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"Tassisti ignoranti, brutti e cattivi!"... Ma Cusano pensava a loro quando scrisse La Docta Ignorantia?
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Mi rifiuto di accettare l'idea che il modo in cui "si è" ci renda moralmente incapaci di diventare "ciò che dovremmo essere". (Martin Luther King)

  RIFLESSIONI, ARTICOLI, INTERVENTI di Claudio Giudici: 

Questo messaggio lo dedico ai folli.
A tutti coloro che vedono le cose in modo diverso.
Potete citarli. Essere in disaccordo con loro.
Potete glorificarli o denigrarli, ma l'unica cosa che non potete fare è ignorarli.
Perchè riescono a cambiare le cose.
E mentre qualcuno potrebbe definirli folli, io ne vedo il genio.
Perchè solo coloro che sono abbastastanza folli da pensare di poter cambiare il mondo, lo cambiano davvero.
(Mahatma Gandhi)

 

 

AMERICAN REVOLUTION


Coloro che professano di volere la libertà, ma deprecano l'azione politica, sono come gli uomini che vogliono il raccolto senza seminare, o la pioggia senza lampi e tuoni. Vogliono l'oceano senza il terribile brusio delle sue possenti acque. (Frederick Douglass)

SCIENZA

"Il selvaggio disprezza l'arte e riconosce la natura come sua assoluta sovrana; il barbaro deride e disonora la natura, ma, più spregevole del selvaggio, molto spesso continua ad essere schiavo del suo schiavo. L'uomo colto si fa amica la natura e ne rispetta la libertà, semplicemente frenandone l'arbitrio."
(Friedrich Schiller, Lettere sull'educazione estetica dell'uomo, n. 4)
 
 

 

Dal libro della Sapienza (6)
Chi cerca la sapienza la trova
[12]La sapienza è radiosa e indefettibile, facilmente è contemplata da chi l'ama e trovata da chiunque la ricerca.
[13]Previene, per farsi conoscere, quanti la desiderano.
[14]Chi si leva per essa di buon mattino non faticherà, la troverà seduta alla sua porta.
[15]Riflettere su di essa è perfezione di saggezza, chi veglia per lei sarà presto senza affanni.
[16]Essa medesima va in cerca di quanti sono degni di lei, appare loro ben disposta per le strade, va loro incontro con ogni benevolenza.
[17]Suo principio assai sincero è il desiderio d'istruzione; la cura dell'istruzione è amore;
[18]l'amore è osservanza delle sue leggi; il rispetto delle leggi è garanzia di immortalità
[19]e l'immortalità fa stare vicino a Dio.
[20]Dunque il desiderio della sapienza conduce al regno.
[21]Se dunque, sovrani dei popoli, vi dilettate di troni e di scettri, onorate la sapienza, perché possiate regnare sempre.

"Quid Veritas?" chiede Ponzio Pilato a Gesù Cristo.
"What is love?" chiede il principe Carlo d'Inghilterra al giornalista che chiedeva a lui e Diana se si amavano.
Verità ed Amore, così come la Libertà, la Giustizia, il Bene, il Bello, sono il Cerchio che al nostro occhio pare di avere tracciato. Credete veramente di essere in grado di tracciare un Cerchio? Sì, mi riferisco a quell'inesistente complesso di punti tutti equidistanti dal medesimo fuoco. Credete veramente di averlo tracciato col vostro bicchiere, col vostro compasso, con la vostra macchina ad altissima precisione? No, non lo avete tracciato. Al vostro occhio così appare, ma quello che siete riusciti a fare è solo un'approssimazione di ciò. Bene, se così è, se è impossibile creare il cerchio perfetto, è tuttavia inutile provarci? Se sì, la ruota - che abbiamo detto non potrà essere perfettamente circolare - non è una conquista per l'Uomo, che lo aiuta nella sua relazione con l'Universo? Certo che lo è. Trasferiamo ora tutto questo ragionamento attorno alle Idee di Verità, Amore, Giustizia, Bellezza, Libertà, Bontà.
"Così in terra come è in Cielo".



 

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Ponte di Sviluppo infrastrutturale globale 
di Lyndon LaRouche


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25 dicembre 2009

Un Sereno Natale

Firenze, Natale 2009.

L'invito alla riflessione che ci porta il giorno del Natale, è sempre quello della sfida che Gesù Cristo ha rivolto al mondo con l'interezza della Sua vita. Gesù nasce sotto un impero, e la Sua denuncia e la Sua azione sono volte a colpire ciò che invece si equivocava come corrispondente al giusto.

Ciò emerge in modo chiaro nella parabola delle guarigioni durante il sacro giorno del sabato. La cura dei malati (ritenuta un lavoro) durante la giornata di festa, era considerata opera condannabile da parte della cultura farisaica, perchè in violazione della sacralità del giorno del sabato. Gesù invita a guardare alla sostanza della relativa prescrizione piuttosto che alla sua letteralità: “Il sabato è stato fatto per l'uomo, e non l'uomo per il sabato!”.

Così Gesù sfida un modo di guardare le cose, un modo di pensare, un sistema culturale, per un fraintendimento – in ultima analisi – su ciò che è bene e ciò che è male. Questo ci ricorda l'insegnamento di Socrate per cui il male non sarebbe altro che non conoscenza.

Con tutto ciò ritroviamo delle analogie nel nostro tempo, dove nonostante la mole infinita di informazioni, il fraintendimento, la non comprensione, la mistificazione, portano alla formazione di una calotta d'ignoranza che poi consequenzialmente ispira una serie di azioni che non possono portare al perseguimento del bene.

Nella sua ultima enciclica Benedetto XVI centra tutto il suo discorso intorno al collegamento che deve esservi tra amore (caritas) e verità. Non sarebbe possibile perseguire il primo senza un'azione orientata dalla verità. Molte persone, dall'uomo della strada allo statista, giustificano la loro azione ricorrendo alla “buona fede”: “D'altra parte ho agito in buona fede”. Se ciò può rappresentare la giustificazione che ognuno di noi può dare al prossimo, nel momento in cui essa, nella relazione tra la nostra coscienza e la nostra condotta, diventa regola di vita, si tramuta in quel nichilismo che anche nell'omelia alla messa natalizia in Santa Maria del Fiore, Mons. Betori ha denunciato come alla base di una società dell'apparenza piuttosto che della sostanza (ed ecco così riaffacciarsi la cultura farisaica condannata da Gesù).

Allora, ingenuamente incuranti della Verità o anche soltanto di ciò che in coscienza riteniamo corrisponderle, optiamo per la comoda strada di ciò che in quel momento apparentemente conviene. Ma a prescindere dai metodi che ognuno di noi può autonomamente sviluppare per ricercare la verità, il dato più preoccupante della nostra società è che essa disconosce la verità, e centra tutto sull'opinione. Una babele di opinioni, l'una parificata all'altra, portano così, invece che alla agognata libertà, alla dittatura dell'opinione del più forte, di colui che ha più mezzi per diffonderla, per urlarla, per imporla. Nella piatta parità delle opinioni, nel relativismo delle opinioni che diventa nichilismo, si crea così ugualmente una verità (non importa se autentica o fasulla), importa che sia diffusa, riconosciuta dai più come tale.

In questo preciso momento storico in cui si inserisce questa giornata di Natale, questi temi si legano all'importante vertice sul clima appena conclusosi a Copenhagen e fortunatamente fallito. Questo vertice che ha concentrato le attenzioni del mondo per diversi giorni, è servito a distrarre l'umanità dalla primaria questione della riformulazione dell'attuale sistema monetario e finanziario, lasciato ai diktat del “libero” mercato, ovvero dell'oligarchia finanziaria, a tutto danno della popolazione mondiale.

Nella discussione prodottasi in questo vertice, Benedetto XVI si è voluto inserire dando un suo importante contributo con il discorso “Se vuoi coltivare la pace, custodisci il creato”, per la Giornata mondiale della Pace 2010.

Differentemente dall'accento posto dal complesso culturale al discorso di Benedetto XVI – quasi ne fosse stata letta soltanto la prima parte (di analisi) – , il Santo Padre offre tutta un'altra prospettiva rispetto alle soluzioni malthusiane (di riduzione della popolazione mondiale) che l'impero britannico mirava subdolamente a far adottare a tutti gli Stati nazionali del pianeta con quel vertice. Questa prospettiva si trova ancora una volta in accordo con le concezioni antropologiche (laiche) di Lyndon LaRouche (si ricordi l'intervento di Padre Bonifacio Honings a Rüsselsheim nel febbraio scorso).

Il Santo Padre non entra ovviamente nel merito dello scandalo del “Climagate”, di cui così poco hanno parlato i media. Quindi tralasciando la frode che si cela dietro al “riscaldamento globale antropogenico” – come denunciata da LaRouche da decenni – così come emersa con lo scandalo delle e-mail dell'East Anglia University, è importante soffermare l'attenzione sul messaggio del Santo Padre.

Benedetto XVI, riprendendo Giovanni Paolo II, avvalora l'importanza di una “coscienza ecologica” che “non deve essere mortificata, ma anzi favorita, in modo che si sviluppi e maturi, trovando adeguata espressione in programmi ed iniziative concrete”.

Ma quali debbono essere le linee guida per procedere verso questa direzione?

Si pensi a come i movimenti ambientalisti si pongono di fronte alla questione dell'ambiente; essi hanno richiesto con uno schematico documento la riduzione dei gas serra. Sui metodi per ottenerla, non viene detto niente. Tra le altre cose, richiedono che si riducano i gas serra del 40% dai massimi del 1990; se ciò vorrà dire insostenibilità di molte attività economiche, perdita di posti di lavoro, tutto ciò sarà secondario rispetto all'imminente countdown che rischia il pianeta.

E Benedetto XVI invece ammonisce: “La crisi ecologica non può essere valutata separatamente dalle questioni ad essa collegate, essendo fortemente connessa al concetto stesso di sviluppo e alla visione dell'uomo e delle sue relazioni con i suoi simili e con il creato.” Ed aggiunge: “Saggio è, pertanto, operare una revisione profonda e lungimirante del modello di sviluppo, nonché riflettere sul senso dell’economia e dei suoi fini, per correggerne le disfunzioni e le distorsioni. Lo esige lo stato di salute ecologica del pianeta; lo richiede anche e soprattutto la crisi culturale e morale dell’uomo, i cui sintomi sono da tempo evidenti in ogni parte del mondo.” Egli ci parla del “senso dell'economia e dei suoi fini”.


 

Ed il discorso di Benedetto XVI entra progressivamente sempre più nel concreto di ciò che dobbiamo fare: “Per guidare l’umanità verso una gestione complessivamente sostenibile dell’ambiente e delle risorse del pianeta, l’uomo è chiamato a impiegare la sua intelligenza nel campo della ricerca scientifica e tecnologica e nell’applicazione delle scoperte che da questa derivano.

Ecco che qui l'uomo diventa la soluzione ai problemi di gestione delle risorse, al rapporto relazionale tra esso ed il creato. L'uomo non è dunque il problema, ma la soluzione, se fa ricorso alla sua capacità di ragione cognitivo-creativa. Come dice LaRouche, è la valorizzazione di questa dimensione dell'uomo esprimente la sua somiglianza con Dio, che l'organizzazione politica deve individuare come suo ultimo fine.

Ed il distacco e la critica ai movimenti ambientalisti, si fa più accentuato quando il Santo Padre dice: “La questione ecologica non va affrontata solo per le agghiaccianti prospettive che il degrado ambientale profila all’orizzonte; a motivarla deve essere soprattutto la ricerca di un’autentica solidarietà a dimensione mondiale, ispirata dai valori della carità, della giustizia e del bene comune. D’altronde, come ho già avuto modo di ricordare, «la tecnica non è mai solo tecnica. Essa manifesta l’uomo e le sue aspirazioni allo sviluppo; esprime la tensione dell’animo umano al graduale superamento di certi condizionamenti materiali. La tecnica, pertanto, si inserisce nel mandato di «coltivare e custodire la terra» (cfr Gen 2,15), che Dio ha affidato all’uomo, e va orientata a rafforzare quell’alleanza tra essere umano e ambiente che deve essere specchio dell’amore creatore di Dio».


 

Ma il diverso approccio, filosofico, antropologico, epistemologico, con la cultura “neopagana” dei movimenti ambientalisti, diventa inequivocabile quando Benedetto XVI scrive: “D’altra parte, una corretta concezione del rapporto dell’uomo con l’ambiente non porta ad assolutizzare la natura né a ritenerla più importante della stessa persona. Se il Magistero della Chiesa esprime perplessità dinanzi ad una concezione dell’ambiente ispirata all’ecocentrismo e al biocentrismo, lo fa perché tale concezione elimina la differenza ontologica e assiologica tra la persona umana e gli altri esseri viventi. In tal modo, si viene di fatto ad eliminare l’identità e il ruolo superiore dell’uomo, favorendo una visione egualitaristica della «dignità» di tutti gli esseri viventi. Si dà adito, così, ad un nuovo panteismo con accenti neopagani che fanno derivare dalla sola natura, intesa in senso puramente naturalistico, la salvezza per l’uomo. La Chiesa invita, invece, ad impostare la questione in modo equilibrato, nel rispetto della «grammatica» che il Creatore ha inscritto nella sua opera, affidando all’uomo il ruolo di custode e amministratore responsabile del creato, ruolo di cui non deve certo abusare, ma da cui non può nemmeno abdicare. Infatti, anche la posizione contraria di assolutizzazione della tecnica e del potere umano, finisce per essere un grave attentato non solo alla natura, ma anche alla stessa dignità umana”.


 

Claudio Giudici


 


 

7 luglio 2009

Se Goldman Sachs fotografa Berlusconi ...

 
E' in atto un'operazione coperta contro Berlusconi-Tremonti. Si tratta della ripetizione di quell'operazione che già scoppiò intorno a Clinton a fine anni '90. Oggi come allora, è il “fattore LaRouche” a rendere necessarie operazioni multilivello che passano dai media ai tribunali, dai servizi segreti deviati alle accompagnatrici, di modo da screditare, delegittimare, privare di autorevolezza ogni volontà politica riformatrice dell'attuale ordine finanziario internazionale alla luce di un principio di giustizia che riporti le Nazioni verso un'epoca di sviluppo e di pace. Infatti il ministro Tremonti, che è allo stato attuale una delle personalità più ascoltate in Europa, sostiene la Nuova Bretton Woods, il progetto per un nuovo sistema finanziario internazionale che Lyndon LaRouche propose nel febbraio del 1997 e che Bill Clinton e il Segretario al Tesoro Robert Rubin presero in considerazione qualche mese più tardi. Ecco che mentre Bill Clinton vide inibita ogni sua capacità politica con lo scandalo Lewinsky, l'Italia rischia di subire oggi il medesimo destino, in un 2009 durante il quale ricoprirà il ruolo di presidente del G8.


 

I vizietti di Berlusconi … e gli altri?


