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"Tassisti ignoranti, brutti e cattivi!"... Ma Cusano pensava a loro quando scrisse La Docta Ignorantia?
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Mi rifiuto di accettare l'idea che il modo in cui "si è" ci renda moralmente incapaci di diventare "ciò che dovremmo essere". (Martin Luther King)

  RIFLESSIONI, ARTICOLI, INTERVENTI di Claudio Giudici: 

Questo messaggio lo dedico ai folli.
A tutti coloro che vedono le cose in modo diverso.
Potete citarli. Essere in disaccordo con loro.
Potete glorificarli o denigrarli, ma l'unica cosa che non potete fare è ignorarli.
Perchè riescono a cambiare le cose.
E mentre qualcuno potrebbe definirli folli, io ne vedo il genio.
Perchè solo coloro che sono abbastastanza folli da pensare di poter cambiare il mondo, lo cambiano davvero.
(Mahatma Gandhi)

 

 

AMERICAN REVOLUTION


Coloro che professano di volere la libertà, ma deprecano l'azione politica, sono come gli uomini che vogliono il raccolto senza seminare, o la pioggia senza lampi e tuoni. Vogliono l'oceano senza il terribile brusio delle sue possenti acque. (Frederick Douglass)

SCIENZA

"Il selvaggio disprezza l'arte e riconosce la natura come sua assoluta sovrana; il barbaro deride e disonora la natura, ma, più spregevole del selvaggio, molto spesso continua ad essere schiavo del suo schiavo. L'uomo colto si fa amica la natura e ne rispetta la libertà, semplicemente frenandone l'arbitrio."
(Friedrich Schiller, Lettere sull'educazione estetica dell'uomo, n. 4)
 
 

 

Dal libro della Sapienza (6)
Chi cerca la sapienza la trova
[12]La sapienza è radiosa e indefettibile, facilmente è contemplata da chi l'ama e trovata da chiunque la ricerca.
[13]Previene, per farsi conoscere, quanti la desiderano.
[14]Chi si leva per essa di buon mattino non faticherà, la troverà seduta alla sua porta.
[15]Riflettere su di essa è perfezione di saggezza, chi veglia per lei sarà presto senza affanni.
[16]Essa medesima va in cerca di quanti sono degni di lei, appare loro ben disposta per le strade, va loro incontro con ogni benevolenza.
[17]Suo principio assai sincero è il desiderio d'istruzione; la cura dell'istruzione è amore;
[18]l'amore è osservanza delle sue leggi; il rispetto delle leggi è garanzia di immortalità
[19]e l'immortalità fa stare vicino a Dio.
[20]Dunque il desiderio della sapienza conduce al regno.
[21]Se dunque, sovrani dei popoli, vi dilettate di troni e di scettri, onorate la sapienza, perché possiate regnare sempre.

"Quid Veritas?" chiede Ponzio Pilato a Gesù Cristo.
"What is love?" chiede il principe Carlo d'Inghilterra al giornalista che chiedeva a lui e Diana se si amavano.
Verità ed Amore, così come la Libertà, la Giustizia, il Bene, il Bello, sono il Cerchio che al nostro occhio pare di avere tracciato. Credete veramente di essere in grado di tracciare un Cerchio? Sì, mi riferisco a quell'inesistente complesso di punti tutti equidistanti dal medesimo fuoco. Credete veramente di averlo tracciato col vostro bicchiere, col vostro compasso, con la vostra macchina ad altissima precisione? No, non lo avete tracciato. Al vostro occhio così appare, ma quello che siete riusciti a fare è solo un'approssimazione di ciò. Bene, se così è, se è impossibile creare il cerchio perfetto, è tuttavia inutile provarci? Se sì, la ruota - che abbiamo detto non potrà essere perfettamente circolare - non è una conquista per l'Uomo, che lo aiuta nella sua relazione con l'Universo? Certo che lo è. Trasferiamo ora tutto questo ragionamento attorno alle Idee di Verità, Amore, Giustizia, Bellezza, Libertà, Bontà.
"Così in terra come è in Cielo".



 

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Ponte di Sviluppo infrastrutturale globale 
di Lyndon LaRouche


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BREVE STORIA DELL'ECONOMIA MONDIALE DAL 1945 AL 2008


 

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27 febbraio 2012

La resistenza in Italia contro la dittatura dell'UE

 

(Discorso tenuto in occasione della conferenza dello Schiller Institute a Berlino. 25-26 febbraio 2012)


 

Salve a tutti! Innanzitutto permettetemi di ringraziare lo Schiller Institute per questa opportunità. Ritengo sia importante ai fini di ciò che rischiamo di avere davanti nei prossimi mesi, che vi possa raccontare la storia dei tassisti, dei lavoratori in generale, e dunque dei cittadini italiani negli ultimi tre mesi, ossia dall'elezione del Governo Monti.

Prima di entrare nel merito di ciò che voglio dirvi, vi rimetto queste parole di Gandhi perchè secondo me sono utili per infondere coraggio al nostro animo affinchè non sia spaventato da posizioni che i più sciocchi possono considerare eterodosse. Gandhi dice:


 

Questo messaggio lo dedico ai folli.

A tutti coloro che vedono le cose in modo diverso.

Potete citarli. Essere in disaccordo con loro.

Potete glorificarli o denigrarli, ma l'unica cosa che non potete fare è ignorarli.

Perchè riescono a cambiare le cose.

... E mentre qualcuno potrebbe definirli folli, io ne vedo il genio.

Perchè solo coloro che sono abbastanza folli da pensare di poter cambiare il mondo, lo cambiano davvero.


 

I tassisti sono stati forse l'emblema di un processo di resistenza – come ho avuto modo di poter dire al Financial Times – del mondo del lavoro contro la speculazione. Questo, infatti, è già una prima idea a cui indirizzare il nostro pensiero se vogliamo comprendere la fase storica che stiamo vivendo e da dove passano le soluzioni per renderla piena di successi per l'intera umanità: siamo di fronte ad uno scontro tra speculazione e lavoro, tra impero e stato nazionale, dunque tra chi fa il parassita e chi esprime con una precisa funzione sociale la sua più profonda natura umana. Lavoro contro speculazione! Stato contro impero! Non lavoratori contro consumatori come si dice oggi, o operai contro capitalisti! Non Italia contro Germania! Non scontro di civiltà come propugnato dal prof. Samuel Huntington! Dunque non occidente contro mondo islamico! Lo scontro è tra speculazione finanziaria ed lavoro produttivo, tra chi ha una concezione imperiale dell'ordine sociale e chi ne ha una repubblicana centrata sugli stati nazionali. Lo scontro è tra chi ha una visione ottimistica della natura umana e crede nella più profonda capacità cognitivo-creativa dell'uomo – come ci insegna tutta la tradizione giudaico-cristiana, dal 13esimo sec. a. C., passando per Socrate e Platone, Sant'Agostino, il Rinascimento fiorentino, Leibniz, Schiller, fino a Martin Luther King ed oggi Lyndon LaRouche - , e chi invece ha una visione pessimistica della natura umana, una visione hobbesiana dove un'oligarchia di presunti illuminati debba tenere a bada i più in una visione propriamente anti-prometeica. Se penso all'attuale Premier italiano Mario Monti, o alla Ministro Fornero, questi signori stanno pretendendo sacrifici e restrizioni per i cittadini italiani, mentre per sé stessi, da “buoni illuminati”, e per i loro cari, il sistema di regole può essere diametralmente opposto.


 

In Italia, è diventato evidente il processo che Lyndon LaRouche denuncia oramai da qualche decennio: i processi speculativi si stanno impadronendo della vita della gente, dell'economia, degli stati nazionali, della democrazia. Nell'enciclica Quadragesimus Annus di Pio XI, che è uno dei pilastri fondanti della dottrina sociale della Chiesa, ci viene descritto proprio questo processo: il cavallo di troia della libera concorrenza diventa il pretesto per eliminare ogni regola a protezione dei mercati; così, gli operatori più forti prima si impossessano di quei mercati, poi addirittura del gioco democratico subordinando a sé la politica, ed infine mettono in guerra gli uni contro gli altri gli stati. Non siamo oggi di fronte a questo?


 

In Italia tutto ciò è diventato evidente nel momento in cui un Governo eletto è stato deposto da una serie di attacchi speculativi che hanno consentito alla stessa oligarchia finanziaria di mettere sia a capo del Governo che dei ministeri dei propri uomini. Con modalità peculiari differenti, ma all'interno di un medesimo quadro, quella che in Italia è chiamata operazione “Britannia”, ha così visto l'avvio della sua seconda fase dopo quella del 1992. A quel tempo, sappiamo tutti che George Soros dette il suo importante contributo alla disintegrazione dello Sme ed alla svalutazione della lira italiana, facilitando così l'acquisizione dell'industria pubblica e delle banche d'interesse nazionale da parte dei potentati finanziari nazionali ed internazionali privati. Oggi, in merito a questo secondo tempo, un nome in particolare da identificare non lo abbiamo – anche se è molto probabile che ancora una volta Soros abbia dato il suo importante contributo o che il Gruppo Inter-Alpha, di cui non a caso il Gruppo Intesa San Paolo fa parte, e di cui non a caso il suo precedente amministratore delegato Corrado Passera è oggi a guidare il ministero dello sviluppo economico e delle infrastrutture – , ma sappiamo che dietro tutto ciò vi sia l'impero britannico che porta avanti una strategia di distruzione degli stati nazionali e di riduzione della popolazione mondiale. A tal ultimo proposito, i venti di guerra provenienti dal fronte siro-iraniano, come detonatore di un ben più ampio conflitto che coinvolgerebbe Russia e Cina, sono lì a dirci che il disegno neo-malthusiano del Principe Filippo d'Edimburgo è ancora in piedi. Tuttavia, abbiamo la possibilità storica di impedire tutto ciò e ridare un'autentica prospettiva di sviluppo a tutto il pianeta.


 

In Italia, con la messa in campo dei primi provvedimenti da parte del Governo Monti, si è verificato quello sciopero di massa che già in più parti del mondo occidentale si è abbozzato e che in nord-Africa ha portato alla caduta dei governi, anche se senza una soluzione strategica e salvifica per le relative popolazioni.

Con il decreto “Cresci Italia”, un decreto incentrato su liberalizzazioni e privatizzazioni – in sostanza sulla deregolamentazione radicale di mercati, e che per fortuna è stato temperato dall'intervento dei partiti in risposta ai propri elettori – Monti ha tentato di trasferire interi mercati all'oligarchia finanziaria. Mentre ai cittadini si è raccontato che tutto ciò sarebbe servito per lo sviluppo, prezzi più convenienti e nuovi posti di lavoro, chi da tempo non crede più alle favole vi ha intravisto il solito schema liberoscambista che Friedrich List chiamava del “calcio alla scala”, ossia quel “sistemino” che eliminando sostanzialmente ogni regola di mercato, sottopone interi settori alla mercè degli operatori finanziariamente più forti, i quali poi finiscono per controllarli in toto. D'altra parte, senza scomodare i precedenti ottocenteschi che resero celebre lo scontro tra i resistenti repubblicani e l'impero britannico (l'impero delle liberalizzazioni appunto) anche in Italia si sono avuti casi magistrali di questo tipo: dalla liberalizzazione/deregulation introdotta nella distribuzione commerciale nel 1998 a quella introdotta per l'intermediazione mobiliare nel 1992, a quella degli autotrasportatori degli anni '80. In tutti questi casi di “nobile” liberalizzazione del mercato, il risultato è sempre stato il medesimo: concentramento dei settori sotto poche potenti mani, precarizzazione del lavoro, abbassamento qualitativo del processo economico.

Ecco perchè, quando lessi sulle pagine del Finacial Times che le “resistenze delle [cattive] corporazioni” stava fermando “Robin Hood” Monti, mi attivai subito per far presente che in realtà eravamo di fronte ad una vera e propria lotta di resistenza democratica del mondo del lavoro – tassisti, edicolanti, farmacisti, negozianti, libere professioni, ecc. - che non facevano altro che tutelare legittimamente il proprio lavoro prima di divenire un solo boccone degli squali della finanza, in debito di ossigeno ed all'affannosa ricerca di nuovi asset, soprattutto dopo l'inizio della crisi finanziaria dall'agosto del 2007.


 

Così, il Governo ha messo in piedi una vera e propria campagna di mistificazione nei confronti di questi lavoratori, facendoli passare come un manipolo di privilegiati a causa di cui l'Italia era finita in crisi. Pur non dicendo espressamente questo, il tam tam mediatico stava letteralmente trasferendo questo messaggio nell'immaginario collettivo della popolazione italiana, distraendoli completamente dalla reale causa della crisi, cioè: dal 2007 nelle sedi del G8, del G20, dell'Unione Europea sono stati decisi, con i soldi dei contribuenti, una serie di scellerati salvataggi delle banche che si sono esposte in irresponsabili operazioni speculative. E' partito allora lo sciopero di massa, che considero tutt'ora in corso anche se fisicamente meno evidente. Quello che allora abbiamo organizzato grazie al sindacato di cui faccio parte, Uritaxi, ed alla piena disponibilità del leader nazionale Loreno Bittarelli, è stata l'operazione “Verità”. Abbiamo prodotto migliaia di volantini dove denunciavamo le reali finalità di Monti e delle liberalizzazioni, le tariffe e la qualità reale del servizio taxi italiano, ed abbiamo dotato tutti i taxi d'Italia di questo ed altri volantini; poi abbiamo sfruttato la forza dei social network e del passa parola che circa 60.000 tassisti potevano mettere in campo ed abbiamo così dato vita ad un vero e proprio sistema informativo parallelo a fare da contro-altare a quello dei mass-media da cui eravamo letteralmente ostracizzati: infatti interi talk show in prima serata parlavano dei taxi o delle altre categorie, senza che fosse interpellato un rappresentante di categoria per avere un contraddittorio. Così, grazie all'operazione “Verità” i mass-media hanno cominciato ad accorgersi che pure questi lavoratori potevano avere diritto di parola nelle loro trasmissioni, fino a che non siamo arrivati addirittura a veder pubblicato il nostro punto di vista sul giornale dell'oligarchia finanziaria, il Financial Times.


 

Una volta guadagnato il grande pubblico abbiamo alzato il tiro e denunciato pubblicamente il ruolo della speculazione nell'attuale crisi, Glass-Steagall, il ruolo di Lyndon LaRouche, la necessità di fermare il liberismo di Adam Smith e la necessità di riscoprire Franklin Roosevelt.

