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"Tassisti ignoranti, brutti e cattivi!"... Ma Cusano pensava a loro quando scrisse La Docta Ignorantia?
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Mi rifiuto di accettare l'idea che il modo in cui "si è" ci renda moralmente incapaci di diventare "ciò che dovremmo essere". (Martin Luther King)

  RIFLESSIONI, ARTICOLI, INTERVENTI di Claudio Giudici: 

Questo messaggio lo dedico ai folli.
A tutti coloro che vedono le cose in modo diverso.
Potete citarli. Essere in disaccordo con loro.
Potete glorificarli o denigrarli, ma l'unica cosa che non potete fare è ignorarli.
Perchè riescono a cambiare le cose.
E mentre qualcuno potrebbe definirli folli, io ne vedo il genio.
Perchè solo coloro che sono abbastastanza folli da pensare di poter cambiare il mondo, lo cambiano davvero.
(Mahatma Gandhi)

 

 

AMERICAN REVOLUTION


Coloro che professano di volere la libertà, ma deprecano l'azione politica, sono come gli uomini che vogliono il raccolto senza seminare, o la pioggia senza lampi e tuoni. Vogliono l'oceano senza il terribile brusio delle sue possenti acque. (Frederick Douglass)

SCIENZA

"Il selvaggio disprezza l'arte e riconosce la natura come sua assoluta sovrana; il barbaro deride e disonora la natura, ma, più spregevole del selvaggio, molto spesso continua ad essere schiavo del suo schiavo. L'uomo colto si fa amica la natura e ne rispetta la libertà, semplicemente frenandone l'arbitrio."
(Friedrich Schiller, Lettere sull'educazione estetica dell'uomo, n. 4)
 
 

 

Dal libro della Sapienza (6)
Chi cerca la sapienza la trova
[12]La sapienza è radiosa e indefettibile, facilmente è contemplata da chi l'ama e trovata da chiunque la ricerca.
[13]Previene, per farsi conoscere, quanti la desiderano.
[14]Chi si leva per essa di buon mattino non faticherà, la troverà seduta alla sua porta.
[15]Riflettere su di essa è perfezione di saggezza, chi veglia per lei sarà presto senza affanni.
[16]Essa medesima va in cerca di quanti sono degni di lei, appare loro ben disposta per le strade, va loro incontro con ogni benevolenza.
[17]Suo principio assai sincero è il desiderio d'istruzione; la cura dell'istruzione è amore;
[18]l'amore è osservanza delle sue leggi; il rispetto delle leggi è garanzia di immortalità
[19]e l'immortalità fa stare vicino a Dio.
[20]Dunque il desiderio della sapienza conduce al regno.
[21]Se dunque, sovrani dei popoli, vi dilettate di troni e di scettri, onorate la sapienza, perché possiate regnare sempre.

"Quid Veritas?" chiede Ponzio Pilato a Gesù Cristo.
"What is love?" chiede il principe Carlo d'Inghilterra al giornalista che chiedeva a lui e Diana se si amavano.
Verità ed Amore, così come la Libertà, la Giustizia, il Bene, il Bello, sono il Cerchio che al nostro occhio pare di avere tracciato. Credete veramente di essere in grado di tracciare un Cerchio? Sì, mi riferisco a quell'inesistente complesso di punti tutti equidistanti dal medesimo fuoco. Credete veramente di averlo tracciato col vostro bicchiere, col vostro compasso, con la vostra macchina ad altissima precisione? No, non lo avete tracciato. Al vostro occhio così appare, ma quello che siete riusciti a fare è solo un'approssimazione di ciò. Bene, se così è, se è impossibile creare il cerchio perfetto, è tuttavia inutile provarci? Se sì, la ruota - che abbiamo detto non potrà essere perfettamente circolare - non è una conquista per l'Uomo, che lo aiuta nella sua relazione con l'Universo? Certo che lo è. Trasferiamo ora tutto questo ragionamento attorno alle Idee di Verità, Amore, Giustizia, Bellezza, Libertà, Bontà.
"Così in terra come è in Cielo".



 

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Ponte di Sviluppo infrastrutturale globale 
di Lyndon LaRouche


Progetti ferroviari in Africa


Progetto ferroviario nei Balcani


Progetti ferroviari ed energetici nel Medio-Oriente




 

 

 

 

BREVE STORIA DELL'ECONOMIA MONDIALE DAL 1945 AL 2008


 

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28 aprile 2008

Wwf, Wto, Gore: come bloccare lo sviluppo

Ribaltare la politica dei biocarburanti di Al Gore

Il 14 aprile Lyndon LaRouche ha formulato una serie di proposte politiche per affrontare la grave minaccia della fame nel mondo, dovuta all’iperinflazione dei prezzi e agli ostacoli alla produzione:

* Ogni nazione deve avere il diritto di difendersi dalla fame, contrariamente ai diktat liberisti e genocidi imposti dal FMI e dalla Banca Mondiale. Questo comprende il diritto a stabilire il controllo sulle esportazioni, accordi da stato a stato, e ogni misura di regolazione dei prezzi che risulterà necessaria per garantire il nutrimento adeguato alla popolazione.

* Deve costituirsi un’alleanza di nazioni per adottare misure volte ad aumentare la produzione alimentare e metterla a disposizione delle nazioni più direttamente colpite.

