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"Tassisti ignoranti, brutti e cattivi!"... Ma Cusano pensava a loro quando scrisse La Docta Ignorantia?
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Mi rifiuto di accettare l'idea che il modo in cui "si è" ci renda moralmente incapaci di diventare "ciò che dovremmo essere". (Martin Luther King)

  RIFLESSIONI, ARTICOLI, INTERVENTI di Claudio Giudici: 

Questo messaggio lo dedico ai folli.
A tutti coloro che vedono le cose in modo diverso.
Potete citarli. Essere in disaccordo con loro.
Potete glorificarli o denigrarli, ma l'unica cosa che non potete fare è ignorarli.
Perchè riescono a cambiare le cose.
E mentre qualcuno potrebbe definirli folli, io ne vedo il genio.
Perchè solo coloro che sono abbastastanza folli da pensare di poter cambiare il mondo, lo cambiano davvero.
(Mahatma Gandhi)

 

 

AMERICAN REVOLUTION


Coloro che professano di volere la libertà, ma deprecano l'azione politica, sono come gli uomini che vogliono il raccolto senza seminare, o la pioggia senza lampi e tuoni. Vogliono l'oceano senza il terribile brusio delle sue possenti acque. (Frederick Douglass)

SCIENZA

"Il selvaggio disprezza l'arte e riconosce la natura come sua assoluta sovrana; il barbaro deride e disonora la natura, ma, più spregevole del selvaggio, molto spesso continua ad essere schiavo del suo schiavo. L'uomo colto si fa amica la natura e ne rispetta la libertà, semplicemente frenandone l'arbitrio."
(Friedrich Schiller, Lettere sull'educazione estetica dell'uomo, n. 4)
 
 

 

Dal libro della Sapienza (6)
Chi cerca la sapienza la trova
[12]La sapienza è radiosa e indefettibile, facilmente è contemplata da chi l'ama e trovata da chiunque la ricerca.
[13]Previene, per farsi conoscere, quanti la desiderano.
[14]Chi si leva per essa di buon mattino non faticherà, la troverà seduta alla sua porta.
[15]Riflettere su di essa è perfezione di saggezza, chi veglia per lei sarà presto senza affanni.
[16]Essa medesima va in cerca di quanti sono degni di lei, appare loro ben disposta per le strade, va loro incontro con ogni benevolenza.
[17]Suo principio assai sincero è il desiderio d'istruzione; la cura dell'istruzione è amore;
[18]l'amore è osservanza delle sue leggi; il rispetto delle leggi è garanzia di immortalità
[19]e l'immortalità fa stare vicino a Dio.
[20]Dunque il desiderio della sapienza conduce al regno.
[21]Se dunque, sovrani dei popoli, vi dilettate di troni e di scettri, onorate la sapienza, perché possiate regnare sempre.

"Quid Veritas?" chiede Ponzio Pilato a Gesù Cristo.
"What is love?" chiede il principe Carlo d'Inghilterra al giornalista che chiedeva a lui e Diana se si amavano.
Verità ed Amore, così come la Libertà, la Giustizia, il Bene, il Bello, sono il Cerchio che al nostro occhio pare di avere tracciato. Credete veramente di essere in grado di tracciare un Cerchio? Sì, mi riferisco a quell'inesistente complesso di punti tutti equidistanti dal medesimo fuoco. Credete veramente di averlo tracciato col vostro bicchiere, col vostro compasso, con la vostra macchina ad altissima precisione? No, non lo avete tracciato. Al vostro occhio così appare, ma quello che siete riusciti a fare è solo un'approssimazione di ciò. Bene, se così è, se è impossibile creare il cerchio perfetto, è tuttavia inutile provarci? Se sì, la ruota - che abbiamo detto non potrà essere perfettamente circolare - non è una conquista per l'Uomo, che lo aiuta nella sua relazione con l'Universo? Certo che lo è. Trasferiamo ora tutto questo ragionamento attorno alle Idee di Verità, Amore, Giustizia, Bellezza, Libertà, Bontà.
"Così in terra come è in Cielo".



 

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Beppe Grillo  Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo

 

 


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15 ottobre 2007

Lettera a Beppe Grillo su denaro, banche centrali, oro

Firenze, 15 ottobre 2007

All'attenzione di Giuseppe Grillo

In riferimento a: spettacolo 1998 su denaro, banche centrali, oro ( http://www.youtube.com/watch?v=CJJ9rzReXso ).

Caro Beppe Grillo,

scrivo questa lettera pubblica al fine di mettere a conoscenza i più di una questione da te stesso sollevata nel 1998. Mi riferisco alla questione del credito pubblico, più conosciuta e malamente conosciuta, come questione del signoraggio.

Il tema è ovviamente centrale – anche se, o forse proprio per questo, mai trattato dalla classe dirigente – poiché sul credito (e sull’elemento fiduciario ad esso intrinseco) si regge tutto il sistema delle relazioni economiche tra le persone.

La trattazione che ne desti tu nel 1998 (ti riporto il link del video, dai cui sottotitoli preferisco però prendere le distanze per i motivi che sotto si comprenderanno, http://www.youtube.com/watch?v=CJJ9rzReXso) può risultare utile ma solo se approfondita, di modo da passare da un approccio meramente formale (di fatto inutile) ad un approccio sostanziale (determinante e discriminante per il perseguimento del bene comune).

