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"Tassisti ignoranti, brutti e cattivi!"... Ma Cusano pensava a loro quando scrisse La Docta Ignorantia?
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Mi rifiuto di accettare l'idea che il modo in cui "si è" ci renda moralmente incapaci di diventare "ciò che dovremmo essere". (Martin Luther King)

  RIFLESSIONI, ARTICOLI, INTERVENTI di Claudio Giudici: 

Questo messaggio lo dedico ai folli.
A tutti coloro che vedono le cose in modo diverso.
Potete citarli. Essere in disaccordo con loro.
Potete glorificarli o denigrarli, ma l'unica cosa che non potete fare è ignorarli.
Perchè riescono a cambiare le cose.
E mentre qualcuno potrebbe definirli folli, io ne vedo il genio.
Perchè solo coloro che sono abbastastanza folli da pensare di poter cambiare il mondo, lo cambiano davvero.
(Mahatma Gandhi)

 

 

AMERICAN REVOLUTION


Coloro che professano di volere la libertà, ma deprecano l'azione politica, sono come gli uomini che vogliono il raccolto senza seminare, o la pioggia senza lampi e tuoni. Vogliono l'oceano senza il terribile brusio delle sue possenti acque. (Frederick Douglass)

SCIENZA

"Il selvaggio disprezza l'arte e riconosce la natura come sua assoluta sovrana; il barbaro deride e disonora la natura, ma, più spregevole del selvaggio, molto spesso continua ad essere schiavo del suo schiavo. L'uomo colto si fa amica la natura e ne rispetta la libertà, semplicemente frenandone l'arbitrio."
(Friedrich Schiller, Lettere sull'educazione estetica dell'uomo, n. 4)
 
 

 

Dal libro della Sapienza (6)
Chi cerca la sapienza la trova
[12]La sapienza è radiosa e indefettibile, facilmente è contemplata da chi l'ama e trovata da chiunque la ricerca.
[13]Previene, per farsi conoscere, quanti la desiderano.
[14]Chi si leva per essa di buon mattino non faticherà, la troverà seduta alla sua porta.
[15]Riflettere su di essa è perfezione di saggezza, chi veglia per lei sarà presto senza affanni.
[16]Essa medesima va in cerca di quanti sono degni di lei, appare loro ben disposta per le strade, va loro incontro con ogni benevolenza.
[17]Suo principio assai sincero è il desiderio d'istruzione; la cura dell'istruzione è amore;
[18]l'amore è osservanza delle sue leggi; il rispetto delle leggi è garanzia di immortalità
[19]e l'immortalità fa stare vicino a Dio.
[20]Dunque il desiderio della sapienza conduce al regno.
[21]Se dunque, sovrani dei popoli, vi dilettate di troni e di scettri, onorate la sapienza, perché possiate regnare sempre.

"Quid Veritas?" chiede Ponzio Pilato a Gesù Cristo.
"What is love?" chiede il principe Carlo d'Inghilterra al giornalista che chiedeva a lui e Diana se si amavano.
Verità ed Amore, così come la Libertà, la Giustizia, il Bene, il Bello, sono il Cerchio che al nostro occhio pare di avere tracciato. Credete veramente di essere in grado di tracciare un Cerchio? Sì, mi riferisco a quell'inesistente complesso di punti tutti equidistanti dal medesimo fuoco. Credete veramente di averlo tracciato col vostro bicchiere, col vostro compasso, con la vostra macchina ad altissima precisione? No, non lo avete tracciato. Al vostro occhio così appare, ma quello che siete riusciti a fare è solo un'approssimazione di ciò. Bene, se così è, se è impossibile creare il cerchio perfetto, è tuttavia inutile provarci? Se sì, la ruota - che abbiamo detto non potrà essere perfettamente circolare - non è una conquista per l'Uomo, che lo aiuta nella sua relazione con l'Universo? Certo che lo è. Trasferiamo ora tutto questo ragionamento attorno alle Idee di Verità, Amore, Giustizia, Bellezza, Libertà, Bontà.
"Così in terra come è in Cielo".



 

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Beppe Grillo  Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo

 

 


Ponte di Sviluppo infrastrutturale globale 
di Lyndon LaRouche


Progetti ferroviari in Africa


Progetto ferroviario nei Balcani


Progetti ferroviari ed energetici nel Medio-Oriente




 

 

 

 

BREVE STORIA DELL'ECONOMIA MONDIALE DAL 1945 AL 2008


 

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10 aprile 2010

Nella morsa del sistema, Firenze rinasce da sotto terra

 

Chi è e che cosa vale questa creatura umana – chiunque essa sia – che mi sta accanto? Chi è? Individua substantia rationalis naturae: cioè un individuo portatore di un regno interiore di libertà, di intelligenza e di amore; cioè un mondo in un certo senso autonomo, che si svolge dall'interno e che ha come interiore ed immediato centro di gravitazione Dio medesimo. Cosa vale? Quanto vale il suo atto interiore di libertà, di visione e di amore con cui egli “attrae” in sé Dio medesimo. Come mi comporterò verso di lui? Come si comporta Dio verso di lui, come mi comporto io con me stesso e come vorrei che gli altri si comportassero con me: rispettando in lui, con delicatezza e purità, la personalità interiore di cui è portatore: rispettando cioè, soprattutto, quelle radici di vera libertà e di spontaneità che mettono in moto il meccanismo espansivo della sua intelligenza e della sua volontà. La legge morale è tutta qui: ama il prossimo tuo come te stesso; non fare agli altri quello che non vorresti che gli altri facessero a te.” (Le città sono vive – Giorgio La Pira)


 

La situazione internazionale

La vittoria della larouchiana Kesha Rogers alle primarie democratiche nel 22esimo distretto del Texas, segna in modo tuonante ciò che era già da tempo rilevabile da parte degli osservatori più attenti: l'entrata della politica mondiale in una nuova fase.

