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"Tassisti ignoranti, brutti e cattivi!"... Ma Cusano pensava a loro quando scrisse La Docta Ignorantia?
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Mi rifiuto di accettare l'idea che il modo in cui "si è" ci renda moralmente incapaci di diventare "ciò che dovremmo essere". (Martin Luther King)

  RIFLESSIONI, ARTICOLI, INTERVENTI di Claudio Giudici: 

Questo messaggio lo dedico ai folli.
A tutti coloro che vedono le cose in modo diverso.
Potete citarli. Essere in disaccordo con loro.
Potete glorificarli o denigrarli, ma l'unica cosa che non potete fare è ignorarli.
Perchè riescono a cambiare le cose.
E mentre qualcuno potrebbe definirli folli, io ne vedo il genio.
Perchè solo coloro che sono abbastastanza folli da pensare di poter cambiare il mondo, lo cambiano davvero.
(Mahatma Gandhi)

 

 

AMERICAN REVOLUTION


Coloro che professano di volere la libertà, ma deprecano l'azione politica, sono come gli uomini che vogliono il raccolto senza seminare, o la pioggia senza lampi e tuoni. Vogliono l'oceano senza il terribile brusio delle sue possenti acque. (Frederick Douglass)

SCIENZA

"Il selvaggio disprezza l'arte e riconosce la natura come sua assoluta sovrana; il barbaro deride e disonora la natura, ma, più spregevole del selvaggio, molto spesso continua ad essere schiavo del suo schiavo. L'uomo colto si fa amica la natura e ne rispetta la libertà, semplicemente frenandone l'arbitrio."
(Friedrich Schiller, Lettere sull'educazione estetica dell'uomo, n. 4)
 
 

 

Dal libro della Sapienza (6)
Chi cerca la sapienza la trova
[12]La sapienza è radiosa e indefettibile, facilmente è contemplata da chi l'ama e trovata da chiunque la ricerca.
[13]Previene, per farsi conoscere, quanti la desiderano.
[14]Chi si leva per essa di buon mattino non faticherà, la troverà seduta alla sua porta.
[15]Riflettere su di essa è perfezione di saggezza, chi veglia per lei sarà presto senza affanni.
[16]Essa medesima va in cerca di quanti sono degni di lei, appare loro ben disposta per le strade, va loro incontro con ogni benevolenza.
[17]Suo principio assai sincero è il desiderio d'istruzione; la cura dell'istruzione è amore;
[18]l'amore è osservanza delle sue leggi; il rispetto delle leggi è garanzia di immortalità
[19]e l'immortalità fa stare vicino a Dio.
[20]Dunque il desiderio della sapienza conduce al regno.
[21]Se dunque, sovrani dei popoli, vi dilettate di troni e di scettri, onorate la sapienza, perché possiate regnare sempre.

"Quid Veritas?" chiede Ponzio Pilato a Gesù Cristo.
"What is love?" chiede il principe Carlo d'Inghilterra al giornalista che chiedeva a lui e Diana se si amavano.
Verità ed Amore, così come la Libertà, la Giustizia, il Bene, il Bello, sono il Cerchio che al nostro occhio pare di avere tracciato. Credete veramente di essere in grado di tracciare un Cerchio? Sì, mi riferisco a quell'inesistente complesso di punti tutti equidistanti dal medesimo fuoco. Credete veramente di averlo tracciato col vostro bicchiere, col vostro compasso, con la vostra macchina ad altissima precisione? No, non lo avete tracciato. Al vostro occhio così appare, ma quello che siete riusciti a fare è solo un'approssimazione di ciò. Bene, se così è, se è impossibile creare il cerchio perfetto, è tuttavia inutile provarci? Se sì, la ruota - che abbiamo detto non potrà essere perfettamente circolare - non è una conquista per l'Uomo, che lo aiuta nella sua relazione con l'Universo? Certo che lo è. Trasferiamo ora tutto questo ragionamento attorno alle Idee di Verità, Amore, Giustizia, Bellezza, Libertà, Bontà.
"Così in terra come è in Cielo".



 

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Beppe Grillo  Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo

 

 


Ponte di Sviluppo infrastrutturale globale 
di Lyndon LaRouche


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24 ottobre 2007

I Parlamenti si adeguano alla crisi finanziaria: il totalitarismo si avvicina

L’ipotesi resta la stessa, ed ogni giorno che passa la conferma sempre più: stiamo procedendo sempre più spediti verso nuove forme di totalitarismo. Probabilmente non si tratterà dei nazi-fascismi violenti degli anni ’20-’40 del secolo scorso, tuttavia l’elemento comune a tutte le forme dispotiche presentatesi durante la storia dell’uomo dai trenta tiranni ateniesi ad oggi è sempre il solito: l’annichilimento della sovranità interiore delle persone, dunque della loro capacità di fare il bene: dalla semplice manifestazione del pensiero, al diritto di associarsi privatamente, al diritto-dovere di incidere sulle istituzioni pubbliche.

L’attuale scenario non può essere compreso analizzando le singolarità di cui esso si compone senza interconnetterle le une alle altre valutate alla luce di un contesto strategico di fondo. Questo contesto strategico è l’aggravarsi della crisi finanziaria internazionale che accelera manifestandosi coll’aggravarsi di un processo inflazionistico a livello globale. Tuttavia non si possono comprendere le cause di tale crisi finanziaria se la si guarda in superficie (l’aumento generale dei prezzi dei generi di consumo). Tale fenomeno è infatti risalente a oramai quarant’anni di politiche speculative che hanno progressivamente distrutto la capacità produttiva delle nazioni industrializzate e che prende avvio con gli eccellenti omicidi di figure come Enrico Mattei (1962) e John Fitzgerald Kennedy (1963) e la successiva instaurazione di un regime di cambi valutari flessibili centrato sul dollaro (1971). Se i due eccellenti omicidi furono il segnale politico che il “complesso militare-industriale” – come lo definì il Presidente Eisenhower – dava alle classi dirigenti del pianeta in merito alla necessità di abbandonare gli approcci rooseveltiani che esprimevano una concezione della politica in rispetto della prescrizione evangelica de “gli ultimi saranno i primi” (i forgotten men nella particolarità della politica di Franklin Roosevelt, così come fu poi emulato da tutte le costituzioni occidentali post-belliche), il nuovo regime finanziario unilateralmente imposto da Nixon il 15 agosto del 1971 segnava anch’esso un esplicito rifiuto delle politiche rooseveltiane (in quanto il precedente sistema finanziario fu il prodotto del disegno Roosevelt-White che si perfezionò con gli accordi di Bretton Woods del 1944) e più in particolare l’avvio del liberismo e della finanziarizzazione del sistema economico prima occidentale poi mondiale (dopo la caduta del muro di Berlino) e dunque delle politiche speculative in ossequio ai voleri di alcune poche famiglie bancarie.