 

Un cittadino dotato di un minimo senso critico, seppur all'oscuro di una serie di elementi la cui conoscenza è necessaria per comprendere a fondo il recente “caso Berlusconi”, dovrebbe chiedersi del perchè di questa pioggia di notizie (caso Noemi, caso Mills, caso D'Addario ) intorno al Primo ministro italiano in questo preciso momento. La risposta più immediata potrebbe essere quella della importante fase pre-elettorale appena conclusasi in Italia. Ma in realtà vi è molto di più. Vi è molto di più perchè al “caso Berlusconi” hanno partecipato in primo luogo i media internazionali. Da Repubblica, a El Pais, alla Bbc, alla Cnn, si tratta di una rete mediatica legata ai circoli bancari londinesi, ed a personaggi a questi legatissimi come Carlo De Benedetti, George Soros, Ted Turner. Anche i “moralizzatori”, quelli che ce l'hanno con la politica, come Di Pietro e Grillo per esempio, sono complici di questi circoli. Non è un caso per esempio che Grillo durante uno spettacolo dell'inverno del 2003, definì il megaspeculatore George Soros ed il magnate dei media Ted Turner, come modelli di capitalismo etico. Tanto sono “etici” che entrambi aderiscono alle tesi neomaltusiane (per la riduzione della popolazione mondiale)1.

La cittadinanza dovrebbe dunque quanto meno prendere le distanze da una operazione che è un palese tentativo di condizionare la sovranità politica italiana da parte di forze private nazionali ed estere.

In Italia il sexygate intorno al Presidente Berlusconi ha rappresentato l'ancora di salvataggio a cui è ricorso il potentato finanziario dietro al Gruppo L'Espresso per impedire la disintegrazione della creatura politica che sponsorizzano, il Partito Democratico. L'attuale leader del PD, l'on. Dario Franceschini, invece di prendere le distanze da questa evidente operazione sporca, vi si è buttato a capo fitto. Eppure di storie di questo tipo l'ambiente politico ne è pieno zeppo. Dai viaggi in Thailandia per turismo sessuale di un dirigente del centro-sinistra, al sesso orale che un ex candidato alla Presidenza del Consiglio praticava durante il suo tirocinio politico con un anziano attivista radicale, alla tresca tra la moglie di quello ed un ex Presidente della Repubblica, ai festini omosessuali nelle saune romane di un leader ambientalista, agli avvistamenti di coloro che sono alla ricerca di transessuali, a quelli trovati in flagrante con prostitute e cocaina, in tutto il mondo politico situazioni criticabili dal punto di vista morale (alcune delle quali anche legalmente perseguibili) sono conosciute dagli addetti ai lavori. Il Giornale recentemente, per tutelare il proprio dominus, ha rispolverato una non molto vecchia inchiesta archiviata sul nascere, datata 1999, che coinvolgeva in uno scandalo di escort ospitate nei palazzi di Stato, uomini vicini all'on. D'Alema e per cui quest'ultimo ha querelato il quotidiano. Il tacito accordo tra gli schieramenti, è che di queste cose non se n'ha da parlare poiché ognuno nell'armadio ha i propri scheletri. Il fatto che il Gruppo L'Espresso sia intervenuto in modo così massiccio su tali fatti, la racconta lunga in merito all'attuale incapacità della dirigenza di centro-sinistra di fare politica, individuare issues che non le si ritorcano contro (il caso Sky o l'attacco al Governo per l'istituzione del controllo prefettizio sulle banche che accedono ai Tremonti bond, insegnano).

Dunque, il dato politico principale della faccenda è che il PD si trova ad un livello di pochezza ideale da farsi dettare l'agenda politica dal gossip di Repubblica piuttosto che fare politica intorno a questioni fondanti. Tuttavia tra queste questioni fondanti vi è la riforma del sistema finanziario internazionale che il Governo Berlusconi non riesce a portare avanti a livello di G8 o G20 – ma allora qui si dovrebbe rivolgere un duro atto di accusa verso Gordon Brown! – ; la questione del flusso creditizio che non arriva alle banche – ed allora qui si dovrebbe dar ragione a Tremonti quando decide di istituire il controllo prefettizio sulle banche, invece che invocare il “trascendentale” principio dell'indipendenza delle banche! – ; la questione Alitalia, che era opportuno tenere in mano pubblica e rifinanziare – ma allora qui invece che rivolgere un j'accuse al Governo lo si dovrebbe rivolgere alla legislazione europea! – . Ed infatti, le inefficienze dell'attuale Governo mettono alla luce le lacune del patrimonio ideale dell'attuale PD e del ventennale conformarsi della sua dirigenza all'ideologia liberista, a quella della globalizzazione finanziaria, a quella dell'Impero britannico. Si tratta di un vero e proprio tradimento di quello che dovrebbe essere il patrimonio genetico del Partito Democratico, così come si espresse durante l'era di Franklin Delano Roosevelt, in quanto esperienza decisiva dal punto di vista storico, sia sul fronte economico che sul fronte delle relazioni internazionali. Da ciò se ne evince che o gli attuali dirigenti del PD trovano il coraggio di dire che negli ultimi vent'anni hanno fatto una serie di errori sia a livello ideale che a livello pratico, oppure questa dirigenza, onde evitare di portare alla distruzione un'intera tradizione politica, deve essere sostituita da una generazione più giovane che non si porta sulle spalle il pesantissimo fardello di un patrimonio culturale e politico fallimentare. Potrebbe veramente essere giunto il momento di un passo di questo genere. Amministratori locali tipo il neo-sindaco Matteo Renzi a Firenze o il neo-consigliere comunale Nicola Oliva a Prato, se lasciati lavorare senza incompetenti cappelli gerarchici e culturali (liberismo ed ambientalismo in particolare) hanno tutto il potenziale per far risollevare il PD.


 

La presidenza del G8 all'Italia dietro al sexygate


 

Così Repubblica si è avvantaggiata delle operazioni sporche di Antonello Zappadu e di Patrizia D'Addario – su cui la magistratura dovrebbe aprire un'inchiesta per verificare se appartenenti o comunque vicini ai servizi segreti deviati – , mentre il PD si è avvantaggiato dell'inchiesta di Repubblica. A livello elettorale tutto ciò è costato in termini di voti quasi dieci punti percentuali al PdL, ma ha fatto riguadagnare al PD ben pochi punti percentuali rispetto ai minimi di consenso a cui veniva dato.

Ma a queste vicende è stato dato un eco internazionale, mentre appunto l'Italia per questo 2009 riveste il ruolo di presidente in seno agli incontri del G8. Se L'Italia non avesse rivestito questo ruolo, il grande eco internazionale dato al sexygate di Berlusconi non vi sarebbe stato. Ma invece Berlusconi si è scelto come superministro dell'Economia un personaggio un po' eccentrico come Tremonti, che nonostante sia un uomo fedele alla politica del premier, gode trasversalmente della simpatia e del rispetto di gran parte dei politici e dei cittadini italiani. E per l'oligarchia finanziaria la pericolosità del Governo Berlusconi risiede in particolare nel Giulio Tremonti che parla di valori e di morale, che parla di legge e politica sovraordinata ai desiderata dei banchieri, che partecipa ad incontri pubblici con Lyndon LaRouche, che non perde occasione per ricordare che il problema di fondo dell'attuale fase storica non sono le liberalizzazioni o la riforma delle pensioni – tutta roba che bastona lavoratori e pensionati per dare nuovi aiuti agli speculatori – quanto il magnetismo esercitato dai prodotti speculativi sulle banche e la parallela allergia che hanno verso l'economia reale.

Le cose che LaRouche sostiene, con la crisi finanziaria ed economica in corso fanno sempre più breccia anche tra chi finora credeva di poter fare politica accettando che la questione della sovranità creditizia e monetaria potesse essere lasciata alle autorità finanziarie ed ai banchieri. Se queste divengono oggetto di discussione tra più leader nazionali, l'oligarchia finanziaria rischia di ritrovarsi in serie difficoltà. E allora, anche per rifarsi all'articolo di Lodovico Festa comparso su Il Foglio del 30 giugno che centra piuttosto bene il punctum dolens di tutta la questione, il problema non è tanto ciò che ha fatto o detto sinora Tremonti, quanto il processo che egli potrebbe mettere in moto2.

Il dato comune di questo sexygate con quello che riguardò Bill Clinton nel 1998, è che oggi come allora sul tavolo di discussione di chi ricopre un ruolo che potrebbe essere cruciale per la storia, vi è la proposta di Nuova Bretton Woods di LaRouche. LaRouche di fatto è vittima di ostracismo, diffamazioni e menzogne da circa quarant'anni, ma la capacità del suo movimento politico di far arrivare le sue idee ai piani alti della politica mondiale è assai efficace. Di fatto i sexygate hanno la capacità di delegittimare agli occhi altrui, e di inibire la capacità propositiva di chi è fautore di proposte concettualmente complesse, che rompono con gli schemi a cui si è abituati.


 

Dove la globalizzazione ha già distrutto vince il PdL; dove la globalizzazione ha da finir di distruggere vince il PD


 

Contestualizzato lo scenario strategico, si può sviluppare qualche considerazione in merito alle elezioni amministrative appena concluse in Italia.

Il fatto che il nord industriale propenda per PdL e Lega Nord trova causa nelle capacità distruttrici e predatorie della globalizzazione finanziaria. Non si tratta del semplice sostegno della classe imprenditoriale (una piccolissima minoranza dell'elettorato) al centro-destra, ma anche dello stesso mondo del lavoro dipendente appartenente al settore industriale.

Le recenti elezioni amministrative danno ulteriore conferma di ciò, se pensiamo che la industriale Prato, governata dalle forze di sinistra da oltre sessant'anni, è stata espugnata dal PdL, mentre nella Firenze del terziario non globalizzato si è confermato nuovamente il centro-sinistra di Matteo Renzi. In sostanza gli ambienti industriali, artigianali e del commercio, vittime del liberismo economico e della globalizzazione, riconoscono nel centro-sinistra la causa del loro malessere. Gli ambienti del lavoro ben protetto dalla concorrenza, pubblica amministrazione e assicurativo-finanziario, invece, ancora non vittime del processo messo in moto dalla globalizzazione, propendono per il centro-sinistra.

Tuttavia queste tendenze esauriranno presto la loro efficacia, in quanto i processi liberisti intrinseci alla globalizzazione distruggono in una prima fase il settore agro-industriale e del terziario liberalizzato, ma in una seconda fase distruggono anche quelli protetti che in ogni caso dal settore primario dipendono. Dunque, il centro-sinistra continuando ad arroccarsi sulle istanze del liberismo economico, perderà pure le ultime roccaforti, a prescindere stavolta da nuovi scandali che scoppino pur con tempismo intorno al premier Berlusconi. Sia chiaro a questo proposito che qui non si prendono le difese di Berlusconi – il quale potrebbe avere abitudini sessuali ancor più disinibite rispetto a quelle che Repubblica ha voluto far intendere – quanto il fatto che esse vengono artatamente strumentalizzate per condizionare la sovranità nazionale italiana.

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1Il 5 maggio alcuni tra i più ricchi personaggi del mondo si sono riuniti segretamente a New York. Tre settimane dopo, la notizia è finita sul Sunday Times, in un articolo di John Harlow intitolato "Club di miliardari si adopera per ridurre la popolazione", che ha anche rivelato l'ordine del giorno. La riunione sembra essere stata convocata su iniziativa di Bill Gates, l'uomo più ricco del mondo secondo Forbes e fondatore di Microsoft, dal numero due sulla lista di Forbes Warren Buffett (il quale ha versato 31 miliardi di dollari alla Fondazione Bill e Melinda Gates) e da David Rockefeller, [...]. Oltre a questi tre personaggi, alla riunione segreta erano presenti il sindaco di New York Michael Bloomberg, il famoso speculatore George Soros, il cofondatore del Blackstone Group Peter G. Peterson (tra i promotori dei tagli alla sanità pubblica), l'ex manager di hedge fund Julian H. Robertson Jr., l'ex presidente della Cisco Systems John Morgridge con la consorte Tashia, David Rockefeller Jr. e i magnate della comunicazione Ted Turner e Oprah Winfrey. "Inizialmente, i partecipanti si sono rifiutati di rivelare dettagli sulla riunione, durata cinque ore, citando un accordo per proteggerne il carattere confidenziale", ha riferito il Times. Apparentemente si è cominciato con un intervento di quindici minuti in cui ciascuno ha perorato la propria "causa" particolare. Poi a cena, secondo John Harlow, "prendendo spunto da Gates, hanno tutti concordato che la sovrappopolazione" fosse la "causa-ombrello" che abbraccia ogni altra preoccupazione. La seduta è stata talmente "discreta" che alcuni collaboratori dei miliardari credevano che il loro boss partecipasse a un "briefing sulla sicurezza". Un partecipante ha affermato che c'è stato consenso sull'appoggiare una strategia "per combattere la crescita demografica in quanto minaccia ambientale, sociale e industriale potenzialmente disastrosa". I governi sono stati giudicati incapaci di scongiurare il disastro incombente. Secondo ABC News, "La riunione ha ricordato quelle che si tenevano nello studio di J.P. Morgan, in cui si ritrovavano i più importanti finanzieri americani per discutere come i cittadini privati potessero fermare il panico economico". (Fonte EIR – Strategic Alert edizione italiana, n. 23, 4 giugno 2009).

2Il Financial Times del 9 aprile 2008, in un articolo di Tony Barber, che nello Strategic Alert n. 16 del 17 aprile 2008 segnalammo, in merito a Tremonti (in quel momento solo papabile ministro dell'Economia) sosteneva: “Quindi consideriamolo come un uovo di serpente che, schiuso, diverrebbe, secondo la sua natura nocivo, e uccidiamolo nel guscio”.


Claudio Giudici
Movimento Internazionale per i diritti civili - Solidarietà

8 ottobre 2008

Sono le parole che creano la storia

 

XII ASSEMBLEA GENERALE ORDINARIA
DEL SINODO DEI VESCOVI

MEDITAZIONE DEL SANTO PADRE BENEDETTO XVI
NEL CORSO DELLA PRIMA CONGREGAZIONE GENERALE

Aula del Sinodo
Lunedì mattina, 6 ottobre 2008



Cari Fratelli nell'Episcopato,
cari fratelli e sorelle,

all'inizio del nostro Sinodo la Liturgia delle Ore ci propone un brano del grande Salmo 118 sulla Parola di Dio: un elogio di questa sua Parola, espressione della gioia di Israele di poterla conoscere e, in essa, di poter conoscere la sua volontà e il suo volto. Vorrei meditare con voi alcuni versetti di questo brano del Salmo.

Comincia così: «In aeternum, Domine, verbum tuum constitutum est in caelo... firmasti terram, et permanet». Si parla della solidità della Parola. Essa è solida, è la vera realtà sulla quale basare la propria vita. Ricordiamoci della parola di Gesù che continua questa parola del Salmo: «Cieli e terra passeranno, la mia parola non passerà mai». Umanamente parlando, la parola, la nostra parola umana, è quasi un niente nella realtà, un alito. Appena pronunciata, scompare. Sembra essere niente. Ma già la parola umana ha un forza incredibile. Sono le parole che creano poi la storia, sono le parole che danno forma ai pensieri, i pensieri dai quali viene la parola. È la parola che forma la storia, la realtà.