La crisi economica ha mostrato che il re è nudo. Mentre i principali Governi del pianeta hanno proceduto a salvare dai fallimenti le banche, senza porsi tanti scrupoli e senza badare a spese, l'atteggiamento che questi hanno avuto, invece, nei confronti delle popolazioni, è rimasto quello tipico da clima d'austerità, guidati dalla demagogica stella polare del “dover far quadrare i conti”.

Tutto ciò è venuto così a configurare una vera e propria forma di “azzardo morale” a livello globale.

In parallelo ai salvataggi bancari di Bush ed Obama negli Stati Uniti, la Gran Bretagna ha proceduto ad una serie di nazionalizzazioni bancarie che oggi portano il suo rapporto debito pubblico / p.i.l. al 147% (mentre quello ufficialmente riconosciuto, cioè senza considerare le nazionalizzazioni, è salito dal 50 al 60% in un solo anno), ed i Paesi della zona Euro si sono mossi senza nessun genere di iniziale coordinamento, in salvataggi bancari che ora li obbligano ad impostare politiche di tagli nei confronti dell'economia reale e del general welfare, in modo ancor più radicale rispetto a quanto fatto dal 1992 ad oggi.

L'approccio seguito da Barack Obama nei confronti della politica sanitaria, è emblematico di questo fraudolento modo di procedere. Dopo aver centrato la propria campagna elettorale sulla issue dell'allargamento della tutela sanitaria a tutto il popolo statunitense, una volta giunto alla Presidenza, ha sensibilmente spostato l'accento del suo messaggio, dicendo che la sanità va data sì a tutti (anche se circa 15milioni di statunitensi resteranno senza), ma ne va data di meno a chi già l'aveva, perchè altrimenti “i conti non tornano”.

Questo approccio contabilista per cui “i conti non tornano” quando si parla della vita della gente, ed il diametralmente opposto approccio per cui le banche “sono troppo grandi per poter essere lasciate fallire”, ha scioccato l'intera popolazione americana, entrata in una storica situazione da “sciopero di massa”, come l'avrebbe definita Rosa Luxemburg. La cosa è stata notata anche da Il Corriere della Sera.

Questa nuova situazione che va caratterizzando la politica statunitense, è sancita in modo definitivo dalla vittoria di Kesha Rogers in Texas, dove l'elettorato democratico le ha riservato il 53% dei suffragi (contro il 27% ed il 20% riservato ai due candidati obamiani) in una campagna all'insegna dell' “Impeach Obama!”. Dunque, laddove non sia chiaro, l'elettorato democratico ha sostenuto un candidato che vuol mettere in stato di accusa per tradimento della Costituzione, il Presidente Obama. Così, nelle ultime ore, Obama e la dirigenza del Partito Democratico, stanno lavorando per inficiare quel risultato elettorale e disconoscere la rappresentatività di Kesha Rogers, suscitando già le prime proteste degli elettori.

Allo stesso modo vediamo in Grecia, che dopo i salvataggi bancari ed il rischio di fallimento in cui essa oggi incorre come Stato, non si è perso tempo, ubbidendo ai diktat provenienti dalle istituzioni dell'eurocrazia, a tagliare gli stipendi dei lavoratori e ad elevare l'imposizione fiscale. “Azzardo morale” appunto.

Così, nello stesso giorno in cui la popolazione greca scendeva in piazza per protestare contro i tagli al bilancio, la Commissione UE e alcuni governi premevano sulla Governo greco per adottare un più drastico piano di tagli.

A Madrid, invece, il capo del Banco Santander, Emilio Botin, chiedeva al governo spagnolo di non fermarsi al pacchetto di austerità da 50 miliardi, ma di avviare immediatamente una riforma del sistema pensionistico. Questo ha provocato in Spagna una mobilitazione della popolazione, che ha coperto 57 città in 12 giorni successivi, con slogan quali “in difesa delle pensioni. No all'innalzamento dell'età pensionabile. Tagliare la rete sociale non è la soluzione”.

Anche in Portogallo, le confederazioni sindacali hanno annunciato uno sciopero generale.

Il problema di fondo resta il sistema della globalizzazione finanziaria, che in Europa si manifesta attraverso il sistema dell'euro, controllato dal sistema bancario privato che domina la Bce. L'abbandono del principio della separazione tra banche ordinarie e banche d'affari (standard Glass-Steagall) ed il “patto di stabilità”, da un lato inquinano l'economia reale di attività finanziarie puramente speculative, dall'altro impediscono il rilancio della produttività con investimenti nelle infrastrutture di base e nell'industria. Ciò genera un inarrestabile processo di contrazione delle capacità produttive nazionali e la continua riduzione del welfare (dagli investimenti in infrastrutture, alla sanità, all'istruzione, alla previdenza, alle funzioni storicamente primarie degli Stati, quali quelle di polizia e di giustizia).