Prova empirica di tale quarantennale processo la troviamo: 1) nella costante riduzione della capacità del potere d’acquisto reale dei redditi medi dal 1970 ad oggi (con brutali accelerazioni per l’Europa dal 1992, cioè dal venir meno dello Sme) e 2) nella più depravata distruzione dei livelli di vita dei paesi in via di sviluppo che segnavano fino agli anni ’60 un generale aumento delle aspettative di vita media, oggi ritornate ai livelli della prima metà del secolo scorso (con record di 32 anni di aspettativa di vita media per alcune aree dell’Africa).

Dalla caduta del muro di Berlino e dalla disintegrazione dell’ex Urss, si sono succedute con cadenza costante una serie di crisi finanziarie senza precedenti (nel 1992 in Europa, nel 1997-98 nel sud-est asiatico, nel 1998 in Russia, nel 2001 in Argentina, 2000-2003 lo scoppio della bolla speculativa generata dalle ipervalutazioni dei titoli dell’information technology, oggi la crisi dei mutui sub-prime). Tutte queste crisi potevano ciascuna rappresentare il detonatore dello scoppio della bolla speculativa rappresentata dall’attuale sistema finanziario internazionale. Ciò è però stato evitato con continui rifinanziamenti autorizzati dal sistema delle banche centrali con la creazione di nuovi prodotti finanziari senza alcuna base d’ancoraggio all’economia reale o con la continua immissione di liquidità nel sistema. L’abbattimento degli accordi di Bretton Woods del 1971 è un esempio di tale oligarchico approccio al mantenimento della bolla speculativa, così come lo è stato l’imperversare di nuovi prodotti finanziari dal 1987, così come l’avvio dei giochi d’arbitraggio consentiti con lo yen carry trade, così come i continui rifinanziamenti autorizzati da Bce, Fed e Banca centrale giapponese questa estate.

Questi continui rifinanziamenti se hanno comportato il salvataggio della bolla speculativa internazionale, hanno però avuto incidenza sui tenori di vita reale delle famiglie con un progressivo aumento dei prezzi dei prodotti di consumo e la costante distruzione dell’economia fisica (posti di lavoro, infrastrutture, welfare).

Questo però non può essere un processo che può durare all’infinito. Ad un certo punto il motore gripperà a causa di un’eccessiva distruzione dell’economia fisica a fronte di una bolla speculativa che non troverà più terreno su cui reggersi. A quel punto scoppieranno fenomeni che da inflattivi diverranno iperinflattivi, e dunque insostenibili per le popolazioni. Questo è il momento in cui divengono scontati, fenomeni di tipo sovversivo da parte delle popolazioni e dunque si impongono, per la loro tenuta a bada, regimi dispotici che impediscano il venir meno dei poteri oligarchici.

Tuttavia, sappiamo come impedire tale catastrofico scenario già più volte vissuto dall’umanità durante la sua storia. L’esperienza storica 1948-62 (per l’Italia, oppure 1932-63 per gli Stati Uniti) rappresenta il precedente a noi più vicino per raddrizzare la sbandata che sta facendo l’auto dell’umanità.

Questo è dunque il contesto di fondo all’interno del quale stanno operandosi una serie di provvedimenti legislativi (e più in generale d’indottrinamento culturale) da parte dei vari parlamenti nazionali.

Le c.d. leggi ad personam varate in Italia durante la scorsa legislatura – oggetto delle più ferventi critiche da parte dell’allora opposizione – sono state tutte mantenute dalla nuova maggioranza.

Tali leggi erano caratterizzate dal prevedere delle situazioni di privilegio sostanziale per alcune categorie di persone. Tali privilegi permangono anche sotto la nuova maggioranza. Tali privilegi divengono dunque elemento intrinseco del nuovo assetto costituzionale materiale, manifestamente in contraddizione col dettato costituzionale formale del 1948.

In questi giorni la nuova maggioranza va varando un disegno di legge che sostanzialmente impedisce a liberi cittadini di avere accesso alla rete manifestando liberamente il proprio pensiero. Siti d’informazione o personali, blog, ed altro ancora, dovranno essere registrati seguendo un iter procedurale assai complesso. Un reticolato di formalità burocratiche ne impedirà sostanzialmente il libero accesso.

Ma è anche di questi giorni il disegno di legge in materia di sicurezza che parifica una serie di piccoli reati (come il furto) a reati gravissimi come quelli per mafia. Restano invece depenalizzati i reati per falso in bilancio.

Tutto ciò perfeziona sempre più un regime oligarchico che comprime sempre più le libertà civili.

Questa limitazione delle libertà civili non è un fenomeno puramente italiano. Negli Stati Uniti all’indomani dell’11 settembre 2001, numerosi sono stati gli interventi congressuali a limitazione dei diritti dei cittadini.

Tutto ciò continua a confermare l’ipotesi lanciata oramai molto tempo fa: una serie di soggetti va rendendosi utile all’instaurazione di regimi dispotici dove il dissenso deve essere contenuto. La crisi finanziaria sta rendendosi manifesta nel quotidiano della gente, ed il dissenso e la protesta rischiano di divenire pericolosi per l’ordine costituito. L’aumento del costo della rata per il mutuo prima casa (anche del 30% al mese), e nei casi peggiori i pignoramenti (un aumento del 19% rispetto al 2006) stanno mettendo in difficoltà almeno 400.000 famiglie italiane. Le attività commerciali vanno chiudendo e trasformando quello che era un fondo commerciale in monolocali e bilocali – ciò anche per causa del provvedimento di liberalizzazione del commercio, primo decreto Bersani d. lgs. 114/98. A tutto ciò si affiancano i fenomeni inflattivi sui generi alimentari e sulle utenze (per riscaldamento, luce, acqua) che ribadisco trovano la loro origine in un processo di continua distruzione dell’economia produttiva a tutto vantaggio delle attività speculative che comportano la continua immissione di liquidità nel sistema (la liquidità del sistema aumenta, i beni diminuiscono, e dunque si creano fenomeni inflattivi).

