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"Tassisti ignoranti, brutti e cattivi!"... Ma Cusano pensava a loro quando scrisse La Docta Ignorantia?
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Mi rifiuto di accettare l'idea che il modo in cui "si è" ci renda moralmente incapaci di diventare "ciò che dovremmo essere". (Martin Luther King)

  RIFLESSIONI, ARTICOLI, INTERVENTI di Claudio Giudici: 

Questo messaggio lo dedico ai folli.
A tutti coloro che vedono le cose in modo diverso.
Potete citarli. Essere in disaccordo con loro.
Potete glorificarli o denigrarli, ma l'unica cosa che non potete fare è ignorarli.
Perchè riescono a cambiare le cose.
E mentre qualcuno potrebbe definirli folli, io ne vedo il genio.
Perchè solo coloro che sono abbastastanza folli da pensare di poter cambiare il mondo, lo cambiano davvero.
(Mahatma Gandhi)

 

 

AMERICAN REVOLUTION


Coloro che professano di volere la libertà, ma deprecano l'azione politica, sono come gli uomini che vogliono il raccolto senza seminare, o la pioggia senza lampi e tuoni. Vogliono l'oceano senza il terribile brusio delle sue possenti acque. (Frederick Douglass)

SCIENZA

"Il selvaggio disprezza l'arte e riconosce la natura come sua assoluta sovrana; il barbaro deride e disonora la natura, ma, più spregevole del selvaggio, molto spesso continua ad essere schiavo del suo schiavo. L'uomo colto si fa amica la natura e ne rispetta la libertà, semplicemente frenandone l'arbitrio."
(Friedrich Schiller, Lettere sull'educazione estetica dell'uomo, n. 4)
 
 

 

Dal libro della Sapienza (6)
Chi cerca la sapienza la trova
[12]La sapienza è radiosa e indefettibile, facilmente è contemplata da chi l'ama e trovata da chiunque la ricerca.
[13]Previene, per farsi conoscere, quanti la desiderano.
[14]Chi si leva per essa di buon mattino non faticherà, la troverà seduta alla sua porta.
[15]Riflettere su di essa è perfezione di saggezza, chi veglia per lei sarà presto senza affanni.
[16]Essa medesima va in cerca di quanti sono degni di lei, appare loro ben disposta per le strade, va loro incontro con ogni benevolenza.
[17]Suo principio assai sincero è il desiderio d'istruzione; la cura dell'istruzione è amore;
[18]l'amore è osservanza delle sue leggi; il rispetto delle leggi è garanzia di immortalità
[19]e l'immortalità fa stare vicino a Dio.
[20]Dunque il desiderio della sapienza conduce al regno.
[21]Se dunque, sovrani dei popoli, vi dilettate di troni e di scettri, onorate la sapienza, perché possiate regnare sempre.

"Quid Veritas?" chiede Ponzio Pilato a Gesù Cristo.
"What is love?" chiede il principe Carlo d'Inghilterra al giornalista che chiedeva a lui e Diana se si amavano.
Verità ed Amore, così come la Libertà, la Giustizia, il Bene, il Bello, sono il Cerchio che al nostro occhio pare di avere tracciato. Credete veramente di essere in grado di tracciare un Cerchio? Sì, mi riferisco a quell'inesistente complesso di punti tutti equidistanti dal medesimo fuoco. Credete veramente di averlo tracciato col vostro bicchiere, col vostro compasso, con la vostra macchina ad altissima precisione? No, non lo avete tracciato. Al vostro occhio così appare, ma quello che siete riusciti a fare è solo un'approssimazione di ciò. Bene, se così è, se è impossibile creare il cerchio perfetto, è tuttavia inutile provarci? Se sì, la ruota - che abbiamo detto non potrà essere perfettamente circolare - non è una conquista per l'Uomo, che lo aiuta nella sua relazione con l'Universo? Certo che lo è. Trasferiamo ora tutto questo ragionamento attorno alle Idee di Verità, Amore, Giustizia, Bellezza, Libertà, Bontà.
"Così in terra come è in Cielo".



 

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Ponte di Sviluppo infrastrutturale globale 
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BREVE STORIA DELL'ECONOMIA MONDIALE DAL 1945 AL 2008


 

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30 gennaio 2012

E' Monti a provocare il populismo!

Lettera aperta al Presidente Monti.