 

La situazione fiorentina: luci ed ombre

Luci

All'interno di questo contesto, la nuova Amministrazione fiorentina – che teniamo sotto particolare attenzione per l'anomalia positiva che rappresenta all'interno del Partito democratico italiano – si sta muovendo con particolare intraprendenza.

L'approccio alle questioni delle tre stelle di punta di questa Amministrazione – il Sindaco Matteo Renzi, il Vicesindaco Dario Nardella e l'Assessore alla mobilità, Massimo Mattei, tutti tra i trentacinque ed i trentanove anni – segna una sostanziale discontinuità da quello dei loro predecessori.

La nuova Amministrazione fiorentina, infatti, è riuscita in questi mesi, in cose che la precedente nomenclatura cittadina riteneva impossibili: la pedonalizzazione dell'area prospiciente il Duomo, l'avvio di sistemi di semplificazione della vita cittadina (per la pulizia stradale, per la circolazione), il reinquadramento della Polizia Municipale come tutrice dell'ordine cittadino e del traffico, invece che come “esattrice” fiscale. A questo ultimo proposito, basti pensare che l'ex assessore al bilancio – una delle principali rappresentanti della fronda interna al PD, contro Renzi – era arrivata ad affermare ad una radio locale, che una cittadinanza ligia al codice della strada sarebbe stata un problema per il bilancio comunale (!). Ciò rende bene l'idea di quelle che fino al giugno 2009 erano le tendenze nella gestione del Comune fiorentino.

La particolarità, è che questo operato avviene più col contrasto delle dirigenze cittadine e provinciali del PD, che non con quello dell'opposizione (invero a Firenze, troppo debole per poter ostacolare uno come Renzi). Ma oltre i vari apparati politici, ci sono anche quelli dirigenziali, sindacali e dell'associazionismo, che fondamentalmente sentono sfuggire di mano il controllo di una Città che da troppi anni tenevano immobile.

Ma il vero colpo di classe, Renzi l'ha fatto recentemente, quando in Consiglio comunale ha annunciato una serie di progetti di sfruttamento del sottosuolo fiorentino – proprio come avevamo auspicato nel marzo dello scorso anno con “Firenze rinasce da sotto terra!” – che apriranno per la Città, una nuova era. La linea 2 della tramvia – una tragicommedia la costruzione della linea 1 – sarà in buona parte interrata; poi, la Città sarà dotata di una tangenziale sotterranea che andrà da nord a sud. Purtroppo queste infrastrutture saranno costruite secondo lo schema del project financing, di fatto mettendole nella disponibilità dei privati, e dunque delle logiche di profitto a breve, che rendono impossibile una politica di continui reinvestimenti. Ma dentro al “patto di stabilità” europeo, congegnato senza distinguere tra spesa corrente e spesa in conto capitale, non è possibile fare altrimenti.


 

Ombre

In generale, la gestione della Città, appare rispondere a freddi schemi di tipo manageriale. Renzi non vuol confrontarsi con le parti sociali e questo produce diverse criticità. Egli ha dichiarato più volte che il tempo della concertazione è finito; ed è bene che sia così, vista la strumentalità al sistema della globalizzazione finanziaria assunta dal mondo sindacale dal protocollo Ciampi in poi, portando sì alla lotta all'inflazione nominale, ma non a quella reale a difesa del tenore di vita dei lavoratori.

Tuttavia, non concertare non può però voler dire assumere atteggiamenti thatcheriani. Infatti, Renzi decide con i suoi collaboratori più fidati, e notifica alla Città. Così, i cittadini non si sentono parti attive di un processo, ma vedono calar dall'alto, da un giorno all'altro, le decisioni dell'Amministrazione. Questo alla lunga logora i rapporti, ed impoverisce lo spirito di partecipazione alla vita civica. D'altra parte, questo metodo delle decisioni prese intorno ai “caminetti fiorentini”, ricorda molto quello dei “caminetti romani”, che Renzi denuncia essere il vero problema del PD.

C'è dunque bisogno che Renzi e l'Amministrazione fiorentina, comunichino maggiormente con la Città, aggiornandole progressivamente in merito alle opzioni che si intendono adottare. Mantenendosi ferrei relativamente al dovere di “dover fare delle scelte”, alla lunga, sarà facilitata l'azione amministrativa, poiché il cittadino si sentirà parte del processo decisionale, piuttosto che passivo destinatario dello stesso.

Il metodo che sta seguendo l'Amministrazione, risulta essere traumaticamente vincente quando attuato nei confronti del “popolino”, e sistematicamente perdente quando attuato per le nodali questioni infrastrutturali con attori di pari o superiore livello istituzionale. Così, in merito alla pista parallela dell'aeroporto fiorentino, si è ottenuto il niet del limitrofo Comune di Sesto Fiorentino; circa il sotto-attraversamento per l'alta velocità, l'idea di una mini stazione (mini-Foster) di Renzi, ha subito il niet del ministro Matteoli; in merito al progetto dei Della Valle, per la costruzione di un'area con centri commerciali, museo, alberghi, nuovo stadio, anche qui non è stato raggiunto alcun risultato.

Dunque, subiscono i deboli, reagiscono i forti. Le parole di Giorgio La Pira, con cui abbiamo introdotto questo aggiornamento, dovrebbero offrire a Renzi, che è ammiratore e studioso dell'opera del compianto fiorentino d'adozione, la chiave di volta per ottimizzare la propria azione.

