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"Tassisti ignoranti, brutti e cattivi!"... Ma Cusano pensava a loro quando scrisse La Docta Ignorantia?
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Mi rifiuto di accettare l'idea che il modo in cui "si è" ci renda moralmente incapaci di diventare "ciò che dovremmo essere". (Martin Luther King)

  RIFLESSIONI, ARTICOLI, INTERVENTI di Claudio Giudici: 

Questo messaggio lo dedico ai folli.
A tutti coloro che vedono le cose in modo diverso.
Potete citarli. Essere in disaccordo con loro.
Potete glorificarli o denigrarli, ma l'unica cosa che non potete fare è ignorarli.
Perchè riescono a cambiare le cose.
E mentre qualcuno potrebbe definirli folli, io ne vedo il genio.
Perchè solo coloro che sono abbastastanza folli da pensare di poter cambiare il mondo, lo cambiano davvero.
(Mahatma Gandhi)

 

 

AMERICAN REVOLUTION


Coloro che professano di volere la libertà, ma deprecano l'azione politica, sono come gli uomini che vogliono il raccolto senza seminare, o la pioggia senza lampi e tuoni. Vogliono l'oceano senza il terribile brusio delle sue possenti acque. (Frederick Douglass)

SCIENZA

"Il selvaggio disprezza l'arte e riconosce la natura come sua assoluta sovrana; il barbaro deride e disonora la natura, ma, più spregevole del selvaggio, molto spesso continua ad essere schiavo del suo schiavo. L'uomo colto si fa amica la natura e ne rispetta la libertà, semplicemente frenandone l'arbitrio."
(Friedrich Schiller, Lettere sull'educazione estetica dell'uomo, n. 4)
 
 

 

Dal libro della Sapienza (6)
Chi cerca la sapienza la trova
[12]La sapienza è radiosa e indefettibile, facilmente è contemplata da chi l'ama e trovata da chiunque la ricerca.
[13]Previene, per farsi conoscere, quanti la desiderano.
[14]Chi si leva per essa di buon mattino non faticherà, la troverà seduta alla sua porta.
[15]Riflettere su di essa è perfezione di saggezza, chi veglia per lei sarà presto senza affanni.
[16]Essa medesima va in cerca di quanti sono degni di lei, appare loro ben disposta per le strade, va loro incontro con ogni benevolenza.
[17]Suo principio assai sincero è il desiderio d'istruzione; la cura dell'istruzione è amore;
[18]l'amore è osservanza delle sue leggi; il rispetto delle leggi è garanzia di immortalità
[19]e l'immortalità fa stare vicino a Dio.
[20]Dunque il desiderio della sapienza conduce al regno.
[21]Se dunque, sovrani dei popoli, vi dilettate di troni e di scettri, onorate la sapienza, perché possiate regnare sempre.

"Quid Veritas?" chiede Ponzio Pilato a Gesù Cristo.
"What is love?" chiede il principe Carlo d'Inghilterra al giornalista che chiedeva a lui e Diana se si amavano.
Verità ed Amore, così come la Libertà, la Giustizia, il Bene, il Bello, sono il Cerchio che al nostro occhio pare di avere tracciato. Credete veramente di essere in grado di tracciare un Cerchio? Sì, mi riferisco a quell'inesistente complesso di punti tutti equidistanti dal medesimo fuoco. Credete veramente di averlo tracciato col vostro bicchiere, col vostro compasso, con la vostra macchina ad altissima precisione? No, non lo avete tracciato. Al vostro occhio così appare, ma quello che siete riusciti a fare è solo un'approssimazione di ciò. Bene, se così è, se è impossibile creare il cerchio perfetto, è tuttavia inutile provarci? Se sì, la ruota - che abbiamo detto non potrà essere perfettamente circolare - non è una conquista per l'Uomo, che lo aiuta nella sua relazione con l'Universo? Certo che lo è. Trasferiamo ora tutto questo ragionamento attorno alle Idee di Verità, Amore, Giustizia, Bellezza, Libertà, Bontà.
"Così in terra come è in Cielo".



 

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Ponte di Sviluppo infrastrutturale globale 
di Lyndon LaRouche


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BREVE STORIA DELL'ECONOMIA MONDIALE DAL 1945 AL 2008


 

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13 dicembre 2007

Abbandona il padre e la madre, il liberismo e MySpace! Conosci e crea!

Premessa alla lettura.
La seguente riflessione, della cui lunghezza mi scuso fino d’ora col lettore, rischia di risultare “schierata” e dunque d’interdire da subito i corretti processi mentali che una mente libera deve compiere (libera è infatti la mente che procede sul cammino del vero). In questo scritto, infatti, molti sono i riferimenti presi e gli spunti dati dal corpus del pensiero cattolico-cristiano. Tuttavia, ho voluto riferirmi ad essi non come a dogmi – e le spiegazioni che darò degli stessi, lo dimostreranno – bensì come a ricostruzioni di quella Legge Naturale – intesa nel senso più laico del termine – che tutto guida. Questo per dire che mi sarei potuto riferire, e di spunti ne avrei potuti avere, anche a moltissime delle conquiste fatte dal pensiero laico o da altre religioni. In questo caso, sicuramente, lo scritto avrebbe avuto maggior efficacia vista l’odierna moda di “scansare” ciò che ha vicinanza con tutto quanto è cattolico (fa eccezione il prodigioso Duomo di Firenze!). Tale premessa è dunque motivata dall’intento di ovviare a ciò. Comunque, se ciò può aiutare, si consideri ogni religione – a rischio di apparire blasfemo – alla stessa stregua dei fumetti per bambini: un modo semplice per parlare di cose complessissime.
Lascio alla lettura con un quesito che spero invogli almeno la riflessione: il principio fisico della gravitazione universale, così come l’orbita dei pianeti, o più semplicemente il calore dato dal fuoco, cosa sono se non leggi prescritte all’Universo?
Buona lettura.


L’attuale fase storica mostra molti caratteri tipici delle fasi di transizione. Essa, può essere afflitta da una nuova epoca buia, oppure può diventare il trampolino di lancio verso un nuovo rinascimento.

Quando le costituzioni liberali ottocentesche sancirono il principio dell’uguaglianza di tutti i cittadini di fronte alla legge, gli Stati dell’Europa continentale adottarono in via meramente formale ciò che a livello sostanziale le oligarchie non potevano consentire di vedere realizzato. Anzi, la meschinità – qualcuno parlerebbe di semplice ingenuità – delle concezioni liberali in merito al ruolo dello Stato ed ai diritti dell’uomo, consistette nell’avere un approccio formale di fronte alla dimensione umana. Considerare tutti i cittadini su un livello di parità, doveva essere l’arrivo di un autentico processo democratico, non un punto di partenza da riconoscere come già dato.

Quella enunciazione formale per cui tutti i cittadini erano eguali di fronte alla legge, non a caso, era la concessione che i sovrani europei facevano ai propri cittadini – fomentati in superficie dalle spinte di matrice britannico-mazziniana, ma più nel profondo dal bimillenario messaggio cristiano – più per ridare ossigeno alla propria posizione di privilegio che non per autentico spirito di giustizia. Infatti, come denunciava la Rerum Novarum di Leone XIII nel 1891, si era in quella fase storica attuato un processo di stravolgimento degli equilibri corporativisti creatisi nel secolo precedente[1], per aprire le porte a quel libertarismo che in campo economico creò un “giogo di si abietta servitù” per le classi più povere.

La scuola di pensiero che caratterizzò quel periodo, in quanto formalista, ebbe come suo esito naturale il giungere a quella atroce fase di crisi rappresentata dalle due guerre mondiali del ‘900. Dopo quella drammatica fase, però, l’umanità seppe dimostrare di saper reagire. La grande evoluzione che si ebbe con la nuova forma giuridica dello Stato Sociale sancì ufficialmente il passaggio da un approccio formalista dell’idea dell’uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge, ad uno di tipo sostanziale. L’art. 3, 2° co. della Costituzione della Repubblica italiana, segna infatti questa evoluzione programmatica sancendo in modo ufficiale: “È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese.

Purtroppo questa espressa indicazione sulla carta fondamentale della Repubblica italiana, dopo una costante fase politica volta ad applicare quel disposto – in particolare nel periodo 1948-62 – è divenuta lettera morta dopo l’assassinio di Enrico Mattei, pur mantenendo una certa inclinazione in quella direzione fino all’omicidio Moro (1978).

Quello che però qui ci interessa, è rilevare come funzioni la fisica delle dinamiche sociali; cosa vi sia alla radice del formalismo; come evitare di cadere nella trappola del formalismo.

Purtroppo oggi stiamo ripetendo il solito errore. Se allora il cavallo di troia fu “l’eguaglianza dei cittadini di fronte alla legge” in senso formale, intesa nel modo più arido dell’idea, soltanto per ampliare i margini di libertà economica delle oligarchie a discapito dei più deboli, oggi si utilizzano altre issues per il solito fine: ampliare gli spazi di libertà economica, formalmente di tutti ma sostanzialmente solo di chi può, cioè i potentati economici. La cosiddetta “Seconda Repubblica” racconta sicuramente per l’Italia questo processo liberista, e non la storia di una rinata Repubblica dal malcostume che l’avrebbe riguardata. Le issues che oggi ci vengono sbattute sul muso dai mass media delle oligarchie sono molteplici; in ordine: l’ambiente, la tutela del cittadino-consumatore – questa quasi definitivamente messa al bando dopo la facile denuncia che lanciammo per cui “come si può consumare se non si lavora, o il lavoro è sempre peggio retribuito?” – i giovani in politica, le donne in politica. Si tratta di istanze trattate in modo strumentale all’indebolimento dell’arte politica in favore di un sempre più imperante mercato. I populisti che continuamente si stanno affacciando sulla scena politica – da Bossi a Montezemolo a Grillo – si muovono lungo il perfetto binario di questa tecnica: indebolire la politica per rafforzare (volutamente o meno) il mercato.

Ancora una volta gli approcci formalisti passano per le single issues, piuttosto che dalla sublime idea di Bene Comune. Il politico dedito al Bene Comune, inquadra in modo armonico la fondamentale tutela del lavoro produttivo nell’ottica della funzione sociale che esso deve avere. Ecco l’autentica tutela del consumatore! Non la demagogica odierna richiesta fatta ai commercianti di abbassare il costo del pane – quando la speculazione sui cereali è dovuta alla riduzione degli spazi destinati a tale coltivazione, spazi diretti invece alla idiota produzione di biocarburanti, ed al salire dei prezzi cerealicoli in seguito alla continua inondazione di liquidità da parte delle banche centrali – o il costo del conto corrente – magari per assecondare l’ultima grande battaglia finanziaria, quella tra la sempre più imperante finanza internazionale e quella italiana – o il costo dei taxi, della benzina o dei medicinali, per mettere questi settori in mano a potenti gruppi. Come vediamo tutte istanze di per sé legittime, ma che per come vengono poste sul tavolo, servono soltanto per mettere il mercato in mano a sempre più potenti oligarchie.

