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"Tassisti ignoranti, brutti e cattivi!"... Ma Cusano pensava a loro quando scrisse La Docta Ignorantia?
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Mi rifiuto di accettare l'idea che il modo in cui "si è" ci renda moralmente incapaci di diventare "ciò che dovremmo essere". (Martin Luther King)

  RIFLESSIONI, ARTICOLI, INTERVENTI di Claudio Giudici: 

Questo messaggio lo dedico ai folli.
A tutti coloro che vedono le cose in modo diverso.
Potete citarli. Essere in disaccordo con loro.
Potete glorificarli o denigrarli, ma l'unica cosa che non potete fare è ignorarli.
Perchè riescono a cambiare le cose.
E mentre qualcuno potrebbe definirli folli, io ne vedo il genio.
Perchè solo coloro che sono abbastastanza folli da pensare di poter cambiare il mondo, lo cambiano davvero.
(Mahatma Gandhi)

 

 

AMERICAN REVOLUTION


Coloro che professano di volere la libertà, ma deprecano l'azione politica, sono come gli uomini che vogliono il raccolto senza seminare, o la pioggia senza lampi e tuoni. Vogliono l'oceano senza il terribile brusio delle sue possenti acque. (Frederick Douglass)

SCIENZA

"Il selvaggio disprezza l'arte e riconosce la natura come sua assoluta sovrana; il barbaro deride e disonora la natura, ma, più spregevole del selvaggio, molto spesso continua ad essere schiavo del suo schiavo. L'uomo colto si fa amica la natura e ne rispetta la libertà, semplicemente frenandone l'arbitrio."
(Friedrich Schiller, Lettere sull'educazione estetica dell'uomo, n. 4)
 
 

 

Dal libro della Sapienza (6)
Chi cerca la sapienza la trova
[12]La sapienza è radiosa e indefettibile, facilmente è contemplata da chi l'ama e trovata da chiunque la ricerca.
[13]Previene, per farsi conoscere, quanti la desiderano.
[14]Chi si leva per essa di buon mattino non faticherà, la troverà seduta alla sua porta.
[15]Riflettere su di essa è perfezione di saggezza, chi veglia per lei sarà presto senza affanni.
[16]Essa medesima va in cerca di quanti sono degni di lei, appare loro ben disposta per le strade, va loro incontro con ogni benevolenza.
[17]Suo principio assai sincero è il desiderio d'istruzione; la cura dell'istruzione è amore;
[18]l'amore è osservanza delle sue leggi; il rispetto delle leggi è garanzia di immortalità
[19]e l'immortalità fa stare vicino a Dio.
[20]Dunque il desiderio della sapienza conduce al regno.
[21]Se dunque, sovrani dei popoli, vi dilettate di troni e di scettri, onorate la sapienza, perché possiate regnare sempre.

"Quid Veritas?" chiede Ponzio Pilato a Gesù Cristo.
"What is love?" chiede il principe Carlo d'Inghilterra al giornalista che chiedeva a lui e Diana se si amavano.
Verità ed Amore, così come la Libertà, la Giustizia, il Bene, il Bello, sono il Cerchio che al nostro occhio pare di avere tracciato. Credete veramente di essere in grado di tracciare un Cerchio? Sì, mi riferisco a quell'inesistente complesso di punti tutti equidistanti dal medesimo fuoco. Credete veramente di averlo tracciato col vostro bicchiere, col vostro compasso, con la vostra macchina ad altissima precisione? No, non lo avete tracciato. Al vostro occhio così appare, ma quello che siete riusciti a fare è solo un'approssimazione di ciò. Bene, se così è, se è impossibile creare il cerchio perfetto, è tuttavia inutile provarci? Se sì, la ruota - che abbiamo detto non potrà essere perfettamente circolare - non è una conquista per l'Uomo, che lo aiuta nella sua relazione con l'Universo? Certo che lo è. Trasferiamo ora tutto questo ragionamento attorno alle Idee di Verità, Amore, Giustizia, Bellezza, Libertà, Bontà.
"Così in terra come è in Cielo".



 

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Beppe Grillo  Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo

 

 


Ponte di Sviluppo infrastrutturale globale 
di Lyndon LaRouche


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11 marzo 2009

Intervista a radio sulla crisi economica

Ricostruzione dell'intervista avvenuta il 4 marzo 2009 sulle frequenze dell'emittente toscana Radio Studio 54.

Presentatore:
Oggi abbiamo qui con noi un amico, Claudio Giudici, rappresentante del Movimento Solidarietà, che ci parlerà della crisi finanziaria. Senti Claudio, per cominciare io volevo sapere che ruolo sta rivestendo il PD in questa crisi?

Giudici: Buongiorno e grazie per l'ospitalità. Intanto Guido permettimi di presentare il Movimento Solidarietà, il cui nome completo è Movimento Internazionale per i diritti civili – Solidarietà che è l'associazione che in Italia rappresenta il pensiero dell'economista e politico americano Lyndon LaRouche. LaRouche sviluppò la sua leadership politica in India durante la seconda guerra mondiale e fondò un vero e proprio movimento politico a fine anni '60. Nel tempo, molti attivisti del movimento che fu di Martin Luther King, sono rifluiti nel movimento di LaRouche. Tutta la storia del movimento è caratterizzata dalle numerose previsioni economiche fatte da LaRouche. Oggi LaRouche è riconosciuto come l'unico economista a livello mondiale ad avere previsto la crisi del sistema finanziario ed economico con grande anticipo. Grande estimatore ed attento ascoltatore di LaRouche è il ministro Giulio Tremonti, il quale riconosce di aver ripreso la sua proposta di Nuova Bretton Woods, cioè di riforma del sistema monetario e finanziario, da LaRouche.

Nel febbraio del 1997 LaRouche pose all'attenzione di Bill Clinton il suo progetto di Nuova Bretton Woods per rifondare un sistema monetario e finanziario a cambi fissi, che cioè impedisca all'origine i fenomeni speculativi che oggi dominano l'economia mondiale. Quando nel luglio '97 la finanza mondiale fu investita dalla crisi del sud-est asiatico, Clinton prese in esame il lavoro di LaRouche. Il tutto fu bloccato con perfetto tempismo, dallo scoppio del caso Lewinsky. Così il solito scandaletto sessuale ha regalato altri 11 anni di speculazione alla finanza mondiale! Spetterà all'Italia nei prossimi mesi la presidenza del G8. L'Italia grazie in particolare a Tremonti, riveste un ruolo molto importante nell'attuale fase di crisi, per cui anche la portavoce della Camera dei rappresentanti Usa, la democratica Nancy Pelosi, si è dichiarata molto fiduciosa circa il contributo che l'Italia potrà apportare alla riforma del sistema finanziario globale.

E qui vengo al ruolo del Partito democratico. Come movimento siamo recentemente intervenuti in merito al grande caos che si sta verificando all'interno del Partito democratico italiano. Il PD nasce infatti con una sorta di peccato originale – che denunciammo fin dall'origine – , ossia l'influenza che su di esso sta esercitando il suo principale sponsor finanziario, De Benedetti. De Benedetti ha una visione di ciò che deve essere il nostro sistema repubblicano, non confacente alla Costituzione italiana. Noi riteniamo che intorno al PD sia stato operato un vero e proprio tentativo di destabilizzazione, proveniente dall'interno. Ricorderei che Domenici [il sindaco di Firenze, ndr] si è incatenato ai cancelli di Repubblica e non del Giornale. Le recenti inchieste scoppiate intorno ad esponenti fiorentini, napoletani, abruzzesi, nel nord, del PD, in realtà vanno a colpire una precisa ala del PD (quella dalemiana ed ex-morotea) e non tutto il PD. La cosa è stata denunciata pure da Licio Gelli quando ha parlato di una potente massoneria dietro l'inchiesta scoppiata a Firenze. Questa massoneria in realtà va inquadrata come oligarchia finanziaria.

L'inchiesta molto forzata di Castello finiva con l'assolvere un'unica funzione: eliminare Graziano Cioni dalla corsa a Palazzo Vecchio e spianare la strada a Pistelli. Nei confronti di Pistelli si è avuto una sorta di “mobbing al contrario”, dove molti degli attori in causa, lui compreso, non è dato sapere se fossero consapevoli della cosa, ma che, in ogni caso, per l'eco indotto alla fonte, da un preciso atto cospiratorio, erano utili alla realizzazione del disegno. In tutto ciò ha svolto un preciso ruolo Repubblica (e dunque ritorniamo a De Benedetti). A livello locale, lo scopo che questi ambienti si prefiggono è quello di attuare l'ultima fase del processo liberista avviato nel 1992: la liberalizzazioni dei servizi locali. Liberalizzare serve per privatizzare in poche mani. Privatizzare serve a finanziarizzare e dunque portare nuova linfa alla bolla speculativa globale. Siamo dunque di fronte a dei tentativi degli ambienti finanziari di indebolire il ruolo dell'Italia all'interno del processo di riforma del sistema finanziario globale. Con lo scoppio della crisi, gli interessi finanziari hanno il grosso timore che all'attuale situazione di far west, di lacune normative, di assoluta libertà del mercato dei capitali, possa sostituirsi un più restrittivo sistema di regole che violi l'arbitrio che a quegli interessi è concesso, e sia invece a tutela del bene delle popolazioni. In Italia, si stava avviando un proficuo dialogo tra D'Alema, firmatario, insieme ad altri leader socialdemocratici europei, di una lettera scritta a Barroso per la riforma del sistema finanziario globale. In pratica un qualcosa di molto convergente con la Nuova Bretton Woods di LaRouche di cui parla Tremonti. L'Italia sta avendo, grazie a Tremonti, un ruolo centrale in ciò, ed un buon modo per indebolire la sua posizione è creare un dissenso interno. Ecco perché è importante per gli ambienti finanziari che il PD non converga con Tremonti intorno alla cruciale della riforma del sistema finanziario secondo il disegno di LaRouche.