Per le stesse ragioni, la principale difficoltà incontrata da questa giovane Amministrazione, è derivata dal generalizzato e forte aumento dell'imposizione fiscale da essa adottato, consequenzialmente alla contrazione delle entrate nel bilancio comunale. Purtroppo ciò si assomma alla pesante eredità lasciata a Renzi dalle precedenti amministrazioni. Firenze ha la tassazione più alta d'Italia (692 €/abitante, rispetto alla media nazionale di 558 €/abitante) ed una pessima gestione delle spese relative all'auto-amministrazione, che, infatti, se portata in linea alla best practice nazionale, porterebbe in cassa 62 milioni di euro. Il rialzo che più ha fatto clamore è stato quello del canone per l'occupazione del suolo pubblico (aumenti dal 30 al 170% in una fase di crisi economica), che ha portato circa 700 ambulanti fiorentini a fare una serrata ed a scendere in piazza.

Per di più, se Renzi non vuole essere espressione del sistema, proprio come i suoi predecessori, dovrà trovare il coraggio per procedere su un doppio binario: 1) la denuncia delle logiche perverse che dominano il macrosistema della globalizzazione/speculazione finanziaria, del “patto di stabilità” e del Wto, che sono l'origine dei problemi che gli stessi amministratori locali hanno nel gestire i loro territori; 2) fare un patto con la cittadinanza per il buon governo cittadino, che lo porti già da questo anno a ridurre le spese improduttive per l'auto-amministrazione comunale, a recuperare maggiori fondi dalla Regione e dal Governo (Firenze ne riceve meno rispetto alla media nazionale) ed a ridurre l'imposizione fiscale cittadina.

Tutto ciò, ovviamente, in attesa della inevitabile riorganizzazione fallimentare del sistema finanziario internazionale, come proposta da Lyndon LaRouche.
 

Claudio Giudici
 

22 marzo 2010

Riflettendo col Vicesindaco Nardella su cosap e suolo pubblico

L'uso dell'informale è dovuto al fatto che la risposta è stata data sul social network Facebook.

Caro Dario, condivido l'approccio – il termine non piacerà – “dirigistico” che andate attuando. La politica deve guidare una Città nelle sue numerose manifestazioni a ricaduta collettiva, e non limitarsi a fare da apri pista alla “mano invisibile” del mercato, a cui lasciar decidere il cosa, il dove ed il come di una Città. D'altra parte l'iperinflazione di “teli bianchi” - ed invero di attività di somministrazione alimentare e di catene commerciali – è generata proprio dal culto liberista ufficializzato dal primo decreto legge Bersani (1998), e la cui portata non a caso intendete limitare. Allo stesso modo, il guadagno facile prodotto da affitto e subaffitto è stato consentito dalle normative sviluppatesi tra il '92 ed il '98 che hanno aperto alla possibilità di locare secondo l'idea del free market (che il canone libero incorpora) piuttosto che quella del fair market (che l'equo canone incorporava). Ed è giusto che tutto ciò vogliate combattere, visto che il male del nostro tempo è economicamente rappresentato dalla rendita immobiliare e da quella finanziaria (altro che rendita di posizione, inevitabile, almeno che non si pretenda di eliminare la curvatura spazio-tempo!), a tutto detrimento del corrispettivo da lavoro. Tuttavia, se la vostra intenzione è questa, aumentare il cosap per indurre indirettamente i locatari (dei banchi per esempio) a ridurre il loro canone d'affitto, produrrà un effetto contrario rispetto a quello ricercato. Esso produrrà soltanto la sostituzione degli attuali affittuari con altri che possono permettersi una redditività del lavoro ancor più bassa o addirittura negativa (rispettivamente, soggetti a più basso tenore di vita rispetto agli attuali, o chi deve riciclare il denaro sporco).
Sabato, dopo diversi anni, mi sono fatto un giro per San Lorenzo. Personalmente, non l'ho trovato peggiore rispetto a metà degli anni '90 quando andavo a cercarvi i jeans usati. Sono cambiate le etnie di chi vi lavora, ma ciò ripeto è dovuto, alle normative liberiste introdotte, che hanno abbassato la redditività del lavoro da commercio, e reso più conveniente la locazione a soggetti che (per più basso tenore di vita) possono accettare quella più bassa redditività. Fenomeni, in ogni caso, prodotti dall'ideologia liberista in ogni settore economico.
Una domanda però: quando dici “Il suo utilizzo [di Firenze] è oggetto di un interesse pubblico di cui sono espressione sia i fiorentini che l’intera umanità” cosa si intende? Mi chiedo se io come cittadino abbia più interesse a passare da un San Lorenzo vuoto, per poter dire “Da oggi questo spazio posso calpestarlo anch'io!” oppure l'interesse pubblico a cui io come singolo cittadino partecipo è proprio concretizzato dal fatto che qualcuno, in quel momento, in quel punto, stia svolgendo una funzione economico-sociale (lavori appunto!)?
Ed in merito a questa sorta di rivoluzione della filiera – ben vengano nuovi indirizzi – l'aumento del cosap non è certo ricollegabile. Questo aumento si inserisce in una più generica politica di aumenti fiscali a cui, secondo me, vi siete piegati troppo presto. Il vostro modo di fare politica segna una forte ed apprezzabile discontinuità valoriale dal precedente, ma questo rialzo della tassazione pare più essere il frutto della paura di fallire in un progetto assai ambizioso, che giustificato dagli alti valori a cui vi ispirate.
Mancano i soldi in bilancio? In questa fase di crisi economica, noi cittadini stingeremo ancor più i denti e vi aiuteremo. Ma da parte vostra devono esservi due impegni: 1) uno di tipo lapiriano, di guardare fuori dai confini cittadini e denunciare ciò che non va a livello di macrosistema e che ricade su di voi amministratori e su di noi amministrati: il mercato dei capitali usuraio, l'idiozia storico-economica del “patto di stabilità”, gli accordi del Wto (se tutto questo non viene modificato, vi diletterete di anno in anno ad alzare le tasse e ad offrire sempre minori servizi); 2) l'impegno a rendere più efficiente l'auto-amministrazione comunale a cui viene destinato un terzo del bilancio, e quello di ottenere dalla Regione quanto in media ottenuto dalle città capoluogo, di modo da riabbassare la tassazione generale.

