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"Tassisti ignoranti, brutti e cattivi!"... Ma Cusano pensava a loro quando scrisse La Docta Ignorantia?
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Mi rifiuto di accettare l'idea che il modo in cui "si è" ci renda moralmente incapaci di diventare "ciò che dovremmo essere". (Martin Luther King)

  RIFLESSIONI, ARTICOLI, INTERVENTI di Claudio Giudici: 

Questo messaggio lo dedico ai folli.
A tutti coloro che vedono le cose in modo diverso.
Potete citarli. Essere in disaccordo con loro.
Potete glorificarli o denigrarli, ma l'unica cosa che non potete fare è ignorarli.
Perchè riescono a cambiare le cose.
E mentre qualcuno potrebbe definirli folli, io ne vedo il genio.
Perchè solo coloro che sono abbastastanza folli da pensare di poter cambiare il mondo, lo cambiano davvero.
(Mahatma Gandhi)

 

 

AMERICAN REVOLUTION


Coloro che professano di volere la libertà, ma deprecano l'azione politica, sono come gli uomini che vogliono il raccolto senza seminare, o la pioggia senza lampi e tuoni. Vogliono l'oceano senza il terribile brusio delle sue possenti acque. (Frederick Douglass)

SCIENZA

"Il selvaggio disprezza l'arte e riconosce la natura come sua assoluta sovrana; il barbaro deride e disonora la natura, ma, più spregevole del selvaggio, molto spesso continua ad essere schiavo del suo schiavo. L'uomo colto si fa amica la natura e ne rispetta la libertà, semplicemente frenandone l'arbitrio."
(Friedrich Schiller, Lettere sull'educazione estetica dell'uomo, n. 4)
 
 

 

Dal libro della Sapienza (6)
Chi cerca la sapienza la trova
[12]La sapienza è radiosa e indefettibile, facilmente è contemplata da chi l'ama e trovata da chiunque la ricerca.
[13]Previene, per farsi conoscere, quanti la desiderano.
[14]Chi si leva per essa di buon mattino non faticherà, la troverà seduta alla sua porta.
[15]Riflettere su di essa è perfezione di saggezza, chi veglia per lei sarà presto senza affanni.
[16]Essa medesima va in cerca di quanti sono degni di lei, appare loro ben disposta per le strade, va loro incontro con ogni benevolenza.
[17]Suo principio assai sincero è il desiderio d'istruzione; la cura dell'istruzione è amore;
[18]l'amore è osservanza delle sue leggi; il rispetto delle leggi è garanzia di immortalità
[19]e l'immortalità fa stare vicino a Dio.
[20]Dunque il desiderio della sapienza conduce al regno.
[21]Se dunque, sovrani dei popoli, vi dilettate di troni e di scettri, onorate la sapienza, perché possiate regnare sempre.

"Quid Veritas?" chiede Ponzio Pilato a Gesù Cristo.
"What is love?" chiede il principe Carlo d'Inghilterra al giornalista che chiedeva a lui e Diana se si amavano.
Verità ed Amore, così come la Libertà, la Giustizia, il Bene, il Bello, sono il Cerchio che al nostro occhio pare di avere tracciato. Credete veramente di essere in grado di tracciare un Cerchio? Sì, mi riferisco a quell'inesistente complesso di punti tutti equidistanti dal medesimo fuoco. Credete veramente di averlo tracciato col vostro bicchiere, col vostro compasso, con la vostra macchina ad altissima precisione? No, non lo avete tracciato. Al vostro occhio così appare, ma quello che siete riusciti a fare è solo un'approssimazione di ciò. Bene, se così è, se è impossibile creare il cerchio perfetto, è tuttavia inutile provarci? Se sì, la ruota - che abbiamo detto non potrà essere perfettamente circolare - non è una conquista per l'Uomo, che lo aiuta nella sua relazione con l'Universo? Certo che lo è. Trasferiamo ora tutto questo ragionamento attorno alle Idee di Verità, Amore, Giustizia, Bellezza, Libertà, Bontà.
"Così in terra come è in Cielo".



 

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Ponte di Sviluppo infrastrutturale globale 
di Lyndon LaRouche


Progetti ferroviari in Africa


Progetto ferroviario nei Balcani


Progetti ferroviari ed energetici nel Medio-Oriente




 

 

 

 

BREVE STORIA DELL'ECONOMIA MONDIALE DAL 1945 AL 2008


 

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9 luglio 2008

La bufera intercettazioni-giustizia è stata “provocata” da Tremonti

Il conflittuale scenario politico che in Italia va delineandosi, dopo “due giorni e mezzo” di dialogo tra maggioranza ed opposizione, è lo scontato risultato a cui l’oligarchia è riuscita a pervenire sfruttando l’ingenuità della maggioranza dei politici. Questi non comprendono la vera battaglia che si sta giocando nel dietro le quinte. La battaglia che in questo momento si va giocando, straordinaria per la centralità del tema trattato, è quella tra speculazione e produzione, tra speculazione e lavoro, tra liberismo e dirigismo, tra George Soros e Franklin Delano Roosevelt, tra oligarchia e repubblica.
Con il tipico schema di guerra asimmetrica, con attacchi pluridirezionali, si è costruita la testa di ponte che dalla terra del dialogo tra le parti in campo ha riportato alla terra del divide et impera.