Allo stesso modo, si sono altresì mossi i farmacisti, gli edicolanti, ecc.

Progressivamente il movimento di resistenza, questo sciopero di massa, è diventato più ampio fino a coinvolgere chi non era direttamente colpito dal decreto “Cresci Italia”, ma comunque colpito dalle manovre lacrime e sangue di Monti, in particolare sul fronte delle accise sui carburanti. Così anche gli autotrasportatori, i pescatori, gli agricoltori, sono scesi in piazza fino ad arrivare a bloccare anche parti della rete autostradale. Nel Meridione – regione che in quanto più povera sta accusando le manovre Monti più di altri – vi sono state addirittura delle agitazioni dell'intera popolazione che partendo dalla Sicilia ha finito col coinvolgere altre regioni contro il Governo.

Oggi, la popolazione italiana è più cosciente del fatto che alla base dell'attuale crisi vi sia la speculazione delle grandi banche d'affari. Sia chiaro che non lo è ancora quanto basta! Tuttavia, se riusciamo a far adottare lo standard Glass-Steagall, che separa le banche d'affari dalle banche di deposito, oltre a ridare un vero presupposto di sviluppo all'economia mondiale, avremo anche scongiurato il pericolo di una terza guerra mondiale. Verrebbe meno, infatti, il presupposto per far pretestuosamente innervosire le diplomazie occidentali in aree del mondo che non controllano ma che si trovano sotto la sfera d'influenza russo-cinese. A tal proposito sono in prima linea, per il ripristino dello standard Glass-Steagall sia il Movimento di LaRouche in Italia, Movisol.org, che il Comitato NoBigBanks.it. Il segretario generale di Movisol, Andrew Spannaus, ha collaborato direttamente col Sen. Oskar Peterlini per richiedere il ripristino di Glass-Steagall. Se l'Italia facesse questo, diverremmo un esempio per molti altri coraggiosi paesi.


 

Dobbiamo credere nella possibilità di poter cambiare il corso della storia. I centinaia di attivisti qui presenti possono essere tutti determinanti per cambiare la storia e trasformare questo 2012 dall'anno di una tragedia – come una certa vulgata vorrebbe questa fantomatica profezia dei Maya – ad un anno di rivoluzione culturale, di rinascimento per l'intera umanità.

Dobbiamo essere folli nel senso di Gandhi, nel senso di Erasmo da Rotterdam! Non dobbiamo avere paura di passare per eterodossi o eccentrici come auspicava Bertrand Russell.

Riusciremo a cambiare il corso della storia! Dobbiamo credere di potere e dovere cambiare il corso della storia! Questo sarà il più grande atto d'amore che potremo compiere nei confronti del nostro prossimo.


 

Vi lascio con queste parole di Franklin Delano Roosevelt che scrisse il giorno prima di morire: “L'unico limite alle nostre realizzazioni di domani sono i nostri dubbi di oggi. Dobbiamo affrontare il futuro con fiducia e determinazione.” Grazie.

22 settembre 2011

Per un Governo di “resurrezione”

 La Banca centrale europea chiede liberalizzazioni per gli speculatori; una banca nazionale avrebbe protetto il lavoro.


 
L'economista e politico americano Lyndon LaRouche denuncia da anni la necessità per ogni nazione del pianeta di dotarsi di sistemi autenticamente sovrani dal punto di visto economico. Per farlo, è necessario abbandonare il sistema monetarista controllato dalle banche centrali ed instaurare un sistema creditizio centrato su banche nazionali sotto la direzione di governi democraticamente eletti. D'altra parte LaRouche denuncia da anni che l'attuale sistema monetarista speculativo avrebbe inevitabilmente distrutto le economie nazionali a tutto vantaggio di una ristretta oligarchia finanziaria internazionale. Anche per i più distratti, i fatti di questi giorni, non sono altro che il progressivo avverarsi dell'analisi di LaRouche.
Il prof. James Galbraith, figlio del più noto economista John Kenneth Galbraith in un'intervista a Il Messaggero, nei giorni scorsi, ha risposto alla domanda su “chi governi oggi se non i governi?” in questi termini: “Abbiamo una tecnocrazia, anzi una tutor crazia, una situazione in cui gli Usa sono sotto la tutela di un pugno di burocrati finanziari, e l`Europa nelle mani di una banca centrale non legittima. I burocrati sono i membri delle agenzie di rating, la Standard and Póor`s ad esempio, che con le loro visioni vogliono plasmare la vita politica di questo Paese, e magari approfittare di questa presunta crisi del debito per disfarsi una volta per tutte del Welfare State. In Europa avete una Banca Centrale che non risponde a nessuno ...”.
In questi giorni, pur all'interno di un contrasto sempre più evidente tra i due, sia il Presidente del Consiglio che il Ministro Tremonti hanno più volte sottolineato il fatto che l'attuale manovra correttiva ci venga imposta dalla Banca centrale europea come condizione per l'acquisto da parte di questa dei titoli di Stato italiani, onde evitare che questi siano alla mercé dei mercati ed i relativi tassi di interesse vadano alle stelle. Tra le condizioni poste dalla BCE vi sarebbe in particolare quella di rendere ancor più deregolamentato il mercato del lavoro italiano e quella di deregolamentare (attraverso liberalizzazioni e privatizzazioni) quei pochi settori dell'economia italiana ancora regolamentati (i servizi pubblici locali e le professioni intellettuali). In sostanza, la BCE chiede all'Italia (ed invero a tutti i paesi membri della UE) uno di quegli ingredienti della ricetta avvelenata che il Fondo monetario internazionale ha imposto per decenni alle economie sottosviluppate dell'Africa (sottosviluppandole ancor più!), a quelle che erano in via di sviluppo nell'America Latina (Cile ed Argentina in particolare), ed a quelle che erano state protagoniste di rilevanti fasi di sviluppo, come quelle del Sud-est asiatico. Per ognuna di esse il risultato è sempre stato il medesimo: assoggettamento delle economie a ristrette oligarchie finanziarie, progressivo impoverimento della popolazione, indebolimento delle economie nazionali.
Ma perchè la BCE tiene così tanto a liberalizzare e privatizzare le economie europee? La BCE è una banca centrale che come dice il prof. Galbraith non risponde ad organismi democraticamente eletti; essa risponde alle banche centrali che la partecipano, che a loro volta rispondono molto più alle banche private che non ai relativi governi. L'attuale sistema finanziario internazionale è funzionale, a partire dai primi anni '70, alla creazione di una stratosferica bolla speculativa. Essa necessita continuamente di esser rifinanziata (pena altrimenti la sua definitiva esplosione); così ogni operatore finanziario, ogni banca, deve poter ancorare progressivamente i propri impieghi, attraverso partecipazioni finanziarie, a nuove voci dell'economia reale. Quest'ultime fungono da sottostante per la creazione di nuovi aggregati finanziari che costituiscono le nuove micro-bolle speculative che sostituiscono quelle scoppiate in seguito alla “presa di coscienza” dei mercati (quella della frode dei titoli della new economy, quella immobiliare e dei mutui facili, quella del credito al consumo facile, quella dei debiti sovrani insolvibili di questi giorni).
Il Presidente Berlusconi ha tenuto a sottolineare che l'attuale debito è frutto delle politiche adottate tra il 1978 ed il 1992, ma non ha evidenziato una questione centrale di cui si parla troppo poco: nel luglio 1981 l'Italia procede alla “denazionalizzazione” della Banca d'Italia, separandola dal controllo dell'allora Ministero del Tesoro. Da lì, la parabola del debito pubblico cresce esponenzialmente perchè i nostri titoli di stato si trovano esposti ai capricci dei mercati speculativi piuttosto che trovare nella banca nazionale la controparte obbligata ad acquistarli. Ecco perchè oltre ad una legge che reintroduca il principio di separazione tra banche commerciali e banche d'affari (standard Glass-Steagall) che impedisca di fare speculazioni con i depositi dei cittadini, un nuovo sistema monetario e finanziario fondato su cambi fissi (una Nuova Bretton Woods), abbiamo anche bisogno di una banca nazionale (banca hamiltoniana1) alle dirette dipendenze del Governo, come insegnato dall'autentico sistema americano di economia politica2. Altro che obbligo di pareggio di bilancio! All'interno di questo quadro di regole ben definito, la mission dei governi non sarà più quella di rispondere all'oligarchia finanziaria, ma quello di perseguire il bene comune utilizzando il credito nazionale per finanziare la creatività umana, attraverso infrastrutture e produzioni al più alto livello tecnologico-scientifico consentito.
L'Italia è di fronte ad un bivio: restare dentro il Titanic della supremazia della speculazione sulla vita della gente, limitandosi a cercare un'inutile cabina viaggio de luxe, oppure scendere dal Titanic – partendo dall'abbandono dell'euro – per salire su una nave che non sia destinata ad affondare. Abbiamo bisogno di un Governo di “resurrezione”.

 
Claudio Giudici
 
1L'art. 1 sez. 8 della Costituzione americana prevede espressamente che l'emissione di moneta sia decisa dal Congresso. Essa viene materialmente creata dalla Banca nazionale. Tutto ciò consente che il sistema creditizio e monetario sia espressione del processo democratico che rappresenta la sovranità popolare.
2Esso fu definito dal primo Segretario al Tesoro, Alexander Hamilton, nei suoi rapporti sulle manifatture, sul credito e sulla banca nazionale ed è espressione diretta di quella tradizione anti-imperiale che segnò la nascita degli stessi Stati Uniti d'America contro l'imperialismo britannico che dominava nel vecchio mondo. Questa tradizione anti-imperiale trova la più marcata continuazione nell'opera di John Quincy Adams, Abramo Lincoln, Franklin Delano Roosevelt e John Fitzgerald Kennedy, grazie a politiche economiche che partendo da una gestione sovrana del credito si sono poi esplicate nel centrare lo sviluppo economico sulla creazione di moderne infrastrutture e lo sviluppo dell'industria produttiva.

26 aprile 2010

Le ferrovie nella morsa della globalizzazione finanziaria

di Claudio Giudici

 Il quadro strategico di riferimento

Qualche giorno fa, una nota radio locale fiorentina, contrapponeva due esponenti politici locali in rappresentanza dei rispettivi opposti schieramenti. Il tema di discussione era quello dei writers, che usano le mura private e pubbliche come delle tavole su cui disegnare. Il rappresentante dell'Amministrazione, nel dar pubblicità al kit “anti-degrado” da fornire ai cittadini, asseriva che in una fase storica come quella attuale, dove il Governo taglia progressivamente i fondi per gli enti pubblici, non si può pensare che le Amministrazioni risolvano i problemi senza un contributo diretto dei cittadini. Il rappresentante dell'opposizione, invece, sosteneva che spettasse all'Amministrazione la risoluzione dei problemi per cui i cittadini contribuiscono attraverso la fiscalità. Questa è la tipica discussione, dove chi governa si approccia alle questioni in modo pragmatico ma deresponsabilizzante, e chi fa opposizione, invece, in modo demagogico. In ogni caso, però, vengono accettati acriticamente i confini del campo di gioco sovraimposto. Il punto è che la soluzione ai problemi in cui in via sistematica si imbattono tutti gli amministratori, si trova proprio sul livello del sovrasistema, accettato come se si trattasse di una divinità insuperabile. Infatti, come notava il rappresentante dell'Amministrazione, il Governo taglia i fondi agli enti locali; tuttavia, il Governo fa questo perchè deve rientrare da un debito pubblico eccessivo e deve rispettare il parametro annuo del rapporto deficit/pil del 3%, come previsto dal “patto di stabilità”. Fondamentalmente però, non è possibile avviare un ciclo economico virtuoso, di crescita dell'economia fisica, e conseguentemente un risanamento strutturale dei conti pubblici, attraverso le politiche del rigore finanziario.

Gli oltranzisti del liberismo, sostengono che l'Italia si trovi in queste acque a causa del basso tasso di liberalizzazione introdotto nella sua economia. Ed invece, sono proprio le economie maggiormente liberalizzate e finanziarizzate, come quella inglese e quella spagnola, che stanno risentendo della crisi economico-finanziaria più di quelle più “protette”. Si pensi infatti, che il rapporto debito pubblico/pil britannico è passato dal 50% al 60% in un solo anno, e che questo valore raggiungerebbe il 147%, se nel debito conteggiassimo anche i salvataggi delle banche inglesi, attuati dal Governo di Sua Maestà.

Giova invece ricordare, che è attraverso l'ampliamento della spesa pubblica in settori strategici per la crescita economica, come le infrastrutture di base e l'industria ad alta tecnologia, che è possibile rilanciare l'economia, come dimostra in primo luogo tutta la storia degli Stati Uniti d'America, da Alexander Hamilton, passando per John Quincy Adams, Lincoln, Franklin Roosevelt e JFK.

Così, all'interno del sistema dell'Euro, e della globalizzazione finanziaria, non è possibile rilanciare l'economia fisica, perchè fondati sull'idea che la produzione di ricchezza passi indiscriminatamente attraverso aggiustamenti di tipo finanziario, piuttosto che dai processi fisico-produttivi che i flussi finanziari devono strategicamente ed efficientemente promuovere.

Amministratori locali, primi ministri, sindacati e lavoratori dei più svariati settori, non possono più limitarsi a denunciare i problemi relativi al proprio orticello. Se non emerge un senso comune volto a denunciare i problemi del sovrasistema, l'errato modo di concepire l'economia come strumento di crescita finanziaria, piuttosto che come strumento di crescita dell'economia fisica e del bene comune, staremo soltanto facendo del “teatrino”.


 

Come ogni settore dell'economia nazionale, anche le ferrovie sono vittime di quel processo di finanziarizzazione che subordina la realtà fisico-economica alle dinamiche speculative.

Il processo segue il solito schema: liberalizzazioni-privatizzazioni grazie a cui consentire l'entrata di nuovi player nel settore di riferimento; successiva finanziarizzazione del settore liberalizzato, attraverso la creazione di una piramide di strumenti finanziari che trovano la loro ragion d'essere nel sottostante economico-fisico (nel caso in oggetto, le ferrovie).