 

Egr. Presidente Monti,

in questi giorni Lei ha denunciato l'esistenza del "seme di un populismo antieuropeo in Italia come in altri Paesi". Lei ha ragione! Tuttavia, bisogna intendersi in merito a chi e cosa si celi dietro questo sentimento antieuropeo e perché sia progressivamente crescente e addirittura maggioritario in sempre più vasti strati della popolazione europea. Ed a corollario di ciò, Lei dovrebbe chiedersi se le sue politiche economiche fomentino o meno questo sentimento antieuropeo.

E' da almeno il 1992, quando siamo entrati sotto le condizioni del patto di stabilità del Trattato di Maastricht, che ci viene richiesto di fare sacrifici. A noi, ed a tutti gli Europei. Questi sacrifici sono alla base di alcune ricette di economisti, professori, tecnici (oggi al Governo!) che, in Italia come nel resto d'Europa, avrebbero dovuto portare a risanare i conti pubblici, dare prosperità e benessere. Niente di tutto ciò è stato raggiunto! L’esperienza dimostra che nei venti anni dalla sottoscrizione del Trattato, il rapporto debito/pil è peggiorato quasi ovunque. Il peggioramento è stato del 76.9% per la Grecia, 49.9% per la Francia, 41.7% per la Germania, 37.2% per il Portogallo, 36.3% per la Finlandia, 31.5% per l’Irlanda, 24.5% per la Spagna, 17.7% per l’Austria, di una minima misura per il Lussemburgo. In Italia il deterioramento è stato del 19.5%.

Circa il tenore di vita reale della gente, la loro capacità d'acquisto, diritti e tutele del lavoro, sono crollati ovunque.

Queste ricette, d'altra parte, sono sostanzialmente le medesime applicate negli ultimi quarant'anni dal Fondo monetario internazionale in Africa, America Latina, Sud-est asiatico, e là come qua si stanno dimostrando fallimentari!

Ai sacrifici segue sempre più povertà... ma non per tutti! La classe media è stata spazzata via trasformandosi in classe povera. Dai sacrifici della classe media e della classe povera è derivato soltanto l'ulteriore arricchimento della classe ricca, anzi di una vera e propria oligarchia di banchieri e finanzieri!

Nel mentre di questi sacrifici – più dannosi che inutili! – è scoppiata la crisi finanziaria del 2007. Una serie di bolle speculative legate l'una all'altra, hanno trovato il loro detonatore nella crisi dei mutui subprime. Una crisi che – oggi è chiaro a tutti – è dovuta all'ingordigia di un sistema bancario globalizzato, che come aveva già fatto agli inizi del secolo scorso, ha tratto irresponsabili vantaggi dalla costante eliminazione delle regole (abbattimento degli accordi di Bretton Woods, liberalizzazione dei derivati finanziari, eliminazione dello standard Glass-Steagall). Di questa crisi, a pagarne direttamente il conto, sono stati i cittadini dei vari Stati. Dunque, dopo i sacrifici impostici inutilmente per anni, ci è stato poi richiesto di pagare anche per l'ingordigia delle banche!

L'Italia per fortuna non ha dovuto salvare direttamente le sue banche, le quali, giunte per ultime a giocare alla bisca finanziaria, non si sono esposte come le altre. Ma la decisione presa dagli organismi di cui l'Italia fa parte (G20, G8 e UE) di salvare le banche internazionali fallite ed in difficoltà, gravando sui debiti pubblici degli Stati, ha permesso a questi stessi finanzieri di mettere oggi gli Stati con le spalle al muro. Diversamente, avremmo dovuto procedere con riorganizzazioni fallimentari controllate e salvare le economie nazionali! Le finanze italiane, infatti, al sicuro quando il debito era domestico, sono improvvisamente diventate più esposte delle altre, ma non per colpa degli Italiani, bensì dei responsabili della crisi mondiale!

Non contenti, mentre stiamo pagando questi conti che sembrano non avere fine, oggi ci viene detto che conseguentemente il debito pubblico è ancora più alto e dunque dobbiamo fare altri sacrifici per tagliarlo (!). In parallelo a tutto questo, vengono aperti nuovi mercati, con l'eliminazione di ulteriori regole di mercato... le famose liberalizzazioni del suo recente decreto "Cresci Italia".

