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"Tassisti ignoranti, brutti e cattivi!"... Ma Cusano pensava a loro quando scrisse La Docta Ignorantia?
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Mi rifiuto di accettare l'idea che il modo in cui "si è" ci renda moralmente incapaci di diventare "ciò che dovremmo essere". (Martin Luther King)

  RIFLESSIONI, ARTICOLI, INTERVENTI di Claudio Giudici: 

Questo messaggio lo dedico ai folli.
A tutti coloro che vedono le cose in modo diverso.
Potete citarli. Essere in disaccordo con loro.
Potete glorificarli o denigrarli, ma l'unica cosa che non potete fare è ignorarli.
Perchè riescono a cambiare le cose.
E mentre qualcuno potrebbe definirli folli, io ne vedo il genio.
Perchè solo coloro che sono abbastastanza folli da pensare di poter cambiare il mondo, lo cambiano davvero.
(Mahatma Gandhi)

 

 

AMERICAN REVOLUTION


Coloro che professano di volere la libertà, ma deprecano l'azione politica, sono come gli uomini che vogliono il raccolto senza seminare, o la pioggia senza lampi e tuoni. Vogliono l'oceano senza il terribile brusio delle sue possenti acque. (Frederick Douglass)

SCIENZA

"Il selvaggio disprezza l'arte e riconosce la natura come sua assoluta sovrana; il barbaro deride e disonora la natura, ma, più spregevole del selvaggio, molto spesso continua ad essere schiavo del suo schiavo. L'uomo colto si fa amica la natura e ne rispetta la libertà, semplicemente frenandone l'arbitrio."
(Friedrich Schiller, Lettere sull'educazione estetica dell'uomo, n. 4)
 
 

 

Dal libro della Sapienza (6)
Chi cerca la sapienza la trova
[12]La sapienza è radiosa e indefettibile, facilmente è contemplata da chi l'ama e trovata da chiunque la ricerca.
[13]Previene, per farsi conoscere, quanti la desiderano.
[14]Chi si leva per essa di buon mattino non faticherà, la troverà seduta alla sua porta.
[15]Riflettere su di essa è perfezione di saggezza, chi veglia per lei sarà presto senza affanni.
[16]Essa medesima va in cerca di quanti sono degni di lei, appare loro ben disposta per le strade, va loro incontro con ogni benevolenza.
[17]Suo principio assai sincero è il desiderio d'istruzione; la cura dell'istruzione è amore;
[18]l'amore è osservanza delle sue leggi; il rispetto delle leggi è garanzia di immortalità
[19]e l'immortalità fa stare vicino a Dio.
[20]Dunque il desiderio della sapienza conduce al regno.
[21]Se dunque, sovrani dei popoli, vi dilettate di troni e di scettri, onorate la sapienza, perché possiate regnare sempre.

"Quid Veritas?" chiede Ponzio Pilato a Gesù Cristo.
"What is love?" chiede il principe Carlo d'Inghilterra al giornalista che chiedeva a lui e Diana se si amavano.
Verità ed Amore, così come la Libertà, la Giustizia, il Bene, il Bello, sono il Cerchio che al nostro occhio pare di avere tracciato. Credete veramente di essere in grado di tracciare un Cerchio? Sì, mi riferisco a quell'inesistente complesso di punti tutti equidistanti dal medesimo fuoco. Credete veramente di averlo tracciato col vostro bicchiere, col vostro compasso, con la vostra macchina ad altissima precisione? No, non lo avete tracciato. Al vostro occhio così appare, ma quello che siete riusciti a fare è solo un'approssimazione di ciò. Bene, se così è, se è impossibile creare il cerchio perfetto, è tuttavia inutile provarci? Se sì, la ruota - che abbiamo detto non potrà essere perfettamente circolare - non è una conquista per l'Uomo, che lo aiuta nella sua relazione con l'Universo? Certo che lo è. Trasferiamo ora tutto questo ragionamento attorno alle Idee di Verità, Amore, Giustizia, Bellezza, Libertà, Bontà.
"Così in terra come è in Cielo".



 

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Beppe Grillo  Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo

 

 


Ponte di Sviluppo infrastrutturale globale 
di Lyndon LaRouche


Progetti ferroviari in Africa


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BREVE STORIA DELL'ECONOMIA MONDIALE DAL 1945 AL 2008


 

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29 maggio 2009

Agli on. Pistelli, Sereni, Baretta, Damiano

Egr. Onorevoli,

Vi scrivo in merito al Vs. manifesto, “Una nuova stagione politica per l'Italia”, affinchè possiate prendere in considerazione alcuni dei dubbi che al cittadino comune derivano dalla lettura dello stesso.