Lo stesso avviene con l’issue dell’ambiente. Il miglior modo per tutelare l’ambiente – di cui, sia chiaro, l’uomo fa parte! – non è arrestare lo sviluppo come fatto in Italia o addirittura arretrare lo sviluppo come fatto in buona parte dell’Africa, ma agire politicamente in funzione dell’armonia del tutto. Ecco che così lo sviluppo tecnologico diventa strumento naturalmente finalizzato a tutelare la salute dei cittadini e dell’habitat.

E’ necessario allora rispondere a queste esigenze – tutela dei consumatori, dell’ambiente – facendo perno sul concetto di Bene Comune. Si deve tornare a parlare in modo esplicito di Bene Comune. Ed il Bene Comune è l’armonia del tutto, non il caotico e demagogico spostarsi verso una parte. Per ricercare questa armonia del tutto si deve partire dagli ultimi, dai forgotten men, non dai primi, dalle oligarchie.

L’opera de Il mercante di Venezia di William Shakespeare è quanto più di immediata comprensibilità l’arte umana abbia saputo proporre al fine di fare comprendere l’inevitabile esito distruttivo del metodo formalista[2].

Cercheremo di capire dunque perché l’umanità in troppe fasi della sua storia si sia abbandonata ad approcci formalisti e come questi siano portatori di disastri la cui evidenza è oggi più manifesta che mai, con un sistema economico e finanziario prossimo all’implosione e con una conseguente situazione geopolitica incendiaria – conseguente, perché il vero nome della pace è sviluppo – , piena di focolai cosparsi su un po’ tutto il globo dal fronte turco-irakeno a quello tra Pakistan ed Afghanistan al Corno d’Africa al Myanmar al Caucaso al pericolo di un attacco di Cheney-Bush all’Iran.

Chi sono le vittime degli approcci formalisti?

Per rispondere a questa domanda, aiutano molto alcuni passi dei Vangeli, i quali se per un credente rappresentano la parola di Dio, per un laico possono essere ben considerati dei sunti della più alta filosofia che l’uomo ha saputo proporre.

Il seguente passo del Vangelo di Luca appare ad una prima lettura criptico:

Pietro allora disse: «Noi abbiamo lasciato tutte le nostre cose e ti abbiamo seguito». Ed egli rispose: «In verità vi dico, non c'è nessuno che abbia lasciato casa o moglie o fratelli o genitori o figli per il regno di Dio, che non riceva molto di più nel tempo presente e la vita eterna nel tempo che verrà». (Lc, 18, 28-30)

Per quale motivo lasciare chi di più caro abbiamo, per il regno di Dio? Perché dovrebbe esistere conflittualità tra moglie, fratelli, genitori o figli e regno di Dio? Anzi, non dovremmo trovare proprio in quelli e con quelli il cammino per il regno di Dio?

Potrebbe allora trattarsi di un fraintendimento dell’evangelista Luca?

Il Vangelo di Matteo però si pone sulla stessa falsariga:

Chi ama il padre o la madre più di me non è degno di me; chi ama il figlio o la figlia più di me non è degno di me; chi non prende la sua croce e non mi segue, non è degno di me. Chi avrà trovato la sua vita, la perderà: e chi avrà perduto la sua vita per causa mia, la troverà. (Mt, 10, 37-39)

Anche qui vengono posti in modo dicotomico, conflittuali, i propri cari con il messaggio del Cristo.

Dunque sia l’evangelista Luca che l’evangelista Matteo, trasmettono il medesimo messaggio. Resta da comprendere quale sia questo messaggio.

Il significato di quei passi può essere correttamente inteso interpretandoli in combinato disposto con i seguenti ulteriori passi.

In Luca si dice ancora:

«Mia madre e miei fratelli sono coloro che ascoltano la parola di Dio e la mettono in pratica». (Lc, 8, 19)

ed in Marco:

«Ecco mia madre e i miei fratelli! Chi compie la volontà di Dio, costui è mio fratello, sorella e madre». (Mc, 3, 34-35)

Da tutto ciò risulta ora più chiaro il messaggio dei passi sopra riportati che destavano non poca perplessità in prima lettura. Si tratta di un’accusa mossa alla cultura formalista, a quella cultura che si rimette all’altro perché rappresentante un qualcosa, o formalista perchè guarda la crosta delle cose, le forme, le regole, ma non vede la sostanza. Il messaggio dei Vangeli è allora quello per cui non si può rinnegare la propria naturale inclinazione[3] alla ricerca della verità, nascondendoci dietro quelle forme di suicidio interiore rappresentate dalla “cultura del babbo e della mamma” (o fratelli, coniuge, amici, figli).

Si guarda a questi cari come ad entità astratte, credendo di fare il loro bene – ma in realtà è solo un superficiale “nostro bene”, il bene del non compromettersi – non instaurando con loro un autentico dialogo sopra le cose importanti della vita, ma piuttosto affidandoci costantemente al racconto di cosa è stato, procedendo per superficiali e statiche descrizioni quasi stessimo disegnando nature morte. Ti descrivo ciò che ho visto, non lo dico io, sto solo descrivendo! Questo è il miglior modo per non compromettersi, ma è anche il miglior modo per uccidere quella scintilla divina rappresentata dal raccontare cosa siamo stati in grado di conoscere e come possiamo (ri)creare ciò che abbiamo conosciuto.

Ulteriori passi evangelici rendono ancora più evidente che questo sia il vero messaggio che Cristo vuole trasmetterci.

In Marco si dice:

«Trascurando il comandamento di Dio, voi osservate la tradizione degli uomini». E aggiungeva: «Siete veramente abili nell'eludere il comandamento di Dio, per osservare la vostra tradizione. Mosè infatti disse: Onora tuo padre e tua madre, e chi maledice il padre e la madre sia messo a morte. Voi invece dicendo: “Se uno dichiara al padre o alla madre: è Korbàn, cioè offerta sacra, quello che ti sarebbe dovuto da me”, non gli permettete più di fare nulla per il padre e la madre, annullando così la parola di Dio con la tradizione che avete tramandato voi. E di cose simili ne fate molte». (Mc, 7, 8-13)

In questo passo si denuncia come l’autentico messaggio divino dell’onora tuo padre e tua madre venga adattato a proprio piacimento. Da un approccio sostanziale a tale disposizione morale – che imporrebbe una vita di autentico amore come onore reso a chi ci ha generato ed educato, come processo partecipativo della verità volto a conoscere l’universo ed ad applicarne il principio conosciuto – si era passati ad un approccio meramente formale: bastava fare un’offerta sacra in onore dei genitori per sentirsi di fronte alla legge divina liberati da ogni altra sorta di dovere nei loro confronti.

Ancora, dunque, il messaggio evangelico ribatte sull’importanza di avere approcci sostanziali alle cose, e denuncia come riprovevoli quegli approcci che si nascondono dietro formalismi fini a sé stessi.

Queste denunce sono di estrema attualità.

Questo suicidio delle proprie capacità cognitivo-creative passa per l’empirismo, ossia l’aver rimesso la propria capacità di comprensione di noi stessi e della natura (non umana)[4], alla sola rilevazione sensoriale (ciò che vediamo, sentiamo, tocchiamo, annusiamo, assaporiamo).

Non è infrequente vedere all’interno delle famiglie una quiete che in realtà nasconde un appiattimento dei rapporti. Il parlare di politica, religione, questioni di immediato rilievo morale, rischia di rappresentare motivo di lite. Si preferisce allora abbandonarsi ad una superficiale quiete. La paura che i rapporti tra i membri della famiglia si intacchino, fa cadere nella trappola di passare da seppur violenti dialoghi – che potevano ambire a diventare autentici dialoghi all’insegna di una corretta disposizione dell’animo – al nulla delle discussioni del “ti racconto un fatto ma senza dirti la mia opinione”, o addirittura al silenzio assoluto. L’importante è non compromettersi! L’importante è la forma, l’immagine di tranquillità che diamo!

Così facendo non si fa altro che creare rapporti sterili, costruiti su basi fragili, destinati a crollare quando meno ce lo aspettiamo. Questo è il destino a cui è rimesso Shylock nell’opera di Shakespeare. Shylock quando meno sembrava probabile, quando la vittoria giudiziale sembrava prossima, vede crollare di fronte a sé tutta la propria vita. Ancora una volta il formalismo aveva prodotto la sua inevitabile nemesi.

Ma il padre, la madre, il fratello, il figlio, il coniuge, l’amico, non sono altro che metafora di tutti coloro che hanno deciso di “suicidarsi” non tanto tempo fa. Non dobbiamo abbandonarci ad essi in quanto rappresentanti un qualcosa, ma solo in quanto vediamo in loro, con la nostra capacità critica, dei cultori della verità. Quante volte sentiamo dire: L’ha detto mio padre! oppure L’ha detto la tv! oppure ancora L’ha detto il ministro! ma anche Il rigore (che evidentemente non c’era) c’era (solo perché in favore della propria squadra)!

Conseguenza di questo formalismo culturale è per le famiglie l’implosione su se stesse a causa dell’essersi erette su basi fragili, per le Nazioni la continua proposizione di politiche insensate.

Vediamo come a livello energetico si propongano soluzioni puramente formali, che di sostanziale hanno ben poco. Si pensi alla demagogica instancabile proposizione delle energie alternative come panacea al problema energetico. E’ una soluzione che non ha a che fare con la grossa sostanza della questione. Con quelle energie riusciremmo soltanto a soddisfare gli usi civili, ma non quelli industriali di cui abbisogna lo Stato moderno. L’unica soluzione in tal senso è rappresentata dal nucleare che però continua ad incutere insensate paure, utili soltanto ad impedire il pieno sviluppo degli Stati del pianeta e a continuare a tenerli sotto il giogo delle compagnie petrolifere.

Si guarda la pagliuzza non la trave.

In ambito economico, poi, si fa ancora della propaganda facendo passare l’idea che i debiti pubblici delle nazioni siano dovuti all’evasione fiscale. Anche qui la cultura formalista fa sì che si ponga l’accento sulle questioni di dettaglio piuttosto che sulla vera sostanza del problema. Questa vera sostanza è rappresentata dal fatto che gli stati hanno smesso di essere produttivi, hanno ridotto la propria capacità produttiva pro-capite e per chilometro quadrato, a causa della riduzione degli investimenti nello sviluppo tecnologico in infrastrutture e processi produttivi. Ciò che doveva essere investito in questi settori è rifluito invece nel settore speculativo-finanziario che per non implodere necessita di rifinanziarsi continuamente. Così la cultura formalista propaganda come risolutive, demagogiche campagne contro l’evasione – dopo avere legalizzato la vera evasione da rendita finanziaria! – e non vede la sostanza del problema, che è quella dell’adozione ufficiale, dal 15 agosto 1971, di un sistema speculativo volto a finanziare la speculazione piuttosto che produzione e lavoro (inscindibili l’un dall’altro).