Durante i primi anni ’40 in Germania, un movimento di giovani ventenni conosciuto come la “Rosa bianca”, comprese l’importanza di risvegliare i propri concittadini dal letargo intellettivo in cui erano piombati. Purtroppo a quel punto in Germania il sistema politico era pienamente dispotico e quei giovani furono quasi tutti decapitati. Si impone dunque che le persone aprano gli occhi prima che nuove forme di dispotismo prendano il sopravvento.

Nell’ultimo quindicennio più volte sono ventilati intenti di modifica costituzionale che riguardavano solo la seconda parte. Oggi, si parla anche di revisione della prima parte, quella dei principi. E’ il segno evidente di una sindrome d’onnipotenza in cui è caduta l’oligarchia, la quale, alla luce dell’aggravarsi della crisi finanziaria, tenta involutive fughe in avanti. Della sua insaziabilità la classe dirigente va facendosi portatrice. Si tratta del solito pacco che si punta a rifilare a cittadini che addormentatisi nell’indifferenza di ciò che succede oltre il proprio orticello non riescono a comprendere le profonde implicazioni di determinati pronunciamenti ed azioni.

Se da un punto di vista analitico la situazione è quella qui descritta, dal punto di vista delle soluzioni, non possiamo esimerci di riprendere in mano ciò che nella storia ha funzionato portando al perseguimento del bene comune, e buttare ciò che invece è risultato seminatore di future difficoltà. I principi ispiratori della Costituzione americana (1789), ma anche di quelle europee del dopo-guerra, debbono essere riscoperti.

Tutta la prima parte della Costituzione italiana, soprattutto laddove perfeziona una concezione di uomo in termini di homo homini fratres (in opposizione a quella instauratasi oggi dell’homo homini lupus), la cultura dell’Ultimo, del progresso scientifico, della “funzione sociale” della proprietà privata e dell’iniziativa economica, del ripudio della guerra, devono velocemente e decisamente essere riscoperti.

In questi giorni negli Stati Uniti il movimento di Lyndon LaRouche sta diffondendo, e trovando forti riscontri tra i rappresentanti dei singoli Stati, il disegno di legge Homeowners and Bank Protection Act – HBPA. Lo scopo di questo ddl è quello di impedire che milioni di famiglie americane perdano la casa e che il sistema bancario venga distrutto dalla speculazione degli hedge funds. Impedire questi due disastri è fondamentale al fine di evitare che la nazione cada nella confusione. Per farlo vi è la necessità che il Governo riprenda in mano il volante della politica economica piuttosto che lasciare il destino della gente in balia de “la mano invisibile del mercato”.

Il ddl prevede il congelamento delle rate del mutuo – sostituite da una sorta di “canone d’affitto” mensile – fino al momento in cui il valore degli immobili sarà tornato a prezzi ragionevoli; quei “canoni d’affitto” costituiranno un fondo garantito che rappresenterà la base per il sistema bancario per emettere linee di credito finalizzate alla ricostruzione delle infrastrutture ed alla creazione di nuovi posti di lavoro, e rilanciare così l’economia reale del Paese. Il ddl trasforma così la difficoltà in cui si trovano milioni di famiglie americane in un’opportunità per il rilancio dell’economia produttiva e lo sgominamento della speculazione consentita dalla cartolarizzazione dei mutui casa.

Il ddl di LaRouche in questo momento viene presentato nelle varie parti del mondo – Italia compresa - che presentano il medesimo problema.

Il confine tra il disastro ed una rinascita è sottilissimo: passa per un’autentica volontà da parte dei Parlamentari nazionali di tutelare i deboli e di perseguire il Bene Comune, piuttosto che l’interesse particolare degli speculatori.

Claudio Giudici

12 ottobre 2007

Primarie pericolose ...

 

Buongiorno a tutti.
Questa domenica si celebrerà l'ennesima ratifica popolare di una decisione già presa dai centri finanziari, in particolare da Carlo De Benedetti, ossia la nomina, più che l'elezione, di Veltroni a segretario del Pd (per i malpensanti "Pd" sta per "Partito democratico" e non per un richiamo alla "Pi Due"!). De Benedetti - molti di voi lo sanno - è l'italiano che più ha saputo distruggere l'industria nazionale e dunque posti di lavoro e capacità produttiva, con tutto ciò che ne consegue in termini di distruzione del tenore di vita reale delle persone. Non dimentichiamoci che l'autodichiaratosi tessera n. 1 del Partito democratico - De Benedetti cioè -, in una famosa intervista rilasciata al Corriere della Sera disse che il futuro del centro-sinistra italiano erano Veltroni e Rutelli. Veltroni ha saputo dimostrare con Roma di perseguire gli interessi dei propri finanziatori, rifacendosi ad un decisionismo per taluni impensabile; Rutelli invece ha fallito nel processo di liberalizzazioni che dovevano partire colpendo il settore dei taxi - settore pubblico o para-pubblico, attenzione! -, e che doveva funzionare da detonatore di un processo il cui obiettivo era ed è privatizzare tutto il comparto pubblico e para-statale (le c.d. utilities, acqua, energia, gas ma anche trasporti e pubblica amministrazione in generale). Lo scontro al vertice è stato dunque vinto dal primo, dimostratosi performante al perseguimento degli obiettivi oligarchici affidatigli.
Se si guarda a Veltroni - visto il bombardamento mediatico fattone - come si guarda una velina, si rischia di innamorarsene. Ma come con le veline se si scava a fondo si trova il vuoto e ci si meraviglia dell'ingenuità emotiva a cui ci si era per un attimo affidati, altrettanto per Veltroni se si comprende nel fondo delle implicazioni ciò che dice, scopriamo qualcosa di molto pericoloso.
L'11 settembre - data forse non casuale - il Movimento Solidarietà pubblicò ( http://movisol.org/07news146.htm )questa mia riflessione che sotto vi riporto con l'invito di farla girare. In quello scritto pavento il rischio della deriva fascista. In quel momento pochi parlavano di fascismo, ma ora pare essere diventata una moda. In ogni caso non rifacciamoci ad approcci da "dolce incanto" per cui "no quelli erano tempi diversi, il fascismo oggi non può tornare". I movimenti dispotici, siano essi la dittatura di un impero romano, la dittatura napoleonica, i totalitarismi europei dei primi del '900, si presenta con nomi diversi ma con una stessa sostanza: trasformare le persone in bestie che devono ubbidire agli ordini di oligarchie più o meno visibili.
Da quell'11 settembre è sceso in piazza Grillo, e Bossi e Veltroni hanno esasperato, in direzioni diverse, i propri deliri.
Tutto ciò conferma ancor più che si sta preparando un movimento anti-costituzionale e dunque anti-democratico dove un po' tutti i fattori in campo giocano un ruolo più o meno consapevole.
L'attuale processo non può essere compreso se non si correla alla crisi finanziaria in corso, che le operazioni sporche delle banche centrali stanno ritardando negli effetti, sobbarcandone in primis le fasce più povere della popolazione mondiale. Questo è il motivo per cui i centri finanziari stanno orchestrando la confusione all'interno degli stati. Il pericolo che pavento non è valido solo per l'Italia. Lo scoramento attorno alla classe politica che qui tocchiamo con mano, lo si sta avendo un po' ovunque in Europa e negli Stati Uniti pure, da quello che mi dicono gli amici di quei luoghi.
Il mio invito per queste ridicole primarie - ricordo che il giocatore di tennis sta cambiando racchetta, sta acquistando la più bella sul mercato, ma il suo modo di giocare resta quello solito, ridicolo - è o di disertarle facendo venir meno ogni legittimazione popolare a Veltroni, o di votare i candidati secondari e terziari.
Il futuro non è scritto, ma può essere cambiato da quella dote umana che si chiama "atto di volontà" e la cui metafora più efficace è l'"Alzati e cammina!".
Se ritenete utile ad un futuro migliore queste mie considerazioni, vi invito a farle girare.

