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"Tassisti ignoranti, brutti e cattivi!"... Ma Cusano pensava a loro quando scrisse La Docta Ignorantia?
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Mi rifiuto di accettare l'idea che il modo in cui "si è" ci renda moralmente incapaci di diventare "ciò che dovremmo essere". (Martin Luther King)

  RIFLESSIONI, ARTICOLI, INTERVENTI di Claudio Giudici: 

Questo messaggio lo dedico ai folli.
A tutti coloro che vedono le cose in modo diverso.
Potete citarli. Essere in disaccordo con loro.
Potete glorificarli o denigrarli, ma l'unica cosa che non potete fare è ignorarli.
Perchè riescono a cambiare le cose.
E mentre qualcuno potrebbe definirli folli, io ne vedo il genio.
Perchè solo coloro che sono abbastastanza folli da pensare di poter cambiare il mondo, lo cambiano davvero.
(Mahatma Gandhi)

 

 

AMERICAN REVOLUTION


Coloro che professano di volere la libertà, ma deprecano l'azione politica, sono come gli uomini che vogliono il raccolto senza seminare, o la pioggia senza lampi e tuoni. Vogliono l'oceano senza il terribile brusio delle sue possenti acque. (Frederick Douglass)

SCIENZA

"Il selvaggio disprezza l'arte e riconosce la natura come sua assoluta sovrana; il barbaro deride e disonora la natura, ma, più spregevole del selvaggio, molto spesso continua ad essere schiavo del suo schiavo. L'uomo colto si fa amica la natura e ne rispetta la libertà, semplicemente frenandone l'arbitrio."
(Friedrich Schiller, Lettere sull'educazione estetica dell'uomo, n. 4)
 
 

 

Dal libro della Sapienza (6)
Chi cerca la sapienza la trova
[12]La sapienza è radiosa e indefettibile, facilmente è contemplata da chi l'ama e trovata da chiunque la ricerca.
[13]Previene, per farsi conoscere, quanti la desiderano.
[14]Chi si leva per essa di buon mattino non faticherà, la troverà seduta alla sua porta.
[15]Riflettere su di essa è perfezione di saggezza, chi veglia per lei sarà presto senza affanni.
[16]Essa medesima va in cerca di quanti sono degni di lei, appare loro ben disposta per le strade, va loro incontro con ogni benevolenza.
[17]Suo principio assai sincero è il desiderio d'istruzione; la cura dell'istruzione è amore;
[18]l'amore è osservanza delle sue leggi; il rispetto delle leggi è garanzia di immortalità
[19]e l'immortalità fa stare vicino a Dio.
[20]Dunque il desiderio della sapienza conduce al regno.
[21]Se dunque, sovrani dei popoli, vi dilettate di troni e di scettri, onorate la sapienza, perché possiate regnare sempre.

"Quid Veritas?" chiede Ponzio Pilato a Gesù Cristo.
"What is love?" chiede il principe Carlo d'Inghilterra al giornalista che chiedeva a lui e Diana se si amavano.
Verità ed Amore, così come la Libertà, la Giustizia, il Bene, il Bello, sono il Cerchio che al nostro occhio pare di avere tracciato. Credete veramente di essere in grado di tracciare un Cerchio? Sì, mi riferisco a quell'inesistente complesso di punti tutti equidistanti dal medesimo fuoco. Credete veramente di averlo tracciato col vostro bicchiere, col vostro compasso, con la vostra macchina ad altissima precisione? No, non lo avete tracciato. Al vostro occhio così appare, ma quello che siete riusciti a fare è solo un'approssimazione di ciò. Bene, se così è, se è impossibile creare il cerchio perfetto, è tuttavia inutile provarci? Se sì, la ruota - che abbiamo detto non potrà essere perfettamente circolare - non è una conquista per l'Uomo, che lo aiuta nella sua relazione con l'Universo? Certo che lo è. Trasferiamo ora tutto questo ragionamento attorno alle Idee di Verità, Amore, Giustizia, Bellezza, Libertà, Bontà.
"Così in terra come è in Cielo".



 

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Ponte di Sviluppo infrastrutturale globale 
di Lyndon LaRouche


Progetti ferroviari in Africa


Progetto ferroviario nei Balcani


Progetti ferroviari ed energetici nel Medio-Oriente




 

 

 

 

BREVE STORIA DELL'ECONOMIA MONDIALE DAL 1945 AL 2008


 

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26 aprile 2009

Il futuro di una città passa per un nuovo sistema finanziario internazionale

Quello che segue è il contenuto di un volantino da me redatto, che i tassisti romani fecero circolare durante le elezioni amministrative di Roma del 2008, contribuendo alla vittoria di Gianni Alemanno al ruolo di sindaco.

Il futuro di una città passa per un nuovo sistema finanziario internazionale
 

Il nuovo Ministro dell’Economia Giulio Tremonti parla da mesi della crisi finanziaria internazionale prodotta dalla globalizzazione, come processo gestito dalla fantomatica “mano invisibile” del mercato invece che da accordi tra Stati nazionali sovrani. Egli ha sostenuto che è necessario un nuovo sistema monetario internazionale, una Nuova Bretton Woods, così come l’ha denominata l’economista e leader politico americano Lyndon LaRouche.
Si tratta della responsabile presa d’atto del fallimento di un sistema speculativo internazionale che tramite i governi pretende che la gente comune faccia i sacrifici (non gli si possono aumentare gli stipendi, gli si abbassano le pensioni, gli si fa pagare sempre più cara la sanità, l’istruzione, i posteggi, le strade, le tasse) mentre però gli speculatori mettono a schiena china le nazioni. Una storia già vista nel 1929 e che fin dal suo insediamento alla Casa Bianca il grande Presidente Franklin Roosevelt non mancò di denunciare e rovesciare.
La distruzione degli accordi di Bretton Woods che proprio Roosevelt nel 1944 volle, ha voluto dire lasciare al “libero” mercato – che però ha sempre nomi e cognomi! – la regolazione dei rapporti monetari e finanziari secondo logiche di superprofitto. Rilanciare una Nuova Bretton Woods, vuol dire invece far decidere agli Stati i giusti rapporti di cambio tra le monete e le regole finanziarie tra di essi intercorrenti. Non è questa una questione da accademici, ma il vero motivo per cui i prezzi dei generi di prima necessità stanno vorticosamente aumentando.
Il rincaro dei prezzi dei generi alimentari non è conseguenza dell’aumento di voracità delle bocche cinesi, ma di un preciso effetto speculativo provocato dalle politiche monetarie delle banche centrali. Si pensi che dal novembre 2005 al febbraio 2008 il future sul grano è passato da 295$ a 1334$. Il 70% di questo rincaro si è avuto dopo gli “illuminati” interventi delle banche centrali in seguito allo scoppio della bolla speculativa dei mutui subprime del luglio 2007. Sono patetici quei politici che fingono compassione per i più poveri ben sapendo però che la cosa è provocata da precise decisioni degli interessi finanziari a cui dovrebbero opporsi!
Questa iperinflazione trova dunque la sua origine nell’arbitrio del mercato, eppure, le soluzioni che vengono proposte, tipo le liberalizzazioni, hanno all’origine lo stesso vizio.
Chi vive nella vita reale sa cosa vuol dire lasciare al “libero” mercato la gestione delle dinamiche economico-sociali. Si pensi al primo decreto Bersani del ’98 con cui si diceva di voler far sì che ognuno potesse avere sotto casa il negozio di abbigliamento, di elettronica, il fruttivendolo. In conseguenza di quel decreto si tolse l’obbligo del rispetto di spazi di distanza per l’apertura di un esercizio - decida il “libero” mercato dove è più opportuno che si apra un negozio! – ed ecco l’esplodere di centri commerciali che hanno assorbito la clientela che prima era dei piccoli commercianti. I negozi sono andati morendo ed i fondi trasformati in piccoli appartamenti. E la questione per cui tutti potessimo avere sotto casa ogni genere di negozio? E la diminuzione dei prezzi?
Ma si pensi anche al secondo decreto Bersani del 2007 che ha avuto per oggetto, tra gli altri, taxi, farmacie e parrucchieri. A questo proposito, a distanza di neanche 6 mesi dal provvedimento del Comune di Roma per l’aumento del numero di taxi, il candidato sindaco Francesco Rutelli ha affermato: «Abbiamo visto che il meccanismo “più licenze” “tariffe più alte” non è necessariamente quello migliore, rischia di ottenere un doppio effetto negativo».
Liberalizzare potrebbe voler dire eliminare inutili e rallentanti adempimenti burocratici in favore di un maggior sviluppo; ma quando liberalizzare vuol dire far decidere al mercato quelle dinamiche che invece l’ingegno umano può decidere meglio secondo un supremo principio di giustizia, ecco che le liberalizzazioni divengono uno strumento in favore dei più forti.
E si persiste sulla via sbagliata quando si afferma: «Su Alitalia decida il mercato!». Far in ogni caso decidere al mercato, vuol dire far decidere il più forte. La libertà del mercato è legittima solo quando è regolamentata in funzione del bene comune.
Un “libero” mercato lasciato alla dittatura del mercato produce mirabolanti assurdità. Si pensi alle amministrazioni che possono assumere centinaia di vigilini, poiché con le multe che fanno autofinanziano i loro stipendi; invece assunzioni di nuove forze dell’ordine, o il più semplice pieno di benzina delle loro auto, per funzioni socialmente ben più rilevanti come la lotta alla criminalità, sono cose che non possono essere fatte, perché pur essendo un investimento sociale, sono un costo finanziario. Le strade vengono imbottite di costosi autovelox, ma i manti stradali sono tutti poggi e buche. Le banche possono essere salvate da continue immissioni di liquidità, ma alle fabbriche ciò non è concesso; le linee metropolitane devono aspettare. Tutto questo è arbitrio del mercato.
Eppure la nostra Costituzione a questi propositi parla chiaro: centralità del lavoro (artt. 1 e 4), intervento dello Stato nell’economia, retribuzione che in ogni caso deve consentire un’esistenza libera e dignitosa al lavoratore ed alla sua famiglia (art. 36), funzione ed utilità sociale dell’iniziativa economica privata e della proprietà privata (artt. 41 e 42); controllo del credito e tutela del pubblico risparmio (art. 47).
E’ dunque necessario che ogni cittadino che abbia a cuore il proprio presente e futuro e quello dei propri figli, combatta il conformismo dietro cui si cela la dottrina del liberismo, e sostenga il progetto per un nuovo sistema finanziario internazionale, per una Nuova Bretton Woods, così come invocata da Lyndon LaRouche e da Giulio Tremonti.