Qui sotto l'articolo del Vicesindaco di Firenze Dario Nardella

Suolo pubblico e interesse generale
Basta immaginare Firenze vista dall’alto, con le macchie di teli bianchi per capire la dimensione straordinaria dell’impatto dei mercati ambulanti turistici sulla città, lo confermano le statistiche: una licenza ogni 100 m. nel centro storico. Un’area dichiarata patrimonio mondiale dell’UNESCO, in cui ogni angolo, vicolo, piazza di questo fazzoletto di terra ha un valore culturale e storico inestimabile. Il suo utilizzo è oggetto di un interesse pubblico di cui sono espressione sia i fiorentini che l’intera umanità. Sta qui il cuore della nostra visione, alla quale si lega la decisione di aumentare il canone per l’occupazione del suolo pubblico. Un’impostazione che va ben oltre l’esigenza di bilancio e che sposa la sfida di una città che intende riappropriarsi degli spazi pubblici, come avvenuto con la pedonalizzazione di piazza del Duomo.
Firenze ha progressivamente perso il controllo - perfino il senso di appartenenza - di pezzi interi del centro e i mercati turistici ne sono un esempio. La loro perdita di identità, lo scadimento dei prodotti ed una legge regionale che trasforma, di fatto, la temporaneità della concessione dell’ambulante in una sorta di diritto acquisito all’uso commerciale del suolo, ci pongono davanti ad un fenomeno di “privatizzazione” di una risorsa pubblica. Essa, come tutte le risorse pubbliche preziose ha un valore assai alto e crescente, il cui sfruttamento non può che costituire un diritto temporaneo, quasi un privilegio, a cui deve corrispondere un’altissima responsabilità. Il problema rinvierebbe al tema ben più ampio dell’uso di risorse come l’aria, l’acqua e non può essere banalizzato ad una mera questione, certo legittima, di aumenti percentuali. Chiediamoci, ad esempio, se appaia accettabile il fatto che sei mq. di suolo pubblico in S. Lorenzo possano essere affittati e perfino subaffittati da un privato, come accade in due casi su tre. La legislazione regionale, che consente tutto ciò, sembra non aver affatto considerato l’impatto sulla rendita di posizione e sulla limitazione dell’interesse pubblico alla tutela del patrimonio culturale. Se poi aggiungiamo che una concessione può essere facilmente trasferita come fosse un bene privato, assistiamo al rischio di una perpetua privazione dei cittadini del proprio territorio. Quanti sono e a chi attribuire i costi sociali e culturali di tutto ciò? Quali sono allora i benefici collettivi corrispondenti?
I mercati turistici del centro appartengono alla storia e al patrimonio della città, sono il biglietto da visita per i 20.000 visitatori / clienti-consumatori che attraversano ogni giorno questo lembo di territorio. Proprio per questo il Comune ha il diritto/dovere di garantirne la qualità e la sostenibilità economica e architettonica.
Da ciò deriva il progetto complessivo a cui lavorano Sindaco e amministrazione dall’inizio del mandato, aperti al confronto. Un piano, complesso e faticoso, che non può essere realizzato in pochi giorni e non deve prescindere dagli stessi protagonisti, i commercianti, dai quali ci si aspetta una chiara assunzione di responsabilità: salvare i propri mercati, riqualificandosi. La proposta di Palazzo Vecchio si muove su più binari, dalla introduzione del sistema delle “filiere corte” per offrire nei mercati i prodotti del territorio, alla riqualificazione dei banchi, al recupero delle aree mercatali, ad una lotta sistematica all’abusivismo, alla valorizzazione anche culturale dei mercati storici per un’offerta turistica di qualità che tuteli l’immagine di Firenze. Ricongiungere l’artigianato locale ed il commercio può comportare benefici reciproci, con economie di scala e una nuova domanda di produzione. La nostra idea è che i mercati diventino la vetrina del territorio, un anello della filiera produttiva fiorentina. In una battuta, vorremmo non dover più assistere al turista giapponese che sbarca in città per ritrovarsi a comprare un cappellino prodotto in Cina: la qualità della domanda va costruita con pazienza e metodo puntando sull’offerta e sulla formazione culturale, vincendo le pulsioni verso un consumo omologante.
Negli ultimi quindici anni gli ambulanti hanno ottenuto molto da Firenze ed ora è giusto che la città chieda qualcosa a loro: il giorno in cui un cittadino del mondo deciderà di fare un viaggio qui perché spinto o incuriosito dal desiderio di visitare uno di questi mercati, sarà una vittoria non solo del Comune, ma di tutti i cittadini di Firenze.