Quando parlate della “destra liberista” il lettore più attento resta sicuramente spiazzato. Infatti, senza voler negare la presenza di una frangia liberista nella destra italiana (si pensi a Della Vedova, Capezzone, Martino e agli stessi ministri Scajola e Brunetta), la più grande stagione neoliberista avutasi in Italia è stata a firma dei governi di centro-sinistra, durante il periodo 1992-2000. In quegli anni si ebbero le famose privatizzazioni che portarono ad una riduzione del debito pubblico dell'8%, ma che allo stesso tempo accompagnarono l'abbassamento della produttività industriale italiana di circa il 70%. Si trattò della privatizzazione più cospicua d'Europa, in quanto non riguardò solo i cosiddetti “carrozzoni”, ma anche perle dell'impresa pubblica come Telecom, Eni, Comit, Credit, Ina, Imi, che spiccavano per redditività.

Circa la bontà generale delle privatizzazioni, è interessante rilevare un dato fornitoci recentemente dalla Fondazione Mattei, per cui l'ammontare del ricavato di tutte le privatizzazioni mondiali dal 1970 ad oggi (1500 miliardi di dollari), nel solo ultimo anno di crac finanziario, è stato superato per oltre 4 volte dai salvataggi pubblici.

In materia di contratti di lavoro, con l'introduzione del contratto di collaborazione coordinata e continuativa, avviaste una radicale forma di deregulation, che fu poi umanizzata nel 2003 dal Governo Berlusconi col contratto di collaborazione per programma (o contratto a progetto).

In materia di commercio, è con il decreto Bersani (d. lgs. 114/98) che si dà il via ad un processo nazionale di radicale avanzamento delle grandi catene distributive in un settore che era a prevalente piccola imprenditoria, usando il pretesto della facilitazione della capacità distributiva del sistema, in modo che “l'anziana signora potesse avere sotto casa la gastronomia piuttosto che il calzolaio”. Il risultato è stato diametralmente opposto al fine sbandierato, ma nel frattempo, nel silenzio odierno di una capacità distributiva sempre meno capillare e sempre più concentrata nella grande distribuzione (circa il 70% del totale), un'infinità di piccole attività commerciali sono andate chiudendo.

Circa il “convinto rilancio dell'Unione Europea”, esso per essere autentico deve mettere in discussione gli assiomi stessi su cui si reggono i trattati UE, da Maastricht fino a quello non ancora entrato in vigore di Lisbona. La connotazione di questi, infatti, è tipicamente liberista, proprio come a Vostro dire lo sarebbe la cosiddetta destra italiana. Ma nessuna rivisitazione dell'attuale Europa può considerarsi autentica e democratica, se non viene ripensata la Commissione, la quale diverrà sostanzialmente sede esclusiva dei poteri legislativo ed esecutivo, e non viene messo in discussione il potere della BCE, che pur essendo istituto di diritto pubblico, si presenta di fatto come un consorzio delle banche private europee, che di fatto domina tutta la politica economica degli Stati membri. A questo proposito è interessante notare che il PD d'opposizione, non ha avuto di cosa dire in merito al neo-interventismo statale nei settori bancari – addirittura non coordinati nella loro prima fase del crac finanziario in corso – , che è tanto più anomalo se confrontato invece con l'impossibilità di poter intervenire da parte degli Stati in altri settori economici (si pensi ad Alitalia, dove ci si è trastullati intorno al fatto se l'ultimo prestito governativo alla compagnia di bandiera, fosse o meno un prestito ponte). Allo stesso modo – nei giorni in cui l'agenda politica è riempita dallo scoop dell'esercito editoriale di De Benedetti, intorno alle feste a cui avrebbe partecipato il Presidente del Consiglio – , il G20, che doveva risolvere i gravi problemi dell'attuale ordine finanziario mondiale, è stato gestito dal principale Stato protettore dei paradisi fiscali e promotore della finanziarizzazione dell'economia mondiale, la Gran Bretagna, “autorizzando” salvataggi bancari a livello globale e contemporaneamente indirizzando una più radicale politica globale di tagli ai bilanci sanitari (!). Su questo fronte, visto che l'Italia si sta presentando come l'unico paese a non avere concesso salvataggi bancari indiscriminati, bensì finalizzati alla concessione di credito nell'economia reale – purtroppo attraverso una sola opera di moral suasion, visto che la normativa europea non consente diversamente – , sarebbe veramente una “nuova stagione politica per l'Italia” se Voi sostenesse la battaglia quasi solitaria che il min. Tremonti sta facendo sul fronte della riforma del sistema finanziario mondiale e del ritorno, ex art. 47 Cost., ad un corretto ruolo dello Stato sul fronte del credito.