In tutti questi casi quello che conta non è la verità, quanto il consenso di massa intorno ad un fatto che dà la sicurezza di non essere soli a pensarla a quel modo.

Sono tutti esempi degenerativi di come funzioni il formalismo e di come esso dietro di sé non abbia altro che la paura. Questa paura è dovuta ad una crisi identitaria: l’umanità non ha ancora compreso chi essa sia e quale sia la sua missione. L’umanità ha paura di prendere coscienza di chi essa sia, quale sia la sua naturale inclinazione e quale potere la rappresenti.

La paura è la radice del formalismo e la crisi identitaria è la radice della paura.

Ma allora chi siamo?

Nella sua recensione del Gesù di Nazaret di Papa Benedetto XVI, l’economista e grande umanista, Lyndon LaRouche[5] sostiene:

Dunque, la questione rilevante è, semplicemente: è vero che noi - voi ed io - siamo fatti a immagine e somiglianza del Creatore di questo universo? Come possiamo saperlo? Siamo bestie o siamo fatti a somiglianza dell'uomo e della donna nella Genesi 1:26-30? Dunque, per un cristiano in un'epoca di grande crisi spirituale per il genere umano, come per Benedetto XVI in questa occasione, il significato della divinità di Gesù di Nazaret è una questione pratica ed esistenziale cruciale per tutti gli interessati.

Benedetto XVI ha risposto: Quali prove ci giungono dalla vita di Gesù di Nazaret? Che cosa conosciamo, e come siamo capaci di apprenderlo?

Se lo chiedessero a me, direi che la mia risposta sta, essenzialmente, nella lettera ai Corinzi I: 13. Fede e speranza dipendono essenzialmente dal principio espresso nel Vangelo di S. Giovanni: il concetto socratico di agape. Si tratta di una concezione che non viene colta appieno dal termine “carità”, né dal termine amore. […]

Generalmente associo il significato del termine greco agape alla passione della creatività, nel senso più rigoroso dell'atto di scoperta di un principio fisico universale, come nel caso esemplare della scoperta del principio fisico della gravitazione universale da parte di Giovanni Keplero.

Il potere creativo espresso dall'uomo e dalla donna fatti a immagine del Creatore è il vero potere del processo della creazione continua dell'universo, potere che esprime l'intenzione sia del Creatore che del creato e che riflette il concetto di agape. Cruciale è l'amore creativo condiviso col Creatore, espresso nella devozione della personalità umana alla realizzazione di questa missione. E' l'amore espresso dai contributi allo sviluppo dell'universo che abitiamo, è una qualità di amore che esprime tale potenziale creativo.

E' l'amore espresso da uomini e donne che agiscono al servizio, e ad immagine, del Creatore.[6]

Ecco dunque chi siamo. Siamo uomini fatti ad immagine del Creatore, siamo la ripetizione in piccolo di quella forza intelligente che tutto conosce e tutto ha creato, ed il fatto di essere a questo somiglianti è dimostrato dalla nostra stessa capacità di conoscere e di creare. Si tratta di un dato distintivo che differenzia l’uomo da ogni altra entità della biosfera dove la prova empirica dell’efficienza di questa capacità ontologica è data dal continuo aumento della popolazione umana. Quest’ultima, infatti, non racconterebbe altro che l’aumentata capacità dell’uomo di relazionarsi al Tutto, e dunque di conoscerlo (conoscere e creare).

Non mi stancherò di ripetere che questa nostra capacità non è una arbitraria assegnazione – come taluni esistenzialisti potrebbero pensare – del costrutto sociale, ma un’inclinazione naturale che testimoniamo fin dal grembo materno, quando il nascituro si mette già nella naturale posizione di poter uscire da quella che per nove mesi è stata la sua casa. In questo suo atto, dimostra già di essere inclinato a voler conoscere la verità – la posizione veritiera, ottimale per uscire dal grembo materno, e di essere altrettanto inclinato ad agire per fare ciò. Poi, non sarà altro che una costante ricerca della verità. La conoscenza è così il rilevare la verità; la creazione, funzionale al miglioramento delle condizioni di vita di tutta l’umanità, è invece la prova che tale rilevazione della verità sia stata corretta.

Più si va a ritroso a ricercare nel tempo, agli inizi della nostra vita, e più si può rilevare come questa caratteristica sia naturale: ad un’iniziale incapacità di conoscere con la vista si sostituisce la capacità di mettere a fuoco gli oggetti e di percepirli visivamente; lo stesso processo avviene con il senso del tatto; successivamente il neonato prende coscienza della sua esistenza fisica e comincia ad osservarsi mani e piedi; in uno stadio ancora successivo prende coscienza dell’esistenza del mondo e comincia ad osservare gli oggetti che gli stanno intorno: inizialmente riuscendo a vedere solo ciò che rientra nel ristretto campo, tipico della fase acerba della capacità visiva, poi ampliando sempre più questo campo visivo; toccherà poi alla capacità di movimento, gattonando prima e camminando poi, e poi a quella della parola. Conoscenza ed azione (cognizione e creazione), si dimostrano così essere un’inclinazione naturale prescritta al nostro essere. Questo processo cognitivo, che nella fase iniziale vede la primazia dei sensi, in un secondo momento si rimette alle facoltà del pensiero. Questa naturale inclinazione sarà tanto più perfettibile quanto più l’individuo sarà in grado di affidarsi al superiore dominio del pensiero, piuttosto che al più fallace dominio dei sensi.

Questa è una prova evidente, che riguarda la vita di ogni uomo, della naturale inclinazione umana ad essere partecipe di un processo cognitivo-creativo. Questo processo è il dialogo che instauriamo con la verità.[7]

E se tutto ciò è prescritto al nostro essere, come si può ammettere la sola realtà materiale? Un qualcuno, un qualcosa di intelligente deve averci prescritto tale inclinazione. Convenzionalmente chiamiamo Dio questo ente intelligente, ma se si preferisce chiamarlo in altro modo si faccia pure (natura, energia, io cosmico, o anche Jack se ci fa più giusti!), l’importante è non negarne l’esistenza perché negheremmo noi stessi.

Non coscienti di questo nostro ruolo, di questa nostra identità, ci abbandoniamo alle più misere manifestazioni di animalità. L’inconsapevolezza intorno al punto di chi siamo? ci lascia in balia di un mare in tempesta che invece potrebbe essere facilmente dominato soltanto prendendo coscienza della nostra identità e della nostra missione. Inconsapevoli intorno al chi siamo, ci sentiamo soli, senza una meta, e dunque troviamo sicurezza in ciò che anche gli altri sono, anche gli altri fanno. Incapaci di vedere un’invisibile legge naturale – però visualizzabile grazie all’occhio della mente – cerchiamo conforto esclusivamente in ciò che possiamo vedere, la ricchezza ed il consenso altrui, qualunque esso sia.

E’ così che ad un certo punto della nostra vita interrompiamo la nostra missione di naturali ricercatori della verità. Il lavoro diventa un modo per raccattare denaro, la crescita del figlio una menata che fa rimpiangere il non essersi prodigati, quella volta, in un atto sessuale solitario, lo studio diventa un passatempo dedito ai racconti di horror o di infinite tresche ed incesti.

Su questo punto si è magistralmente espresso Friedrich Schiller durante la sua prolusione accademica al corso di storia che si accingeva a tenere:

“Diverso è il piano di studi che si propone chi mira al solo guadagno, da quello che sceglie una testa filosofica. Chi mira esclusivamente con la sua assiduità ad adempiere le condizioni in cui potrà rivestire carica e partecipare ai suoi relativi vantaggi, chi mette in moto le energie della mente soltanto per migliorare la propria condizione materiale e soddisfare una meschina vanità, entrando nella carriera accademica non avrà preoccupazione maggiore che scindere quelle scienze che egli chiama «studi per il pane», cioè erudizione per campare, da tutte le altre che allietano invece lo spirito in quanto spirito. Egli crederebbe di sottrarre alla sua professione futura il tempo dedicato a queste ultime e non si perdonerebbe mai tale furto. Egli indirizzerà ogni sua assiduità a seconda delle esigenze impostegli dal futuro padrone della sua sorte, e crederà di aver fatto tutto rendendosi capace di non temere quel giudice. Quando ha percorso i suoi studi e raggiunto la mèta dei suoi desideri, abbandona le proprie guide: perché infatti continuare a curarsene? Primo suo compito è ormai mettere in mostra i tesori raccolti nella memoria, per evitare che essi possano diminuire di valore. Ogni ampliamento del suo "saper e per il pane" lo inquieta, imponendogli un lavoro o inutilizzando quello già fatto; ogni importante innovazione lo turba infrangendo l'antica forma scolastica che si era così faticosamente appropriato, lo mette in pericolo di perdere l'intera fatica della sua vita di ieri. Chi ha inveito contro i riformatori più della schiera di questi studiosi a fini pratici? Chi ritarda la marcia delle utili rivoluzioni nel campo del sapere più di costoro? Ogni luce accesa, in qualunque scienza, da un genio felice, rende evidente la loro miseria; essi lottano con accanimento, con perfidia, con disperazione, perché, difendendo un dato sistema scolastico, combattono insieme per la loro esistenza. Non vi è quindi un nemico più inconciliabile, un funzionario più invidioso, un istigatore più intransigente di questo tipo di erudito. Quanto meno le sue cognizioni gli sono compenso in sé stesso, tanto maggior rimunerazione cercherà dal di fuori; per il profitto degli artigiani, come per quello degli spiriti, egli non ha che una misura: la fatica. Perciò nessuno tanto si lagna dell'ingratitudine quanto questo tipo di studioso; egli non cerca la sua ricompensa nei tesori del pensiero, ma l'attende dal riconoscimento altrui, dalle cariche onorifiche, dalla carriera. Se questa fallisce, chi più infelice di lui? Egli ha inutilmente vissuto, vegliato, lavorato; ha cercato invano la verità, perché la verità non si è trasformata per lui in oro, in lodi di gazzette, in favori di principi.

Quanto è degno di pietà l'uomo che col più nobile degli strumenti, con la scienza e con l'arte, non cerca e non ottiene null'altro di più di quanto ottenga il bracciante con i più rozzi! Che serba dentro di sé nel regno della libertà più perfetta un'anima da schiavo!