* La politica dei biocarburanti promossa dall’agente britannico Al Gore dev’essere immediatamente ribaltata. E’ una politica che sta letteralmente strappando il pane di bocca a milioni di poveri devolvendo il 12 percento del raccolto mondiale di mais, e un’alta percentuale di quello di grano, alla produzione di biocarburanti che non solo sono inerentemente anti-economici ma anche uno spreco. Una politica del genere, che è solo l’ultima espressione della filosofia liberista nata in seno alla Compagnia delle Indie orientali britannica, produce inevitabilmente stermini di massa.

LaRouche in Messico: combattere il WWF e la WTO

In un discorso a Monterrey lo scorso 18 aprile, l’economista Lyndon LaRouche ha esortato la popolazione messicana ad unirsi alla lotta internazionale contro la scarsità di cibo, che è stata creata dal sistema del liberismo britannico. Ora che la crisi è esplosa, le nazioni stanno già abbandonando l’organizzazione per il commercio mondiale (WTO), il principale veicolo responsabile di questo disastro.

LaRouche ha parlato a diverse centinaia di studenti dell’Istituto per gli Studi Tecnologici Superiori (ITESM), ospite di due associazioni studentesche. Nei due giorni precedenti, LaRouche ha partecipato a due trasmissioni radiofoniche ed ha incontrato una commissione dello stato di Sonora impegnata a promuovere grandi infrastrutture idrauliche per combattere la siccità nella regione, che potrebbe essere trasformata facilmente in un grande polmone agricolo.

Il tema dell’acqua è stato al centro dei numerosi incontri di LaRouche, anche perché è l’unica prospettiva per un rientro ordinato di migliaia di messicani espatriati in cerca di lavoro negli USA.

L’opposizione ai progetti idraulici è guidata dal WWF, che conduce una crociata per "preservare la terra", ad uso e consumo di ambienti oligarchici che se ne arrogano il possesso. Questo comporta non solo il "controllo" dello sviluppo demografico ed economico, ma politiche sostanzialmente miranti a diffondere guerre e carestie.

Cinicamente, il WWF ha lanciato un programma chiamato "adotta un vampiro", nella pagina Gift Center del suo sito. Si tratta di un pipistrello che succhia sangue alle proprie vittime, ed al tempo stesso secerne un anti-coagulante che fa scorrere meglio il sangue che esce. C’è una metafora migliore del liberismo che si avvale dell’ideologia ecologista?

La guerra del WWF contro lo sviluppo

Sul sito www.worldwildlife.org, sotto "Where We Work", c’è una cartina del mondo che riporta le 19 aree prioritarie in cui il WWF si ripromette di ridurre o di escludere in blocco l’attività umana in nome della "conservazione ambientale".

Si legge: "Questi 19 luoghi spettacolari comprendono le foreste tropicali più grandi e intatte, i sistemi più diversi di acqua dolce, le barriere coralline più variegate, i deserti biologicamente più significativi e le zone di pesca più produttive".

Non sorprenderà che queste sono le regioni in cui il movimento di LaRouche propone dei grandi progetti di sviluppo. Un esempio è il bacino dello Yangtze, su cui è sorta la diga delle Tre Gole, che impedisce alluvioni disastrose e porta l’acqua verso nord. Il WWF ammette che il sistema dello Yangtze fornisce l’acqua ad un terzo dei cinesi, ma sostiene comunque di volerlo sotto la sua "tutela".

Tra le altre zone c’è lo stretto di Bering, dove dovrebbe sorgere un tunnel di collegamento intercontinentale. Nel golfo del Messico ci si ripromette di limitare la pesca, in una zona da cui proviene il 60% del pescato messicano. Inoltre si prevede di bloccare il Piano idraulico del Nordovest in Messico, che porta la sigla PLHINO,

che consentirebbe il raddoppio della produzione cerealicola del paese.

Ma il grosso delle "riserve" il WWF se le vuole costruire in Africa: il bacino centrale del Congo, il deserto della Namibia, e la costa orientale con tutto il Madagascar.

In Asia il WWF ha messo gli occhi sul Fiume Amur, sul quale si ripromette di non far costruire nemmeno una diga lungo i 4300 chilometri del suo percorso. Lo stop alle dighe e al trasporto fluviale vale inoltre per tutto il Mekong che dal Tibet arriva fino al Laos, Myanmar, Tailandia, Cambogia e Vietnam.

Abolire la WTO per sfamare il mondo

Tredici anni fa, nel 1995, 10 anni di discussioni sulle riforme dell’agricoltura in chiave liberista, condotte sotto l’egida dei GATT, sfociarono nella creazione della World Trade Organization (WTO). La politica seguita, com’era prevedibile, ha condotto all’attuale gravissima crisi alimentare. La WTO dev’essere abolita. E stata fin dall’inizio un meccanismo perverso, ma i governi mondiali sono stati minacciati, ricattati e corrotti perché l’approvassero, sotto la sapiente regia di ambienti impegnati a sovvertire le nazioni e ad a fomentare la riduzione demografica.