Dario Nardella
Vicesindaco di Firenze

dal CorriereFiorentino del 21/03/20

25 ottobre 2009

I primi 100 giorni di Matteo Renzi a Palazzo Vecchio - Platone contro Aristotele

 

Domani scadono i primi 100 giorni a sindaco di Matteo Renzi. Dei “100 punti in 100 giorni” ne sono stati raggiunti, a occhio e croce, circa il 30%. La “misurazione” non è semplice se si considera che molti di quei punti godono del beneficio dell'incommensurabilità.

Ma il giudizio sull'operato di questi primi 100 giorni non può essere negativo.

Bocciare Renzi perchè in 100 giorni non ha raggiunto i 100 punti fissati nel suo programma, sarebbe pretestuoso così come lo è bocciare il Governo Berlusconi per non avere ricostruito le case degli Abruzzesi terremotati dopo appena qualche mese.

Firenze oggi respira un'aria nuova. Firenze respira quell'aria che personalmente non credevo di poter odorare con l'attuale maggioranza. Il “ragazzo” così lo chiamano i suoi detrattori – si muove con una velocità ed un'intraprendenza tali da evitare i tentativi di sgambetto che gli vengono dall'opposizione, ma anche e soprattutto dalla sua stessa maggioranza. In merito a quest'ultima – grandemente composta da esponenti della vecchia guardia – non è un caso che dopo circa tre mesi di mandato abbia avvertito la necessità di rafforzare in termini effettivi la squadra del governo locale, con la sostituzione di tutti i dirigenti amministrativi di precedente nomina. D'altra parte, nei Discorsi sopra la prima deca di Tito Livio, il politico fiorentino per antonomasia, Niccolò Machiavelli, insegna che il subalterno che si trova a ricoprire un incarico di potere debba ben comprendere da chi gli deriva quel potere.

Si potrà discutere su molte cose intorno a Renzi, ma non si può negare il fatto che egli si stia prodigando con grande passione alla causa fiorentina.

Firenze avverte oggi l'apertura di una nuova stagione. Le carte sul tavolo vengono smosse: la stazione per l'alta velocità – geniale pensare di valorizzare il polo congressuale con l'alta velocità che vi arriva direttamente, mettendo così alle corde i concorrenti nazionali – , la pedonalizzazione di piazza Duomo, a ricercare una rivalorizzazione dell'immagine di Firenze come “città più bella del mondo” – proposta che era dell'opposizione, dimostrando così un approccio non ideologizzato al merito delle questioni (Giovanni Galli più volte ha chiesto che a fare da stella polare fossero “idee, non ideologie”) – la “cittadella viola” (anche se la soluzione della sequestrata area di Castello pare una non soluzione, si dovrà riconoscere che per il complessivo progetto dei Della Valle, di fatto, manca la superficie), la riqualificazione dell'azienda di trasporto pubblico, e le piccole cose di semplificazione della vita cittadina (l'eliminazione di quei vigilini espressione di uno stato di polizia locale; la pulizia stradale con nuovi sistemi; la revisione del precedente insensato limite di velocità a 40 km/h sul Ponte all'Indiano; la riqualificazione dei vigili come tutori della viabilità).

Cose fumose le prime? Ce lo dirà il tempo. Cose di poco conto le seconde? Sì di poco conto, ma che segnano un raddrizzamento della rotta della nave. In ogni caso, dopo la paralisi della macchina amministrativa dal settembre 2008 al giugno 2009, ed i precedenti 9 anni di non fare o fare senza una precisa progettualità, adesso la Città pare tornare a camminare verso il futuro.

Non concordo con chi analizza questi primi 100 giorni guardando soltanto ad ingenuità o presunte inopportunità di spesa (il caso della poltrona e quello delle 40 assunzioni). Mi pare un approccio da grillino, da giacobino radical chic, se diviene l'unica lente con cui si cerca di osservare la sistematicità di una politica. Mi pare lo stesso approccio dell'opposizione nazionale nei confronti dell'attuale Governo italiano.

Chi ha seguito la campagna elettorale cittadina ricorda bene il dossier sulle spese di Renzi in Provincia, e su quelle spese è ancora oggi auspicabile che il Sindaco faccia chiarezza. E siamo anche in attesa che la gestione dei cantieri migliori, che le porte telematiche siano rese leggibili sul momento, che la pedonalizzazione di piazza del Duomo divenga oltre che perno di una Firenze più bella, soprattutto espressione concreta di quell'armonia tra bellezza e funzionalità che deve essere ricercata in tutte le cose, ma che invece, per esempio, sul fronte “taxi servizio pubblico”, con le attuali misure di viabilità, non si avrà.

Ma soppesato tutto, il giudizio, ripeto, non può essere negativo, anzi! Andreotti aveva ragione quando disse che il potere logora chi non ce l'ha. L'opposizione nazionale è bella logora! Quella locale deve fare attenzione a riconoscere i meriti dell'avversario perchè è il grado di contatto con la realtà che dà fiducia al cittadino, trasformandolo in proprio elettore.

