerso (in modo facilmente documentabile) con imbarazzante evidenza il modo semplicistico con cui questi prendono le decisioni parlamentari e governative, pilotati come marionette da interessi superiori di cui si rendono conto (nella migliore delle ipotesi) solo una volta apertigli gli occhi.

Grillo, come Robespierre, vuol eliminare l’ancien régime, ma non sa cosa proporre, non ha idea a quale esperienza storica od ideale rifarsi. Parla di regole sintetiche, ma pare non conoscere modelli complessi già adottati (e comunque migliorabili). Il risultato del giacobinismo fu sostituire la monarchia, prima col terrore, poi con la dittatura napoleonica. Facilmente ipotizzabile uno stesso scenario con le ricette sintetiche di Grillo. Grillo litiga con la politica, bene, un terzo godrà.

Ma Grillo è paragonabile anche ad un moderno Barabba, un rivoluzionario, capo popolo in lotta contro il potere farisaico. Il popolo scelse Barabba e condannò Cristo. Vi fosse un Cristo oggi, avverrebbe la medesima cosa. Ovviamente, dopo la crocifissione di Cristo, il Barabba non migliorò le sorti del popolo galileo.

Ma Grillo, lo si sa, ha dietro di sé George Soros, il “modello del capitalismo etico” (così lo definì durante il suo spettacolo dell’inverno 2003-2004). Il bello è che George Soros[1] è pure dietro al nascente Partito democratico ed in particolare a Rutelli e Veltroni per il tramite di Carlo De Benedetti. Il superspeculatore finanziario George Soros ha distrutto lo Sme ed è stato utile all’instaurazione dell’attuale dittatura della Bce che non consente agli Stati nazionali di avere i soldi per completare le infrastrutture (utili a tutti), ma ha i soldi per salvare le banche (utili alle sole famiglie di banchieri) durante la tempesta dei mutui sub-prime. Soros è stato pure utile a distruggere le economie del Sud-est asiatico durante il 1997-1998. E’ presumibile che la sua attività speculativa abbia “giovato” anche al Sud-America e all’Africa.

Allora perché Beppe Grillo non denuncia il fatto che il male della casta politica risiede principalmente nell’essere esecutrice di interessi a lei sovraordinati? Finchè non si legheranno le mani a questi interessi – ed a ciò furono utili i partiti in particolare nella fase 1948-1962 – sarà inutile l’eliminazione di qualsiasi sotto-casta. Perché Grillo non denuncia la dittatura finanziaria della sinarchia internazionale che condanna i tre quarti del pianeta al sottosviluppo, e ad un ruolo di meri spettatori i cittadini del cosiddetto mondo sviluppato? Forse perché Grillo ha una lettura molto semplicistica – epistemologicamente infantile – dell’attuale situazione culturale in primis, e finanziario-economica in seconda battuta. Qui, da parte di Grillo, saremmo su un livello d’inconsapevolezza. O forse perché Grillo è pedina, come la Lega, come il Pd, come un po’ tutto il sistema politico e mediatico, del complesso bancario-finanziario che ha imposto, grazie ad un sistema economico formalista centrato sul denaro privato piuttosto che sul credito pubblico, una matrice? E qui Grillo sarebbe su un livello di consapevolezza.

Grillo trova spazio e consenso solo perché i cosiddetti democratici sono diventati degli ignavi lacchè degli egoismi sinarchisti. Vi sono esperienze storiche post-belliche illuminanti che prendono spunto dal modello che Franklin Delano Roosevelt attuò, prima trasformando gli Stati Uniti nella più forte economia del pianeta e poi sconfiggendo il nazismo. Credito pubblico, opere pubbliche, lavoro, ricerca scientifica e tecnologica, difesa dell’impresa privata produttiva e lotta alla speculazione, erano la prova concreta di un ritrovato senso del bene comune.

Grillo dovrebbe studiarsi FDR, la storia politica italiana del periodo 1948-1962, la rinascita post-bellica tedesca. In questo caso compirebbe un’azione utile per quei giovani che lo seguono.