L’attuale programma del Partito democratico lascerà la porta aperta al fascismo

Il nascente Partito democratico rappresenterà per la storia politica italiana del dopoguerra, l’ultimo tentativo nominalmente democratico che resta all’oligarchia finanziaria, prima di riconsegnare il Paese a forze di governo fasciste che già da tempo oramai scaldano i motori incitando all’uso della violenza (calci nel sedere agli islamici, uso dei fucili), fomentando l’odio per l’altro (individuare nell’extracomunitario un problema sociale senza andare alla radice del problema di una politica economico-finanziaria globale centrata sulla speculazione, è parificabile all’idea nazista di identificare nell’ebreo la radice di tutti i problemi) e rifacendosi ad istanze populiste (secessione, sciopero fiscale, ecc.).

Quando parlo di forze di governo fasciste non mi riferisco all’altrettanto evanescente centro-destra[1] – altrettanto quanto il centro-sinistra – quanto a quei partiti che con elevata probabilità la prossima legislatura amplieranno in modo ancor più forte il proprio consenso grazie a proclami populisti che così bene attaccano nella gente quando si sente senza un’autentica via d’uscita. Questi partiti si troveranno la strada spianata dalle attuali politiche del centro-sinistra ed in particolare da quelle che oramai possiamo inquadrare come espressione del programma del Partito democratico italiano.

Le lettera pubblicata da Repubblica da quello che sarà lo scontato leader del Pd, il sindaco di Roma Walter Veltroni, referenzia chiaramente come con esso non cambierà assolutamente nulla nella politica italiana, ma anzi verrà ancor più esasperata la concezione oligarchica ed antirepubblicana di gestione dello Stato.

Riflettiamo sulle due seguenti affermazioni di Veltroni: 1 - “ogni euro di nuova spesa corrente dovrà essere ricavato da un risparmio”; 2 - “le risorse per la spesa in conto capitale? Anche qui non potremo contare su aumenti tributari. Occorre sempre più ricorrere a schemi di finanziamento e di gestione attrattivi per capitali privati in cerca di impieghi poco rischiosi e, per la parte pubblica, a nuove politiche del patrimonio. O si gestisce questo patrimonio in modo da ricavarne le risorse necessarie per pagare una quota significativa degli interessi sul debito. O si adottano soluzioni per un'alienazione parziale e selettiva di questo patrimonio, garantendo la piena tutela dei beni culturali e ambientali.

Siamo di fronte al solito approccio contabilista e riduzionista dimentico della funzione sovrana che solo ad uno Stato può spettare, dell’emissione di linee di credito pubblico ex nihilo[2] strategicamente dirette.

Le esperienze storico-politiche che hanno saputo incidere in modo determinante e duraturo, gli Stati Uniti su tutti, si sono rifatte ad un modello costituzionale centrato sul credito pubblico e non sul denaro di pochi potenti privati arbitri, con le loro voglie, del gioco della vita di interi popoli. Nel primo caso siamo di fronte ad una Repubblica, nel secondo caso ad un’oligarchia. Veltroni pare conoscere soltanto questa seconda esperienza, e ad essa obbedire: “schemi di finanziamento e di gestione attrattivi per capitali privati in cerca di impieghi poco rischiosi”, e per la parte pubblica tagliare da una parte e destinare ad un’altra: “nuove politiche del patrimonio”.

Siamo dunque di fronte alla solita solfa che da oltre trent’anni ci viene propinata, espressione della più bassa forma di arte dello Stato. Le idee sono sempre quelle e gli uomini sono sempre quelli.

L’odore di speculatori come George Soros e Felix Rohatyn, e dei loro schemi corporativi nel Partito Democratico USA, lo si sente forte.

Gli stessi leaders del Pd cominciano ad avvertire la puzza di fascismo dietro l’angolo – si vedano le dichiarazioni del ministro Amato e dello stesso Veltroni, della settimana scorsa – , ma non ne colgono in pieno i crismi o meglio li colgono solo laddove ciò non voglia dire scontrarsi con l’oligarchia finanziaria. Non si arriva al fascismo perché dei lavavetri innervosiscono ab origine gli spensierati cittadini ed a ciò non si dà risposta. Vi si arriva perché il cittadino ridotto allo stremo delle forze da immorali politiche economiche e sociali dei governi (distruzione dei posti di lavoro in seguito a delocalizzazione produttiva, distruzione reale della piccola impresa come prodottasi in seguito al primo decreto Bersani sulle liberalizzazioni d. lgs. 114/98, distruzione del tenore di vita reale conseguente all’inondamento arbitrario di liquidità ed alla riduzione delle produzioni, aumento della imposizione fiscale diretta e venir meno della progressività; trasformazione dei mezzi di formazione culturale latu sensu intesi in mezzi d’intrattenimento sensuale) non ha più niente da perdere.