Ma ancor più degno di pietà è il giovane di genio, il cui cammino bello per natura vien fatto così pietosamente deviare da dottrine e da esempi dannosi, che si è lasciato convincere a far provviste soltanto per la professione futura con meschina pedanteria. Ben presto il sapere professionale, in quanto frammentario, gli darà disgusto; si desteranno in lui desideri che quel sapere non può soddisfare, il suo ingegno si ribellerà al destino. Frammentario gli sembra ormai tutto quanto egli compie, non vede scopo alcuno al suo lavoro né sa sopportarne l'inutilità. È oppresso dalla fatica e dalla futilità della sua professione, non potendo opporvi quell'animo sereno che si accompagna soltanto alla limpida visione, alla perfezione intuita. Egli si sente strappato dal nesso delle cose, avendo trascurato di inserire la sua attività nella grande unità del mondo. Il giurista perde amore alla sua scienza giuridica appena la luce di una più ampia cultura gliene illumina le lacune, invece di aspirare ad esserne un nuovo creatore ed a correggerne con la propria dovizia interiore i difetti scoperti. Il medico si sente in contrasto con la sua professione appena gravi insuccessi gli rivelano la inconsistenza dei suoi sistemi; il teologo perde la stima per la teologia appena oscilla la sua fede nell'infallibilità di quell'edificio dottrinale.

Come diversamente si comporta la testa filosofica!

Con la stessa cura con cui chi studia per la carriera stacca la sua scienza dalle scienze sorelle, quello si sforza di ampliarne l'àmbito e di ristabilire la sua alleanza con tutte le altre: dico ristabilire, perché soltanto la ragione astratta ha segnato quel confine, ha staccato quelle singole scienze. - Dove lo studioso per il pane divide, sintetizza invece lo spirito filosofico. Egli si è persuaso per tempo che nel campo della ragione come nel mondo dei sensi tutto si riconnette, e il suo vivo desiderio di armonia non può accontentarsi di frammenti. Ogni sua aspirazione è rivolta al completamento del suo sapere; la sua nobile impazienza non può aver pace sinché tutti i suoi concetti non si sono ordinati in un'armoniosa unità, sinché egli non sta al centro della propria arte e della propria scienza, dominandone il campo con occhio soddisfatto. Nuove scoperte nell'àmbito della sua azione, se avviliscono quel primo tipo di studioso, entusiasmano invece lo spirito filosofico. Forse esse colmeranno una lacuna che aveva deformato la nascente unità dei suoi concetti o porranno l'ultima pietra ancora mancante all' edificio di idee che egli erige. Ma se anche esse lo facessero crollare, se anche una nuova linea di pensieri, un nuovo fenomeno naturale, una legge nuovamente scoperta nel mondo fisico capovolgessero l'intera costruzione della sua scienza, egli ha pur sempre amato la verità al di sopra del suo sistema e sarà pronto a scambiare l'antica forma difettosa con una nuova e più bella. Anzi, quando nulla dal di fuori viene a scuotere l'edificio delle sue idee, è lui stesso, costrettovi da un impulso sempre vivo verso il miglioramento, è lui il primo che insoddisfatto lo demolisce, per ricostruirlo più perfetto. Lo spirito filosofico sale a una sempre più alta eccellenza, con forme di pensiero sempre più nuove e belle, mentre l'erudito meschino, in eterna bonaccia spirituale, conserva la monotonia sterile dei suoi concetti scolastici. Non vi è giudice più equo del merito altrui di uno spirito filosofico. Abbastanza acuto e geniale per valersi di ogni attività, è però sufficientemente equo da rispettare l'autore anche della più piccola. Per lui lavorano tutte le menti, mentre tutte le menti lavorano contro l'erudito meschino. Il primo sa trasformare in suo possesso tutto quanto si svolge o si pensa attorno a lui, poiché fra i pensanti vige un'intima comunità di tutti i beni spirituali e quel che uno acquista nel regno della verità, lo acquista per tutti. Il secondo invece innalza siepi contro tutti i vicini, ai quali vorrebbe vietare invidioso la luce del sole, sorveglia preoccupato le cadenti palizzate che solo debolmente lo difendono dalla ragione vittoriosa. Per tutto quello che l'erudito intraprende, deve chiedere incitamento e coraggio dal di fuori; lo spirito filosofico invece trova incitamento e compenso nel suo oggetto e nella sua stessa assiduità. Come può affrontare più entusiasta il lavoro, come è più vivace il suo zelo, più tenace il suo coraggio, dato che per lui il lavoro ringiovanisce nel lavoro medesimo! Persino ciò che è piccolo acquista grandezza nella sua mano creatrice, perché alla grandezza che egli serve rivolge sempre lo sguardo, mentre il meschino erudito non vede in quel che è grande altro che il piccolo. Non è il suo lavoro, ma il modo con cui lavora, che distingue lo spirito filosofico; dovunque egli sia od agisca, sempre sta al centro del tutto e per quanto l'oggetto della sua azione lo allontani dagli altri fratelli, rimane ad essi imparentato e vicino in grazia di una intelligenza armonica: egli l'incontra sempre dove si ritrovano tutte le menti chiare.

E che Schiller conclude con un invito ed un monito:

Debbo proseguire in questa esposizione, o miei uditori, o mi è lecito sperare che abbiano già deciso quale dei due esempi loro offerti vorranno scegliere a proprio modello? Dalla scelta dipende se lo studio della storia universale possa venir loro consigliato o sconsigliato. Io non ho a che fare che col secondo degli esempi, giacché nello sforzo di rendersi utile al primo la scienza si allontanerebbe troppo dal suo fine ultimo e più nobile, pagando con troppo grave sacrificio un piccolo guadagno.

Quanti giovani studenti scelgono il modello suggerito da Schiller? Quanti sono disposti a mettere in discussione ciò che li ha portati alla laurea ed alla professione? Eppure, vista la realtà del mondo odierno, è ovvio che qualcosa nel sistema culturale non và. Oppure, proprio come fa la testa dedita al guadagno, piuttosto che alla verità, si pensa che non vi sia alcuna attinenza tra l’attuale situazione di crisi economico-finanziaria e di tensione geo-politica con il sistema culturale dominante? “Dove lo studioso per il pane divide, sintetizza invece lo spirito filosofico” diceva sopra Schiller.

Siamo stati disposti a mettere in discussione ciò che ci è stato insegnato all’università? No, perché in generale l’uomo odierno ha un approccio settorializzato alle scienze e non rileva le connessioni esistenti tra sistema culturale e realtà quotidiana, sia nella vita del singolo che in quella delle nazioni. L’uomo odierno crede che non vi sia attinenza alcuna tra il sistema culturale e come la realtà si sia sviluppata.

Ed invece la realtà, le relazioni sociali, e su più larga scala l’economia sono il prodotto del sistema culturale. Questo sistema culturale nega la vera identità e missione umana, non fa luce intorno ad esse e dunque non è in grado di manifestarsi nel modo più giusto.

E’ qui che dobbiamo attuare la vera rivoluzione culturale. Chi siamo? Quale è la nostra missione? L’analisi empirica ci consente di rilevare le tracce che ci portano alla risposta che cerchiamo? Sì, e sopra lo abbiamo visto.

Ora, è ovvio che il sistema culturale non è un ente esterno all’attuale società, ma è fatto dagli uomini, ed in particolare è fatto da quegli uomini che occupano posizioni di guida dei popoli. Questi signori hanno purtroppo fallito, perché loro stessi non sanno chi sono e quale sia la loro missione. Questi hanno confuso l’essere uomini dotati di capacità cognitivo-creativa, e dunque fatti ad immagine e somiglianza di Dio, con l’essere degli animali che puntano a fare provviste per sé ed i propri consanguinei per l’inverno che verrà.

Dunque abbandonare il padre e la madre, significa rivoluzionare questo modo di guardare sé stessi e la propria missione.

Globalizzazione finanziaria e MySpace

Il modello formalista domina sia l’economia che i moderni sistemi di comunicazione.

Gli economisti oggi non fanno economia ma giocano alle Magic[8]. Essi muovono il loro pensiero all’interno di uno spazio ben delimitato dalle regole imposte dal “mercato”. Il fatto interessante è che le loro regole di decennio in decennio si scontrano con una realtà che smentisce ciò che prima ritenevano essere legge indiscutibile. Quanto verificatosi per esempio durante gli anni ’70 a livello macroeconomico – produzione decrescente e prezzi crescenti – non era contemplato dalla dottrina economica, la quale conosceva soltanto le due ipotesi della fase inflattiva e della fase deflattiva. Nel momento in cui la realtà economica si presentò contraddire la dottrina, ecco che questi furono costretti ad ammettere una nuova idea di fase economica – appunto con un ciclo economico in fase involutiva ma con una dinamica dei prezzi crescente – che denominarono “fase della stagflazione”.

Il problema di fondo dell’attuale modo di concepire l’economia consiste nel fondarsi su una concezione formalista dell’economia. Si guarda all’economia come ad una realtà statica rappresentata dai numeri (p.i.l., dati sull’occupazione, inflazione nominale, ecc.) senza guardare all’effettiva corrispondenza di questi dati con la realtà (economia fisica).

Il processo che va attuandosi è il solito denunciato nei Vangeli e dallo stesso Shakespeare: l’ipocrisia degli uomini sposta l’attenzione dalla realtà sostanziale a quella formale rappresentata dalle regole, dalle forme, dai numeri fini a sé stessi. Il sabato è stato fatto per l'uomo e non l'uomo per il sabato! (Mc, 2, 27).

Si pensi all’attuale situazione economica e finanziaria. Essa non può essere compresa facendo riferimento alla dottrina economica. I prezzi degli immobili sono saliti, così come i mercati azionari, così come i mercati obbligazionari e le materie prime. Ma tutti questi settori non dovevano muoversi in modo inversamente proporzionale l’uno all’altro? Ciò che era alternativo all’altro, si è trasformato in surrogato dell’altro.

Nessuna scienza può essere intesa senza fare ricorso all’interconnessione con gli altri rami del pensiero e dell’azione umana. Ed in ultima istanza, ogni scienza si fonda su una fede, sulla fiducia in degli assiomi la cui perfetta dimostrabilità logica trascende le capacità umane.

Niccolò Cusano sostiene ne La dotta ignoranza: “Tutti i nostri predecessori si sono trovati d’accordo nell’affermare che la fede è l’inizio della conoscenza intellettuale. In ogni facoltà dobbiamo presupporre, infatti, alcuni principi primi, appresi con la sola fede, dai quali si ricava l’intelligenza di ciò che si discute. Chi desidera elevarsi alla dottrina deve credere in queste verità senza le quali non può procedere.

Ciò rileva al fine di comprendere che la settorializzazione del sapere – diametralmente antitetica a ciò che caratterizzava l’uomo dell’antica Grecia – è un non senso così come non ha senso credere di costruire un tetto senza avere prima delle mura portanti.

Ma allora come si presenta l’attuale situazione economico-finanziaria?

Se intendiamo l’economia come un insieme di numeri, tutto può apparire andare a gonfie vele: di fatti la borsa è tornata sui massimi storici un po’ ovunque, la produzione industriale lorda segna sempre un più, i prezzi delle case sono sui massimi storici, la disoccupazione scende, l’inflazione nominale è bassa.