Se è vero che la fortuna, in qualche modo, si è presentata al cospetto di Renzi (la vittoria al primo turno alle primarie del PD, è avvenuta con il superamento della soglia di sbarramento per appena lo 0,5%), egli sta ben seminando anche dal fondamentale punto di vista delle idee. Quasi stesse tentando un rito eleusino, ha aperto la sua relazione programmatica con una frase de La Repubblica di Platone: “Così noi e voi costituiremo e governeremo la città da svegli e non già sognando, come avviene ora nella maggior parte delle città per colpa di coloro che si combattono a causa di ombre e si contendono il potere come se fosse un bene”. Platone, per Firenze, non è una figura casuale. La riscoperta di Platone ha segnato l'avvio del Rinascimento. Platone è alla base della rinascita della cultura europea e di quella americana. Furono le traduzioni provenienti dal mondo greco che fecero uscire la civiltà europea dall'asfissia del Medioevo, culminata con l'incapacità di un intero mondo, di combattere la peste nera. Anche in quel tempo – proprio come oggi – fu una crisi finanziaria (la caduta delle casate dei Bardi, dei Peruzzi e degli Acciaiuoli), l'ascesa delle temperature (ben più elevate rispetto a quelle odierne, a tutto dispetto della frode del global warming antropogenico) e soprattutto una crisi antropologica, a mettere in discussione un sistema; l'intero ordine aristotelico che fino a quel momento aveva dominato col suo immobilismo, col suo guardare sempre in terra e mai verso l'alto, aveva fallito. Il pensiero platonico, la sua concezione di uomo come di essere capace di conoscere e di agire per il miglioramento dell'universo, consentì all'umanità di rialzarsi e di ripensare alle persone come a partecipanti di un progetto comune, piuttosto che come passivi servitori di un progetto altrui. Ed una sorta di vento neo-platonico sembra contagiare Firenze, nel momento in cui in questi giorni su Il Giornale della Toscana si parlava di Marsilio Ficino (il padre del neo-platonismo fiorentino) ed il sen. Achille Totaro, nella sua invettiva del venerdì contro la politica renziana, citava Socrate (che fu maestro di Platone). E per uscire dall'immobilismo degli ultimi decenni, Firenze ha bisogno di riscoprire le radici più profonde del suo glorioso passato.

Non è infine un caso che il “ragazzo” non abbia speso mezzo minuto del suo tempo per la propaganda ad uno dei tre candidati alla segreteria nazionale del PD. Egli ben capisce che siamo di fronte alle ultime scodazzate di un partito che ancora non ha deciso di uscire dalla caverna a rivedere la luce del sole.

La partita che sta giocandosi a Firenze è troppo seria per abbandonarsi alle bizze de “il balocco lo volevo io”.


 

Claudio Giudici

11 marzo 2009

Firenze rinasce da sotto terra!

  

Movimento internazionale per i diritti civili – Solidarietà www.movisol.org movisol@movisol.org +39 02/2613058


Alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, al Presidente della Regione Toscana, alla Provincia di Firenze, al Sindaco di Firenze, ai Gruppi consiliari del Comune di Firenze, ai Candidati sindaci di Firenze.


FIRENZE RINASCE DA SOTTO TERRA!


Nel luglio scorso un sondaggio Ipsos interrogava gli Italiani su quali fossero i problemi da loro più sentiti. Il 17% vi includeva il problema della mobilità. La stessa domanda era poi rivolta ai fiorentini. Tra di questi, era ben il 92% ad includervi il problema della mobilità (traffico, assenza di parcheggi, mezzi pubblici inadeguati, manutenzione strada), facendolo risultare in assoluto il problema più sentito.

A questo deve rispondersi con una vera e propria “terapia d'urto” infrastrutturale.

Troppi anni di mancati interventi, di politiche di breve respiro, di errori, hanno trasformato Firenze in una trappola per topi. Costringere una buona fetta della cittadinanza fiorentina a trascorrere circa 2 ore della propria giornata in mezzo al traffico, vuol dire prolungare il loro orario di lavoro senza corrispettivo, vuol dire privarli di tempo produttivo, di tempo per la famiglia, per la cultura, per lo sport, per il volontariato; in breve, vuol dire incidere sulla qualità della vita delle persone. Parallelamente, Firenze ha perso d'interesse agli occhi di turisti e di chi in passato vi organizzava convegni, manifestazioni, eventi, a causa del suo deficit infrastrutturale.

Una vera e propria cultura anti-progressista, il venir meno dell'idea del futuro e del senso della posterità, dell'impegno di lasciare alle generazioni che verranno un luogo migliore in cui vivere, sono il vero problema di fondo. Ed all'origine di tutto ciò una errata concezione della natura umana nella sua relazione con l'ambiente. Così l'uomo è visto come un elemento di ingombro, un accidente della natura, un qualcosa che si deve autolimitare per non essere nocivo all'ambiente, al passato, alla propria storia. Quasi che il Duomo, Palazzo Vecchio, le basiliche di Santa Croce, Santa Maria Novella, San Miniato, Palazzo Medici Riccardi, la Cappella Brancacci, il Bargello, non fossero altro che un dono della natura, invece che il frutto delle capacità umane messe a genio.

Questo comporta che per risolvere questo grave problema in cui versa Firenze, si debba procedere con una massiccia dose d'infrastrutturazione che passi principalmente per lo sfruttamento del sottosuolo. Ma una fase di questo tipo non può prendere avvio se non si dichiara un vero e proprio stato di crisi in merito alla mobilità fiorentina. Una legge ad hoc per Firenze (ma anche Roma e Napoli presentano il medesimo problema) diviene inevitabile se non si vuol costringere i fiorentini ad accontentarsi di una situazione che sarà sempre peggiore, ed a cui il progetto di tramvia non dà alcuna risposta sostanziale.