Dunque, il dato su cui porre l'accento – per quanto possa essere “popolare” – , non è tanto quello per cui dei “capitani coraggiosi” si sostituiscono alla proprietà pubblica di un'azienda, quanto quello meno evidente dell'entrata dei gruppi bancari, che per mantenere in vita la mega bolla speculativa globale, necessitano di trovare sottostante reale su cui creare nuovi strumenti finanziari, con cui di volta in volta rifinanziare la bolla. Senza il progressivo mutamento delle leggi nazionali, senza l'entrata degli stati sotto accordi tipo quello dell'Euro o del Wto, la mega bolla speculativa globale sarebbe già scoppiata, con tanto di onoranze funebri per l'attuale sistema economico-finanziario post-Bretton Woods.

In Italia, lo schema sopra delineato, prende le mosse dal famoso incontro del Britannia del 2 giugno 1992, con cui si decise di avviare la creazione di un grande mercato finanziario. Questo è stato possibile, avviando le cosiddette liberalizzazioni e privatizzazioni, che hanno consentito ai grossi gruppi finanziari di impossessarsi dell'industria pubblica e dei settori imprenditoriali ad ampia diffusione, come il settore della distribuzione commerciale. Gli anni '90 sono stati cruciali per l'avvio di questo processo. In quegli anni, vi fu il venir meno a livello globale del Glass-Steagall standard, che fu introdotto sotto Franklin Roosevelt ed a cui la stessa legge bancaria italiana del 1936 si ispirò, sancendo la separazione tra banche commerciali e banche d'affari, tenendo ben separato il sistema delle banche di raccolta dei depositi, dalla partecipazione diretta alle attività imprenditoriali.

Questo processo è stato possibile avviarlo soltanto giustificandolo col sopravvenire di una serie di criticità, tipo l'incompetenza del pubblico nella gestione delle attività economiche. Lo studio che pubblicammo oltre un anno fa, La distruzione dello Stato sociale attraverso la catastrofe delle liberalizzazioni-privatizzazioni in Italia, dimostra però che così non è. Soprattutto conseguentemente alla invenzione di questa issue, si sono potuti attuare progressivi tagli di bilancio ad ogni attività economica statale. Ed a tal proposito non è porsi la domanda corretta il chiedersi se tutto ciò sia voluto o meno; ciò che conta è che tutto questo è inevitabile nel momento in cui il sistema economico viene orientato ad agevolare le attività speculativo-finanziarie piuttosto che quelle produttive.

Ed infatti, il sistema economico occidentale è andato trasformandosi dalla fine degli anni '60, in seguito al cambio del paradigma culturale introdotto dalla controrivoluzione del “sesso, droga e rock and roll”. La mutata concezione antropologica che ne derivò – non più un uomo produttore dedito al futuro ed alla posterità, ma un essere sensuale, dedito al “vivere per vivere” – trasformò il sistema economico da produttivo a consumistico. Un ruolo fondamentale in questa svolta l'hanno giocato l'ideologia ambientalista e quella liberista. La prima partendo da una concezione pessimistica della natura umana, di tipo parassitario, ha contribuito a burocratizzare i sistemi legislativi, tanto da rendere impossibile l'intervento efficace degli amministratori sui territori, bloccando così il continuo ammodernamento infrastrutturale e produttivo della società; la seconda sostituendo all'idea del bene comune come vera stella polare dell'azione politica, la legge della domanda e dell'offerta. Queste ideologie hanno di fatto bloccato la crescita economica favorendo la progressiva disintegrazione dell'economia.


 

Il tutto oggi è dunque funzionale al mantenimento in vita della mega bolla speculativa che a livello globale è andata creandosi dagli anni '70, e che necessita di fagocitare ogni valore dell'economia reale per rimandare nel tempo la propria esplosione, di cui le ripetute crisi finanziarie, dal primo shock petrolifero fino a quella del 2007, non sono altro che le avvisaglie di una instabile costruzione destinata a crollare su sé stessa.

Questo processo passa per precisi rapporti di causa-effetto che – giova ripeterlo – hanno come loro assioma di riferimento il venir meno di una visione di uomo e di società orientate al lavoro produttivo: 1) il progressivo orientamento della politica economica nazionale, dalla ricerca scientifica e dalle relative applicazioni in campo infrastrutturale ed industriale, alla agevolazione delle attività speculative (finanziarie, immobiliari, di brevetto, ecc.); 2) la riduzione della produttività nazionale nel medio-lungo periodo, tale da rendersi non più consona ai livelli di welfare raggiunti con la precedente capacità produttiva; 3) il progressivo indebitamento nazionale; 4) l'entrata dei privati nei settori divenuti insostenibili; 5) la surrogazione dell'imprenditore col banchiere nella gestione di ogni attività economica; 6) il crollo del sistema economico divenuto progressivamente esclusivamente speculativo ed anti-produttivo.


 

Nello specifico del sistema ferroviario italiano


 

Cosa ha voluto dire per le ferrovie italiane tutto ciò?

Possiamo comprendere, dal quadro di riferimento delineato, che il destino del settore ferroviario in Italia, così come ogni altro settore produttivo, è segnato da tempo.

Tutto ciò che ha a che fare col sistema economico di base (le infrastrutture), diviene, all'interno di un sistema non produttivo, non sostenibile. Così, la contribuzione generale, e le collegate entrate erariali, non sono più sufficienti a sostenere il sistema di viabilità ferroviaria. Inutili sono stati i progressivi tagli a cui è stato sottoposto il settore, poiché, in ultima analisi, la pretesa è quella dell'autofinanziamento di ogni attività statale (il sistema autostradale, quello pensionistico, quello sanitario). Così facendo anche il sistema ferroviario è entrato in una logica d'impresa, con tutte le conseguenze negative, socialmente insostenibili, che ne sono derivate. A conferma di ciò, alla riunione dei dirigenti del gruppo Ferrovie dello Stato del novembre scorso, lo slogan era: “Essere impresa: operare solo nei contesti in cui è assicurato il ritorno economico e finanziario dell'investimento. No a prestazioni 'sotto costo'.” Alla luce di questo principio, l'universalismo del servizio viene meno; alla luce di questo principio, a parte le principali tratte ferroviarie di collegamento, la maggior parte delle aree geografiche sarebbero scoperte dai relativi collegamenti.

Intanto, i servizi a mercato del Gruppo FS, sono aumentati nell'ultimo triennio del 25% e, parallelamente, quelli del servizio universale (a prezzi politici, con cliente lo Stato e dunque la contribuzione generale) sono scesi del 13%.

Il sistema ferroviario italiano è già stato nelle mani dei privati tra il 1865 ed il 1905, anno in cui se ne decise la rinazionalizzazione dopo l'evidente fallimento della privatizzazione. Il privato, come sempre avviene in questi casi, ragionava nei soliti termini di riduzione dei costi e di crescita dei profitti, a tutto discapito della qualità del servizio e delle esigenze dell'utenza. Dunque, dopo che per venti anni, sia la rete che la gestione del servizio erano state privatizzate, e dopo un altro ventennio di gestione privata del solo servizio, il Governo italiano decise di rinazionalizzare le ferrovie.

Questo processo di peggioramento, inevitabile in tutti i settori ad alta densità di capitale, in quanto ammortizzabile in archi temporali non sostenibili dalle imprese private, è già in atto.

Basti pensare alla continua soppressione delle tratte considerate anti-economiche. Secondo questa logica non avremmo mai avuto l'elettrificazione o l'idrificazione di intere aree del Paese. Si tocca con mano poi, il progressivo peggioramento dei sistemi di pulizia dei treni; l'eliminazione dei servizi igienici e di comfort (sale d'attesa) per l'utenza; lo smantellamento dei sistemi di sicurezza di viaggio (come il doppio macchinista); la riduzione dell'efficienza del complessivo sistema di viaggio, con la progressiva contrazione del personale di viaggio e informativo, che genera ritardi a catena (questo perchè il personale viaggiante di un treno in ritardo è lo stesso che dovrà salire sul successivo treno pronto alla partenza, ma che invece deve attendere l'arrivo del treno in ritardo).

Proprio dalle Ferrovie dello Stato provengono conferme a quanto si va dicendo. La customer satisfaction (dati 2009 su 2008) è scesa sia dal punto di vista del comfort di viaggio, della puntualità dei treni, della pulizia e delle informazioni a bordo.

Ed infine – ma di primaria importanza, visto che fino a prova contraria, il perno del nostro sistema costituzionale, ed invero di un sistema economico funzionante, resta il lavoratore, ossia l'unico soggetto che possa essere un buon consumatore (e non viceversa!) – grazie ai sistemi di liberalizzazione del mercato del lavoro, è esploso il fenomeno del dumping contrattuale, che ha innescato una spirale al ribasso per le condizioni economiche, di sicurezza, sanitarie, e previdenziali dei lavoratori del settore. Quest'ultimo, invero, rappresenta uno dei mezzi attraverso cui indebolire le ferrovie statali. Infatti, proprio come successo col settore della telefonia, si consente ai nuovi operatori di praticare forme contrattuali di lavoro diversificate (contratto dei metalmeccanici, contratto del commercio, contratto dei ferrovieri), venendosi così ad operare forme di “concorrenza sleale” (parole dell'ing. Moretti). E' ovvio, che i nuovi operatori che possono optare per forme di assunzione peggiorative per il lavoratore, avranno dei minori costi di gestione, e dunque potranno reperire maggiori fonti di finanziamento sul mercato dei capitali, da investire in crescita produttiva, oppure potranno presentare all'utenza un output più economico, oppure, a parità di prezzo, dei servizi aggiuntivi. Il tutto – ma oggi appare piuttosto normale – a discapito del lavoro.

Durante l'audizione parlamentare del febbraio scorso, sull'incidente di Viareggio, l'a.d. di Trenitalia, ing. Mauro Moretti, sostenne:


 

[...] vi faccio osservare che, per arrivare ad offrire i nostri standard di sicurezza, abbiamo delle condizioni di lavoro uniche al mondo, in termini di orari, turni, pause e attenzione alla sicurezza sul lavoro. Nel frattempo, però, accanto a noi, ci sono altri operatori che cercano invece di risparmiare sul fronte della sicurezza, chiedendo magari ai loro macchinisti di fare il doppio delle ore rispetto ai nostri attraverso contratti ad personam supportati dalla declaratoria professionale, e che riescono così a praticare prezzi molto più bassi dei nostri: e fanno questo anche per il trasporto delle sostanze tossico-nocive. Vi invito dunque a riflettere su tutti i problemi che ho richiamato, perchè mi pare che, se da un lato tutti sono favorevoli alla liberalizzazione, dall'altro però, appena succede la minima cosa, vogliono tutti essere più “sicuri” del re. […] così, mentre da una parte sono tutti a favore della liberalizzazione per ottenere il massimo dal punto di vista economico, dall'altra si richiede poi il massimo sul piano della sicurezza, per garantire gli standard più elevati al mondo. Le due cose, però, non stanno insieme.


 

In Europa meno liberismo ferroviario che in Italia

Se il trasporto ferroviario delle merci è completamente liberalizzato sia in Italia che in Europa, il trasporto passeggeri, invece, ha un grado di liberalizzazione diverso a seconda dei vari paesi europei. Infatti, nonostante la classe politica utilizzi spesso la normativa europea per giustificare le proprie scelte politiche, quando invece quest'ultima lascia spesso ampi spazi di manovra, la legislazione comunitaria in ambito ferroviario, per il trasporto internazionale passeggeri, soltanto dal 1° gennaio 2010 ha previsto il diritto di accesso alle infrastrutture di tutti gli Stati membri. Diversamente, in Italia, era già ammesso in condizioni di reciprocità (cioè nel caso di impresa estera).

In Italia, in merito al trasporto passeggeri nazionale, il servizio è liberalizzato, mentre non lo è in Europa.

Circa il trasporto regionale, in Italia è prevista sia l'assegnazione in house (per sei anni più sei), sia la procedura ad evidenza pubblica attraverso gare. In Europa, invece, è prevista soltanto l'assegnazione in house.

Così, in merito al trasporto passeggeri, il mercato italiano è liberalizzato dal 2003, mentre in Europa nel 2007 si è deciso di rinviare qualsiasi decisione in merito alla liberalizzazione del trasporto ferroviario passeggeri regionale e nazionale, a dopo il 2017.

Alla stesso modo di quanto fatto in Italia, anche Gran Bretagna (famosa per gli elevati prezzi dei biglietti ferroviari, per i ritardi e la bassa sicurezza) e Svezia hanno autonomamente optato per la liberalizzazione del settore ferroviario.


 

In Italia vari modelli regionali, ma un solo fine: tagliare i costi!

La riforma costituzionale del 2001 del titolo V della Costituzione ha prodotto dei riflessi, in termini di frazionamento, sul trasporto ferroviario italiano. Ogni regione ha oggi il potere di disciplinare la normativa di dettaglio – quella quadro spetta allo Stato – relativamente alle grandi reti di trasporto, mentre è legislatore primario per quanto concerne il trasporto pubblico locale.

Così, ogni regione è venuta a creare il proprio modello di gestione ferroviaria.

Sostanzialmente i modelli che in modo più radicale si sono delineati, sono quello liberista del Piemonte e quello centralista della Lombardia. Entrambi i modelli, invero, sono caratterizzati da gestioni societarie, dove il fine è la produzione di profitto attraverso la riduzione dei costi.


 

Il modello piemontese

In Piemonte si è deciso di mettere a gara il trasporto ferroviario locale invece che di risottoscrivere il contratto di servizio per il trasporto regionale con Trenitalia.

La ex Presidente Bresso ha sostenuto che il trasporto ferroviario regionale non funziona, perchè chi gestisce il servizio lo fa in una situazione di monopolio (Trenitalia), e dunque può permettersi di non preoccuparsi delle conseguenze delle proprie scelte. Invece – secondo la Bresso – con le gare si rompe il monopolio e si attiva la concorrenza, e si riducono i prezzi senza peggiorare la qualità del servizio. Queste considerazioni in apparenza sono sensate, non valgono però per la privatizzazione dell'acqua. Infatti, è interessante notare che in merito al decreto Ronchi, la Regione Piemonte si è opportunamente dichiarata contraria – tanto da ipotizzare un ricorso alla Corte Costituzionale – , e sul fronte del trasporto pubblico locale su gomma non ha fatto la medesima scelta delle liberalizzazioni. Tutto ciò indica una completa assenza di coerenza in merito alla ispirazione delle politiche economiche seguite. Non per convinzione, ma per convenienza ...

Lo schema di gestione delle gare prevede la suddivisione della Regione in cinque lotti a cui dovrebbero partecipare operatori nazionali e stranieri, tra cui le ferrovie tedesche, operatori privati inglesi e francesi.