Ancor più la Parola di Dio è il fondamento di tutto, è la vera realtà. E per essere realisti, dobbiamo proprio contare su questa realtà. Dobbiamo cambiare la nostra idea che la materia, le cose solide, da toccare, sarebbero la realtà più solida, più sicura. Alla fine del Sermone della Montagna il Signore ci parla delle due possibilità di costruire la casa della propria vita: sulla sabbia e sulla roccia. Sulla sabbia costruisce chi costruisce solo sulle cose visibili e tangibili, sul successo, sulla carriera, sui soldi. Apparentemente queste sono le vere realtà. Ma tutto questo un giorno passerà. Lo vediamo adesso nel crollo delle grandi banche: questi soldi scompaiono, sono niente. E così tutte queste cose, che sembrano la vera realtà sulla quale contare, sono realtà di secondo ordine. Chi costruisce la sua vita su queste realtà, sulla materia, sul successo, su tutto quello che appare, costruisce sulla sabbia. Solo la Parola di Dio è fondamento di tutta la realtà, è stabile come il cielo e più che il cielo, è la realtà. Quindi dobbiamo cambiare il nostro concetto di realismo. Realista è chi riconosce nella Parola di Dio, in questa realtà apparentemente così debole, il fondamento di tutto. Realista è chi costruisce la sua vita su questo fondamento che rimane in permanenza. E così questi primi versetti del Salmo ci invitano a scoprire che cosa è la realtà e a trovare in questo modo il fondamento della nostra vita, come costruire la vita.

Nel successivo versetto si dice: «Omnia serviunt tibi». Tutte le cose vengono dalla Parola, sono un prodotto della Parola. “All'inizio era la Parola”. All'inizio il cielo parlò. E così la realtà nasce dalla Parola, è “creatura Verbi”. Tutto è creato dalla Parola e tutto è chiamato a servire la Parola. Questo vuol dire che tutta la creazione, alla fine, è pensata per creare il luogo dell'incontro tra Dio e la sua creatura, un luogo dove l'amore della creatura risponda all'amore divino, un luogo in cui si sviluppi la storia dell'amore tra Dio e la sua creatura. «Omnia serviunt tibi». La storia della salvezza non è un piccolo avvenimento, in un pianeta povero, nell'immensità dell'universo. Non è una cosa minima, che succede per caso in un pianeta sperduto. È il movente di tutto, il motivo della creazione. Tutto è creato perché ci sia questa storia, l'incontro tra Dio e la sua creatura. In questo senso, la storia della salvezza, l'alleanza, precede la creazione. Nel periodo ellenistico, il giudaismo ha sviluppato l'idea che la Torah avrebbe preceduto la creazione del mondo materiale. Questo mondo materiale sarebbe stato creato solo per dare luogo alla Torah, a questa Parola di Dio che crea la risposta e diventa storia d'amore. Qui traspare già misteriosamente il mistero di Cristo. È quello che ci dicono le Lettere agli Efesini e ai Colossesi: Cristo è il protòtypos, il primo nato della creazione, l'idea per la quale è concepito l'universo. Egli accoglie tutto. Noi entriamo nel movimento dell'universo unendoci a Cristo. Si può dire che, mentre la creazione materiale è la condizione per la storia della salvezza, la storia dell'alleanza è la vera causa del cosmo. Arriviamo alle radici dell'essere arrivando al mistero di Cristo, a questa sua parola viva che è lo scopo di tutta la creazione. «Omnia serviunt tibi». Servendo il Signore realizziamo lo scopo dell'essere, lo scopo della nostra propria esistenza.

Facciamo ora un salto: «Mandata tua exquisivi». Noi siamo sempre alla ricerca della Parola di Dio. Essa non è semplicemente presente in noi. Se ci fermiamo alla lettera, non necessariamente abbiamo compreso realmente la Parola di Dio. C'è il pericolo che noi vediamo solo le parole umane e non vi troviamo dentro il vero attore, lo Spirito Santo. Non troviamo nelle parole la Parola. Sant'Agostino, in questo contesto, ci ricorda gli scribi e i farisei consultati da Erode nel momento dell'arrivo dei Magi. Erode vuol sapere dove sarebbe nato il Salvatore del mondo. Essi lo sanno, danno la risposta giusta: a Betlemme. Sono grandi specialisti, che conoscono tutto. E tuttavia non vedono la realtà, non conoscono il Salvatore. Sant'Agostino dice: sono indicatori di strada per gli altri, ma loro stessi non si muovono. Questo è un grande pericolo anche nella nostra lettura della Scrittura: ci fermiamo alle parole umane, parole del passato, storia del passato, e non scopriamo il presente nel passato, lo Spirito Santo che parla oggi a noi nelle parole del passato. Così non entriamo nel movimento interiore della Parola, che in parole umane nasconde e apre le parole divine. Perciò c'è sempre bisogno dell’«exquisivi». Dobbiamo essere in ricerca della Parola nelle parole.

Quindi l'esegesi, la vera lettura della Sacra Scrittura, non è solamente un fenomeno letterario, non è soltanto la lettura di un testo. È il movimento della mia esistenza. È muoversi verso la Parola di Dio nelle parole umane. Solo conformandoci al mistero di Dio, al Signore che è la Parola, possiamo entrare all'interno della Parola, possiamo trovare veramente in parole umane la Parola di Dio. Preghiamo il Signore perché ci aiuti a cercare non solo con l'intelletto, ma con tutta la nostra esistenza, per trovare la parola.

Alla fine: «Omni consummationi vidi finem, latum praeceptum tuum nimis». Tutte le cose umane, tutte le cose che noi possiamo inventare, creare, sono finite. Anche tutte le esperienze religiose umane sono finite, mostrano un aspetto della realtà, perché il nostro essere è finito e capisce solo sempre una parte, alcuni elementi: «latum praeceptum tuum nimis». Solo Dio è infinito. E perciò anche la sua Parola è universale e non conosce confine. Entrando quindi nella Parola di Dio, entriamo realmente nell'universo divino. Usciamo dalla limitatezza delle nostre esperienze e entriamo nella realtà che, è veramente universale. Entrando nella comunione con la Parola di Dio, entriamo nella comunione della Chiesa che vive la Parola di Dio. Non entriamo in un piccolo gruppo, nella regola di un piccolo gruppo, ma usciamo dai nostri limiti. Usciamo verso il largo, nella vera larghezza dell'unica verità, la grande verità di Dio. Siamo realmente nell'universale. E così usciamo nella comunione di tutti i fratelli e le sorelle, di tutta l'umanità, perché nel cuore nostro si nasconde il desiderio della Parola di Dio che è una. Perciò anche l'evangelizzazione, l'annuncio del Vangelo, la missione non sono una specie di colonialismo ecclesiale, con cui vogliamo inserire altri nel nostro gruppo. È uscire dai limiti delle singole culture nella universalità che collega tutti, unisce tutti, ci fa tutti fratelli. Preghiamo di nuovo affinché il Signore ci aiuti a entrare realmente nella “larghezza” della sua Parola e così aprirci all'orizzonte universale dell'umanità, quello che ci unisce con tutte le diversità.

Alla fine ritorniamo ancora a un versetto precedente: «Tuus sum ego: salvum me fac». Il testo italiano traduce: «Io sono tuo». La parola di Dio è come una scala sulla quale possiamo salire e, con Cristo, anche scendere nella profondità del suo amore. È una scala per arrivare alla Parola nelle parole. «Io sono tuo». La parola ha un volto, è persona, Cristo. Prima che noi possiamo dire «Io sono tuo», Egli ci ha già detto «Io sono tuo». La Lettera agli Ebrei, citando il Salmo 39, dice: «Un corpo invece mi hai preparato... Allora ho detto: Ecco, io vengo». Il Signore si è fatto preparare un corpo per venire. Con la sua incarnazione ha detto: io sono tuo. E nel Battesimo ha detto a me: io sono tuo. Nella sacra Eucaristia lo dice sempre di nuovo: io sono tuo, perché noi possiamo rispondere: Signore, io sono tuo. Nel cammino della Parola, entrando nel mistero della sua incarnazione, del suo essere con noi, vogliamo appropriarci del suo essere, vogliamo espropriarci della nostra esistenza, dandoci a Lui che si è dato a noi.

«Io sono tuo». Preghiamo il Signore di poter imparare con tutta la nostra esistenza a dire questa parola. Così saremo nel cuore della Parola. Così saremo salvi.


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permalink | inviato da claudiogiudici il 8/10/2008 alle 17:27 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

8 luglio 2008

Eir Strategic Alert n. 28

I moniti della BRI

"L’attuale turbolenza di mercato nei principali centri finanziari mondiali non ha precedenti nel dopoguerra. Di fronte al rischio significativo di una recessione negli Stati Uniti, cui si aggiunge il brusco aumento dell’inflazione in numerosi paesi, si sta facendo strada il timore che l’economia internazionale possa trovarsi a un qualche punto di svolta. Questo timore non è infondato."

No, questa non è una citazione di Lyndon LaRouche. E’ tratta dalle conclusioni della Relazione Annuale della Banca per i Regolamenti Internazionali, la banca centrale delle banche centrali, che è stato da poco pubblicata (http://www.bis.org/publ/arpdf/ar2008_it.htm).

Per LaRouche si tratta del "valido preavviso di un improvviso peggioramento della situazione finanziaria mondiale".

La relazione è stata scritta dall’economista capo della BRI Bill White, ed è alquanto esplicita nel menzionare i pericoli del sistema finanziario e nell’asserire che la crisi è tutt’altro che passata. "Considerati nel loro insieme, i fatti sopra descritti indicano che le difficoltà nel mercato subprime sono state l’innesco, piuttosto che la causa, degli avvenimenti destabilizzanti osservati. Essi indicano inoltre che l’entità dei problemi a venire potrebbe essere ben maggiore di quanto molti attualmente ritengano. Infine, il ruolo preminente della rapida espansione monetaria e creditizia nella spiegazione di questi avvenimenti concorda altresì con il recente aumento a livello internazionale dell’inflazione e, potenzialmente, delle aspettative inflazionistiche."

White fa notare che le banche europee sono state più colpite sui mercati immobiliari USA delle stesse banche americane, con passivi pari a 900 miliardi di dollari. Pertanto si consiglia alla BCE di trattare con estrema cura i dati perché "le statistiche possono sottovalutare la contrazione nella offerta di credito".

Rapporto segreto della banca Mondiale: la crisi alimentare provocata dai biocarburanti

Il 4 luglio il Guardian ha pubblicato stralci di un rapporto segreto della Banca Mondiale secondo cui i biocarburanti sono responsabili del 75% dell’impennata dei prezzi delle derrate alimentari. Il rapporto risale ad aprile, ma è stato tenuto segreto per evitare l’imbarazzo a Bush (per non parlare degli altri governi occidentali) che aveva dichiarato che i biocarburanti sarebbero responsabili solo del 3% di aumento del prezzo delle derrate alimentari. In effetti le conclusioni devastanti del rapporto avrebbero impresso tutt’altro tono alla Conferenza della FAO tenutasi a Roma all’inizio di giugno.

L’autore del rapporto è Don Mitchell, economista della Banca Mondiale, che respinge in blocco l’idea secondo cui l’impennata dei prezzi sarebbe da attribuire ad un aumento dei consumi alimentari di indiani e cinesi. Persino la siccità in Australia ha avuto un impatto limitato, mentre la causa decisiva del rialzo dei prezzi e della scarsità delle derrate è sostanzialmente la corsa ai biocarburanti in Europa e America.

"Senza l’aumento di produzione dei biocarburanti, le derrate globali di grano e mais non sarebbero diminuite consistentemente e l’aumento dei prezzi dovuto ad altri fattori sarebbe stato moderato", si legge nel rapporto.

Gli effetti primari descritti sono tre: Primo, il dirottamento del grano dalla tavola al serbatoio (1/3 del mais prodotto negli USA e metà degli oli vegetali europei finiscono nella benzina); "Secondo, gli agricoltori sono stati incoraggiati a dedicare i terreni alle colture per i biocarburanti e, terzo [i biocarburanti hanno], innescato la speculazione sulle granaglie, spingendo i prezzi ancora più in alto".

[Questo rapporto va preso in considerazione per quanto concerne le materie prime alimentari; la speucalazione finanziaria che vi è dietro resta però il problema fondamentale, infatti, per quanto riguarda le materie prime energetiche e minerali qui la crescita dei prezzi è dovuta non agli "orientamenti" del mercato, quanto alla sovrastante piramide speculativa che domina questi mercati. Ndr].

Effetti delle iniziative di Tremonti
sulla scena internazionale

Il ministro delle Finanze Giulio Tremonti, sostenitore della proposta della Nuova Bretton Woods e del programma del Ponte Eurasiatico di sviluppo di LaRouche, ha lanciato una serie di iniziative contro la speculazione in occasione dei vertici del G-8 e dell’UE che hanno creato un abbrivo sfavorevole all’oligarchia finanziaria anglo-olandese e che non mancheranno di sortire effetti anche sulla campagna presidenziale USA.

Nell’ultimo numero, questa newsletter ha riferito l’appello di Tremonti al vertice finanziario di Osaka del G-8 affinché si ponga fine ai flussi speculativi che spingono in alto i prezzi del petrolio e delle commodities. Due settimane dopo, la proposta di Tremonti ha ricevuto il sostegno di Robert Rubin. L’ex Segretario del Tesoro USA, così come lo stesso presidente Clinton, si era fatto promotore di "una nuova architettura finanziaria" prima che il caso Lewinsky paralizzasse la vita politica americana. Attualmente personaggio influente del partito democratico, Rubin è stato invitato a parlare ad una conferenza internazionale che si è tenuta a Roma sui rapporti USA-Europa, organizzata dall’Aspen Institute Italia, di cui Tremonti è presidente. Il Corriere della Sera ha riferito il 1 luglio che Rubin ha chiesto "più trasparenza e più controlli sui bilanci bancari aumentando i requisiti di capitale per i future". Questo coincide con la proposta di Tremonti.

Mario Draghi, per conto della finanza anglo-olandese, si è espresso contro iniziative del genere. Nel suo discorso alla conferenza dell’Aspen, il governatore di Bankitalia, che è anche presidente del Global Financial Stability Forum, ha parlato della pericolosità di interferenze sul "mercato" da parte dei governi che intedono ripristinare delle regole ed ha difeso il suo FSF come l’istituzione delegata a occuparsi di riforma del sistema finanziario.

La risposta di Tremonti è arrivata in serata. Nel corso di un’intervista televisiva ha detto a proposito del Forum di Draghi che "è come mettere i topi a guardia del formaggio". "La speculazione finanziaria" ha continuato Tremonti "la subiamo tutti, e soprattutto chi sta peggio, i più poveri." "Dobbiamo contrastare la speculazione, peste di questo principio di secolo... non è più tempo di mercati, dei mercanti, dei banchieri d’affari. Non è più tempo della tecnica. È il tempo dei governo che debbono

farsi carico della responsabilità che hanno. Occorre che ci si trovi tutti intorno a un tavolo. Basterebbe un’economia meno falsa di quella che c’è adesso, meno truccata." Il governo italiano, ha detto Tremonti, ha presentato la questione a livello di G8 e lo farà di nuovo in sede europea.

Il giorno seguente, infatti, in una seduta delle Commissioni bilancio riunite di Camera e Senato, Tremonti ha annunciato la propria decisione di chiedere all’Unione Europea di applicare l’Articolo 81 del Trattato istitutivo della Comunità europea, che prevede misure per contrastare la speculazione. L’annuncio ha provocato numerose reazioni immediate.