Come certificato dalla Cgia di Mestre per l'Italia, tutte le realtà liberalizzate hanno subito degli aumenti di prezzo fino a quattro volte superiori l'inflazione (ma invero ciò si è registrato in ogni parte del mondo). Tuttavia, noi aggiungiamo che hanno consentito anche un altro nefasto risultato, ossia il controllo di questi settori, proprio grazie all'eliminazione delle regole, da parte delle banche. D'altra parte, già Friedrich List denunciava l'impero britannico di invocare un radicale liberoscambismo (così si chiamava a quel tempo) per controllare i mercati e poi richiuderli, una volta arrivato in vetta, grazie al "calcio alla scala". Le banche oggi, in Italia, controllano non solo le assicurazioni, ma anche il comparto delle infrastrutture pubbliche come aeroporti e stazioni, le compagnie aeree, le ferrovie, i trasporti, la distribuzione commerciale. Il Paese, grazie alle liberalizzazioni, oltre ad aver visto un aumento generalizzato dei prezzi, è finito di fatto sotto il controllo del sistema bancario nazionale ed internazionale. Oggi, vorrebbe succhiare di più nei settori delle farmacie, della distribuzione commerciale e dei giornali, ed anche dei taxi! Tra un po' ci verrà detto che la sanità e la scuola pubblica non sono sostenibili ed allora attraverso società private controllerà anche questi settori!

Il grande Presidente americano Franklin Roosevelt che salvò il mondo dal nazismo e ridette prosperità agli Americani dopo la crisi del '29, non affamò la propria gente. Egli mise con le spalle al muro un sistema bancario in overdose di debiti e titoli spazzatura (irripagabili come oggi!), lo riorganizzò e lanciò un grande piano di investimenti pubblici nelle infrastrutture e nell'industria, riappropriandosi del controllo del credito pubblico. Noi oggi avremmo bisogno di questo, non di affamare gli Italiani e gli Europei ed esporre i settori produttivi ad un'espropriazione da parte degli squali della finanza, attraverso le decantate liberalizzazioni.

Proprio come fecero gli Americani grazie a Franklin Roosevelt, dopo le ricette fallimentari dei suoi predecessori "salva-banche" ed "ammazza-popolo", se avremo il coraggio di cambiare ci aspetterà un nuovo Rinascimento italiano ed europeo. Diversamente, sarà il suo Governo, come quello degli altri Paesi europei a fomentare questo sentimento antieuropeo.

Claudio Giudici
 

 

15 giugno 2008

Perchè il Trattato di Lisbona deve essere respinto

Claudio Giudici

L’Europa dei Popoli non ha bisogno di un trasversale euroconformismo da yes man, di fronte alla decisione se ratificare o no il Trattato di Lisbona. Sarebbe un grave errore rapportarsi a questa importantissima tappa della storia democratica del nostro Paese e dell’Europa, vittime di qualche forma di timore riverenziale nei confronti di coloro che usano il cavallo di Troia dell’euroscetticismo. La stella polare che deve guidare l’azione di un politico responsabile non è il conformismo a “qualsiasi Europa purchè Europa”, ma la libertà morale di instaurare un’Europa dei Popoli capace di perseguire il bene comune. Finora non abbiamo avuto questo, e lo stato dell’economia reale è lì a dimostrarlo. Il sunto complessivo dei quindici anni trascorsi è rappresentato dal tenore di vita reale della popolazione, e dal rapporto debito pubblico su p.i.l. Quest’ultimo – nonostante privatizzazioni e smobilizzi dell’industria pubblica che dovevano servire a ridurre il debito – era nel 1991 al 98% ed è oggi al 104%. Non si tratta di un’anomalia tutta italiana bensì di una costante che riguarda le locomotive trainanti l’eurozona. Infatti per la Germania il rapporto è passato da 40,31% a 67,54% e per la Francia da 35,28% a 64,19% (valori del 2006). Tutto questo ci fa comprendere che il processo messo in moto da Maastricht è un processo di livellamento verso il basso. La forza produttiva che era stata raggiunta nei paesi economicamente più avanzati, si è deteriorata progressivamente livellandosi su quelle più deboli degli altri stati membri. Ciò ovviamente si ripercuote sulle condizioni sociali, di vita reale della popolazione.