L’unico dato a confliggere con questa apparente rosea realtà è quello dell’economia fisica: il tenore di vita delle persone segna in occidente la continua perdita di capacità d’acquisto reale dagli anni ’70 ed in Africa l’aspettativa di vita media è sempre più bassa; le infrastrutture sono sempre più scadenti od inesistenti – si guardi al mondo intero, non a qualche città modello la cui funzione è di fare apparire la casa bella ordinata per la visita degli ospiti, quando invece sta tutta la settimana nello sporco – e la produzione è a livello globale in discesa.

Occidente ed Africa in questo momento presentano un dato che li accomuna: entrambi sono sotto la dittatura del pensiero economico liberista che pretende di rimettere il benessere di tutti a spontanei equilibri che si creerebbero lasciando i vizi privati trasformasi in virtù pubbliche[9].

L’attuale situazione è comprensibile invece soltanto guardando all’economia ed alla finanza come si guarda ad un molteplice interconnesso di branche dell’umano agire.

Lo scoppio della bolla dei mutui sub-prime rischia di far implodere l’intero sistema finanziario internazionale e di portarsi dietro, con effetto domino, l’intera economia mondiale. Per evitare tale disastro le banche centrali di Usa, Ue, Gran Bretagna e Giappone sono intervenute aprendo linee di credito – di fatto inondando di liquidità i mercati finanziari. Ciò ha evitato che numerose banche fallissero e che i mercati azionari crollassero. Questi ultimi si trovano nuovamente sui massimi storici grazie alle continue immissioni di liquidità da parte delle banche centrali. Questa continua immissione di liquidità, però, ha fatto sì che la principale moneta di riserva del pianeta, il dollaro, perdesse gran parte del proprio valore. Infatti i detentori di riserve di dollari, in seguito alle arbitrarie immissioni di liquidità da parte della Fed, hanno cominciato a vendere dollari – ma anche le altre riserve valutarie oggetto della medesima politica monetarista di immissione di liquidità volta a salvare i players bancari – ciò comportando la svalutazione dello stesso. Parallelamente hanno spostato i propri assets verso le materie prime – petrolio, oro, rame, argento, ecc. – comportandone un innalzamento dei prezzi. Tutto ciò ha destato le preoccupazioni delle forze anglo-americane, le quali hanno dovuto prendere delle contromosse. Queste contromosse non potevano attuarsi sul fronte strettamente economico – in quanto in seguito ai processi di deindustrializzazione e parallela delocalizzazione delle proprie produzioni, le economie occidentali sono strettamente dipendenti dalle produzioni cinesi ed asiatiche per i prodotti di consumo, ma anche russa per le materie prime – ma solo sul fronte geo-politico. Non è un caso infatti che proprio mentre Cina ed India vendono le proprie riserve di euro-dollari, ai confini di questi stati nascano insurrezioni. Quanto avvenuto in Pakistan e Myanmar, non sono altro che destabilizzazioni orchestrate dai servizi d’intelligence stranieri volti a destabilizzare dall’interno Cina ed India, resesi colpevoli di aver tolto il loro appoggio finanziario all’euro-dollaro. Non si guardi in modo altrettanto singolaristico alla questione della pipeline che la Cina necessita di far passare da un porto strategico per i rifornimenti di gas e petrolio dall’Asia sud-occidentale, Africa e Venezuela. Non rileverebbe, altrimenti, per i giochi geo-strategici anglo-americani, destabilizzare pure il Tibet. Infatti, altrettanto ingenuo è considerare casuale la tempistica con cui G. W. Bush ha deciso di premiare il Dalai Lama.

Guardate come singolarità scisse l’una dall’altra, questi fatti non rilevano dal punto di vista strategico-economico. Guardati invece come pezzi del grande puzzle della storia universale, tutto ciò assume precisi significati.

D’altra parte la stessa storia universale è vittima degli approcci formalisti che la mostrano come una natura morta, come una sequenza disordinata di filmati, senza alcuna interconnessione logica.

A questo proposito non trovo, ancora una volta, parole migliori che quelle usate da Friedrich Schiller sempre durante la sua prolusione accademica al corso di storia che si accingeva a tenere:

La nostra storia universale non sarebbe quindi mai altro che un aggregato di frammenti, senza meritare il nome di scienza. Qui viene in aiuto la comprensione filosofica che, ricollegando quei frammenti con nessi artificiali, fa dell'aggregato un sistema e un tutto razionalmente coordinato. La sua conferma sta nella uniformità e nell'immutabile unità delle leggi che guidano la natura e l'animo umano, unità per cui gli avvenimenti della più remota antichità si ripetono nei tempi più prossimi per influsso di analoghe circostanze esteriori, cosicché si possono trarre conclusioni a ritroso e gettare un'aperta luce risalendo dai più vicini fenomeni compresi nell'ambito della nostra osservazione a quelli che si smarriscono in tempi preistorici. Il metodo, procedendo per analogia, è un possente aiuto, come dovunque, anche nella storia; però deve essere giustificato da un alto fine ed esercitato con non meno prudenza che accortezza. Lo spirito filosofico non può indugiare a lungo nella materia della storia universale senza che sorga in lui l'impulso verso una concordanza, impulso che lo spinge irresistibilmente ad assimilare alla propria natura razionale tutto quanto lo circonda e ad elevare ogni fenomeno che gli si presenti alla più alta efficacia da lui riconosciuta, cioè al pensiero. Quanto più spesso e più felicemente egli rinnova il tentativo di ricollegare il passato col presente, tanto più tenderà a congiungere ciò che vede in rapporto di causa ed effetto come mezzo e intenzione. Un fenomeno dopo l'altro comincia così a sottrarsi alla cieca casualità, alla libertà senza legge, per inserirsi quale membro bene adatto a un'unità armonica che non esiste peraltro se non nella sua rappresentazione.”

La realtà odierna ci è dunque presentata come una serie di cerchi l’uno casualmente posto accanto all’altro, piuttosto che come una sfera composta da un’infinità di cerchi combinati l’un con l’altro. La realtà non è bidimensionale come le figure piane, ma come minimo tridimensionale.

La presentazione di una realtà sintetica, formale, dove la forma non è mai in stretta connessione con la propria sostanza, trova estremizzazione assoluta nella cultura del MySpace o Facebook, così come in quella della finanziarizzazione dell’economia. In merito a questa, da un’economia della produzione per la produzione destinata ad una funzione sociale, si è passati prima ad un’economia della produzione per il profitto finanziario privato, poi ad un’economia del profitto finanziario per il profitto finanziario. Quest’ultima fase è tipica delle fasi di tracollo di un sistema. Nel 1929 si ebbe un fenomeno simile. Per comprenderlo basti pensare al modello CdB Web Tech, l’azienda contenitore che costituì Carlo De Benedetti. Si tratta di un contenitore di partecipazioni azionarie in altre aziende. Le estremizzazioni prodotte dalla globalizzazione finanziaria e dall’ideologia liberista che la ispira, hanno aperto le porte a forme aziendali che dovrebbero rappresentare assetti reali in quanto coinvolgono i risparmi delle famiglie, ma che invece non sono altro che creazioni virtuali il cui valore non ha alcuna attinenza con la realtà, soprattutto nel momento in cui le partecipazioni di cui sono titolari sono già gonfiate anch’esse.

Ma tutto ciò non si presenta come anomalo di fronte agli economisti moderni. Proprio perché gli economisti moderni giocano alle Magic invece di fare economia!

E non ci si confonda! Il sistema attuale non sarà in bancarotta quando i mercati finanziari crolleranno. Sarebbe ancora una volta guardare in modo formalistico alla realtà. Non sono i mercati finanziari – soprattutto nel tempo in cui i mercati sono drogati dalla politica del “lancerò denaro dagli elicotteri” di Bernanke – a raccontarci il vero stato dell’economia, ma lo stato di benessere delle popolazioni: tre quarti di mondo vive in uno stato simile a quello di bestie e l’altro quarto è sempre più povero[10]. Prova di ciò lo è il fatto che mentre dal ’92 i mercati azionari non hanno fatto altro che salire – seppur intervallati da forti scossoni sono sempre tornati sui massimi storici (in occidente fa caso a sé il Giappone) – la capacità d’acquisto reale delle popolazioni è andata sempre più scemando, come ha dovuto recentemente constatare uno dei più forti giocatori di Magic, il governatore della Banca d’Italia, Mario Draghi.

Allo stesso modo i progetti di laboratorio rappresentati da MySpace e Facebook, ma anche da Second Life, non sono altro che l’ultima versione di una sorta di suicidio di massa imposto all’uomo dopo avergli suggerito una vita dedita alla sola soddisfazione dei sensi con la cultura del “sesso, droga e rock and roll”.

Anche qui il processo è il solito: dalla sostanza alla forma della sostanza, fino alla forma della forma ossia alla virtualizzazione. Ciò a cui stiamo assistendo in economia è riproposto a livello culturale. Ed anche qui il cavallo di troia è il solito: la libertà. Si spacciano per strumenti di libertà, piattaforme controllate dagli oligarchi dei mass media – Rupert Murdoch e Bill Gates – il cui intento è quello di tenerti inchiodato per ore, creando nuovi surrogati della televisione, spacciando per progresso l’high-tech, di fronte ad un innocuo (per loro, non per il tuo cervello) dolce dir niente all’interno di una grande comunità. Le cose in comune? Le foto, gli hobbies, i racconti. Dell’autentico processo conoscitivo e creativo niente. Giovani alla moda che con cellulari supertecnologici possono essere sempre in contatto con la loro comunità internazionale di amici. Si crea così un esercito di persone dedite ad intrattenersi. L’importante è che questi giovani si intrattengano fra di loro e che stiano lontani dalla vita reale e da ciò che devono sapere per migliorare il loro senso di umanità.

I rapporti sterili di uomini che guardano solo ciò che è vicino al proprio naso – la realtà sotto casa che gli impedisce di vedere lo stato reale del grosso dell’umanità – si stanno trasformando in rapporti virtuali grazie alle comunità on-line. Se la compagnia del muretto o del Circolo, per come si è andata sviluppando, era il proprio piccolo mondo che distoglieva l’attenzione da una partecipazione matura ed estesa del proprio senso di umanità, la compagnia di amici sul web è un’ulteriore estremizzazione di questa restrizione del senso fraterno di umanità. Prima per strada o al Circolo col proprio gruppo di amici – e guai a chi facesse menate con cose che andassero oltre il vestito di marca, lo spinello o le tre tipe conosciute l’altra sera – ora dietro il monitor a fingersi grandi imprenditori o addirittura uomini venuti dal futuro[11].

Cosa fare dunque?

Una reazione a catena è stata innescata ed una situazione percepibile già da qualche decennio da parte dell’osservatore attento, è oggi diventata di pubblico dominio: c’è una crisi culturale, una crisi economica ed una crisi nei rapporti tra le civiltà. La gente non ha più valori, manca il lavoro, gli Stati entrano continuamente in guerra.

La situazione può volgere al peggio da un momento all’altro, sfociando in nuovi fascismi, oppure l’umanità può definitivamente voltare pagina risvegliando le coscienze sul chi siamo.