Ambrose Evans-Pritchard, portavoce di certi strati dell’oligarchia britannica, il 4 luglio ha scritto, con tono isterico, che la proposta di Tremonti ha il sostegno della Francia e che potrebbe effettivamente essere approvata dal Consiglio Europeo, danneggiando seriamente gli interessi di Londra. "Le decisioni sull’Articolo 81 in teoria possono essere approvate con un voto a maggioranza qualificata, annullando così un veto dei governi britannico e irlandese. Ogni tentativo del genere di limitare i mercati dei future e dei derivati finirebbe per avere grosse conseguenze sull’industria finanziaria della City di Londra e Dublino. E’ tutt’altro che chiaro se l’Inghilterra possa costituire un’alleanza capace di resistere nell’attuale clima contrario al mercato".

Il 6 luglio Tremonti ha ricevuto un formidabile sostegno dal Papa, che ha lanciato un appello ai capi di governo riuniti al G-8 "affinché al centro delle loro deliberazioni mettano i bisogni delle popolazioni più deboli e più povere, la cui vulnerabilità è oggi accresciuta a causa delle speculazioni e delle turbolenze finanziarie e dei loro effetti perversi sui prezzi degli alimenti e dell’energia".

13 dicembre 2007

Abbandona il padre e la madre, il liberismo e MySpace! Conosci e crea!

Premessa alla lettura.
La seguente riflessione, della cui lunghezza mi scuso fino d’ora col lettore, rischia di risultare “schierata” e dunque d’interdire da subito i corretti processi mentali che una mente libera deve compiere (libera è infatti la mente che procede sul cammino del vero). In questo scritto, infatti, molti sono i riferimenti presi e gli spunti dati dal corpus del pensiero cattolico-cristiano. Tuttavia, ho voluto riferirmi ad essi non come a dogmi – e le spiegazioni che darò degli stessi, lo dimostreranno – bensì come a ricostruzioni di quella Legge Naturale – intesa nel senso più laico del termine – che tutto guida. Questo per dire che mi sarei potuto riferire, e di spunti ne avrei potuti avere, anche a moltissime delle conquiste fatte dal pensiero laico o da altre religioni. In questo caso, sicuramente, lo scritto avrebbe avuto maggior efficacia vista l’odierna moda di “scansare” ciò che ha vicinanza con tutto quanto è cattolico (fa eccezione il prodigioso Duomo di Firenze!). Tale premessa è dunque motivata dall’intento di ovviare a ciò. Comunque, se ciò può aiutare, si consideri ogni religione – a rischio di apparire blasfemo – alla stessa stregua dei fumetti per bambini: un modo semplice per parlare di cose complessissime.
Lascio alla lettura con un quesito che spero invogli almeno la riflessione: il principio fisico della gravitazione universale, così come l’orbita dei pianeti, o più semplicemente il calore dato dal fuoco, cosa sono se non leggi prescritte all’Universo?
Buona lettura.


L’attuale fase storica mostra molti caratteri tipici delle fasi di transizione. Essa, può essere afflitta da una nuova epoca buia, oppure può diventare il trampolino di lancio verso un nuovo rinascimento.

Quando le costituzioni liberali ottocentesche sancirono il principio dell’uguaglianza di tutti i cittadini di fronte alla legge, gli Stati dell’Europa continentale adottarono in via meramente formale ciò che a livello sostanziale le oligarchie non potevano consentire di vedere realizzato. Anzi, la meschinità – qualcuno parlerebbe di semplice ingenuità – delle concezioni liberali in merito al ruolo dello Stato ed ai diritti dell’uomo, consistette nell’avere un approccio formale di fronte alla dimensione umana. Considerare tutti i cittadini su un livello di parità, doveva essere l’arrivo di un autentico processo democratico, non un punto di partenza da riconoscere come già dato.

Quella enunciazione formale per cui tutti i cittadini erano eguali di fronte alla legge, non a caso, era la concessione che i sovrani europei facevano ai propri cittadini – fomentati in superficie dalle spinte di matrice britannico-mazziniana, ma più nel profondo dal bimillenario messaggio cristiano – più per ridare ossigeno alla propria posizione di privilegio che non per autentico spirito di giustizia. Infatti, come denunciava la Rerum Novarum di Leone XIII nel 1891, si era in quella fase storica attuato un processo di stravolgimento degli equilibri corporativisti creatisi nel secolo precedente[1], per aprire le porte a quel libertarismo che in campo economico creò un “giogo di si abietta servitù” per le classi più povere.

La scuola di pensiero che caratterizzò quel periodo, in quanto formalista, ebbe come suo esito naturale il giungere a quella atroce fase di crisi rappresentata dalle due guerre mondiali del ‘900. Dopo quella drammatica fase, però, l’umanità seppe dimostrare di saper reagire. La grande evoluzione che si ebbe con la nuova forma giuridica dello Stato Sociale sancì ufficialmente il passaggio da un approccio formalista dell’idea dell’uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge, ad uno di tipo sostanziale. L’art. 3, 2° co. della Costituzione della Repubblica italiana, segna infatti questa evoluzione programmatica sancendo in modo ufficiale: “È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese.

Purtroppo questa espressa indicazione sulla carta fondamentale della Repubblica italiana, dopo una costante fase politica volta ad applicare quel disposto – in particolare nel periodo 1948-62 – è divenuta lettera morta dopo l’assassinio di Enrico Mattei, pur mantenendo una certa inclinazione in quella direzione fino all’omicidio Moro (1978).

Quello che però qui ci interessa, è rilevare come funzioni la fisica delle dinamiche sociali; cosa vi sia alla radice del formalismo; come evitare di cadere nella trappola del formalismo.

Purtroppo oggi stiamo ripetendo il solito errore. Se allora il cavallo di troia fu “l’eguaglianza dei cittadini di fronte alla legge” in senso formale, intesa nel modo più arido dell’idea, soltanto per ampliare i margini di libertà economica delle oligarchie a discapito dei più deboli, oggi si utilizzano altre issues per il solito fine: ampliare gli spazi di libertà economica, formalmente di tutti ma sostanzialmente solo di chi può, cioè i potentati economici. La cosiddetta “Seconda Repubblica” racconta sicuramente per l’Italia questo processo liberista, e non la storia di una rinata Repubblica dal malcostume che l’avrebbe riguardata. Le issues che oggi ci vengono sbattute sul muso dai mass media delle oligarchie sono molteplici; in ordine: l’ambiente, la tutela del cittadino-consumatore – questa quasi definitivamente messa al bando dopo la facile denuncia che lanciammo per cui “come si può consumare se non si lavora, o il lavoro è sempre peggio retribuito?” – i giovani in politica, le donne in politica. Si tratta di istanze trattate in modo strumentale all’indebolimento dell’arte politica in favore di un sempre più imperante mercato. I populisti che continuamente si stanno affacciando sulla scena politica – da Bossi a Montezemolo a Grillo – si muovono lungo il perfetto binario di questa tecnica: indebolire la politica per rafforzare (volutamente o meno) il mercato.

Ancora una volta gli approcci formalisti passano per le single issues, piuttosto che dalla sublime idea di Bene Comune. Il politico dedito al Bene Comune, inquadra in modo armonico la fondamentale tutela del lavoro produttivo nell’ottica della funzione sociale che esso deve avere. Ecco l’autentica tutela del consumatore! Non la demagogica odierna richiesta fatta ai commercianti di abbassare il costo del pane – quando la speculazione sui cereali è dovuta alla riduzione degli spazi destinati a tale coltivazione, spazi diretti invece alla idiota produzione di biocarburanti, ed al salire dei prezzi cerealicoli in seguito alla continua inondazione di liquidità da parte delle banche centrali – o il costo del conto corrente – magari per assecondare l’ultima grande battaglia finanziaria, quella tra la sempre più imperante finanza internazionale e quella italiana – o il costo dei taxi, della benzina o dei medicinali, per mettere questi settori in mano a potenti gruppi. Come vediamo tutte istanze di per sé legittime, ma che per come vengono poste sul tavolo, servono soltanto per mettere il mercato in mano a sempre più potenti oligarchie.

Lo stesso avviene con l’issue dell’ambiente. Il miglior modo per tutelare l’ambiente – di cui, sia chiaro, l’uomo fa parte! – non è arrestare lo sviluppo come fatto in Italia o addirittura arretrare lo sviluppo come fatto in buona parte dell’Africa, ma agire politicamente in funzione dell’armonia del tutto. Ecco che così lo sviluppo tecnologico diventa strumento naturalmente finalizzato a tutelare la salute dei cittadini e dell’habitat.

E’ necessario allora rispondere a queste esigenze – tutela dei consumatori, dell’ambiente – facendo perno sul concetto di Bene Comune. Si deve tornare a parlare in modo esplicito di Bene Comune. Ed il Bene Comune è l’armonia del tutto, non il caotico e demagogico spostarsi verso una parte. Per ricercare questa armonia del tutto si deve partire dagli ultimi, dai forgotten men, non dai primi, dalle oligarchie.

L’opera de Il mercante di Venezia di William Shakespeare è quanto più di immediata comprensibilità l’arte umana abbia saputo proporre al fine di fare comprendere l’inevitabile esito distruttivo del metodo formalista[2].

Cercheremo di capire dunque perché l’umanità in troppe fasi della sua storia si sia abbandonata ad approcci formalisti e come questi siano portatori di disastri la cui evidenza è oggi più manifesta che mai, con un sistema economico e finanziario prossimo all’implosione e con una conseguente situazione geopolitica incendiaria – conseguente, perché il vero nome della pace è sviluppo – , piena di focolai cosparsi su un po’ tutto il globo dal fronte turco-irakeno a quello tra Pakistan ed Afghanistan al Corno d’Africa al Myanmar al Caucaso al pericolo di un attacco di Cheney-Bush all’Iran.

Chi sono le vittime degli approcci formalisti?

Per rispondere a questa domanda, aiutano molto alcuni passi dei Vangeli, i quali se per un credente rappresentano la parola di Dio, per un laico possono essere ben considerati dei sunti della più alta filosofia che l’uomo ha saputo proporre.

Il seguente passo del Vangelo di Luca appare ad una prima lettura criptico:

Pietro allora disse: «Noi abbiamo lasciato tutte le nostre cose e ti abbiamo seguito». Ed egli rispose: «In verità vi dico, non c'è nessuno che abbia lasciato casa o moglie o fratelli o genitori o figli per il regno di Dio, che non riceva molto di più nel tempo presente e la vita eterna nel tempo che verrà». (Lc, 18, 28-30)

Per quale motivo lasciare chi di più caro abbiamo, per il regno di Dio? Perché dovrebbe esistere conflittualità tra moglie, fratelli, genitori o figli e regno di Dio? Anzi, non dovremmo trovare proprio in quelli e con quelli il cammino per il regno di Dio?

Potrebbe allora trattarsi di un fraintendimento dell’evangelista Luca?

Il Vangelo di Matteo però si pone sulla stessa falsariga:

Chi ama il padre o la madre più di me non è degno di me; chi ama il figlio o la figlia più di me non è degno di me; chi non prende la sua croce e non mi segue, non è degno di me. Chi avrà trovato la sua vita, la perderà: e chi avrà perduto la sua vita per causa mia, la troverà. (Mt, 10, 37-39)

Anche qui vengono posti in modo dicotomico, conflittuali, i propri cari con il messaggio del Cristo.

Dunque sia l’evangelista Luca che l’evangelista Matteo, trasmettono il medesimo messaggio. Resta da comprendere quale sia questo messaggio.

Il significato di quei passi può essere correttamente inteso interpretandoli in combinato disposto con i seguenti ulteriori passi.

In Luca si dice ancora:

«Mia madre e miei fratelli sono coloro che ascoltano la parola di Dio e la mettono in pratica». (Lc, 8, 19)

ed in Marco:

«Ecco mia madre e i miei fratelli! Chi compie la volontà di Dio, costui è mio fratello, sorella e madre». (Mc, 3, 34-35)

Da tutto ciò risulta ora più chiaro il messaggio dei passi sopra riportati che destavano non poca perplessità in prima lettura. Si tratta di un’accusa mossa alla cultura formalista, a quella cultura che si rimette all’altro perché rappresentante un qualcosa, o formalista perchè guarda la crosta delle cose, le forme, le regole, ma non vede la sostanza. Il messaggio dei Vangeli è allora quello per cui non si può rinnegare la propria naturale inclinazione[3] alla ricerca della verità, nascondendoci dietro quelle forme di suicidio interiore rappresentate dalla “cultura del babbo e della mamma” (o fratelli, coniuge, amici, figli).

Si guarda a questi cari come ad entità astratte, credendo di fare il loro bene – ma in realtà è solo un superficiale “nostro bene”, il bene del non compromettersi – non instaurando con loro un autentico dialogo sopra le cose importanti della vita, ma piuttosto affidandoci costantemente al racconto di cosa è stato, procedendo per superficiali e statiche descrizioni quasi stessimo disegnando nature morte. Ti descrivo ciò che ho visto, non lo dico io, sto solo descrivendo! Questo è il miglior modo per non compromettersi, ma è anche il miglior modo per uccidere quella scintilla divina rappresentata dal raccontare cosa siamo stati in grado di conoscere e come possiamo (ri)creare ciò che abbiamo conosciuto.

Ulteriori passi evangelici rendono ancora più evidente che questo sia il vero messaggio che Cristo vuole trasmetterci.

In Marco si dice:

«Trascurando il comandamento di Dio, voi osservate la tradizione degli uomini». E aggiungeva: «Siete veramente abili nell'eludere il comandamento di Dio, per osservare la vostra tradizione. Mosè infatti disse: Onora tuo padre e tua madre, e chi maledice il padre e la madre sia messo a morte. Voi invece dicendo: “Se uno dichiara al padre o alla madre: è Korbàn, cioè offerta sacra, quello che ti sarebbe dovuto da me”, non gli permettete più di fare nulla per il padre e la madre, annullando così la parola di Dio con la tradizione che avete tramandato voi. E di cose simili ne fate molte». (Mc, 7, 8-13)

In questo passo si denuncia come l’autentico messaggio divino dell’onora tuo padre e tua madre venga adattato a proprio piacimento. Da un approccio sostanziale a tale disposizione morale – che imporrebbe una vita di autentico amore come onore reso a chi ci ha generato ed educato, come processo partecipativo della verità volto a conoscere l’universo ed ad applicarne il principio conosciuto – si era passati ad un approccio meramente formale: bastava fare un’offerta sacra in onore dei genitori per sentirsi di fronte alla legge divina liberati da ogni altra sorta di dovere nei loro confronti.

Ancora, dunque, il messaggio evangelico ribatte sull’importanza di avere approcci sostanziali alle cose, e denuncia come riprovevoli quegli approcci che si nascondono dietro formalismi fini a sé stessi.

Queste denunce sono di estrema attualità.

Questo suicidio delle proprie capacità cognitivo-creative passa per l’empirismo, ossia l’aver rimesso la propria capacità di comprensione di noi stessi e della natura (non umana)[4], alla sola rilevazione sensoriale (ciò che vediamo, sentiamo, tocchiamo, annusiamo, assaporiamo).

Non è infrequente vedere all’interno delle famiglie una quiete che in realtà nasconde un appiattimento dei rapporti. Il parlare di politica, religione, questioni di immediato rilievo morale, rischia di rappresentare motivo di lite. Si preferisce allora abbandonarsi ad una superficiale quiete. La paura che i rapporti tra i membri della famiglia si intacchino, fa cadere nella trappola di passare da seppur violenti dialoghi – che potevano ambire a diventare autentici dialoghi all’insegna di una corretta disposizione dell’animo – al nulla delle discussioni del “ti racconto un fatto ma senza dirti la mia opinione”, o addirittura al silenzio assoluto. L’importante è non compromettersi! L’importante è la forma, l’immagine di tranquillità che diamo!