Circa la criminalizzazione del protezionismo, mi permetto di ricordare il ruolo che esso ha avuto nelle principali rivoluzioni economiche statunitensi (sotto Washington, Lincoln e Franklin Roosevelt), nonché per la ricostruzione delle economie europee nel dopo guerra (che solo il prof. Giavazzi non riconosce), e nella miracolosa costruzione di sani sistemi economici nei paesi del sud-est asiatico. L'omogeneizzazione del tutto, che il liberoscambismo comporta, ha distrutto decenni di conquiste fatte nel mondo del lavoro, obbligando i lavoratori del Primo mondo ad accettare le compressioni in termini di diritti e di trattamento retributivo, costretti dalla concorrenza provocata dalla mano d'opera a basso costo e senza diritti proveniente dai paesi del Secondo e Terzo mondo. Nella grande orgia del laisser faire globale diffusosi grazie al Wto – se non bastasse la distruzione del tenore di vita reale delle persone – anche i diritti sanitari e la tutela ambientale sono diventati istanze marginali a cospetto del “dio della concorrenza”, a cui solo attraverso accordi tra stati nazionali sovrani possiamo tornare ad opporci.

Circa le riforme economiche, se esse debbono corrispondere ad “un’idea di società più libera, aperta, solidale”, bisogna prendere netta distanza da quanto fatto dagli anni '80 fino all'ultimo Governo Prodi (si pensi alla frode della riforma del Tfr, per cui mi permetto di rimandare a www.movisol.org/07news110.htm). Quelle riforme, dalla scala mobile, al sistema pensionistico, alle privatizzazioni ed alle liberalizzazioni, non sono servite altro che a favorire quel processo di “disintegrazione controllata dell'economia” di cui parlò Paul Volcker negli anni '70, creando fenomeni di sperequazione economica e di disparità sociale, più connaturati ai sistemi autoritari sud-americani che non a delle civili economie, e che offrono il miraggio di breve periodo della crescita economica, solo perchè inseriti in un contesto di settorializzazione globale dei ruoli, grazie a cui i paesi del Primo mondo hanno potuto cavalcare lo sfruttamento del lavoro a basso costo e sostituire all'economia produttiva quella centrata sul debito.

Circa l'affermazione per cui “il PD trova le sue radici nel mondo del lavoro”, credo che ogni cittadino italiano auspichi ciò. Tuttavia dobbiamo prendere atto del fatto che sulla base di quanto evincibile da una sorta di manifesto politico che la “tessera numero uno” del PD, l'ing. De Benedetti, rilasciò in un'intervista, ed a cui la politica del centro-sinistra è andata adeguandosi negli anni, la realtà non corrisponda a tale dichiarazione d'intenti. Egli affermò: Il referente del Partito Democratico deve essere il consumatore” (Corriere della Sera, 2 dicembre 2005).

Concludendo, la parte finale del Vostro manifesto in cui ci si augura una maturazione dell'Italia che le permetta “di esprimersi al meglio nella nuova scena europea e mondiale”, palesa l'approccio che domina tutta questa dichiarazione d'intenti; si potrebbe dire un approccio “esistenzialista”, che dà per scontato che non possa farsi altro che accettare l'ordine imposto dall'attuale scena europea e mondiale e dove invece si deve puntare alla sua fondamentale riforma, nel momento che è un ordine sostanzialmente dominato dai processi speculativi della globalizzazione finanziaria – dunque un ordine ingiusto. Non sarà possibile alcun sostanziale progresso nei tenori di vita della popolazione mondiale – e dunque anche italiana – sia in senso economico che morale, se si continuerà a ritenere come semplicemente ossequiabile l'attuale ordine mondiale ed europeo. Entrambi sono infatti viziati dal punto di vista della democrazia sostanziale, in quanto privano Stati e Popoli di un'autentica sovranità monetaria ed economica.