Le questioni che in quel tuo intervento sollevi rappresentano solo un primo passo verso la reintroduzione di un sistema monetario più giusto, ma mancano del successivo secondo passo.

Denunci la perdita della sovranità nazionale (“Fmi e Banca Mondiale che decidono quale acqua dovremo bere”; un debito pubblico che non viene reso noto chi abbia come controparte creditizia, perché, aggiungo io, di fatto rappresenta un’iniqua cinghia di forza che impedisce lo sviluppo delle nazioni), e la titolarità del potere di emissione del denaro in mano ad un sistema sostanzialmente privato (le banconote infatti hanno la dicitura “Banca d’Italia” piuttosto che “Repubblica italiana”).

Queste questioni che sollevi sono rilevanti se il ragionamento però non si ferma qui. Fermando qui il ragionamento, infatti, non evitiamo la possibilità che si abbiano fenomeni speculativo-inflazionistici tipo quelli creati da John Law in Francia agli inizi del 18esimo secolo o quelli verificatosi sotto la Repubblica di Weimar nel 1923. Durante questi due precedenti storici la stampa del denaro provocò dei disastri inflazionistici a tutto danno delle popolazioni. In pratica quello che sta avvenendo oggi, con la sola differenza che là a farlo fu l’ente pubblico, qui a farlo è il sistema bancario privato sotto la parvenza pubblica offerta dalla definizione usata per le banche centrali come enti di diritto pubblico.

Ma il rischio è anche un altro. Vi sono alcune fazioni – solitamente facenti capo alla nobiltà nera – che sostengono l’idea della perfetta corrispondenza tra denaro e riserva reale, intendendo con il termine “reale” un bene quantitativamente limitato. Tale idea ci farebbe cadere dalla padella alla brace. Questa idea, infatti, proprio perché vittima di un approccio formalista, non fa altro che sostituire un bene di “convenzione” (il denaro) con un altro (l’oro). Tale idea è anch’essa di matrice oligarchica. Infatti, la nazione che possiede riserve auree può procedere a lanciare linee di credito per finanziare lo sviluppo, quella che non le possiede o ne possiede poche, di fatto, non ha alcuna sovranità economica e dunque politica. Laddove non si voglia discutere di tale evidente limite, comunque si pensi all’assurdità di ritenere l’oro un bene in senso assoluto, quando in un tempo futuro si potrebbero trovare nuovi giacimenti d’oro. Una scoperta di tale tipo provocherebbe immediatamente la svalutazione dello stesso e dunque una conseguente riduzione del potere d’acquisto da parte delle persone.

Come evitare ciò? Bisogna che con il termine di “bene reale” si intenda ciò che effettivamente è un bene reale e non una pura convenzione.

Alla fine del tuo intervento dici: “Ce ne sono pochi [di soldi]? Ne stampo un po’. Ce ne sono molti? Ne prendo un po’ e li brucio. Mantengo la circolazione stabile, i prezzi stabili. I soldi servono per tenere i prezzi stabili.

Il sistema monetario che si cela dietro queste tue affermazioni, non è il migliore che l’esperienza umana abbia saputo proporre. Con quelle frasi pare che tu concepisca un sistema da equilibrare, ma che non conosce crescita, progresso. Il credito pubblico (i soldi) ha avuto storicamente – pensiamo agli Stati Uniti di Washington, di Lincoln, di Franklin Roosevelt e di John Kennedy, ma pensiamo anche all’Italia del Piano Case o alla Germania del Kfw, ed a tutte quelle nazioni che oggi avviano importanti progetti infrastrutturali grazie all’emissione di linee di credito pubblico – l’importante funzione propulsiva di un intero sistema economico. L’economista inglese William Beveridge, ai comodi scettici che mettono in dubbio la validità di tale sistema, lanciava la seguente provocazione. In guerra, i governanti della nazione non dicono ai propri cittadini che siccome i soldi non ci sono, non si può fare altro che perire, bensì raccolgono tutte le forze del paese intorno ad una missione comune che consiste nella produzione di armi, senza stare a fare ragionamenti di tipo finanziario. Ecco che Beveridge non fa altro che dire:«Perché non ricorriamo a tale sistema in situazione di pace dove l’obiettivo invece che produrre armi sia creare posti di lavoro e produrre ciò di cui la popolazione ha necessità per una vita dignitosa?». Non è un caso che Beveridge fosse tra le letture economiche preferite di Giorgio La Pira.

Ecco che lo Stato non ha alcuna necessità di bruciare denaro come fisiologico sistema equilibratore, quanto piuttosto di lanciare continuamente linee di credito strategicamente dirette al raggiungimento esclusivo di precisi fini idonei al perseguimento del bene comune, passando per una continua rivoluzione in campo tecnologico-scientifico. Laddove la liquidità del sistema sia autosufficiente, si provvederà con linee di credito che poggiano sulle riserve liquide in deposito presso le banche, mentre laddove la liquidità del sistema non sia sufficiente si procederà con emissioni ex nihilo.

Ecco che il vero “bene reale” è lo sviluppo tecnologicamente sempre più avanzato dell’economia fisica, come prova tangibile della maturata evoluzione cognitivo-creativa dell’uomo.