Così facendo non si fa altro che creare rapporti sterili, costruiti su basi fragili, destinati a crollare quando meno ce lo aspettiamo. Questo è il destino a cui è rimesso Shylock nell’opera di Shakespeare. Shylock quando meno sembrava probabile, quando la vittoria giudiziale sembrava prossima, vede crollare di fronte a sé tutta la propria vita. Ancora una volta il formalismo aveva prodotto la sua inevitabile nemesi.

Ma il padre, la madre, il fratello, il figlio, il coniuge, l’amico, non sono altro che metafora di tutti coloro che hanno deciso di “suicidarsi” non tanto tempo fa. Non dobbiamo abbandonarci ad essi in quanto rappresentanti un qualcosa, ma solo in quanto vediamo in loro, con la nostra capacità critica, dei cultori della verità. Quante volte sentiamo dire: L’ha detto mio padre! oppure L’ha detto la tv! oppure ancora L’ha detto il ministro! ma anche Il rigore (che evidentemente non c’era) c’era (solo perché in favore della propria squadra)!

Conseguenza di questo formalismo culturale è per le famiglie l’implosione su se stesse a causa dell’essersi erette su basi fragili, per le Nazioni la continua proposizione di politiche insensate.

Vediamo come a livello energetico si propongano soluzioni puramente formali, che di sostanziale hanno ben poco. Si pensi alla demagogica instancabile proposizione delle energie alternative come panacea al problema energetico. E’ una soluzione che non ha a che fare con la grossa sostanza della questione. Con quelle energie riusciremmo soltanto a soddisfare gli usi civili, ma non quelli industriali di cui abbisogna lo Stato moderno. L’unica soluzione in tal senso è rappresentata dal nucleare che però continua ad incutere insensate paure, utili soltanto ad impedire il pieno sviluppo degli Stati del pianeta e a continuare a tenerli sotto il giogo delle compagnie petrolifere.

Si guarda la pagliuzza non la trave.

In ambito economico, poi, si fa ancora della propaganda facendo passare l’idea che i debiti pubblici delle nazioni siano dovuti all’evasione fiscale. Anche qui la cultura formalista fa sì che si ponga l’accento sulle questioni di dettaglio piuttosto che sulla vera sostanza del problema. Questa vera sostanza è rappresentata dal fatto che gli stati hanno smesso di essere produttivi, hanno ridotto la propria capacità produttiva pro-capite e per chilometro quadrato, a causa della riduzione degli investimenti nello sviluppo tecnologico in infrastrutture e processi produttivi. Ciò che doveva essere investito in questi settori è rifluito invece nel settore speculativo-finanziario che per non implodere necessita di rifinanziarsi continuamente. Così la cultura formalista propaganda come risolutive, demagogiche campagne contro l’evasione – dopo avere legalizzato la vera evasione da rendita finanziaria! – e non vede la sostanza del problema, che è quella dell’adozione ufficiale, dal 15 agosto 1971, di un sistema speculativo volto a finanziare la speculazione piuttosto che produzione e lavoro (inscindibili l’un dall’altro).

In tutti questi casi quello che conta non è la verità, quanto il consenso di massa intorno ad un fatto che dà la sicurezza di non essere soli a pensarla a quel modo.

Sono tutti esempi degenerativi di come funzioni il formalismo e di come esso dietro di sé non abbia altro che la paura. Questa paura è dovuta ad una crisi identitaria: l’umanità non ha ancora compreso chi essa sia e quale sia la sua missione. L’umanità ha paura di prendere coscienza di chi essa sia, quale sia la sua naturale inclinazione e quale potere la rappresenti.

La paura è la radice del formalismo e la crisi identitaria è la radice della paura.

Ma allora chi siamo?

Nella sua recensione del Gesù di Nazaret di Papa Benedetto XVI, l’economista e grande umanista, Lyndon LaRouche[5] sostiene:

Dunque, la questione rilevante è, semplicemente: è vero che noi - voi ed io - siamo fatti a immagine e somiglianza del Creatore di questo universo? Come possiamo saperlo? Siamo bestie o siamo fatti a somiglianza dell'uomo e della donna nella Genesi 1:26-30? Dunque, per un cristiano in un'epoca di grande crisi spirituale per il genere umano, come per Benedetto XVI in questa occasione, il significato della divinità di Gesù di Nazaret è una questione pratica ed esistenziale cruciale per tutti gli interessati.

Benedetto XVI ha risposto: Quali prove ci giungono dalla vita di Gesù di Nazaret? Che cosa conosciamo, e come siamo capaci di apprenderlo?

Se lo chiedessero a me, direi che la mia risposta sta, essenzialmente, nella lettera ai Corinzi I: 13. Fede e speranza dipendono essenzialmente dal principio espresso nel Vangelo di S. Giovanni: il concetto socratico di agape. Si tratta di una concezione che non viene colta appieno dal termine “carità”, né dal termine amore. […]

Generalmente associo il significato del termine greco agape alla passione della creatività, nel senso più rigoroso dell'atto di scoperta di un principio fisico universale, come nel caso esemplare della scoperta del principio fisico della gravitazione universale da parte di Giovanni Keplero.

Il potere creativo espresso dall'uomo e dalla donna fatti a immagine del Creatore è il vero potere del processo della creazione continua dell'universo, potere che esprime l'intenzione sia del Creatore che del creato e che riflette il concetto di agape. Cruciale è l'amore creativo condiviso col Creatore, espresso nella devozione della personalità umana alla realizzazione di questa missione. E' l'amore espresso dai contributi allo sviluppo dell'universo che abitiamo, è una qualità di amore che esprime tale potenziale creativo.

E' l'amore espresso da uomini e donne che agiscono al servizio, e ad immagine, del Creatore.[6]

Ecco dunque chi siamo. Siamo uomini fatti ad immagine del Creatore, siamo la ripetizione in piccolo di quella forza intelligente che tutto conosce e tutto ha creato, ed il fatto di essere a questo somiglianti è dimostrato dalla nostra stessa capacità di conoscere e di creare. Si tratta di un dato distintivo che differenzia l’uomo da ogni altra entità della biosfera dove la prova empirica dell’efficienza di questa capacità ontologica è data dal continuo aumento della popolazione umana. Quest’ultima, infatti, non racconterebbe altro che l’aumentata capacità dell’uomo di relazionarsi al Tutto, e dunque di conoscerlo (conoscere e creare).

Non mi stancherò di ripetere che questa nostra capacità non è una arbitraria assegnazione – come taluni esistenzialisti potrebbero pensare – del costrutto sociale, ma un’inclinazione naturale che testimoniamo fin dal grembo materno, quando il nascituro si mette già nella naturale posizione di poter uscire da quella che per nove mesi è stata la sua casa. In questo suo atto, dimostra già di essere inclinato a voler conoscere la verità – la posizione veritiera, ottimale per uscire dal grembo materno, e di essere altrettanto inclinato ad agire per fare ciò. Poi, non sarà altro che una costante ricerca della verità. La conoscenza è così il rilevare la verità; la creazione, funzionale al miglioramento delle condizioni di vita di tutta l’umanità, è invece la prova che tale rilevazione della verità sia stata corretta.

Più si va a ritroso a ricercare nel tempo, agli inizi della nostra vita, e più si può rilevare come questa caratteristica sia naturale: ad un’iniziale incapacità di conoscere con la vista si sostituisce la capacità di mettere a fuoco gli oggetti e di percepirli visivamente; lo stesso processo avviene con il senso del tatto; successivamente il neonato prende coscienza della sua esistenza fisica e comincia ad osservarsi mani e piedi; in uno stadio ancora successivo prende coscienza dell’esistenza del mondo e comincia ad osservare gli oggetti che gli stanno intorno: inizialmente riuscendo a vedere solo ciò che rientra nel ristretto campo, tipico della fase acerba della capacità visiva, poi ampliando sempre più questo campo visivo; toccherà poi alla capacità di movimento, gattonando prima e camminando poi, e poi a quella della parola. Conoscenza ed azione (cognizione e creazione), si dimostrano così essere un’inclinazione naturale prescritta al nostro essere. Questo processo cognitivo, che nella fase iniziale vede la primazia dei sensi, in un secondo momento si rimette alle facoltà del pensiero. Questa naturale inclinazione sarà tanto più perfettibile quanto più l’individuo sarà in grado di affidarsi al superiore dominio del pensiero, piuttosto che al più fallace dominio dei sensi.

Questa è una prova evidente, che riguarda la vita di ogni uomo, della naturale inclinazione umana ad essere partecipe di un processo cognitivo-creativo. Questo processo è il dialogo che instauriamo con la verità.[7]

E se tutto ciò è prescritto al nostro essere, come si può ammettere la sola realtà materiale? Un qualcuno, un qualcosa di intelligente deve averci prescritto tale inclinazione. Convenzionalmente chiamiamo Dio questo ente intelligente, ma se si preferisce chiamarlo in altro modo si faccia pure (natura, energia, io cosmico, o anche Jack se ci fa più giusti!), l’importante è non negarne l’esistenza perché negheremmo noi stessi.

Non coscienti di questo nostro ruolo, di questa nostra identità, ci abbandoniamo alle più misere manifestazioni di animalità. L’inconsapevolezza intorno al punto di chi siamo? ci lascia in balia di un mare in tempesta che invece potrebbe essere facilmente dominato soltanto prendendo coscienza della nostra identità e della nostra missione. Inconsapevoli intorno al chi siamo, ci sentiamo soli, senza una meta, e dunque troviamo sicurezza in ciò che anche gli altri sono, anche gli altri fanno. Incapaci di vedere un’invisibile legge naturale – però visualizzabile grazie all’occhio della mente – cerchiamo conforto esclusivamente in ciò che possiamo vedere, la ricchezza ed il consenso altrui, qualunque esso sia.

E’ così che ad un certo punto della nostra vita interrompiamo la nostra missione di naturali ricercatori della verità. Il lavoro diventa un modo per raccattare denaro, la crescita del figlio una menata che fa rimpiangere il non essersi prodigati, quella volta, in un atto sessuale solitario, lo studio diventa un passatempo dedito ai racconti di horror o di infinite tresche ed incesti.

Su questo punto si è magistralmente espresso Friedrich Schiller durante la sua prolusione accademica al corso di storia che si accingeva a tenere:

“Diverso è il piano di studi che si propone chi mira al solo guadagno, da quello che sceglie una testa filosofica. Chi mira esclusivamente con la sua assiduità ad adempiere le condizioni in cui potrà rivestire carica e partecipare ai suoi relativi vantaggi, chi mette in moto le energie della mente soltanto per migliorare la propria condizione materiale e soddisfare una meschina vanità, entrando nella carriera accademica non avrà preoccupazione maggiore che scindere quelle scienze che egli chiama «studi per il pane», cioè erudizione per campare, da tutte le altre che allietano invece lo spirito in quanto spirito. Egli crederebbe di sottrarre alla sua professione futura il tempo dedicato a queste ultime e non si perdonerebbe mai tale furto. Egli indirizzerà ogni sua assiduità a seconda delle esigenze impostegli dal futuro padrone della sua sorte, e crederà di aver fatto tutto rendendosi capace di non temere quel giudice. Quando ha percorso i suoi studi e raggiunto la mèta dei suoi desideri, abbandona le proprie guide: perché infatti continuare a curarsene? Primo suo compito è ormai mettere in mostra i tesori raccolti nella memoria, per evitare che essi possano diminuire di valore. Ogni ampliamento del suo "saper e per il pane" lo inquieta, imponendogli un lavoro o inutilizzando quello già fatto; ogni importante innovazione lo turba infrangendo l'antica forma scolastica che si era così faticosamente appropriato, lo mette in pericolo di perdere l'intera fatica della sua vita di ieri. Chi ha inveito contro i riformatori più della schiera di questi studiosi a fini pratici? Chi ritarda la marcia delle utili rivoluzioni nel campo del sapere più di costoro? Ogni luce accesa, in qualunque scienza, da un genio felice, rende evidente la loro miseria; essi lottano con accanimento, con perfidia, con disperazione, perché, difendendo un dato sistema scolastico, combattono insieme per la loro esistenza. Non vi è quindi un nemico più inconciliabile, un funzionario più invidioso, un istigatore più intransigente di questo tipo di erudito. Quanto meno le sue cognizioni gli sono compenso in sé stesso, tanto maggior rimunerazione cercherà dal di fuori; per il profitto degli artigiani, come per quello degli spiriti, egli non ha che una misura: la fatica. Perciò nessuno tanto si lagna dell'ingratitudine quanto questo tipo di studioso; egli non cerca la sua ricompensa nei tesori del pensiero, ma l'attende dal riconoscimento altrui, dalle cariche onorifiche, dalla carriera. Se questa fallisce, chi più infelice di lui? Egli ha inutilmente vissuto, vegliato, lavorato; ha cercato invano la verità, perché la verità non si è trasformata per lui in oro, in lodi di gazzette, in favori di principi.

Quanto è degno di pietà l'uomo che col più nobile degli strumenti, con la scienza e con l'arte, non cerca e non ottiene null'altro di più di quanto ottenga il bracciante con i più rozzi! Che serba dentro di sé nel regno della libertà più perfetta un'anima da schiavo!

Ma ancor più degno di pietà è il giovane di genio, il cui cammino bello per natura vien fatto così pietosamente deviare da dottrine e da esempi dannosi, che si è lasciato convincere a far provviste soltanto per la professione futura con meschina pedanteria. Ben presto il sapere professionale, in quanto frammentario, gli darà disgusto; si desteranno in lui desideri che quel sapere non può soddisfare, il suo ingegno si ribellerà al destino. Frammentario gli sembra ormai tutto quanto egli compie, non vede scopo alcuno al suo lavoro né sa sopportarne l'inutilità. È oppresso dalla fatica e dalla futilità della sua professione, non potendo opporvi quell'animo sereno che si accompagna soltanto alla limpida visione, alla perfezione intuita. Egli si sente strappato dal nesso delle cose, avendo trascurato di inserire la sua attività nella grande unità del mondo. Il giurista perde amore alla sua scienza giuridica appena la luce di una più ampia cultura gliene illumina le lacune, invece di aspirare ad esserne un nuovo creatore ed a correggerne con la propria dovizia interiore i difetti scoperti. Il medico si sente in contrasto con la sua professione appena gravi insuccessi gli rivelano la inconsistenza dei suoi sistemi; il teologo perde la stima per la teologia appena oscilla la sua fede nell'infallibilità di quell'edificio dottrinale.

Come diversamente si comporta la testa filosofica!