 

Il modello lombardo

Al contrario, in Lombardia si è deciso di rifarsi ad un modello completamente opposto a quello di parcellizzazione gestionale attuato in Piemonte.

Trenitalia non gestisce più il trasporto regionale lombardo. Con 2588 dipendenti in meno, se ne occuperà una società monopolista costituita all'uopo, Trenitalia Le Nord (TLN), con contratti lavorativi peggiorativi rispetto a quelli di Trenitalia. Quest'ultimo, d'altra parte, è il dato comune tra il modello piemontese e quello lombardo. Influenzati dalle logiche del liberismo economico, si fa impresa attraverso le varie forme di sfruttamento del lavoro a basso costo, piuttosto che migliorando i processi produttivi.


 

Il vero significato di NTV

La Nuovo Trasporti Viaggiatori (NTV) è la prima società privata europea che dal 2011 sfrutterà la liberalizzazione del trasporto passeggeri. Essa soltanto nominalmente e mediaticamente si presenta come società italiana: solitamente definita la società di Montezemolo e Della Valle. Invece, NTV ha tutte le caratteristiche della società internazionale, controllata dal sistema bancario. Infatti, le partecipazioni sono così distribuite: MDP Holding (di Montezemolo, Della Valle e Punzo) 33,5%; IMI Investimenti (Intesa SanPaolo) 20%; SNCF/VFE-P S.A. (Ferrovie statali francesi) 20%; Generali Financial Holding 15%; Nuova Fourb (Bombassei) 5%; MaIS S.p.A. (Seragnoli) 5%; Reset 2000 (Sciarrone) 1,5%.

Visti i soggetti partecipanti di NTV, si può affermare che il nuovo operatore ferroviario non produrrà chissà quali contributi per l'erario italiano, in quanto principalmente partecipata da società di diritto lussemburghese.

La NTV è una delle tante prove concrete di quel processo di finanziarizzazione dell'economia reale, ben spiegato dalla funzione delle tre curve di Lyndon LaRouche. A tutto danno dell'economia fisica, la finanza speculativa fagocita gli assets produttivi, come sottostante per la creazione di piramidi di carta da immettere tra il pubblico risparmio, all'interno di un mega processo di continuo rifinanziamento della bolla speculativa globale.


 

Le Ferrovie dello Stato sono la soluzione!

Gli “innovativi” modelli che vanno adottandosi sono una finta soluzione.

Basti pensare soltanto al fatto che i contratti di servizio prevedono garanzie di profittabilità (!) per il gestore privato. Così le tratte ad alta redditività – si pensi a quella dell'alta velocità Milano-Napoli – sono in regime di concorrenza, e comporteranno per Trenitalia s.p.a., che di fatto è l'azienda di Stato, una riduzione della redditività; invece nelle tratte secondarie, a bassa frequenza d'uso, in cui però il superstite senso di civiltà ne impone la presenza, il paracadute è rappresentato dalla copertura statale e dunque dalla contribuzione generale dei cittadini. Così, laddove sia una società privata ad operare in queste tratte, se la profittabilità non sarà quella contrattualmente stabilita con l'ente pubblico, saranno le casse pubbliche a coprire i mancati ricavi.

Tuttavia, l'aver sottoposto a regime societario le stesse ferrovie dello Stato, con la creazione di Trenitalia S.p.a. – scelta imposta dalla normativa europea – inserisce in una logica di riduzione dei costi, e conseguentemente di inevitabile riduzione della qualità del servizio, quello che dovrebbe essere un servizio universale.

Un ulteriore paradosso è che le prospettive del settore ferroviario a livello mondiale, e soprattutto a livello europeo, sono di forte crescita. Queste prospettive sono dovute all'invecchiamento della popolazione, nonché ad inevitabili politiche di riqualificazione dei sistemi di mobilità, nella prospettiva di favorire i mezzi pubblici di trasporto di massa.

Concludendo, un'economia che funzioni necessita che i servizi attinenti alle infrastrutture di base, siano sostenuti dalla contribuzione generale. Perchè ciò sia possibile, è necessario che le economie tornino ad essere produttive, ma ciò non avverrà se le infrastrutture di base resteranno intrappolate nella logica del taglio dei costi per l'aumento dei profitti.

La soluzione è allora il passaggio da un sistema monetarista come l'attuale, ad un sistema di tipo creditizio, proprio come si presenta il sistema americano di economia politica così come previsto dalla Costituzione americana e sviluppatosi fino alla Presidenza Kennedy. E' attraverso la sovranità creditizia strategicamente diretta allo sviluppo scientifico, e le applicazioni in campo infrastrutturale ed industriale, che è possibile sostenere sistemi in continua crescita. Laddove il credito diviene mezzo di speculazione e non è più diretto ad aumentare il tasso tecnologico-scientifico dell'economia fisica, un sistema economico diviene “non sostenibile”.

10 aprile 2010

Nella morsa del sistema, Firenze rinasce da sotto terra

 

Chi è e che cosa vale questa creatura umana – chiunque essa sia – che mi sta accanto? Chi è? Individua substantia rationalis naturae: cioè un individuo portatore di un regno interiore di libertà, di intelligenza e di amore; cioè un mondo in un certo senso autonomo, che si svolge dall'interno e che ha come interiore ed immediato centro di gravitazione Dio medesimo. Cosa vale? Quanto vale il suo atto interiore di libertà, di visione e di amore con cui egli “attrae” in sé Dio medesimo. Come mi comporterò verso di lui? Come si comporta Dio verso di lui, come mi comporto io con me stesso e come vorrei che gli altri si comportassero con me: rispettando in lui, con delicatezza e purità, la personalità interiore di cui è portatore: rispettando cioè, soprattutto, quelle radici di vera libertà e di spontaneità che mettono in moto il meccanismo espansivo della sua intelligenza e della sua volontà. La legge morale è tutta qui: ama il prossimo tuo come te stesso; non fare agli altri quello che non vorresti che gli altri facessero a te.” (Le città sono vive – Giorgio La Pira)


 

La situazione internazionale

La vittoria della larouchiana Kesha Rogers alle primarie democratiche nel 22esimo distretto del Texas, segna in modo tuonante ciò che era già da tempo rilevabile da parte degli osservatori più attenti: l'entrata della politica mondiale in una nuova fase.

La crisi economica ha mostrato che il re è nudo. Mentre i principali Governi del pianeta hanno proceduto a salvare dai fallimenti le banche, senza porsi tanti scrupoli e senza badare a spese, l'atteggiamento che questi hanno avuto, invece, nei confronti delle popolazioni, è rimasto quello tipico da clima d'austerità, guidati dalla demagogica stella polare del “dover far quadrare i conti”.

Tutto ciò è venuto così a configurare una vera e propria forma di “azzardo morale” a livello globale.

In parallelo ai salvataggi bancari di Bush ed Obama negli Stati Uniti, la Gran Bretagna ha proceduto ad una serie di nazionalizzazioni bancarie che oggi portano il suo rapporto debito pubblico / p.i.l. al 147% (mentre quello ufficialmente riconosciuto, cioè senza considerare le nazionalizzazioni, è salito dal 50 al 60% in un solo anno), ed i Paesi della zona Euro si sono mossi senza nessun genere di iniziale coordinamento, in salvataggi bancari che ora li obbligano ad impostare politiche di tagli nei confronti dell'economia reale e del general welfare, in modo ancor più radicale rispetto a quanto fatto dal 1992 ad oggi.

L'approccio seguito da Barack Obama nei confronti della politica sanitaria, è emblematico di questo fraudolento modo di procedere. Dopo aver centrato la propria campagna elettorale sulla issue dell'allargamento della tutela sanitaria a tutto il popolo statunitense, una volta giunto alla Presidenza, ha sensibilmente spostato l'accento del suo messaggio, dicendo che la sanità va data sì a tutti (anche se circa 15milioni di statunitensi resteranno senza), ma ne va data di meno a chi già l'aveva, perchè altrimenti “i conti non tornano”.

Questo approccio contabilista per cui “i conti non tornano” quando si parla della vita della gente, ed il diametralmente opposto approccio per cui le banche “sono troppo grandi per poter essere lasciate fallire”, ha scioccato l'intera popolazione americana, entrata in una storica situazione da “sciopero di massa”, come l'avrebbe definita Rosa Luxemburg. La cosa è stata notata anche da Il Corriere della Sera.

Questa nuova situazione che va caratterizzando la politica statunitense, è sancita in modo definitivo dalla vittoria di Kesha Rogers in Texas, dove l'elettorato democratico le ha riservato il 53% dei suffragi (contro il 27% ed il 20% riservato ai due candidati obamiani) in una campagna all'insegna dell' “Impeach Obama!”. Dunque, laddove non sia chiaro, l'elettorato democratico ha sostenuto un candidato che vuol mettere in stato di accusa per tradimento della Costituzione, il Presidente Obama. Così, nelle ultime ore, Obama e la dirigenza del Partito Democratico, stanno lavorando per inficiare quel risultato elettorale e disconoscere la rappresentatività di Kesha Rogers, suscitando già le prime proteste degli elettori.

Allo stesso modo vediamo in Grecia, che dopo i salvataggi bancari ed il rischio di fallimento in cui essa oggi incorre come Stato, non si è perso tempo, ubbidendo ai diktat provenienti dalle istituzioni dell'eurocrazia, a tagliare gli stipendi dei lavoratori e ad elevare l'imposizione fiscale. “Azzardo morale” appunto.

Così, nello stesso giorno in cui la popolazione greca scendeva in piazza per protestare contro i tagli al bilancio, la Commissione UE e alcuni governi premevano sulla Governo greco per adottare un più drastico piano di tagli.

A Madrid, invece, il capo del Banco Santander, Emilio Botin, chiedeva al governo spagnolo di non fermarsi al pacchetto di austerità da 50 miliardi, ma di avviare immediatamente una riforma del sistema pensionistico. Questo ha provocato in Spagna una mobilitazione della popolazione, che ha coperto 57 città in 12 giorni successivi, con slogan quali “in difesa delle pensioni. No all'innalzamento dell'età pensionabile. Tagliare la rete sociale non è la soluzione”.

Anche in Portogallo, le confederazioni sindacali hanno annunciato uno sciopero generale.

Il problema di fondo resta il sistema della globalizzazione finanziaria, che in Europa si manifesta attraverso il sistema dell'euro, controllato dal sistema bancario privato che domina la Bce. L'abbandono del principio della separazione tra banche ordinarie e banche d'affari (standard Glass-Steagall) ed il “patto di stabilità”, da un lato inquinano l'economia reale di attività finanziarie puramente speculative, dall'altro impediscono il rilancio della produttività con investimenti nelle infrastrutture di base e nell'industria. Ciò genera un inarrestabile processo di contrazione delle capacità produttive nazionali e la continua riduzione del welfare (dagli investimenti in infrastrutture, alla sanità, all'istruzione, alla previdenza, alle funzioni storicamente primarie degli Stati, quali quelle di polizia e di giustizia).


 

La situazione fiorentina: luci ed ombre

Luci

All'interno di questo contesto, la nuova Amministrazione fiorentina – che teniamo sotto particolare attenzione per l'anomalia positiva che rappresenta all'interno del Partito democratico italiano – si sta muovendo con particolare intraprendenza.

L'approccio alle questioni delle tre stelle di punta di questa Amministrazione – il Sindaco Matteo Renzi, il Vicesindaco Dario Nardella e l'Assessore alla mobilità, Massimo Mattei, tutti tra i trentacinque ed i trentanove anni – segna una sostanziale discontinuità da quello dei loro predecessori.

La nuova Amministrazione fiorentina, infatti, è riuscita in questi mesi, in cose che la precedente nomenclatura cittadina riteneva impossibili: la pedonalizzazione dell'area prospiciente il Duomo, l'avvio di sistemi di semplificazione della vita cittadina (per la pulizia stradale, per la circolazione), il reinquadramento della Polizia Municipale come tutrice dell'ordine cittadino e del traffico, invece che come “esattrice” fiscale. A questo ultimo proposito, basti pensare che l'ex assessore al bilancio – una delle principali rappresentanti della fronda interna al PD, contro Renzi – era arrivata ad affermare ad una radio locale, che una cittadinanza ligia al codice della strada sarebbe stata un problema per il bilancio comunale (!). Ciò rende bene l'idea di quelle che fino al giugno 2009 erano le tendenze nella gestione del Comune fiorentino.

La particolarità, è che questo operato avviene più col contrasto delle dirigenze cittadine e provinciali del PD, che non con quello dell'opposizione (invero a Firenze, troppo debole per poter ostacolare uno come Renzi). Ma oltre i vari apparati politici, ci sono anche quelli dirigenziali, sindacali e dell'associazionismo, che fondamentalmente sentono sfuggire di mano il controllo di una Città che da troppi anni tenevano immobile.

Ma il vero colpo di classe, Renzi l'ha fatto recentemente, quando in Consiglio comunale ha annunciato una serie di progetti di sfruttamento del sottosuolo fiorentino – proprio come avevamo auspicato nel marzo dello scorso anno con “Firenze rinasce da sotto terra!” – che apriranno per la Città, una nuova era. La linea 2 della tramvia – una tragicommedia la costruzione della linea 1 – sarà in buona parte interrata; poi, la Città sarà dotata di una tangenziale sotterranea che andrà da nord a sud. Purtroppo queste infrastrutture saranno costruite secondo lo schema del project financing, di fatto mettendole nella disponibilità dei privati, e dunque delle logiche di profitto a breve, che rendono impossibile una politica di continui reinvestimenti. Ma dentro al “patto di stabilità” europeo, congegnato senza distinguere tra spesa corrente e spesa in conto capitale, non è possibile fare altrimenti.


 

Ombre

In generale, la gestione della Città, appare rispondere a freddi schemi di tipo manageriale. Renzi non vuol confrontarsi con le parti sociali e questo produce diverse criticità. Egli ha dichiarato più volte che il tempo della concertazione è finito; ed è bene che sia così, vista la strumentalità al sistema della globalizzazione finanziaria assunta dal mondo sindacale dal protocollo Ciampi in poi, portando sì alla lotta all'inflazione nominale, ma non a quella reale a difesa del tenore di vita dei lavoratori.