Ecco che il credito pubblico non è altro che il diritto che la popolazione vanta nei confronti del governo ad un successivo miglioramento delle condizioni di vita.

Potrai ben comprendere che non si tratta di un metodo di politica economica centrato su regole magiche, piuttosto implicante precise scelte di natura politica (che dunque inevitabilmente contemplano la possibilità dell’errore). Tale sistema consente di fare concepire alle persone il senso del denaro per ciò che esso è: uno strumento per il bene (comune), e non il bene stesso. Brevemente detto: il denaro è utile al sistema per creare posti di lavoro e per creare i beni di cui l’umanità necessita per la propria vita.

Da questo punto di vista, la nostra Costituzione, avviava un percorso di tale tipo. Il riconoscimento della proprietà privata e dell’iniziativa economica come istituti aventi “funzione sociale” e non piuttosto dèi intoccabili a prescindere, ci inseriva in quel grande disegno che prima o poi dovrà essere realizzato: una società di uomini dediti alle scienze ed alle arti per il perseguimento armonico del bene comune. Questi saranno i lavori futuri del genere umano: scienza ed arte!

L’esclusiva facoltà ontologica dell’essere umano, la sua capacità di ragione cognitivo-creativa, sarà principalmente dedita alla scienza ed alle arti, lasciando il lavoro manuale alle macchine. Il compito degli stati sarà quello di regolamentare i rapporti tra le persone, di modo che non si creino, in un generale contesto di libertà, situazioni di sopraffazione; la macchina sarà vista come un aiuto al fare bassamente specializzato, alla stessa stregua di come è vista una lavatrice o un sistema di conduzione idrico che si conclude con il rubinetto, e l’uomo non si sveglierà più al mattino schiavo di dovere fare del denaro, quanto piuttosto eccitato da ciò che in quella giornata potrà conoscere o potrà esprimere, proprio come la legge naturale inclina il bimbo per ogni nuovo giorno che affronta.

Oggi purtroppo il progresso tecnologico-scientifico non è un bene comune ma uno strumento per soggiogare altri popoli; la macchina non è strumento di emancipazione dal fare bassamente specializzato ma uno strumento per evitare noie con “lamentosa” mano d’opera e per aumentare i profitti. Si tratta di evidenti degenerazioni di beni che di per sé potrebbero essere utilizzati in modi virtuosi, ma che invece la cupidigia trasforma in vizi sistemici. Tuttavia la constatazione empirica per cui l’utilizzo di tali strumenti sia oggi degenerato, non può suggerirci la loro messa al bando. Il fatto che il web sia più utilizzato per il porno piuttosto che come inesauribile fonte di conoscenza e comunicazione, non rende necessario la sua messa al bando, quanto un’educazione degli individui ad un uso più maturo dello strumento. Il fatto che i mass media siano diventati strumento di avvilimento dei processi mentali delle persone, non rende necessaria la loro messa al bando, quanto un corretto utilizzo che dovrebbe essere appunto quello di trasferire conoscenza ad un potenzialmente infinito numero di persone.

L’Utopia di Tommaso Moro è forse la rappresentazione più realistica di ciò che un giorno spetterà al genere umano.

Ecco che proporre Tony Blair come modello di politico da seguire, o lo speculatore George Soros come modello di “capitalismo etico”, o integrare nel tuo programma “Primarie dei cittadini” i deliri di Marco Pannella per una riduzione della popolazione mondiale a 3 miliardi di persone, rappresentano quanto di più vicino possa esserci ai programmi del sistema liberale anglo-olandese, emblema di un sistema monetario (e non solo) oligarchico ed anti-repubblicano.

Ti chiedo dunque, visto il seguito che stai avendo e che può essere pericoloso se non si trasmettono i messaggi corretti, di riprendere la questione del credito pubblico e di approfondirla alla luce del seguente principio: l’uomo è dotato di capacità di ragione cognitivo-creativa la cui più alta manifestazione si ha con la scienza (non in termini illuministici, ma in termini umanistici, ossia conoscenza di sé stesso, delle relazioni con gli altri e della natura, in termini sensibili ed ultrasensibili) e con l’arte (intesa come mezzo di trasferimento del vero, ossia di ciò che la scienza, come adesso definita, ci permette di conoscere). Alla luce di ciò, il ripristino del potere del credito pubblico risulta inutile se non utilizzato per i fini di arricchimento dell’economia fisica, che solo si può avere con continue rivoluzioni in campo tecnologico-scientifico da applicare nelle infrastrutture e nella produzione.

Cordiali saluti.

Claudio Giudici - giudici15@interfree.it

14 settembre 2007

L’attuale programma del Partito democratico lascerà la porta aperta al fascismo

Il nascente Partito democratico rappresenterà per la storia politica italiana del dopoguerra, l’ultimo tentativo nominalmente democratico che resta all’oligarchia finanziaria, prima di riconsegnare il Paese a forze di governo fasciste che già da tempo oramai scaldano i motori incitando all’uso della violenza (calci nel sedere agli islamici, uso dei fucili), fomentando l’odio per l’altro (individuare nell’extracomunitario un problema sociale senza andare alla radice del problema di una politica economico-finanziaria globale centrata sulla speculazione, è parificabile all’idea nazista di identificare nell’ebreo la radice di tutti i problemi) e rifacendosi ad istanze populiste (secessione, sciopero fiscale, ecc.).