La tramvia non è infatti una soluzione. Tuttavia, dire no alla tramvia, no al sottopassaggio dell'alta velocità e no ad una generica “cementificazione”, senza dire però come si risolve il grave problema della mobilità fiorentina nell'epoca moderna, vuol dire di fatto non amare Firenze e non amare i fiorentini.


Una “terapia d'urto” infrastrutturale


La gravità della situazione sopra descritta non può essere risolta con il lancio di un progetto infrastrutturale a prescindere. La tramvia a Firenze è un'opera più dannosa che inutile. Chi avalla la scelta della tramvia trovando il conforto di quanto fatto da altre città europee, fa come colui che avendo notato la presenza di pescherecci nel Mare del Nord, volesse portarne in Arno per risolvere la carenza di pesce nei ristoranti fiorentini.

Firenze ha una tale complessità artistico-architettonica da imporsi un'azione al più alto livello dell'avanguardia tecnologica concessaci dall'attuale stato della scienza. Ma Firenze si presenta anche come un tutt'uno con i comuni limitrofi di Scandicci, Campi Bisenzio, Sesto Fiorentino, Bagno a Ripoli.

A Firenze, non manca semplicemente una rete per un trasporto pubblico di massa efficiente che funga da alternativa al mezzo privato; a Firenze mancano i posteggi che obbligano la città a trasformare le proprie piazze in garage, i propri percorsi viabili in labirinti a senso unico che allungano incredibilmente i percorsi; manca un sistema di smaltimento dei rifiuti che eviti il puzzo che si diffonde per le strette strade del centro; manca un moderno sistema di trasporto delle merci.

La complessità irripetibile di Firenze, ci obbliga allora ad avviare quattro importanti progetti, tutti centrati sullo sfruttamento del sottosuolo: 1) una metropolitana sotterranea; 2) nuovi posteggi sotterranei; 3) un sistema di smaltimento dei rifiuti ad aspirazione sotterranea direttamente collegato col termovalorizzatore; 4) un sistema di trasporto merci sotterraneo.

Questi ultimi due progetti sono già stati realizzati in diverse parti del mondo. Il sistema d'aspirazione dei rifiuti per esempio funziona già a Palma di Majorca, Copenaghen, Lisbona, Barcellona. Il trasporto merci sotterraneo si trova invece in fase sperimentale a Berlino, ed un innovativo progetto è stato sviluppato dall'università di Bochum.

La presenza di parcheggi sotterranei deve essere incrementata non solo nell'Oltrarno, ma anche lungo i viali di circonvallazione.

Le linee 2 e 3 della tramvia, nella parte in cui si pretende di farle passare da via Panzani, via Cerretani, piazza San Giovanni, via Martelli e, sdoppiandosi, da via Cavour, via La Pira e via La Marmora (per la 2), e da via dello Statuto fino a via Tavanti (per la 3), recano troppo danno alle altre forme di viabilità, divenendo così un sostituto coatto piuttosto che un'alternativa.


Una legge ad hoc per Firenze


Un progetto di questo tipo è altamente ambizioso, costoso e sviluppabile verosimilmente in un decennio. La sua realizzazione comporta due ordini di problemi: quello finanziario e quelli di ordine archeologico ed ambientale.

All'interno di un sistema che conteggia le spese per investimenti infrastrutturali nella spesa corrente, piuttosto che in un separato conto capitale, ogni progetto di ripresa è strangolato sul nascere. L'economista e leader politico americano, Lyndon LaRouche, ha conteggiato che per gli Stati Uniti due trilioni di dollari in spese infrastrutturali sono sostenibili. Altrettanto deve poter fare il nostro sistema, pena altrimenti la condanna al sottosviluppo delle nostre popolazioni.

E' fondamentale, in questa particolare fase, farsi trovare pronti con progetti come quello che qui è delineato.

Altrettanto, leggi in materia ambientale ed archeologica, hanno trasformato istanze meritorie di cui dover tener conto, in insuperabili barriere a danno della vivibilità cittadina.

Se il progetto andrà a singhiozzo, come è stato fatto per la linea 1 della tramvia fiorentina, non basterà un secolo per realizzarlo. La continua ricerca delle risorse finanziarie, il loro continuo differimento che obbliga l'impresa costruttrice a rallentare i lavori per evitare di trovarsi impossibilitata a coprire le spese per l'acquisto dei materiali e per la forza lavoro, impongono che l'amministrazione comunale sia nella costanza della disponibilità di risorse per far procedere i lavori h24, 365 giorni l'anno. Così, gli studi ambientali ed archeologici non possono godere del beneficio dell'illimitatezza temporale, perchè così facendo si antepongono indiscriminatamente alle esigenze della vita quotidiana delle persone.

In considerazione di tutto ciò, affinchè al centro dell'azione politica possa tornare l'uomo, urge: 1) dichiarare lo stato di crisi della mobilità di Firenze; 2) il ricorso ad una legge ad hoc che si sovraordini a quelle leggi che si sono rese funzionali a creare il disastro in cui la Città si trova oggi.

Si capirà bene che un'azione di questo tipo passa per il costante dialogo tra i vari livelli istituzionali, dove l'uno si arricchisce e dà forza all'altro, con l'unico obiettivo di migliorare la complessiva qualità della vita delle persone.


Claudio Giudici

Movimento internazionale per i diritti civili – Solidarietà

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