Tuttavia, non concertare non può però voler dire assumere atteggiamenti thatcheriani. Infatti, Renzi decide con i suoi collaboratori più fidati, e notifica alla Città. Così, i cittadini non si sentono parti attive di un processo, ma vedono calar dall'alto, da un giorno all'altro, le decisioni dell'Amministrazione. Questo alla lunga logora i rapporti, ed impoverisce lo spirito di partecipazione alla vita civica. D'altra parte, questo metodo delle decisioni prese intorno ai “caminetti fiorentini”, ricorda molto quello dei “caminetti romani”, che Renzi denuncia essere il vero problema del PD.

C'è dunque bisogno che Renzi e l'Amministrazione fiorentina, comunichino maggiormente con la Città, aggiornandole progressivamente in merito alle opzioni che si intendono adottare. Mantenendosi ferrei relativamente al dovere di “dover fare delle scelte”, alla lunga, sarà facilitata l'azione amministrativa, poiché il cittadino si sentirà parte del processo decisionale, piuttosto che passivo destinatario dello stesso.

Il metodo che sta seguendo l'Amministrazione, risulta essere traumaticamente vincente quando attuato nei confronti del “popolino”, e sistematicamente perdente quando attuato per le nodali questioni infrastrutturali con attori di pari o superiore livello istituzionale. Così, in merito alla pista parallela dell'aeroporto fiorentino, si è ottenuto il niet del limitrofo Comune di Sesto Fiorentino; circa il sotto-attraversamento per l'alta velocità, l'idea di una mini stazione (mini-Foster) di Renzi, ha subito il niet del ministro Matteoli; in merito al progetto dei Della Valle, per la costruzione di un'area con centri commerciali, museo, alberghi, nuovo stadio, anche qui non è stato raggiunto alcun risultato.

Dunque, subiscono i deboli, reagiscono i forti. Le parole di Giorgio La Pira, con cui abbiamo introdotto questo aggiornamento, dovrebbero offrire a Renzi, che è ammiratore e studioso dell'opera del compianto fiorentino d'adozione, la chiave di volta per ottimizzare la propria azione.

Per le stesse ragioni, la principale difficoltà incontrata da questa giovane Amministrazione, è derivata dal generalizzato e forte aumento dell'imposizione fiscale da essa adottato, consequenzialmente alla contrazione delle entrate nel bilancio comunale. Purtroppo ciò si assomma alla pesante eredità lasciata a Renzi dalle precedenti amministrazioni. Firenze ha la tassazione più alta d'Italia (692 €/abitante, rispetto alla media nazionale di 558 €/abitante) ed una pessima gestione delle spese relative all'auto-amministrazione, che, infatti, se portata in linea alla best practice nazionale, porterebbe in cassa 62 milioni di euro. Il rialzo che più ha fatto clamore è stato quello del canone per l'occupazione del suolo pubblico (aumenti dal 30 al 170% in una fase di crisi economica), che ha portato circa 700 ambulanti fiorentini a fare una serrata ed a scendere in piazza.

Per di più, se Renzi non vuole essere espressione del sistema, proprio come i suoi predecessori, dovrà trovare il coraggio per procedere su un doppio binario: 1) la denuncia delle logiche perverse che dominano il macrosistema della globalizzazione/speculazione finanziaria, del “patto di stabilità” e del Wto, che sono l'origine dei problemi che gli stessi amministratori locali hanno nel gestire i loro territori; 2) fare un patto con la cittadinanza per il buon governo cittadino, che lo porti già da questo anno a ridurre le spese improduttive per l'auto-amministrazione comunale, a recuperare maggiori fondi dalla Regione e dal Governo (Firenze ne riceve meno rispetto alla media nazionale) ed a ridurre l'imposizione fiscale cittadina.

Tutto ciò, ovviamente, in attesa della inevitabile riorganizzazione fallimentare del sistema finanziario internazionale, come proposta da Lyndon LaRouche.
 

Claudio Giudici
 

25 dicembre 2009

Un Sereno Natale

Firenze, Natale 2009.

L'invito alla riflessione che ci porta il giorno del Natale, è sempre quello della sfida che Gesù Cristo ha rivolto al mondo con l'interezza della Sua vita. Gesù nasce sotto un impero, e la Sua denuncia e la Sua azione sono volte a colpire ciò che invece si equivocava come corrispondente al giusto.

Ciò emerge in modo chiaro nella parabola delle guarigioni durante il sacro giorno del sabato. La cura dei malati (ritenuta un lavoro) durante la giornata di festa, era considerata opera condannabile da parte della cultura farisaica, perchè in violazione della sacralità del giorno del sabato. Gesù invita a guardare alla sostanza della relativa prescrizione piuttosto che alla sua letteralità: “Il sabato è stato fatto per l'uomo, e non l'uomo per il sabato!”.

Così Gesù sfida un modo di guardare le cose, un modo di pensare, un sistema culturale, per un fraintendimento – in ultima analisi – su ciò che è bene e ciò che è male. Questo ci ricorda l'insegnamento di Socrate per cui il male non sarebbe altro che non conoscenza.

Con tutto ciò ritroviamo delle analogie nel nostro tempo, dove nonostante la mole infinita di informazioni, il fraintendimento, la non comprensione, la mistificazione, portano alla formazione di una calotta d'ignoranza che poi consequenzialmente ispira una serie di azioni che non possono portare al perseguimento del bene.

Nella sua ultima enciclica Benedetto XVI centra tutto il suo discorso intorno al collegamento che deve esservi tra amore (caritas) e verità. Non sarebbe possibile perseguire il primo senza un'azione orientata dalla verità. Molte persone, dall'uomo della strada allo statista, giustificano la loro azione ricorrendo alla “buona fede”: “D'altra parte ho agito in buona fede”. Se ciò può rappresentare la giustificazione che ognuno di noi può dare al prossimo, nel momento in cui essa, nella relazione tra la nostra coscienza e la nostra condotta, diventa regola di vita, si tramuta in quel nichilismo che anche nell'omelia alla messa natalizia in Santa Maria del Fiore, Mons. Betori ha denunciato come alla base di una società dell'apparenza piuttosto che della sostanza (ed ecco così riaffacciarsi la cultura farisaica condannata da Gesù).

Allora, ingenuamente incuranti della Verità o anche soltanto di ciò che in coscienza riteniamo corrisponderle, optiamo per la comoda strada di ciò che in quel momento apparentemente conviene. Ma a prescindere dai metodi che ognuno di noi può autonomamente sviluppare per ricercare la verità, il dato più preoccupante della nostra società è che essa disconosce la verità, e centra tutto sull'opinione. Una babele di opinioni, l'una parificata all'altra, portano così, invece che alla agognata libertà, alla dittatura dell'opinione del più forte, di colui che ha più mezzi per diffonderla, per urlarla, per imporla. Nella piatta parità delle opinioni, nel relativismo delle opinioni che diventa nichilismo, si crea così ugualmente una verità (non importa se autentica o fasulla), importa che sia diffusa, riconosciuta dai più come tale.

In questo preciso momento storico in cui si inserisce questa giornata di Natale, questi temi si legano all'importante vertice sul clima appena conclusosi a Copenhagen e fortunatamente fallito. Questo vertice che ha concentrato le attenzioni del mondo per diversi giorni, è servito a distrarre l'umanità dalla primaria questione della riformulazione dell'attuale sistema monetario e finanziario, lasciato ai diktat del “libero” mercato, ovvero dell'oligarchia finanziaria, a tutto danno della popolazione mondiale.

Nella discussione prodottasi in questo vertice, Benedetto XVI si è voluto inserire dando un suo importante contributo con il discorso “Se vuoi coltivare la pace, custodisci il creato”, per la Giornata mondiale della Pace 2010.

Differentemente dall'accento posto dal complesso culturale al discorso di Benedetto XVI – quasi ne fosse stata letta soltanto la prima parte (di analisi) – , il Santo Padre offre tutta un'altra prospettiva rispetto alle soluzioni malthusiane (di riduzione della popolazione mondiale) che l'impero britannico mirava subdolamente a far adottare a tutti gli Stati nazionali del pianeta con quel vertice. Questa prospettiva si trova ancora una volta in accordo con le concezioni antropologiche (laiche) di Lyndon LaRouche (si ricordi l'intervento di Padre Bonifacio Honings a Rüsselsheim nel febbraio scorso).

Il Santo Padre non entra ovviamente nel merito dello scandalo del “Climagate”, di cui così poco hanno parlato i media. Quindi tralasciando la frode che si cela dietro al “riscaldamento globale antropogenico” – come denunciata da LaRouche da decenni – così come emersa con lo scandalo delle e-mail dell'East Anglia University, è importante soffermare l'attenzione sul messaggio del Santo Padre.

Benedetto XVI, riprendendo Giovanni Paolo II, avvalora l'importanza di una “coscienza ecologica” che “non deve essere mortificata, ma anzi favorita, in modo che si sviluppi e maturi, trovando adeguata espressione in programmi ed iniziative concrete”.

Ma quali debbono essere le linee guida per procedere verso questa direzione?

Si pensi a come i movimenti ambientalisti si pongono di fronte alla questione dell'ambiente; essi hanno richiesto con uno schematico documento la riduzione dei gas serra. Sui metodi per ottenerla, non viene detto niente. Tra le altre cose, richiedono che si riducano i gas serra del 40% dai massimi del 1990; se ciò vorrà dire insostenibilità di molte attività economiche, perdita di posti di lavoro, tutto ciò sarà secondario rispetto all'imminente countdown che rischia il pianeta.

E Benedetto XVI invece ammonisce: “La crisi ecologica non può essere valutata separatamente dalle questioni ad essa collegate, essendo fortemente connessa al concetto stesso di sviluppo e alla visione dell'uomo e delle sue relazioni con i suoi simili e con il creato.” Ed aggiunge: “Saggio è, pertanto, operare una revisione profonda e lungimirante del modello di sviluppo, nonché riflettere sul senso dell’economia e dei suoi fini, per correggerne le disfunzioni e le distorsioni. Lo esige lo stato di salute ecologica del pianeta; lo richiede anche e soprattutto la crisi culturale e morale dell’uomo, i cui sintomi sono da tempo evidenti in ogni parte del mondo.” Egli ci parla del “senso dell'economia e dei suoi fini”.


 

Ed il discorso di Benedetto XVI entra progressivamente sempre più nel concreto di ciò che dobbiamo fare: “Per guidare l’umanità verso una gestione complessivamente sostenibile dell’ambiente e delle risorse del pianeta, l’uomo è chiamato a impiegare la sua intelligenza nel campo della ricerca scientifica e tecnologica e nell’applicazione delle scoperte che da questa derivano.

Ecco che qui l'uomo diventa la soluzione ai problemi di gestione delle risorse, al rapporto relazionale tra esso ed il creato. L'uomo non è dunque il problema, ma la soluzione, se fa ricorso alla sua capacità di ragione cognitivo-creativa. Come dice LaRouche, è la valorizzazione di questa dimensione dell'uomo esprimente la sua somiglianza con Dio, che l'organizzazione politica deve individuare come suo ultimo fine.

Ed il distacco e la critica ai movimenti ambientalisti, si fa più accentuato quando il Santo Padre dice: “La questione ecologica non va affrontata solo per le agghiaccianti prospettive che il degrado ambientale profila all’orizzonte; a motivarla deve essere soprattutto la ricerca di un’autentica solidarietà a dimensione mondiale, ispirata dai valori della carità, della giustizia e del bene comune. D’altronde, come ho già avuto modo di ricordare, «la tecnica non è mai solo tecnica. Essa manifesta l’uomo e le sue aspirazioni allo sviluppo; esprime la tensione dell’animo umano al graduale superamento di certi condizionamenti materiali. La tecnica, pertanto, si inserisce nel mandato di «coltivare e custodire la terra» (cfr Gen 2,15), che Dio ha affidato all’uomo, e va orientata a rafforzare quell’alleanza tra essere umano e ambiente che deve essere specchio dell’amore creatore di Dio».


 

Ma il diverso approccio, filosofico, antropologico, epistemologico, con la cultura “neopagana” dei movimenti ambientalisti, diventa inequivocabile quando Benedetto XVI scrive: “D’altra parte, una corretta concezione del rapporto dell’uomo con l’ambiente non porta ad assolutizzare la natura né a ritenerla più importante della stessa persona. Se il Magistero della Chiesa esprime perplessità dinanzi ad una concezione dell’ambiente ispirata all’ecocentrismo e al biocentrismo, lo fa perché tale concezione elimina la differenza ontologica e assiologica tra la persona umana e gli altri esseri viventi. In tal modo, si viene di fatto ad eliminare l’identità e il ruolo superiore dell’uomo, favorendo una visione egualitaristica della «dignità» di tutti gli esseri viventi. Si dà adito, così, ad un nuovo panteismo con accenti neopagani che fanno derivare dalla sola natura, intesa in senso puramente naturalistico, la salvezza per l’uomo. La Chiesa invita, invece, ad impostare la questione in modo equilibrato, nel rispetto della «grammatica» che il Creatore ha inscritto nella sua opera, affidando all’uomo il ruolo di custode e amministratore responsabile del creato, ruolo di cui non deve certo abusare, ma da cui non può nemmeno abdicare. Infatti, anche la posizione contraria di assolutizzazione della tecnica e del potere umano, finisce per essere un grave attentato non solo alla natura, ma anche alla stessa dignità umana”.


 

Claudio Giudici


 


 

4 dicembre 2009

Liberalizzazione dell'acqua: i liberisti approfittano della debolezza di Tremonti. Se Berlusconi lo abbandona, è finito!

Il processo di liberalizzazione-privatizzazione previsto dalla fase 2 dell'“Operazione Britannia” ha ripreso il largo. Il Governo dopo aver resistito durante la sua prima fase ai continui assalti da parte delle forze liberiste, ha ceduto con la grave approvazione del dl Ronchi. Avevamo ammonito in merito al fatto che gli attacchi a Berlusconi sul fronte personale erano in realtà attacchi ad un Governo filo-tremontiano. Risultati spuntati questi attacchi, si è puntato direttamente sulle politiche economiche di Tremonti: Draghi, Napolitano, le istituzioni europee hanno più volte messo sotto accusa la politica economica italiana. Questo, nonostante che i risultati registrati sul fronte dell'economia reale e della finanza pubblica siano tra i meno neri d'Europa.

A questo proposito, ciò che conta valutare è che in realtà all'interno della cinghia di forza del sistema dell'Euro, le politiche di Tremonti (dagli omonimi bonds alla Banca del Sud) possono produrre risultati molto ridotti, seppur migliori rispetto a quelli nefasti delle politiche liberiste.