L’alleanza trasversale sul tema della riforma del sistema finanziario internazionale che stava abbozzandosi da Tremonti a D’Alema, con il coinvolgimento di altri importanti leader europei, rappresenta il pericolo più grosso che l’oligarchia finanziaria sta correndo. Questo nemico, che nello specifico il ministro Tremonti tenta di mettere all’indice della sua politica economica parlando continuamente di “Nuova Bretton Woods”, di “sacrifici per banchieri e petrolieri”, di “speculazione come peste del 21esimo secolo”, invero, pur rappresentando il problema principale per un’economia mondiale che abbia come obbiettivo lo sviluppo economico e morale dell’umanità, ha rialzato la testa non oggi, ma in modo progressivamente più osceno, con il venir meno degli approcci rooseveltiani all’economia, che possiamo segnare con la data del 15 agosto 1971, ossia con l’abbandono degli accordi di Bretton Woods deciso di Richard Nixon.

A tentare di dare man forte a questa fazione – che come ben si comprenderà stravolge il sintetico schematismo destra-sinistra proponendo invece quello reale “repubblicani contro oligarchici” – vi è stato anche Benedetto XVI con il suo atto di accusa nei confronti della speculazione alla vigilia dell’incontro del G8 in Giappone.

Tutto ciò potrebbe rappresentare il pilastro fondante di una nuova stagione politica dove dall’austerity per la popolazione si passa alla lotta contro i fenomeni speculativi oramai imperanti sull’intera economia reale.

Per comprendere la portata di tale problema si deve tenere conto che il fenomeno della globalizzazione è rappresentato per oltre il 90% da transazioni puramente finanziarie e che il livello degli aggregati finanziari supera di almeno dieci volte il prodotto interno lordo mondiale (come dire che la ricchezza reale è sopravvalutata di almeno il 1000%!). Parlare di economia, produzione, mercati, pil, debito pubblico, ecc. senza tenere conto del mostro rappresentato dagli aggregati finanziari di radice speculativa, è come voler parlare dei pesci senza affrontare il tema del mare.

Probabilmente l’interpretazione inizialmente data dai poteri oligarchici alle ripetute affermazioni pre-elettorali di Giulio Tremonti circa la necessità di una Nuova Bretton Woods, è stata quella che l’oligarchia finanziaria inizialmente dette delle affermazioni, fin dal discorso inaugurale del 4 marzo 1933, di Franklin Delano Roosevelt: pura demagogia. La storia dimostrò allora che FDR faceva sul serio. FDR prima di essere stato decisivo per la sconfitta dei nazi-fascismi fu decisivo per imbrigliare le mani ai burattinai della grande finanza. Il ministro Tremonti, pur non avendo ancora maturato il coraggio che fu del grande presidente americano, sta tentando anch’egli di voler fare sul serio. In ogni sede, dal G8, alle sedi europei, alle sedi televisive, centra il proprio discorso politico-economico su quello che è il vero e primario problema dell’attuale economia mondiale, così come denunciato da quasi quarant’anni dall’economista e statista americano Lyndon LaRouche, la speculazione finanziaria. Fare della politica economica senza rinfilare nella sua sudicia tana l’oligarchia finanziaria è come pretendere che la gente partecipi ad una lunga maratona con un elefante sulle spalle. La soluzione a ciò non passa certo per le istituzioni finanziarie come vorrebbe Mario Draghi, quanto per accordi fra Governi sovrani.

Nel momento in cui Tremonti trova il coraggio per denunciare quello che è il vero problema dell’economia mondiale, il Governo italiano prende decisioni in favore del nucleare, mostra decisionismo sulla difficilissima questione dei rifiuti urbani, e su tutto ciò sorge un promettente dialogo con l’opposizione, ecco che colui che rappresenta nell’immaginario della maggioranza degli italiani l’artefice di questo processo, il Presidente del Consiglio Berlusconi, con perfetto timing egli diviene vittima di compromettenti intercettazioni e le pagine dei giornali cominciano ad occuparsi della sola questione giustizia; tra una valanga di provvedimenti governativi e parlamentari adottati dall’insediamento del nuovo Governo, tra energia, economia, infrastrutture, pubblica amministrazione, trasporti, le prime pagine dei giornali sono riempite da questioni inerenti la sola giustizia.