Noi per esempio abbiamo contribuito alle mozioni approvate la scorsa settimana al Senato a rafforzare il ruolo che l'Italia avrà in questo processo.

Presentatore: E per quanto riguarda i Tremonti Bond?

Giudici: L'obiettivo principale di Tremonti è quello di impedire di dare i soldi alle banche e poi vederle fare delle pure operazioni speculative. Ha spiegato che la difficoltà per cui finora non si era operato su questo fronte, proveniva dall'Europa. Tremonti infatti ha vincolato queste concessioni di prestito al controllo delle autorità, di modo da essere sicuri che quel denaro finirà nell'economia reale.

Si tenga presente che anche dopo lo scoppio della crisi nel luglio 2007, le banche hanno utilizzato la liquidità che le autorità finanziarie immettevano nel sistema, per speculare invece che per finanziare l'economia reale. Un'indagine del Congresso Usa, ha rivelato per esempio che circa l'80% del rialzo del petrolio nei mesi scorsi fosse frutto di operazioni speculative invece che di normali dinamiche di mercato. Il problema della speculazione è stato denunciato pure da Benedetto XVI e LaRouche lo denuncia dagli anni '70.

I Tremonti Bond finiranno nel conto capitale delle banche di modo da potersi avere un effetto leva che di fatto renderà più consistente l'importo finale del prestito, e che d'altra parte consentirà di abbassare il tasso nominale del 7/8%.

Presentatore: Come vedi la situazione che ci aspetta? Cosa devono aspettarsi i cittadini?

Giudici: Finora non è stato fatto niente di determinante per uscire dalla crisi. Il sistema è morto e non è recuperabile secondo LaRouche. Anzi il sistema era già morto nel '94. Quello che dobbiamo fare lo sappiamo cos'è, poiché lo fece Franklin Roosevelt durante gli anni '30 e '40 negli Stati Uniti ed a lui si ispirarono tutte le economie nel dopo guerra. LaRouche propone quattro passi per risolvere l'attuale crisi:

  1. La riorganizzazione fallimentare del sistema finanziario globale
  2. Un nuovo sistema monetario e finanziario
  3. Il lancio di progetti infrastrutturali a livello globale
  4. La costituzione di commissioni d'inchiesta a livello nazionale per far emergere le vere responsabilità del crollo in corso.

Il tutto dovrà essere gestito in particolare dalle 4 potenze dotate di sovranità reale: Stati Uniti, Cina, Russia, ed India.

Il primo punto, quello della riorganizzazione fallimentare consiste nell'attuazione di una vera e propria procedura fallimentare. Un qualcosa che in Italia conosciamo bene se pensiamo al caso Parmalat. A proposito di questo caso ci tengo a precisare che circa 6 anni fa scrissi personalmente a Lapo Pistelli, invitandolo ad attivarsi affinché il rischio di crack globale fosse evitato, poiché in realtà Parmalat non era la pecora nera di un sistema sano, ma rappresentava come funziona il sistema. Oggi, il fatto che le principale banche ed aziende del mondo stiano vedendo crollare il proprio valore di borsa ci dice che quello che sostenevamo era vero. Si pensi a Citygroup che da 50 dollari oggi vale circa 1,2 dollari.

Ciò di cui abbiamo bisogno affinché i redditi reali delle persone possano ricominciare a crescere, è eliminare tutti i titoli tossici che rappresentano la cinghia di forza della speculazione sull'economia reale, e cestinarli. I titoli invece rappresentativi dell'economia reale, quelli dovrebbero essere utilizzati per rifondare il sistema.

Il secondo passo consisterebbe nel ricreare un nuovo sistema monetario a cambi fissi invece che fluttuanti (com'è dall'agosto del '71) di modo da rendere difficili fin dall'origine le speculazioni. Questi cambi andrebbero ancorati ad un paniere delle principali monete che rappresenterebbero la base reale per il rilancio dell'economia reale. E' questa la proposta di Nuova Bretton Woods di cui parlò ripetutamente il ministro Tremonti fin dalla campagna elettorale per le politiche del 2008. A questo proposito è interessante notare come altri due degli artefici della disintegrazione progressiva del PD, l'ex ministro Bersani ed il prof. Giavazzi, si prendevano gioco delle affermazioni di Tremonti, in quanto consideravano la speculazione un non problema. Tutto ciò ha fatto sì – tanto non era un problema! - che oltre 40 paesi tra Africa ed Asia scendessero in piazza per denunciare il caro alimenti. A dire il vero anche Berlusconi aveva sottovalutato e di fatto criticato Tremonti perché parlava di un nuovo '29.

L'ultimo passo da compiere, affinché il tutto sia credibile, è a questo punto aprire una commissione d'inchiesta come fu negli anni '30 sotto Franklin Roosevelt, che porti a fare luce in merito alle vere responsabilità delle crisi in corso. Su movisol.org trovate l'appello da firmare che stiamo presentando oltre che in Italia, negli Stati Uniti, in Germania e in Francia.

Presentatore: Ma da quello che ci stai dicendo, cosa andiamo a lavorare a fare se la situazione è così nera? Un sms che ci arriva, suggerisce che non dobbiamo essere pessimisti.

Giudici: Dobbiamo essere molto ottimisti perché sappiamo cosa dobbiamo fare e la soluzione si chiama Franklin Roosevelt. Tuttavia io sto dicendo che la neve è bianca, ma se vogliamo dire che la neve è nera … Facendo i passi di cui parla LaRouche – ed a farli dovranno essere gli Stati Uniti, la Cina, la Russia e l'India, mentre l'Europa, sia come Unione che come singoli stati nazionali, presenta forme di sovranità limitata – metteremo le basi per compiere il terzo passo che noi suggeriamo, ossia un grande progetto globale d'infrastrutturazione. Il deficit infrastrutturale non è solo nel mondo occidentale - qui a Firenze per esempio - ma soprattutto nel Terzo Mondo.

Presentatore: Senti Claudio, per quanto riguarda Firenze, cosa pensi di un candidato come Matteo Renzi che ha sprecato molti soldi dei cittadini per finanziare i boy scout, le sfilate di Coveri e Ferragamo.

Giudici: Io ho sentito Guido Sensi [consigliere provinciale fiorentino di AN-PdL, ndr] render conto di tali spese. Personalmente ritengo che sia difficile comprendere la motivazione di certe spese dalla freddezza dei dati riportati da un bilancio. Ritengo però che a Firenze si correrà una bella gara elettorale poiché Matteo Renzi ha voglia di cambiare la città, e Giovanni Galli mi è sempre sembrata una persona molto seria e, mi dicono, avrà intorno a sé un ottimo gruppo di lavoro, di cui al momento non mi sembra il caso di fare i nomi.

Presentatore: Ma secondo te la massoneria sosterrà Renzi o Galli?

Giudici: Tu Guido mi vuoi far parlare male di Renzi, ma ricorda che io sono pure un rappresentante di una categoria di lavoratori fiorentini! [Risata]. La massoneria sosterrà chi si farà portatore dei suoi interessi. Ma a questo proposito, in qualità di membro di un movimento autenticamente umanista, mi permetto di rivolgere ai candidati l'appello di anteporre sempre il bene comune al resto; questo non vuol dire bastonare banche ed imprese, ma indirizzare l'attività economica e creditizia, come richiesto dalla nostra Costituzione, alla funzione sociale.

[…].

15 ottobre 2007

Lettera a Beppe Grillo su denaro, banche centrali, oro

Firenze, 15 ottobre 2007

All'attenzione di Giuseppe Grillo

In riferimento a: spettacolo 1998 su denaro, banche centrali, oro ( http://www.youtube.com/watch?v=CJJ9rzReXso ).

Caro Beppe Grillo,

scrivo questa lettera pubblica al fine di mettere a conoscenza i più di una questione da te stesso sollevata nel 1998. Mi riferisco alla questione del credito pubblico, più conosciuta e malamente conosciuta, come questione del signoraggio.

Il tema è ovviamente centrale – anche se, o forse proprio per questo, mai trattato dalla classe dirigente – poiché sul credito (e sull’elemento fiduciario ad esso intrinseco) si regge tutto il sistema delle relazioni economiche tra le persone.

La trattazione che ne desti tu nel 1998 (ti riporto il link del video, dai cui sottotitoli preferisco però prendere le distanze per i motivi che sotto si comprenderanno, http://www.youtube.com/watch?v=CJJ9rzReXso) può risultare utile ma solo se approfondita, di modo da passare da un approccio meramente formale (di fatto inutile) ad un approccio sostanziale (determinante e discriminante per il perseguimento del bene comune).

Le questioni che in quel tuo intervento sollevi rappresentano solo un primo passo verso la reintroduzione di un sistema monetario più giusto, ma mancano del successivo secondo passo.