Il (nuovo) nome della pace è sviluppo! e la continua distruzione dell’economia reale (contesto infrastrutturale, welfare, potere di acquisto reale) prodotta dalle politiche liberiste e finanziariste è un’offesa all’appello che fu di Paolo VI.

In generale tutti i leaders del Pd, continuano a parlare di “riforme” tutte centrate sulla deregulation e dunque sull’arretramento del ruolo dello Stato nell’economia, continuando dunque sulla infame strada dello stravolgimento del dettato costituzionale. Con queste riforme essi garantiscono soltanto un’ulteriore accelerazione della svolta reazionaria (consegna delle attività produttive sotto controllo pubblico alle oligarchie finanziatrici sotto gli accattivanti nomi di privatizzazione, liberalizzazione, riforme a vantaggio del cittadino-consumatore; riduzione delle tutele lavorative; tagli alla sanità, al sistema previdenziale ed a quello dell’istruzione) divenuta forte già durante i primi anni ’90, ma le cui radici prime sono riconducibili al periodo che va dall’omicidio Mattei all’omicidio Moro.

Quel quindicennio, in un’immaginaria dinamica parabolica segna la svolta al ribasso – ribasso tuttora in corso e che si concluderà soltanto con la riscoperta della cultura di governo del periodo 1948-1962 – del ciclo rinascimentale post-bellico caratterizzato dalla riscoperta dei principi umanistici di giustizia, libertà (non gli attuali arbitrio dei pochi e intemperanza dei molti) e solidarietà quali manifestazioni più dirette di una cultura per la verità e per l’altro. Il periodo 1948-1962 rappresenta il periodo della storia politico-economica italiana su cui maggiormente ha inciso l’influsso del sistema americano di economia politica, grazie alla magistrale applicazione che ne diede il Presidente Franklin Delano Roosevelt negli Stati Uniti. FDR ispirato dalla cultura per l’altro, ispirato da gli ultimi saranno i primi, rifondò la sbandata economia americana partendo dal forgotten man. Credito pubblico, infrastrutture pubbliche, sostegno all’impresa privata produttiva ed alla ricerca tecnologico-scientifica, lotta alla speculazione finanziaria – in particolare delle grandi famiglie bancarie – fondarono il rilancio dell’economia reale americana.

Il programma liberista e monetarista, grosso modo sostenuto da tutti gli inconsapevoli candidati alla segreteria del Pd, comporterà invece un ulteriore abbassamento del tenore di vita della popolazione. Già con l’attuale Governo di centro-sinistra, lo scoramento nel ceto medio e basso è divenuto tale da cominciare a renderli simpatizzanti di chi dà risposte decisioniste a prescindere. Quando chi si fa portatore delle istanze dei deboli si dimostra un bluff, ecco che per rivalsa si comincia a sostenere chi pare dare risposte immediate e dirette.

Il primo periodo post-bellico pose le basi fondamentali per le conquiste nel campo dei diritti sociali ed in particolare del lavoro, del successivo periodo Mattei-Moro, ma in quello stesso periodo venivano gettati i semi della successiva svolta – oggi definibile come reazionaria – le cui radici culturali però vanno ben oltre il reazionismo. Ribadisco che l’immagine che di quel periodo si deve avere è quella della parte alta, grossomodo orizzontale, di una parabola discendente, come ad essere espressione del contrapporsi di una fase ascendente verticale e di una discendente verticale. Quest’ultima è espressa nel concreto da una cultura edonista-esistenzialista centrata sulla messa in libertà di una sottocultura della voglia che ha prodotto un sistema culturale dove le persone non hanno capacità di opporsi, decidendo, alla progressiva distruzione delle conquiste precedentemente fatte.

La fase che stiamo vivendo, è quella della svolta ribassista dell’immaginaria parabola discendente, entrata in una fase di primaria accelerazione non ancora pienamente manifestatasi. La conclusione di questa fase la si avrà col ritorno di sistemi politici dispotici a cui le porte verranno aperte dall’ulteriore insoddisfazione generata dalle politiche reazionarie che il Pd intende proporre per soddisfare le esigenze dei propri finanziatori.

Ovviamente un processo di tale tipo è visualizzabile solo se si va oltre la facciata di comodo delle generiche dichiarazioni fatte dai leaders.

Coloro che in questo momento si stanno facendo portatori delle istanze di difesa dello Stato sociale non possono essere definiti conservatori nell’accezione negativa del termine, tuttalpiù “difensori statici” delle conquiste prodottesi grazie al processo di ricostruzione 1948-omicidio Moro.

Queste forze di difesa dello Stato sociale se hanno compreso che il tentativo iperliberista, in campo economico e più in generale a livello culturale, del Pd, abbasserà ancor più i tenori di vita della maggioranza della popolazione italiana a solo vantaggio di una sempre più ristretta oligarchia finanziaria (nazionale e soprattutto internazionale), non hanno però compreso quali siano le politiche che impediscono tale scenario.

Abbiamo bisogno di una “difesa dinamica” invece che statica del welfare.

Il presidente Prodi ha parlato di agganciamento alla ripresa dell’economia. Ma a cosa si riferisce? A quella drogata delle borse o a quella dell’economia reale americana ed europea prossime ad implodere? Il presidente Prodi ha avuto anche l’ardire di affermare che ora il problema della quarta settimana non esiste più. Grazie a cosa, all’aumento di 30 euro delle pensioni più basse, oppure allo scoppio autunnale dell’inflazione sui generi alimentari e di prima necessità generato dalle politiche pro-speculative ed anti-produttive di Bce e Fmi?

I leaders del Pd parlano di “crescita” ma si mantengono sui binari della cultura economica che sino a qui ci ha portato nell’ultimo trentennio: liberismo finanziarizzato, nel senso di finanza che domina l’economia ed economia che domina la politica.

Si impone invece un’autentica svolta culturale, politica ed economica che ribalti completamente questo sovversivo ordine degli strumenti a disposizione.

Se non si rimetteranno a fuoco i concetti di verità, di bene comune e di economia fisica la parabola ribassista determinatasi non potrà svoltare al rialzo.