Claudio Giudici



[1] Sul Guardian del 19 dicembre 1992 Soros ammetterà: ‹‹Sono certo che le attività speculative hanno avuto delle conseguenze negative. Ma questo fatto non entra nel mio pensiero. Non può. Se io mi astenessi da determinate azioni a causa di dubbi morali, allora cesserei di essere un efficace speculatore. Non ho neanche l’ombra di un rimorso perché faccio un profitto dalla speculazione sulla lira sterlina. Io non ho speculato contro la sterlina per aiutare l’Inghilterra, né l’ho fatto per danneggiarla. L’ho fatto semplicemente per far soldi››. Grillo lo ha definito “modello di capitalismo etico”!

20 agosto 2007

La Legge degli Ultimi

Nulla è costante eccetto il cambiamento.

Il continuo mutare del Tutto obbliga l’uomo ad intraprendere delle azioni, ma queste azioni non possono mai essere perfettamente una uguale all’altra, proprio perché una situazione mai è perfettamente uguale ad un’altra.

La complessità del Tutto, è paragonabile a quel canto a più voci dove ogni singola voce manifesta la propria libertà solo cercando l’armonia con le altre. Prese singolarmente queste voci potrebbero esprimere effetti diversi rispetto alla loro azione di gruppo. Esse si rapportano tra loro mantenendosi libere, ma senza cadere nell’arbitrio, instaurando un dialogo e non una sovrapposizione prepotente l’una sull’altra. Così ciascuna voce agisce consapevole di dover tenere conto della presenza delle altre, per produrre quel risultato superiore che la complessità comporta.

Si tratta del medesimo processo a cui si assiste durante un autentico dialogo tra più parti: la verità colta grazie a quel dialogo è sempre superiore rispetto a quella colta dai singoli.

Dunque, prese una ad una queste voci esprimono delle potenze differenti rispetto a quella che esprimono tutte assieme. Linearmente inteso il processo superiore che assieme esprimono, dovuto appunto alla maggiore complessità espressa rispetto a quella della singola voce, esprime sì una realtà superiore, ma in qualche modo limitante le singole potenzialità. Questa limitazione individuale tale non è se considerata in funzione del Tutto. Questa limitazione individuale considerata in funzione del Tutto è piuttosto un potenziamento.

Il giudizio sulla bontà o meno del fenomeno va riferito al processo inteso nella sua globalità. Tale processo dovrà essere ispirato dal Bene. In realtà ogni processo universale è naturalmente incline al Bene, al Meglio; dunque l’azione umana dovrà preoccuparsi di limitare quanto più ciò che bene non è. Questa dinamica del processo passa per metaforiche zone d’ombra, che ne esaltano però il risultato complessivo, così come un’ombreggiatura fa risaltare la bellezza di un’opera d’arte, così come il piegarsi sulle gambe consente uno slancio superiore[1].

Il fenomeno a cui si assiste è quello che nella scienza giuridica è denominato contemperamento degli interessi in gioco. Il contemperamento degli stessi consente la tutela, il miglior manifestarsi (in senso armonico) di tutti gli interessi in gioco.

Questo fenomeno di contemperamento è un qualcosa che riguarda continuamente anche il nostro agire individuale, la nostra vita privata. Nelle scelte lavorative per esempio il perseguimento dello scopo produttivo confligge continuamente con altre singole istanze di carattere morale, salutare, ambientale. Nelle scelte familiari, dalla gestione del tempo da dedicare ai singoli componenti della famiglia, alla gestione del budget da dedicare ad una finalità piuttosto che ad un’altra, continuamente siamo di fronte ad un processo che puntando all’armonia complessiva necessita di calibrare il tiro in funzione delle singolarità che lo compongono.

La scelta fatta, l’azione intrapresa, tiene poi conto dell’elemento temporale. Infatti, se in un dato momento la miglior cosa da fare è una, in uno successivo sarà un’altra. Si tratta allora di una sorta di relativismo temporale? No, piuttosto il continuo divenire fa sì che le relazioni degli enti tra di loro consiglino di volta in volta un’azione diversa.

Un’inclinazione innata, gli Ultimi saranno i primi

Ma queste scelte in considerazione di quale valutazione avvengono, o meglio, devono avvenire?

Il processo agente deve puntare ad una costante armonia del Tutto; tuttavia con qualcosa si deve pur partire e sappiamo già da dove dover partire.