Se individualmente questo può essere fatto riscoprendoci come esseri dotati della capacità di conoscere e di risolvere i problemi nostri e di chi abbiamo vicino, senza porre limiti a questo “vicino”, a livello comunitario spetta alla classe dirigente riscoprire questo senso di umanità in modo da non essere più preda della ricerca del consenso elettorale e della carriera più prestigiosa, e piuttosto perseguire il Bene Comune. Perché questi signori abbiano stimolo a fare ciò, la storia ci insegna che non bastano i tumulti ed i disastri – questi non sono mai abbastanza per mettere a tacere l’infame mostro che si portano dentro e che gli dice “pensa alle tue provviste per l’inverno, gli altri faranno da sé!” – , ma piuttosto necessitano che la loro coscienza venga risvegliata da esplicite richieste popolari in tal senso.

Il movimento di Lyndon LaRouche sta lavorando a livello globale per fare ciò organizzando un sempre più ampio gruppo di giovani e meno giovani per incidere sulle istituzioni dei vari paesi.

Questi si presentano dall’alto livello delle conoscenze acquisite grazie al semplice amore per la verità ed alla presa di coscienza di chi essi siano, conoscendo le varie materie della storia universale e suggerendo soluzioni concrete che sono testimonianza di questa conoscenza come espressione della volontà di perseguire il Bene Comune.

Questa azione è rappresentata poi a livello politico da precisi progetti per la risoluzione dei problemi che affliggono l’umanità.

  • Il ddl Homeowners and Bank Protection Act – HBPA punta a difendere i più deboli dalla crisi del mercato immobiliare, congelando le rate dei mutui e proteggendo le banche che detengono i risparmi dei cittadini e che dunque sono centrali per il funzionamento di una nazione moderna.
  • Il progetto per la Nuova Bretton Woods punta a riformare il sistema monetario speculativo attuale ed a trasformarlo in un sistema a cambi fissi più giusto, al fine di poter rilanciare l’economia mondiale reale e mettere nel cassetto dei brutti ricordi le infami speculazioni dei pochi cartelli finanziari che la classe politica dirigente non ha il coraggio di denunciare.
  • Il Ponte di sviluppo Eurasiatico è un grande progetto di sviluppo infrastrutturale globale che punta a dare una missione comune a tutte le nazioni del pianeta di modo che siano comunitariamente dedite alla costruzione di reti energetiche e di trasporto che sarebbero la prova più manifesta di un’umanità che si è messa a lavorare insieme per lo sviluppo di progetti comuni che debellino la povertà in ogni angolo del pianeta e facciano sentire ogni uomo partecipe di ciò che riguarda tutto il pianeta.

Il 9 gennaio 2004, per la commemorazione del 75esimo compleanno di Martin Luther King, LaRouche pronunciò un discorso dal titolo Il talento immortale di Martin Luther King. In merito all’oggetto che stiamo trattando, sono significative le seguenti parole che LaRouche pronunciò[12]:

[…] Ma questo processo, è il rapporto sociale tra persone che si stimano reciprocamente, in quanto condividono il lavoro di riprodurre una scoperta, e così capiscono qualcosa della storia. Sentono di condividere qualcosa di importante: la conoscenza umana, che essenzialmente è un atto di amore.

In tal modo amano l'umanità, provano la gioia di aver lavorato insieme per arrivare a scoprire qualcosa. […]

Questo è dunque il problema: abbiamo una popolazione, c'è un mondo in cui scarseggiano davvero coloro che capiscono, fino in fondo, la differenza tra l'uomo e l'animale, che cosa significhi. Che l'uomo è una creatura fatta ad immagine del Creatore dell'universo, come dice il libro della Genesi.

Quelli sopra sono tutti grandi progetti che possono essere realizzati dall’umanità, basta che essa lo voglia, grazie alla partecipazione delle singole persone. Ritenersi a ciò impotenti è soltanto il solito modo per non fare niente e restare complici di chi in questo stato di cose ha contribuito a metterci.

Questi progetti non sono altro che la manifestazione concreta del più alto senso di umanità, come uomini dediti alla conoscenza ed alla (cre)azione.

Claudio Giudici



[1]Poiché, soppresse nel secolo passato le corporazioni di arti e mestieri, senza nulla sostituire in loro vece, nel tempo stesso che le istituzioni e le leggi venivano allontanandosi dallo spirito cristiano, avvenne che poco a poco gli operai rimanessero soli e indifesi in balia della cupidigia dei padroni e di una sfrenata concorrenza. Accrebbe il male un'usura divoratrice che, sebbene condannata tante volte dalla Chiesa., continua lo stesso, sotto altro colore, a causa di ingordi speculatori. Si aggiunga il monopolio della produzione e del commercio, tanto che un piccolissimo numero di straricchi hanno imposto all'infinita moltitudine dei proletari un giogo poco meno che servile.Rerum Novarum, § 2.

[2] E’ la parte finale dell’opera, quella che riguarda il processo a cui viene sottoposto Shylock, a svelarci questo che possiamo considerare come un principio della fisica sociale.

[3] Nella riflessione dal titolo L’attuale crisi può essere sconfitta solo facendo ricorso alla Verità ( http://claudiogiudici.ilcannocchiale.it/?YY=2007&mm=11&dd=6 ), al primo dei tre paragrafi di cui esso si compone, spiego perché la ricerca della verità sia un’inclinazione naturale.

[4] Questa precisazione in merito alla natura come “non umana” ha lo scopo di far rifletter sul fatto che esiste anche una concezione in senso lato della natura, come comprensiva dell’uomo, il quale è appunto natura.

[5] Interessante notare, proprio a riguardo della cultura formalista e della menzogna che costantemente la accompagna, come Amelia Boynton Robinson, la 96enne signora che fu paladina nel movimento di Martin Luther King, ed oggi esponente di spicco del movimento internazionale di LaRouche, durante l’incontro tenutosi all’Università Statale di Milano il 12 novembre 2007, in un’aula gremita di studenti, abbia ricordato che Martin Luther King fu ospitato a casa sua a Selma, perché nessuno, neanche l'unico hotel della città, voleva ospitarlo e tutti lo consideravano un “ribelle, un comunista” solo perché si batteva per il diritto di voto della gente di colore. “Lo stesso accade oggi con LaRouche, molti non vogliono avere niente a che fare con lui solo perché non sanno nulla sul suo conto. Quando chiedi loro che cosa sanno di LaRouche e delle sue proposte per risolvere la crisi, dicono “niente, però ho sentito dire…. Anche io avevo sentito dire molto sul suo conto, ma decisi di giudicare con la mia testa e quando lo incontrai per la prima volta a una conferenza in Virginia capii subito che era l'erede del movimento di Martin Luther King”.

[6] L’intera recensione è reperibile da http://www.movisol.org/nazaret.htm.

[7] Il corsivo è dovuto al fatto che si tratta di un frammento ripreso da altri due precedenti scritti aventi per oggetto, il primo, la funzione salvifica della verità (vedi nota 3), il secondo, la naturalità della legge de “gli ultimi saranno i primi” ( http://claudiogiudici.ilcannocchiale.it/?YY=2007&mm=8&dd=20 ).

[8] E’ un gioco in cui le carte rappresentano le magie a disposizione di un mago che si confronta in una ipotetica battaglia con un altro mago. Ognuno dei contendenti ha a disposizione creature, incantesimi, stregonerie, artefatti e magie veloci per cercare di sconfiggere l'avversario.

[9] B. de Mandeville, La favola delle api, Vizi privati e pubbliche virtú, 1723.

[10] Lo Strategic Alert – Edizione italiana dell’Eir del 18 ottobre 2007 riportava la seguente notizia:“ Secondo un nuovo rapporto dell'agenzia delle entrate americana IRS, l'1% degli americani, i più ricchi, hanno percepito il 21,2% di tutto il reddito del 2005, con un notevole balzo in avanti rispetto al 19% del 2004. Di contro, il 50% degli americani nella parte inferiore della piramide del reddito hanno percepito solo il 12,8% di tutto il reddito del 2005, con una retrocessione netta rispetto al 13,4% dell'anno precedente.
Dal rapporto IRS risulta che la parte del leone la fanno i manager degli hedge funds. Un gruppo di 25 manager si è messo in tasca nel 2004 più dollari degli amministratori delegati di tutte le imprese che rientrano nell'indice di borsa S&P 500. Altri grandi forchettoni sono i primi 100 studi legali del paese, che tra il 1994 e il 2004 hanno registrato un raddoppio del profitto per ciascun socio, superando il milione a testa.”

[11] Si tratterebbe di tale John Titor che avrebbe addirittura, o forse meglio dire, non a caso, una propria voce su Wikipedia.

[12] L’intero discorso è reperibile all’indirizzo http://www.movisol.org/King.htm.

10 novembre 2007

I have a Dream

 

Movimento internazionale per i diritti civili – Solidarietà

“I HAVE A DREAM”

Una lezione di leadership con

Amelia Boynton Robinson

Facoltà di Scienze Politiche

via Conservatorio, 7 Milano

Il genere umano rischia nuovi secoli bui. Il crollo del sistema finanziario e monetario attuale – già evidente nella crisi dei mutui subprime - insieme ai piani del vicepresidente americano Dick Cheney per colpire l’Iran, sono realtà che tutti noi dobbiamo affrontare. Molti di noi hanno la netta sensazione che qualcosa non vada e cercano di capire il perché di questa crisi. Nella confusione collettiva, a molti manca un senso di autorità personale. Anche chi partecipa a manifestazioni, firma petizioni e cerca di spiegare agli altri questa crisi, non riesce a cambiare veramente la situazione.

martedì 13 novembre

ore 12:30 Aula 4

Nella storia leader quali Abramo Lincoln, Martin Luther King e Enrico Mattei sono riusciti ad effettuare dei cambiamenti fondamentali, e fortunatamente per noi, oggi ci sono individui come Amelia Boynton Robinson e l’economista e esponente democratico Lyndon LaRouche che continuano a insegnarci che cosa significa la leadership e dedicare la propria vita al Bene Comune.

Amelia Boynton Robinson, 96 anni, eroina del movimento per il diritto di voto della gente di colore, portò a Selma, in Alabama, Martin Luther King, che stabilì a casa sua il quartier generale del Southern Christian Leadership Conference. Già negli anni Trenta, Amelia Robinson aveva iniziato la battaglia per il diritto al voto e alla proprietà dell'abitazione e delle terre da coltivare, insieme a suo marito. E' diventata famosa per aver guidato la marcia per i diritti civili del 7 marzo 1965 a Montgomery, ricordata come la "Domenica di sangue", quando sul ponte Edmund Pettus fu picchiata selvaggiamente e lasciata sulla strada. A partire da questa marcia il Movimento dei Diritti Civili diventò un movimento internazionale.