La solita operazione di guerra asimmetrica che un decennio fa colpì Bill Clinton, quando dopo aver esternato l’intenzione di lavorare per la riforma del sistema finanziario internazionale, si ritrovò sparato in faccia il caso Lewinsky.

Adesso, con una serie di attacchi a grappolo, il Governo si trova istituzionalmente solo, dall’Europa alla Magistratura, alla Presidenza della Repubblica, tutti occupati ad osservare le questioni di carattere giudiziario; nel frattempo però il consenso popolare intorno al nuovo Governo è in deciso aumento, mentre l’opposizione perde consensi.

Il rischio è una guerra fratricida dove a spuntarla saranno i soliti interessi finanziari.

Nel contesto internazionale, l’ultimo prodotto legislativo dell’oligarchia finanziaria, il Trattato di Lisbona, perde sempre più consensi: dopo l’Irlanda pure la Polonia dice no, la Repubblica Ceca è sorniona, il dibattito parlamentare in Italia si caratterizza per prese di posizione impensabili fino ad un mese fa, il Presidente della Repubblica tedesca Horst Koehler attende le decisioni della Corte costituzionale tedesca in merito ai ricorsi pendenti contro il trattato; il programma liberista del WTO alla conferenza della FAO a Roma salta grazie al no dei paesi economicamente più deboli guidati dall’Argentina; i governi, a cominciare dal Congresso USA, cominciano a fare pressioni affinché vengano prese misure contro la speculazione.

All’interno di questo scenario possono avere un ruolo determinante coloro che Franklin Roosevelt prima e le costituzioni novecentesche poi, fecero perno della loro azione: i lavoratori. In primis costoro, in quanto toccano con mano come la globalizzazione liberista tutta speculazione “e chi se ne frega della produzione”, trasformi il risultato del loro sacrificio quotidiano: carta straccia con cui ci si riesce a fare ben poco.

I media dipendono dall’oligarchia finanziaria; la stragrande maggioranza dei politici dipendono dai media. L’unico modo per far ripartire il processo giudiziario contro l’oligarchia finanziaria ed i suoi giochini speculativi, è che la gente apra gli occhi, si riappropri del proprio destino, e si schieri a favore di coloro che dimostrano di voler portare avanti questa battaglia.

In concreto, vi è la necessità che venga organizzata un’azione di massa che si contrapponga al lavaggio del cervello tentato dai media, ed in cui stanno cadendo gli ingenui. Chi comprende questo scenario ed ha a cuore il proprio destino e quello dell’umanità intera, può mettersi in gioco: leaders politici e sindacali, associazioni, semplici cittadini; la pietra angolare per il ritorno ad una politica dedita al perseguimento del bene comune resta sempre la stessa: diffondere la verità.

8 luglio 2008

Eir Strategic Alert n. 28

I moniti della BRI

"L’attuale turbolenza di mercato nei principali centri finanziari mondiali non ha precedenti nel dopoguerra. Di fronte al rischio significativo di una recessione negli Stati Uniti, cui si aggiunge il brusco aumento dell’inflazione in numerosi paesi, si sta facendo strada il timore che l’economia internazionale possa trovarsi a un qualche punto di svolta. Questo timore non è infondato."

No, questa non è una citazione di Lyndon LaRouche. E’ tratta dalle conclusioni della Relazione Annuale della Banca per i Regolamenti Internazionali, la banca centrale delle banche centrali, che è stato da poco pubblicata (http://www.bis.org/publ/arpdf/ar2008_it.htm).

Per LaRouche si tratta del "valido preavviso di un improvviso peggioramento della situazione finanziaria mondiale".

La relazione è stata scritta dall’economista capo della BRI Bill White, ed è alquanto esplicita nel menzionare i pericoli del sistema finanziario e nell’asserire che la crisi è tutt’altro che passata. "Considerati nel loro insieme, i fatti sopra descritti indicano che le difficoltà nel mercato subprime sono state l’innesco, piuttosto che la causa, degli avvenimenti destabilizzanti osservati. Essi indicano inoltre che l’entità dei problemi a venire potrebbe essere ben maggiore di quanto molti attualmente ritengano. Infine, il ruolo preminente della rapida espansione monetaria e creditizia nella spiegazione di questi avvenimenti concorda altresì con il recente aumento a livello internazionale dell’inflazione e, potenzialmente, delle aspettative inflazionistiche."

White fa notare che le banche europee sono state più colpite sui mercati immobiliari USA delle stesse banche americane, con passivi pari a 900 miliardi di dollari. Pertanto si consiglia alla BCE di trattare con estrema cura i dati perché "le statistiche possono sottovalutare la contrazione nella offerta di credito".