Claudio Giudici

23 settembre 2008

700 miliardi per camuffare la storia

di Claudio Giudici, 23 settembre 2008

Durante la settimana finanziaria che va dal 15 al 19 settembre, la globalizzazione finanziaria aveva dimostrato di essere definitivamente morta. Ma prima che il crollo di Wall Street coinvolgesse Main Street (l’economia reale), il Governo americano ha preso una decisione senza precedenti: la costituzione di un ente federale con a disposizione 700 miliardi di dollari da destinare al riacquisto dei valori finanziari tossici che sono all’origine del perpetuarsi del crollo dei listini finanziari mondiali.

Secondo gli analisti il piano Paulson sarebbe quantitativamente dieci volte superiore al piano Marshall con cui si ricostruì l’Europa post-bellica e superiore al costo della guerra del Vietnam. Si consideri poi che la Cina, detenendo metà del debito estero Usa, detiene un importo di 500 miliardi di dollari in titoli statunitensi. L’immissione di 700 miliardi di dollari da parte del Tesoro, rappresenta di fatto una importante svalutazione del loro debito verso la Cina. Quanto potranno sopportare ancora la Cina, e gli altri detentori di titoli del debito Usa, un tal genere di furto?

Il modello di fatto imperiale, spacciato col nome altisonante di globalizzazione, è in rianimazione ma con certezza di morte. Anzi, il piano Paulson non farà altro che prolungare l’agonia del malato. Questo perché quel credito di 700 miliardi non è strategicamente vincolato a risollevare l’ansimante economia reale, quanto piuttosto volto a riversare direttamente sui cittadini americani, ed indirettamente sulla popolazione mondiale, il disastro prodotto dall’immissione nel sistema della finanza di titoli puramente speculativi.

Ciò su cui non si può discutere, è invece il definitivo fallimento del modello liberista. Il blocco delle vendite allo scoperto ed il paracadute offerto ai mercati con i soldi dei cittadini, sono decisioni dirigistiche ed antimercatiste che dovrebbero segnare pure per gli irriducibili liberisti, il definitivo fallimento della deregulation, dell’idea per cui i mercati abbandonati a sé stessi raggiungerebbero l’equilibrio ottimale in favore della ricchezza. Se si fossero abbandonati i mercati ai loro destini, le famiglie più importanti del pianeta, dai Morgan ai Mellon ai Du Pont ai Rothschild, sarebbero probabilmente alle cronache come storico caso di “eccellente suicidio di massa”, produzioni e commerci sarebbero fermi, intere nazioni sarebbero nel più completo caos.

In tutta questa storia c’è anche un altro dato interessante che emerge e che è bene che i politici tengano presente già nell’immediato futuro, visti i sacrifici che esso è costato alle popolazioni da loro amministrate. Gli illuminati osservatori economici del Fondo monetario internazionale, della Banca Mondiale, dell’Ocse, e delle agenzie di rating private (S & P, Moody’s, Fitch) che finora hanno giudicato sulla bontà delle scelte economiche fatte da stati sovrani ed aziende, da oggi, che genere di mestiere potranno fare? La risposta è che l’economia mondiale, nella sua facciata reale, necessita di braccia per la ricostruzione e l’arricchimento tecnologico delle sue infrastrutture e delle sue produzioni, di modo che i popoli del pianeta, dopo un quarantennio di politiche liberiste a cui sono stati via via sottoposti, possano tornare a vedere il sereno offerto da un’economia che migliori i loro tenori di vita piuttosto che distruggerli.

Ora, dovrebbe essere ovvio anche a Paulson – forse non a Bush – che quel credito di 700 miliardi, corrisponde ad una nuova immissione di liquidità nel sistema, che al pari dei circa 2-3 miliardi che ogni giorno dal luglio-agosto 2007 fino alla scorsa settimana, le banche centrali avevano cominciato ad iniettare nel mercato per sorreggere la maturanda crisi, rifluirà sui prodotti finanziari speculativi che abbiano come sottostante oro, petrolio, materie prime, generi alimentari. Ciò comporterà a breve una nuova ondata iperinflazionistica sui beni di prima necessità. In sostanza, quei 700 miliardi non serviranno altro che ad alimentare la fase d’iperinflazione globale, con un botto ancor più violento sui mercati finanziari e impensabili ripercussioni nell’economia reale. Chi cerca di dare una giustificazione “razionale” alla decisione del Tesoro, cerca di far passare come meritorio il salvataggio poiché “in fondo dietro ai titoli tossici detenuti dal sistema finanziario, vi sarebbero degli immobili” (come a dire che così tossici non sarebbero). Ma questa considerazione, oltre a non essere avvalorata dai mercati (tanta è la crisi di fiducia creatasi tra gli operatori) non è avvalorata neanche dalla ragione. La garanzia offerta ai valori finanziari da parte del relativo sottostante reale immobiliare, infatti, può garantire un equivalente valore finanziario, non una piramide di carta molte volte superiore al valore degli immobili stessi.

Ma perché Paulson, ha proceduto in un salvataggio che evidentemente non farà altro che procrastinare il crollo dei mercati piuttosto che evitarlo?

In sostanza Paulson-Bush stanno solo prendendo tempo. Ma per quale motivo? Tempo per cosa?

Riflettiamo sul primo crollo finanziario del nuovo millennio, quello che va dal marzo 2000 all’ottobre 2002. Nell’immaginario collettivo il primo crollo dei mercati del nuovo millennio avvenne in seguito alla distruzione delle Twin Towers nel settembre del 2001. Esso cominciò invece nel marzo del 2000 e fino al 10 settembre 2001 le borse mondiali avevano perso circa il 30% del loro valore. Dall’11 settembre fino ai minimi dell’ottobre 2002 gli indici persero un ulteriore 30%. Dunque il primo crack dei mercati nel nuovo millennio avvenne ben prima dell’11 settembre e corrispose sostanzialmente allo scoppio della bolla dei titoli della new economy (telecom, media and tech), ma per la popolazione mondiale esso avvenne a causa di Osama Bin Laden. In seguito i mercati mondiali si ripresero sostituendo la mega bolla new economy con una nuova bolla speculativa, quella del settore immobiliare.

Mentre scrivo le agenzie di stampa rendono conto dell’ultimo discorso di G. W. Bush alle Nazioni Unite, in cui afferma che “Siria ed Iran continuano a sponsorizzare il terrorismo” (mentre in Iraq ci dovevano essere armi di distruzione di massa!). Per l’opinione pubblica occidentale, che nella maggioranza dei casi non ha mai letto alcun discorso di Ahmadinejad, quell’iraniano è colui che vuole sterminare Israele, visto che così i media hanno riferito (sic).

Nel corso dell’ultima settimana si sono verificati vari attentati di presunta matrice terroristica da Islamabad a Gerusalemme allo Yemen ai Paesi Baschi (tralasciando quelli del casertano).

In breve, mentre la globalizzazione, grazie al piano Paulson, rimanda la sua dichiarazione di decesso, varie “operazioni caos” si scatenano con ritmo accelerato a giro per il pianeta.

Se scoppiasse una nuova importante guerra, la storia ufficiale di questi giorni diverrebbe: «La guerra contro il terrorismo fece crollare i mercati finanziari e l’economia mondiale.»

A cospetto di un sistema fallito, l’unico modo per salvare i creditori privilegiati, ossia la popolazione mondiale unitariamente intesa, è seguire il “piano LaRouche”: organizzare il fallimento del sistema e non attendere che esso si verifichi per forza d’inerzia, distinguere tra quelli che sono crediti esigibili (stipendi, pensioni, liquidità per il funzionamento dello stato e del welfare) e quelli che non sono esigibili perché frutto di mere speculazioni. Ricreare un nuovo sistema monetario e finanziario internazionale sul modello rooseveltiano di Bretton Woods. Da qui lanciare linee di credito a livello globale con cui finanziare nuovi progetti infrastrutturali e le imprese private.

Per fare ciò è necessario che alla disponibilità di Russia, Cina e India si aggiunga quella degli Stati Uniti. Gli altri si allineerebbero di conseguenza.

9 luglio 2008

La bufera intercettazioni-giustizia è stata “provocata” da Tremonti

Il conflittuale scenario politico che in Italia va delineandosi, dopo “due giorni e mezzo” di dialogo tra maggioranza ed opposizione, è lo scontato risultato a cui l’oligarchia è riuscita a pervenire sfruttando l’ingenuità della maggioranza dei politici. Questi non comprendono la vera battaglia che si sta giocando nel dietro le quinte. La battaglia che in questo momento si va giocando, straordinaria per la centralità del tema trattato, è quella tra speculazione e produzione, tra speculazione e lavoro, tra liberismo e dirigismo, tra George Soros e Franklin Delano Roosevelt, tra oligarchia e repubblica.
Con il tipico schema di guerra asimmetrica, con attacchi pluridirezionali, si è costruita la testa di ponte che dalla terra del dialogo tra le parti in campo ha riportato alla terra del divide et impera.