La regola di fondo della WTO è semplice: con il pretesto di favorire "il libero commercio e l’accesso ai mercati mondiali", alle nazioni è proibito mantenere proprie riserve alimentari, garantirsi l’autosufficienza alimentare, garantire l’esistenza alle attività agricole proprie e applicare dazi alle importazioni. La cosa è poi decisamente degenerata nella follia dei biocarburanti inscenata da Al Gore insieme alla campagna per "salvare il pianeta". Il relatore speciale dell’ONU Jean Ziegler ha perfettamente ragione quando afferma che usare il cibo come carburante è un crimine contro l’umanità.

Per comprendere meglio i crimini della WTO basta rifarsi alle epoche e ai luoghi in cui la produzione agro-industriale è stata dirigisticamente promossa: dalle misure contro la depressione negli Stati Uniti degli anni Trenta, alla ripresa agricola europea del dopoguerra, al programma per l’autosufficienza alimentare dell’India, varato non appena il paese ottenne l’indipendenza dall’Impero Britannico.

Nei decenni successivi però si cominciò a perdere il passo riducendo i livelli di prodotti alimentari disponibili. Dall’inizio degli anni Settanta si sono affermati i cartelli dell’oligarchia anglo-olandese che hanno sempre più egemonizzato il settore alimentare. Si susseguirono campagne, e furono create apposite organizzazioni, per imporre l’idea secondo cui la fame nel mondo è qualcosa di inevitabile, proprio in barba ai concreti successi ottenuti nei periodi precedenti. Regioni agricole molto produttive furono ridotte all’abbandono nelle Americhe, in Europa e Australia.

Oggi un settimo della popolazione mondiale non ha il cibo sufficiente per sopravvivere. Da 20 anni la produzione di grani di vari tipi (riso, grano, mais, ecc.) continua a ridursi senza essere compensata da altri alimenti base. In 12 degli ultimi venti anni la produzione è stata inferiore al consumo complessivo. Le riserve continuano a ridursi paurosamente e quest’anno dovrebbero toccare il minimo degli ultimi 25 anni.

Personalità internazionali, tra cui esponenti della FAO e dell’ONU, si rendono conto che l’incapacità di risolvere l’attuale crisi mondiale è un crimine contro l’umanità. Non riescono però ad affrontare il problema dell’influsso che l’apparato liberista britannico esercita a livello sistemico (il tema è approfondito in un servizio della rivista Executive Intelligence Review del 25 aprile, pubblicato in anteprima qui http://www.larouchepac.com/news/2008/04/12/british-genocidal-food-policy.html).

L’EIR propone un "Maglev lombardo" per Milano Expo

Il 18 aprile Andrew Spannaus dell’EIR è stato invitato a presentare un’analisi delle prospettive politiche ed economiche degli Stati Uniti nel prossimo periodo all’assemblea annuale del Consorzio Brescia Export. Il Consorzio, di cui è presidente il Dott. Sandro Bonomi, raggruppa piccole e media imprese di vari settori, dalla meccanica e la mettalurgia al settore alimentare. Spannaus aveva già parlato allo stesso Consorzio nell’aprile 2000, quando la bolla della cosiddetta New Economy aveva raggiunto il suo picco. In quell’occasione il rappresentante dell’EIR aveva avvertito che la bolla sarebbe scoppiata, e che serviva la Nuova Bretton Woods proposta da Lyndon LaRouche. Questa volta, Spannaus ha salutato la fine della bolla successiva, quella dei mutui subprime, spiegando che siamo alla fine del processo che ha generato queste bolle, e urge più che mai prendere misure rooseveltiane per salvare l’economia. Questo è il vero punto centrale della campagna elettorale americana, dove le beghe sulle gaffe verbali e altri aspetti secondari vengono alimentate dai mass media per offuscare la discussione più importante: come una prossima amministrazione democratica dovrà intervenire per porre fine alla politica di globalizzazione finanziaria degli ultimi decenni, e instaurare un nuovo processo di cooperazione tra le principali potenziali mondiali.

Concludendo il suo intervento, Spannaus ha proposto un nuovo grande progetto che potrebbe iniziare una rivoluzione infrastrutturale in Lombardia, per poi essere estesa al resto d’Italia: la costruzione di una linea veloce utilizzando il treno a levitazione magnetica (Maglev) che collegherebbe l’aeroporto di Malpensa con Milano, Bergamo e Brescia. L’assegnazione dell’Expo 2015 a Milano rappresenta l’occasione perfetta per coalizzarsi intorno ad un progetto che potrebbe marcare un cambiamento dell’attuale trend che vede scomparire l’industria a favore dei servizi e delle attività commerciali. Milano, piuttosto che accelerare la sua trasformazione verso la meta della città ‘post-industriale’ con i progetti edilizi a favore della moda e del design, potrebbe diventare la punta dell’alta tecnologia in Europa, un continente in cui nessuno ha avuto il coraggio di costruire una tecnologia che i cinesi utilizzano già a Shangai. Il tratto Malpensa-Bergamo-Brescia potrebbe essere la testa di ponte di una linea Maglev che, in un futuro prossimo, potrebbe estendersi a Torino e Venezia e lungo tutto il corridoio 5 Lisbona-Kiev.