Gli attacchi a Tremonti sono passati poi attraverso forze intestine alla stessa maggioranza di Governo, di fatto rispondenti all'agenda del Partito Britannico.

L'ultimo colpo sferrato contro Tremonti è arrivato dal ministro Renato Brunetta. Brunetta qualche settimana fa aveva lanciato un duro attacco verbale contro i “signori del Britannia”, ma immediatamente intuimmo che non comprendeva completamente la portata strategica di ciò che diceva. Con le accuse rivolte alle politiche economiche tremontiane, Brunetta ha confermato i nostri sospetti.

A titolo di cronaca, è bene ricordare che mentre Brunetta nei mesi antecedenti lo scoppio della crisi finanziaria parlava di un aggancio – nel giro di sei mesi – dell'economia italiana alla crescita economica statunitense (sic!), Tremonti, unico statista in Europa, ammoniva durante tutta la campagna elettorale dai pericoli che l'economia mondiale correva, ed auspicava la creazione di una Nuova Bretton Woods. Tremonti ha ribadito in ogni sede nazionale ed internazionale la necessità imprescindibile per un'autentica ripartenza dell'economia mondiale, di riformare il sistema monetario e finanziario. Così, mentre Brunetta faceva il pugno duro con i dipendenti del servizio pubblico, Tremonti lo faceva con l'oligarchia bancaria!

Dunque il Brunetta economista non ha capito la crisi; il Tremonti giurista sì!

Ma perchè Giulio Tremonti, da deus ex machina del Governo Berlusconi, si è ritrovato tutto d'un tratto isolato da parte di una buona fetta dei colleghi ministri? Perchè Berlusconi stesso è entrato in lite con lui?

Se una certa incidenza la hanno avuta questioni di carattere contingente come la necessità di fonti finanziarie – che Tremonti ha sistematicamente centellinato – da parte dei vari ministri a ridosso delle elezioni regionali, oppure l'incontro tenuto all'Aspen Institute con oggetto la formazione di una futura classe dirigente – cosa che secondo Il Giornale avrebbe particolarmente indispettito Berlusconi – , il repentino cambio di agenda è stato provocato dai G20 di Londra e Pittsburgh dove Obama, sotto le pressioni di Gordon Brown, ha definitivamente virato la rotta della nave verso il mantenimento dell'attuale sistema finanziario (fallito) ed il suo rifinanziamento a danno dei contribuenti. Infatti alla fine del G20 di Londra, Tremonti denunciò che avevano fatto tutto i capi di governo, i quali “si applaudivano anche da soli”.

Obama ha tra i propri consiglieri economici sia quel Larry Summers che promosse nel 1999 il venir meno del Glass-Steagall Act (il corrispondente italiano venne meno con la Legge Draghi), sia quel Paul Volcker che ne sostiene la reintroduzione. Lo standard Glass-Steagall fu introdotto sotto Franklin Delano Roosevelt nel 1933 ed ispirò le riforme bancarie degli anni '30 dopo la crisi del 1929-32. Con esso si distinguevano in modo netto le banche commerciali da quelle d'investimento, impedendo alle prime di partecipare direttamente nell'economia reale, e soprattutto di speculare con i soldi dei depositanti. Obama ha purtroppo deciso di seguire la linea Summers invece di quella Volcker. Tuttavia, seppur migliore, la stessa linea Volcker non è quella decisiva per uscire dal sistema finanziario speculativo odierno. Il fondamentale vizio della proposta Volcker, infatti, è quello di restare intrappolato nel sistema monetarista delle banche centrali dipendenti dalle banche private, invece che puntare alla creazione di un sistema creditizio di banche nazionali dipendenti dai Governi eletti, che ridia autentica sovranità finanziaria ed economica ai popoli nazionali attraverso gli Stati.

Parallelamente, come oramai avviene da circa quarant'anni, la continuazione delle politiche speculative è stata rafforzata con le enunciazioni contro il fantomatico “global warming antropogenico” su cui si è grandemente concentrato Pittsburgh, distraendo così l'attenzione dalla riforma del sistema finanziario.

Tutto ciò ha fatto piombare Obama ai minimi di consenso, con uno storico crollo degli stessi. Conseguentemente questo ha prodotto ovvie ripercussioni sul resto del mondo. L'attuale ascesa del prezzo dell'oro, del petrolio e delle materie prime, ed il corrispondente crollo del dollaro, non sono che il più diretto risultato della decisione di Obama di continuare con le medesime politiche filo-speculative che dal 1968-73 caratterizzano la politica finanziaria mondiale.

Ecco che il sogno di Tremonti e di tutti coloro che riconoscono l'autorevolezza delle denunce e delle proposte di Lyndon LaRouche, per rifondare il sistema monetario e finanziario internazionale, sono morte sul nascere. L'ingannevole ripresa dei mercati finanziari sta nuovamente regalando al mondo la diabolica illusione di un'economia tornata a crescere, mentre in realtà è soltanto la bolla speculativa ed i profitti dei grossi gruppi bancari che sono tornati a crescere. L'economia reale globale si indebolisce ogni giorno che passa: le imprese chiudono, la disoccupazione cresce, gli Stati nazionali sono sempre più indebitati, i sistemi di welfare vengono contratti in modo accelerato. Nel frattempo però i principali colossi bancari del mondo arrivano a triplicare i loro utili (Goldman Sachs per esempio). Una riforma del sistema finanziario avrebbe dato la possibilità al Governo italiano ed a tutti gli altri, di poter rifinanziare l'economia reale senza procedere a tagli draconiani della spesa pubblica o barcamenarsi per reperire liquidità.

Ed è qui allora che entra in gioco il decreto legge Ronchi. La necessità di liquidità da parte del settore pubblico obbliga gli Stati o a riconoscersi falliti oppure a svendere quel poco di patrimonio che resta loro. I servizi pubblici locali rappresentano l'ultimo tesoretto di cui ancora gli stati nazionali possono disporre per reperire fondi sul mercato. Diventa allora ipocrita il lamento verso l'approvazione del dl Ronchi da parte di coloro che non mettono in discussione l'attuale sistema finanziario internazionale. Nell'impossibilità di riappropriarsi di una sovranità monetaria e creditizia per il rilancio di politiche di sviluppo economico, gli Stati si trovano così costretti a svendere ciò che hanno.

In verità, Tremonti sta tentando per altre vie di rafforzare la finanza pubblica. Se i Tremonti bonds e la Banca per il Sud avrebbero lo scopo di rimettere in moto l'economia produttiva, con la conseguente creazione di entrate fiscali per l'erario, le politiche fiscali tremontiane (dalla messa al bando dei paradisi fiscali, all'inversione dell'onere della prova in merito alla liceità del trasferimento dei capitali all'estero, allo “scudo” fiscale) mirano a rimpinguare le casse dello Stato senza cedere ai privati il sistema economico di base. Ma è evidente, soprattutto dopo l'uscita del Ministro di qualche settimana fa contro il “libero mercato”, le privatizzazioni1 delle banche d'interesse nazionale, di Telecom, di Enel, di Autostrade, che con l'approvazione del dl Ronchi si è deciso di dare un'altra direzione al Governo.

Con quello approvato, si può dire che la fase 2 dell'Operazione Britannia sia di fatto conclusa. Così restando le cose, all'interno di una crisi economica ben lungi dall'esser terminata e di una crisi finanziaria che a breve si riaffaccerà, gli Stati non potranno fare altro che tagliare ancor più le spese per il welfare (tagliare le pensioni, i posti di lavoro nel settore pubblico, il mantenimento delle infrastrutture, ecc.).

Soltanto con la prossima crisi dei mercati finanziari Tremonti riprenderà forza all'interno del Governo. Con essa, forse Obama si deciderà a mettersi intorno ad un tavolo con Russia, Cina ed India per la creazione di un nuovo sistema finanziario ed economico mondiale.

Nel frattempo Berlusconi dovrà dimostrare al popolo italiano se il suo Governo miri ancora a mettere in discussione l'agenda del Partito Britannico oppure se anch'esso si sia definitivamente allineato a quest'ultima. Se cioè l'Italia possa ancora essere l'attaccante di sfondamento per un ritorno a politiche rooseveltiane in campo economico-finanziario, energetico ed infrastrutturale. Una prima risposta a ciò la darebbe un forte sostegno del Governo alla Banca per il Sud, che però dovrà necessariamente essere uno strategico mezzo di finanziamento per infrastrutture ed industria produttiva, una moderna “TVA” rooseveltiana.


Claudio Giudici
Movimento internazionale per i diritti civili – Solidarietà
www.movisol.org

1 dicembre 2009

Il vertice di Copenhagen dovrà respingere la politica genocida di Londra

"Quando i capi di stato delle nazioni guida del mondo si riuniranno a Copenhagen, in Danimarca, il 7 dicembre, sarà loro compito respingere decisamente la politica di genocidio promossa da decenni dai principali 'ambientalisti' al mondo quale il Principe Filippo d'Edimburgo e i suoi fautori della frode del cambiamento climatico" ha dichiarato Lyndon LaRouche il 24 novembre. "I pianificatori del cosiddetto vertice sull'ambiente hanno già espresso chiaramente l'intento di ridurre la popolazione al fine di ridurre il presunto ruolo dell'uomo nel provocare i cambiamenti climatici, facendo così eco alla politica di spopolamento del World Wilflife Fund del Principe Filippo. Tale intento non solo è genocida, ma viene promosso a sostegno di quella che si è dimostrata, ripetutamente, la frode del riscaldamento globale causato dall'uomo".

"Le recenti rivelazioni sulle manipolazioni e l'insabbiamento dei dati da parte dell'Unità di Ricerca Climatica della University of East Anglia corroborano prove già esistenti del fatto che tutta la campagna sul clima è una frode scientifica fin dall'inizio. Non c'è alcun dubbio sull'accuratezza delle accuse mosse da seri scienziati di portata mondiale sul fatto che sopprimere il progresso tecnologico nel nome della riduzione delle "emissioni di CO2" condurrà al genocidio. Ora questa realtà non potrà più essere nascosta.

"Particolarmente rivelatorio è il modo in cui il World Wildlife Fund stesso, il cui principale sponsor, il Principe Filippo, chiede di essere reincarnato in un virus mortale per risolvere il 'terribile' problema della 'sovrappopolazione', è coinvolto nel formulare le raccomandazioni sui cambiamenti climatici. Il WWF è inoltre tra i promotori della unità climatica della East Anglia, e dunque direttamente coinvolto nelle formulazioni sviluppate dal Comitato Intergovernativo sui Cambiamenti Climatici, che ha assunto il ruolo del dittatore sulla ricerca climatica e sostiene che l'aumento della popolazione umana e dei suoi livelli di vita sia la principale causa dell'aumento delle emissioni globali. Sinistramente, il rapporto del Fondo ONU sulle Attività Demografiche del 2009 ha adottato la valutazione dell'IPCC che chiede di ridurre la crescita demografica mondiale in modo che non superi gli 8 miliardi di abitanti entro il 2050.

"Il britannico Lord Christopher Monckton, che si batte contro la frode del clima, ha ragione quando afferma, a proposito delle rivelazioni sulla East Anglia, che la cricca degli scienziati del clima è fatta di imbroglioni e criminali. Ma il crimine peggiore, che intendono perpetrare a Copenhagen, chiedendo la riduzione della popolazione e dello sviluppo scientifico ad alta tecnologia, può ancora essere fermato. Le nazioni agiscano ora per denunciare l'ordine del giorno genocida del Principe Filippo, e bloccarlo sul nascere".

Helga Zepp-LaRouche, presidente del Movimento Solidarieta tedesco, si è spinta ancora più in là e ha chiesto di annullare il vertice di Copenhagen. Il vertice, ha dichiarato la signora Zepp-LaRouche, "si basa su una gigantesca frode e deve dunque essere immediatamente annullato, quanto meno per risparmiare le spese ingenti di questa conferenza neo-maltusiana il cui vero scopo è imporre di fatto un governo mondiale".

Conseguenze dello scandalo "Climagate"

La signora LaRouche prosegue scrivendo che "le scandalose manipolazioni venute alla luce grazie ad alcuni hackers nello scambio di email tra 'scienziati' dell'Unità di Ricerca Climatica (CRU) della East Anglia University in Gran Bretagna forniscono la prova definitiva della frode del cambiamento climatico".
 

Tuttavia è in corso una controffensiva, che vede diviso lo stesso establishment britannico. Il 23 novembre Lord Nigel Lawson, ex Cancelliere dello Scacchiere, ha chiesto l'apertura di un'inchiesta approfondita sui dati relativi ai cambiamenti climatici "giacché è stata gravemente infangata la reputazione della scienza britannica". Sul Times annuncia inoltre la creazione di un nuovo centro studi chiamato la Global Warming Policy Foundation "per ristabilire l'equilibrio e la fiducia nel dibattito sul clima", ovvero per combattere la frode. Nel consiglio della nuova fondazione compaiono molte personalità politiche ed economiche influenti.

Sempre in Gran Bretagna, Lord Cristopher Monckton così definisce gli "imbroglioni" del clima dopo le rivelazioni sulla East Anglia: "La piccola cricca di scienziati del clima che hanno inventato e ora conducono la frode del 'riscaldamento globale' – perché ora sappiamo che si tratta di una frode – hanno manipolato così assiduamente i dati sulla temperatura che, a quanto ammette uno di loro, la temperatura del terreno dal 1980 sarebbe aumentata il doppio di quella degli oceani. Una delle migliaia di email messe in circolazione da uno spione all'University of East Anglia, dove vengono compilati i dati sulla temperatura globale, rivela che i dati sono stati alterati per non mostrare un recente calo delle temperature". In effetti, accusa "i trend della temperatura globale sono stati semplicemente inventati".

Insieme al Prof. Fred Singer, fondatore del Servizio Meteorologico via Satellite USA, Monckton ha chiesto che il Commissario Britannico sull'Informazione indaghi e persegua tale frode come un reato. "Ma non resterò col fiato sospeso in attesa che lo faccia: nello stato di polizia che la Gran Bretagna è diventata, purtroppo, con i media largamente controllati dal governo, l'establishment tende a pensare al proprio tornaconto".
 