L’alleanza trasversale sul tema della riforma del sistema finanziario internazionale che stava abbozzandosi da Tremonti a D’Alema, con il coinvolgimento di altri importanti leader europei, rappresenta il pericolo più grosso che l’oligarchia finanziaria sta correndo. Questo nemico, che nello specifico il ministro Tremonti tenta di mettere all’indice della sua politica economica parlando continuamente di “Nuova Bretton Woods”, di “sacrifici per banchieri e petrolieri”, di “speculazione come peste del 21esimo secolo”, invero, pur rappresentando il problema principale per un’economia mondiale che abbia come obbiettivo lo sviluppo economico e morale dell’umanità, ha rialzato la testa non oggi, ma in modo progressivamente più osceno, con il venir meno degli approcci rooseveltiani all’economia, che possiamo segnare con la data del 15 agosto 1971, ossia con l’abbandono degli accordi di Bretton Woods deciso di Richard Nixon.

A tentare di dare man forte a questa fazione – che come ben si comprenderà stravolge il sintetico schematismo destra-sinistra proponendo invece quello reale “repubblicani contro oligarchici” – vi è stato anche Benedetto XVI con il suo atto di accusa nei confronti della speculazione alla vigilia dell’incontro del G8 in Giappone.

Tutto ciò potrebbe rappresentare il pilastro fondante di una nuova stagione politica dove dall’austerity per la popolazione si passa alla lotta contro i fenomeni speculativi oramai imperanti sull’intera economia reale.

Per comprendere la portata di tale problema si deve tenere conto che il fenomeno della globalizzazione è rappresentato per oltre il 90% da transazioni puramente finanziarie e che il livello degli aggregati finanziari supera di almeno dieci volte il prodotto interno lordo mondiale (come dire che la ricchezza reale è sopravvalutata di almeno il 1000%!). Parlare di economia, produzione, mercati, pil, debito pubblico, ecc. senza tenere conto del mostro rappresentato dagli aggregati finanziari di radice speculativa, è come voler parlare dei pesci senza affrontare il tema del mare.

Probabilmente l’interpretazione inizialmente data dai poteri oligarchici alle ripetute affermazioni pre-elettorali di Giulio Tremonti circa la necessità di una Nuova Bretton Woods, è stata quella che l’oligarchia finanziaria inizialmente dette delle affermazioni, fin dal discorso inaugurale del 4 marzo 1933, di Franklin Delano Roosevelt: pura demagogia. La storia dimostrò allora che FDR faceva sul serio. FDR prima di essere stato decisivo per la sconfitta dei nazi-fascismi fu decisivo per imbrigliare le mani ai burattinai della grande finanza. Il ministro Tremonti, pur non avendo ancora maturato il coraggio che fu del grande presidente americano, sta tentando anch’egli di voler fare sul serio. In ogni sede, dal G8, alle sedi europei, alle sedi televisive, centra il proprio discorso politico-economico su quello che è il vero e primario problema dell’attuale economia mondiale, così come denunciato da quasi quarant’anni dall’economista e statista americano Lyndon LaRouche, la speculazione finanziaria. Fare della politica economica senza rinfilare nella sua sudicia tana l’oligarchia finanziaria è come pretendere che la gente partecipi ad una lunga maratona con un elefante sulle spalle. La soluzione a ciò non passa certo per le istituzioni finanziarie come vorrebbe Mario Draghi, quanto per accordi fra Governi sovrani.

Nel momento in cui Tremonti trova il coraggio per denunciare quello che è il vero problema dell’economia mondiale, il Governo italiano prende decisioni in favore del nucleare, mostra decisionismo sulla difficilissima questione dei rifiuti urbani, e su tutto ciò sorge un promettente dialogo con l’opposizione, ecco che colui che rappresenta nell’immaginario della maggioranza degli italiani l’artefice di questo processo, il Presidente del Consiglio Berlusconi, con perfetto timing egli diviene vittima di compromettenti intercettazioni e le pagine dei giornali cominciano ad occuparsi della sola questione giustizia; tra una valanga di provvedimenti governativi e parlamentari adottati dall’insediamento del nuovo Governo, tra energia, economia, infrastrutture, pubblica amministrazione, trasporti, le prime pagine dei giornali sono riempite da questioni inerenti la sola giustizia.

La solita operazione di guerra asimmetrica che un decennio fa colpì Bill Clinton, quando dopo aver esternato l’intenzione di lavorare per la riforma del sistema finanziario internazionale, si ritrovò sparato in faccia il caso Lewinsky.

Adesso, con una serie di attacchi a grappolo, il Governo si trova istituzionalmente solo, dall’Europa alla Magistratura, alla Presidenza della Repubblica, tutti occupati ad osservare le questioni di carattere giudiziario; nel frattempo però il consenso popolare intorno al nuovo Governo è in deciso aumento, mentre l’opposizione perde consensi.

Il rischio è una guerra fratricida dove a spuntarla saranno i soliti interessi finanziari.

Nel contesto internazionale, l’ultimo prodotto legislativo dell’oligarchia finanziaria, il Trattato di Lisbona, perde sempre più consensi: dopo l’Irlanda pure la Polonia dice no, la Repubblica Ceca è sorniona, il dibattito parlamentare in Italia si caratterizza per prese di posizione impensabili fino ad un mese fa, il Presidente della Repubblica tedesca Horst Koehler attende le decisioni della Corte costituzionale tedesca in merito ai ricorsi pendenti contro il trattato; il programma liberista del WTO alla conferenza della FAO a Roma salta grazie al no dei paesi economicamente più deboli guidati dall’Argentina; i governi, a cominciare dal Congresso USA, cominciano a fare pressioni affinché vengano prese misure contro la speculazione.

All’interno di questo scenario possono avere un ruolo determinante coloro che Franklin Roosevelt prima e le costituzioni novecentesche poi, fecero perno della loro azione: i lavoratori. In primis costoro, in quanto toccano con mano come la globalizzazione liberista tutta speculazione “e chi se ne frega della produzione”, trasformi il risultato del loro sacrificio quotidiano: carta straccia con cui ci si riesce a fare ben poco.

I media dipendono dall’oligarchia finanziaria; la stragrande maggioranza dei politici dipendono dai media. L’unico modo per far ripartire il processo giudiziario contro l’oligarchia finanziaria ed i suoi giochini speculativi, è che la gente apra gli occhi, si riappropri del proprio destino, e si schieri a favore di coloro che dimostrano di voler portare avanti questa battaglia.

In concreto, vi è la necessità che venga organizzata un’azione di massa che si contrapponga al lavaggio del cervello tentato dai media, ed in cui stanno cadendo gli ingenui. Chi comprende questo scenario ed ha a cuore il proprio destino e quello dell’umanità intera, può mettersi in gioco: leaders politici e sindacali, associazioni, semplici cittadini; la pietra angolare per il ritorno ad una politica dedita al perseguimento del bene comune resta sempre la stessa: diffondere la verità.