Denunci la perdita della sovranità nazionale (“Fmi e Banca Mondiale che decidono quale acqua dovremo bere”; un debito pubblico che non viene reso noto chi abbia come controparte creditizia, perché, aggiungo io, di fatto rappresenta un’iniqua cinghia di forza che impedisce lo sviluppo delle nazioni), e la titolarità del potere di emissione del denaro in mano ad un sistema sostanzialmente privato (le banconote infatti hanno la dicitura “Banca d’Italia” piuttosto che “Repubblica italiana”).

Queste questioni che sollevi sono rilevanti se il ragionamento però non si ferma qui. Fermando qui il ragionamento, infatti, non evitiamo la possibilità che si abbiano fenomeni speculativo-inflazionistici tipo quelli creati da John Law in Francia agli inizi del 18esimo secolo o quelli verificatosi sotto la Repubblica di Weimar nel 1923. Durante questi due precedenti storici la stampa del denaro provocò dei disastri inflazionistici a tutto danno delle popolazioni. In pratica quello che sta avvenendo oggi, con la sola differenza che là a farlo fu l’ente pubblico, qui a farlo è il sistema bancario privato sotto la parvenza pubblica offerta dalla definizione usata per le banche centrali come enti di diritto pubblico.

Ma il rischio è anche un altro. Vi sono alcune fazioni – solitamente facenti capo alla nobiltà nera – che sostengono l’idea della perfetta corrispondenza tra denaro e riserva reale, intendendo con il termine “reale” un bene quantitativamente limitato. Tale idea ci farebbe cadere dalla padella alla brace. Questa idea, infatti, proprio perché vittima di un approccio formalista, non fa altro che sostituire un bene di “convenzione” (il denaro) con un altro (l’oro). Tale idea è anch’essa di matrice oligarchica. Infatti, la nazione che possiede riserve auree può procedere a lanciare linee di credito per finanziare lo sviluppo, quella che non le possiede o ne possiede poche, di fatto, non ha alcuna sovranità economica e dunque politica. Laddove non si voglia discutere di tale evidente limite, comunque si pensi all’assurdità di ritenere l’oro un bene in senso assoluto, quando in un tempo futuro si potrebbero trovare nuovi giacimenti d’oro. Una scoperta di tale tipo provocherebbe immediatamente la svalutazione dello stesso e dunque una conseguente riduzione del potere d’acquisto da parte delle persone.

Come evitare ciò? Bisogna che con il termine di “bene reale” si intenda ciò che effettivamente è un bene reale e non una pura convenzione.

Alla fine del tuo intervento dici: “Ce ne sono pochi [di soldi]? Ne stampo un po’. Ce ne sono molti? Ne prendo un po’ e li brucio. Mantengo la circolazione stabile, i prezzi stabili. I soldi servono per tenere i prezzi stabili.

Il sistema monetario che si cela dietro queste tue affermazioni, non è il migliore che l’esperienza umana abbia saputo proporre. Con quelle frasi pare che tu concepisca un sistema da equilibrare, ma che non conosce crescita, progresso. Il credito pubblico (i soldi) ha avuto storicamente – pensiamo agli Stati Uniti di Washington, di Lincoln, di Franklin Roosevelt e di John Kennedy, ma pensiamo anche all’Italia del Piano Case o alla Germania del Kfw, ed a tutte quelle nazioni che oggi avviano importanti progetti infrastrutturali grazie all’emissione di linee di credito pubblico – l’importante funzione propulsiva di un intero sistema economico. L’economista inglese William Beveridge, ai comodi scettici che mettono in dubbio la validità di tale sistema, lanciava la seguente provocazione. In guerra, i governanti della nazione non dicono ai propri cittadini che siccome i soldi non ci sono, non si può fare altro che perire, bensì raccolgono tutte le forze del paese intorno ad una missione comune che consiste nella produzione di armi, senza stare a fare ragionamenti di tipo finanziario. Ecco che Beveridge non fa altro che dire:«Perché non ricorriamo a tale sistema in situazione di pace dove l’obiettivo invece che produrre armi sia creare posti di lavoro e produrre ciò di cui la popolazione ha necessità per una vita dignitosa?». Non è un caso che Beveridge fosse tra le letture economiche preferite di Giorgio La Pira.

Ecco che lo Stato non ha alcuna necessità di bruciare denaro come fisiologico sistema equilibratore, quanto piuttosto di lanciare continuamente linee di credito strategicamente dirette al raggiungimento esclusivo di precisi fini idonei al perseguimento del bene comune, passando per una continua rivoluzione in campo tecnologico-scientifico. Laddove la liquidità del sistema sia autosufficiente, si provvederà con linee di credito che poggiano sulle riserve liquide in deposito presso le banche, mentre laddove la liquidità del sistema non sia sufficiente si procederà con emissioni ex nihilo.

Ecco che il vero “bene reale” è lo sviluppo tecnologicamente sempre più avanzato dell’economia fisica, come prova tangibile della maturata evoluzione cognitivo-creativa dell’uomo.

Ecco che il credito pubblico non è altro che il diritto che la popolazione vanta nei confronti del governo ad un successivo miglioramento delle condizioni di vita.

Potrai ben comprendere che non si tratta di un metodo di politica economica centrato su regole magiche, piuttosto implicante precise scelte di natura politica (che dunque inevitabilmente contemplano la possibilità dell’errore). Tale sistema consente di fare concepire alle persone il senso del denaro per ciò che esso è: uno strumento per il bene (comune), e non il bene stesso. Brevemente detto: il denaro è utile al sistema per creare posti di lavoro e per creare i beni di cui l’umanità necessita per la propria vita.

Da questo punto di vista, la nostra Costituzione, avviava un percorso di tale tipo. Il riconoscimento della proprietà privata e dell’iniziativa economica come istituti aventi “funzione sociale” e non piuttosto dèi intoccabili a prescindere, ci inseriva in quel grande disegno che prima o poi dovrà essere realizzato: una società di uomini dediti alle scienze ed alle arti per il perseguimento armonico del bene comune. Questi saranno i lavori futuri del genere umano: scienza ed arte!

L’esclusiva facoltà ontologica dell’essere umano, la sua capacità di ragione cognitivo-creativa, sarà principalmente dedita alla scienza ed alle arti, lasciando il lavoro manuale alle macchine. Il compito degli stati sarà quello di regolamentare i rapporti tra le persone, di modo che non si creino, in un generale contesto di libertà, situazioni di sopraffazione; la macchina sarà vista come un aiuto al fare bassamente specializzato, alla stessa stregua di come è vista una lavatrice o un sistema di conduzione idrico che si conclude con il rubinetto, e l’uomo non si sveglierà più al mattino schiavo di dovere fare del denaro, quanto piuttosto eccitato da ciò che in quella giornata potrà conoscere o potrà esprimere, proprio come la legge naturale inclina il bimbo per ogni nuovo giorno che affronta.

Oggi purtroppo il progresso tecnologico-scientifico non è un bene comune ma uno strumento per soggiogare altri popoli; la macchina non è strumento di emancipazione dal fare bassamente specializzato ma uno strumento per evitare noie con “lamentosa” mano d’opera e per aumentare i profitti. Si tratta di evidenti degenerazioni di beni che di per sé potrebbero essere utilizzati in modi virtuosi, ma che invece la cupidigia trasforma in vizi sistemici. Tuttavia la constatazione empirica per cui l’utilizzo di tali strumenti sia oggi degenerato, non può suggerirci la loro messa al bando. Il fatto che il web sia più utilizzato per il porno piuttosto che come inesauribile fonte di conoscenza e comunicazione, non rende necessario la sua messa al bando, quanto un’educazione degli individui ad un uso più maturo dello strumento. Il fatto che i mass media siano diventati strumento di avvilimento dei processi mentali delle persone, non rende necessaria la loro messa al bando, quanto un corretto utilizzo che dovrebbe essere appunto quello di trasferire conoscenza ad un potenzialmente infinito numero di persone.

L’Utopia di Tommaso Moro è forse la rappresentazione più realistica di ciò che un giorno spetterà al genere umano.

Ecco che proporre Tony Blair come modello di politico da seguire, o lo speculatore George Soros come modello di “capitalismo etico”, o integrare nel tuo programma “Primarie dei cittadini” i deliri di Marco Pannella per una riduzione della popolazione mondiale a 3 miliardi di persone, rappresentano quanto di più vicino possa esserci ai programmi del sistema liberale anglo-olandese, emblema di un sistema monetario (e non solo) oligarchico ed anti-repubblicano.

Ti chiedo dunque, visto il seguito che stai avendo e che può essere pericoloso se non si trasmettono i messaggi corretti, di riprendere la questione del credito pubblico e di approfondirla alla luce del seguente principio: l’uomo è dotato di capacità di ragione cognitivo-creativa la cui più alta manifestazione si ha con la scienza (non in termini illuministici, ma in termini umanistici, ossia conoscenza di sé stesso, delle relazioni con gli altri e della natura, in termini sensibili ed ultrasensibili) e con l’arte (intesa come mezzo di trasferimento del vero, ossia di ciò che la scienza, come adesso definita, ci permette di conoscere). Alla luce di ciò, il ripristino del potere del credito pubblico risulta inutile se non utilizzato per i fini di arricchimento dell’economia fisica, che solo si può avere con continue rivoluzioni in campo tecnologico-scientifico da applicare nelle infrastrutture e nella produzione.

Cordiali saluti.

Claudio Giudici - giudici15@interfree.it

15 ottobre 2007

Movimento Solidarietà a Bologna

 

Vi segnalo la nostra iniziativa del prossimo martedì 16 ottobre, alle ore 19:00.