Non potrà esistere alcuna nuova stagione politica italiana se non verrà ripresa la strada, che prima del G20, stava portando verso una riforma del sistema finanziario mondiale, una Nuova Bretton Woods come proposta da anni dall'economista e politico americano Lyndon LaRouche, e non si tornerà ad un'economia di stampo rooseveltiano per l'emancipazione dei popoli sottosviluppati e l'impostazione di sistemi economici che accrescano la creatività umana attraverso infrastrutture e produzioni tecnologicamente sempre più avanzate, invece che centrate sullo sfruttamento del lavoro a basso costo e sull'ipertrofia dei fenomeni finanziari a danno di quelli fisico-economici. Pur essendo patrimonio storico dell'identità che il Partito Democratico dovrebbe incarnare, tutto questo è oggi invece dimenticato o clamorosamente minoritario. Per lo stesso bene del PD e dell'Italia, è invece opportuno che questa tradizione sia al più presto riscoperta.

In questo quadro, mi permetto di suggerirVi l'adesione a due appelli che stiamo facendo circolare: 1) Petizione per la creazione di una Commissione parlamentare d'inchiesta sulla crisi finanziaria (www.movisol.org/09petizione01.htm); 2) Petizione al governo Berlusconi: salviamo la piccola e media impresa, invece degli speculatori! (www.movisol.org/09petizione02.htm).


 

Claudio Giudici

Movimento internazionale per i diritti civili - Solidarietà

www.movisol.org

 

7 luglio 2007

TFR: come continuare a distruggere l’economia produttiva a tutto vantaggio della speculazione bancaria

di Claudio Giudici per Movisol.org (http://movisol.org/Updates.htm)

La questione “Tfr” si inserisce in quel macro-processo avviatosi a livello globale tra la fine degli anni ’60 ed i primi anni ’70, che ha segnato il passaggio da un’economia di produzione ad un’economia dominata dalla speculazione. Tale questione, così come le privatizzazioni del patrimonio industriale italiano iniziate nel 1992 sotto la direzione dell’attuale Governatore della Banca d’Italia, Mario Draghi, è utile al mantenimento della bolla speculativa finanziaria che non ha più alcuna relazione con la sottostante economia reale. La riforma del sistema previdenziale, così come attuata, rischia (o strumentalmente punta) di far sì che l’enorme massa dei contributi dei lavoratori possa andare a foraggiare la bolla finanziaria che per restare in vita ha necessità di crescere sempre di più.

Se negli Stati Uniti il Governo Bush non è riuscito nell’opera di privatizzazione della Social security, grazie alla rievocazione ideale del suo fondatore, Franklin Delano Roosevelt, in Italia una simile iniziativa rischia di perfezionare quel tentativo, che non a caso è sostenuto da liberisti come il leghista Giancarlo Pagliarini. In spregio al principio repubblicano del ruolo garantista che lo Stato deve ricoprire nel settore previdenziale – tanta è la sua delicatezza – , l’attuale riforma del sistema previdenziale potrebbe rappresentare la testa di ponte per arrivare a quel modello Pinera di privatizzazione della previdenza che fu attuato per primo nel Cile di Augusto Pinochet e che poi è stato esportato anche in Polonia, Ungheria e Kazakistan.

Fino a quando non si comprenderà che per risolvere eventuali debolezze sistemiche di ordine finanziario, si deve agire sul livello dell’economia produttiva aumentando la produzione procapite e per chilometro quadrato, implementando il livello tecnologico-scientifico dei processi produttivi, il sistema pensionistico continuerà ad essere, di anno in anno un problema. Dunque il sistema previdenziale non è il problema, ma il problema è l’economia produttiva che vi sta dietro e che è sempre più debole.

Riformare il sistema finanziario e monetario internazionale, avviare grandi progetti di sviluppo infrastrutturale a forte base tecnologico-scientifica, in una parola riscoprire la figura di Franklin Delano Roosevelt, vorrebbe dire mettere fine a questo progressivo processo di distruzione dell’economia e delle libertà civili e riavviare quel cammino che può portare a rendere le persone partecipi del progresso e del benessere.

Tra il febbraio ed il marzo scorso, per ben due volte il Ministro Damiano ha espresso in prima serata, durante la trasmissione Ballarò di Raitre, tutto il suo favore per i fondi pensione.

Il Governo ha istituito un apposito sito web[1] dove si parla dell’impossibilità di fallimento del fondo pensione. Il Governo[2] si premura di sottolineare che:

Non è possibile attualmente che i Fondi Pensione possano fallire. Infatti, i Fondi Pensione sono delle Associazioni "no profit" e non gestiscono direttamente le risorse degli iscritti, ma utilizzano un meccanismo di gestione delle risorse affidandolo a soggetti terzi. Inoltre, è previsto dalla normativa l’Istituto della banca depositaria che è quella in cui fisicamente vengono accantonate le risorse del Fondo pensione. Quindi, diciamo che dal punto di vista normativo questo non è possibile.