8 ottobre 2007

SULLA PRESENTE CRISI FINANZIARIA MONDIALE

Prolusione di Lyndon LaRouche – 15 settembre 2007

     
Lyndon LaRouche

È insolito il compito che oggi mi spetta. Non va visto, infatti, come frutto di una mia scelta, di una nostra scelta. La responsabilità sta negli eventi: in questo momento l'intera civiltà è minacciata. Non abbiamo davanti a noi una semplice depressione economica. In realtà siamo ben oltre questa situazione. Siamo nel punto in cui, per mezzo di una reazione a catena, un crollo ulteriore del valore del dollaro, repentino e ulteriore rispetto alla svalutazione che ha già subìto in modo significativo negli ultimi mesi, potrebbe mandare in rovina la Cina, arrecare danni inconcepibili all'India, far saltar per aria tutta l'Europa. [Altre volte ho detto] che i Paesi europei, la Cina, l'India e altre nazioni non potrebbero sopravvivere ad un improvviso collasso del dollaro. Questo collasso non soltanto è previsto, ma sta già avendo luogo.
Quindi, questo è un periodo storico insolito. Piuttosto che le minacce tipiche di una depressione economica, stiamo osservando quelle peculiari di una nuova epoca buia, globale e prolungata, dell'umanità intera.
L'interrogativo che dobbiamo porci è se siamo in grado di superare, giunti a questo punto, queste minacce. Avremmo già dovuto prendere i dovuti provvedimenti; tuttavia nella storia accade talvolta che le decisioni necessarie siano prese molto tardi. Soltanto quando le condizioni diventano davvero insopportabili, la gente abbandona le follie con cui ha contribuito a causare la crisi in corso.
In un tale stato di cose, non si dovrebbe guardare al passato e dire "noi riaffermeremo le nostre tradizioni". Perché, come sottolineerò oggi, la tradizione è comprensibile al meglio da persone della mia età, o anche più anziane, come Amelia [Boynton Robinson]. Noi c'eravamo, quando ci fu il cambiamento. Esso avvenne quando ero sotto le armi, all'estero, cioé mentre mi trovavo in India, verso la fine del mio servizio: esso coincise con la morte del presidente Roosevelt. In quella occasione, alcuni soldati mi vennero a trovare, e chiesero di poter parlare con loro la sera stessa. Non mi dissero, in quel momento, il motivo di quell'invito, ma io ebbi comunque il sentore di quanto avremmo discusso. E la questione mi fu presentata in questo modo: "Qual è, secondo te, il nostro destino, ora che è morto Franklin Roosevelt?" Che cosa accadrà di noi, ora che Roosevelt è morto?" Io, di primo acchito, risposi loro: "Beh, posso dire che abbiamo vissuto e combattuto sotto la guida di un grande presidente degli Stati Uniti. Ora siamo nelle mani di un uomo molto piccolo - e ho paura per noi".
Quando tornai dalla Birmania - laddove ero stato assegnato verso la fine della guerra - ciò che avevo prima temuto con la morte di Roosevelt, stava già prendendo forma. Gli Stati Uniti di Roosevelt avevano realizzato un'alleanza instabile con l'Impero della Gran Bretagna. L'Impero britannico era stato, infatti, l'agente responsabile dell'ascesa al potere di Hitler. Non parlo del semplice reame britannico, bensì dell'Impero Britannico, operante ad esempio attraverso la Banca d'Inghilterra e la correlazione di elementi di tipo finanziario, i quali sono essenzialmente l'Impero Britannico. Questo impero è modellato secondo l'antico esempio di Venezia, quella medievale, in cui un gruppo di banchieri, similmente a un'accozzaglia di parassiti, formarono una potenza imperiale, dopo aver trovato gli strumenti di governo appropriati. Così, ciò che la morte di Roosevelt segnò, fu l'abbandono dell'impegno ad eliminare dalla terra quel sistema.
Attenzione, però! Per sconfiggere Hitler, era stato necessario allearsi con la Gran Bretagna, addirittura forzandola, perché non ne aveva davvero intenzione! Agli esponenti dell'Impero piaceva Hitler! Lo avevano inventato, infatti! Era una loro creatura! Lo avevano posto al potere, con l'aiuto di alcuni americani: la banca Harriman, per esempio, perché nota per le sue politiche razziste di periodi precedenti. Il nonno dell'attuale presidente degli Stati Uniti, Prescott Bush, lavorando come segretario generale della Brown Brothers Harriman, firmò l'assegno che permise al partito nazista in bancarotta di risollevarsi! Furono la monarchia britannica e il suo rappresentante in Germania, Hjalmar Shacht, a porre Hitler al potere.
Dovendo sbarazzarsi di Hitler, ma non potendolo fare da soli, si raggiunse un'alleanza anche con l'Unione Sovietica. Durante la guerra fummo rallentati, poiché al nostro fianco c'era un alleato inaffidabile, la Gran Bretagna. Una volta, conobbi un generale tedesco, che era stato colonnello in Nord Africa; quest'uomo distinto era anche una autorità nel campo del diritto internazionale. Al mio primo incontro con lui, dissi: "Generale, Lei è d'accordo con me nel pensare che Montgomery fu il peggior comandante della Seconda Guerra Mondiale?" Al che, mi rispose: "Non può dire male di Montgomery. Mi salvò la vita!" Poi aggiunse: "Stavo comandando la retroguardia per Rommel, durante la ritirata dall'Egitto; se egli mai mi avesse preso al fianco, sarei stato ucciso!" [risate]
Così, se considerate chi fu Montgomery, riconoscerete che funzione svolse nel cosiddetto "Market Garden": prolungò la guerra in Europa per più di un anno, conducendo un'operazione della Prima Armata in un campo di battaglia le cui strade non reggevano le truppe mandate a soccorrere i paracadutisti là atterrati! E continuò in questo modo per un anno! La guerra sarebbe terminata entro la fine del 1944, senza Montgomery. Ma egli tenacemente continuò ad operare in quel modo, non soltanto perché era un pessimo generale, davvero incompetente, bensì perché egli era la persona in grado di applicare quel grado di incompetenza che Churchill desiderava: Churchill, infatti, aveva sostituito valenti comandanti britannici, per paura che essi contribuissero a vincere la guerra troppo presto.
Questo, quindi, è il tipo di problema che dovemmo affrontare. Che cosa avvenne dopo la morte di Roosevelt? Il suo programma per il dopoguerra puntava ad alcune realizzazioni a livello mondiale che i Britannici erano assolutamente determinati ad impedire: avrebbe teso ad eliminare il colonialismo, e tutte le sue manifestazioni secondarie. Il suo discorso di Casablanca, con il quale si confrontò direttamente con Churchill, è esplicito. Egli disse: "Considera questa parte di Africa! Che cosa possiamo farne nel dopoguerra? Che cosa possiamo fare per ricostruire questa regione?" Il messaggio fu chiaro: la sua politica sarebbe stata quella di eliminazione dell'Impero Britannico, ovvero del colonialismo.
Allora, quando tornai a Calcutta, con Truman come nuovo presidente, vidi già in atto il cambiamento. Lo vidi attraverso l'Asia sudorientale: le truppe giapponesi coinvolte s'erano arrese davanti alle forze di Ho Chi Minh, il quale era stato un alleato di Roosevelt. I Britannici ordinarono che le truppe giapponesi fossero liberate dai campi di prigionia, fossero loro restituite le armi, e fosse loro permesso di rioccupare l'Indocina. La ricordate questa storia? A che cosa portò? Alle guerre della Francia, e altri conflitti.
Che cosa dire degli Olandesi? Che cosa fecero quei dannati Olandesi in Indonesia, con gli stessi metodi? Una lunga guerra, per sopprimere e soffocare, laddove avrebbe dovuto esprimersi uno sviluppo umano. La promozione delle divisioni, la guerra civile, in India. Analogamente, così anche in Africa! Ecco, l'Africa è il pessimo dei casi! Ciò che i Britannici hanno fatto in Africa è uno dei peggiori crimini contro l'umanità che si potessero immaginare, Tutto cominciò con Kitchener, nel 1898.
Questa è la storia.
Ora, la concezione rooseveltiana e l'alleanza da lui stabilita erano basate su alcuni punti d'interesse per il dopoguerra. Il primo punto era quello di condurre la Russia e la Cina, benché essa fosse in quel momento una nazione smembrata, in un blocco costituente le Nazioni Unite. Questo organismo avrebbe dovuto essere un foro d'incontro, per coordinare la liberazione delle aree vittime del colonialismo, o altre azioni simili. Costruire nuove nazioni, e assisterle nel loro primitivo sviluppo affinché diventassero davvero nuove nazioni. L'obiettivo sarebbe stato quello di costruire una comunità di stati nazionali sovrani planetaria, caratterizzata da una sovranità perfetta, ma legata assieme dalle indicazioni tratte dalle lezioni imparate con la guerra appena terminata: avremmo dovuto vivere in armonia, raggiungendo i comuni scopi dell'umanità, gestendo le cose dall'alto; avremmo dovuto creare una comunità di nazioni la cui forza avrebbe prevenuto ogni cosa contraria al raggiungimento di quei fini.
Purtroppo, subendo un programma britannico, dettato agli Stati Uniti da elementi influenti di New York e di altri centri di potere, adottammo la politica opposta.

In prima istanza, su insistenza di Churchill, ci comportammo con l'Unione Sovietica come se le avessimo dichiarato guerra. Bertrand Russell, un grande liberale, arrivò a proporre una guerra preventiva con bombe nucleari. In realtà lo aveva proposto ancor prima di questa occasione, ma ora lo fece per iscritto. Propose che se ne occupassero gli Stati Uniti, anche se questi non disponevano ancora di simili armi, poiché gli unici due prototipi di bomba atomica erano stati usati sul Giappone. Gli attacchi a Hiroshima e Nagasaki furono assolutamente non necessari, poiché il Giappone s'era già arreso: le condizioni della resa, infatti, erano state trattate da Hirohito con il Vaticano. Ma sotto la pressione di Churchill e della Gran Bretagna, il governo di Truman non aveva proceduto ad accettare la resa giapponese. Non avrebbe dovuto far altro che assimilare quanto negoziato dall'ufficio per gli affari speciali del Vaticano, il cui responsabile era il futuro Papa Paolo VI; non avrebbe dovuto far altro, durante i negoziati della resa, che prestare attenzione ad una condizione, e cioé a trattare con il Mikado, l'ufficio dell'Imperatore del Giappone. Ciò gli avrebbe conferito l'autorità necessaria ad ordinare il cessate il fuoco alle truppe giapponesi. Ma non lo fece.

Il Giappone era sconfitto! L'isola principale era posta sotto un blocco impenetrabile, imbottigliata dall'aviazione e dalla marina degli Stati Uniti. Né rifornimenti, ne risorse d'alcun tipo potevano passare il blocco, determinandosi la condizione di completa disfatta, di collasso nazionale. Ma la guerra fu prolungata senza alcuna necessità, soltanto per compiacere i Britannici!

Tornando all'Unione Sovietica, in questa nuova fase procedemmo dimostrando ostilità. Si riteneva, infatti, che l'Unione Sovietica non avesse la capacità di sviluppare armamenti nucleari, in tempi tali da poter rispondere adeguatamente all'attacco voluto dalla Gran Bretagna. Una volta scoperto, intorno al 1948, che invece ne era in grado, la cricca di Russell e Churchill dovette in qualche modo cambiare mira. Questo pose fine al governo di Truman, perché non più utile.

A parte questo cambiamento, la politica rimase la stessa: ritornare all'Impero Britannico! Questo impero era stato fondato, in verità, con il Trattato di Pace di Parigi del 1763, quel trattato che aveva spinto i patrioti negli Stati Uniti a riconoscere che presto o tardi avrebbero dovuto combattere per liberarsi da questa nuova struttura imperiale, arrivando dunque alla Rivoluzione Americana. Già da allora, soltanto i traditori e i parassiti della nostra nazione si erano sentiti fedeli alla corona britannica. Quale tragedia se il mondo avesse dovuto vivere sotto il giogo dell'Impero Britannico! Così noi - come nazione, appunto come Stati Uniti - eravamo giunti a minacciare l'Impero. Non solo, avevamo affrontato anche gli agenti britannici operanti in seno alla nostra nazione, cioé i Confederati! Che erano una creazione di Lord Parlmerston, esponente di spicco dell'Impero.