Durante gli anni Sessanta la casa della signora Robinson divenne il quartier generale delle lotte per i diritti civili, dove Martin Luther King, avvocati e dirigenti politici del movimento pianificavano iniziative e dimostrazioni su tutto il territorio americano, che nel 1965 portarono al Voting Rights Act, la legge che sancì il diritto di voto per la gente di colore.

Nel 1964 fu la prima donna di colore dell'Alabama a candidarsi al parlamento per il Partito Democratico.

Dal 1984 Amelia Robinson è vice presidente dello Schiller Institute, associazione atta a promuovere la cultura classica e la creazione di un Nuovo Ordine Economico Mondiale più giusto, e ora anche presidente onorario del Movimento Solidarietà fondato da Lyndon e Helga LaRouche.

La signora Robinson considera "lo Schiller Institute e il Movimento Solidarietà come la continuazione del movimento di Martin Luther King".


Porta avanti il “sogno” di Martin Luther King, unisciti al movimento giovanile di LaRouche.

per informazioni: Movimento Solidarietà: 02-2613058 - e-mail: movisol2@libero.it

www.movisol.org

6 novembre 2007

L’attuale crisi può essere sconfitta solo facendo ricorso alla Verità

Sono fermamente convinto che la verità disarmata e l'amore disinteressato avranno l'ultima parola.(Martin Luther King, dal discorso pronunciato alla consegna del Nobel, 11 dicembre 1964)

A mio parere, la bellezza e l’efficacia della forza della verità sono molto grandi, e la dottrina è tanto semplice, che può essere predicata anche ai bambini.(Gandhi, “Young India” 5 novembre 1919)

La soluzione di tutti i nostri problemi passa per la potenza dell’idea di Verità.

La verità è un primus di cui ogni uomo può esserne partecipe. Tuttavia la perfetta conoscibilità della verità non rientra tra le possibilità umane. E’ questo limite che obbliga l’uomo all’umiltà. Ma non ci si confonda: l’umiltà non è indifferenza. Anzi, l’umiltà è l’ingrediente che pone nella verità l’azione, il compromettersi.

Concepire l’esistenza della verità è necessario per impostare un autentico cammino di crescita; senza la meta della verità infatti manchiamo dell’obiettivo ultimo verso cui il cammino della vita è naturalmente inclinato.

Si tratta di un’inclinazione naturale di cui tutti ne abbiamo prova durante la nostra vita. Tale prova è così evidente che il fatto che non ne percepiamo la piena portata è dovuto al fatto che non sappiamo ascoltare. Non ascoltiamo con la dovuta attenzione ciò che avviene intorno a noi. Ciò è dovuto in primo luogo alla paura.

Si provi ad analizzare il proprio comportamento a cospetto di quell’interlocutore che sapremo dirci qualcosa che non ci piace. Avremo difficoltà a guardarlo, tenteremo di interromperlo di continuo, non lo ascolteremo. Non abbiate paura! ripeteva continuamente Giovanni Paolo II.

Lo stesso approccio volto a non ascoltare (ascolto in senso lato, come processo volto ad intelleggere) lo manifestiamo continuamente verso il nostro quotidiano. Questo non ascolto non ci fa rilevare per esempio come l’uomo nasca con una inclinazione naturale alla conoscenza, che poi per paura interrompiamo. Appena entriamo nello stadio acerbo della consapevolezza si aprono le porte alla paura, proprio come un po’ di pioggia rende più instabile la strada rispetto ad un manto molto bagnato.

Si rifletta allora sul cammino naturale compiuto dal neonato. Egli manifesta inequivocabilmente un’inclinazione naturale al progresso cognitivo-creativo fin dai primi giorni di vita: ad un’iniziale incapacità di conoscere con la vista si sostituisce la capacità di mettere a fuoco gli oggetti e di percepirli visivamente; lo stesso processo avviene con il senso del tatto; successivamente il neonato prende coscienza della sua esistenza fisica e comincia ad osservarsi mani e piedi; in uno stadio ancora successivo prende coscienza dell’esistenza del mondo e comincia ad osservare gli oggetti che gli stanno intorno: inizialmente riuscendo a vedere solo ciò che rientra nel ristretto campo, tipico della fase acerba della capacità visiva, poi ampliando sempre più questo campo visivo; toccherà poi alla capacità di movimento, gattonando prima e camminando poi, e poi a quella della parola. Conoscenza ed azione (cognizione e creazione), si dimostrano così essere un’inclinazione naturale prescritta al nostro essere. Questo processo cognitivo, che nella fase iniziale vede la primazia dei sensi, in un secondo momento si rimette alle facoltà del pensiero. Questa naturale inclinazione sarà tanto più perfettibile quanto più l’individuo sarà in grado di affidarsi al superiore dominio del pensiero, piuttosto che al più fallace dominio dei sensi.

Questa è una prova evidente, che riguarda la vita di ogni uomo, della naturale inclinazione umana ad essere partecipe di un processo cognitivo-creativo. Questo processo è il dialogo che instauriamo con la verità.

L’essenza della verità può essere colta dall’intelletto umano in termini metaforici; la verità è pensabile come quel sole della cui esistenza si è certi e che il nostro occhio riesce a guardare solo per pochi attimi, non cogliendone tutta la complessità. Senza il sole che fine farebbe il mondo della vita? Senza la verità che fine fa l’uomo?

Il paradosso è che a causa della negazione dell’esistenza della verità, la nostra società non è neanche più cosciente di quale sia la reale situazione che riguarda l’umanità.

Si pensi alla progressiva distruzione dell’aspettativa di vita che in diversi stati dell’Africa è ritornata drammaticamente ai livelli degli anni ’50 (aspettativa di vita inferiore ai 40 anni); oppure si pensi al fatto che ogni giorno oltre 12mila bambini di età inferiore ai 5 anni muoiono per fame, sete, malattie o guerre; ma si pensi anche alla progressiva distruzione del tenore di vita reale in occidente, in declino dagli anni ’70. Tutto ciò basterebbe per sentenziare il fallimento del modello culturale empirista e del modello economico liberista. Ed invece, acutizzando le ricette che negli anni ’60 s’incominciarono a riseminare, si sta scambiando un cancro in piena metastasi per una trascurabile bronchite. Questo processo di distruzione di quel cammino verso il bene comune ripreso in Europa dopo la seconda guerra mondiale, e negli Stati Uniti con l’elezione di Franklin Delano Roosevelt (1932), è in atto dalla fine degli anni ’60, eppure lo percepiamo in modo evidente solo adesso. Un’attenta analisi (ascolto) di ciò che avveniva già all’indomani dell’assassinio di Enrico Mattei e John Fitzgerald Kennedy, avrebbe dovuto far rilevare ad un individuo consapevole come la strada intrapresa sarebbe stata foriera di disastri. Ed invece tale percezione la si incomincia ad avere solo oggi, solo perché tanta è la sua evidenza. Ma ripeto: un attento osservatore già dagli anni ’60 conosceva e si attivava per impedire gli esiti del maturare di un processo che oggi non inizia, ma si sta ammuffendo (tanto è maturo!). I più invece, si crogiolavano sulla crescita dei consumi (ma non della produzione) degli anni ’80 e sulla crescita finanziaria (agevolando ancora quella dei consumi) degli anni ’90.

Ma cosa è la verità?

Nel Vangelo la stessa domanda – Quid veritas? (Gv. 18,38) – viene messa in bocca a Pilato prima di consegnare Gesù a quella folla che lo avrebbe condannato alla crocifissione. Gesù non risponderà perché tale domanda presuppone che non si sia compreso quale sia l’essenza della verità, ma che piuttosto la si intenda come un oggetto. In altri passi del Vangelo invece Gesù parla della verità come di sé stesso: io sono la via, la verità e la vita (Gv, 14,6).

Platone definisce il fine ultimo della conoscenza, ossia la verità, in questi termini: l’essere di ciò che è e il non essere di ciò che non è (Teeteto).

Ecco che alla luce di tutto ciò la verità è essenza. E cos’è l’essenza del Tutto se non un processo dinamico armonico?

Da tutto ciò ne deriviamo precise indicazioni operative: necessitiamo di credere nell’esistenza della verità per essere parte di un continuo processo di crescita; questo processo di crescita è volto a comprendere l’autentica essenza del Tutto; in quanto processo, il Creato è intrinsecamente dinamico; in quanto dinamico, la nostra relazione con esso necessita di azione; questa azione non può essere casuale ma in armonia con l’oggetto con cui essa intende relazionarsi.

Come funziona il nostro cervello

Gli studiosi di psicologia del marketing sanno qualcosa di come funziona il nostro cervello. Durante uno di quei corsi, cosiddetti di formazione, a cui mi fece partecipare l’azienda per cui lavoravo, ci fu fatto fare l’esperimento che vi ripropongo.

Osservate per i prossimi dieci secondi tutto ciò che intorno a voi c’è di rosso. Adesso chiudete gli occhi e ricordate tutto ciò che intorno a voi è blu. Avrete una grossissima difficoltà a visualizzare ciò che è blu perché il cervello ha lavorato in tutt’altra direzione (e l’input glielo avete dato voi!).

Se invece dei colori come nel gioco su menzionato utilizziamo l’idea di verità, ecco che comprendiamo come per essa il cervello lavori se gli diamo l’input di ricercarla nel Tutto, e come invece essa venga completamente trascurata se noi non stimoliamo il nostro cervello a cercarla ricordandogli continuamente che essa esiste. Ribadisco che non ci è stata data la facoltà di comprendere l’idea di verità nella sua perfezione ma solo di approssimarla, così come qualsiasi cerchio che provassimo a disegnare, anche con la più sofisticata tecnologia, non sarebbe un cerchio perfetto, ma un’approssimazione dell’idea di cerchio.

Ecco che una società che non insegna (e addirittura nega) l’esistenza della verità, è una società che non cerca la verità, che non vive per essa, ma che vive per qualcosa di differente (il profitto, il proprio piacere, il proprio ego, ecc.).

Un aspetto della questione su cui dobbiamo riflettere è che quando diamo a noi stessi l’input di lavorare per un fine – in questo caso la ricerca della verità – ecco che secondo un processo non pienamente consapevole, il nostro cervello si mette a lavorare per la ricerca di quel fine. Sicuramente è capitato a tutti di sviluppare uno studio in merito ad un oggetto, e di accorgersi che tutto il mondo stesse parlando di quell’oggetto. Ci sembra quasi che si sia stati noi a dare a tutto il mondo l’input di parlare di quell’oggetto. Lo stesso avviene quando ci mettiamo in testa di volere acquistare, per esempio, un auto. Lì per lì ci pare di avere fatto una scelta molto originale, poi dopo qualche giorno, cominciamo a notare che quell’auto ce l’hanno molte persone; ci viene quasi da pensare che quella originale idea che solo noi avevamo avuto, ce la stia copiando il mondo intero (ed interdetti ci diciamo: eppure lo avevo detto solo a Mario! Possibile che abbia già messo in giro la voce?).