Venerdì scorso, nella zona universitaria, sotto al Nettuno e davanti alla stazione ferroviaria, abbiamo distribuito per la prima volta il volantino d’invito, che trovate in allegato. Continueremo nella giornata di martedì. Chi volesse aiutarci, si faccia avanti, naturalmente.

Organizziamo un incontro per assistere insieme alla recente conferenza di Lyndon LaRouche, trasmessa su Internet il 10 ottobre scorso.

Nel corso del suo intervento precedente il dialogo con gli ascoltatori, LaRouche ha sottolineato l’importanza di alcuni elementi di valutazione che non possono essere omessi, se si vuole assumere una visione strategica che ci renda capaci di intervenire in questo grande caos e scongiurare gli aspetti più gravi della catastrofe che incombe sul pianeta.

1. Molti si chiedono perché, con il suo disegno di legge dell’agosto scorso, oltre a salvare i proprietari di case minacciati di pignoramento, LaRouche proponga di salvare le banche, le quali – dopotutto – sono corresponsabili della crisi dei mutui. La risposta è semplice, ma tipica di chi ha coraggio e sa “navigare sui flutti”: come fareste a gestire una nazione in tempi di crisi, senza un sistema bancario di credito diffuso? La vera questione è come riprendere il controllo delle banche e farle lavorare in favore del Bene Comune, ovvero negli investimenti nell’economia reale e produttiva.

2. La forma di governo incarnata dagli Stati Uniti è peculiare e unica, sul piano storico. Il tentativo di espandere la Rivoluzione Americana sugli altri continenti fallì, o, se preferite, non è ancora giunto a termine. In Europa vige ancora il sistema oligarchico: i sistemi parlamentari europei sono intrinsecamente impotenti, perché ad essi si lascia la libertà di “parlamentare”, ma non di legiferare su questioni sgradite a quei poteri che, minacciati, si dimostrano sempre in gradi di organizzare una “crisi di governo” o uno “scioglimento delle camere”.

3. Essenzialmente, questa differenza si manifesta a livello economico nella differenza tra il sistema di credito pubblico previsto dalla Costituzione Americana e le tante versioni di “sistema monetario” tipiche dell’impero britannico. Un’azione efficace sulle condizioni economiche del pianeta, non può prescindere da questo problema.

4. L’influenza di gente come Cheney, Shultz e Rohatyn ha consolidato una situazione in cui il continuo degrado delle infrastrutture e dei livelli di vita (cioè dei diritti civili) e l’espansione della guerra in altri Paesi sembrano cosa inevitabili. Il motivo è precisamente la paura di queste persone, così come i tedeschi ebbero paura di Goering, Hitler, ecc. soprattutto dopo l’incendio del Parlamento di Berlino.

Nel dialogo successivo, LaRouche ha risposto a molte domande provenienti (anche) da ambienti istituzionali di diversi Paesi.

Durante l’incontro, discuteremo anche di come organizzarci per sviluppare il nostro movimento, dunque la possibilità di incidere, senza tanti fronzoli e tentennamenti, sulle istituzioni chiave del nostro Paese, al fine di proteggerci dal peggio che si possa immaginare.

Il fatto che nel 2007 LaRouche sia stato ben tre volte in Italia, per parlare con politici e rappresentanti parlamentari, significa che – al di là degli scandalucci tanto sfruttati dalla stampa – c’è un potenziale inesplorato per agire efficacemente (vedi febbraio, giugno e settembre).

Spero di trovarvi numerosi, per sancire la vigilia di una nuova fase storica e politica della nostra nazione.

Se nel frattempo vorrete invitare vostri amici o conoscenti, usate pure l’allegato.

Cordialmente,

Flavio Tabanelli

Incontro del Movimento Solidarietà

Martedì 16 ottobre 2007

Ore 19:00

c/o Parrocchia Santi Bartolomeo e Gaetano

via San Vitale, 3 (sotto le Due Torri) - Bologna


8 ottobre 2007

SULLA PRESENTE CRISI FINANZIARIA MONDIALE

Prolusione di Lyndon LaRouche – 15 settembre 2007

     
Lyndon LaRouche

È insolito il compito che oggi mi spetta. Non va visto, infatti, come frutto di una mia scelta, di una nostra scelta. La responsabilità sta negli eventi: in questo momento l'intera civiltà è minacciata. Non abbiamo davanti a noi una semplice depressione economica. In realtà siamo ben oltre questa situazione. Siamo nel punto in cui, per mezzo di una reazione a catena, un crollo ulteriore del valore del dollaro, repentino e ulteriore rispetto alla svalutazione che ha già subìto in modo significativo negli ultimi mesi, potrebbe mandare in rovina la Cina, arrecare danni inconcepibili all'India, far saltar per aria tutta l'Europa. [Altre volte ho detto] che i Paesi europei, la Cina, l'India e altre nazioni non potrebbero sopravvivere ad un improvviso collasso del dollaro. Questo collasso non soltanto è previsto, ma sta già avendo luogo.
Quindi, questo è un periodo storico insolito. Piuttosto che le minacce tipiche di una depressione economica, stiamo osservando quelle peculiari di una nuova epoca buia, globale e prolungata, dell'umanità intera.
L'interrogativo che dobbiamo porci è se siamo in grado di superare, giunti a questo punto, queste minacce. Avremmo già dovuto prendere i dovuti provvedimenti; tuttavia nella storia accade talvolta che le decisioni necessarie siano prese molto tardi. Soltanto quando le condizioni diventano davvero insopportabili, la gente abbandona le follie con cui ha contribuito a causare la crisi in corso.
In un tale stato di cose, non si dovrebbe guardare al passato e dire "noi riaffermeremo le nostre tradizioni". Perché, come sottolineerò oggi, la tradizione è comprensibile al meglio da persone della mia età, o anche più anziane, come Amelia [Boynton Robinson]. Noi c'eravamo, quando ci fu il cambiamento. Esso avvenne quando ero sotto le armi, all'estero, cioé mentre mi trovavo in India, verso la fine del mio servizio: esso coincise con la morte del presidente Roosevelt. In quella occasione, alcuni soldati mi vennero a trovare, e chiesero di poter parlare con loro la sera stessa. Non mi dissero, in quel momento, il motivo di quell'invito, ma io ebbi comunque il sentore di quanto avremmo discusso. E la questione mi fu presentata in questo modo: "Qual è, secondo te, il nostro destino, ora che è morto Franklin Roosevelt?" Che cosa accadrà di noi, ora che Roosevelt è morto?" Io, di primo acchito, risposi loro: "Beh, posso dire che abbiamo vissuto e combattuto sotto la guida di un grande presidente degli Stati Uniti. Ora siamo nelle mani di un uomo molto piccolo - e ho paura per noi".
Quando tornai dalla Birmania - laddove ero stato assegnato verso la fine della guerra - ciò che avevo prima temuto con la morte di Roosevelt, stava già prendendo forma. Gli Stati Uniti di Roosevelt avevano realizzato un'alleanza instabile con l'Impero della Gran Bretagna. L'Impero britannico era stato, infatti, l'agente responsabile dell'ascesa al potere di Hitler. Non parlo del semplice reame britannico, bensì dell'Impero Britannico, operante ad esempio attraverso la Banca d'Inghilterra e la correlazione di elementi di tipo finanziario, i quali sono essenzialmente l'Impero Britannico. Questo impero è modellato secondo l'antico esempio di Venezia, quella medievale, in cui un gruppo di banchieri, similmente a un'accozzaglia di parassiti, formarono una potenza imperiale, dopo aver trovato gli strumenti di governo appropriati. Così, ciò che la morte di Roosevelt segnò, fu l'abbandono dell'impegno ad eliminare dalla terra quel sistema.
Attenzione, però! Per sconfiggere Hitler, era stato necessario allearsi con la Gran Bretagna, addirittura forzandola, perché non ne aveva davvero intenzione! Agli esponenti dell'Impero piaceva Hitler! Lo avevano inventato, infatti! Era una loro creatura! Lo avevano posto al potere, con l'aiuto di alcuni americani: la banca Harriman, per esempio, perché nota per le sue politiche razziste di periodi precedenti. Il nonno dell'attuale presidente degli Stati Uniti, Prescott Bush, lavorando come segretario generale della Brown Brothers Harriman, firmò l'assegno che permise al partito nazista in bancarotta di risollevarsi! Furono la monarchia britannica e il suo rappresentante in Germania, Hjalmar Shacht, a porre Hitler al potere.
Dovendo sbarazzarsi di Hitler, ma non potendolo fare da soli, si raggiunse un'alleanza anche con l'Unione Sovietica. Durante la guerra fummo rallentati, poiché al nostro fianco c'era un alleato inaffidabile, la Gran Bretagna. Una volta, conobbi un generale tedesco, che era stato colonnello in Nord Africa; quest'uomo distinto era anche una autorità nel campo del diritto internazionale. Al mio primo incontro con lui, dissi: "Generale, Lei è d'accordo con me nel pensare che Montgomery fu il peggior comandante della Seconda Guerra Mondiale?" Al che, mi rispose: "Non può dire male di Montgomery. Mi salvò la vita!" Poi aggiunse: "Stavo comandando la retroguardia per Rommel, durante la ritirata dall'Egitto; se egli mai mi avesse preso al fianco, sarei stato ucciso!" [risate]
Così, se considerate chi fu Montgomery, riconoscerete che funzione svolse nel cosiddetto "Market Garden": prolungò la guerra in Europa per più di un anno, conducendo un'operazione della Prima Armata in un campo di battaglia le cui strade non reggevano le truppe mandate a soccorrere i paracadutisti là atterrati! E continuò in questo modo per un anno! La guerra sarebbe terminata entro la fine del 1944, senza Montgomery. Ma egli tenacemente continuò ad operare in quel modo, non soltanto perché era un pessimo generale, davvero incompetente, bensì perché egli era la persona in grado di applicare quel grado di incompetenza che Churchill desiderava: Churchill, infatti, aveva sostituito valenti comandanti britannici, per paura che essi contribuissero a vincere la guerra troppo presto.
Questo, quindi, è il tipo di problema che dovemmo affrontare. Che cosa avvenne dopo la morte di Roosevelt? Il suo programma per il dopoguerra puntava ad alcune realizzazioni a livello mondiale che i Britannici erano assolutamente determinati ad impedire: avrebbe teso ad eliminare il colonialismo, e tutte le sue manifestazioni secondarie. Il suo discorso di Casablanca, con il quale si confrontò direttamente con Churchill, è esplicito. Egli disse: "Considera questa parte di Africa! Che cosa possiamo farne nel dopoguerra? Che cosa possiamo fare per ricostruire questa regione?" Il messaggio fu chiaro: la sua politica sarebbe stata quella di eliminazione dell'Impero Britannico, ovvero del colonialismo.
Allora, quando tornai a Calcutta, con Truman come nuovo presidente, vidi già in atto il cambiamento. Lo vidi attraverso l'Asia sudorientale: le truppe giapponesi coinvolte s'erano arrese davanti alle forze di Ho Chi Minh, il quale era stato un alleato di Roosevelt. I Britannici ordinarono che le truppe giapponesi fossero liberate dai campi di prigionia, fossero loro restituite le armi, e fosse loro permesso di rioccupare l'Indocina. La ricordate questa storia? A che cosa portò? Alle guerre della Francia, e altri conflitti.
Che cosa dire degli Olandesi? Che cosa fecero quei dannati Olandesi in Indonesia, con gli stessi metodi? Una lunga guerra, per sopprimere e soffocare, laddove avrebbe dovuto esprimersi uno sviluppo umano. La promozione delle divisioni, la guerra civile, in India. Analogamente, così anche in Africa! Ecco, l'Africa è il pessimo dei casi! Ciò che i Britannici hanno fatto in Africa è uno dei peggiori crimini contro l'umanità che si potessero immaginare, Tutto cominciò con Kitchener, nel 1898.
Questa è la storia.
Ora, la concezione rooseveltiana e l'alleanza da lui stabilita erano basate su alcuni punti d'interesse per il dopoguerra. Il primo punto era quello di condurre la Russia e la Cina, benché essa fosse in quel momento una nazione smembrata, in un blocco costituente le Nazioni Unite. Questo organismo avrebbe dovuto essere un foro d'incontro, per coordinare la liberazione delle aree vittime del colonialismo, o altre azioni simili. Costruire nuove nazioni, e assisterle nel loro primitivo sviluppo affinché diventassero davvero nuove nazioni. L'obiettivo sarebbe stato quello di costruire una comunità di stati nazionali sovrani planetaria, caratterizzata da una sovranità perfetta, ma legata assieme dalle indicazioni tratte dalle lezioni imparate con la guerra appena terminata: avremmo dovuto vivere in armonia, raggiungendo i comuni scopi dell'umanità, gestendo le cose dall'alto; avremmo dovuto creare una comunità di nazioni la cui forza avrebbe prevenuto ogni cosa contraria al raggiungimento di quei fini.
Purtroppo, subendo un programma britannico, dettato agli Stati Uniti da elementi influenti di New York e di altri centri di potere, adottammo la politica opposta.