Dunque l’Esecutivo pone l’accento sul fatto che i fondi pensione da un punto di vista giuridico non possono fallire. Tuttavia, quello che interessa al lavoratore è se tale fondo garantisca o meno la pienezza del Tfr a fine rapporto di lavoro.

Il Governo si esprime in questi termini:

È possibile invece, essendo il rendimento di tipo finanziario, che ci siano possibilità di avere, nel corso del periodo di adesione, rendimenti che possano andare anche ad incidere sui contributi versati. In questo caso vi è la possibilità, essendo però un investimento di lungo periodo, sicuramente, di recuperare anche fasi contingenti che ci possono essere nel periodo di adesione.

Dunque è solo una “possibilità” l’avere rendimenti negativi nel corso del periodo, mentre è una sicurezza il recupero.

L’Autorità garante per la concorrenza e per il mercato, se il Governo fosse un operatore di mercato, ne potrebbe ravvisare i tipici estremi della pubblicità ingannevole.

Il Ministro Damiano poi ha azzardato suggerendo esplicitamente “per i più giovani” i fondi a maggior rischio, perché per “gli analisti in 30-40 anni” la borsa rende di più.

L’11 novembre 2006 l’Adusbef pubblicò un comunicato stampa dal titolo: “Agenzie di rating: il monopolio delle “tre sorelle” USA della finanza, in prevalenza controllate dalle banche, esposte e coinvolte pesantemente nella ‘finanza derivata’”. Questo comunicato[3] si basava su uno studio del Movimento Internazionale per i diritti civili – Solidarietà[4], il movimento di LaRouche in Italia. Il Movimento da anni denuncia il pericoloso sopravvento preso dalla speculazione finanziaria sull’economia fisica dei Paesi ad approccio economico liberista.

Il Wall Street Journal-ANSA il 12 novembre, riprendendo quello studio, titolava: “Opinioni: il 90% dei consigli delle agenzie di rating sono bufale!”.

Da una mia analisi si comprende quali siano le dinamiche finanziarie del mercato azionario rispetto a quelle del rendimento fisso. Lo studio prende in esame l’indice di borsa più conosciuto al mondo, il Dow Jones americano nonché i tassi d’interesse Usa.

Dai dati relativi all’indice azionario Usa, Dow Jones Industrial, dal 1955 ad oggi, e dai dati dei tassi d’interesse al 31 dicembre di ogni anno (dal 1955, poiché solo da tale anno li fornisce la Federal Reserve) ne emerge: dal 1955 al 1971 (mi sono soffermato sul 1971 per avere poi dal ’71 al 2006, i trentacinque anni a cui faceva riferimento il ministro Damiano) un’unità di dollaro investita nel comparto a basso rischio (titoli del Tesoro Usa) sarebbe divenuta di 1,91 dollari.

Nello stesso periodo, chi avesse investito quella unità di dollaro nel mercato azionario Usa, invece si sarebbe ritrovato con 2,18 dollari.

Dal 1971 ad oggi, invece, la rendita sarebbe stata di 9,8 per il comparto a basso rischio, e di 14,0 per il comparto ad alto rischio. Tuttavia, fino al 1995 il risultato sarebbe sempre stato a favore del comparto a basso rischio (con l’eccezione del 1972). Se poi consideriamo meritevole di rischio solo quell’investimento ad alto rischio che renda almeno il 30%[5] in più rispetto a quello a basso rischio, solo gli anni 1999, 2000, 2004 e 2006 hanno dato un risultato di tale tipo.

Sui 52 anni presi in esame, solo 12 avrebbero dato quel risultato al lavoratore maggiormente propenso al rischio.

In termini assoluti, poi, il periodo che va dal 1969 al 1995 ha dato consecutivamente risultati negativi a colui che ha optato per la scelta più rischiosa del mercato azionario.

Dal 1996 ad oggi, la scelta premiata sarebbe stata quella del lavoratore più propenso al rischio, che dunque avesse puntato sul mercato azionario, ma sui minimi del 2001, 2002 e 2003, la scelta premiante sarebbe tornata ad essere ancora una volta quella del lavoratore più accorto, meno propenso al rischio.