L’agenda del nuovo governo italiano

La maggioranza uscita dalle urne ha un’occasione unica per mettere in moto delle riforme, ma non quelle invocate dal Financial Times e dalle sue grancasse italiane, bensì quelle conformi alla ricetta "larouchiana": credito pubblico per infrastrutture, congelamento dei mutui, innalzamento di una "muraglia" tra le banche e gli

hedge funds, protezione dell’industria e iniziativa internazionale per una Nuova Bretton Woods. Questa ricetta corrisponde grosso modo alle intenzioni espresse da Giulio Tremonti nella campagna elettorale, anche se sulla "muraglia" il ministro dell’Economia in pectore non si è ancora espresso. I primi cento giorni, come si sa, sono cruciali per lo stato di grazia tra il governo e l’elettorato. Nel passato, tutti i governi, indistintamente, hanno sprecato questa opportunità dedicandosi generalmente a propiziare i "poteri forti", stringendo compromessi che inevitabilmente ne castravano la potenzialità di agire per il bene comune. Stavolta, si può contare sul vasto sostegno riscosso da Tremonti per le sue idee anti-mercatiste nella campagna elettorale, per rompere con la tradizione. Roosevelt varò i principali decreti del New Deal durante i primi cento giorni, e capovolse la situazione economica. O il governo italiano farà lo stesso, o sarà l’Italia a capovolgersi.

L’esordio post-elettorale di Tremonti a Parigi, ad un convegno dell’Aspen Institute Italia intitolato "Europa, USA, disordine globale e nuova Bretton Woods", è promettente ma non sufficiente. Tremonti ha stracciato il piano del Global Financial Stability Forum, definendolo "un’aspirina per un malato grave", e ha chiesto di stabilire se i salvataggi delle banche e gli interventi delle banche centrali che acquistano la "monnezza" dando in cambio buoni del tesoro siano "aiuti di stato". Tremonti ha rilanciato la sua idea di "eurobonds" per finanziare le grandi infrastrutture. Un’idea interessante, che si basa sul principio del credito pubblico hamiltoniano, ma che non funzionerà perché un governo europeo e un bilancio europeo non esistono. Se però Tremonti sta costruendo delle sponde per rilanciare la nuova Bretton Woods, allora l’iniziativa può avere una sua utilità.

Resistenza africana contro la ricolonizzazione britannica

In Africa si sta formando una resistenza contro la manovra britannica per ricolonizzare il continente, in particolare prendendo di mira i presidenti del Sud Africa Thabo Mbeki e dello Zimbabwe Robert Mugabe. Per gli inglesi sopraffare lo Zimbabwe rappresenta una prova di forza: tutte le nazioni africane dovrebbero a quel punto capire che è inutile resistere alla richieste di deregolamentare le proprie economie. Se ci provano finiranno sotto lo schiacciasassi degli attacchi politici a cui vedono ora sottoposti Mugabe e Mbeki.

I 14 paesi della Comunità di sviluppo sudafricana (SADC), nonostante le pressioni politiche ed economiche a cui li ha sottoposti il premier britannico Gordon Brown, si sono rifiutati di esprimere una denuncia contro lo Zimbabwe e il presidente Mbeki, che la SADC ha designato come mediatore tra il governo dello Zimbabwe e l’opposizione.

Il 16 aprile a New York Mbeki ha snobbato il primo ministro britannico cancellando un incontro in programma proprio prima del vertice del Consiglio di Sicurezza dell’ONU presieduto dallo stesso Mbeki. Al vertice, Mbeki ha rincarato la dose, cancellando la questione dello Zimbabwe dall’ordine del giorno, costringendo di conseguenza Brown ad un intervento estemporaneo per esprimere il livore britannico contro Mugabe, accusato di aver "rubato" le elezioni.

In questo stesso incontro il presidente della Tanzania Jakaya Kikwete, presidente di turno dell’Unione Africana, ha respinto le esplicite pressioni di Brown che aveva appena incontrato privatamente, elogiando gli sforzi della Comunità di sviluppo sudafricana "per garantire il rispetto della volontà del popolo dello Zimbabwe", come ha riferito la Reuters il 16 aprile. A seguito di queste due batoste Brown ha deciso di cancellare la sua conferenza stampa.

Il 18 aprile 15 mila persone hanno celebrato l’indipendenza ad Harare ed il presidente Mugabe ha preso di petto la questione britannica dichiarando: "Oggi sentiamo dire dagli inglesi che qui non c’è democrazia ... Siamo noi, e non gli inglesi, ad aver fondato la democrazia sulla base del principio una persona, un voto ... Attenzione. Occorre vigilare di fronte alle subdole macchinazioni dell’Inghilterra e dei suoi alleati. Ieri comandavano con la forza bruta. Oggi hanno perfezionato le tattiche diventando più sottili, usano il denaro per comprare letteralmente la gente da mettere contro il proprio governo. Qui ci stanno comprando come se fossimo vitelli ... Lo Zimbabwe fu in passato usurpato dagli imperialisti che lo assalirono come rapinatori, ma noi ce lo siamo ripreso e siamo fieri di essere Zimbabwesi e non Rhodesiani, Africani non Britannici. Siamo stati imprigionati e siamo morti per il paese durante la guerra di liberazione ... Non dobbiamo abbandonare i nostri figli abbassando la guardia contro l’imperialismo, l’imperialismo britannico, che sta tramando furtivamente nella nostra società, cercando di dividerci".