In prima istanza, su insistenza di Churchill, ci comportammo con l'Unione Sovietica come se le avessimo dichiarato guerra. Bertrand Russell, un grande liberale, arrivò a proporre una guerra preventiva con bombe nucleari. In realtà lo aveva proposto ancor prima di questa occasione, ma ora lo fece per iscritto. Propose che se ne occupassero gli Stati Uniti, anche se questi non disponevano ancora di simili armi, poiché gli unici due prototipi di bomba atomica erano stati usati sul Giappone. Gli attacchi a Hiroshima e Nagasaki furono assolutamente non necessari, poiché il Giappone s'era già arreso: le condizioni della resa, infatti, erano state trattate da Hirohito con il Vaticano. Ma sotto la pressione di Churchill e della Gran Bretagna, il governo di Truman non aveva proceduto ad accettare la resa giapponese. Non avrebbe dovuto far altro che assimilare quanto negoziato dall'ufficio per gli affari speciali del Vaticano, il cui responsabile era il futuro Papa Paolo VI; non avrebbe dovuto far altro, durante i negoziati della resa, che prestare attenzione ad una condizione, e cioé a trattare con il Mikado, l'ufficio dell'Imperatore del Giappone. Ciò gli avrebbe conferito l'autorità necessaria ad ordinare il cessate il fuoco alle truppe giapponesi. Ma non lo fece.

Il Giappone era sconfitto! L'isola principale era posta sotto un blocco impenetrabile, imbottigliata dall'aviazione e dalla marina degli Stati Uniti. Né rifornimenti, ne risorse d'alcun tipo potevano passare il blocco, determinandosi la condizione di completa disfatta, di collasso nazionale. Ma la guerra fu prolungata senza alcuna necessità, soltanto per compiacere i Britannici!

Tornando all'Unione Sovietica, in questa nuova fase procedemmo dimostrando ostilità. Si riteneva, infatti, che l'Unione Sovietica non avesse la capacità di sviluppare armamenti nucleari, in tempi tali da poter rispondere adeguatamente all'attacco voluto dalla Gran Bretagna. Una volta scoperto, intorno al 1948, che invece ne era in grado, la cricca di Russell e Churchill dovette in qualche modo cambiare mira. Questo pose fine al governo di Truman, perché non più utile.

A parte questo cambiamento, la politica rimase la stessa: ritornare all'Impero Britannico! Questo impero era stato fondato, in verità, con il Trattato di Pace di Parigi del 1763, quel trattato che aveva spinto i patrioti negli Stati Uniti a riconoscere che presto o tardi avrebbero dovuto combattere per liberarsi da questa nuova struttura imperiale, arrivando dunque alla Rivoluzione Americana. Già da allora, soltanto i traditori e i parassiti della nostra nazione si erano sentiti fedeli alla corona britannica. Quale tragedia se il mondo avesse dovuto vivere sotto il giogo dell'Impero Britannico! Così noi - come nazione, appunto come Stati Uniti - eravamo giunti a minacciare l'Impero. Non solo, avevamo affrontato anche gli agenti britannici operanti in seno alla nostra nazione, cioé i Confederati! Che erano una creazione di Lord Parlmerston, esponente di spicco dell'Impero.

Eravamo riusciti a sconfiggerlo, e a sviluppare una nazione sull'intero continente. Questa era sempre stata la nostra politica, sin dalle origini; in quell'occasione, avevamo accettato i confini col Canada e col Messico, estendendoci fino a dove gli oceani, a est e a ovest, ci avrebbero concesso. Eravamo occupati a svilupparci in uno stato nazionale sovrano e continentale.

Ci eravamo infine riusciti, per mezzo delle ferrovie, e di simili costruzioni. Inoltre, per mezzo dell'immigrazione europea e da altre parti del globo, intere regioni, negli attuali Stati del Dakota e del Nebraska, furono sviluppate da colonie di tedeschi, per esempio. A questi agricoltori erano state assegnate delle terre ed era stata prestata la necessaria assistenza. Le ferrovie avevano svolto l'importante funzione di sostegno. Così, in breve tempo, eravamo diventati la nazione più potente tra gli stati nazionali del mondo! E questo, nelle condizioni di una guerra civile.

Che effetto avevamo avuto in Europa? La nostra esperienza aveva scatenato un desiderio di libertà dall'Impero Britannico. Sto parlando della fine di Napoleone III. Sto parlando della Germania che, per mezzo di Bismarck, aveva risposto al successo americano sfidando l'Impero Britannico, piuttosto che con la guerra, perseguendo lo sviluppo economico. Sto parlando della Russia di Mendeleyev, il grande scienziato che, di ritorno dalla Convenzione di Philadelphia del 1876, convinse lo zar a costruire la famosa ferrovia transcontinentale. La Germania aveva deciso di unire con i binari Berlino e Baghdad, ma i cambiamenti avevano infine riguardato anche l'assetto giuridico del Paese, proprio con le riforme bismarckiane del 1977-1879 apportate con il consiglio diretto degli Stati Uniti, cioé dei circoli americani più influenti appartenenti alla tradizione di Lincoln.

L'Impero Britannico non aveva gradito. Essenzialmente per questo motivo: se le nazioni dell'Europa, addirittura le nazioni dell'Eurasia avessero sviluppato i propri territori con le infrastrutture ferroviarie, specialmente con quelle transcontinentali mutuate dall'esempio americano, allora i trasporti e i commerci dei beni sulla lunga distanza avrebbero potuto avvenire in modo più efficiente per terra che per mare! Questo era stato il loro problema.

Con il controllo di quanto avviene internamente al proprio territorio, con lo sviluppo della scienza e della tecnologia moderne, quei Paesi avrebbero evitato metodi inefficienti di trasporto; e ogni centimetro di movimento merci, compiuto per terra e con grande organizzazione, avrebbe significato per essi un aumento dei poteri produttivi della propria economia nazionale! I trasporti marittimi, invece, non coinvolgendo il territorio di un Paese e le popolazioni ivi stanziate, non avrebbero per loro stessa natura contribuito in alcun modo a migliorare l'economia. Ecco la frode della geopolitica.