Ecco che allora il sistema culturale deve tornare a radicarsi sul vero e non sul comodo. A questo proposito la corretta utilizzazione dei mass media, ed il coraggio della politica di dire il vero, sono nodali.

Il sistema politico deve tornare ad essere repubblicano e non oligarchico, strumento per il bene comune e non per la soddisfazione dell’interesse di chi finanzia le campagne elettorali. Dunque il vero sovrano deve tornare ad essere il bene del Popolo e non i potenti amici che sostengono la propria carriera politica.

Il sistema economico deve tornare ad essere strumento di emancipazione generalizzata degli uomini dal fare bassamente specializzato ed espressione delle più alte capacità cognitivo-creative che solo l’uomo è in grado di manifestare nell’universo.

In merito a quest’ultimo punto, tale obiettivo può essere raggiunto aumentando la capacità produttiva procapite e per chilometro quadrato, grazie allo sviluppo tecnologico-scientifico, sia nel settore dei generi alimentari che di altro consumo (strumentali e di consumo). Per raggiungere un obiettivo di questo genere non ci si può affidare, alla Sarkozy, “alla maturità ed al senso di responsabilità” di chi può investire, piuttosto ci si deve rimettere allo Stato sovrano che altro non è se non il principale strumento di uomini tra loro coalizzati per migliorare le proprie condizioni economiche e morali. Col ritorno al credito pubblico da destinare ad una costante infrastrutturazione tecnologicamente sempre più avanzata, disponibile a tutti, e alla ricerca tecnologico-scientifica, si hanno tutti gli strumenti per riscoprire ciò che già nel dopoguerra anche in Italia si fece, migliorando le condizioni di vita della maggioranza dei cittadini.

Il nemico da combattere è il liberismo-monetarista; il modello a cui rifarsi è Franklin Delano Roosevelt e l’odierna applicazione che ne dà il leader americano Lyndon LaRouche. Non è dunque un problema di destra o sinistra, ma di politiche filo-oligarchiche e di politiche repubblicane. I germi del liberismo (o mercatismo, per dirla con Tremonti) e del monetarismo sono presenti in entrambi gli schieramenti dell’arco parlamentare, così come in entrambi gli schieramenti sono presenti gli anticorpi per la svolta. Grazie a LaRouche ed al Movimento internazionale per i diritti civili – Solidarietà qui in Italia, le radici per questa svolta sono seminate e passano per il dialogo avviatosi tra il sottosegretario Gianni (Rifondazione comunista), il sottosegretario Lettieri (Margherita) e l’on. Tremonti (Forza Italia).

Claudio Giudici

rappresentante del Movimento internazionale per i diritti civili – Solidarietà www.movisol.org



[1] In realtà, uno degli esponenti primari del centro-destra, l’ex ministro Giulio Tremonti, aveva provato a muoversi all’interno delle maglie del monetarismo impostoci dalla normativa comunitaria. Gli espedienti erano stati vari, ma catalogati sotto la definizione sprezzante di “finanza creativa”. In effetti la forma delle iniziative prese dall’on. Tremonti poteva anche essere nominata come “creativa”, ma, se si riesce a comprendere la effettiva e nefasta portata del monetarismo e del liberismo, la direzione sostanziale che con quelle si andava a prendere era sicuramente anti-oligarchica e filo-repubblicana.

[2] Uso non a caso la dizione “ex nihilo” in quanto utilizzata dal premio Nobel per l’economia Maurice Allais riferendosi all’attuale sistema monetario internazionale come fondato, formalmente dal 15 agosto 1971, sull’emissione arbitraria e dal niente di denaro da parte di quei consorzi di banche private che sono le banche centrali. I salvataggi degli istituti di credito operati nei giorni scorsi con l’imperversare dei fallimenti e dei crolli di borsa detonati dalla crisi dei mutui sub-prime, è tutta lì a dimostrare l’affermazione di Allais.

In riferimento al credito pubblico, l’uso della dizione “ex nihilo” è rinvenibile negli scritti della rivista Cronache sociali facente capo al gruppo dei dossettiani alla fine degli anni ’40.

14 settembre 2007

L’attuale programma del Partito democratico lascerà la porta aperta al fascismo

Il nascente Partito democratico rappresenterà per la storia politica italiana del dopoguerra, l’ultimo tentativo nominalmente democratico che resta all’oligarchia finanziaria, prima di riconsegnare il Paese a forze di governo fasciste che già da tempo oramai scaldano i motori incitando all’uso della violenza (calci nel sedere agli islamici, uso dei fucili), fomentando l’odio per l’altro (individuare nell’extracomunitario un problema sociale senza andare alla radice del problema di una politica economico-finanziaria globale centrata sulla speculazione, è parificabile all’idea nazista di identificare nell’ebreo la radice di tutti i problemi) e rifacendosi ad istanze populiste (secessione, sciopero fiscale, ecc.).

Quando parlo di forze di governo fasciste non mi riferisco all’altrettanto evanescente centro-destra[1] – altrettanto quanto il centro-sinistra – quanto a quei partiti che con elevata probabilità la prossima legislatura amplieranno in modo ancor più forte il proprio consenso grazie a proclami populisti che così bene attaccano nella gente quando si sente senza un’autentica via d’uscita. Questi partiti si troveranno la strada spianata dalle attuali politiche del centro-sinistra ed in particolare da quelle che oramai possiamo inquadrare come espressione del programma del Partito democratico italiano.

Le lettera pubblicata da Repubblica da quello che sarà lo scontato leader del Pd, il sindaco di Roma Walter Veltroni, referenzia chiaramente come con esso non cambierà assolutamente nulla nella politica italiana, ma anzi verrà ancor più esasperata la concezione oligarchica ed antirepubblicana di gestione dello Stato.

Riflettiamo sulle due seguenti affermazioni di Veltroni: 1 - “ogni euro di nuova spesa corrente dovrà essere ricavato da un risparmio”; 2 - “le risorse per la spesa in conto capitale? Anche qui non potremo contare su aumenti tributari. Occorre sempre più ricorrere a schemi di finanziamento e di gestione attrattivi per capitali privati in cerca di impieghi poco rischiosi e, per la parte pubblica, a nuove politiche del patrimonio. O si gestisce questo patrimonio in modo da ricavarne le risorse necessarie per pagare una quota significativa degli interessi sul debito. O si adottano soluzioni per un'alienazione parziale e selettiva di questo patrimonio, garantendo la piena tutela dei beni culturali e ambientali.