Rapporto segreto della banca Mondiale: la crisi alimentare provocata dai biocarburanti

Il 4 luglio il Guardian ha pubblicato stralci di un rapporto segreto della Banca Mondiale secondo cui i biocarburanti sono responsabili del 75% dell’impennata dei prezzi delle derrate alimentari. Il rapporto risale ad aprile, ma è stato tenuto segreto per evitare l’imbarazzo a Bush (per non parlare degli altri governi occidentali) che aveva dichiarato che i biocarburanti sarebbero responsabili solo del 3% di aumento del prezzo delle derrate alimentari. In effetti le conclusioni devastanti del rapporto avrebbero impresso tutt’altro tono alla Conferenza della FAO tenutasi a Roma all’inizio di giugno.

L’autore del rapporto è Don Mitchell, economista della Banca Mondiale, che respinge in blocco l’idea secondo cui l’impennata dei prezzi sarebbe da attribuire ad un aumento dei consumi alimentari di indiani e cinesi. Persino la siccità in Australia ha avuto un impatto limitato, mentre la causa decisiva del rialzo dei prezzi e della scarsità delle derrate è sostanzialmente la corsa ai biocarburanti in Europa e America.

"Senza l’aumento di produzione dei biocarburanti, le derrate globali di grano e mais non sarebbero diminuite consistentemente e l’aumento dei prezzi dovuto ad altri fattori sarebbe stato moderato", si legge nel rapporto.

Gli effetti primari descritti sono tre: Primo, il dirottamento del grano dalla tavola al serbatoio (1/3 del mais prodotto negli USA e metà degli oli vegetali europei finiscono nella benzina); "Secondo, gli agricoltori sono stati incoraggiati a dedicare i terreni alle colture per i biocarburanti e, terzo [i biocarburanti hanno], innescato la speculazione sulle granaglie, spingendo i prezzi ancora più in alto".

[Questo rapporto va preso in considerazione per quanto concerne le materie prime alimentari; la speucalazione finanziaria che vi è dietro resta però il problema fondamentale, infatti, per quanto riguarda le materie prime energetiche e minerali qui la crescita dei prezzi è dovuta non agli "orientamenti" del mercato, quanto alla sovrastante piramide speculativa che domina questi mercati. Ndr].

Effetti delle iniziative di Tremonti
sulla scena internazionale

Il ministro delle Finanze Giulio Tremonti, sostenitore della proposta della Nuova Bretton Woods e del programma del Ponte Eurasiatico di sviluppo di LaRouche, ha lanciato una serie di iniziative contro la speculazione in occasione dei vertici del G-8 e dell’UE che hanno creato un abbrivo sfavorevole all’oligarchia finanziaria anglo-olandese e che non mancheranno di sortire effetti anche sulla campagna presidenziale USA.

Nell’ultimo numero, questa newsletter ha riferito l’appello di Tremonti al vertice finanziario di Osaka del G-8 affinché si ponga fine ai flussi speculativi che spingono in alto i prezzi del petrolio e delle commodities. Due settimane dopo, la proposta di Tremonti ha ricevuto il sostegno di Robert Rubin. L’ex Segretario del Tesoro USA, così come lo stesso presidente Clinton, si era fatto promotore di "una nuova architettura finanziaria" prima che il caso Lewinsky paralizzasse la vita politica americana. Attualmente personaggio influente del partito democratico, Rubin è stato invitato a parlare ad una conferenza internazionale che si è tenuta a Roma sui rapporti USA-Europa, organizzata dall’Aspen Institute Italia, di cui Tremonti è presidente. Il Corriere della Sera ha riferito il 1 luglio che Rubin ha chiesto "più trasparenza e più controlli sui bilanci bancari aumentando i requisiti di capitale per i future". Questo coincide con la proposta di Tremonti.

Mario Draghi, per conto della finanza anglo-olandese, si è espresso contro iniziative del genere. Nel suo discorso alla conferenza dell’Aspen, il governatore di Bankitalia, che è anche presidente del Global Financial Stability Forum, ha parlato della pericolosità di interferenze sul "mercato" da parte dei governi che intedono ripristinare delle regole ed ha difeso il suo FSF come l’istituzione delegata a occuparsi di riforma del sistema finanziario.

La risposta di Tremonti è arrivata in serata. Nel corso di un’intervista televisiva ha detto a proposito del Forum di Draghi che "è come mettere i topi a guardia del formaggio". "La speculazione finanziaria" ha continuato Tremonti "la subiamo tutti, e soprattutto chi sta peggio, i più poveri." "Dobbiamo contrastare la speculazione, peste di questo principio di secolo... non è più tempo di mercati, dei mercanti, dei banchieri d’affari. Non è più tempo della tecnica. È il tempo dei governo che debbono

farsi carico della responsabilità che hanno. Occorre che ci si trovi tutti intorno a un tavolo. Basterebbe un’economia meno falsa di quella che c’è adesso, meno truccata." Il governo italiano, ha detto Tremonti, ha presentato la questione a livello di G8 e lo farà di nuovo in sede europea.