Ne «gli ultimi saranno i primi» non ravvedo una filosofia del conforto per i “perdenti”, come denuncia Nietzsche, bensì una concreta indicazione operativa rispettosa della legge naturale[2]. La nostra azione deve essere guidata da tale tipo di considerazione. Nel lavoro, nelle relazioni sentimentali o in politica, il confliggere di situazioni tra loro contrastanti obbliga a delle scelte. Queste scelte debbono essere fatte dando la precedenza al più debole, all’ultimo. Ecco perché gli ultimi saranno i primi. I deboli, gli ultimi, colui che si trova in posizione di debolezza fisica, psichica, emotiva, devono rappresentare la stella polare della nostra azione. Piantato questo paletto, attorno a questo deve ruotare il resto dell’azione. Trascurare questo vorrebbe dire fare una scelta contro natura.

Dunque «gli ultimi saranno i primi» non è una promessa per un futuro ultraterreno, quanto una precisa indicazione comportamentale per l’azione umana. Ci troviamo di fronte ad una vera e propria “Legge degli Ultimi”.

La potenza di tale principio si manifesta più costantemente di quanto si possa abitualmente credere.

Quando ci feriamo, la nostra azione è tutta indirizzata al prenderci cura della ferita, tralasciando in parte la cura delle altre parti del corpo.

Quando arriva in famiglia un nuovo nato, il perno naturale dell’azione dei componenti della famiglia, diviene questo. Il resto vi ruoterà attorno. L’armonia familiare si conforma spontaneamente – con altrettante naturali eccezioni, ma che appunto eccezioni sono – a dedicare la propria azione al più debole sopravvenuto. Il resto, rappresenterà un qualcosa a cui dedicare attenzione in un secondo momento.

Si tratta dunque di un’inclinazione innata, così come innata è l’inclinazione alla conoscenza. La natura umana, così come quella universale, è in continua tensione verso il progresso; il Tutto non è in posizione di equilibrio dove sarebbe il caso a decidere per il non umano ed il libero arbitrio per l’umano. No, il Tutto è orientato, inclinato, teso al progresso (Bene) così come dimostra il cammino naturale compiuto dal neonato. Egli manifesta inequivocabilmente un’inclinazione naturale al progresso cognitivo-creativo fin dai primi giorni di vita: ad un’iniziale incapacità di conoscere con la vista si sostituisce la capacità di mettere a fuoco gli oggetti e di percepirli visivamente; lo stesso processo avviene con il senso del tatto; successivamente il neonato prende coscienza della sua esistenza fisica e comincia ad osservarsi mani e piedi; in uno stadio ancora successivo prende coscienza dell’esistenza del mondo e comincia ad osservare gli oggetti che gli stanno intorno: inizialmente riuscendo a vedere solo ciò che rientra nel ristretto campo visivo della fase acerba della capacità visiva, poi ampliando sempre più questo campo visivo; toccherà poi alla capacità di movimento, gattonando e camminando, e poi a quella della parola. Conoscenza ed azione (cognizione e creazione), si dimostrano così essere un’inclinazione naturale prescritta al nostro essere. Questo processo cognitivo, che nella fase iniziale vede la primazia dei sensi, in un secondo momento si rimette alle facoltà del pensiero. Questa naturale inclinazione sarà tanto più perfettibile quanto più l’individuo sarà in grado di affidarsi al superiore dominio del pensiero, piuttosto che al più fallace dominio dei sensi.

Chi sono gli Ultimi?

Ritornando alla “Legge degli Ultimi”, talvolta diviene difficile comprendere chi siano questi ultimi, chi siano questi deboli.