Quando parlo di forze di governo fasciste non mi riferisco all’altrettanto evanescente centro-destra[1] – altrettanto quanto il centro-sinistra – quanto a quei partiti che con elevata probabilità la prossima legislatura amplieranno in modo ancor più forte il proprio consenso grazie a proclami populisti che così bene attaccano nella gente quando si sente senza un’autentica via d’uscita. Questi partiti si troveranno la strada spianata dalle attuali politiche del centro-sinistra ed in particolare da quelle che oramai possiamo inquadrare come espressione del programma del Partito democratico italiano.

Le lettera pubblicata da Repubblica da quello che sarà lo scontato leader del Pd, il sindaco di Roma Walter Veltroni, referenzia chiaramente come con esso non cambierà assolutamente nulla nella politica italiana, ma anzi verrà ancor più esasperata la concezione oligarchica ed antirepubblicana di gestione dello Stato.

Riflettiamo sulle due seguenti affermazioni di Veltroni: 1 - “ogni euro di nuova spesa corrente dovrà essere ricavato da un risparmio”; 2 - “le risorse per la spesa in conto capitale? Anche qui non potremo contare su aumenti tributari. Occorre sempre più ricorrere a schemi di finanziamento e di gestione attrattivi per capitali privati in cerca di impieghi poco rischiosi e, per la parte pubblica, a nuove politiche del patrimonio. O si gestisce questo patrimonio in modo da ricavarne le risorse necessarie per pagare una quota significativa degli interessi sul debito. O si adottano soluzioni per un'alienazione parziale e selettiva di questo patrimonio, garantendo la piena tutela dei beni culturali e ambientali.

Siamo di fronte al solito approccio contabilista e riduzionista dimentico della funzione sovrana che solo ad uno Stato può spettare, dell’emissione di linee di credito pubblico ex nihilo[2] strategicamente dirette.

Le esperienze storico-politiche che hanno saputo incidere in modo determinante e duraturo, gli Stati Uniti su tutti, si sono rifatte ad un modello costituzionale centrato sul credito pubblico e non sul denaro di pochi potenti privati arbitri, con le loro voglie, del gioco della vita di interi popoli. Nel primo caso siamo di fronte ad una Repubblica, nel secondo caso ad un’oligarchia. Veltroni pare conoscere soltanto questa seconda esperienza, e ad essa obbedire: “schemi di finanziamento e di gestione attrattivi per capitali privati in cerca di impieghi poco rischiosi”, e per la parte pubblica tagliare da una parte e destinare ad un’altra: “nuove politiche del patrimonio”.

Siamo dunque di fronte alla solita solfa che da oltre trent’anni ci viene propinata, espressione della più bassa forma di arte dello Stato. Le idee sono sempre quelle e gli uomini sono sempre quelli.

L’odore di speculatori come George Soros e Felix Rohatyn, e dei loro schemi corporativi nel Partito Democratico USA, lo si sente forte.

Gli stessi leaders del Pd cominciano ad avvertire la puzza di fascismo dietro l’angolo – si vedano le dichiarazioni del ministro Amato e dello stesso Veltroni, della settimana scorsa – , ma non ne colgono in pieno i crismi o meglio li colgono solo laddove ciò non voglia dire scontrarsi con l’oligarchia finanziaria. Non si arriva al fascismo perché dei lavavetri innervosiscono ab origine gli spensierati cittadini ed a ciò non si dà risposta. Vi si arriva perché il cittadino ridotto allo stremo delle forze da immorali politiche economiche e sociali dei governi (distruzione dei posti di lavoro in seguito a delocalizzazione produttiva, distruzione reale della piccola impresa come prodottasi in seguito al primo decreto Bersani sulle liberalizzazioni d. lgs. 114/98, distruzione del tenore di vita reale conseguente all’inondamento arbitrario di liquidità ed alla riduzione delle produzioni, aumento della imposizione fiscale diretta e venir meno della progressività; trasformazione dei mezzi di formazione culturale latu sensu intesi in mezzi d’intrattenimento sensuale) non ha più niente da perdere.

Il (nuovo) nome della pace è sviluppo! e la continua distruzione dell’economia reale (contesto infrastrutturale, welfare, potere di acquisto reale) prodotta dalle politiche liberiste e finanziariste è un’offesa all’appello che fu di Paolo VI.

In generale tutti i leaders del Pd, continuano a parlare di “riforme” tutte centrate sulla deregulation e dunque sull’arretramento del ruolo dello Stato nell’economia, continuando dunque sulla infame strada dello stravolgimento del dettato costituzionale. Con queste riforme essi garantiscono soltanto un’ulteriore accelerazione della svolta reazionaria (consegna delle attività produttive sotto controllo pubblico alle oligarchie finanziatrici sotto gli accattivanti nomi di privatizzazione, liberalizzazione, riforme a vantaggio del cittadino-consumatore; riduzione delle tutele lavorative; tagli alla sanità, al sistema previdenziale ed a quello dell’istruzione) divenuta forte già durante i primi anni ’90, ma le cui radici prime sono riconducibili al periodo che va dall’omicidio Mattei all’omicidio Moro.