Negli Stati Uniti il Sen. Inhofe (repubblicano) ha dichiarato il 23 novembre che chiederà un'inchiesta sulla frode del riscaldamento globale. Ha dichiarato al Washington Times che intende condurre un'inchiesta "sull'IPCC e… le Nazioni Unite sul modo in cui hanno manipolato la scienza per far sembrare che i dati scientifici fossero corretti mentre non lo erano". Inhofe critica da tempo la "scienza" dietro ai cambiamenti climatici ed ha accusato l'IPCC di "abuso sistematico e documentato del processo scientifico" sulla questione.
 

Il Sen. Inhofe ha anche mandato lettere alle agenzie federali ed agli scienziati esterni avvisandoli di non cancellare le loro email e i documenti relativi alla frode del CRU in quanto potranno essere oggetto di richieste ai sensi della legge sulla libertà d'informazione (FOIA).
 

Anche un altro parlamentare repubblicano, Darrel Issa, ha chiesto un'inchiesta del Congresso sulla frode del riscaldamento globale. Ma per essere efficace, tale inchiesta dovrebbe indagare anche sulla politica di genocidio che si nasconde dietro i falsi dati.

(Tratto da www.movisol.org)

25 novembre 2009

Il tema "ambiente" al centro della politica di genocidio

www.movisol.org - Un attacco di hacker nel server del computer della CRU, l'Unità di Ricerca Climatica dell'University of East Anglia, a cui ha fatto seguito la pubblicazione in internet di circa 1000 mails e 3000 documenti trafugati costituiscono la pistola fumante che prova la frode del riscaldamento globale. La CRU è al centro della cosiddetta ricerca sui cambiamenti climatici ed è finanziata dal WWF, da British Petroleum, Shell, Greenpeace e dal governo britannico.
I messaggi postati dimostrano manipolazione e collusione nell'esagerare i dati del riscaldamento globale, distruzione di informazioni imbarazzanti, resistenza organizzata contro la divulgazione e ammissione privata di errori nelle tesi pubbliche dei sostenitori del riscaldamento.
La scoperta della frode avviene nel momento in cui la spinta verso il genocidio globale si intensifica su più fronti, come testimoniano il rapporto del Fondo ONU sulla Popolazione (vedi "Il Fondo dell'ONU sulla Popolazione: riduzione demografica per salvare il clima") e le pressioni all'interno dell'amministrazione Obama per varare il "modello Blair" di tagli alla sanità.
La reazione di Lyndon LaRouche alla vicenda degli hackers non si è fatta attendere: il tema dell'ambiente è il nocciolo della politica di genocidio. Lo scopo della "green economy" è di uccidere la gente. La politica esplicita del WWF, del Principe Filippo e dell'oligarchia, è ridurre la popolazione mondiale dagli attuali livelli di 6,7 miliardi a meno di 2 miliardi.
Ciò è riflesso nel programma di eutanasia in Gran Bretagna, chiamato NICE e adottato sotto Tony Blair. La politica di Blair è ora di esportare la politica di Hitler negli Stati Uniti, grazie all'amministrazione Obama. Essere "obiettivi" su questo tema, ha detto LaRouche, significa essere complici nella riduzione della popolazione mondiale, una riduzione i cui tempi non sono chiari ma il risultato netto e le intenzioni lo sono.

Il Fondo dell'ONU sulla Popolazione: riduzione demografica per salvare il clima

25 novembre 2009 (MoviSol) - Il modo più efficace per combattere i cambiamenti climatici è ridurre la popolazione, sostiene il rapporto annuale del Fondo ONU sulla Popolazione (UNFPA), pubblicato il 18 novembre. Come da copione, il ministro dello Sviluppo danese ha annunciato che il suo governo intende includere il tema del controllo demografico nell'accordo da sottoscrivere al vertice sul clima di Copenhagen.
L'UNFPA ha sempre perseguito una politica maltusiana, ma è la prima volta che lega la crescita demografica ai cambiamenti climatici. Facendo così, esso segue le prescrizioni degli enti controllati dalla famiglia reale britannica, come l'Optimum Population Trust.
"La crescita demografica è tra i fattori che influenzano le emissioni totali nei paesi industrializzati e in via di sviluppo", afferma il rapporto dell'UNFPA. "Ogni persona, in ogni popolo, consumerà cibo, avrà bisogno di alloggio, e idealmente la maggior parte usufruirà di trasporti che consumano energia, e consumerà combustibile per il riscaldamento ed elettricità". Riducendo la popolazione mondiale si ridurrà l'emissione di gas-serra e aiuterà i paesi – specialmente le nazioni povere, con alta crescita demografica – ad adattarsi all'impatto dei cambiamenti climatici.
Naturalmente, la crescita demografica va giudicata in una luce completamente diversa: ogni individuo è fonte potenziale di ricchezza per tutta la società, grazie ai contributi creativi che egli o ella può arrecare e che ogni governo dovrebbe promuovere. Le vite non possono essere misurate in termini di emissioni di CO2 o di energia consumata, o dei costi della sanità, contrariamente a quanto sostiene la scuola inumana della medicina "evidence-based".
Ma il rapporto dell'ONU sostiene che i cambiamenti climatici possono diventare "ancor più estremi e verosimilmente catastrofici" poiché la crescita demografica "supera la capacità di aggiustamento della terra".
Il principale ricercatore ed estensore del rapporto UNFPA è un certo Robert Engelman, vicepresidente del World Watch Institute il cui fondatore Lester Brown è uno degli alti sacerdoti del movimento della crescita zero.
La proposta di ridurre la popolazione per "salvare il clima" è stata per prima formulata dall'Optimum Population Trust, una fondazione britannica tra i cui direttori figura il consigliere per l'ambiente del Principe Carlo. Come abbiamo scritto in precedenza (cfr. Strategic Alert 39/09), l'OPT aveva commissionato il rapporto alla London School of Economics, e sostiene che impedire la nascita di nuovi inquinatori è un rimedio molto più economico ai cambiamenti climatici che non i mulini a vento o l'energia solare.
Il rapporto dell'OPT fece seguito ad una riunione segreta di "filantropi" miliardari tenutasi il maggio scorso a New York City, i quali giunsero alla conclusione che la migliore attività di beneficenza nel mezzo dell'attuale crollo economico sia promuovere la causa della riduzione demografica (cfr. Strategic Alert 23/09). Quella riunione fu organizzata da Bill Gates, David Rockefeller e Warren Buffett (vedi su questo sito "La strana passione di Bill Gates per le grandi pandemie").

5 settembre 2009

Tremonti/Prometeo o Draghi/Dioniso?

 Per visualizzare in formato video: http://www.youtube.com/watch?v=_oseSrk39FE

Mentre le prime pagine dei giornali, senza più alcuna attenzione ad una forma che ne mimetizzi gli autentici scopi, operano da artiglieria pesante in uno scontro tra clan contrapposti, la vera partita che va sviluppandosi nel dietro le quinte è relativa a due diversi modi di guardare alla natura umana. Da un lato la concezione prometeica, dall'altro quella dionisiaca. Da un lato dunque l'idea del progresso, di un uomo che trova nella capacità di ragione cognitivo-creativa, nel lavoro produttivo, nel lavoro altamente specializzato, il mezzo per manifestare nel modo più profondo la propria natura; dall'altro, invece, un uomo che è un accidente della natura, un elemento esogeno, la cui più utile manifestazione si esaudisce con i piaceri e del quale debbono essere limitate le pretese predatorie da parte di qualche illuminato. Da un lato abbiamo dunque una visione funzionale all'idea di repubblica, dall'altro una concezione oligarchica e feudale.


 

Tutto questo si traduce dal punto di vista della strategia politica in uno scontro tra i fautori dell'economia produttiva, espressione di una sempre più elevata capacità umana di relazionarsi con l'universo, ed i fautori dell'economia finanziaria come fulcro di una moderna economia, dove si possa creare ricchezza a prescindere dalle reali capacità produttive del sistema. Questo scontro si manifesta in Italia al suo massimo livello istituzionale nei continui botta e risposta tra il ministro dell'economia Giulio Tremonti ed il governatore della Banca d'Italia, nonché presidente del Financial Stability Board, Mario Draghi. Che il vero scontro si giochi qui, ce lo fa capire anche la convulsa ricostruzione di Eugenio Scalfari nel suo editoriale di domenica scorsa su La Repubblica, con cui interviene sì nel caso “Feltri-Boffo”, ma solo dopo aver dedicato la metà iniziale della sua riflessione ai continui attacchi di Tremonti agli economisti “sistemisti” ed ai banchieri. Quest'ultimo ha l'indubbio merito di aver portato al maggior livello di cassa di risonanza possibile quelle tematiche che il nostro movimento grazie all'opera intellettuale e politica di Lyndon LaRouche denuncia da circa quarant'anni. Ed è proprio, infatti, tra la fine degli anni '60 ed i primi anni '70 che vengono piantati i semi di un'economia sempre più speculativa, in particolare quando tra il 1968 ed il 1973 si perfezionò la caduta del sistema valutario a cambi fissi di Bretton Woods. Quello a cui abbiamo assistito è stato un progressivo processo di deindustrializzazione e deinfrastrutturazione, dai paesi in via di sviluppo a quelli del cosiddetto “primo mondo”, accompagnato da una crescita esponenziale dei titoli puramente speculativi, non rappresentativi di ricchezza reale. E siamo dunque arrivati alla situazione di crack finanziario dell'ultimo biennio, che appunto non è una crisi dei mutui subprime come inizialmente media ed osservatori riportavano, ma una crisi di tutto il sistema. Questa crisi non sarà finita, e tornerà ad aggravarsi, finchè non saranno estirpate le radici dell'economia speculativa e ricostruito un sistema centrato sulla produttività tecnologicamente avanzata.

Allo stato attuale possiamo giudicare con buon livello di approssimazione quale delle due parti contendenti possa essere funzionale al bene comune, e quale invece sia funzionale all'oligarchia finanziaria.

Mario Draghi ha ricoperto durante il decennio 1991-2001 il centrale ruolo di direttore generale del Tesoro sotto i Governi Ciampi, Dini, Amato, Prodi, D'Alema ed i pochi mesi del primo Governo Berlusconi, ed è stato presidente del Comitato Privatizzazioni. Le privatizzazioni1 delle imprese pubbliche di Stato sono state giustificate in più modi: la necessità di abbassare il debito pubblico (ciò avvenne per circa l'8%); la necessità di rendere più competitiva la nostra imprenditoria (ma in realtà oltre a qualche settore in seria difficoltà come quello siderurgico, che resta in seria difficoltà anche sotto i privati, si pensi a Lucchini, furono dismesse perle dell'impresa pubblica come Imi, Credit, Comit, Eni, Telecom, ecc.); si parlò – e questa è la più bella! – di consentire la diffusione dell'azionariato popolare nelle aziende di Stato, ma in realtà come riportato dallo studio parlamentare del 2000, solo un terzo delle quote sociali di quelle aziende è finito in mano ai piccoli risparmiatori. In breve, si trattò dunque di una grande operazione di trasferimento di ciò che era in mano pubblica ad un ristretto oligopolio di finanzieri che si arricchì in modo osceno nel giro di poco tempo. Una delle operazioni più clamorose fu quella che vide come beneficiario l'ing. De Benedetti, editore de L'Espresso e di La Repubblica, il quale si avvantaggiò della svendita delle linee telefoniche delle Ferrovie dello Stato per 750 miliardi di lire, per poi rivenderle qualche mese più tardi a Mannesmann per 14mila miliardi di lire!

Quella politica cosa ha prodotto per l'interesse dei cittadini? Dopo quasi un ventennio dall'avvio delle politiche di Maastricht ed un decennio dalla fine di quella stagione di privatizzazioni, ci ritroviamo oggi con il rapporto pil/debito pubblico tornato ai livelli pre-Maastricht, con una capacità produttiva nazionale in costante decremento dagli anni '70 (senza che in questi anni vi sia stato alcun accenno di ripresa, tanto è stato inutile il processo di privatizzazione!), i livelli di occupazione crollati nuovamente mentre erano stati fittiziamente fatti risalire grazie alle politiche di deregolamentazione mondiale del mercato del lavoro, producendo posti di lavoro sottopagati a cui pure il secondo Governo Berlusconi aveva optato di adeguarsi, ed infine un'inflazione reale (data dal rapporto tra crescita dei prezzi al consumo e crescita delle retribuzioni da lavoro) alle stelle. Tutto tornato come prima dunque? Sì, ma con l'aggravante che nel frattempo lo Stato non possiede più le numerose aziende produttive che aveva e che gli permettevano di mantenere il sistema di welfare che nell'ultimo ventennio è stato progressivamente disintegrato.

Oggi siamo al punto in cui il ministro dell'economia decide di aiutare il sistema bancario nel legittimo limite di un ritorno che questi aiuti devono avere sull'economia reale. Tuttavia, questa politica sarà monca finchè gli Stati Uniti non decideranno di seguire, in accordo con Cina, Russia ed India (che sarebbero già pronte per farlo), le proposte di LaRouche: 1) un procedimento di riorganizzazione controllata di tutto il sistema – la moratoria di cui parla Tremonti cioè – , annullando tutti i titoli speculativi tossici che sono stati salvati dai rifinanziamenti attuati da molti Stati, Usa compresi; 2) solo dopo questo primario passo sarà possibile creare un nuovo sistema finanziario e monetario internazionale a cambi fissi, una Nuova Bretton Woods; 3) l'avvio di politiche infrastrutturali ed industriali che riportino il lavoro altamente qualificato, come massima espressione delle capacità umane, al centro dell'organizzazione intra ed inter-statuale, in sostituzione dell'attuale sistema che premia chi sa speculare.


 

Claudio Giudici
Movimento Internazionale per i diritti civili – Solidarietà
www.movisol.org


 

7 luglio 2009

Se Goldman Sachs fotografa Berlusconi ...

 
E' in atto un'operazione coperta contro Berlusconi-Tremonti. Si tratta della ripetizione di quell'operazione che già scoppiò intorno a Clinton a fine anni '90. Oggi come allora, è il “fattore LaRouche” a rendere necessarie operazioni multilivello che passano dai media ai tribunali, dai servizi segreti deviati alle accompagnatrici, di modo da screditare, delegittimare, privare di autorevolezza ogni volontà politica riformatrice dell'attuale ordine finanziario internazionale alla luce di un principio di giustizia che riporti le Nazioni verso un'epoca di sviluppo e di pace. Infatti il ministro Tremonti, che è allo stato attuale una delle personalità più ascoltate in Europa, sostiene la Nuova Bretton Woods, il progetto per un nuovo sistema finanziario internazionale che Lyndon LaRouche propose nel febbraio del 1997 e che Bill Clinton e il Segretario al Tesoro Robert Rubin presero in considerazione qualche mese più tardi. Ecco che mentre Bill Clinton vide inibita ogni sua capacità politica con lo scandalo Lewinsky, l'Italia rischia di subire oggi il medesimo destino, in un 2009 durante il quale ricoprirà il ruolo di presidente del G8.