Alla storia della politica britannica per un cambio di regime ha fatto riferimento l’ambasciatore dello Zimbabwe negli USA Machivenyika Mapuranga, che il 12 aprile ha partecipato ad una puntata della trasmissione radiofonica LaRouche Show. Egli ha spiegato come Tony Blair, non appena arrivato al potere nel 1997, sospese i finanziamenti alla riforma agraria che era parte dell’accordo di Lancaster House del dicembre 1979 che sancì l’indipendenza del paese dopo 14 anni di lotta per la liberazione. Al governo non restò che provvedere ad una propria politica di riforma agraria. Blair allora parlò apertamente di "cambio di regime", come politica britannica e, attraverso la Westminster Foundation, provvide al finanziamento ed al controllo dell’opposizione, il Movimento per il Cambiamento Democratico. Un’ampia intervista al dott. Mapuranga è pubblicata dalla rivista EIR.

La HBPA di LaRouche

La proposta di una legge speciale per difendere sia i mutuatari che le banche insieme vittime della crisi immobiliare USA, la HBPA, ha racconto il sostegno di altre due amministrazioni municipali: East St. Louis, nell’Illinois, e Birmingham nell’Alabama. A metà aprile salgono così a 85 le amministrazioni comunali che hanno approvato la proposta.

East St. Louis è un distretto di St. Louis duramente colpito dalla povertà, tanto che la sua popolazione è oggi ridotta a 31.500 abitanti dagli 80 mila degli anni Cinquanta.

Birmingham, con 242 mila residenti, è la principale città dell’Alabama. Una famiglia ogni 38 sta perdendo la casa. In passato Birmingham contava 40 mila addetti nell’industria dell’acciaio, ma oggi sono stati licenziati quasi tutti. La contea della città è stata inoltre colpita da una speculazione sui derivati della banca JP Morgan che

ha finito per addossare un fardello di diversi miliardi di dollari di debito sulla schiena delle amministrazioni locali, che ora rischiano il fallimento.

Un articolo dello Scotsman su Hillary

Il 13 aprile, in vista delle decisive primarie democratiche in Pennsylvania del 22 aprile, il Sunday Scotsman ha pubblicato un articolo di Chris Steven in cui si descrive una presunta congiura dei big del partito democratico per eliminare Hillary Clinton dalla corsa alla Casa Bianca.

Lyndon LaRouche ha chiesto immediatamente agli interessati di ammettere o di negare le proprie responsabilità.

Lo Scotsman riferisce che "l’ex presidente Jimmy Carter e Al Gore hanno già avuto incontri ad alto livello per decidere di farle capire di farsi di da parte per il bene dei democratici", e che essi prenderanno iniziative "in sequenza oppure insieme" a sostegno della candidatura di Obama. Inoltre, l’articolo fa capire che "negli alti ranghi dei democratici" si sta considerando una visita di Carter e Gore alla Clinton, sotto "il coordinamento del Congresso", dove la speaker Nancy Pelosi e il capogruppo al Senato Harry Reid hanno fatto appello ai superdelegati di "tenere un congresso informale all’inizio di giugno per nominare un vincitore".

In una prima risposta ad alcune domande che l’organismo politico di LaRouche LPAC ha rivolto all’ex vice presidente Al Gore, la portavoce di questi, Kalee Kreider, ha scritto che è "semplicemente tutto falso". In una e-mail successiva, la Kreider ha aggiunto che Al Gore ha chiesto al quotidiano scozzese di ritrattare l’articolo ed inoltre ha risposto a tutte e sette le domande del LPAC, riferendo che Al Gore e Jimmy Carter non avrebbero discusso una richiesta di farsi da parte alla Clinton. Sul suo sito lo Scotsman riporta: "Il contenuto di questo articolo è contestato dall’ex vicepresidente Al Gore".

Il portavoce di Carter non ha commentato e quello di Harry Reid ha semplicemente detto che il giornalista non sa di che cosa parla, ma poi ha aggiunto: "La proposta del sen. Reid ai superdelegati di prendere una decisione prima possibile dopo il 1 giugno è ufficiale". Nessun commento anche dagli uffici della Pelosi e di Obama.

Un altro cortocircuito per Obama

Il 13 aprile il testimone Stuart Levine ha dichiarato che Obama e sua moglie effettivamente parteciparono, il 3 aprile 2004, al party che l’immobiliarista poi incriminato Rezko aveva offerto a casa sua in onore del miliardario inglese-iracheno Nadhmi Auchi. Obama però ha sempre detto di non ricordare di un incontro diretto con questo losco personaggio, che secondo documenti del Pentagono si sarebbe macchiato di corruzione nei contratti in Iraq successivi all’invasione, ed al quale è stato negato il permesso di entrare negli USA.

Lo scorso gennaio è stato reso noto che il "businessman" che aveva prestato 3,5 milioni di dollari a Rezko era proprio Auchi e di conseguenza Rezko è dovuto tornare dietro le sbarre. Auchi aveva dato un altro credito di 3,5 milioni a Rezko solo tre settimane prima che Obama e signora acquistassero a prezzi stracciati una villa, proprio nello stesso momento in cui la moglie di Rezko acquistava anche lei un terreno adiacente alla loro villa, una parte del quale lei rivendette successivamente al senatore. Ci si chiede di conseguenza se i soldi di Auchi servirono per gli acquisti immobiliari, dato che i Rezko sostengono che a quell’epoca non disponevano di capitali.