Il prof. Giuseppe Guarino, ex ministro dell’industria, afferma:

Nei quindici anni dall’entrata in vigore del Trattato di Maastricht, che ha introdotto la moneta unica, l’euro, lo sviluppo medio annuo del Prodotto interno lordo (PIL) italiano è rallentato, è risultato la metà di quello del quindicennio anteriore, un quarto di quello del periodo dal 1945 al 1980. Nel trentacinquennio, a partire dalla fine della ricostruzione, l’Italia era stata prima assoluta tra i Paesi occidentali nello sviluppo. Ed era ancora in testa nel quindicennio anteriore a Maastricht, seconda solo alla Germania, tra i Paesi europei con più popolazione. Negli anni dal 1992 ad oggi siamo all’ultimo posto.

Questi dati basterebbero per imporre una celere rivisitazione dei principi che ispirano l’eurosistema. Essi dimostrano che ciò a cui un politico deve guardare, dimostrando così di avere il contatto con la vita reale dei cittadini rappresentati, ossia il miglioramento del loro benessere come base per “il pieno sviluppo della persona umana” (art. 3, 2° co. Cost.), è un obiettivo disatteso.

Il principio di fondo che ispira l’eurosistema così come sviluppatosi dal ’92 in poi, è il liberismo, ossia l’assurda idea per cui rimettendoci alla libertà del mercato, piuttosto che a consapevoli decisioni istituzionali dedite al perseguimento del bene comune, si perverrà al “migliore dei mondi possibili”. La realtà che abbiamo sotto gli occhi è lì a dimostrarci che questa assurda idea non è altro che un’istanza demagogica, per ingenui, che porta alla legge del più forte.

Non esistono libertà, solidarietà, diritti delle minoranze, pace tra i popoli, non esistono diritti civili, se ad ogni cittadino non è garantito il diritto ad un lavoro “in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa” (art. 36, 1° co. Cost.). Tutto ciò può essere garantito solo fermando l’orgia speculativa che dall’abbattimento degli accordi di Bretton Woods nell’agosto del ’71, ha ripreso piede dopo circa un trentennio di sviluppo globale nel periodo post-bellico. Questo sistema si è dimostrato incapace di migliorare le condizioni dell’umanità, e le agitazioni in oltre 40 paesi tra Asia ed Africa per il caro alimenti, e quelle in tutta Europa per il caro carburante, non sono altro che il sempre più evidente manifestarsi di quella che si paleserà come la più grossa crisi finanziaria della storia, a meno che non sostituiamo l’attuale sistema oligarchico- finanziario che controlla energia, sementi, media e politica, e dunque l’economia reale e la vita della gente, con un sistema produttivo centrato sul volano degli investimenti pubblici a lunga scadenza nelle infrastrutture pesanti e leggere come insegnato dal modello rooseveltiano. Per farlo, oltre che fermare la nuova tappa liberista dell’Europa attraverso il Trattato di Lisbona, è necessario sciogliere l’Organizzazione mondiale del commercio (Wto) ed instaurare un nuovo sistema monetario e finanziario, una “Nuova Bretton Woods” così come ideata dall’economista americano Lyndon LaRouche e riproposta dal ministro Giulio Tremonti, o nuova “Conferenza finanziaria mondiale” così come proposta da importanti leaders socialdemocratici europei.

Vi sono vari motivi che impongono di non ratificare il Trattato di Lisbona.

Grande senso di preoccupazione deriva dall’evidenza circa il senso di considerazione che le rappresentanze politiche hanno per i loro elettori. Nel 2005 i cittadini europei, con i no referendari di Francia ed Olanda, avevano bocciato la Costituzione europea. A distanza di tre anni, le rappresentanze di quei cittadini decidono di ratificare il medesimo testo, senza interpellarli (!).

Poi, una considerazione di carattere generale riguarda l’intero corpus del trattato. Come denunciato anche dal prof. Giuseppe De Vergottini siamo di fronte ad una continua contraddizione tra corpo centrale e protocolli. Quello che dovrebbe essere l’atto costitutivo della comune convivenza tra i cittadini europei si presenta come un monstrum di complessissima lettura; niente a che fare con la semplicità della Costituzione della Repubblica italiana o con la Costituzione degli Stati Uniti d’America.

Per quanto concerne l’Italia deve essere chiaro che non sarà possibile alcun tipo di referendum sul trattato, poiché è costituzionalmente escluso, almeno che con procedura speciale il Parlamento non intervenga in tal senso. Ovviamente non basterà il semplice fatto che un partito proponga la cosa, poiché dovranno essere raggiunte le maggioranze necessarie.

1 – Violazione del “principio di democraticità” dell’art. 1 della Costituzione italiana.