Quel quindicennio, in un’immaginaria dinamica parabolica segna la svolta al ribasso – ribasso tuttora in corso e che si concluderà soltanto con la riscoperta della cultura di governo del periodo 1948-1962 – del ciclo rinascimentale post-bellico caratterizzato dalla riscoperta dei principi umanistici di giustizia, libertà (non gli attuali arbitrio dei pochi e intemperanza dei molti) e solidarietà quali manifestazioni più dirette di una cultura per la verità e per l’altro. Il periodo 1948-1962 rappresenta il periodo della storia politico-economica italiana su cui maggiormente ha inciso l’influsso del sistema americano di economia politica, grazie alla magistrale applicazione che ne diede il Presidente Franklin Delano Roosevelt negli Stati Uniti. FDR ispirato dalla cultura per l’altro, ispirato da gli ultimi saranno i primi, rifondò la sbandata economia americana partendo dal forgotten man. Credito pubblico, infrastrutture pubbliche, sostegno all’impresa privata produttiva ed alla ricerca tecnologico-scientifica, lotta alla speculazione finanziaria – in particolare delle grandi famiglie bancarie – fondarono il rilancio dell’economia reale americana.

Il programma liberista e monetarista, grosso modo sostenuto da tutti gli inconsapevoli candidati alla segreteria del Pd, comporterà invece un ulteriore abbassamento del tenore di vita della popolazione. Già con l’attuale Governo di centro-sinistra, lo scoramento nel ceto medio e basso è divenuto tale da cominciare a renderli simpatizzanti di chi dà risposte decisioniste a prescindere. Quando chi si fa portatore delle istanze dei deboli si dimostra un bluff, ecco che per rivalsa si comincia a sostenere chi pare dare risposte immediate e dirette.



Il primo periodo post-bellico pose le basi fondamentali per le conquiste nel campo dei diritti sociali ed in particolare del lavoro, del successivo periodo Mattei-Moro, ma in quello stesso periodo venivano gettati i semi della successiva svolta – oggi definibile come reazionaria – le cui radici culturali però vanno ben oltre il reazionismo. Ribadisco che l’immagine che di quel periodo si deve avere è quella della parte alta, grossomodo orizzontale, di una parabola discendente, come ad essere espressione del contrapporsi di una fase ascendente verticale e di una discendente verticale. Quest’ultima è espressa nel concreto da una cultura edonista-esistenzialista centrata sulla messa in libertà di una sottocultura della voglia che ha prodotto un sistema culturale dove le persone non hanno capacità di opporsi, decidendo, alla progressiva distruzione delle conquiste precedentemente fatte.

La fase che stiamo vivendo, è quella della svolta ribassista dell’immaginaria parabola discendente, entrata in una fase di primaria accelerazione non ancora pienamente manifestatasi. La conclusione di questa fase la si avrà col ritorno di sistemi politici dispotici a cui le porte verranno aperte dall’ulteriore insoddisfazione generata dalle politiche reazionarie che il Pd intende proporre per soddisfare le esigenze dei propri finanziatori.

Ovviamente un processo di tale tipo è visualizzabile solo se si va oltre la facciata di comodo delle generiche dichiarazioni fatte dai leaders.

Coloro che in questo momento si stanno facendo portatori delle istanze di difesa dello Stato sociale non possono essere definiti conservatori nell’accezione negativa del termine, tuttalpiù “difensori statici” delle conquiste prodottesi grazie al processo di ricostruzione 1948-omicidio Moro.

Queste forze di difesa dello Stato sociale se hanno compreso che il tentativo iperliberista, in campo economico e più in generale a livello culturale, del Pd, abbasserà ancor più i tenori di vita della maggioranza della popolazione italiana a solo vantaggio di una sempre più ristretta oligarchia finanziaria (nazionale e soprattutto internazionale), non hanno però compreso quali siano le politiche che impediscono tale scenario.

Abbiamo bisogno di una “difesa dinamica” invece che statica del welfare.

Il presidente Prodi ha parlato di agganciamento alla ripresa dell’economia. Ma a cosa si riferisce? A quella drogata delle borse o a quella dell’economia reale americana ed europea prossime ad implodere? Il presidente Prodi ha avuto anche l’ardire di affermare che ora il problema della quarta settimana non esiste più. Grazie a cosa, all’aumento di 30 euro delle pensioni più basse, oppure allo scoppio autunnale dell’inflazione sui generi alimentari e di prima necessità generato dalle politiche pro-speculative ed anti-produttive di Bce e Fmi?

I leaders del Pd parlano di “crescita” ma si mantengono sui binari della cultura economica che sino a qui ci ha portato nell’ultimo trentennio: liberismo finanziarizzato, nel senso di finanza che domina l’economia ed economia che domina la politica.

Si impone invece un’autentica svolta culturale, politica ed economica che ribalti completamente questo sovversivo ordine degli strumenti a disposizione.

Se non si rimetteranno a fuoco i concetti di verità, di bene comune e di economia fisica la parabola ribassista determinatasi non potrà svoltare al rialzo.

Ecco che allora il sistema culturale deve tornare a radicarsi sul vero e non sul comodo. A questo proposito la corretta utilizzazione dei mass media, ed il coraggio della politica di dire il vero, sono nodali.