Inoltre, la festa in onore di Auchi si tenne in una residenza distante, per cui Obama non può dire di esserci capitato per motivi di "buon vicinato". A proposito dei vuoti di memoria di Obama, il Chicago Sun Times riferiva il 15 aprile che molti giornalisti cominciano ad avere dubbi sulla sua attendibilità "Che cos’è, un problema di Pinocchio? ... o ha una memoria difettosa?".

Da Londra il Sunday Times del 13 aprile tornava sui collegamenti di Obama con Bill Ayers, terrorista dei Weatherman: "Collegamento terroristico espone Obama al tiro". Il Times cita Ayers, che non si pente delle bombe dei Weatherman negli anni Sessanta e Settanta, ma anzi sostiene: "non facemmo abbastanza".

Il controllo del gruppo londinese WPP sulla convention democratica USA

Questa newsletter ha già riferito come le elezioni USA siano orchestrate dal monopolio dell’informazione britannico WPP Group. Adesso il presidente del Partito Democratico Howard Dean ha anche deciso di affidare al WPP Group il sito web del partito democratico durante la Convention che si terrà a Denver per decidere il candidato presidenziale del partito. In questa operazione il WPP opera attraverso la sussidiaria Dewey Square Group, presieduta e fondata da Michael Whouley, lobbista di interessi speculativi privati per i quali ha promosso i trattati liberisti NAFTA e GATT. Nel 2006 il suo gruppo è stato rilevato dal WPP, e da allora Whouley è uno dei principali promotori dei dogmi liberisti di Londra nel Partito Democratico USA.

Inoltre Mark Penn, licenziato il 7 aprile dal vertice dell’organizzazione elettorale della Clinton, è dirigente di Burson-Marsteller, sussidiaria del WPP Group. Attualmente è impegnato in una campagna dietro le quinte a favore della manovra di Microsoft per acquisire Google. Tra i clienti di Penn/Burson spiccano l’impresa di mercenari Blackwater e Countrywide, la finanziaria dei mutui che con le sue condizioni esose ha provocato gran parte dell’ondata di fallimenti privati. La WPP sta consolidando un monopolio sull’informazione in ambedue gli schieramenti elettorali contrapposti.

Anno 17, N. 17 – 24 aprile 2008 EIR Strategic Alert. Tutti i diritti sono riservati. È vietata la riproduzione, anche parziale.

27 novembre 2007

Banchieri nel panico, mentre Profumo dice "no" a Draghi

Il capitano dà alle fiamme le scialuppe di salvataggio

Mentre la caduta in picchiata del dollaro ha suscitato il 19 novembre i primi moniti ufficiali del governo cinese, nel corso della settimana è cominciata a venire alla luce la realtà dello sfascio della bolla dei derivati sul credito. I vertici delle banche sono nel panico mentre le banche centrali continuano ad inondare il sistema di liquidità.

Un esperto finanziario europeo consultato dall’EIR ritiene che la situazione “non ha paragoni nella storia moderna”. Il sistema finanziario si è congelato ad agosto e da allora “non sono stati trovati rimedi al problema”.

L’esperto concorda con il giudizio di LaRouche sul caso dei falliti pignoramenti nell’Ohio, in cui i giudici hanno bloccato le procedure perché le banche che le hanno richieste non sono in grado di presentare in tribunale i documenti catastali che attestano la proprietà immobiliare (cfr. Strategic alert n. 47). “Le conseguenze sono talmente grandi da essere indescrivibili”, ha commentato l’esperto. Per il momento non è ancora accaduto nulla solo perché la notizia è passata sotto silenzio.

A caratterizzare la nuova fase in cui siamo entrati, spiega l’esperto, è che cominciano ad andare a fondo persino i crediti reputati più sicuri, denotati “prime” e con un rating AAA. “In ogni consiglio d’amministrazione al mondo domina il panico poiché nessuno è più in grado di prevedere le conseguenze delle proprie azioni”. L’esperto prevede che intorno al capodanno sarà la volta del mercato azionario ad andare a fondo.

In questa situazione che non ha precedenti, il 1 gennaio negli Stati Uniti entreranno in vigore le nuove norme per i mercati finanziari. La nuova normativa, chiamata Basilea II, sostituisce i vecchi requisiti patrimoniali per le banche con un sistema di rating. Queste nuove direttive furono però decise in un’epoca in cui nessuno poteva immaginare che persino un rating AAA potesse comportare un rischio, per cui adesso nessuno riesce a prevedere che cosa accadrà con l’entrata in vigore di Basilea II, spiega l’esperto.

Alla chiusura dei mercati, venerdì 23 novembre, la Banca Centrale Europea ha annunciato per questa settimana una nuova iniezione di liquidità nel sistema, poiché i tassi del prestito interbancario avevano raggiunto nuovamente livelli di soglia. I tassi in questione sono solo punti di riferimento teorici, giacché sul mercato non vengono più concessi prestiti. La settimana precedente alcune banche avevano cercato di vendere bond coperti — obbligazioni emesse su collaterale ma che recano il nome della banca — ma la “valutazione” del mercato di tali bond ha mandato alle stelle gli swap che assicurano dall’insolvenza, tanto che lo European Covered Bonds Council è dovuto intervenire per  sospendere le vendite di tali titoli nella settimana seguente.