Siamo di fronte al solito approccio contabilista e riduzionista dimentico della funzione sovrana che solo ad uno Stato può spettare, dell’emissione di linee di credito pubblico ex nihilo[2] strategicamente dirette.

Le esperienze storico-politiche che hanno saputo incidere in modo determinante e duraturo, gli Stati Uniti su tutti, si sono rifatte ad un modello costituzionale centrato sul credito pubblico e non sul denaro di pochi potenti privati arbitri, con le loro voglie, del gioco della vita di interi popoli. Nel primo caso siamo di fronte ad una Repubblica, nel secondo caso ad un’oligarchia. Veltroni pare conoscere soltanto questa seconda esperienza, e ad essa obbedire: “schemi di finanziamento e di gestione attrattivi per capitali privati in cerca di impieghi poco rischiosi”, e per la parte pubblica tagliare da una parte e destinare ad un’altra: “nuove politiche del patrimonio”.

Siamo dunque di fronte alla solita solfa che da oltre trent’anni ci viene propinata, espressione della più bassa forma di arte dello Stato. Le idee sono sempre quelle e gli uomini sono sempre quelli.

L’odore di speculatori come George Soros e Felix Rohatyn, e dei loro schemi corporativi nel Partito Democratico USA, lo si sente forte.

Gli stessi leaders del Pd cominciano ad avvertire la puzza di fascismo dietro l’angolo – si vedano le dichiarazioni del ministro Amato e dello stesso Veltroni, della settimana scorsa – , ma non ne colgono in pieno i crismi o meglio li colgono solo laddove ciò non voglia dire scontrarsi con l’oligarchia finanziaria. Non si arriva al fascismo perché dei lavavetri innervosiscono ab origine gli spensierati cittadini ed a ciò non si dà risposta. Vi si arriva perché il cittadino ridotto allo stremo delle forze da immorali politiche economiche e sociali dei governi (distruzione dei posti di lavoro in seguito a delocalizzazione produttiva, distruzione reale della piccola impresa come prodottasi in seguito al primo decreto Bersani sulle liberalizzazioni d. lgs. 114/98, distruzione del tenore di vita reale conseguente all’inondamento arbitrario di liquidità ed alla riduzione delle produzioni, aumento della imposizione fiscale diretta e venir meno della progressività; trasformazione dei mezzi di formazione culturale latu sensu intesi in mezzi d’intrattenimento sensuale) non ha più niente da perdere.

Il (nuovo) nome della pace è sviluppo! e la continua distruzione dell’economia reale (contesto infrastrutturale, welfare, potere di acquisto reale) prodotta dalle politiche liberiste e finanziariste è un’offesa all’appello che fu di Paolo VI.

In generale tutti i leaders del Pd, continuano a parlare di “riforme” tutte centrate sulla deregulation e dunque sull’arretramento del ruolo dello Stato nell’economia, continuando dunque sulla infame strada dello stravolgimento del dettato costituzionale. Con queste riforme essi garantiscono soltanto un’ulteriore accelerazione della svolta reazionaria (consegna delle attività produttive sotto controllo pubblico alle oligarchie finanziatrici sotto gli accattivanti nomi di privatizzazione, liberalizzazione, riforme a vantaggio del cittadino-consumatore; riduzione delle tutele lavorative; tagli alla sanità, al sistema previdenziale ed a quello dell’istruzione) divenuta forte già durante i primi anni ’90, ma le cui radici prime sono riconducibili al periodo che va dall’omicidio Mattei all’omicidio Moro.

Quel quindicennio, in un’immaginaria dinamica parabolica segna la svolta al ribasso – ribasso tuttora in corso e che si concluderà soltanto con la riscoperta della cultura di governo del periodo 1948-1962 – del ciclo rinascimentale post-bellico caratterizzato dalla riscoperta dei principi umanistici di giustizia, libertà (non gli attuali arbitrio dei pochi e intemperanza dei molti) e solidarietà quali manifestazioni più dirette di una cultura per la verità e per l’altro. Il periodo 1948-1962 rappresenta il periodo della storia politico-economica italiana su cui maggiormente ha inciso l’influsso del sistema americano di economia politica, grazie alla magistrale applicazione che ne diede il Presidente Franklin Delano Roosevelt negli Stati Uniti. FDR ispirato dalla cultura per l’altro, ispirato da gli ultimi saranno i primi, rifondò la sbandata economia americana partendo dal forgotten man. Credito pubblico, infrastrutture pubbliche, sostegno all’impresa privata produttiva ed alla ricerca tecnologico-scientifica, lotta alla speculazione finanziaria – in particolare delle grandi famiglie bancarie – fondarono il rilancio dell’economia reale americana.

Il programma liberista e monetarista, grosso modo sostenuto da tutti gli inconsapevoli candidati alla segreteria del Pd, comporterà invece un ulteriore abbassamento del tenore di vita della popolazione. Già con l’attuale Governo di centro-sinistra, lo scoramento nel ceto medio e basso è divenuto tale da cominciare a renderli simpatizzanti di chi dà risposte decisioniste a prescindere. Quando chi si fa portatore delle istanze dei deboli si dimostra un bluff, ecco che per rivalsa si comincia a sostenere chi pare dare risposte immediate e dirette.



Il primo periodo post-bellico pose le basi fondamentali per le conquiste nel campo dei diritti sociali ed in particolare del lavoro, del successivo periodo Mattei-Moro, ma in quello stesso periodo venivano gettati i semi della successiva svolta – oggi definibile come reazionaria – le cui radici culturali però vanno ben oltre il reazionismo. Ribadisco che l’immagine che di quel periodo si deve avere è quella della parte alta, grossomodo orizzontale, di una parabola discendente, come ad essere espressione del contrapporsi di una fase ascendente verticale e di una discendente verticale. Quest’ultima è espressa nel concreto da una cultura edonista-esistenzialista centrata sulla messa in libertà di una sottocultura della voglia che ha prodotto un sistema culturale dove le persone non hanno capacità di opporsi, decidendo, alla progressiva distruzione delle conquiste precedentemente fatte.