Il giorno seguente, infatti, in una seduta delle Commissioni bilancio riunite di Camera e Senato, Tremonti ha annunciato la propria decisione di chiedere all’Unione Europea di applicare l’Articolo 81 del Trattato istitutivo della Comunità europea, che prevede misure per contrastare la speculazione. L’annuncio ha provocato numerose reazioni immediate.

Ambrose Evans-Pritchard, portavoce di certi strati dell’oligarchia britannica, il 4 luglio ha scritto, con tono isterico, che la proposta di Tremonti ha il sostegno della Francia e che potrebbe effettivamente essere approvata dal Consiglio Europeo, danneggiando seriamente gli interessi di Londra. "Le decisioni sull’Articolo 81 in teoria possono essere approvate con un voto a maggioranza qualificata, annullando così un veto dei governi britannico e irlandese. Ogni tentativo del genere di limitare i mercati dei future e dei derivati finirebbe per avere grosse conseguenze sull’industria finanziaria della City di Londra e Dublino. E’ tutt’altro che chiaro se l’Inghilterra possa costituire un’alleanza capace di resistere nell’attuale clima contrario al mercato".

Il 6 luglio Tremonti ha ricevuto un formidabile sostegno dal Papa, che ha lanciato un appello ai capi di governo riuniti al G-8 "affinché al centro delle loro deliberazioni mettano i bisogni delle popolazioni più deboli e più povere, la cui vulnerabilità è oggi accresciuta a causa delle speculazioni e delle turbolenze finanziarie e dei loro effetti perversi sui prezzi degli alimenti e dell’energia".

10 settembre 2007

Il Gesù Cristo di Joseph Ratzinger

Riguarda tutti noi
di Lyndon H. LaRouche Jr.

Recensione del libro
Gesù di Nazaret
Joseph Ratzinger, Papa Benedetto XVI

La realtà che il genere umano si trova oggi ad affrontare è apocalittica. Un amico, un sacerdote influente più o meno della mia stessa età, mi ha comunicato tempo fa la notizia che nella sua nazione non ci sono quasi più vocazioni al sacerdozio. Sono rimasto sbigottito per un attimo, ma solo per un attimo. Negli Stati Uniti, ad esempio, la percentuale di sedicenti “credenti” tra gli elettori è aumentata negli ultimi decenni; eppure mi vengono i brividi quando mi chiedo, ad esempio, a che cosa davvero credono questi credenti?
Che cosa impedisce veramente al genere umano di agire in tempi così minacciosi?
Contrariamente ad un'opinione largamente diffusa, la crisi delle vocazioni nella Chiesa cattolica non è il risultato del processo noto come Concilio Vaticano II; il Concilio Vaticano II fu una reazione alla direzione sbagliata e apparentemente incontrastata che aveva preso il mondo dopo la seconda guerra mondiale, nel preciso istante in cui morì il Presidente Franklin Delano Roosevelt. Oggi, la principale fonte della crisi morale che attraversa la società su ambo le sponde dell'Atlantico è espressa dalle nuove forme di decadenza introdotte nell'arbitrio di certe comunità, principalmente quelle dei ceti medi nelle Americhe ed in Europa occidentale e centrale, e che spesso tarpa la loro volontà di agire. I più consapevoli compresero che il mondo emerso trionfante sulla minaccia fascista aveva tradito lo scopo per cui si era battuto. Questa consapevolezza di un mondo in preda ad una nuova, montante decadenza attirò l'attenzione dei più accorti su come essa condizionò uno strato sociale, quello dei figli dei colletti bianchi, dei ceti medi nell'Europa e nell'America del dopoguerra, nati tra il 1945 ed il 1957-58. Era la generazione di cosiddetti “colletti bianchi”, la cui decadenza esplose in seguito con violenza nella forma nota come il “Sessantotto” su ambo le sponde dell'Atlantico.