Eravamo riusciti a sconfiggerlo, e a sviluppare una nazione sull'intero continente. Questa era sempre stata la nostra politica, sin dalle origini; in quell'occasione, avevamo accettato i confini col Canada e col Messico, estendendoci fino a dove gli oceani, a est e a ovest, ci avrebbero concesso. Eravamo occupati a svilupparci in uno stato nazionale sovrano e continentale.

Ci eravamo infine riusciti, per mezzo delle ferrovie, e di simili costruzioni. Inoltre, per mezzo dell'immigrazione europea e da altre parti del globo, intere regioni, negli attuali Stati del Dakota e del Nebraska, furono sviluppate da colonie di tedeschi, per esempio. A questi agricoltori erano state assegnate delle terre ed era stata prestata la necessaria assistenza. Le ferrovie avevano svolto l'importante funzione di sostegno. Così, in breve tempo, eravamo diventati la nazione più potente tra gli stati nazionali del mondo! E questo, nelle condizioni di una guerra civile.

Che effetto avevamo avuto in Europa? La nostra esperienza aveva scatenato un desiderio di libertà dall'Impero Britannico. Sto parlando della fine di Napoleone III. Sto parlando della Germania che, per mezzo di Bismarck, aveva risposto al successo americano sfidando l'Impero Britannico, piuttosto che con la guerra, perseguendo lo sviluppo economico. Sto parlando della Russia di Mendeleyev, il grande scienziato che, di ritorno dalla Convenzione di Philadelphia del 1876, convinse lo zar a costruire la famosa ferrovia transcontinentale. La Germania aveva deciso di unire con i binari Berlino e Baghdad, ma i cambiamenti avevano infine riguardato anche l'assetto giuridico del Paese, proprio con le riforme bismarckiane del 1977-1879 apportate con il consiglio diretto degli Stati Uniti, cioé dei circoli americani più influenti appartenenti alla tradizione di Lincoln.

L'Impero Britannico non aveva gradito. Essenzialmente per questo motivo: se le nazioni dell'Europa, addirittura le nazioni dell'Eurasia avessero sviluppato i propri territori con le infrastrutture ferroviarie, specialmente con quelle transcontinentali mutuate dall'esempio americano, allora i trasporti e i commerci dei beni sulla lunga distanza avrebbero potuto avvenire in modo più efficiente per terra che per mare! Questo era stato il loro problema.

Con il controllo di quanto avviene internamente al proprio territorio, con lo sviluppo della scienza e della tecnologia moderne, quei Paesi avrebbero evitato metodi inefficienti di trasporto; e ogni centimetro di movimento merci, compiuto per terra e con grande organizzazione, avrebbe significato per essi un aumento dei poteri produttivi della propria economia nazionale! I trasporti marittimi, invece, non coinvolgendo il territorio di un Paese e le popolazioni ivi stanziate, non avrebbero per loro stessa natura contribuito in alcun modo a migliorare l'economia. Ecco la frode della geopolitica.

 

Ora, noi siamo entrati in un'epoca tecnologica, in cui sono disponibili tecniche come la levitazione magnetica, e sono realizzabili progetti come quelli precedentemente ricordati da Helga. Abbiamo raggiunto un potenziale tecnologico per il quale sono ora realizzabili progetti e sistemi che permettano  di trasformare territori precedentemente ritenuti non sviluppabili o privi di attrattiva in zone ricche e abitabili. Abbiamo la capacità globale di trasformare il pianeta stesso, incrementando la potenza produttiva del lavoro, la capacità di sopravvivenza, i livelli di vita, in una maniera che non ha precedenti nella storia umana! Per mezzo di nuovi metodi di trasporto di massa, con la dovuta enfasi sulla tecnologia di estrazione della potenza nucleare per mezzo di forme superiori alla fissione, con nuovi metodi di produzione di isotopi, ecc. possiamo dominare aree precedentemente non raggiungibili, ma che nascondono le materie prime di cui abbisognamo, rispondendo nel contempo alle grandi esigenze delle vaste popolazioni (India, Cina, ecc.) arretrate. Con nuovi materiali e nuove tecnologie, possiamo procedere ad assicurare la destinazione di tali risorse allo sviluppo di tutte le nazioni, per quanto povere esse siano. Il potenziale c'è: l'abbiamo davanti agli occhi.

Esso, naturalmente, rappresenta una minaccia esistenziale per l'Impero. Gli Stati Uniti nel 1945 erano la nazione più potente in assoluto, anche sul piano storico; ora sono un relitto. Se non fosse per l'arsenale nucleare, pochi nel mondo li temerebbero. Chiaro? Sono un relitto. La questione, allora, è: poiché sin dal 1648, cioé dalla Pace di Westfalia, l'obiettivo di pace ha coinciso con lo sviluppo di stati nazionali sovrani in tutto il mondo, come è stato dimostrato in Europa, negli Stati Uniti, e altrove, dobbiamo tenergli fede anche ora. Non dobbiamo fare altro che continuare il lavoro. Attenzione, però! Il significato di questa operazione, il suo vero obiettivo di una tale costruzione politica a livello mondiale, è minacciare l'esistenza dell'Impero, come sistema, in qualunque forma esso appaia. Dunque, ciò che gli Stati Uniti rappresentarono con Roosevelt, fu la più seria minaccia che l'Impero Inglese avesse mai dovuto affrontare. [Potete stare certi che] ogni evento malvagio, di una certa importanza a livello mondiale, dal giorno della morte di Roosevelt fu dovuto al risultato dell'azione di forze individuabili negli ambienti Liberali anglo-olandesi, sia in Europa, sia - tramite alcuni traditori - nella mia nazione. Tra questi traditori, vi sono anche alcuni ex presidenti, e alcuni idioti, come il presidente ora in carica.

Ne consegue che il tema geopolitico è immutato. Tuttavia, non dobbiamo fissarci sulla contrapposizione geopolitica tra potenze terrestri e potenze marittime. Dobbiamo invece tener presente che il secolare dominio esercitato per mare s'è esaurito grazie al progresso tecnologico. Con la tecnologia ora disponibile, insomma, possiamo sviluppare i territori nazionali per via terrestre, invece che per mare, e con maggior efficienza e potenza. Oh, naturalmente useremo gli oceani! Essi, infatti, contengono ingenti quantità di minerali, di cui abbiamo bisogno. Li useremo anche per altri scopi e in altri modi. [Dobbiamo anche ricordare che] la potenza produttiva del lavoro non risiede semplicemente nelle popolazioni, ma nello sviluppo dei popoli: lo sviluppo della loro tecnologia, della loro libertà di inventare, della loro potenza di condurre scoperte scientifiche, del godimento di ogni miglioramento.

Questo è il nostro lavoro, la nostra battaglia.

Questo è stato il punto caldo che motivò le guerre! Sin dal Rinascimento nel Quattrocento, la ragione delle principali guerre europee è stata questa! E' necessario bloccare il sistema dell'imperialismo, in qualunque  forma esso di manifesta: che sia l'antico imperialismo persiano, o l'imperialismo dell'antica Roma, o l'imperialismo bizantino, o il sistema delle Crociate dovuto all'alleanza tra Venezia e i Normanni, o il più recente esempio britannico. La sfida dell'umanità più vera è, pertanto, quella di diventare umani: dobbiamo sbarazzarci di questo fattore imperiale.

L'imperativo è la creazione di una comunità di stati nazionali, basata sull'impiego della cultura dei popoli e sul suo sviluppo, affinché essi possano partecipare in condizioni paritetiche al lavoro della comunità stessa. Dobbiamo sviluppare l'uomo, così come esso è passibile di sviluppo.

 

Questo è ciò che riguarda la crisi. Non dobbiamo cercare cause recenti. Non dobbiamo pensare a date recenti, nemmeno alla data della morte di Roosevelt. Il problema, già, c'era. Il problema è la crisi che da lungo tempo affligge l'umanità tutta, perlomeno da che ne conosciamo sufficientemente la storia; ad esempio, per quanto riguarda l'Europa, dal 700 a.C.  circa.

Nello specifico, però, la crisi che affrontiamo oggi fu generata dalla Guerra Fredda. Gli Stati Uniti continuarono a prosperare, tra alti e bassi, fino all'assissinio di John F. Kennedy. Continuarono a progredire, per certi versi; ma il punto cruciale è quello. Non v'è bisogno di discuterne. Quello fu l'inizio della cosiddetta "Guerra Fredda", ovvero la guerra di ricolonizzazione e la ricerca di un conflitto con l'Unione Sovietica, tutta roba insensata. Il biasimo, dunque, non va a Stalin, ma al versante britannico.

Quello è l'inizio della crisi odierna: la questione geopolitica, infatti, fu il pallino di Londra e di certe forze basate a New York, che noi associamo all'oligarchia finanziaria, ovvero alle persone che sostennero Hitler. Gli Stati Uniti, forti come erano divenuti sotto Roosevelt, non avrebbero potuto essere vinti o riconquistati per via militare. Essi avevano il massimo potenziale produttivo della storia, e il mondo era stato sconvolto dalla guerra. L'Europa aveva bisogno degli USA, per la ricostruzione. Così anche l'Unione Sovietica, e la Cina, ecc.