Durante i tre lustri trascorsi dall’entrata in vigore del Trattato di Maastricht, tutti i costituzionalisti hanno convenuto sulla questione del deficit democratico dell’assetto istituzionale dell’Unione Europea. Nonostante ogni manuale accademico in materia faccia riferimento alla questione, “qualcuno”, ad onta stessa del principio dello stato di diritto, pare avere esercitato sugli organi costituzionali giudicanti un peso superiore rispetto a quello – in teoria insuperabile – del dettato costituzionale. Se non è così, allora siamo di fronte all’assurdo caso per cui i manuali di diritto delle istituzioni europee ed i loro illustri autori (docenti), insegnano un qualcosa che gli altrettanto illustri membri della Corte Costituzionale (docenti anch’essi) disapprovano (!).

2 – Violazione del “principio di reciprocità” dell’art. 11 della Costituzione italiana.

Anche la violazione di questo principio rappresenta una costante della storia degli ultimi quindici anni. La limitazione di sovranità che l’Italia ha accettato non è accompagnata dalla compresenza del requisito della parità di trattamento con gli altri stati membri. Gran Bretagna e Danimarca per esempio, hanno deciso di rimandare sine die la loro entrata nella moneta unica; così a fronte di politiche espansive sul tasso d’interesse che i due paesi potranno attuare, attirando così a sé gli investitori, i paesi aderenti all’euro, saranno tutti rimessi a ciò che deciderà la Banca Centrale Europea. Questo dubbio di costituzionalità è in particolare sollevato dal prof. Giuseppe Guarino. Alla sua tesi si è nello specifico opposto il vice presidente della Corte Costituzionale, il prof. Enzo Cheli, per il quale invece il requisito della reciprocità sarebbe necessario soltanto al momento costitutivo della limitazione ma non nel divenire. Questa obiezione è pericolosa. Far passare questo tipo d’interpretazione rappresenterebbe un precedente con cui minare l’intera dottrina dei principi fondamentali del nostro ordine costituzionale.

Il prof. Guarino afferma:

Gli Stati non euro sanno che ratificando il Trattato ne avranno dei vantaggi. Entrano nel grande mercato comune e beneficeranno della stabilità indotta dall’area euro. Nello stesso tempo, non essendo obbligati a partecipare all’euro (quanto meno non in tempi stretti) continueranno a godere dell’asimmetria competitiva di mantenere la sovranità monetaria e di avvalersi di una maggiore flessibilità nella gestione del bilancio e in generale nelle decisioni di politica economica.

3 – E la stella polare del bene comune?

Mentre il Trattato UE aveva come obiettivi almeno formali la promozione del progresso economico e sociale, l’elevato livello di occupazione, il conseguimento dello sviluppo e la stabilità dei prezzi (unico obiettivo perseguito, ma non per i beni di prima necessità), il Trattato di Lisbona, trascurando completamente la responsabilità per il benessere della collettività, si limita ad offrire uno spazio di libertà, sicurezza e giustizia senza frontiere per i cittadini, nonché il mercato interno. “L’Unione ‘si adopera’ (non lo assume quindi come impegno) per lo sviluppo sostenibile basato su una crescita economica equilibrata e sulla stabilità dei prezzi. Lo sviluppo sostenibile non è assunto ad oggetto di un impegno, né rappresenta un obiettivo specifico.” (Guarino).

4 – La legittimazione della pena di morte.

Il corpus del Trattato di Lisbona non ne fa direttamente riferimento, anzi la esclude, e neanche i protocolli annessi, ne fanno riferimento. Ma è con il riferimento alla “spiegazione ai Diritti Fondamentali” che si allarga la portata della lettera del trattato, fino ad aprire la porta ad interpretazioni per cui la pena capitale, per casi tutt’altro che definibili a priori, può essere reintrodotta.

Il prof. Karl Albrecht Schachtschneider ha affermato a questo proposito:

Nella Dichiarazione riguardante le Spiegazioni della Carta dei Diritti Fondamentali, che secondo l'Art. 49b (51) TUE ("Allegato") sono parte costituente dei Trattati, dunque sono parimenti vincolanti, sta scritto:Le disposizioni dell'articolo 2 della Carta corrispondono a quelle degli articoli summenzionati della CEDU [Carta europea dei diritti dell’uomo, ndr] e del protocollo addizionale e, ai sensi dell'articolo 52, paragrafo 3 della Carta, hanno significato e portata identici’.”