La chiave per comprendere questo cambiamento specifico sta nel riconoscere che il cambiamento filo-esistenzialista nel modo di pensare in America ed in Europa occidentale e centrale dopo la morte di Roosevelt corrisponde, specificamente, all'ingresso nell'adolescenza di un ampio strato sociale, cosiddetto di “colletti bianchi”, nato in queste nazioni dopo la morte di Franklin Roosevelt. Tipici sono i figli nati nelle famigli di quello che negli anni Cinquanta divenne noto come “The Organization Man” (1). Il Presidente Dwight Eisenhower si riferì invece a questi strati di colletti bianchi come la base elettorale del “complesso militare industriale”.
Il fattore più importante di un cambiamento simile nelle istituzioni cattoliche ed in altre istituzioni in Europa e nelle Americhe fu il dilagare dei folli dogmi esistenzialisti della Scuola di Francoforte, associati al ruolo svolto dal Congress of Cultural Freedom (CCF) nell'Europa del dopoguerra. I più influenti furono ideologhi della Scuola di Francoforte quali l'ex filosofo nazista Martin Heidegger, il suo discepolo Jean-Paul Sartre in Francia, nonché Horkheimer, Adorno, Arendt ed altri rappresentanti della stessa Scuola. La stessa tendenza riecheggiò nell'opera di Bertold Brecht nella Germania orientale occupata dai sovietici. Questi empiristi radicali, questi esistenzialisti, uniti all'opera della Clinica Tavistock a Londra e degli ambienti intorno a Bertrand Russell, furono i protagonisti della campagna per distruggere la tradizione europea nelle scienze fisiche e nella cultura classica dopo il 1945.
Questo sviluppo all'interno e oltre la comunità transatlantica va paragonato al fattore di decadenza moralmente fatale che portò al crollo della Atene corrotta dalla follia delle guerre del Peloponneso.
All'interno degli stessi Stati Uniti, la corruzione esistenzialista fu diffusa dal sovrapporsi ideologico della Fondazione Josiah Macy Jr. e la campagna di lavaggio del cervello condotta da Adorno, Arendt e altri all'insegna della “personalità autoritaria”. Uno dei risultati più visibili di questa campagna di lavaggio del cervello contro gli Stati Uniti ed altre vittime è la frase-culto orwelliana che oggi si sente ripetere a macchinetta: “Non credo nelle teorie cospiratorie”.
Il risultato fu che per la vittima dell'influsso ideologico corruttore della Scuola di Francoforte e di altri sofismi del genere andò perso un aspetto centrale come frutto di questa decadenza: la nozione dell'esistenza dell'anima immortale che distingue in modo assoluto e unico la personalità umana dalle bestie. Le implicazioni della corruzione morale espressa dall'esistenzialismo furono immediate, sia all'interno che all'esterno delle chiese; tuttavia, le piene conseguenze di questa malattia divennero più evidenti con l'andare del tempo. Implicitamente, l'idea di Dio fu soppiantata da culti come quelli condivisi dagli infantili seguaci delle “guerre stellari” o di Harry Potter. Furono messi a repentaglio tutti i valori associati a forme di vita civili nelle nazioni e tra i popoli.
E giunse il raccolto autunnale chiamato “sessantottini”. Giunse nella primavera di quell'anno, quando l'avanguardia della generazione dei Baby boomers (il boom demografico) arrivò prima all'adolescenza e poi alla maturità adulta. Ecco come siamo arrivati al punto in cui il pianeta è minacciato da nuovi secoli bui. E' giunto il momento, dunque, in cui un nuovo Papa ha sentito il bisogno di esaminare il vero significato dell'immortalità dell'anima che abita nella carne vivente dell'uomo.
E' questo il contesto immediato in cui leggere il libro di Papa Benedetto XVI Gesù di Nazaret.