La fase che stiamo vivendo, è quella della svolta ribassista dell’immaginaria parabola discendente, entrata in una fase di primaria accelerazione non ancora pienamente manifestatasi. La conclusione di questa fase la si avrà col ritorno di sistemi politici dispotici a cui le porte verranno aperte dall’ulteriore insoddisfazione generata dalle politiche reazionarie che il Pd intende proporre per soddisfare le esigenze dei propri finanziatori.

Ovviamente un processo di tale tipo è visualizzabile solo se si va oltre la facciata di comodo delle generiche dichiarazioni fatte dai leaders.

Coloro che in questo momento si stanno facendo portatori delle istanze di difesa dello Stato sociale non possono essere definiti conservatori nell’accezione negativa del termine, tuttalpiù “difensori statici” delle conquiste prodottesi grazie al processo di ricostruzione 1948-omicidio Moro.

Queste forze di difesa dello Stato sociale se hanno compreso che il tentativo iperliberista, in campo economico e più in generale a livello culturale, del Pd, abbasserà ancor più i tenori di vita della maggioranza della popolazione italiana a solo vantaggio di una sempre più ristretta oligarchia finanziaria (nazionale e soprattutto internazionale), non hanno però compreso quali siano le politiche che impediscono tale scenario.

Abbiamo bisogno di una “difesa dinamica” invece che statica del welfare.

Il presidente Prodi ha parlato di agganciamento alla ripresa dell’economia. Ma a cosa si riferisce? A quella drogata delle borse o a quella dell’economia reale americana ed europea prossime ad implodere? Il presidente Prodi ha avuto anche l’ardire di affermare che ora il problema della quarta settimana non esiste più. Grazie a cosa, all’aumento di 30 euro delle pensioni più basse, oppure allo scoppio autunnale dell’inflazione sui generi alimentari e di prima necessità generato dalle politiche pro-speculative ed anti-produttive di Bce e Fmi?

I leaders del Pd parlano di “crescita” ma si mantengono sui binari della cultura economica che sino a qui ci ha portato nell’ultimo trentennio: liberismo finanziarizzato, nel senso di finanza che domina l’economia ed economia che domina la politica.

Si impone invece un’autentica svolta culturale, politica ed economica che ribalti completamente questo sovversivo ordine degli strumenti a disposizione.

Se non si rimetteranno a fuoco i concetti di verità, di bene comune e di economia fisica la parabola ribassista determinatasi non potrà svoltare al rialzo.

Ecco che allora il sistema culturale deve tornare a radicarsi sul vero e non sul comodo. A questo proposito la corretta utilizzazione dei mass media, ed il coraggio della politica di dire il vero, sono nodali.

Il sistema politico deve tornare ad essere repubblicano e non oligarchico, strumento per il bene comune e non per la soddisfazione dell’interesse di chi finanzia le campagne elettorali. Dunque il vero sovrano deve tornare ad essere il bene del Popolo e non i potenti amici che sostengono la propria carriera politica.

Il sistema economico deve tornare ad essere strumento di emancipazione generalizzata degli uomini dal fare bassamente specializzato ed espressione delle più alte capacità cognitivo-creative che solo l’uomo è in grado di manifestare nell’universo.

In merito a quest’ultimo punto, tale obiettivo può essere raggiunto aumentando la capacità produttiva procapite e per chilometro quadrato, grazie allo sviluppo tecnologico-scientifico, sia nel settore dei generi alimentari che di altro consumo (strumentali e di consumo). Per raggiungere un obiettivo di questo genere non ci si può affidare, alla Sarkozy, “alla maturità ed al senso di responsabilità” di chi può investire, piuttosto ci si deve rimettere allo Stato sovrano che altro non è se non il principale strumento di uomini tra loro coalizzati per migliorare le proprie condizioni economiche e morali. Col ritorno al credito pubblico da destinare ad una costante infrastrutturazione tecnologicamente sempre più avanzata, disponibile a tutti, e alla ricerca tecnologico-scientifica, si hanno tutti gli strumenti per riscoprire ciò che già nel dopoguerra anche in Italia si fece, migliorando le condizioni di vita della maggioranza dei cittadini.

Il nemico da combattere è il liberismo-monetarista; il modello a cui rifarsi è Franklin Delano Roosevelt e l’odierna applicazione che ne dà il leader americano Lyndon LaRouche. Non è dunque un problema di destra o sinistra, ma di politiche filo-oligarchiche e di politiche repubblicane. I germi del liberismo (o mercatismo, per dirla con Tremonti) e del monetarismo sono presenti in entrambi gli schieramenti dell’arco parlamentare, così come in entrambi gli schieramenti sono presenti gli anticorpi per la svolta. Grazie a LaRouche ed al Movimento internazionale per i diritti civili – Solidarietà qui in Italia, le radici per questa svolta sono seminate e passano per il dialogo avviatosi tra il sottosegretario Gianni (Rifondazione comunista), il sottosegretario Lettieri (Margherita) e l’on. Tremonti (Forza Italia).

Claudio Giudici

rappresentante del Movimento internazionale per i diritti civili – Solidarietà www.movisol.org



[1] In realtà, uno degli esponenti primari del centro-destra, l’ex ministro Giulio Tremonti, aveva provato a muoversi all’interno delle maglie del monetarismo impostoci dalla normativa comunitaria. Gli espedienti erano stati vari, ma catalogati sotto la definizione sprezzante di “finanza creativa”. In effetti la forma delle iniziative prese dall’on. Tremonti poteva anche essere nominata come “creativa”, ma, se si riesce a comprendere la effettiva e nefasta portata del monetarismo e del liberismo, la direzione sostanziale che con quelle si andava a prendere era sicuramente anti-oligarchica e filo-repubblicana.

[2] Uso non a caso la dizione “ex nihilo” in quanto utilizzata dal premio Nobel per l’economia Maurice Allais riferendosi all’attuale sistema monetario internazionale come fondato, formalmente dal 15 agosto 1971, sull’emissione arbitraria e dal niente di denaro da parte di quei consorzi di banche private che sono le banche centrali. I salvataggi degli istituti di credito operati nei giorni scorsi con l’imperversare dei fallimenti e dei crolli di borsa detonati dalla crisi dei mutui sub-prime, è tutta lì a dimostrare l’affermazione di Allais.

In riferimento al credito pubblico, l’uso della dizione “ex nihilo” è rinvenibile negli scritti della rivista Cronache sociali facente capo al gruppo dei dossettiani alla fine degli anni ’40.

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