Il prof. Schachtschneider sottolinea come all’art. 2 della CEDU si preveda: “La morte non si considera cagionata in violazione del presente articolo se è il risultato di un ricorso alla forza resosi assolutamente necessario: […] c) Per reprimere, in modo conforme alla legge, una sommossa o un’insurrezione”; e l’articolo 2 del protocollo n. 6 della CEDU dice: “Uno stato può prevedere nella propria legislazione la pena di morte per atti commessi in tempo di guerra o in caso di pericolo imminente di guerra; tale pena sarà applicata solo nei casi previsti da tale legislazione e conformemente alle sue disposizioni ...”.

Schachtschneider aggiunge:

Sommosse o insurrezioni possono essere viste anche in certe dimostrazioni. Secondo il Trattato di Lisbona, l'uso mortale di armi da fuoco in tali situazioni non rappresenta una violazione del diritto alla vita. In guerra si trovano attualmente sia la Germania che l'Austria. Le guerre dell'Unione Europea aumenteranno. Per questo, l'Unione si riarma – anche con il Trattato di Lisbona.

Come sottolinea Schachtschneider, questi punti aprono le porte ad una serie di interpretazioni, che a seconda delle opportunità del caso, possono legittimare la pena capitale da parte del Trattato di Lisbona. In piena crisi finanziaria e nell’avvitarsi di una fase iperinflattiva sui generi di prima necessità, che appunto potrebbero sfociare in manifestazioni di protesta, questi punti sono più attuali che mai. E vista la partecipazione di 14 stati alla sola guerra in Iraq, il richiamo esplicito della CEDU rafforza la legittimazione dell’introduzione della pena capitale da parte di molte nazioni.

Il prof. Schachtschneider aggiunge infatti: “La prassi dell'Unione di estendere estremamente i testi sui doveri degli stati membri non autorizza ad escludere anche una tale interpretazione, quando la situazione lo comanda o lo consiglia.

5 – La sostanziale prevalenza del diritto comunitario su quello nazionale.

Nonostante il trattato distingua tra competenze esclusive della Commissione europea e competenze concorrenti, la Dichiarazione n. 17 afferma:“ Dalla giurisprudenza della Corte di giustizia si evince che la preminenza del diritto comunitario è un principio fondamentale del diritto comunitario stesso.”

Dunque laddove la previsione della Commissione confligga con quella nazionale, quest’ultima soccombe.

Queste sono alcune delle materie a competenza concorrente, ma dove se la Commissione si esprimerà, l’atto comunitario renderà sostanzialmente inefficace quello nazionale, regionale o comunale: politica sociale, per quanto riguarda gli aspetti definiti nel Trattato; agricoltura; pesca, esclusa la conservazione delle risorse biologiche del mare; protezione dei consumatori; trasporti; energia; sicurezza e giustizia.

Nella specificità dei problemi che stanno riscontrando gli operatori nel settore dei trasporti a causa del caro petrolio, è la Commissione che autorizza l’applicazione di prezzi e condizioni di sostegno da parte di uno Stato nel settore (art. 96).

La Commissione procede all’esame permanente degli aiuti concessi dagli Stati. Decide che lo Stato deve sopprimere l’aiuto incompatibile. Se lo Stato non ottempera, adisce la Corte di Giustizia (art. 108).

E’ da ripetere: questo eurocentrismo preoccupa perché un ente dal forte deficit democratico come la Commissione europea e lo stesso Trattato di Lisbona sono ispirati da quell’ideologia liberista, che ritiene dannoso a prescindere l’intervento pubblico e che confida in modo acritico nelle qualità taumaturgiche del mercato.

6 – La questione della discriminazione.

L’articolo 10 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea dispone: “Nella definizione e nell’attuazione delle sue politiche e azioni, l’Unione mira a combattere le discriminazioni fondate sul sesso, la razza o l’origine etnica, la religione o le convinzioni personali, la disabilità, l’età o l’orientamento sessuale.”

Siccome gli stati non possono contrastare l’UE nelle sue azioni, ferma restando la tutela del matrimonio tradizionale, se le coppie omosessuali chiedono parità di trattamento con le coppie etero, gli stati sono costretti a concederla.

Per l’Italia questa è sicuramente una novità a cui il paese dovrà adeguarsi e su cui sarebbe opportuno che la cittadinanza italiana potesse in qualche modo essere interpellata.


 


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