Corinzi 13

Un esempio. Nel 2004 pronunciai un discorso a Talladega, in Alabama, per commemorare la memoria del Rev. Martin Luther King, un eroe nella tradizione esemplare di Giovanna d'Arco (2). La stessa qualità specifica di immortalità a cui feci riferimento in quella occasione è il mio punto di riferimento anche in questa sede. L'enfasi qui è la mia persuasione, nel leggere il suo libro, che conoscere nel modo più accurato possibile l'immagine di vita reale di Gesù di Nazaret a cui conferisce tanta importanza Benedetto XVI sia la chiave di volta per comprendere la missione cristiana oggi.
Contrariamente all'opinione diffusa negli Stati Uniti e in Europa, l'uomo non è una scimmia come quella implicita nelle teorie dell'ex nazista Martin Heidegger e dei suoi amici della Scuola di Francoforte. Dobbiamo sospettare che neanche una semplice scimmia potrebbe essere gettata in uno stato di cose bestiale come quello proposto da Heidegger per l'uomo. La fede nel Dio identificato dai cristiani, così come dagli ebrei nella tradizione dei tre grandi Mosè - quello delle Tavole, Mosè Maimonide e Mosè Mendelssohn - poggia su basi scientificamente oggettive, come sottolinea il Fedone di Mendelssohn. Ciononostante, la natura del Dio dei cristiani e di Mosè è anche, essenzialmente, una questione molto personale e soggettiva.
Nell'insegnamento della scienza, ad esempio, c'è un divario tra la definizione di “verità” da ciò che i moderni sofisti considerano “quello in cui mi hanno insegnato a credere se voglio guadagnarmi delle credenziali”. Così, molti studenti vengono indotti dal lavaggio del cervello a credere come zombie al “consenso”, a considerare “auto-evidenti” le definizioni, gli assiomi e i postulati euclidei o cartesiani, schivando l'esperienza reale della conoscenza efficiente di un principio fisico universale, nel modo in cui un Bernhard Riemann, per fare un esempio, definisce la vera conoscenza.
Qualcuno che aspira a sentirsi importante dice: “Credo in Dio”. Così, nel caso della Bibbia leggendaria di un parroco revivalista deceduto, potremmo leggerla e trovare scritto, con annotazioni degne di un appassionato Flagellante: “Testo non chiaro. Grida come un demonio!”.
Un uomo onesto gli chiede: “Come e quando sei arrivato a conoscere Dio?”
Il parroco, sentendosi sfidato, ha quasi un attacco di bile e risponde, seccato: “Credo!”
Dunque, la questione rilevante è, semplicemente: è vero che noi - voi ed io - siamo fatti a immagine e somiglianza del Creatore di questo universo? Come possiamo saperlo? Siamo bestie o siamo fatti a somiglianza dell'uomo e della donna nella Genesi 1:26-30? Dunque, per un cristiano in un'epoca di grande crisi spirituale per il genere umano, come per Benedetto XVI in questa occasione, il significato della divinità di Gesù di Nazaret è una questione pratica ed esistenziale cruciale per tutti gli interessati.
Benedetto XVI ha risposto: Quali prove ci giungono dalla vita di Gesù di Nazaret? Che cosa conosciamo, e come siamo capaci di apprenderlo?
Se lo chiedessero a me, direi che la mia risposta sta, essenzialmente, nella lettera ai Corinzi I: 13. Fede e speranza dipendono essenzialmente dal principio espresso nel Vangelo di S. Giovanni: il concetto socratico di agape. Si tratta di una concezione che non viene colta appieno dal termine “carità”, né dal termine amore.
Né possiamo rappresentare il significato di agape col termine passione. Si tratta di una qualità a cui fa riferimento il termine passione, ma non nell'accezione del termine attribuita da discorsi o scritti contemporanei. Generalmente associo il significato del termine greco agape alla passione della creatività, nel senso più rigoroso dell'atto di scoperta di un principio fisico universale, come nel caso esemplare della scoperta del principio fisico della gravitazione universale da parte di Giovanni Keplero.
L'abuso più significativo dei sinonomi del termine agape in Platone e negli apostoli Giovanni e Paolo, ad esempio, è il prodotto di un tentativo di adeguare in modo nominalista il vocabolario al liberismo filosofico moderno nella sua forma più irrazionalista che è quella sofista, e nella tradizione implicitamente satanica del moderno mago sofista Paolo Sarpi: la tradizione dei suoi seguaci empiristi e romantici come il suo lacchè Galileo Galilei, gli empiristi liberisti anglo-olandesi Locke, Mandeville, i fisiocratici Quesnay e Turgot, il plagiatore britannico Adam Smith, e l'utilitarismo radicale di Jeremy Bentham del Foreign Office britannico e dei suoi seguaci. E' anche la tradizione meccanicistica di Cartesio che giunge fino ai giorni nostri.
Sono disponibili definizioni funzionali precise del significato sottinteso al termine agape. Dall'antica Grecia classica, la soluzione data da Archita il pitagorico al problema del raddoppio del cubo, o l'esercizio proposto da Platone nel dialogo Teeteto, ne sono alcuni esempi. Nella scienza e teologia moderne, la scoperta più significativa è quella di Niccolò Cusano sull'incompetenza sistemica del tentativo di Archimede di quadratura del cerchio, e la derivante applicazione dell'approccio di Cusano nella scoperta originale di Keplero sulla legge della gravitazione universale. La scoperta di Fermat sul principio dell'azione minima, quando fu scoperto il principio della catenaria, grazie alla collaborazione tra Gottfried Leibniz e Jean Bernouilli, è un altro esempio, così come lo è la tesi di laurea di Bernhard Riemann del 1854.
Questo argomento fu riassunto, alla fine della sua vita, da Albert Einstein quando comprese l'unità del processo definito dai riferimenti stabiliti da Keplero e Riemann: il principio di un universo finito eppure illimitato come un tutto.
Tale infinitesimale esprime la potenza che muove l'universo. La traiettoria del moto, come può essere descritta dalla matematica finita, è l'ombra di questo principio, ma non ne è l'attualità ontologica.
Il potere creativo espresso dall'uomo e dalla donna fatti a immagine del Creatore è il vero potere del processo della creazione continua dell'universo, potere che esprime l'intenzione sia del Creatore che del creato e che riflette il concetto di agape. Cruciale è' l'amore creativo condiviso col Creatore, espresso nella devozione della personalità umana alla realizzazione di questa missione. E' l'amore espresso dai contributi allo sviluppo dell'universo che abitiamo, è una qualità di amore che esprime tale potenziale creativo.
E' l'amore espresso da uomini e donne che agiscono al servizio, e ad immagine, del Creatore.