Per tanto, procedemmo per intoppi e iniziative, fino all'assassinio di John F. Kennedy. Non fu colpa di Oswald, né un suo errore, né l'errore di alcuna parte in gioco. Quell'assassinio fu intenzionale. E l'intenzione fu la distruzione degli Stati Uniti. John F. Kennedy, distinguendosi dal padre, era divenuto presidente in piena immersione nella tradizione rooseveltiana. Aveva condotto la propria campagna in modo da ravvivarla.

La fase dal 1945 al 1964, cioé fino al suo assassinio e agli sviluppi ad esso legati, fu un periodo in cui gli Stati Uniti conservavano la grande potenza economica, con i livelli di vita ancora in crescita. Nel frattempo, però, qualcosa di differente ebbe origine, in coincidenza dell'assassinio, a cui possiamo imputare la crisi di oggi. Le radici della crisi erano già presenti, perché il conflitto tra USA e Impero Britannico veniva da lontano, ed era stato esacerbato dalla vittoria di Lincoln sulla marionetta dell'Impero, la Confederazione Sudista. La possibilità di corrompere l'economia americana e mandare in rovina il sistema americano si ebbe con la morte violenta di Kennedy.

Lo sapete: entrammo in guerra in Indocina, senza alcuna dannata buona ragione per farlo! Scelta la politica sbagliata, cercammo di farla ingoiare a Ho Chi Mihn. Ma lo trovammo un uomo favorevolmente disposto verso gli Stati Uniti, perché era stato alleato di Roosevelt! Se lo avessimo trattato decentemente, ci avrebbe rispettati. Vi sarebbero state, forse, certe difficoltà, ma la diplomazia esiste proprio perché esistono le difficoltà. La sola presenza di difficoltà non giustifica la rinuncia alle vie diplomatiche.

Con quella guerra, compimmo un atto molto simile a quello dell'Impero Persiano nei confronti di Atene.
Parlo del momento in cui Atene commise un crimine di guerra, prendendosela con gli abitanti dell'isola di Melo e aprendo le porte al sofismo, che fu lo strumento con cui l'Impero Persiano, già sconfitto per mare e per terra, conquistò Atene.