 

Ora, noi siamo entrati in un'epoca tecnologica, in cui sono disponibili tecniche come la levitazione magnetica, e sono realizzabili progetti come quelli precedentemente ricordati da Helga. Abbiamo raggiunto un potenziale tecnologico per il quale sono ora realizzabili progetti e sistemi che permettano  di trasformare territori precedentemente ritenuti non sviluppabili o privi di attrattiva in zone ricche e abitabili. Abbiamo la capacità globale di trasformare il pianeta stesso, incrementando la potenza produttiva del lavoro, la capacità di sopravvivenza, i livelli di vita, in una maniera che non ha precedenti nella storia umana! Per mezzo di nuovi metodi di trasporto di massa, con la dovuta enfasi sulla tecnologia di estrazione della potenza nucleare per mezzo di forme superiori alla fissione, con nuovi metodi di produzione di isotopi, ecc. possiamo dominare aree precedentemente non raggiungibili, ma che nascondono le materie prime di cui abbisognamo, rispondendo nel contempo alle grandi esigenze delle vaste popolazioni (India, Cina, ecc.) arretrate. Con nuovi materiali e nuove tecnologie, possiamo procedere ad assicurare la destinazione di tali risorse allo sviluppo di tutte le nazioni, per quanto povere esse siano. Il potenziale c'è: l'abbiamo davanti agli occhi.

Esso, naturalmente, rappresenta una minaccia esistenziale per l'Impero. Gli Stati Uniti nel 1945 erano la nazione più potente in assoluto, anche sul piano storico; ora sono un relitto. Se non fosse per l'arsenale nucleare, pochi nel mondo li temerebbero. Chiaro? Sono un relitto. La questione, allora, è: poiché sin dal 1648, cioé dalla Pace di Westfalia, l'obiettivo di pace ha coinciso con lo sviluppo di stati nazionali sovrani in tutto il mondo, come è stato dimostrato in Europa, negli Stati Uniti, e altrove, dobbiamo tenergli fede anche ora. Non dobbiamo fare altro che continuare il lavoro. Attenzione, però! Il significato di questa operazione, il suo vero obiettivo di una tale costruzione politica a livello mondiale, è minacciare l'esistenza dell'Impero, come sistema, in qualunque forma esso appaia. Dunque, ciò che gli Stati Uniti rappresentarono con Roosevelt, fu la più seria minaccia che l'Impero Inglese avesse mai dovuto affrontare. [Potete stare certi che] ogni evento malvagio, di una certa importanza a livello mondiale, dal giorno della morte di Roosevelt fu dovuto al risultato dell'azione di forze individuabili negli ambienti Liberali anglo-olandesi, sia in Europa, sia - tramite alcuni traditori - nella mia nazione. Tra questi traditori, vi sono anche alcuni ex presidenti, e alcuni idioti, come il presidente ora in carica.

Ne consegue che il tema geopolitico è immutato. Tuttavia, non dobbiamo fissarci sulla contrapposizione geopolitica tra potenze terrestri e potenze marittime. Dobbiamo invece tener presente che il secolare dominio esercitato per mare s'è esaurito grazie al progresso tecnologico. Con la tecnologia ora disponibile, insomma, possiamo sviluppare i territori nazionali per via terrestre, invece che per mare, e con maggior efficienza e potenza. Oh, naturalmente useremo gli oceani! Essi, infatti, contengono ingenti quantità di minerali, di cui abbiamo bisogno. Li useremo anche per altri scopi e in altri modi. [Dobbiamo anche ricordare che] la potenza produttiva del lavoro non risiede semplicemente nelle popolazioni, ma nello sviluppo dei popoli: lo sviluppo della loro tecnologia, della loro libertà di inventare, della loro potenza di condurre scoperte scientifiche, del godimento di ogni miglioramento.

Questo è il nostro lavoro, la nostra battaglia.

Questo è stato il punto caldo che motivò le guerre! Sin dal Rinascimento nel Quattrocento, la ragione delle principali guerre europee è stata questa! E' necessario bloccare il sistema dell'imperialismo, in qualunque  forma esso di manifesta: che sia l'antico imperialismo persiano, o l'imperialismo dell'antica Roma, o l'imperialismo bizantino, o il sistema delle Crociate dovuto all'alleanza tra Venezia e i Normanni, o il più recente esempio britannico. La sfida dell'umanità più vera è, pertanto, quella di diventare umani: dobbiamo sbarazzarci di questo fattore imperiale.

L'imperativo è la creazione di una comunità di stati nazionali, basata sull'impiego della cultura dei popoli e sul suo sviluppo, affinché essi possano partecipare in condizioni paritetiche al lavoro della comunità stessa. Dobbiamo sviluppare l'uomo, così come esso è passibile di sviluppo.

 

Questo è ciò che riguarda la crisi. Non dobbiamo cercare cause recenti. Non dobbiamo pensare a date recenti, nemmeno alla data della morte di Roosevelt. Il problema, già, c'era. Il problema è la crisi che da lungo tempo affligge l'umanità tutta, perlomeno da che ne conosciamo sufficientemente la storia; ad esempio, per quanto riguarda l'Europa, dal 700 a.C.  circa.

Nello specifico, però, la crisi che affrontiamo oggi fu generata dalla Guerra Fredda. Gli Stati Uniti continuarono a prosperare, tra alti e bassi, fino all'assissinio di John F. Kennedy. Continuarono a progredire, per certi versi; ma il punto cruciale è quello. Non v'è bisogno di discuterne. Quello fu l'inizio della cosiddetta "Guerra Fredda", ovvero la guerra di ricolonizzazione e la ricerca di un conflitto con l'Unione Sovietica, tutta roba insensata. Il biasimo, dunque, non va a Stalin, ma al versante britannico.

Quello è l'inizio della crisi odierna: la questione geopolitica, infatti, fu il pallino di Londra e di certe forze basate a New York, che noi associamo all'oligarchia finanziaria, ovvero alle persone che sostennero Hitler. Gli Stati Uniti, forti come erano divenuti sotto Roosevelt, non avrebbero potuto essere vinti o riconquistati per via militare. Essi avevano il massimo potenziale produttivo della storia, e il mondo era stato sconvolto dalla guerra. L'Europa aveva bisogno degli USA, per la ricostruzione. Così anche l'Unione Sovietica, e la Cina, ecc.

Per tanto, procedemmo per intoppi e iniziative, fino all'assassinio di John F. Kennedy. Non fu colpa di Oswald, né un suo errore, né l'errore di alcuna parte in gioco. Quell'assassinio fu intenzionale. E l'intenzione fu la distruzione degli Stati Uniti. John F. Kennedy, distinguendosi dal padre, era divenuto presidente in piena immersione nella tradizione rooseveltiana. Aveva condotto la propria campagna in modo da ravvivarla.

La fase dal 1945 al 1964, cioé fino al suo assassinio e agli sviluppi ad esso legati, fu un periodo in cui gli Stati Uniti conservavano la grande potenza economica, con i livelli di vita ancora in crescita. Nel frattempo, però, qualcosa di differente ebbe origine, in coincidenza dell'assassinio, a cui possiamo imputare la crisi di oggi. Le radici della crisi erano già presenti, perché il conflitto tra USA e Impero Britannico veniva da lontano, ed era stato esacerbato dalla vittoria di Lincoln sulla marionetta dell'Impero, la Confederazione Sudista. La possibilità di corrompere l'economia americana e mandare in rovina il sistema americano si ebbe con la morte violenta di Kennedy.

Lo sapete: entrammo in guerra in Indocina, senza alcuna dannata buona ragione per farlo! Scelta la politica sbagliata, cercammo di farla ingoiare a Ho Chi Mihn. Ma lo trovammo un uomo favorevolmente disposto verso gli Stati Uniti, perché era stato alleato di Roosevelt! Se lo avessimo trattato decentemente, ci avrebbe rispettati. Vi sarebbero state, forse, certe difficoltà, ma la diplomazia esiste proprio perché esistono le difficoltà. La sola presenza di difficoltà non giustifica la rinuncia alle vie diplomatiche.

Con quella guerra, compimmo un atto molto simile a quello dell'Impero Persiano nei confronti di Atene.
Parlo del momento in cui Atene commise un crimine di guerra, prendendosela con gli abitanti dell'isola di Melo e aprendo le porte al sofismo, che fu lo strumento con cui l'Impero Persiano, già sconfitto per mare e per terra, conquistò Atene.