La realtà dei fatti è ovviamente diversa. Abbiamo dato al nostro complessivo sistema di osservazione intellettiva un obiettivo. Ecco che il nostro sistema senza che noi di volta in volta gli si debba ridare l’input, sta lavorando per cogliere quell’obiettivo. Al contrario, fino al momento in cui al nostro sistema di osservazione intellettiva non avevamo dato quell’obiettivo, esso lo aveva completamente trascurato (ricordate il colore blu del giochino di sopra).

Ora, se ciò funziona con i colori e con gli oggetti che vogliamo acquistare, funziona anche con entità ben più importanti, quale per esempio la verità. Se non ne riconosciamo l’esistenza, la trascuriamo completamente; se al contrario ne riconosciamo l’esistenza il cervello si mette a lavorare per conquistarla.

Una puntualizzazione: alcuni potranno obiettare che un conto è cercare il colore rosso, un conto è cercare la verità. A tal proposito vorrei far notare che esiste una scala infinita di rossi e che mai nessun rosso, anche del medesimo oggetto, è identico ad un altro rosso (è il nostro occhio che s’inganna ed un microscopio svelerà facilmente l’inganno). Così se la verità può essere solo approssimata e non conosciuta in tutta la sua perfezione, altrettanto varrà per ogni cosa della realtà (sensibile).

Ecco che allora una società che non autodichiara l’esistenza della verità, non lavora per essa ma anzi la trascura completamente.

(Non si irrigidiscano i relativisti! La verità è un concetto del mondo ideale, non della realtà sensibile. Ma questo la rende più reale di quell’ombra che è la realtà! La verità non può essere intesa come un insieme di regole, quanto piuttosto come un complesso di principi alla cui origine vi è l’idea di Bene. Si ricordi come Gesù tratti la regola del sabato dei farisei).

Il nostro tempo è dominato dalla menzogna perché trascura l’idea di verità.

Si pensi alla menzogna in campo economico, dove si spacciano per utili al bene comune le liberalizzazioni. Mai nessuno ha saputo citare un esempio di liberalizzazione che abbia avvantaggiato l’interesse generale. I liberisti sostengono che dai processi liberisti sia derivato un aumento dell’occupazione e della produttività ed una diminuzione dell’inflazione. Questi signori, a causa del formalismo che domina la teoria a cui si affidano – ricordo che partono dal presupposto formale che possa esservi una concorrenza perfetta, non tenendo invece conto della reale disomogeneità delle situazioni comparate – guardano soltanto la superficie di questi dati.

La verità è ben altra!

L’occupazione è aumentata solo in apparenza grazie al camuffamento delle statistiche. Infatti, con mutamenti rispetto alle tecniche di rilevazione passate, si considerano lavoratori coloro che sono occupati anche per pochi giorni alla settimana; non si considerano disoccupati coloro che dopo lunghe ed infruttuose ricerche di lavoro si rassegnano dal cercare un’occupazione.

A ciò si aggiunga che le posizioni lavorative create sono a livelli salariali più bassi rispetto a quelle perse.

I liberisti considerano aumentata la produttività. Ma a quale produttività fanno riferimento? L’incidenza della capitalizzazione di borsa sul p.i.l. rispetto agli anni ’60 è passata da un 10% ad un 70%. In pratica il grosso della produzione industriale lorda, non è produzione industriale (che dunque produce beni e dà lavoro), ma è di origine finanziario-speculativa (e dunque produce solo utile finanziario per chi lo fa, senza poi reinvestirlo in attività aventi funzione economico-sociale).

Secondo i liberisti poi l’inflazione sarebbe diminuita. I signori liberisti parlano purtroppo soltanto dell’inflazione nominale, ma non di quella reale (rapporto tra l’inflazione nominale ed i redditi da lavoro). In presenza di un minor aumento dei prezzi rispetto agli anni ’80 (diciamo mediamente di un 2% invece che anche del 18%), vi sono stati nella migliore delle ipotesi aumenti dei redditi medi inferiori al 2%. Paradossalmente, dunque, se l’inflazione nominale sale del 30%, ed i redditi salgono del 40%, ecco che il fatto che l’inflazione nominale salga non è in assoluto un male.

A tutto questo discorso sull’inflazione, vi è da aggiungere anche il fatto che la consistenza del paniere dei prezzi ha perso attinenza con la realtà. Il grosso dell’incidenza sulla capacità d’acquisto reale è purtroppo rappresentato dai generi alimentari e di prima necessità. Su questi generi l’ascesa annua dei prezzi è stata di circa il 2%?

Regna appunto la menzogna, piuttosto che la verità.

Si pensi poi alle menzogne in campo politico.

Circa la guerra in Iraq sono oramai assodate le responsabilità da parte dell’amministrazione Bush e del vice-presidente Cheney in particolare. La questione dell’uranio proveniente dal Niger come prova che incolpava Saddam Hussein, è stata smentita in seguito allo scoppio del caso Wilson. La questione dei “pizzini” di Rumsfeld con cui intendeva abituare la popolazione statunitense ed occidentale, al fatto che il pericolo terroristico fosse più grave di quello che i servizi segreti rilevavano come reale è un’altra prova dell’uso sistematico della menzogna da parte dell’establishment.

Ma si pensi anche, per quanto riguarda l’Italia, alle continue accuse riversate sulle cosiddette “leggi di Berlusconi”, tanto gravi da non esserne stata modificata neanche una da parte della nuova maggioranza parlamentare.

Vi sono poi le menzogne in campo ambientale. La questione ambientale sta venendo strumentalizzata da precisi interessi finanziari per impedire lo sviluppo dei paesi in via di sviluppo e ridurne drasticamente le popolazioni. Il film di Gore che gli è valso il premio Nobel, è pieno di asserzioni prive di validità scientifica (su tutte, quella dell’innalzamento dei mari per circa 6 metri). Ma si pensi anche alla asserita relazione tra CO2 e riscaldamento globale (e perché le rilevazioni allora danno in aumento la temperatura in tutta la Galassia? Le nostre industrie inquinano anche Giove?) o alla asserita pericolosità ed inefficienza dell’energia nucleare (che stupidi i Francesi che rimettono l’80% del proprio fabbisogno energetico all’energia nucleare!).

Ed ovviamente sono molti altri i campi della vita in cui domina la menzogna. Basti pensare alla tecnica del capro espiatorio grazie a cui si sono condannati partiti, dirigenti sportivi, tecnologie, di volta in volta usata per perseguire interessi di parte.

L’azione dei politici nella Verità

La classe politica deve attivarsi su un duplice fronte. Bisogna che essa parli di verità e bisogna che essa agisca nella verità. E’ finito il tempo dell’ascolto della vox populi per misere questioni di convenienza elettorale. “Prima o poi arriva l'ora in cui bisogna prendere una posizione che non è nè sicura, nè conveniente, nè popolare; ma bisogna prenderla, perchè è giusta.” (Martin Luther King).

I venti che soffiano sono venti pericolosi. La popolazione è esausta ed i più sono senza i giusti punti di riferimento. Essa si sta velocemente trasformando in un esercito pronto ad obbedire al primo populista a cui il complesso finanziario-mediatico-militare voglia accordare la propria fiducia.

Per sé stessi, i politici è meglio che perdano le loro poltrone se la loro attività invece che essere dedita al bene comune, e dunque alla verità, resta ottusa sui binari della menzogna.

Mi rendo conto di chiedere un qualcosa che non ha a che fare con una generazione che mai ha lavorato per la verità ma che invece è sempre stata ossequiosa alla propria comodità. Tuttavia presto avremo il diluvio e solo chi avrà preparato l’arca con sopra tutto il necessario per affrontare il domani, non sarà ricordato dalla storia come un vergognoso lacchè di un Olimpo finanziario che si credeva onnipotente.

La storia troppe volte ha sentenziato il proprio verdetto. Non si può andare contro la legge di gravità. La presuntuosa pretesa viene concessa per pochi attimi, poi si precipita e ci si fa male.

E’ finito il tempo in cui si lasci che i discoli con il loro modo sguaiato di fare i balocchi distruggano l’intera casa. In questa casa non si vive più ed i discoli vanno rimessi in riga per salvare la casa comune.

Se la classe politica non si sente pronta per fare ciò, cerchi aiuto in chi evidentemente è pronto a tale compito.

D’altra parte vi sono generazioni di uomini che nascono per ricostruire ciò che altre generazioni hanno distrutto.

Si ascolti questa parola: firewalls.

Il politico americano Lyndon LaRouche ha proposto un disegno di legge che in questo momento è oggetto dell’attenzione di molti parlamentari americani (Homeowners and Bank Protection Act – HBPA) per salvare milioni di famiglie americane che rischiano l’esproprio delle loro case. Il principio che sta dietro l’idea dei firewalls è chiaro: il liberismo ha finito il suo tempo; i disastri fatti dalla magica mano invisibile del mercato non sono più tollerabili; è necessario che i governi riassumano il ruolo per cui vengono costituiti: perseguire il bene comune.

Questa idea dei firewalls si impone non soltanto nel settore dei mutui casa. Ci troviamo di fronte ad un’inflazione galoppante che solo la manipolazione delle statistiche nega. Questa inflazione non colpisce beni superflui tipo una bottiglia di vino pregiato od un quadro d’arte moderna. Questa inflazione sta colpendo generi di prima necessità, dagli alimenti, al carburante, al riscaldamento, all’acqua.

I politici ed il Governo in particolare riprendano in mano il volano dell’economia ed intervengano prima di ritrovarsi con la gente in piazza fomentata da incoscienti demagoghi utili solo a chi ha finora voluto baloccarsi con la speculazione, grazie all’asservita classe politica, ad onta degli espliciti enunciati della nostra Costituzione. Si ricordi l’art. 41:“L'iniziativa economica privata è libera. Non può svolgersi in contrasto con l'utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana. La legge determina i programmi e i controlli opportuni perché l'attività economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali.

Dal libro della Sapienza (6)

Chi cerca la sapienza la trova

[12]La sapienza è radiosa e indefettibile, facilmente è contemplata da chi l'ama e trovata da chiunque la ricerca.

[13]Previene, per farsi conoscere, quanti la desiderano.

[14]Chi si leva per essa di buon mattino non faticherà, la troverà seduta alla sua porta.

[15]Riflettere su di essa è perfezione di saggezza, chi veglia per lei sarà presto senza affanni.

[16]Essa medesima va in cerca di quanti sono degni di lei, appare loro ben disposta per le strade, va loro incontro con ogni benevolenza.

[17]Suo principio assai sincero è il desiderio d'istruzione; la cura dell'istruzione è amore;

[18]l'amore è osservanza delle sue leggi; il rispetto delle leggi è garanzia di immortalità

[19]e l'immortalità fa stare vicino a Dio.

[20]Dunque il desiderio della sapienza conduce al regno.

[21]Se dunque, sovrani dei popoli, vi dilettate di troni e di scettri, onorate la sapienza, perché possiate regnare sempre.

Claudio Giudici

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