Nella storia dell'umanità, sin dall'emergere della civiltà europea (700 a.C. circa) nei territori della Grecia e della Cirenaica, sin dalle alleanze tra Egizi, Ionici ed Etruschi, la civiltà stessa considerata nelle sue caratteristiche peculiari e uniche, che la fanno 'europea', è andata subendo la conseguenze distruttive di simili metodi di perversione o corruzione interna. Il metodo più frequentemente usato è quello delle guerre prolungate, come appunto quella del Peloponneso, priva di senso e scopi: senza scopi morali; senza obiettivi di tipo strategico. Le guerre dovrebbero essere cominciate con grande riluttanza, ma con grande prontezza se si rivelano inevitabili: si entra in guerra e se ne esce il più presto possibile. Si dovrebbe impedire che una nazione combatta una guerra per due, tre anni. Si dovrebbe puntare alla brevità! L'arma più potente di oggi, infatti, è la buona diplomazia. Non vi sono condizioni o conflitti su questo pianeta, che non possano essere affrontati in modo generale con la diplomazia, o temperati con una buona diplomazia, compreso l'enorme caos nell'Asia Sudoccidentale.
Ma torniamo a quella guerra. Dopo di essa, ci toccò di sorbire i sessantottini: questo è un tema piuttosto delicato in Europa, così come negli Stati Uniti. Chi sono i sessantottini? Partendo dai primi anni Cinquanta, e da due libri piuttosto popolari a quel tempo: "Colletti bianchi" è il primo; l'altro è "L'uomo dell'organizzazione". I figli di una certa sezione della mia generazione, negli Stati Uniti, furono educati con una certa ideologia, perché i loro genitori erano condizionati a farlo: questi figli costituirono la generazione dei Figli del Boom economico, i baby-boomers. Non parlo di una generazione in senso biologico, piuttosto in senso culturale: una generazione culturale, oppure - come usavo dire - una de-generazione culturale.
Questa generazione, dal punto di vista strategico, è caratterizzata da peculiarità che non si trovano altrimenti nella storia, perlomeno per quel che conosco della storia degli Stati Uniti dal tempo in cui un mio avo vi mise piede nella prima parte del XVII secolo. Ogni tradizione culturale americana, così come europea, è stata originata a partire dalla considerazione che ogni individuo ha di sé come adulto: un adulto che avrà figli, i quali avranno altri figli, ecc. Così, la concezione più normale di amor proprio era sempre stata questa: essere sani, inseriti in una cultura sana. Poiché tutti si deve morire, e lo scopo della vita non è la morte (la quale non è che una contingenza della vita, ma non il suo scopo), si sa che lo scopo dell'esistenza è impiegare ciò che si ha, la vita appunto, per sviluppare sé stessi, in ciò che si pensa essere il bene, in ciò che potrà diventare un contributo, perlomeno per i propri figli e nipoti. Questa moralità elementare è universale, si trova ovunque nel mondo, ove vi sia moralità.
La generazione dei sessantottini non ebbe moralità. Questa generazione non è biologicamente intesa, ma come una generazione, quella dei "colletti bianchi", che raccolse gente educata nello stesso modo con cui i sofisti avevano educato l'Atene di Pericle. Questi individui erano stati educati con la corruzione, una forma culturale di corruzione introdotta, con l'esistenzialismo, da soggetti come Hannah Arendt e Theodor Adorno, Bertold Brecht, ecc. in Germania. Questa corruzione, questa forma dionisiaca, nicceana di corruzione della cultura, negli Stati Uniti fu indotta come metodo di educazione e di conduzione della cultura famigliare. Ciò fu ottenuto in associazione con un periodo di "regno del terrore", che alcune persone designano con il termine di "maccartismo": si diceva che desiderando una buona carriera, o un posto di lavoro sicuro, o un vantaggio sugli altri, si sarebbe dovuti passare per l'università, poi essere assunti in luoghi in grado di offrirti un nulla osta di sicurezza; altrimenti non si sarebbe riusciti a costruire la famiglia desiderata. Come condizione per mantenere il nulla osta, sarebbe stato necessario comportarsi in un certo modo, specifico dei vari livelli sociali, sia dal punto di vista formale che per altri. La cosa più importante, poi, sarebbe stata l'istruzione dei fanciulli a non fare cose che avrebbero posto il reddito dei genitori, o dei loro padri, in pericolo. Altrimenti questo succulento reddito a disposizione della classe media sarebbe svanito!
Così la generazione, nella sua infanzia, subì l'effetto di un choc. Parlo di quelli nati tra il 1945 e il 1958. La cosa avvenne molto presto, quindi, poiché fu allora che gli adulti della classe dei colletti bianchi si convinsero dell'idea di "avercela fatta". Essi non si sentivano come i "colletti blu", che ritenevano inferiori: agricoltori, operai, ecc. "Oh, ma quelli sono inferiori. Noi siamo la generazione d'oro. Noi lavoriamo nelle grosse aziende, noi siamo i colletti bianchi. Siamo ingegneri, siamo questo, siamo quello! Ce l'abbiamo fatta! Siamo la generazione d'oro!" Gli adulti finirono per inculcare questa idea nella generazione dei loro figli, facendone un standard ideale di dinamica.
Questo processo ebbe una battuta d'arresto, perché la depressione economica del 1957-1958 rovinò la festa ai genitori dei futuri sessantottini.
In Europa e negli Stati Uniti si ebbe l'esplosione sessantottina esattamente per le stesse ragioni. Questa esplosione era stata orchestrata da tempo, sin dal primo dopoguerra, come operazione atta a distruggere la cultura. Pensate alla rivista Paris Review, per esempio: essa è una delle più abominevoli espressioni di questo tentativo di distruggere sistematicamente la cultura, portato avanti da persone che ancora oggi rimangono mie dirette nemiche: John Train e i suoi soci, per esempio.
Così, ci distrussero. La generazione ora al potere è quella che odiava i colletti blu! I giovani sessantottini odiavano i colletti blu! Odiavano l'industria. La tecnologia, la cultura classica. Dal 1968 in poi, essi distrussero il Partito Democratico degli Stati Uniti, a causa della divisione tra colletti blu e colletti bianchi all'interno del partito stesso su temi come la Guerra del Vietnam. Questa divisione portò alla distruzione del Partito Democratico! Come regalo, ci toccò Nixon e la sua Amministrazione, la quale fu il veicolo con cui si procedette alla distruzione dell'economia americana. Dal suo insediamento, o poco dopo, Nixon disse di essere un uomo di Adam Smith; questo fu l'inizio di tutto, il segnale di partenza. Da allora il processo non s'è arrestato.
Abbiamo avuto, quindi, una serie di periodi storici significativi. Ora li identifico. Ricordate che lo sfondo degli eventi è la guerra prolungata in Indocina (1964-1975). Questa guerra fu il segno che produsse la 'generazione dell'odio', altro nome dei sessantottini. Questi dicevano "no al nucleare, no alla tecnologia, no agli investimenti nelle infrastrutture. Vogliamo fumare spinelli e prendere l'LSD. Vogliamo tenerci la nostra stravagante vita sessuale. Abbiamo inventato nuovi sessi - li vogliamo provare tutti quanti."
D'altra parte, permettendo la fluttuazione del dollaro, che cosa si voleva? Rotto il sistema di Bretton Woods, cominciammo il processo di liberalizzazioni, che è la radice della odierna distruzione del sistema economico e finanziario. La cosa, naturalmente, vale soprattutto per l'Europa e gli Stati Uniti. Vi fu una seconda fase, in seguito: la distruzione dell'economia, il bello e il cattivo tempo della Commissione Trilaterale, ecc. Venne distrutta l'ossatura dell'economia. Una delle prime azioni in questo senso, fu l'organizzazione dell'"incidente" di Three Mile Island: si trattò di un'operazione orchestrata per abbattere dalle radici il settore nucleare. Queste sono le mosse impiegate, con cui fare i conti. Venne distrutto anche ogni metodo di stabilizzazione preposto da Roosevelt per proteggere l'economia interna. In altre parole, si inaugurò un regno dell'usura. Negli Stati Uniti furono cancellate dai libri di diritto le leggi anti-usura. Fu distrutto il sistema dei mutui immobiliari, in seno al quale tutte le politiche di edilizia privata erano state sviluppate nel primo dopoguerra. Anche il sistema delle banche immobiliari associato all'industria delle abitazioni, cedette, e abbiamo continuato su quella strada.
Arrivammo al 1981, dopo aver attraversato due fasi: la distruzione del sistema monetario internazionale, da cui le nostre vite avevano dipeso; la distruzione della spina dorsale della cultura politica-economica degli Stati Uniti.
Fu la volta di Reagan: per diverse ragioni molti democratici lasciarono il partito, per saltare dalla sua parte. Una di questa fu proprio l'odio per un partito impegnato a distruggere l'economia e la vita sociale della nazione.
Seguì un periodo di imperturbato collasso economico (1981-1987). Nell'ottobre 1987, nelle due prime due settimane, si ebbe una depressione alla 1929, dal punto di vista della borsa. Il collasso fu grosso quanto quello sotto la presidenza di Hoover. Fu allora presa una decisione. Paul Volcker, l'allora presidente della Riserva Federale, era indeciso sul da farsi. Ma Alan Greenspan, che era stato nominato a suo successore, disse: "Non mollate. Sistemerò tutto. Ci penso io." Si aprì un periodo di incertezza e di lunaticità, dal 1988 al 2007: durante il quale abbiamo distrutto la maggior parte dell'economia mondiale: l'economia fisica degli Stati Uniti, per esempio, l'economia industriale degli USA, da che cosa dipende? Dalle commesse militari, pensate ad Halliburton. La guerra in Iraq funge da collettore di denaro verso le aziende che producono materiale bellico, oppure per fare 'cose' militari, ma in borghese. Con tutte queste deregolamentazioni, abbiamo determinato un cambiamento nel carattere della società.
In mezzo a questo processo, voglio ricordare una cosa importantissima: ricordate il libro di Samuel P. Huntington, chiamato "Il soldato e lo Stato". Questo libro fa eco nient'altro che al sistema nazista, quello delle SS, oppure all'esempio meno recente delle legioni di Roma. Negli Stati Uniti, se ne parla come "la Rivoluzione negli Affari Militari". Che cosa succede? Si sta cercando di creare degli eserciti privati, in sostituzione dell'esercito tradizionale: questo è il motivo per cui non sono poi così tristi, quando ricevono notizia delle perdite in Iraq, poiché puntano proprio ad eliminare ogni traccia delle forze armate, esclusa l'aviazione e i settori ad essa associati. L'obiettivo di questo regime è avere sistemi di armamenti spaziali, in modo da decidere, da un qualunque luogo della Terra, come usare il monopolio di armi spaziali per annichilire una qualunque parte della razza umana. Si vuole un sistema spaziale, anche internazionale, che permetta l'esercizio della tirannia sul mondo intero, nello stesso modo in cui le legioni romane cercarono di controllare il mondo conosciuto.
Da quando Cheney fu nominato Segretario della Difesa, nell'Amministrazione di Bush padre, la politica è sempre stata quella: la Rivoluzione negli Affari Militari. Gente come George Shultz ne fa parte; Felix Rohatyn, un piccolo dittatore fascista nel mondo della finanza, anche. La Rivoluzione negli Affari Militari.
L'altro aspetto di questa cosa è la globalizzazione. La caratteristica che gli è più propria è la frode del cosiddetto "riscaldamento globale". Non esistono scienziati competenti che vi credano, a meno che non mentano sapendo di farlo. La "balla" è incredibile, nessuno scienziato competente potrebbe crederle. La "balla" contraddice tutta la scienza messa assieme, e non vi sono dati a suo sostegno. Ma dovete sapere che la filosofia verde, così come servì per distruggere il nucleare e altri settori in Germania, è ideologia fatta per colpire, come un'arma. Assieme alla Rivoluzione negli Affari Militari, essa caratterizza un cambiamento nella cultura della popolazione degli Stati Uniti e di altre nazioni.
Ci troviamo di fronte ad un'altra versione del culto dionisiaco di Delfi, già ricordato parlando della Paris Review, negli anni Cinquanta.
Stiamo parlando di ciò che il presidente Eisenhower, nell'ultima fase del suo mandato, definì "complesso militare-industriale". Il significato di questa espressione, in riferimento a ciò che la regia britannica aveva ottenuto con Truman dopo la morte di Roosevelt, è che siamo sulla strada dell'eliminazione dell'esercito nazionale da un bel po'! Stiamo eliminando l'esercito di cittadini, e stiamo consegnando sempre più leve di comando nelle mani di privati, nelle mani di enti sovrannazionali. Questa è la vera essenza dell'Impero! Questo è il Nuovo Impero, la nuova forma di ciò che Gibbon, nel suo libro Declino e Caduta dell'Impero Romano, propose al capo dell'intelligence britannica Lord Shelburne.
Lo torno a dire: il centro di tutto è il sistema liberale anglo-olandese, esemplificato dall'Impero Britannico. E' questo il problema.
Così, non dobbiamo pensare che le guerre attuali siano guerre tra nazioni. No. Non ci sono conflitti strategici tra nazioni; non è così che funzionano le cose. Ciò che guida questi conflitti è la lotta degli eredi dell'Impero per l'affermazione di una qualunque forma politica, purché imperiale. E' così dal Cinquecento, dal Concilio Ecumenico di Firenze. Dobbiamo fare i conti con la determinazione di alcuni ad eliminare dal pianeta l'istituzione dello stato nazionale sovrano, per stabilire un ordine chiamato "globalizzazione".
Vediamo la cosa in altro modo: perché l'Europa non funziona? Perché tutti quegli Stati messi assieme non funzionano? Perché il trattato di Maastricht, nella sua attuale forma, nell'Europa centro-occidentale, ha distrutto la sovranità effettiva di quegli stati-nazione. Alle decisioni sovrane, fondate sugli interessi nazionali, non è più riconosciuto alcun diritto, esercitabile dal popolo o dal governo. Questo è l'effetto di Maastricht. La grande riforma che sto proponendo, dunque, non potrà essere intrapresa in Europa centrale, né in Europa occidentale, da nessun governo: non può accadere, all'interno del sistema di Maastricht. Quegli Stati hanno perduto la propria indipendenza! La loro sovranità! Maastricht le ha falciate via. E Maastricht fu una proposta britannica, a cui la Gran Bretagna non ha mai lontanamente pensato di aderire. Fu pensata per il danno di altri, non per il proprio. Chiaro?
Non resta, quindi, che dipendere dalle nazioni che ancora conservano un certo senso della propria sovranità, combinato con la potenza, se vogliamo attuare quelle riforme che eliminerebbero tutto ciò che ha fatto fiasco, a livello generale, sin dalla morte di Franklin Roosevelt. Ecco la questione. Ecco la natura di ogni battaglia di rilievo su questo pianeta.
Dipendiamo, in primo luogo, dal successo nel rendere gli Stati Uniti in grado di riconoscere il proprio interesse. Il disegno di legge di protezione dei proprietari di casa e delle banche, che recentemente ho proposto, e che alcuni congressisti cominciano ad appoggiare, è il metodo più semplice per mobilitare il popolo americano affinché si riappropri della sovranità. In queste condizioni il Presidente della Russia ha cercato con assiduità di fondare una cooperazione con gli Stati Uniti, sin dal suo primo incontro con Bush. Putin ha perseverato con questa politica. In verità, alcune parti delle istituzioni americane, lo appoggiano, dando continuità alle discussioni con il governo russo. Rimarreste sopresi, all'udire i nomi delle persone coinvolte.
Soltanto se gli Stati Uniti riconosceranno il potenziale offerto da tale cooperazione, e pertanto stringeranno accordi con la Russia, quindi con l'India e la Cina, avremo la possibilità di realizzare un'iniziativa in grado di cambiare le regole del gioco, abbandonando la traiettoria verso il disastro, per passare ad un nuovo sistema. Non significa che stia proponendo un governo mondiale di quattro potenze: parlo di un atto di innesco sostenuto da quattro potenze, che sarebbero in seguito affiancate dalle altre. Di questo c'è assoluta necessità. Hanno bisogno di una forza che dia l'impulso, di un'autorità intorno alla quale raccogliersi e dire: "anch'io!" E' in questo modo che potremo usare le Nazioni Unite, nella veste con cui Roosevelt avrebbe inteso impiegarle: un veicolo per creare sul pianeta un esclusivo sistema di stati nazionali sovrani, e solo stati sovrani.
Ecco il problema. Bisogna tornare al giorno della morte di Roosevelt: questo è il problema! Ogni altra cosa rappresenta un diversivo, spesso impiegato da certa gente per cercare di distrarre la nostra attenzione dalle vere questioni.
Si associa a ciò un problema speciale. E' a questo punto che devo assumere un linguaggio più tecnico: non v'è modo, tra quelli concepibili, di salvare il sistema monetario e finanziario oggi esistente tra le nazioni, o anche solo di una nazione. Il grado di bancarotta che lo colpisce è tale che non si può pensare a tecniche di rifinanziamento, nemmeno di una sua parte, rimanendo nei suoi stessi termini. Solo una cosa rimane da farsi, e da quest'azione derivano le uniche cose che possano funzionare: è possibile - e doveroso - sottoporre a procedura di riorganizzazione fallimentare l'intero sistema monetario e finanziario internazionale.
Non è una cosa difficile da fare, tecnicamente. Poiché i sistemi sono intrecciati tra loro, non si può parlare di sistemi monetari-finanziari nazionali. Le banche americane, le banche europee non possiedono alcunché! Sono, in verità, controllate dagli speculativi hedge funds. Questi ultimi hanno trattato le banche come latrine, visitate una volta ogni tanto, per il proprio comodo! La banche non hanno risorse in sé stesse. Pertanto, non sarà questione di decidere quanti centesimi scambiare con un dollaro. E' una cosa impossibile. All'interno del sistema stesso non sono possibili riforme funzionanti. Non soltanto perché non è possibile avere successo su base nazionale, ma perché non sarebbe possibile nemmeno a livello mondiale. I monetaristi possono benissimo essere licenziati: non abbiamo più bisogno di loro. Anzi, vorremmo proprio metterli da parte!
Vorremmo, infatti, creare un sistema radicalmente differente. Il primo passo è questo: proteggere, anche se fallite, le banche che raccolgono risparmi e prestano denaro, o conducono affari simili con l'autorizzazione del governo. Anche di questo parla la mia proposta di legge federale, in protezione delle famiglie e delle banche. Tutti lo sanno: abbiamo bisogno di quel genere di banche. Da quelle banche dipendono le comunità locali, per condurre i propri affari. Senza di esse, le comunità non sarebbero operative.
In secondo luogo, i pignoramenti devono essere bloccati. Ma lo faremo direttamente? No. Non potremo occuparci di tutti, nei minimi dettagli! Procederemo semplicemente nel prendere quella massa di contratti di mutuo, e dichiararne il "congelamento". Tutto passerà sotto il controllo del governo federale. E lì giacerà per un pochetto. Nel frattempo procureremo che le famiglie che abitano nelle case interessate, ogni mese paghino una somma alle banche autorizzate, rimanendo nelle case stesse! Non ci preoccuperemo nemmeno di regolare i conti, poiché ci aspettiamo che il valore di quei mutui collasserà fino a un livello nettamente inferiore al presente. Ogni tentativo di annullare parte dei debiti, o di coprirla, non funzionerà. Il valore intrinseco di quei mutui, anche se non è noto, è certamente "molto in fondo", in basso da qualche parte!"