Nella storia dell'umanità, sin dall'emergere della civiltà europea (700 a.C. circa) nei territori della Grecia e della Cirenaica, sin dalle alleanze tra Egizi, Ionici ed Etruschi, la civiltà stessa considerata nelle sue caratteristiche peculiari e uniche, che la fanno 'europea', è andata subendo la conseguenze distruttive di simili metodi di perversione o corruzione interna. Il metodo più frequentemente usato è quello delle guerre prolungate, come appunto quella del Peloponneso, priva di senso e scopi: senza scopi morali; senza obiettivi di tipo strategico. Le guerre dovrebbero essere cominciate con grande riluttanza, ma con grande prontezza se si rivelano inevitabili: si entra in guerra e se ne esce il più presto possibile. Si dovrebbe impedire che una nazione combatta una guerra per due, tre anni. Si dovrebbe puntare alla brevità! L'arma più potente di oggi, infatti, è la buona diplomazia. Non vi sono condizioni o conflitti su questo pianeta, che non possano essere affrontati in modo generale con la diplomazia, o temperati con una buona diplomazia, compreso l'enorme caos nell'Asia Sudoccidentale.
Ma torniamo a quella guerra. Dopo di essa, ci toccò di sorbire i sessantottini: questo è un tema piuttosto delicato in Europa, così come negli Stati Uniti. Chi sono i sessantottini? Partendo dai primi anni Cinquanta, e da due libri piuttosto popolari a quel tempo: "Colletti bianchi" è il primo; l'altro è "L'uomo dell'organizzazione". I figli di una certa sezione della mia generazione, negli Stati Uniti, furono educati con una certa ideologia, perché i loro genitori erano condizionati a farlo: questi figli costituirono la generazione dei Figli del Boom economico, i baby-boomers. Non parlo di una generazione in senso biologico, piuttosto in senso culturale: una generazione culturale, oppure - come usavo dire - una de-generazione culturale.
Questa generazione, dal punto di vista strategico, è caratterizzata da peculiarità che non si trovano altrimenti nella storia, perlomeno per quel che conosco della storia degli Stati Uniti dal tempo in cui un mio avo vi mise piede nella prima parte del XVII secolo. Ogni tradizione culturale americana, così come europea, è stata originata a partire dalla considerazione che ogni individuo ha di sé come adulto: un adulto che avrà figli, i quali avranno altri figli, ecc. Così, la concezione più normale di amor proprio era sempre stata questa: essere sani, inseriti in una cultura sana. Poiché tutti si deve morire, e lo scopo della vita non è la morte (la quale non è che una contingenza della vita, ma non il suo scopo), si sa che lo scopo dell'esistenza è impiegare ciò che si ha, la vita appunto, per sviluppare sé stessi, in ciò che si pensa essere il bene, in ciò che potrà diventare un contributo, perlomeno per i propri figli e nipoti. Questa moralità elementare è universale, si trova ovunque nel mondo, ove vi sia moralità.
La generazione dei sessantottini non ebbe moralità. Questa generazione non è biologicamente intesa, ma come una generazione, quella dei "colletti bianchi", che raccolse gente educata nello stesso modo con cui i sofisti avevano educato l'Atene di Pericle. Questi individui erano stati educati con la corruzione, una forma culturale di corruzione introdotta, con l'esistenzialismo, da soggetti come Hannah Arendt e Theodor Adorno, Bertold Brecht, ecc. in Germania. Questa corruzione, questa forma dionisiaca, nicceana di corruzione della cultura, negli Stati Uniti fu indotta come metodo di educazione e di conduzione della cultura famigliare. Ciò fu ottenuto in associazione con un periodo di "regno del terrore", che alcune persone designano con il termine di "maccartismo": si diceva che desiderando una buona carriera, o un posto di lavoro sicuro, o un vantaggio sugli altri, si sarebbe dovuti passare per l'università, poi essere assunti in luoghi in grado di offrirti un nulla osta di sicurezza; altrimenti non si sarebbe riusciti a costruire la famiglia desiderata. Come condizione per mantenere il nulla osta, sarebbe stato necessario comportarsi in un certo modo, specifico dei vari livelli sociali, sia dal punto di vista formale che per altri. La cosa più importante, poi, sarebbe stata l'istruzione dei fanciulli a non fare cose che avrebbero posto il reddito dei genitori, o dei loro padri, in pericolo. Altrimenti questo succulento reddito a disposizione della classe media sarebbe svanito!
Così la generazione, nella sua infanzia, subì l'effetto di un choc. Parlo di quelli nati tra il 1945 e il 1958. La cosa avvenne molto presto, quindi, poiché fu allora che gli adulti della classe dei colletti bianchi si convinsero dell'idea di "avercela fatta". Essi non si sentivano come i "colletti blu", che ritenevano inferiori: agricoltori, operai, ecc. "Oh, ma quelli sono inferiori. Noi siamo la generazione d'oro. Noi lavoriamo nelle grosse aziende, noi siamo i colletti bianchi. Siamo ingegneri, siamo questo, siamo quello! Ce l'abbiamo fatta! Siamo la generazione d'oro!" Gli adulti finirono per inculcare questa idea nella generazione dei loro figli, facendone un standard ideale di dinamica.
Questo processo ebbe una battuta d'arresto, perché la depressione economica del 1957-1958 rovinò la festa ai genitori dei futuri sessantottini.
In Europa e negli Stati Uniti si ebbe l'esplosione sessantottina esattamente per le stesse ragioni. Questa esplosione era stata orchestrata da tempo, sin dal primo dopoguerra, come operazione atta a distruggere la cultura. Pensate alla rivista Paris Review, per esempio: essa è una delle più abominevoli espressioni di questo tentativo di distruggere sistematicamente la cultura, portato avanti da persone che ancora oggi rimangono mie dirette nemiche: John Train e i suoi soci, per esempio.
Così, ci distrussero. La generazione ora al potere è quella che odiava i colletti blu! I giovani sessantottini odiavano i colletti blu! Odiavano l'industria. La tecnologia, la cultura classica. Dal 1968 in poi, essi distrussero il Partito Democratico degli Stati Uniti, a causa della divisione tra colletti blu e colletti bianchi all'interno del partito stesso su temi come la Guerra del Vietnam. Questa divisione portò alla distruzione del Partito Democratico! Come regalo, ci toccò Nixon e la sua Amministrazione, la quale fu il veicolo con cui si procedette alla distruzione dell'economia americana. Dal suo insediamento, o poco dopo, Nixon disse di essere un uomo di Adam Smith; questo fu l'inizio di tutto, il segnale di partenza. Da allora il processo non s'è arrestato.
Abbiamo avuto, quindi, una serie di periodi storici significativi. Ora li identifico. Ricordate che lo sfondo degli eventi è la guerra prolungata in Indocina (1964-1975). Questa guerra fu il segno che produsse la 'generazione dell'odio', altro nome dei sessantottini. Questi dicevano "no al nucleare, no alla tecnologia, no agli investimenti nelle infrastrutture. Vogliamo fumare spinelli e prendere l'LSD. Vogliamo tenerci la nostra stravagante vita sessuale. Abbiamo inventato nuovi sessi - li vogliamo provare tutti quanti."
D'altra parte, permettendo la fluttuazione del dollaro, che cosa si voleva? Rotto il sistema di Bretton Woods, cominciammo il processo di liberalizzazioni, che è la radice della odierna distruzione del sistema economico e finanziario. La cosa, naturalmente, vale soprattutto per l'Europa e gli Stati Uniti. Vi fu una seconda fase, in seguito: la distruzione dell'economia, il bello e il cattivo tempo della Commissione Trilaterale, ecc. Venne distrutta l'ossatura dell'economia. Una delle prime azioni in questo senso, fu l'organizzazione dell'"incidente" di Three Mile Island: si trattò di un'operazione orchestrata per abbattere dalle radici il settore nucleare. Queste sono le mosse impiegate, con cui fare i conti. Venne distrutto anche ogni metodo di stabilizzazione preposto da Roosevelt per proteggere l'economia interna. In altre parole, si inaugurò un regno dell'usura. Negli Stati Uniti furono cancellate dai libri di diritto le leggi anti-usura. Fu distrutto il sistema dei mutui immobiliari, in seno al quale tutte le politiche di edilizia privata erano state sviluppate nel primo dopoguerra. Anche il sistema delle banche immobiliari associato all'industria delle abitazioni, cedette, e abbiamo continuato su quella strada.
Arrivammo al 1981, dopo aver attraversato due fasi: la distruzione del sistema monetario internazionale, da cui le nostre vite avevano dipeso; la distruzione della spina dorsale della cultura politica-economica degli Stati Uniti.
Fu la volta di Reagan: per diverse ragioni molti democratici lasciarono il partito, per saltare dalla sua parte. Una di questa fu proprio l'odio per un partito impegnato a distruggere l'economia e la vita sociale della nazione.
Seguì un periodo di imperturbato collasso economico (1981-1987). Nell'ottobre 1987, nelle due prime due settimane, si ebbe una depressione alla 1929, dal punto di vista della borsa. Il collasso fu grosso quanto quello sotto la presidenza di Hoover. Fu allora presa una decisione. Paul Volcker, l'allora presidente della Riserva Federale, era indeciso sul da farsi. Ma Alan Greenspan, che era stato nominato a suo successore, disse: "Non mollate. Sistemerò tutto. Ci penso io." Si aprì un periodo di incertezza e di lunaticità, dal 1988 al 2007: durante il quale abbiamo distrutto la maggior parte dell'economia mondiale: l'economia fisica degli Stati Uniti, per esempio, l'economia industriale degli USA, da che cosa dipende? Dalle commesse militari, pensate ad Halliburton. La guerra in Iraq funge da collettore di denaro verso le aziende che producono materiale bellico, oppure per fare 'cose' militari, ma in borghese. Con tutte queste deregolamentazioni, abbiamo determinato un cambiamento nel carattere della società.