Il sistema politico deve tornare ad essere repubblicano e non oligarchico, strumento per il bene comune e non per la soddisfazione dell’interesse di chi finanzia le campagne elettorali. Dunque il vero sovrano deve tornare ad essere il bene del Popolo e non i potenti amici che sostengono la propria carriera politica.

Il sistema economico deve tornare ad essere strumento di emancipazione generalizzata degli uomini dal fare bassamente specializzato ed espressione delle più alte capacità cognitivo-creative che solo l’uomo è in grado di manifestare nell’universo.

In merito a quest’ultimo punto, tale obiettivo può essere raggiunto aumentando la capacità produttiva procapite e per chilometro quadrato, grazie allo sviluppo tecnologico-scientifico, sia nel settore dei generi alimentari che di altro consumo (strumentali e di consumo). Per raggiungere un obiettivo di questo genere non ci si può affidare, alla Sarkozy, “alla maturità ed al senso di responsabilità” di chi può investire, piuttosto ci si deve rimettere allo Stato sovrano che altro non è se non il principale strumento di uomini tra loro coalizzati per migliorare le proprie condizioni economiche e morali. Col ritorno al credito pubblico da destinare ad una costante infrastrutturazione tecnologicamente sempre più avanzata, disponibile a tutti, e alla ricerca tecnologico-scientifica, si hanno tutti gli strumenti per riscoprire ciò che già nel dopoguerra anche in Italia si fece, migliorando le condizioni di vita della maggioranza dei cittadini.

Il nemico da combattere è il liberismo-monetarista; il modello a cui rifarsi è Franklin Delano Roosevelt e l’odierna applicazione che ne dà il leader americano Lyndon LaRouche. Non è dunque un problema di destra o sinistra, ma di politiche filo-oligarchiche e di politiche repubblicane. I germi del liberismo (o mercatismo, per dirla con Tremonti) e del monetarismo sono presenti in entrambi gli schieramenti dell’arco parlamentare, così come in entrambi gli schieramenti sono presenti gli anticorpi per la svolta. Grazie a LaRouche ed al Movimento internazionale per i diritti civili – Solidarietà qui in Italia, le radici per questa svolta sono seminate e passano per il dialogo avviatosi tra il sottosegretario Gianni (Rifondazione comunista), il sottosegretario Lettieri (Margherita) e l’on. Tremonti (Forza Italia).

Claudio Giudici

rappresentante del Movimento internazionale per i diritti civili – Solidarietà www.movisol.org



[1] In realtà, uno degli esponenti primari del centro-destra, l’ex ministro Giulio Tremonti, aveva provato a muoversi all’interno delle maglie del monetarismo impostoci dalla normativa comunitaria. Gli espedienti erano stati vari, ma catalogati sotto la definizione sprezzante di “finanza creativa”. In effetti la forma delle iniziative prese dall’on. Tremonti poteva anche essere nominata come “creativa”, ma, se si riesce a comprendere la effettiva e nefasta portata del monetarismo e del liberismo, la direzione sostanziale che con quelle si andava a prendere era sicuramente anti-oligarchica e filo-repubblicana.

[2] Uso non a caso la dizione “ex nihilo” in quanto utilizzata dal premio Nobel per l’economia Maurice Allais riferendosi all’attuale sistema monetario internazionale come fondato, formalmente dal 15 agosto 1971, sull’emissione arbitraria e dal niente di denaro da parte di quei consorzi di banche private che sono le banche centrali. I salvataggi degli istituti di credito operati nei giorni scorsi con l’imperversare dei fallimenti e dei crolli di borsa detonati dalla crisi dei mutui sub-prime, è tutta lì a dimostrare l’affermazione di Allais.

In riferimento al credito pubblico, l’uso della dizione “ex nihilo” è rinvenibile negli scritti della rivista Cronache sociali facente capo al gruppo dei dossettiani alla fine degli anni ’40.

10 agosto 2007

Appello al Presidente Prodi

Presidente Prodi l’amore per il prossimo le impone di abbandonare gli approcci monetaristi della Bce!

Presidente Prodi lei rischia di essere ricordato nella storia del nostro Paese come gli Stati Uniti ricordano il Presidente Hoover. Hoover si ostinò a voler seguire gli approcci economici liberisti che l’attuale agenda si ostina a voler imporre. Sopra di Lei non può esservi alcun istituto politico che non persegua coscientemente il fine del Bene Comune; sopra di Lei vi è solo il Popolo d’Italia e prima ancora la Verità.

Presidente Prodi quello che vi è da fare è tornare quanto prima a riscoprire ed applicare i principi ispiratori della nostra Costituzione della Repubblica. L’oscenità a cui stiamo assistendo è la trasformazione della nostra Costituzione della Repubblica in una costituzione di un’oligarchia.

Se ciò non fosse chiaro, quello che deve fare è rifarsi alla politica economica rooseveltiana così come si rifecero i nostri padri costituenti quando agirono sotto le felici intuizioni di La Pira, Fanfani, Dossetti, Mattei e De Gasperi con le esperienze emblematiche del Piano Case, della Riforma agraria e della Cassa per il Mezzogiorno.