Tratto da www.movisol.org

28 luglio 2007

Vademècum per una veloce carriera politica

Grazie a queste seguenti semplici regole anche il più incompetente e privo di leadership potrà fare carriera politica.

1. L'uomo è un animale
2. La verità non esiste
3. Non parlare mai di moralità
4. Non attaccare mai il sistema bancario
5. La Banca Centrale deve essere un organo indipendente
6. Il sistema valutario internazionale deve essere a cambi fluttuanti
7. Bretton Woods è roba del passato
8. La scienza e la tecnologia sono pericolose
9. Esiste un impero americano
10. L'impero britannico è roba del passato
11. Il liberismo è un amico
12. Il dirigismo è un nemico
13. La Chiesa è un nemico
14. L'Islam è un nemico
15. La guerra preventiva è umanitaria
16. Sono dovute all'11 settembre le attuali instabilità geo-politiche
17. Locke non Leibniz
18. Newton non Leibniz
19. Non parlare mai di Franklin Roosevelt
20. Churchill ci ha salvati dal nazismo
21. La popolazione mondiale non può più crescere
22. Lo sviluppo deve essere sostenibile
23. Il cittadino-consumatore deve essere tutelato
24. Il cittadino-lavoratore deve adeguarsi alla nuova realtà di mercato
25. E' il mercato a decidere
26. Lo Stato deve farsi indietro
27. Il patrimonio nazionale deve essere privatizzato
28. Il Welfare deve essere riformato
29. Il sistema pensionistico non è più sostenibile
30. In pensione si può andare non prima dei 65 anni
31. Il mercato del lavoro deve essere flessibile
32. L'ambientalismo è un amico
33. Il nucleare è inquinante
34. L'etanolo è cosa buona
35. Eolico e solare sono l'energia del futuro
36. L'industrializzazione appartiene al passato
37. Il rigore finanziario dà sviluppo
38. Il credito pubblico produce in ogni caso inflazione
39. Le infrastrutture sono una spesa se gravano sul bilancio dello Stato
40. Le infrastrutture possono essere fatte ricorrendo alle fonti finanziarie private

Ovviamente la politica, nel senso di arte del buon governo, è un'altra cosa.

Questa elencazione ha un evidente intento provocatorio volto a sviluppare un confronto sugli assiomi di fondo su cui poggiano tali punti, regole, slogan. Si potrà notare che questi slogan sono in parte riconducibili alla cosiddetta destra, in parte riconducibili alla cosiddetta sinistra. La radice comune è invece la strumentalità di questi alle istanze oligarchiche, anti-prometeiche, contro il Bene Comune. Il politico perfetto dell'antipolitica (nel senso di arte del cattivo governo), colui che più può essere rappresentativo dell'oligarchismo, deve rispettarle tutte.

25 giugno 2007

Veltroni e la Nuova Bretton Woods

In una delle sue ultime apparizioni televisive ad una trasmissione di Giovanni Minoli, Walter Veltroni ha dichiarato che una volta terminata la sua esperienza come Sindaco di Roma, si sarebbe dedicato all’Africa.

La passione per l’Africa e per il destino a cui è costretta dall’attuale sistema monetario e finanziario internazionale, come più volte denunciato anche dal Santo Padre Benedetto XVI, nonché da Giovanni Paolo II, è uno degli aspetti che più caratterizza il sentimento politico di Veltroni.

Un altro dato che caratterizza la figura politica di Veltroni è la sua ammirazione per Robert Kennedy.

Questi due tratti caratterizzanti, d’altra parte già di per sé legati l’uno all’altro, potrebbero rappresentare il perno per una svolta paradigmatica nel modo di intendere e gestire la politica.

L’attuale modello, infatti, esprime una classe politica dirigente amministratrice di interessi oligarchici, con l’unico zelo di non farsene accorgere dalla popolazione (le questioni liberalizzazioni, Tfr, pensioni, sono la dimostrazione più palese di tale tecnica).

Un modello invece centrato sul doppio pilastro ideale e di azione politica Africa-Kennedy, rappresenterebbe un ritorno al vero ruolo della politica: amministrazione di tutte le risorse materiali e spirituali a disposizione per il progressivo perseguimento del bene comune.

L’attuale campagna contro la pena di morte, sicuramente meritoria per il messaggio che fa passare, l’intangibilità della vita umana, rischia di essere inefficace o addirittura ridicola a fronte di una politica internazionale sempre meno centrata sul dialogo e sempre più centrata sullo scontro bellico. Da un punto di vista quantitativo poi, l’eliminazione dell’esecuzione capitale, che colpisce circa 5500 uomini l’anno (fonte Nessuno tocchi Caino), appare una battaglia puramente formale quando a causa di fame, sete, guerre e malattie muore un bambino al di sotto dei 5 anni ogni 7 secondi (fonte United Nations Conference on Trade and Development) ossia oltre 4,5 milioni di bambini all’anno.

La motivazione di tale invisibile genocidio, di cui mass media e politica non parlano, risiede nell’iniquità dell’attuale sistema monetario e finanziario internazionale che costringe tutti i paesi del mondo, con danni di tale tipo per i paesi più poveri, alla riduzione della spesa pubblica, allo smantellamento e non ampliamento delle infrastrutture energetiche, idriche, ferro-stradali, ospedaliere, in rispetto delle scadenze debitorie in favore delle banche private finanziatrici.

Se Veltroni non vuol essere l’ennesimo Leporello complice della cupidigia del suo Don Giovanni, ha di fronte a sé una missione già scritta e facilitata da un importantissimo passo che in Italia è già stato compiuto verso questa direzione.

Il 6 aprile 2005, a maggioranza trasversale, è stata approvata alla Camera dei Deputati una risoluzione di indirizzo parlamentare per una riforma del sistema monetario e finanziario internazionale, più nota come Nuova Bretton Woods, che impegna il Governo italiano a farsi promotore nelle opportune sedi internazionali di tale compito. Tale progetto di riforma dell’attuale sistema è stato ideato dal politico democratico americano Lyndon LaRouche, ed è oggetto di un appello internazionale che il suo movimento sta presentando da diversi anni in tutto il mondo, trovando anche i sostegni di eminenti personalità politiche come Bill Clinton e Michel Rocard.

L’Unione, purtroppo, dopo essere stata promotrice della mozione (tramite l’attuale sottosegretario all’Economia, Mario Lettieri) che ha portato all’adozione della risoluzione parlamentare, ha messo da parte la questione, parlando nel suo programma della sola Tobin tax.

Tale questione, se affrontata secondo gli approcci culturali umanistici ed i metodi economici propri del Sistema americano di economia politica, sulle orme lasciate da Franklin Delano Roosevelt e tentate ed in parte attuate da John Fitzgerald Kennedy, potrà essere propulsiva per il rilancio non solo dell’economia italiana, ma di tutto il pianeta.

Se Walter Veltroni avrà il coraggio di affrontare da politico, piuttosto che da amministratore delegato, il compito che lo aspetta, potrà dirsi degno seguace di Robert Kennedy, e riuscire a conciliare l’attività politica con la passione per l’Africa; in caso contrario avremo l’ennesima rinfrescata di vernice di una costruzione le cui basi sono destinate a crollare da qui a breve.

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