Con la stessa cura con cui chi studia per la carriera stacca la sua scienza dalle scienze sorelle, quello si sforza di ampliarne l'àmbito e di ristabilire la sua alleanza con tutte le altre: dico ristabilire, perché soltanto la ragione astratta ha segnato quel confine, ha staccato quelle singole scienze. - Dove lo studioso per il pane divide, sintetizza invece lo spirito filosofico. Egli si è persuaso per tempo che nel campo della ragione come nel mondo dei sensi tutto si riconnette, e il suo vivo desiderio di armonia non può accontentarsi di frammenti. Ogni sua aspirazione è rivolta al completamento del suo sapere; la sua nobile impazienza non può aver pace sinché tutti i suoi concetti non si sono ordinati in un'armoniosa unità, sinché egli non sta al centro della propria arte e della propria scienza, dominandone il campo con occhio soddisfatto. Nuove scoperte nell'àmbito della sua azione, se avviliscono quel primo tipo di studioso, entusiasmano invece lo spirito filosofico. Forse esse colmeranno una lacuna che aveva deformato la nascente unità dei suoi concetti o porranno l'ultima pietra ancora mancante all' edificio di idee che egli erige. Ma se anche esse lo facessero crollare, se anche una nuova linea di pensieri, un nuovo fenomeno naturale, una legge nuovamente scoperta nel mondo fisico capovolgessero l'intera costruzione della sua scienza, egli ha pur sempre amato la verità al di sopra del suo sistema e sarà pronto a scambiare l'antica forma difettosa con una nuova e più bella. Anzi, quando nulla dal di fuori viene a scuotere l'edificio delle sue idee, è lui stesso, costrettovi da un impulso sempre vivo verso il miglioramento, è lui il primo che insoddisfatto lo demolisce, per ricostruirlo più perfetto. Lo spirito filosofico sale a una sempre più alta eccellenza, con forme di pensiero sempre più nuove e belle, mentre l'erudito meschino, in eterna bonaccia spirituale, conserva la monotonia sterile dei suoi concetti scolastici. Non vi è giudice più equo del merito altrui di uno spirito filosofico. Abbastanza acuto e geniale per valersi di ogni attività, è però sufficientemente equo da rispettare l'autore anche della più piccola. Per lui lavorano tutte le menti, mentre tutte le menti lavorano contro l'erudito meschino. Il primo sa trasformare in suo possesso tutto quanto si svolge o si pensa attorno a lui, poiché fra i pensanti vige un'intima comunità di tutti i beni spirituali e quel che uno acquista nel regno della verità, lo acquista per tutti. Il secondo invece innalza siepi contro tutti i vicini, ai quali vorrebbe vietare invidioso la luce del sole, sorveglia preoccupato le cadenti palizzate che solo debolmente lo difendono dalla ragione vittoriosa. Per tutto quello che l'erudito intraprende, deve chiedere incitamento e coraggio dal di fuori; lo spirito filosofico invece trova incitamento e compenso nel suo oggetto e nella sua stessa assiduità. Come può affrontare più entusiasta il lavoro, come è più vivace il suo zelo, più tenace il suo coraggio, dato che per lui il lavoro ringiovanisce nel lavoro medesimo! Persino ciò che è piccolo acquista grandezza nella sua mano creatrice, perché alla grandezza che egli serve rivolge sempre lo sguardo, mentre il meschino erudito non vede in quel che è grande altro che il piccolo. Non è il suo lavoro, ma il modo con cui lavora, che distingue lo spirito filosofico; dovunque egli sia od agisca, sempre sta al centro del tutto e per quanto l'oggetto della sua azione lo allontani dagli altri fratelli, rimane ad essi imparentato e vicino in grazia di una intelligenza armonica: egli l'incontra sempre dove si ritrovano tutte le menti chiare.

E che Schiller conclude con un invito ed un monito:

Debbo proseguire in questa esposizione, o miei uditori, o mi è lecito sperare che abbiano già deciso quale dei due esempi loro offerti vorranno scegliere a proprio modello? Dalla scelta dipende se lo studio della storia universale possa venir loro consigliato o sconsigliato. Io non ho a che fare che col secondo degli esempi, giacché nello sforzo di rendersi utile al primo la scienza si allontanerebbe troppo dal suo fine ultimo e più nobile, pagando con troppo grave sacrificio un piccolo guadagno.

Quanti giovani studenti scelgono il modello suggerito da Schiller? Quanti sono disposti a mettere in discussione ciò che li ha portati alla laurea ed alla professione? Eppure, vista la realtà del mondo odierno, è ovvio che qualcosa nel sistema culturale non và. Oppure, proprio come fa la testa dedita al guadagno, piuttosto che alla verità, si pensa che non vi sia alcuna attinenza tra l’attuale situazione di crisi economico-finanziaria e di tensione geo-politica con il sistema culturale dominante? “Dove lo studioso per il pane divide, sintetizza invece lo spirito filosofico” diceva sopra Schiller.

Siamo stati disposti a mettere in discussione ciò che ci è stato insegnato all’università? No, perché in generale l’uomo odierno ha un approccio settorializzato alle scienze e non rileva le connessioni esistenti tra sistema culturale e realtà quotidiana, sia nella vita del singolo che in quella delle nazioni. L’uomo odierno crede che non vi sia attinenza alcuna tra il sistema culturale e come la realtà si sia sviluppata.

Ed invece la realtà, le relazioni sociali, e su più larga scala l’economia sono il prodotto del sistema culturale. Questo sistema culturale nega la vera identità e missione umana, non fa luce intorno ad esse e dunque non è in grado di manifestarsi nel modo più giusto.

E’ qui che dobbiamo attuare la vera rivoluzione culturale. Chi siamo? Quale è la nostra missione? L’analisi empirica ci consente di rilevare le tracce che ci portano alla risposta che cerchiamo? Sì, e sopra lo abbiamo visto.

Ora, è ovvio che il sistema culturale non è un ente esterno all’attuale società, ma è fatto dagli uomini, ed in particolare è fatto da quegli uomini che occupano posizioni di guida dei popoli. Questi signori hanno purtroppo fallito, perché loro stessi non sanno chi sono e quale sia la loro missione. Questi hanno confuso l’essere uomini dotati di capacità cognitivo-creativa, e dunque fatti ad immagine e somiglianza di Dio, con l’essere degli animali che puntano a fare provviste per sé ed i propri consanguinei per l’inverno che verrà.

Dunque abbandonare il padre e la madre, significa rivoluzionare questo modo di guardare sé stessi e la propria missione.

Globalizzazione finanziaria e MySpace

Il modello formalista domina sia l’economia che i moderni sistemi di comunicazione.

Gli economisti oggi non fanno economia ma giocano alle Magic[8]. Essi muovono il loro pensiero all’interno di uno spazio ben delimitato dalle regole imposte dal “mercato”. Il fatto interessante è che le loro regole di decennio in decennio si scontrano con una realtà che smentisce ciò che prima ritenevano essere legge indiscutibile. Quanto verificatosi per esempio durante gli anni ’70 a livello macroeconomico – produzione decrescente e prezzi crescenti – non era contemplato dalla dottrina economica, la quale conosceva soltanto le due ipotesi della fase inflattiva e della fase deflattiva. Nel momento in cui la realtà economica si presentò contraddire la dottrina, ecco che questi furono costretti ad ammettere una nuova idea di fase economica – appunto con un ciclo economico in fase involutiva ma con una dinamica dei prezzi crescente – che denominarono “fase della stagflazione”.

Il problema di fondo dell’attuale modo di concepire l’economia consiste nel fondarsi su una concezione formalista dell’economia. Si guarda all’economia come ad una realtà statica rappresentata dai numeri (p.i.l., dati sull’occupazione, inflazione nominale, ecc.) senza guardare all’effettiva corrispondenza di questi dati con la realtà (economia fisica).

Il processo che va attuandosi è il solito denunciato nei Vangeli e dallo stesso Shakespeare: l’ipocrisia degli uomini sposta l’attenzione dalla realtà sostanziale a quella formale rappresentata dalle regole, dalle forme, dai numeri fini a sé stessi. Il sabato è stato fatto per l'uomo e non l'uomo per il sabato! (Mc, 2, 27).

Si pensi all’attuale situazione economica e finanziaria. Essa non può essere compresa facendo riferimento alla dottrina economica. I prezzi degli immobili sono saliti, così come i mercati azionari, così come i mercati obbligazionari e le materie prime. Ma tutti questi settori non dovevano muoversi in modo inversamente proporzionale l’uno all’altro? Ciò che era alternativo all’altro, si è trasformato in surrogato dell’altro.

Nessuna scienza può essere intesa senza fare ricorso all’interconnessione con gli altri rami del pensiero e dell’azione umana. Ed in ultima istanza, ogni scienza si fonda su una fede, sulla fiducia in degli assiomi la cui perfetta dimostrabilità logica trascende le capacità umane.

Niccolò Cusano sostiene ne La dotta ignoranza: “Tutti i nostri predecessori si sono trovati d’accordo nell’affermare che la fede è l’inizio della conoscenza intellettuale. In ogni facoltà dobbiamo presupporre, infatti, alcuni principi primi, appresi con la sola fede, dai quali si ricava l’intelligenza di ciò che si discute. Chi desidera elevarsi alla dottrina deve credere in queste verità senza le quali non può procedere.

Ciò rileva al fine di comprendere che la settorializzazione del sapere – diametralmente antitetica a ciò che caratterizzava l’uomo dell’antica Grecia – è un non senso così come non ha senso credere di costruire un tetto senza avere prima delle mura portanti.

Ma allora come si presenta l’attuale situazione economico-finanziaria?

Se intendiamo l’economia come un insieme di numeri, tutto può apparire andare a gonfie vele: di fatti la borsa è tornata sui massimi storici un po’ ovunque, la produzione industriale lorda segna sempre un più, i prezzi delle case sono sui massimi storici, la disoccupazione scende, l’inflazione nominale è bassa.

L’unico dato a confliggere con questa apparente rosea realtà è quello dell’economia fisica: il tenore di vita delle persone segna in occidente la continua perdita di capacità d’acquisto reale dagli anni ’70 ed in Africa l’aspettativa di vita media è sempre più bassa; le infrastrutture sono sempre più scadenti od inesistenti – si guardi al mondo intero, non a qualche città modello la cui funzione è di fare apparire la casa bella ordinata per la visita degli ospiti, quando invece sta tutta la settimana nello sporco – e la produzione è a livello globale in discesa.

Occidente ed Africa in questo momento presentano un dato che li accomuna: entrambi sono sotto la dittatura del pensiero economico liberista che pretende di rimettere il benessere di tutti a spontanei equilibri che si creerebbero lasciando i vizi privati trasformasi in virtù pubbliche[9].

L’attuale situazione è comprensibile invece soltanto guardando all’economia ed alla finanza come si guarda ad un molteplice interconnesso di branche dell’umano agire.

Lo scoppio della bolla dei mutui sub-prime rischia di far implodere l’intero sistema finanziario internazionale e di portarsi dietro, con effetto domino, l’intera economia mondiale. Per evitare tale disastro le banche centrali di Usa, Ue, Gran Bretagna e Giappone sono intervenute aprendo linee di credito – di fatto inondando di liquidità i mercati finanziari. Ciò ha evitato che numerose banche fallissero e che i mercati azionari crollassero. Questi ultimi si trovano nuovamente sui massimi storici grazie alle continue immissioni di liquidità da parte delle banche centrali. Questa continua immissione di liquidità, però, ha fatto sì che la principale moneta di riserva del pianeta, il dollaro, perdesse gran parte del proprio valore. Infatti i detentori di riserve di dollari, in seguito alle arbitrarie immissioni di liquidità da parte della Fed, hanno cominciato a vendere dollari – ma anche le altre riserve valutarie oggetto della medesima politica monetarista di immissione di liquidità volta a salvare i players bancari – ciò comportando la svalutazione dello stesso. Parallelamente hanno spostato i propri assets verso le materie prime – petrolio, oro, rame, argento, ecc. – comportandone un innalzamento dei prezzi. Tutto ciò ha destato le preoccupazioni delle forze anglo-americane, le quali hanno dovuto prendere delle contromosse. Queste contromosse non potevano attuarsi sul fronte strettamente economico – in quanto in seguito ai processi di deindustrializzazione e parallela delocalizzazione delle proprie produzioni, le economie occidentali sono strettamente dipendenti dalle produzioni cinesi ed asiatiche per i prodotti di consumo, ma anche russa per le materie prime – ma solo sul fronte geo-politico. Non è un caso infatti che proprio mentre Cina ed India vendono le proprie riserve di euro-dollari, ai confini di questi stati nascano insurrezioni. Quanto avvenuto in Pakistan e Myanmar, non sono altro che destabilizzazioni orchestrate dai servizi d’intelligence stranieri volti a destabilizzare dall’interno Cina ed India, resesi colpevoli di aver tolto il loro appoggio finanziario all’euro-dollaro. Non si guardi in modo altrettanto singolaristico alla questione della pipeline che la Cina necessita di far passare da un porto strategico per i rifornimenti di gas e petrolio dall’Asia sud-occidentale, Africa e Venezuela. Non rileverebbe, altrimenti, per i giochi geo-strategici anglo-americani, destabilizzare pure il Tibet. Infatti, altrettanto ingenuo è considerare casuale la tempistica con cui G. W. Bush ha deciso di premiare il Dalai Lama.

Guardate come singolarità scisse l’una dall’altra, questi fatti non rilevano dal punto di vista strategico-economico. Guardati invece come pezzi del grande puzzle della storia universale, tutto ciò assume precisi significati.

D’altra parte la stessa storia universale è vittima degli approcci formalisti che la mostrano come una natura morta, come una sequenza disordinata di filmati, senza alcuna interconnessione logica.

A questo proposito non trovo, ancora una volta, parole migliori che quelle usate da Friedrich Schiller sempre durante la sua prolusione accademica al corso di storia che si accingeva a tenere:

La nostra storia universale non sarebbe quindi mai altro che un aggregato di frammenti, senza meritare il nome di scienza. Qui viene in aiuto la comprensione filosofica che, ricollegando quei frammenti con nessi artificiali, fa dell'aggregato un sistema e un tutto razionalmente coordinato. La sua conferma sta nella uniformità e nell'immutabile unità delle leggi che guidano la natura e l'animo umano, unità per cui gli avvenimenti della più remota antichità si ripetono nei tempi più prossimi per influsso di analoghe circostanze esteriori, cosicché si possono trarre conclusioni a ritroso e gettare un'aperta luce risalendo dai più vicini fenomeni compresi nell'ambito della nostra osservazione a quelli che si smarriscono in tempi preistorici. Il metodo, procedendo per analogia, è un possente aiuto, come dovunque, anche nella storia; però deve essere giustificato da un alto fine ed esercitato con non meno prudenza che accortezza. Lo spirito filosofico non può indugiare a lungo nella materia della storia universale senza che sorga in lui l'impulso verso una concordanza, impulso che lo spinge irresistibilmente ad assimilare alla propria natura razionale tutto quanto lo circonda e ad elevare ogni fenomeno che gli si presenti alla più alta efficacia da lui riconosciuta, cioè al pensiero. Quanto più spesso e più felicemente egli rinnova il tentativo di ricollegare il passato col presente, tanto più tenderà a congiungere ciò che vede in rapporto di causa ed effetto come mezzo e intenzione. Un fenomeno dopo l'altro comincia così a sottrarsi alla cieca casualità, alla libertà senza legge, per inserirsi quale membro bene adatto a un'unità armonica che non esiste peraltro se non nella sua rappresentazione.”

La realtà odierna ci è dunque presentata come una serie di cerchi l’uno casualmente posto accanto all’altro, piuttosto che come una sfera composta da un’infinità di cerchi combinati l’un con l’altro. La realtà non è bidimensionale come le figure piane, ma come minimo tridimensionale.