Questi risultati sono ancor più negativi se consideriamo che i tassi d’interesse, per quanto possano essere bassi, sono sempre positivi o comunque non inferiori allo zero (pensiamo al Giappone degli ultimi anni). Mentre nel caso di un fondo pensione concentrato su valori azionari, si può verificare la situazione per cui si entra nel fondo sui massimi del gennaio 1990 e si resta per un ventennio sotto quei valori azionari con perdite di oltre il 50% (come verificatosi in Giappone). Oppure vi si entra nel 1965 e vi si esce nel 1981, rimettendoci oltre il doppio rispetto al più sicuro investimento effettuato in titoli del tesoro, come nel caso statunitense.

Alla luce del fatto che i mercati azionari sono tornati ad essere sui massimi storici, sono altamente instabili, premiati più dall’immissione arbitraria di liquidità da parte delle banche centrali che non dai risultati operativi, suggerire ad un lavoratore di posizionare i propri contributi previdenziali sui fondi pensione azionari è quanto di più irresponsabile si possa fare.

Ora, a parte queste considerazioni di carattere squisitamente finanziario – che in ogni caso producono dei riflessi diretti sulla vita dei lavoratori – la faccenda ha un superiore rilievo strategico-economico. Infatti, la riforma è espressione della ridicola cultura speculativa che affligge il nostro tempo e di cui l’attuale sistema monetario e finanziario internazionale è manifesta espressione. Cercando di superare considerazioni esclusivamente individuali, il lavoratore di azienda con numero di dipendenti inferiore alle 50 unità (la stragrande maggioranza) deve tenere conto che optare per i fondi pensione, siano essi a basso rischio, siano essi ad alto rischio, provoca alla propria azienda quella privazione di liquidità che la obbliga a ricorrere ai prestiti bancari. Con una cecità di tale tipo, il lavoratore diviene fautore dell’impoverimento della sua stessa fonte di sussistenza e di emancipazione, che è l’impresa per cui lavora.

La previsione originaria poi – adesso valida solo per le imprese con più di 50 dipendenti – , del conferimento del Tfr a un fondo negoziale di categoria oppure un fondo analogo dell’Inps, in seguito al silenzio del lavoratore, è sempre espressione di quella cultura finanziarista che ha ispirato tutta la riforma, e che porta l’azienda a privarsi di importanti liquidità operative.

In un sistema economico sano, è molto importante invece che i contributi dei lavoratori rimangano presso le aziende che, reinvestendoli nell’attività aziendale, possono dare forza al sistema produttivo. Trasferire questa importante fonte di finanziamento dell’economia reale, nei fondi pensione, vuol dire sostenere i processi di chi fa della speculazione il proprio mestiere. Tuttavia qui si può distinguere: se nel caso del fondo pensione azionario il favoreggiamento dei processi speculativi è pressoché scontato, nel caso dei fondi pensione obbligazionari in titoli del tesoro, ciò può voler dire consentire allo Stato di fornire servizi alle persone ed investire nelle infrastrutture, a meno che non si decida poi di utilizzarli per abbassare il debito pubblico, accecati dalla riduzione degli interessi sul debito. Questa scelta rappresenterebbe l’ennesima distrazione di risorse dalla economia reale a quella finanziaria.

Se un’economia per abbassare il proprio debito pubblico deve ricorrere direttamente a manovre finanziarie, invece che ai risultati dei processi produttivi, vuol dire che si tratta di un’economia che non funziona. Un sano processo di riduzione del debito pubblico è consentito soltanto da un sistema economico fondato su continui investimenti di medio-lungo termine, finanziati grazie alla sovranità creditizia di uno Stato sovrano. Aumentare il livello tecnologico-scientifico della base infrastrutturale e delle imprese che vi operano sopra vuol dire aumentare la produttività procapite e per chilometro quadrato.

Questo è quello che serve per tornare ad un sistema che punti al perseguimento del Bene Comune. In esso, vista la rilevanza strategica della questione, il settore previdenziale deve essere sotto il controllo e la garanzia dello Stato.


[1] www.tfr.gov.it, 3 luglio 2007.

[2] http://www.tfr.gov.it/TFR/multimedia/esperto/archivio/video_tfr_domanda14.htm, 3 luglio 2007.

[3] http://movisol.org/znews218.htm

[4] Tale studio fu sviluppato da Paolo Raimondi.

[5] Questa è la percentuale a cui puntano gli speculatori sulle operazioni immobiliari che di per sé sono ben più sicure, in quanto garantite dal salvagente rappresentato dall’immobile.

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