Se riflettiamo su quella che è l’evoluzione naturale dell’universo – continua crescita in termini di complessità dalla materia non vivente a quella vivente a quella umana – possiamo rilevare come la legge naturale proceda in modo armonico nel rispetto di tutte le sue dimensioni. L’interconnessione fra queste dimensioni comporta perdite energetiche, o più semplicemente perdite – utili al progresso del Tutto, così come un tanto maggior buio consente di vedere meglio lo stellato notturno –, ma sempre con una complessiva precedenza che viene data alla fase più debole di tutto il processo, la materia non vivente. Quest’ultima, paradossalmente, pur risultando inerte ed impotente di fronte all’arbitrio dei due successivi domini, il vivente e l’umano, rappresenta la base senza la quale questi due ultimi non potrebbero esistere e sviluppare. Altrettanto il debole ed impotente nascituro, rappresenta il motivo di vita di una famiglia. Le future generazioni, al momento deboli ed incapaci di provvedere a sé stesse, rappresentano il motivo del progresso individuale delle generazioni mature. Non si sottovaluti tale naturale inclinazione, anche se su questo punto dovrei già esser stato abbastanza chiaro. Qualcuno potrebbe pensare che il progresso dell’uomo avvenga per interesse, spirito di rivalsa sociale, ricerca del potere. L’umanità complessivamente intesa perpetua sé stessa dedicandosi con precisi atti di volontà alla cognizione-creazione (scoprire i principi della scienza da riproporre con tecnologie più efficienti, che sappiano rispondere in modo sempre più efficiente alle esigenze dei più) poiché l’istintivo moltiplicarsi dell’uomo pone sempre maggiori difficoltà per il futuro. La continua crescita quantitativa dell’umanità – grande è bello! – lungi dall’essere un problema, a meno che non si consideri un essere umano un problema!, inclina ed obbliga l’uomo a migliorare la propria capacità relazionale con l’universo[3].

Questi ultimi sono allora i meno potenti, quegli elementi o quegli individui che nel loro rapportarsi col resto rischiano di soccombere se non aiutati da un ente a loro esterno.

Come vediamo in un processo di tal genere sono presenti tutti gli elementi della complessità universale in un continuo intreccio che racconta un processo mutevole ed armonico dove materia, vita e spirito (bene e male) si affacciano continuamente non potendo mai prescindere da tutti gli elementi in gioco. Si tratta dunque di una tensione verso una direzione piuttosto che verso l’altra, comunque dove ogni elemento è legato alla presenza degli altri elementi, proprio come il volo dell’uccello che costantemente dialoga con la legge di gravità che lo rivorrebbe a terra.

L’azione politica imposta dalla “Legge degli Ultimi”

In ambito socio-politico, i disastri prodotti dalle due guerre mondiali hanno portato allo svilupparsi di una riflessione di tal genere. Il rinascere delle nazioni durante la fine degli anni ’40, è stato motivato da quei patti fondamentali tra cittadini – che sono le costituzioni – che hanno portato al nascere della forma giuridico-politica dello Stato Sociale. Non più diritti puramente formali, ma la ricerca della sostanza offerta dal riconoscimento della dignità della persona umana; non più credito quantitativamente e qualitativamente arbitro delle relazioni tra gli uomini, ma un credito strategicamente diretto verso il Bene Comune; non più la inalienabile proprietà privata, ma una proprietà privata con utilità sociale; non più una libertà d’impresa tout court, ma una libertà d’impresa con funzione sociale.

Ecco che gli anni che vanno dalla fine della seconda guerra mondiale a quel cambio di paradigma prodottosi tra gli anni ’60 ed i primi anni ’70, hanno rappresentato l’esperienza politico-comunitaria espressa dall’umanità con maggior grado di tensione verso quella che è una vera e propria inclinazione naturale: “gli Ultimi saranno i primi”.

L’esperienza successivamente scaturitane e protrattasi fino ai giorni nostri, è invece figlia della cultura opposta che è dunque contro la legge naturale. In sostanza è stato completamente disconosciuto l’insegnamento “gli ultimi saranno i primi”, e quella che è una precisa indicazione operativa in rispetto della legge naturale a tutela dell’intero ordine cosmologico, è stata sminuita e denunciata come patetico grido dei perdenti in cerca di rivincita.

Il nostro sistema culturale, sociale, politico ed economico, necessitano quanto prima di ritrovare l’autentico senso de “gli ultimi saranno i primi”. L’ampliamento della distanza tra le fasce di reddito, l’aumento dell’imposizione fiscale diretta e la sostanziale perdita della progressività costituzionalmente prescritta, il venir meno di un sistema scolastico effettivamente gratuito, una sanità sempre meno gratuita, istituzioni locali che non riescono più a sostenersi sulle somme provenienti dalla fiscalità ma che invece vedono il grosso delle proprie voci di bilancio provenire da ulteriori mezzi di fiscalità diretta mascherata – come lo sono diventati i posteggi a pagamento e le sanzioni pecuniarie per violazione del codice della strada con l’imperversare di autovelox, telecamere, vigilini ed ausiliari del traffico che sono diventati le uniche forme di occupazione nell’amministrazione pubblica (Comuni abbagliati dall’introito finanziario che questi garantiscono, ma dove tutto ciò niente ha a che fare con la ricchezza reale che altri generi occupazionali consentono) –, sono tutte manifestazioni di un deviato sistema culturale dimentico della prescrizione de “gli ultimi saranno i primi”. Come a volersi mettere a posto la coscienza, l’ultimo è – tanta è l’ipocrisia dell’attuale sistema culturale formalista – un qualcuno di cui si tiene conto con una continua opera di elemosina, mai volta però alla sua effettiva valorizzazione come imporrebbe un’autentica carità (caritas, agape). Il ferito, stremato nelle forze, è sollevato da terra, ma subito gli si voltano le spalle senza preoccuparsi se ce la farà a rientrare a casa o se cadrà nuovamente a terra.