La presentazione di una realtà sintetica, formale, dove la forma non è mai in stretta connessione con la propria sostanza, trova estremizzazione assoluta nella cultura del MySpace o Facebook, così come in quella della finanziarizzazione dell’economia. In merito a questa, da un’economia della produzione per la produzione destinata ad una funzione sociale, si è passati prima ad un’economia della produzione per il profitto finanziario privato, poi ad un’economia del profitto finanziario per il profitto finanziario. Quest’ultima fase è tipica delle fasi di tracollo di un sistema. Nel 1929 si ebbe un fenomeno simile. Per comprenderlo basti pensare al modello CdB Web Tech, l’azienda contenitore che costituì Carlo De Benedetti. Si tratta di un contenitore di partecipazioni azionarie in altre aziende. Le estremizzazioni prodotte dalla globalizzazione finanziaria e dall’ideologia liberista che la ispira, hanno aperto le porte a forme aziendali che dovrebbero rappresentare assetti reali in quanto coinvolgono i risparmi delle famiglie, ma che invece non sono altro che creazioni virtuali il cui valore non ha alcuna attinenza con la realtà, soprattutto nel momento in cui le partecipazioni di cui sono titolari sono già gonfiate anch’esse.

Ma tutto ciò non si presenta come anomalo di fronte agli economisti moderni. Proprio perché gli economisti moderni giocano alle Magic invece di fare economia!

E non ci si confonda! Il sistema attuale non sarà in bancarotta quando i mercati finanziari crolleranno. Sarebbe ancora una volta guardare in modo formalistico alla realtà. Non sono i mercati finanziari – soprattutto nel tempo in cui i mercati sono drogati dalla politica del “lancerò denaro dagli elicotteri” di Bernanke – a raccontarci il vero stato dell’economia, ma lo stato di benessere delle popolazioni: tre quarti di mondo vive in uno stato simile a quello di bestie e l’altro quarto è sempre più povero[10]. Prova di ciò lo è il fatto che mentre dal ’92 i mercati azionari non hanno fatto altro che salire – seppur intervallati da forti scossoni sono sempre tornati sui massimi storici (in occidente fa caso a sé il Giappone) – la capacità d’acquisto reale delle popolazioni è andata sempre più scemando, come ha dovuto recentemente constatare uno dei più forti giocatori di Magic, il governatore della Banca d’Italia, Mario Draghi.

Allo stesso modo i progetti di laboratorio rappresentati da MySpace e Facebook, ma anche da Second Life, non sono altro che l’ultima versione di una sorta di suicidio di massa imposto all’uomo dopo avergli suggerito una vita dedita alla sola soddisfazione dei sensi con la cultura del “sesso, droga e rock and roll”.

Anche qui il processo è il solito: dalla sostanza alla forma della sostanza, fino alla forma della forma ossia alla virtualizzazione. Ciò a cui stiamo assistendo in economia è riproposto a livello culturale. Ed anche qui il cavallo di troia è il solito: la libertà. Si spacciano per strumenti di libertà, piattaforme controllate dagli oligarchi dei mass media – Rupert Murdoch e Bill Gates – il cui intento è quello di tenerti inchiodato per ore, creando nuovi surrogati della televisione, spacciando per progresso l’high-tech, di fronte ad un innocuo (per loro, non per il tuo cervello) dolce dir niente all’interno di una grande comunità. Le cose in comune? Le foto, gli hobbies, i racconti. Dell’autentico processo conoscitivo e creativo niente. Giovani alla moda che con cellulari supertecnologici possono essere sempre in contatto con la loro comunità internazionale di amici. Si crea così un esercito di persone dedite ad intrattenersi. L’importante è che questi giovani si intrattengano fra di loro e che stiano lontani dalla vita reale e da ciò che devono sapere per migliorare il loro senso di umanità.

I rapporti sterili di uomini che guardano solo ciò che è vicino al proprio naso – la realtà sotto casa che gli impedisce di vedere lo stato reale del grosso dell’umanità – si stanno trasformando in rapporti virtuali grazie alle comunità on-line. Se la compagnia del muretto o del Circolo, per come si è andata sviluppando, era il proprio piccolo mondo che distoglieva l’attenzione da una partecipazione matura ed estesa del proprio senso di umanità, la compagnia di amici sul web è un’ulteriore estremizzazione di questa restrizione del senso fraterno di umanità. Prima per strada o al Circolo col proprio gruppo di amici – e guai a chi facesse menate con cose che andassero oltre il vestito di marca, lo spinello o le tre tipe conosciute l’altra sera – ora dietro il monitor a fingersi grandi imprenditori o addirittura uomini venuti dal futuro[11].

Cosa fare dunque?

Una reazione a catena è stata innescata ed una situazione percepibile già da qualche decennio da parte dell’osservatore attento, è oggi diventata di pubblico dominio: c’è una crisi culturale, una crisi economica ed una crisi nei rapporti tra le civiltà. La gente non ha più valori, manca il lavoro, gli Stati entrano continuamente in guerra.

La situazione può volgere al peggio da un momento all’altro, sfociando in nuovi fascismi, oppure l’umanità può definitivamente voltare pagina risvegliando le coscienze sul chi siamo.

Se individualmente questo può essere fatto riscoprendoci come esseri dotati della capacità di conoscere e di risolvere i problemi nostri e di chi abbiamo vicino, senza porre limiti a questo “vicino”, a livello comunitario spetta alla classe dirigente riscoprire questo senso di umanità in modo da non essere più preda della ricerca del consenso elettorale e della carriera più prestigiosa, e piuttosto perseguire il Bene Comune. Perché questi signori abbiano stimolo a fare ciò, la storia ci insegna che non bastano i tumulti ed i disastri – questi non sono mai abbastanza per mettere a tacere l’infame mostro che si portano dentro e che gli dice “pensa alle tue provviste per l’inverno, gli altri faranno da sé!” – , ma piuttosto necessitano che la loro coscienza venga risvegliata da esplicite richieste popolari in tal senso.

Il movimento di Lyndon LaRouche sta lavorando a livello globale per fare ciò organizzando un sempre più ampio gruppo di giovani e meno giovani per incidere sulle istituzioni dei vari paesi.

Questi si presentano dall’alto livello delle conoscenze acquisite grazie al semplice amore per la verità ed alla presa di coscienza di chi essi siano, conoscendo le varie materie della storia universale e suggerendo soluzioni concrete che sono testimonianza di questa conoscenza come espressione della volontà di perseguire il Bene Comune.

Questa azione è rappresentata poi a livello politico da precisi progetti per la risoluzione dei problemi che affliggono l’umanità.

  • Il ddl Homeowners and Bank Protection Act – HBPA punta a difendere i più deboli dalla crisi del mercato immobiliare, congelando le rate dei mutui e proteggendo le banche che detengono i risparmi dei cittadini e che dunque sono centrali per il funzionamento di una nazione moderna.
  • Il progetto per la Nuova Bretton Woods punta a riformare il sistema monetario speculativo attuale ed a trasformarlo in un sistema a cambi fissi più giusto, al fine di poter rilanciare l’economia mondiale reale e mettere nel cassetto dei brutti ricordi le infami speculazioni dei pochi cartelli finanziari che la classe politica dirigente non ha il coraggio di denunciare.
  • Il Ponte di sviluppo Eurasiatico è un grande progetto di sviluppo infrastrutturale globale che punta a dare una missione comune a tutte le nazioni del pianeta di modo che siano comunitariamente dedite alla costruzione di reti energetiche e di trasporto che sarebbero la prova più manifesta di un’umanità che si è messa a lavorare insieme per lo sviluppo di progetti comuni che debellino la povertà in ogni angolo del pianeta e facciano sentire ogni uomo partecipe di ciò che riguarda tutto il pianeta.

Il 9 gennaio 2004, per la commemorazione del 75esimo compleanno di Martin Luther King, LaRouche pronunciò un discorso dal titolo Il talento immortale di Martin Luther King. In merito all’oggetto che stiamo trattando, sono significative le seguenti parole che LaRouche pronunciò[12]:

[…] Ma questo processo, è il rapporto sociale tra persone che si stimano reciprocamente, in quanto condividono il lavoro di riprodurre una scoperta, e così capiscono qualcosa della storia. Sentono di condividere qualcosa di importante: la conoscenza umana, che essenzialmente è un atto di amore.

In tal modo amano l'umanità, provano la gioia di aver lavorato insieme per arrivare a scoprire qualcosa. […]

Questo è dunque il problema: abbiamo una popolazione, c'è un mondo in cui scarseggiano davvero coloro che capiscono, fino in fondo, la differenza tra l'uomo e l'animale, che cosa significhi. Che l'uomo è una creatura fatta ad immagine del Creatore dell'universo, come dice il libro della Genesi.

Quelli sopra sono tutti grandi progetti che possono essere realizzati dall’umanità, basta che essa lo voglia, grazie alla partecipazione delle singole persone. Ritenersi a ciò impotenti è soltanto il solito modo per non fare niente e restare complici di chi in questo stato di cose ha contribuito a metterci.

Questi progetti non sono altro che la manifestazione concreta del più alto senso di umanità, come uomini dediti alla conoscenza ed alla (cre)azione.

Claudio Giudici



[1]Poiché, soppresse nel secolo passato le corporazioni di arti e mestieri, senza nulla sostituire in loro vece, nel tempo stesso che le istituzioni e le leggi venivano allontanandosi dallo spirito cristiano, avvenne che poco a poco gli operai rimanessero soli e indifesi in balia della cupidigia dei padroni e di una sfrenata concorrenza. Accrebbe il male un'usura divoratrice che, sebbene condannata tante volte dalla Chiesa., continua lo stesso, sotto altro colore, a causa di ingordi speculatori. Si aggiunga il monopolio della produzione e del commercio, tanto che un piccolissimo numero di straricchi hanno imposto all'infinita moltitudine dei proletari un giogo poco meno che servile.Rerum Novarum, § 2.

[2] E’ la parte finale dell’opera, quella che riguarda il processo a cui viene sottoposto Shylock, a svelarci questo che possiamo considerare come un principio della fisica sociale.

[3] Nella riflessione dal titolo L’attuale crisi può essere sconfitta solo facendo ricorso alla Verità ( http://claudiogiudici.ilcannocchiale.it/?YY=2007&mm=11&dd=6 ), al primo dei tre paragrafi di cui esso si compone, spiego perché la ricerca della verità sia un’inclinazione naturale.

[4] Questa precisazione in merito alla natura come “non umana” ha lo scopo di far rifletter sul fatto che esiste anche una concezione in senso lato della natura, come comprensiva dell’uomo, il quale è appunto natura.

[5] Interessante notare, proprio a riguardo della cultura formalista e della menzogna che costantemente la accompagna, come Amelia Boynton Robinson, la 96enne signora che fu paladina nel movimento di Martin Luther King, ed oggi esponente di spicco del movimento internazionale di LaRouche, durante l’incontro tenutosi all’Università Statale di Milano il 12 novembre 2007, in un’aula gremita di studenti, abbia ricordato che Martin Luther King fu ospitato a casa sua a Selma, perché nessuno, neanche l'unico hotel della città, voleva ospitarlo e tutti lo consideravano un “ribelle, un comunista” solo perché si batteva per il diritto di voto della gente di colore. “Lo stesso accade oggi con LaRouche, molti non vogliono avere niente a che fare con lui solo perché non sanno nulla sul suo conto. Quando chiedi loro che cosa sanno di LaRouche e delle sue proposte per risolvere la crisi, dicono “niente, però ho sentito dire…. Anche io avevo sentito dire molto sul suo conto, ma decisi di giudicare con la mia testa e quando lo incontrai per la prima volta a una conferenza in Virginia capii subito che era l'erede del movimento di Martin Luther King”.

[6] L’intera recensione è reperibile da http://www.movisol.org/nazaret.htm.

[7] Il corsivo è dovuto al fatto che si tratta di un frammento ripreso da altri due precedenti scritti aventi per oggetto, il primo, la funzione salvifica della verità (vedi nota 3), il secondo, la naturalità della legge de “gli ultimi saranno i primi” ( http://claudiogiudici.ilcannocchiale.it/?YY=2007&mm=8&dd=20 ).

[8] E’ un gioco in cui le carte rappresentano le magie a disposizione di un mago che si confronta in una ipotetica battaglia con un altro mago. Ognuno dei contendenti ha a disposizione creature, incantesimi, stregonerie, artefatti e magie veloci per cercare di sconfiggere l'avversario.

[9] B. de Mandeville, La favola delle api, Vizi privati e pubbliche virtú, 1723.

[10] Lo Strategic Alert – Edizione italiana dell’Eir del 18 ottobre 2007 riportava la seguente notizia:“ Secondo un nuovo rapporto dell'agenzia delle entrate americana IRS, l'1% degli americani, i più ricchi, hanno percepito il 21,2% di tutto il reddito del 2005, con un notevole balzo in avanti rispetto al 19% del 2004. Di contro, il 50% degli americani nella parte inferiore della piramide del reddito hanno percepito solo il 12,8% di tutto il reddito del 2005, con una retrocessione netta rispetto al 13,4% dell'anno precedente.
Dal rapporto IRS risulta che la parte del leone la fanno i manager degli hedge funds. Un gruppo di 25 manager si è messo in tasca nel 2004 più dollari degli amministratori delegati di tutte le imprese che rientrano nell'indice di borsa S&P 500. Altri grandi forchettoni sono i primi 100 studi legali del paese, che tra il 1994 e il 2004 hanno registrato un raddoppio del profitto per ciascun socio, superando il milione a testa.”

[11] Si tratterebbe di tale John Titor che avrebbe addirittura, o forse meglio dire, non a caso, una propria voce su Wikipedia.

[12] L’intero discorso è reperibile all’indirizzo http://www.movisol.org/King.htm.

10 settembre 2007

Il Gesù Cristo di Joseph Ratzinger

Riguarda tutti noi
di Lyndon H. LaRouche Jr.