In Italia grazie all’opera del Movimento Internazionale per i diritti civili – Solidarietà ed all’intervento diretto di Lyndon LaRouche, si è già creato il terreno fertile perché si possa procedere in tale direzione. Politici di primo piano come l’On. Giulio Tremonti, il Sottosegretario Alfonso Gianni ed il Sottosegretario Mario Lettieri rappresentano l’asse portante di un dialogo in concordia che in Italia è già attivo, anche se tenuto nell’ombra.

E, invece, Lei se ne sta a ‘contemplare’, con cortese compiacimento, l’armoniosa bellezza dei principi economici immortali di Adamo Smith! E mentre Lei gode di questa ‘contemplazione’ – Lei sa, forse, che nessuno studioso serio di economia e nessun serio operatore economico crede più alla benché minima validità e fondatezza di questi principi (devo richiamarLe, per tutti, i liberali inglesi che di economia politica un poco, almeno, si intendono?) – il tessuto industriale fiorentino gradualmente si spezza e si indebolisce!”

Queste ultime, come avrà intuito, non sono mie parole, ma sono le parole di quel mio grande concittadino d’adozione che fu Giorgio La Pira (lettera a Danilo De Micheli, Presidente dell’Associazione degli Industriali della Provincia di Firenze, 26 aprile 1954).

Lei giorni fa ha proposto di vendere le scorte auree del nostro Paese per ridurre il debito pubblico e conseguentemente il peso degli oneri finanziari. Ma Lei si rende conto che sono oramai quarant’anni che ogni Governo italiano riduce il welfare ed aumenta l’imposizione fiscale diretta ed indiretta ed ogni dieci anni avete poi bisogno di vendere parte del patrimonio italiano? Dovete lavorare sulla capacità produttiva del Paese, non sui fattori finanziari!

Promette poi nuove liberalizzazioni per l’autunno. Lei – ed invero insieme a Lei quasi tutto l’arco parlamentare - continua a credere alla storiella delle liberalizzazioni, spacciandole per cosa buona, nonostante non sappiate citare mezzo precedente storico per cui esse aumentarono il benessere generale delle persone, piuttosto che quello di singoli comitati d’interesse (come fatto dalla legge sugli affitti abitativi, l. 431/98, e dal primo decreto Bersani in materia di commercio, d. lgs. 114/98). Perché se sono così utili, in favore della comunità (dunque sia dei lavoratori che dei consumatori), non liberalizzate il sistema bancario? O forse il sistema bancario è già liberalizzato e le liberalizzazioni, agevolando ontologicamente i più forti, stanno dando i risultati che sempre nella storia hanno dato, ossia portano alla creazione di pochissimi e grandissimi mono/oligopoli (sono rimaste di fatto due banche in Italia!)?

Il sistema di economia politica che grande ha fatto gli Stati Uniti, quello di Hamilton, di Carey, di Lincoln, di Franklin Roosevelt, di Kennedy, non insegna a liberalizzare in favore dei grandi interessi, ma piuttosto ad armonizzare in favore dei molteplici interessi in gioco e partendo sempre da quelli più deboli (come il New Deal dimostra).

Lei e la classe dirigente che ci guida siete recidivi nel ripetere errori che dovrebbero essere evidenti ai più, allo stesso modo di colui che imperterrito vuol mantenere uno stile di vita fatto di ozio e vizio e che di anno in anno per fare ciò è costretto a svendere il patrimonio di famiglia.

Mentre Lei ed il Ministro Padoa Schioppa Vi ostinate a stare dietro alle favole della Bce, quest’ultima si cimenta in immissioni arbitrarie di liquidità nel mercato. Gli oltre 94 miliardi di euro iniettati in questi giorni nel mercato – a cui se ne aggiungono altri 61 miliardi mentre scrivo e la borsa crolla – a cosa serviranno? Per creare posti di lavoro produttivi, migliorare il sistema ferro-stradale, quello energetico, quello sanitario, quello scolastico, quello della sicurezza, oppure ad impedire che il casinò creato dall’oligarchia finanziaria, dal sistema bancario e dall’accondiscendente classe politica, in dispregio dei doveri costituzionalmente imposti, crolli? La nuova liquidità immessa nel mercato – come anche i profani in cose economiche comprenderanno – genererà, quella sì!, inflazione. Se la Bce si permette di inondare il mercato di liquidità per tenere in vita il casinò creato dalle banche private da cui dipende, perché non fa la stessa cosa Lei, ricorrendo al credito pubblico – le banche che hanno finanziato il debito pubblico possono attendere, e nel frattempo l’Italia tornerà ad essere un paese produttivo senza bisogno di tassare sempre più e tagliare lo stato sociale – però indirizzandolo strategicamente verso i settori produttivi invece che lasciarlo al geniale ‘libero mercato’ che continuerà a destinarlo ai settori speculativi?

Presidente Prodi, tutto ciò Le viene imposto dalla Verità di cui quel principio supremo che ci è stato insegnato, ama il prossimo tuo come te stesso, non è altro che la più diretta manifestazione.

Claudio Giudici

Rappresentante del Movimento Internazionale per i diritti civili – Solidarietà

www.movisol.org

7 agosto 2007

Crollano ponti ed imprese

Il crollo del grande ponte sul Mississippi avvenuto nel Minnesota il 1 agosto torna a riproporre negli USA il tema tanto evitato delle infrastrutture: invecchiamento e mancanza di finanziamenti indispensabili alle manutenzioni si traducono ormai in disintegrazione.