Gesù di Nazaret

Sottolineo dunque questo principio dal punto di vista ecumenico della tradizione platonica che condivido col Fedone di Moses Mendelssohn. Si tratta di storia, ma è più di un resoconto della storia passata; è indispensabile tale storia per esprimere l'essenza del processo che attanaglia il pianeta ancor oggi.
Con la fine della Seconda Guerra Punica, la civiltà centrata sul sistema marittimo del Mediterraneo fu colpita da una nuova qualità di male: l'emergere dell'Impero Romano. Era un male antico, quello che era noto, genericamente, come il modello oligarchico, che assumeva una nuova forma. Nei due secoli successivi si svolse un'aspra battaglia per il controllo di questo impero nascente.
Giunse così il tempo in cui l'erede putativo di Giulio Cesare, Ottaviano, che allora risiedeva sull'isola di Capri, negoziò un'alleanza con il culto di Mitra contro i suoi rivali politici, Antonio e Cleopatra. Ottaviano si incoronò Cesare Augusto all'epoca in cui nacque Gesù di Nazaret. Fu quando a Capri risiedeva l'Imperatore Tiberio che Ponzio Pilato, in rappresentanza dell'Imperatore, ordinò la crocefissione di Gesù di Nazaret.
L'Impero Romano, talvolta definito “la meretrice di Babilonia”, decadde, ma fu succeduto da Bisanzio. Anche Bisanzio decadde, ma fu succeduto dal suo erede (un nuovo discendente della Roma imperiale), l'impero su cui dominò l'oligarchia finanziaria veneziana grazie agli accordi che strinse con la cavalleria normanna. Poi, dal febbraio 1763 in poi, si impose un nuovo successore sul trono imperiale, l'impero liberale neo-veneziano, anglo-olandese di Fra Paolo Sarpi, della Compagnia Britannica delle Indie orientali e dei suoi successori, il regno dell'usura imperiale che domina il mondo ancor oggi.
Dunque, il male che Gesù di Nazaret nacque per affrontare, il male imperiale che eseguì l'omicidio giudiziario di Cristo, persiste ancor oggi. Per noi che viviamo in questo lasso di tempo continuo, resta ancora da compiere la missione di liberare dalle catene uomini e donne fatti a immagine e somiglianza del Creatore.

Dunque noi chi siamo?

Chi sono dunque tali uomini e donne fatti a immagine e somiglianza del Creatore, di cui parla la Genesi 1? Se siamo immortali, dove eravamo - dove siamo nella simultaneità dell'eternità - quando nacque Gesù di Nazaret? Per quale tramite partecipiamo al corso degli eventi della storia? O per meglio dire: come sperimentiamo tale simultaneità dell'eternità? Come giustifichiamo la personalità degli estinti?
Benedetto XVI ha scritto un libro che conduce il lettore attraverso gli aspetti noti dell'esperienza di Gesù di Nazaret. Compie il tentativo, ed è un tentativo persuasivo, di porre il lettore all'interno dell'esperienza di Gesù di Nazaret. Grazie a questo tentativo al lettore si presenta l'opportunità di immergere il proprio senso di esistenza nella missione che tale racconto esprime per il futuro. Tale missione deve diventare la nostra passione.
Qual è dunque la missione dell'uomo? Che obiettivo ci poniamo con la nostra vita mortale, ed anche oltre la nostra morte? Non quello che facciamo per noi stessi, ma per tutto il genere umano. Quando cesserà di esistere la carne, che cosa resterà di noi che non siamo semplici bestie? Dove andrà a pregare quella povera anima? Qual è il nostro interesse nell'esito della simultaneità dell'eternità? Come esseri immortali, quali dovrebbero essere le nostre passioni?
Lo scopo della nostra esistenza non è superare i regni successivi di quel modello oligarchico di società riflesso da Augusto e Tiberio, ma liberare il genere umano dalle sue catene per compiere la missione che va oltre. Nel frattempo il nostro dovere non è aspettare, quasi cappello alla mano, che il male venga miracolosamente portato via. Il cambiamento da compiere è un cambiamento a cui dobbiamo partecipare. Siamo noi, dal nostro posto nella simultaneità dell'eternità, che dobbiamo partecipare a tutte le missioni appropriate del genere umano, agendo nel nostro ruolo di creature fatte a immagine e somiglianza del nostro Creatore.

[1] “L'Uomo dell'Organizzazione”, dal titolo di un bestseller di William Whyte pubblicato nel 1956 che tracciò il profilo del nuovo tipo di cittadino medio espresso dall'involuzione sociale descritta da LaRouche.

[2] "Lyndon H. LaRouche, Jr., The Immortality of Martin Luther King , DVD: EIRDV-2004-001-STD. Richiedilo all'EIR per €25.

Questa recensione è apparsa sul numero dell'EIR del 3 agosto 2007.

Tratto da http://movisol.org/nazaret.htm

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