Nonostante le iniezioni di liquidità da parte delle banche centrali, le crepe nel sistema si fanno sempre più ampie, e risulta maggiormente visibile lo sfascio del secondo strato della piramide dei derivati, dopo quello degli strumenti finanziari di natura immobiliare: il mercato dei derivati sul credito. Si tratta di una piramide nell’ordine delle migliaia di miliardi di dollari, il cui volume è più che raddoppiato dal giugno 2006 al giugno 2007, come riferisce un rapporto della Banca per i Regolamenti Internazionali. I derivati sul credito, che sono essenzialmente polizze assicurative che in teoria dovrebbero difendere gli speculatori dalle insolvenze sui titoli, sono passati dai 20.000 miliardi nel giugno 2006 ai 43.000 miliardi nel giugno 2007. Di questi derivati, 23.000 miliardi riguardano contratti tra le grandi banche attive in queste operazioni, mentre altri 18.000 sono stipulati tra queste stesse banche e altri istituti finanziari, riferisce la BRI.

Che cosa stia effettivamente accadendo si può desumere dal fatto che la principale assicuratrice mondiale, la Swiss Re, ha dovuto riconoscere perdite pari a un miliardo di dollari provocate da due soli contratti derivati, noti come “swaps sul credito”. Swiss Re non ha voluto rivelare l’identità della controparte, sicuramente una banca, per la quale i due contratti derivati sono stati sottoscritti attraverso, si presume, la Goldman Sachs.

Lo scorso agosto l’EIR aveva denunciato i rischi per le imprese, chiamate “monoline”, che assicurano le obbligazioni, compresi i titoli emessi sui mutui e i bond delle amministrazioni locali, ed ora per molte di loro lo stato di insolvenza comincia ad essere evidente. La Banque Populaire e la Caisse d’Esparagne che controllano la holding Natixis, inietteranno un miliardo e mezzo di dollari nella CIFG Guaranty, la monoline che assicura i due istituti mutualistici francesi, per evitare che le agenzie di rating togliessero alla CIFG le tre A di massima affidabilità. Intanto a New York, la monoline Financial Guaranty Insurance Co. (FGIC) è stata sollecitata dalla agenzia di rating Fitch a presentare entro tre settimane le prove che non merita una retrocessione. Proprietari di FGIC sono PMI Group Inc., il secondo assicuratore di mutui negli USA, la Blackstone Group e il Cypress Group. I bond che assicura ammontano a 315 miliardi, di cui 30 miliardi emessi sui mutui e 25 su debito collateralizzato. In data 30 settembre FGIC disponeva soltanto di 5 miliardi di dollari in riserve patrimoniali. Secondo la Fitch, la FGIC è il quarto più grande assicuratore di debito ed è il più vulnerabile del settore.

Gli assicuratori monoline debbono sostenere un volume di 2.400 miliardi di titoli, tutti a rischio di retrocessione del rating, con ripercussioni inevitabili sul rating delle stesse monoline.

Le banche francesi hanno cercato di tenere nascosto il proprio “super-conduit”

La loro propaganda diceva il contrario ma in realtà, lo scorso settembre, le grandi banche francesi hanno intensamente discusso la creazione del proprio “super-conduit”, la botola attraverso la quale i titoli problematici vengono fatti sparire dal libri contabili. Lo ha riferito il 22 novembre Les Echos, il principale quotidiano economico del paese che si sforzava però di minimizzare la gravità della posizione francese affermando che, a differenza del MLEC (cfr. Strategic alert N. 43 – 25 ottobre 2007) proposto da Citigroup, il super-conduit francese servirebbe “soltanto” a “risolvere la crisi di liquidità della scorsa estate” determinatosi nel mercato francese dei prodotti della cartolarizzazione di assets, di mutui e di altri titoli.

La realtà invece è che il sistema bancario francese è stracolmo di questi prodotti di cartolarizzazione. La BNP possiede sei “conduits” con un totale di assets per 9,6 miliardi di euro e un totale di linee di credito di 10 miliardi di euro. La Societé Générale ha un SIV (Veicolo di Investimento Strutturato) e sei “conduits” con assets per 20 miliardi e linee di credito per 30 miliardi. la Calyon, immobiliare della Crédit Agricole, ha quattro “conduits” con 18 miliardi di assets e linee di credito per 24 miliardi. La Natixis, banca d’investimento della Caisse d’Esparagne e della Banques Populaires, ha diversi conduits con assets per 9 miliardi e linee di credito per 5,6 miliardi.

I dati provengono dalla prima pagina di Les Echos, sotto il titolo “Sub-prime: il mercato sprofonda nella crisi” e fanno capire che a causa della caduta del valore azionario — circa il 30% negli ulimi sei mesi — le grandi banche non possono permettersi di tenere nascoste le perdite “fino a quando la situazione non migliora”. Il giornale riferisce inoltre che due banche specialmente, BNP-Paribas e Societé Generale, premevano perché si creasse il “conduit”, ma a causa dell’opposizione di altre banche, tra cui Credit Agricole, l’operazione non si è fatta. Naturalmente tutto ciò autorizza l’ipotesi che le due banche accusassero già ingenti perdite per i titoli “subprime”, suffragata dal fatto che, successivamente, hanno attinto ai crediti a breve termine messi a disposizione dalla BCE.