Si spaccia questo sostanziale disinteresse per le sorti del prossimo come rispetto della libertà altrui. Ci troviamo di fronte invece ad un modo formale di concepire le relazioni tra gli uomini. Si parte dalla fasulla idea per cui le persone partano da una posizione di parità, poi, si dice, grazie alla propria libertà, il più meritevole avrà la meglio sugli altri.

Diversamente, si impone quanto prima un ritorno della politica ad una pedagogica opera di cura nei confronti dell’intera comunità. Non si richiede qui, per utilizzare una metafora giuridica, l’invasiva tutela necessaria con gli incapaci assoluti, quanto l’affiancamento della curatela per chi necessita di un aiuto. Quest’opera di cura nei confronti della società deve partire dai più deboli.

In concreto, allora, debbono essere lanciate linee di credito pubblico, dunque sovrane, per il miglioramento e l’ampliamento dell’infrastrutturazione (che è sempre a beneficio di tutti), come strade e ferrovie, impianti energetici ed idrici, la reintroduzione di una effettiva imposizione fiscale progressiva, la defiscalizzazione degli investimenti produttivi (che dunque diano lavoro o che comunque siano effettuati nei settori dai maggiori riflessi comunitari), il sostegno massiccio alla ricerca scientifica, la riproposizione di un sistema sanitario gratuito ed avanzato, nonché di un sistema educativo volto a creare pensatori indipendenti come consentito dalla scienza e dall’arte classica invece che dal brutale ammaestramento del metodo del test.

Di strettissima attualità poi, emblema di una politica dimentica della “Legge degli Ultimi”, il problema dell’inflazione sui generi alimentari. In Italia gli anni ’90 sono stati a questo proposito disastrosi. I redditi medi hanno perso oltre il 50% della loro capacità d’acquisto reale sui generi alimentari. Le difficoltà che i redditi medi stanno mostrando in questo terzo millennio – ogni anno sempre di più! –, sono figlie di quegli anni, dove i generi alimentari, ma in generale tutte le voci di spesa per generi primari, hanno finito con l’assorbire gran parte del reddito da lavoro. Ecco che si impone quanto prima una politica agricola, a livello nazionale e comunitario, che presti attenzione non soltanto al miglioramento qualitativo dei prodotti, ma anche a quello quantitativo di modo da prevenire fenomeni inflattivi che riguardino il primo genere di consumo delle persone.



[1] In questo senso W. G. Leibniz in Saggi di Teodicea.

[2] In merito all’esistenza della legge naturale, la sezione aurea rintracciabile per esempio nell’azione spirale autosimilare della conchiglia, ma anche la relazione esistente tra le velocità angolari dei pianeti della nostra Galassia con i rapporti della scala musicale armonica, così come rilevato da Keplero, ci rendono l’idea dell’esistenza di una forza intelligente che starebbe dietro la realtà sensibile ed ultrasensibile.

[3] In tal senso i primi passi della Genesi sono espliciti.

23 luglio 2007

LaRouche al Senato: Economia ed Industria militare

 Il sito web del Senato della Repubblica italiana ha pubblicato il resoconto stenografico dell’audizione di Lyndon LaRouche alla Commissione Difesa il 5 giugno 2007 nel contesto dell’indagine conoscitiva sullo stato attuale e sulle prospettive dell’industria della difesa e sulla cooperazione in materia di armamenti. Dopo l’intervento iniziale di LaRouche, si possono leggere le domande e i commenti di senatori di vari partiti. Segue il link: http://www.senato.it/documenti/repository/commissioni/stenografici/15/comm04/04a-20070605-IC-0443.pdf

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