In mezzo a questo processo, voglio ricordare una cosa importantissima: ricordate il libro di Samuel P. Huntington, chiamato "Il soldato e lo Stato". Questo libro fa eco nient'altro che al sistema nazista, quello delle SS, oppure all'esempio meno recente delle legioni di Roma. Negli Stati Uniti, se ne parla come "la Rivoluzione negli Affari Militari". Che cosa succede? Si sta cercando di creare degli eserciti privati, in sostituzione dell'esercito tradizionale: questo è il motivo per cui non sono poi così tristi, quando ricevono notizia delle perdite in Iraq, poiché puntano proprio ad eliminare ogni traccia delle forze armate, esclusa l'aviazione e i settori ad essa associati. L'obiettivo di questo regime è avere sistemi di armamenti spaziali, in modo da decidere, da un qualunque luogo della Terra, come usare il monopolio di armi spaziali per annichilire una qualunque parte della razza umana. Si vuole un sistema spaziale, anche internazionale, che permetta l'esercizio della tirannia sul mondo intero, nello stesso modo in cui le legioni romane cercarono di controllare il mondo conosciuto.
Da quando Cheney fu nominato Segretario della Difesa, nell'Amministrazione di Bush padre, la politica è sempre stata quella: la Rivoluzione negli Affari Militari. Gente come George Shultz ne fa parte; Felix Rohatyn, un piccolo dittatore fascista nel mondo della finanza, anche. La Rivoluzione negli Affari Militari.
L'altro aspetto di questa cosa è la globalizzazione. La caratteristica che gli è più propria è la frode del cosiddetto "riscaldamento globale". Non esistono scienziati competenti che vi credano, a meno che non mentano sapendo di farlo. La "balla" è incredibile, nessuno scienziato competente potrebbe crederle. La "balla" contraddice tutta la scienza messa assieme, e non vi sono dati a suo sostegno. Ma dovete sapere che la filosofia verde, così come servì per distruggere il nucleare e altri settori in Germania, è ideologia fatta per colpire, come un'arma. Assieme alla Rivoluzione negli Affari Militari, essa caratterizza un cambiamento nella cultura della popolazione degli Stati Uniti e di altre nazioni.
Ci troviamo di fronte ad un'altra versione del culto dionisiaco di Delfi, già ricordato parlando della Paris Review, negli anni Cinquanta.
Stiamo parlando di ciò che il presidente Eisenhower, nell'ultima fase del suo mandato, definì "complesso militare-industriale". Il significato di questa espressione, in riferimento a ciò che la regia britannica aveva ottenuto con Truman dopo la morte di Roosevelt, è che siamo sulla strada dell'eliminazione dell'esercito nazionale da un bel po'! Stiamo eliminando l'esercito di cittadini, e stiamo consegnando sempre più leve di comando nelle mani di privati, nelle mani di enti sovrannazionali. Questa è la vera essenza dell'Impero! Questo è il Nuovo Impero, la nuova forma di ciò che Gibbon, nel suo libro Declino e Caduta dell'Impero Romano, propose al capo dell'intelligence britannica Lord Shelburne.
Lo torno a dire: il centro di tutto è il sistema liberale anglo-olandese, esemplificato dall'Impero Britannico. E' questo il problema.
Così, non dobbiamo pensare che le guerre attuali siano guerre tra nazioni. No. Non ci sono conflitti strategici tra nazioni; non è così che funzionano le cose. Ciò che guida questi conflitti è la lotta degli eredi dell'Impero per l'affermazione di una qualunque forma politica, purché imperiale. E' così dal Cinquecento, dal Concilio Ecumenico di Firenze. Dobbiamo fare i conti con la determinazione di alcuni ad eliminare dal pianeta l'istituzione dello stato nazionale sovrano, per stabilire un ordine chiamato "globalizzazione".
Vediamo la cosa in altro modo: perché l'Europa non funziona? Perché tutti quegli Stati messi assieme non funzionano? Perché il trattato di Maastricht, nella sua attuale forma, nell'Europa centro-occidentale, ha distrutto la sovranità effettiva di quegli stati-nazione. Alle decisioni sovrane, fondate sugli interessi nazionali, non è più riconosciuto alcun diritto, esercitabile dal popolo o dal governo. Questo è l'effetto di Maastricht. La grande riforma che sto proponendo, dunque, non potrà essere intrapresa in Europa centrale, né in Europa occidentale, da nessun governo: non può accadere, all'interno del sistema di Maastricht. Quegli Stati hanno perduto la propria indipendenza! La loro sovranità! Maastricht le ha falciate via. E Maastricht fu una proposta britannica, a cui la Gran Bretagna non ha mai lontanamente pensato di aderire. Fu pensata per il danno di altri, non per il proprio. Chiaro?
Non resta, quindi, che dipendere dalle nazioni che ancora conservano un certo senso della propria sovranità, combinato con la potenza, se vogliamo attuare quelle riforme che eliminerebbero tutto ciò che ha fatto fiasco, a livello generale, sin dalla morte di Franklin Roosevelt. Ecco la questione. Ecco la natura di ogni battaglia di rilievo su questo pianeta.
Dipendiamo, in primo luogo, dal successo nel rendere gli Stati Uniti in grado di riconoscere il proprio interesse. Il disegno di legge di protezione dei proprietari di casa e delle banche, che recentemente ho proposto, e che alcuni congressisti cominciano ad appoggiare, è il metodo più semplice per mobilitare il popolo americano affinché si riappropri della sovranità. In queste condizioni il Presidente della Russia ha cercato con assiduità di fondare una cooperazione con gli Stati Uniti, sin dal suo primo incontro con Bush. Putin ha perseverato con questa politica. In verità, alcune parti delle istituzioni americane, lo appoggiano, dando continuità alle discussioni con il governo russo. Rimarreste sopresi, all'udire i nomi delle persone coinvolte.
Soltanto se gli Stati Uniti riconosceranno il potenziale offerto da tale cooperazione, e pertanto stringeranno accordi con la Russia, quindi con l'India e la Cina, avremo la possibilità di realizzare un'iniziativa in grado di cambiare le regole del gioco, abbandonando la traiettoria verso il disastro, per passare ad un nuovo sistema. Non significa che stia proponendo un governo mondiale di quattro potenze: parlo di un atto di innesco sostenuto da quattro potenze, che sarebbero in seguito affiancate dalle altre. Di questo c'è assoluta necessità. Hanno bisogno di una forza che dia l'impulso, di un'autorità intorno alla quale raccogliersi e dire: "anch'io!" E' in questo modo che potremo usare le Nazioni Unite, nella veste con cui Roosevelt avrebbe inteso impiegarle: un veicolo per creare sul pianeta un esclusivo sistema di stati nazionali sovrani, e solo stati sovrani.
Ecco il problema. Bisogna tornare al giorno della morte di Roosevelt: questo è il problema! Ogni altra cosa rappresenta un diversivo, spesso impiegato da certa gente per cercare di distrarre la nostra attenzione dalle vere questioni.
Si associa a ciò un problema speciale. E' a questo punto che devo assumere un linguaggio più tecnico: non v'è modo, tra quelli concepibili, di salvare il sistema monetario e finanziario oggi esistente tra le nazioni, o anche solo di una nazione. Il grado di bancarotta che lo colpisce è tale che non si può pensare a tecniche di rifinanziamento, nemmeno di una sua parte, rimanendo nei suoi stessi termini. Solo una cosa rimane da farsi, e da quest'azione derivano le uniche cose che possano funzionare: è possibile - e doveroso - sottoporre a procedura di riorganizzazione fallimentare l'intero sistema monetario e finanziario internazionale.
Non è una cosa difficile da fare, tecnicamente. Poiché i sistemi sono intrecciati tra loro, non si può parlare di sistemi monetari-finanziari nazionali. Le banche americane, le banche europee non possiedono alcunché! Sono, in verità, controllate dagli speculativi hedge funds. Questi ultimi hanno trattato le banche come latrine, visitate una volta ogni tanto, per il proprio comodo! La banche non hanno risorse in sé stesse. Pertanto, non sarà questione di decidere quanti centesimi scambiare con un dollaro. E' una cosa impossibile. All'interno del sistema stesso non sono possibili riforme funzionanti. Non soltanto perché non è possibile avere successo su base nazionale, ma perché non sarebbe possibile nemmeno a livello mondiale. I monetaristi possono benissimo essere licenziati: non abbiamo più bisogno di loro. Anzi, vorremmo proprio metterli da parte!
Vorremmo, infatti, creare un sistema radicalmente differente. Il primo passo è questo: proteggere, anche se fallite, le banche che raccolgono risparmi e prestano denaro, o conducono affari simili con l'autorizzazione del governo. Anche di questo parla la mia proposta di legge federale, in protezione delle famiglie e delle banche. Tutti lo sanno: abbiamo bisogno di quel genere di banche. Da quelle banche dipendono le comunità locali, per condurre i propri affari. Senza di esse, le comunità non sarebbero operative.
In secondo luogo, i pignoramenti devono essere bloccati. Ma lo faremo direttamente? No. Non potremo occuparci di tutti, nei minimi dettagli! Procederemo semplicemente nel prendere quella massa di contratti di mutuo, e dichiararne il "congelamento". Tutto passerà sotto il controllo del governo federale. E lì giacerà per un pochetto. Nel frattempo procureremo che le famiglie che abitano nelle case interessate, ogni mese paghino una somma alle banche autorizzate, rimanendo nelle case stesse! Non ci preoccuperemo nemmeno di regolare i conti, poiché ci aspettiamo che il valore di quei mutui collasserà fino a un livello nettamente inferiore al presente. Ogni tentativo di annullare parte dei debiti, o di coprirla, non funzionerà. Il valore intrinseco di quei mutui, anche se non è noto, è certamente "molto in fondo", in basso da qualche parte!"

Tratto da www.movisol.org

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