Recensione del libro
Gesù di Nazaret
Joseph Ratzinger, Papa Benedetto XVI

La realtà che il genere umano si trova oggi ad affrontare è apocalittica. Un amico, un sacerdote influente più o meno della mia stessa età, mi ha comunicato tempo fa la notizia che nella sua nazione non ci sono quasi più vocazioni al sacerdozio. Sono rimasto sbigottito per un attimo, ma solo per un attimo. Negli Stati Uniti, ad esempio, la percentuale di sedicenti “credenti” tra gli elettori è aumentata negli ultimi decenni; eppure mi vengono i brividi quando mi chiedo, ad esempio, a che cosa davvero credono questi credenti?
Che cosa impedisce veramente al genere umano di agire in tempi così minacciosi?
Contrariamente ad un'opinione largamente diffusa, la crisi delle vocazioni nella Chiesa cattolica non è il risultato del processo noto come Concilio Vaticano II; il Concilio Vaticano II fu una reazione alla direzione sbagliata e apparentemente incontrastata che aveva preso il mondo dopo la seconda guerra mondiale, nel preciso istante in cui morì il Presidente Franklin Delano Roosevelt. Oggi, la principale fonte della crisi morale che attraversa la società su ambo le sponde dell'Atlantico è espressa dalle nuove forme di decadenza introdotte nell'arbitrio di certe comunità, principalmente quelle dei ceti medi nelle Americhe ed in Europa occidentale e centrale, e che spesso tarpa la loro volontà di agire. I più consapevoli compresero che il mondo emerso trionfante sulla minaccia fascista aveva tradito lo scopo per cui si era battuto. Questa consapevolezza di un mondo in preda ad una nuova, montante decadenza attirò l'attenzione dei più accorti su come essa condizionò uno strato sociale, quello dei figli dei colletti bianchi, dei ceti medi nell'Europa e nell'America del dopoguerra, nati tra il 1945 ed il 1957-58. Era la generazione di cosiddetti “colletti bianchi”, la cui decadenza esplose in seguito con violenza nella forma nota come il “Sessantotto” su ambo le sponde dell'Atlantico.
La chiave per comprendere questo cambiamento specifico sta nel riconoscere che il cambiamento filo-esistenzialista nel modo di pensare in America ed in Europa occidentale e centrale dopo la morte di Roosevelt corrisponde, specificamente, all'ingresso nell'adolescenza di un ampio strato sociale, cosiddetto di “colletti bianchi”, nato in queste nazioni dopo la morte di Franklin Roosevelt. Tipici sono i figli nati nelle famigli di quello che negli anni Cinquanta divenne noto come “The Organization Man” (1). Il Presidente Dwight Eisenhower si riferì invece a questi strati di colletti bianchi come la base elettorale del “complesso militare industriale”.
Il fattore più importante di un cambiamento simile nelle istituzioni cattoliche ed in altre istituzioni in Europa e nelle Americhe fu il dilagare dei folli dogmi esistenzialisti della Scuola di Francoforte, associati al ruolo svolto dal Congress of Cultural Freedom (CCF) nell'Europa del dopoguerra. I più influenti furono ideologhi della Scuola di Francoforte quali l'ex filosofo nazista Martin Heidegger, il suo discepolo Jean-Paul Sartre in Francia, nonché Horkheimer, Adorno, Arendt ed altri rappresentanti della stessa Scuola. La stessa tendenza riecheggiò nell'opera di Bertold Brecht nella Germania orientale occupata dai sovietici. Questi empiristi radicali, questi esistenzialisti, uniti all'opera della Clinica Tavistock a Londra e degli ambienti intorno a Bertrand Russell, furono i protagonisti della campagna per distruggere la tradizione europea nelle scienze fisiche e nella cultura classica dopo il 1945.
Questo sviluppo all'interno e oltre la comunità transatlantica va paragonato al fattore di decadenza moralmente fatale che portò al crollo della Atene corrotta dalla follia delle guerre del Peloponneso.
All'interno degli stessi Stati Uniti, la corruzione esistenzialista fu diffusa dal sovrapporsi ideologico della Fondazione Josiah Macy Jr. e la campagna di lavaggio del cervello condotta da Adorno, Arendt e altri all'insegna della “personalità autoritaria”. Uno dei risultati più visibili di questa campagna di lavaggio del cervello contro gli Stati Uniti ed altre vittime è la frase-culto orwelliana che oggi si sente ripetere a macchinetta: “Non credo nelle teorie cospiratorie”.
Il risultato fu che per la vittima dell'influsso ideologico corruttore della Scuola di Francoforte e di altri sofismi del genere andò perso un aspetto centrale come frutto di questa decadenza: la nozione dell'esistenza dell'anima immortale che distingue in modo assoluto e unico la personalità umana dalle bestie. Le implicazioni della corruzione morale espressa dall'esistenzialismo furono immediate, sia all'interno che all'esterno delle chiese; tuttavia, le piene conseguenze di questa malattia divennero più evidenti con l'andare del tempo. Implicitamente, l'idea di Dio fu soppiantata da culti come quelli condivisi dagli infantili seguaci delle “guerre stellari” o di Harry Potter. Furono messi a repentaglio tutti i valori associati a forme di vita civili nelle nazioni e tra i popoli.
E giunse il raccolto autunnale chiamato “sessantottini”. Giunse nella primavera di quell'anno, quando l'avanguardia della generazione dei Baby boomers (il boom demografico) arrivò prima all'adolescenza e poi alla maturità adulta. Ecco come siamo arrivati al punto in cui il pianeta è minacciato da nuovi secoli bui. E' giunto il momento, dunque, in cui un nuovo Papa ha sentito il bisogno di esaminare il vero significato dell'immortalità dell'anima che abita nella carne vivente dell'uomo.
E' questo il contesto immediato in cui leggere il libro di Papa Benedetto XVI Gesù di Nazaret.

Corinzi 13

Un esempio. Nel 2004 pronunciai un discorso a Talladega, in Alabama, per commemorare la memoria del Rev. Martin Luther King, un eroe nella tradizione esemplare di Giovanna d'Arco (2). La stessa qualità specifica di immortalità a cui feci riferimento in quella occasione è il mio punto di riferimento anche in questa sede. L'enfasi qui è la mia persuasione, nel leggere il suo libro, che conoscere nel modo più accurato possibile l'immagine di vita reale di Gesù di Nazaret a cui conferisce tanta importanza Benedetto XVI sia la chiave di volta per comprendere la missione cristiana oggi.
Contrariamente all'opinione diffusa negli Stati Uniti e in Europa, l'uomo non è una scimmia come quella implicita nelle teorie dell'ex nazista Martin Heidegger e dei suoi amici della Scuola di Francoforte. Dobbiamo sospettare che neanche una semplice scimmia potrebbe essere gettata in uno stato di cose bestiale come quello proposto da Heidegger per l'uomo. La fede nel Dio identificato dai cristiani, così come dagli ebrei nella tradizione dei tre grandi Mosè - quello delle Tavole, Mosè Maimonide e Mosè Mendelssohn - poggia su basi scientificamente oggettive, come sottolinea il Fedone di Mendelssohn. Ciononostante, la natura del Dio dei cristiani e di Mosè è anche, essenzialmente, una questione molto personale e soggettiva.
Nell'insegnamento della scienza, ad esempio, c'è un divario tra la definizione di “verità” da ciò che i moderni sofisti considerano “quello in cui mi hanno insegnato a credere se voglio guadagnarmi delle credenziali”. Così, molti studenti vengono indotti dal lavaggio del cervello a credere come zombie al “consenso”, a considerare “auto-evidenti” le definizioni, gli assiomi e i postulati euclidei o cartesiani, schivando l'esperienza reale della conoscenza efficiente di un principio fisico universale, nel modo in cui un Bernhard Riemann, per fare un esempio, definisce la vera conoscenza.
Qualcuno che aspira a sentirsi importante dice: “Credo in Dio”. Così, nel caso della Bibbia leggendaria di un parroco revivalista deceduto, potremmo leggerla e trovare scritto, con annotazioni degne di un appassionato Flagellante: “Testo non chiaro. Grida come un demonio!”.
Un uomo onesto gli chiede: “Come e quando sei arrivato a conoscere Dio?”
Il parroco, sentendosi sfidato, ha quasi un attacco di bile e risponde, seccato: “Credo!”
Dunque, la questione rilevante è, semplicemente: è vero che noi - voi ed io - siamo fatti a immagine e somiglianza del Creatore di questo universo? Come possiamo saperlo? Siamo bestie o siamo fatti a somiglianza dell'uomo e della donna nella Genesi 1:26-30? Dunque, per un cristiano in un'epoca di grande crisi spirituale per il genere umano, come per Benedetto XVI in questa occasione, il significato della divinità di Gesù di Nazaret è una questione pratica ed esistenziale cruciale per tutti gli interessati.
Benedetto XVI ha risposto: Quali prove ci giungono dalla vita di Gesù di Nazaret? Che cosa conosciamo, e come siamo capaci di apprenderlo?
Se lo chiedessero a me, direi che la mia risposta sta, essenzialmente, nella lettera ai Corinzi I: 13. Fede e speranza dipendono essenzialmente dal principio espresso nel Vangelo di S. Giovanni: il concetto socratico di agape. Si tratta di una concezione che non viene colta appieno dal termine “carità”, né dal termine amore.
Né possiamo rappresentare il significato di agape col termine passione. Si tratta di una qualità a cui fa riferimento il termine passione, ma non nell'accezione del termine attribuita da discorsi o scritti contemporanei. Generalmente associo il significato del termine greco agape alla passione della creatività, nel senso più rigoroso dell'atto di scoperta di un principio fisico universale, come nel caso esemplare della scoperta del principio fisico della gravitazione universale da parte di Giovanni Keplero.
L'abuso più significativo dei sinonomi del termine agape in Platone e negli apostoli Giovanni e Paolo, ad esempio, è il prodotto di un tentativo di adeguare in modo nominalista il vocabolario al liberismo filosofico moderno nella sua forma più irrazionalista che è quella sofista, e nella tradizione implicitamente satanica del moderno mago sofista Paolo Sarpi: la tradizione dei suoi seguaci empiristi e romantici come il suo lacchè Galileo Galilei, gli empiristi liberisti anglo-olandesi Locke, Mandeville, i fisiocratici Quesnay e Turgot, il plagiatore britannico Adam Smith, e l'utilitarismo radicale di Jeremy Bentham del Foreign Office britannico e dei suoi seguaci. E' anche la tradizione meccanicistica di Cartesio che giunge fino ai giorni nostri.
Sono disponibili definizioni funzionali precise del significato sottinteso al termine agape. Dall'antica Grecia classica, la soluzione data da Archita il pitagorico al problema del raddoppio del cubo, o l'esercizio proposto da Platone nel dialogo Teeteto, ne sono alcuni esempi. Nella scienza e teologia moderne, la scoperta più significativa è quella di Niccolò Cusano sull'incompetenza sistemica del tentativo di Archimede di quadratura del cerchio, e la derivante applicazione dell'approccio di Cusano nella scoperta originale di Keplero sulla legge della gravitazione universale. La scoperta di Fermat sul principio dell'azione minima, quando fu scoperto il principio della catenaria, grazie alla collaborazione tra Gottfried Leibniz e Jean Bernouilli, è un altro esempio, così come lo è la tesi di laurea di Bernhard Riemann del 1854.
Questo argomento fu riassunto, alla fine della sua vita, da Albert Einstein quando comprese l'unità del processo definito dai riferimenti stabiliti da Keplero e Riemann: il principio di un universo finito eppure illimitato come un tutto.
Tale infinitesimale esprime la potenza che muove l'universo. La traiettoria del moto, come può essere descritta dalla matematica finita, è l'ombra di questo principio, ma non ne è l'attualità ontologica.
Il potere creativo espresso dall'uomo e dalla donna fatti a immagine del Creatore è il vero potere del processo della creazione continua dell'universo, potere che esprime l'intenzione sia del Creatore che del creato e che riflette il concetto di agape. Cruciale è' l'amore creativo condiviso col Creatore, espresso nella devozione della personalità umana alla realizzazione di questa missione. E' l'amore espresso dai contributi allo sviluppo dell'universo che abitiamo, è una qualità di amore che esprime tale potenziale creativo.
E' l'amore espresso da uomini e donne che agiscono al servizio, e ad immagine, del Creatore.

Gesù di Nazaret

Sottolineo dunque questo principio dal punto di vista ecumenico della tradizione platonica che condivido col Fedone di Moses Mendelssohn. Si tratta di storia, ma è più di un resoconto della storia passata; è indispensabile tale storia per esprimere l'essenza del processo che attanaglia il pianeta ancor oggi.
Con la fine della Seconda Guerra Punica, la civiltà centrata sul sistema marittimo del Mediterraneo fu colpita da una nuova qualità di male: l'emergere dell'Impero Romano. Era un male antico, quello che era noto, genericamente, come il modello oligarchico, che assumeva una nuova forma. Nei due secoli successivi si svolse un'aspra battaglia per il controllo di questo impero nascente.
Giunse così il tempo in cui l'erede putativo di Giulio Cesare, Ottaviano, che allora risiedeva sull'isola di Capri, negoziò un'alleanza con il culto di Mitra contro i suoi rivali politici, Antonio e Cleopatra. Ottaviano si incoronò Cesare Augusto all'epoca in cui nacque Gesù di Nazaret. Fu quando a Capri risiedeva l'Imperatore Tiberio che Ponzio Pilato, in rappresentanza dell'Imperatore, ordinò la crocefissione di Gesù di Nazaret.
L'Impero Romano, talvolta definito “la meretrice di Babilonia”, decadde, ma fu succeduto da Bisanzio. Anche Bisanzio decadde, ma fu succeduto dal suo erede (un nuovo discendente della Roma imperiale), l'impero su cui dominò l'oligarchia finanziaria veneziana grazie agli accordi che strinse con la cavalleria normanna. Poi, dal febbraio 1763 in poi, si impose un nuovo successore sul trono imperiale, l'impero liberale neo-veneziano, anglo-olandese di Fra Paolo Sarpi, della Compagnia Britannica delle Indie orientali e dei suoi successori, il regno dell'usura imperiale che domina il mondo ancor oggi.
Dunque, il male che Gesù di Nazaret nacque per affrontare, il male imperiale che eseguì l'omicidio giudiziario di Cristo, persiste ancor oggi. Per noi che viviamo in questo lasso di tempo continuo, resta ancora da compiere la missione di liberare dalle catene uomini e donne fatti a immagine e somiglianza del Creatore.

Dunque noi chi siamo?

Chi sono dunque tali uomini e donne fatti a immagine e somiglianza del Creatore, di cui parla la Genesi 1? Se siamo immortali, dove eravamo - dove siamo nella simultaneità dell'eternità - quando nacque Gesù di Nazaret? Per quale tramite partecipiamo al corso degli eventi della storia? O per meglio dire: come sperimentiamo tale simultaneità dell'eternità? Come giustifichiamo la personalità degli estinti?
Benedetto XVI ha scritto un libro che conduce il lettore attraverso gli aspetti noti dell'esperienza di Gesù di Nazaret. Compie il tentativo, ed è un tentativo persuasivo, di porre il lettore all'interno dell'esperienza di Gesù di Nazaret. Grazie a questo tentativo al lettore si presenta l'opportunità di immergere il proprio senso di esistenza nella missione che tale racconto esprime per il futuro. Tale missione deve diventare la nostra passione.
Qual è dunque la missione dell'uomo? Che obiettivo ci poniamo con la nostra vita mortale, ed anche oltre la nostra morte? Non quello che facciamo per noi stessi, ma per tutto il genere umano. Quando cesserà di esistere la carne, che cosa resterà di noi che non siamo semplici bestie? Dove andrà a pregare quella povera anima? Qual è il nostro interesse nell'esito della simultaneità dell'eternità? Come esseri immortali, quali dovrebbero essere le nostre passioni?
Lo scopo della nostra esistenza non è superare i regni successivi di quel modello oligarchico di società riflesso da Augusto e Tiberio, ma liberare il genere umano dalle sue catene per compiere la missione che va oltre. Nel frattempo il nostro dovere non è aspettare, quasi cappello alla mano, che il male venga miracolosamente portato via. Il cambiamento da compiere è un cambiamento a cui dobbiamo partecipare. Siamo noi, dal nostro posto nella simultaneità dell'eternità, che dobbiamo partecipare a tutte le missioni appropriate del genere umano, agendo nel nostro ruolo di creature fatte a immagine e somiglianza del nostro Creatore.

[1] “L'Uomo dell'Organizzazione”, dal titolo di un bestseller di William Whyte pubblicato nel 1956 che tracciò il profilo del nuovo tipo di cittadino medio espresso dall'involuzione sociale descritta da LaRouche.

[2] "Lyndon H. LaRouche, Jr., The Immortality of Martin Luther King , DVD: EIRDV-2004-001-STD. Richiedilo all'EIR per €25.

Questa recensione è apparsa sul numero dell'EIR del 3 agosto 2007.

Tratto da http://movisol.org/nazaret.htm

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