 

I vizietti di Berlusconi … e gli altri?


 

Un cittadino dotato di un minimo senso critico, seppur all'oscuro di una serie di elementi la cui conoscenza è necessaria per comprendere a fondo il recente “caso Berlusconi”, dovrebbe chiedersi del perchè di questa pioggia di notizie (caso Noemi, caso Mills, caso D'Addario ) intorno al Primo ministro italiano in questo preciso momento. La risposta più immediata potrebbe essere quella della importante fase pre-elettorale appena conclusasi in Italia. Ma in realtà vi è molto di più. Vi è molto di più perchè al “caso Berlusconi” hanno partecipato in primo luogo i media internazionali. Da Repubblica, a El Pais, alla Bbc, alla Cnn, si tratta di una rete mediatica legata ai circoli bancari londinesi, ed a personaggi a questi legatissimi come Carlo De Benedetti, George Soros, Ted Turner. Anche i “moralizzatori”, quelli che ce l'hanno con la politica, come Di Pietro e Grillo per esempio, sono complici di questi circoli. Non è un caso per esempio che Grillo durante uno spettacolo dell'inverno del 2003, definì il megaspeculatore George Soros ed il magnate dei media Ted Turner, come modelli di capitalismo etico. Tanto sono “etici” che entrambi aderiscono alle tesi neomaltusiane (per la riduzione della popolazione mondiale)1.

La cittadinanza dovrebbe dunque quanto meno prendere le distanze da una operazione che è un palese tentativo di condizionare la sovranità politica italiana da parte di forze private nazionali ed estere.

In Italia il sexygate intorno al Presidente Berlusconi ha rappresentato l'ancora di salvataggio a cui è ricorso il potentato finanziario dietro al Gruppo L'Espresso per impedire la disintegrazione della creatura politica che sponsorizzano, il Partito Democratico. L'attuale leader del PD, l'on. Dario Franceschini, invece di prendere le distanze da questa evidente operazione sporca, vi si è buttato a capo fitto. Eppure di storie di questo tipo l'ambiente politico ne è pieno zeppo. Dai viaggi in Thailandia per turismo sessuale di un dirigente del centro-sinistra, al sesso orale che un ex candidato alla Presidenza del Consiglio praticava durante il suo tirocinio politico con un anziano attivista radicale, alla tresca tra la moglie di quello ed un ex Presidente della Repubblica, ai festini omosessuali nelle saune romane di un leader ambientalista, agli avvistamenti di coloro che sono alla ricerca di transessuali, a quelli trovati in flagrante con prostitute e cocaina, in tutto il mondo politico situazioni criticabili dal punto di vista morale (alcune delle quali anche legalmente perseguibili) sono conosciute dagli addetti ai lavori. Il Giornale recentemente, per tutelare il proprio dominus, ha rispolverato una non molto vecchia inchiesta archiviata sul nascere, datata 1999, che coinvolgeva in uno scandalo di escort ospitate nei palazzi di Stato, uomini vicini all'on. D'Alema e per cui quest'ultimo ha querelato il quotidiano. Il tacito accordo tra gli schieramenti, è che di queste cose non se n'ha da parlare poiché ognuno nell'armadio ha i propri scheletri. Il fatto che il Gruppo L'Espresso sia intervenuto in modo così massiccio su tali fatti, la racconta lunga in merito all'attuale incapacità della dirigenza di centro-sinistra di fare politica, individuare issues che non le si ritorcano contro (il caso Sky o l'attacco al Governo per l'istituzione del controllo prefettizio sulle banche che accedono ai Tremonti bond, insegnano).

Dunque, il dato politico principale della faccenda è che il PD si trova ad un livello di pochezza ideale da farsi dettare l'agenda politica dal gossip di Repubblica piuttosto che fare politica intorno a questioni fondanti. Tuttavia tra queste questioni fondanti vi è la riforma del sistema finanziario internazionale che il Governo Berlusconi non riesce a portare avanti a livello di G8 o G20 – ma allora qui si dovrebbe rivolgere un duro atto di accusa verso Gordon Brown! – ; la questione del flusso creditizio che non arriva alle banche – ed allora qui si dovrebbe dar ragione a Tremonti quando decide di istituire il controllo prefettizio sulle banche, invece che invocare il “trascendentale” principio dell'indipendenza delle banche! – ; la questione Alitalia, che era opportuno tenere in mano pubblica e rifinanziare – ma allora qui invece che rivolgere un j'accuse al Governo lo si dovrebbe rivolgere alla legislazione europea! – . Ed infatti, le inefficienze dell'attuale Governo mettono alla luce le lacune del patrimonio ideale dell'attuale PD e del ventennale conformarsi della sua dirigenza all'ideologia liberista, a quella della globalizzazione finanziaria, a quella dell'Impero britannico. Si tratta di un vero e proprio tradimento di quello che dovrebbe essere il patrimonio genetico del Partito Democratico, così come si espresse durante l'era di Franklin Delano Roosevelt, in quanto esperienza decisiva dal punto di vista storico, sia sul fronte economico che sul fronte delle relazioni internazionali. Da ciò se ne evince che o gli attuali dirigenti del PD trovano il coraggio di dire che negli ultimi vent'anni hanno fatto una serie di errori sia a livello ideale che a livello pratico, oppure questa dirigenza, onde evitare di portare alla distruzione un'intera tradizione politica, deve essere sostituita da una generazione più giovane che non si porta sulle spalle il pesantissimo fardello di un patrimonio culturale e politico fallimentare. Potrebbe veramente essere giunto il momento di un passo di questo genere. Amministratori locali tipo il neo-sindaco Matteo Renzi a Firenze o il neo-consigliere comunale Nicola Oliva a Prato, se lasciati lavorare senza incompetenti cappelli gerarchici e culturali (liberismo ed ambientalismo in particolare) hanno tutto il potenziale per far risollevare il PD.


 

La presidenza del G8 all'Italia dietro al sexygate


 

Così Repubblica si è avvantaggiata delle operazioni sporche di Antonello Zappadu e di Patrizia D'Addario – su cui la magistratura dovrebbe aprire un'inchiesta per verificare se appartenenti o comunque vicini ai servizi segreti deviati – , mentre il PD si è avvantaggiato dell'inchiesta di Repubblica. A livello elettorale tutto ciò è costato in termini di voti quasi dieci punti percentuali al PdL, ma ha fatto riguadagnare al PD ben pochi punti percentuali rispetto ai minimi di consenso a cui veniva dato.

Ma a queste vicende è stato dato un eco internazionale, mentre appunto l'Italia per questo 2009 riveste il ruolo di presidente in seno agli incontri del G8. Se L'Italia non avesse rivestito questo ruolo, il grande eco internazionale dato al sexygate di Berlusconi non vi sarebbe stato. Ma invece Berlusconi si è scelto come superministro dell'Economia un personaggio un po' eccentrico come Tremonti, che nonostante sia un uomo fedele alla politica del premier, gode trasversalmente della simpatia e del rispetto di gran parte dei politici e dei cittadini italiani. E per l'oligarchia finanziaria la pericolosità del Governo Berlusconi risiede in particolare nel Giulio Tremonti che parla di valori e di morale, che parla di legge e politica sovraordinata ai desiderata dei banchieri, che partecipa ad incontri pubblici con Lyndon LaRouche, che non perde occasione per ricordare che il problema di fondo dell'attuale fase storica non sono le liberalizzazioni o la riforma delle pensioni – tutta roba che bastona lavoratori e pensionati per dare nuovi aiuti agli speculatori – quanto il magnetismo esercitato dai prodotti speculativi sulle banche e la parallela allergia che hanno verso l'economia reale.

Le cose che LaRouche sostiene, con la crisi finanziaria ed economica in corso fanno sempre più breccia anche tra chi finora credeva di poter fare politica accettando che la questione della sovranità creditizia e monetaria potesse essere lasciata alle autorità finanziarie ed ai banchieri. Se queste divengono oggetto di discussione tra più leader nazionali, l'oligarchia finanziaria rischia di ritrovarsi in serie difficoltà. E allora, anche per rifarsi all'articolo di Lodovico Festa comparso su Il Foglio del 30 giugno che centra piuttosto bene il punctum dolens di tutta la questione, il problema non è tanto ciò che ha fatto o detto sinora Tremonti, quanto il processo che egli potrebbe mettere in moto2.

Il dato comune di questo sexygate con quello che riguardò Bill Clinton nel 1998, è che oggi come allora sul tavolo di discussione di chi ricopre un ruolo che potrebbe essere cruciale per la storia, vi è la proposta di Nuova Bretton Woods di LaRouche. LaRouche di fatto è vittima di ostracismo, diffamazioni e menzogne da circa quarant'anni, ma la capacità del suo movimento politico di far arrivare le sue idee ai piani alti della politica mondiale è assai efficace. Di fatto i sexygate hanno la capacità di delegittimare agli occhi altrui, e di inibire la capacità propositiva di chi è fautore di proposte concettualmente complesse, che rompono con gli schemi a cui si è abituati.


 

Dove la globalizzazione ha già distrutto vince il PdL; dove la globalizzazione ha da finir di distruggere vince il PD


 

Contestualizzato lo scenario strategico, si può sviluppare qualche considerazione in merito alle elezioni amministrative appena concluse in Italia.

Il fatto che il nord industriale propenda per PdL e Lega Nord trova causa nelle capacità distruttrici e predatorie della globalizzazione finanziaria. Non si tratta del semplice sostegno della classe imprenditoriale (una piccolissima minoranza dell'elettorato) al centro-destra, ma anche dello stesso mondo del lavoro dipendente appartenente al settore industriale.

Le recenti elezioni amministrative danno ulteriore conferma di ciò, se pensiamo che la industriale Prato, governata dalle forze di sinistra da oltre sessant'anni, è stata espugnata dal PdL, mentre nella Firenze del terziario non globalizzato si è confermato nuovamente il centro-sinistra di Matteo Renzi. In sostanza gli ambienti industriali, artigianali e del commercio, vittime del liberismo economico e della globalizzazione, riconoscono nel centro-sinistra la causa del loro malessere. Gli ambienti del lavoro ben protetto dalla concorrenza, pubblica amministrazione e assicurativo-finanziario, invece, ancora non vittime del processo messo in moto dalla globalizzazione, propendono per il centro-sinistra.

Tuttavia queste tendenze esauriranno presto la loro efficacia, in quanto i processi liberisti intrinseci alla globalizzazione distruggono in una prima fase il settore agro-industriale e del terziario liberalizzato, ma in una seconda fase distruggono anche quelli protetti che in ogni caso dal settore primario dipendono. Dunque, il centro-sinistra continuando ad arroccarsi sulle istanze del liberismo economico, perderà pure le ultime roccaforti, a prescindere stavolta da nuovi scandali che scoppino pur con tempismo intorno al premier Berlusconi. Sia chiaro a questo proposito che qui non si prendono le difese di Berlusconi – il quale potrebbe avere abitudini sessuali ancor più disinibite rispetto a quelle che Repubblica ha voluto far intendere – quanto il fatto che esse vengono artatamente strumentalizzate per condizionare la sovranità nazionale italiana.

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1Il 5 maggio alcuni tra i più ricchi personaggi del mondo si sono riuniti segretamente a New York. Tre settimane dopo, la notizia è finita sul Sunday Times, in un articolo di John Harlow intitolato "Club di miliardari si adopera per ridurre la popolazione", che ha anche rivelato l'ordine del giorno. La riunione sembra essere stata convocata su iniziativa di Bill Gates, l'uomo più ricco del mondo secondo Forbes e fondatore di Microsoft, dal numero due sulla lista di Forbes Warren Buffett (il quale ha versato 31 miliardi di dollari alla Fondazione Bill e Melinda Gates) e da David Rockefeller, [...]. Oltre a questi tre personaggi, alla riunione segreta erano presenti il sindaco di New York Michael Bloomberg, il famoso speculatore George Soros, il cofondatore del Blackstone Group Peter G. Peterson (tra i promotori dei tagli alla sanità pubblica), l'ex manager di hedge fund Julian H. Robertson Jr., l'ex presidente della Cisco Systems John Morgridge con la consorte Tashia, David Rockefeller Jr. e i magnate della comunicazione Ted Turner e Oprah Winfrey. "Inizialmente, i partecipanti si sono rifiutati di rivelare dettagli sulla riunione, durata cinque ore, citando un accordo per proteggerne il carattere confidenziale", ha riferito il Times. Apparentemente si è cominciato con un intervento di quindici minuti in cui ciascuno ha perorato la propria "causa" particolare. Poi a cena, secondo John Harlow, "prendendo spunto da Gates, hanno tutti concordato che la sovrappopolazione" fosse la "causa-ombrello" che abbraccia ogni altra preoccupazione. La seduta è stata talmente "discreta" che alcuni collaboratori dei miliardari credevano che il loro boss partecipasse a un "briefing sulla sicurezza". Un partecipante ha affermato che c'è stato consenso sull'appoggiare una strategia "per combattere la crescita demografica in quanto minaccia ambientale, sociale e industriale potenzialmente disastrosa". I governi sono stati giudicati incapaci di scongiurare il disastro incombente. Secondo ABC News, "La riunione ha ricordato quelle che si tenevano nello studio di J.P. Morgan, in cui si ritrovavano i più importanti finanzieri americani per discutere come i cittadini privati potessero fermare il panico economico". (Fonte EIR – Strategic Alert edizione italiana, n. 23, 4 giugno 2009).

2Il Financial Times del 9 aprile 2008, in un articolo di Tony Barber, che nello Strategic Alert n. 16 del 17 aprile 2008 segnalammo, in merito a Tremonti (in quel momento solo papabile ministro dell'Economia) sosteneva: “Quindi consideriamolo come un uovo di serpente che, schiuso, diverrebbe, secondo la sua natura nocivo, e uccidiamolo nel guscio”.


Claudio Giudici
Movimento Internazionale per i diritti civili - Solidarietà

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