Il ponte sull’Interstate-35W non è un’eccezione ma la regola. Circa il 25%* dei 590.750 ponti degli Stati Uniti sono stati catalogati come “strutturalmente carenti e funzionalmente obsoleti” dalla American Society of Civil Engineers (ASCE) che in un rapporto del 2 agosto 2005 spiegava: “Eliminare le carenze dei ponti costerà 9,4 miliardi di dollari l’anno, per venti anni. Alla penuria di investimenti a lungo termine si aggiunge l’assenza di un programma federale per i trasporti”. Secondo la FHA nel resto degli USA ci sono altri 756 ponti come quello crollato in Minnesota.

Questi sono i segnali del modo idiota in cui oggi venga concepita l’economia. Il Pil cresce ma la capacità d’acquisto della popolazione diminuisce, la sanità peggiora ed è sempre più costosa, le infrastrutture sono sempre più fatiscenti. Un’azienda pare mostrare solidità finanziaria (nel breve periodo), però perde capacità produttiva, il numero dei dipendenti diminuisce, il prodotto perde qualità.

Pare un segno del destino il fatto che il crollo del ponte sul Mississipi sia avvenuto mentre l’economia finanziaria ha cominciato a dare segnali accelerati di declino. A parte le cadute degli indici nelle ultime settimane di oltre il 10%, nell’ultima settimana di luglio si è verificata una serie senza precedenti di fallimenti o salvataggi di grandi banche, hedge funds e altri istituti coinvolti nel mercato ipotecario. La tedesca IKB ha perso il 40% in una settimana a causa della sua esposizione sui mutui sub-prime del mercato immobiliare statunitense. In tale occasione Jochen Sanio, direttore di BaFin, l'ente federale per i servizi finanziari omologa della Consob, avrebbe affermato: “Questa è la più grande crisi bancaria dal 1931”. In tal modo Sanio si riferiva al crollo della Darmstadt National Bank nel 1931 che segnò l’inizio della Grande Depressione in Germania. L’americana Accredited Home Lenders Holding Company, finanziaria specializzata in mutui subprime, ha fatto sapere che rischia il fallimento. Le sue azioni hanno perso di conseguenza il 35%; la Bear Stearns ha annunciato la sospensione dei rimborsi da parte di un suo hedge fund (il terzo) del quale si era verificata la corsa agli sportelli degli investitori; sono crollate le monete australiana e neozelandese, che hanno rispettivamente perso il 4,1 e il 6,1 per cento (ambedue le monete erano state gonfiate dal carry trade, e cioè dagli speculatori che avevano acquistato bonds ad alto reddito con gli yen presi a prestito a tassi minimi).

 

Il senatore democratico Jack Reed ha deciso di affrontare la questione più seriamente alla Commissione Banche, Edilizia e Urbanistica il 31 luglio. “Cresce la preoccupazione che la crisi sistemica possa arrivare sui nostri mercati finanziari” ha esordito Reed. “La proliferazione di prodotti come i CDO [Obbligazioni di Debito Collateralizzato, esotici strumenti finanziari emessi in rapporto ad un portafoglio di titoli obbligazionari] che non sono collaudati in situazioni sfavorevoli di mercato; l’accumularsi di capitali in mano a hedge funds non regolamentati e operanti con rapporti d’indebitamento elevati, e regole di contabilità che non promuovono la trasparenza nei rendiconti hanno evidentemente creato le circostanze per problemi che dai mercati finanziari possono riversarsi sull’economia generale”. Reed ha inoltre affermato: “Settori dell’indice [ABX] che replicano bond particolarmente rischiosi emessi sui mutui, con un grado minimo di affidabilità, sono in declino, ma adesso questo declino contagia settori dell’indice che replicano obbligazioni che hanno un rating AAA o AA ... Inoltre, quando vedo come prodotti strutturati sui mutui che inizialmente avevano un rating AAA ora vengono trattati a prezzi tipici dei junk bonds, solo ad un anno dalla loro emissione, mi chiedo se non vi sia un problema strutturale nel modo in cui gli istituti di credito svolgono il loro lavoro. Per me è evidente che un rating AAA non significa più quello che significava in passato”.

 

In Italia i medesimi segnali di assoluta non coincidenza tra ciò che paiono dire i dati finanziari di bilancio e lo stato reale dell’economia fisica, oltre che dalla costante perdita della capacità d’acquisto reale dei redditi, sono offerti dal sistema energetico sempre in fase di massimi regimi, dall’impoverimento della sanità e del sistema scolastico per causa dei tagli di bilancio, dalle politiche delle amministrazioni locali che sempre più abbandonate dall’erario statale si inventano ogni giorno un nuovo autovelox, una nuova figura di ausiliare al traffico, una nuova tassa.

 

Quando si abbandonerà la stupida politica dei tagli di bilancio che ogni giorno riduce il benessere reale delle persone? Quando gli Stati nazionali decideranno di tornare ad un sistema di credito pubblico nelle attività strategiche, che ridia capacità produttiva all’economia?

 

Claudio Giudici

 

*I dati riportati in questo scritto sono ripresi da EIR Executive Intelligence Review Strategic Alert – Edizione italiana anno 16 n. 32    9 agosto 2007 (www.movisol.org).

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