Le fantasie di Draghi

Nel discorso rivolto ai banchieri riunitisi a Francoforte il 22 novembre, il Governatore di Bankitalia e presidente del Financial Stability Forum ha elogiato il sistema finanziario fondato sui derivati e ha incoraggiato i colleghi a somministrare al paziente un’altra bella dose del veleno che lo ha già ridotto in fin di vita. Ma qualche banchiere rimasto ancorato alla realtà, come Alessandro Profumo, amministratore delegato di Unicredit, ha fatto sapere che la sua banca ha deciso di abbandonare la rotta imposta da Draghi.

Nel discorso pronunciato al Center for Financial Studies, Mario Draghi ha elogiato il modello “Originate-to-distribute” (OTD), una formula con cui si intende la creazione di titoli derivati e la ridistribuzione dei rischi sul mercato, soprattutto con la cartolarizzazione, come è stato fatto con la bolla dei mutui USA.

Draghi ha ammesso che la crisi in corso “essenzialmente è una crisi del modello OTD”, “ma è difficile credere che l’industria abbandonerà la cartolarizzazione”. “Come si può vedere, l’OTD è un modello che in alcuni aspetti presenta delle crepe, ma ritengo che sia troppo prezioso per tutte le parti per poter essere abbandonato”.

L’ex dirigente di Goldman Sachs ha lanciato il suo appello per una maggiore globalizzazione e una maggiore eliminazione di regolamentazioni nazionali, guardando in prospettiva alla crescita delle pensioni private. Ha esaltato i successi “ottenuti dal settore privato e dalle autorità pubbliche nello smantellamento delle barriere tecniche e procedurali nazionali esistenti” nell’Unione Europea “secondo le proposte formulate nel secondo Rapporto Giovannini”.

Alberto Giovannini è l’ex dirigente di LTCM, il fondo che fallì nel 1998 portando sull’orlo dell’abisso l’intero sistema finanziario mondiale. Ottenne, forse come premio, un posto come capo dei consiglieri per la transizione dalle monete nazionali alla moneta unica e per la liberalizzazione e  l’integrazione dei mercati finanziari.

Mentre Draghi spaziava inebriato nella realità virtuale, Alessandro Profumo annunciava che la Unicredit, la terza banca europea, aveva deciso di abbandonare il modello fallito tanto decantato da Draghi. "Precedentemente avevamo l'idea di dirigerci verso un modello di origination and distribution, ma questo modello non c'è più", ha detto Profumo al Financial Times. “Mr. Profumo è in disaccordo con altri dell’industria secondo i quali la stretta creditizia e i disordini del mercato sono temporanei e non cambiano la tendenza a lungo termine”, ha scritto il quotidiano finanziario.

I guai di Fannie Mae e Freddie Mac

Di fronte alla crisi dei mutui, gli americani credono che possa bastare congelare i pignoramenti, mentre misure di riorganizzazione del sistema bancario come quella proposta da Lyndon LaRouche (HBPA) sono ancora ritenute controverse. Il sen. Charles Schumer insieme ad altri parlamentari ha presentato, sia alla Camera che al Senato, un ddl per consentire ai giudici fallimentari di ridurre i tassi d’interesse che gravano sui mutui e accordare dilazioni e facilitazione di pagamento del mutuo ai proprietari di abitazioni costretti a dichiarare fallimento. Nella proposta, però, non si menziona nemmeno il problema delle banche colpite.

I democratici infatti sostengono la proposta ispirata da Felix Rohatyn, secondo cui per risolvere la crisi dei mutui basterebbe aumentare il volume del credito che i due giganti semi-pubblici del mercato ipotecario secondario, Fannie Mae e Freddie MAC, hanno il diritto di emettere. Adesso però cominciano a trapelare notizie sulle perdite in cui sono incorsi i due giganti semi-pubblici: secondo il Wall Street Journal il 15% dei titoli in mano a Freddie sono prodotti emessi su mutui sub-prime, che cioè non valgono niente. Per Fannie questa componente ammonta al 6%. Dunque Freddie dovrà cancellare almeno 5 miliardi di dollari nel 2008.

Fin dall’inizio Lyndon LaRouche aveva sostenuto che lo schema di rifinanziamento di Rohatyn era una sciocchezza perché siamo alle prese con l’implosione di un intero sistema finanziario, e non con la semplice morosità di qualche mutuatario. Di fronte alle nuove perdite rese note il 23 novembre, LaRouche ha dichiarato: “Facciamo la lista dei parlamentari che hanno proposto una ‘alternativa’ alla proposta HBPA — un’alternativa che non esiste. E adesso che faranno? Hanno sbagliato, ma lo ammetteranno?”. Hanno fondato il loro disaccordo con la HBPA dicendo che c’era quest’alternativa Fannie/Freddie. “Che cosa diranno allora adesso a questo proposito?”. Finora non hanno detto niente. Ma i politici a livello comunale, regionale, statale e altri leader cominciano a mormorare e a considerare più seriamente la proposta HBPA.

Tratto da Strategic alert N. 48 – 29 novembre 2007

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