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"Tassisti ignoranti, brutti e cattivi!"... Ma Cusano pensava a loro quando scrisse La Docta Ignorantia?
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Mi rifiuto di accettare l'idea che il modo in cui "si è" ci renda moralmente incapaci di diventare "ciò che dovremmo essere". (Martin Luther King)

  RIFLESSIONI, ARTICOLI, INTERVENTI di Claudio Giudici: 

Questo messaggio lo dedico ai folli.
A tutti coloro che vedono le cose in modo diverso.
Potete citarli. Essere in disaccordo con loro.
Potete glorificarli o denigrarli, ma l'unica cosa che non potete fare è ignorarli.
Perchè riescono a cambiare le cose.
E mentre qualcuno potrebbe definirli folli, io ne vedo il genio.
Perchè solo coloro che sono abbastastanza folli da pensare di poter cambiare il mondo, lo cambiano davvero.
(Mahatma Gandhi)

 

 

AMERICAN REVOLUTION


Coloro che professano di volere la libertà, ma deprecano l'azione politica, sono come gli uomini che vogliono il raccolto senza seminare, o la pioggia senza lampi e tuoni. Vogliono l'oceano senza il terribile brusio delle sue possenti acque. (Frederick Douglass)

SCIENZA

"Il selvaggio disprezza l'arte e riconosce la natura come sua assoluta sovrana; il barbaro deride e disonora la natura, ma, più spregevole del selvaggio, molto spesso continua ad essere schiavo del suo schiavo. L'uomo colto si fa amica la natura e ne rispetta la libertà, semplicemente frenandone l'arbitrio."
(Friedrich Schiller, Lettere sull'educazione estetica dell'uomo, n. 4)
 
 

 

Dal libro della Sapienza (6)
Chi cerca la sapienza la trova
[12]La sapienza è radiosa e indefettibile, facilmente è contemplata da chi l'ama e trovata da chiunque la ricerca.
[13]Previene, per farsi conoscere, quanti la desiderano.
[14]Chi si leva per essa di buon mattino non faticherà, la troverà seduta alla sua porta.
[15]Riflettere su di essa è perfezione di saggezza, chi veglia per lei sarà presto senza affanni.
[16]Essa medesima va in cerca di quanti sono degni di lei, appare loro ben disposta per le strade, va loro incontro con ogni benevolenza.
[17]Suo principio assai sincero è il desiderio d'istruzione; la cura dell'istruzione è amore;
[18]l'amore è osservanza delle sue leggi; il rispetto delle leggi è garanzia di immortalità
[19]e l'immortalità fa stare vicino a Dio.
[20]Dunque il desiderio della sapienza conduce al regno.
[21]Se dunque, sovrani dei popoli, vi dilettate di troni e di scettri, onorate la sapienza, perché possiate regnare sempre.

"Quid Veritas?" chiede Ponzio Pilato a Gesù Cristo.
"What is love?" chiede il principe Carlo d'Inghilterra al giornalista che chiedeva a lui e Diana se si amavano.
Verità ed Amore, così come la Libertà, la Giustizia, il Bene, il Bello, sono il Cerchio che al nostro occhio pare di avere tracciato. Credete veramente di essere in grado di tracciare un Cerchio? Sì, mi riferisco a quell'inesistente complesso di punti tutti equidistanti dal medesimo fuoco. Credete veramente di averlo tracciato col vostro bicchiere, col vostro compasso, con la vostra macchina ad altissima precisione? No, non lo avete tracciato. Al vostro occhio così appare, ma quello che siete riusciti a fare è solo un'approssimazione di ciò. Bene, se così è, se è impossibile creare il cerchio perfetto, è tuttavia inutile provarci? Se sì, la ruota - che abbiamo detto non potrà essere perfettamente circolare - non è una conquista per l'Uomo, che lo aiuta nella sua relazione con l'Universo? Certo che lo è. Trasferiamo ora tutto questo ragionamento attorno alle Idee di Verità, Amore, Giustizia, Bellezza, Libertà, Bontà.
"Così in terra come è in Cielo".



 

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Ponte di Sviluppo infrastrutturale globale 
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27 novembre 2007

Banchieri nel panico, mentre Profumo dice "no" a Draghi

Il capitano dà alle fiamme le scialuppe di salvataggio

Mentre la caduta in picchiata del dollaro ha suscitato il 19 novembre i primi moniti ufficiali del governo cinese, nel corso della settimana è cominciata a venire alla luce la realtà dello sfascio della bolla dei derivati sul credito. I vertici delle banche sono nel panico mentre le banche centrali continuano ad inondare il sistema di liquidità.

Un esperto finanziario europeo consultato dall’EIR ritiene che la situazione “non ha paragoni nella storia moderna”. Il sistema finanziario si è congelato ad agosto e da allora “non sono stati trovati rimedi al problema”.

L’esperto concorda con il giudizio di LaRouche sul caso dei falliti pignoramenti nell’Ohio, in cui i giudici hanno bloccato le procedure perché le banche che le hanno richieste non sono in grado di presentare in tribunale i documenti catastali che attestano la proprietà immobiliare (cfr. Strategic alert n. 47). “Le conseguenze sono talmente grandi da essere indescrivibili”, ha commentato l’esperto. Per il momento non è ancora accaduto nulla solo perché la notizia è passata sotto silenzio.

A caratterizzare la nuova fase in cui siamo entrati, spiega l’esperto, è che cominciano ad andare a fondo persino i crediti reputati più sicuri, denotati “prime” e con un rating AAA. “In ogni consiglio d’amministrazione al mondo domina il panico poiché nessuno è più in grado di prevedere le conseguenze delle proprie azioni”. L’esperto prevede che intorno al capodanno sarà la volta del mercato azionario ad andare a fondo.

In questa situazione che non ha precedenti, il 1 gennaio negli Stati Uniti entreranno in vigore le nuove norme per i mercati finanziari. La nuova normativa, chiamata Basilea II, sostituisce i vecchi requisiti patrimoniali per le banche con un sistema di rating. Queste nuove direttive furono però decise in un’epoca in cui nessuno poteva immaginare che persino un rating AAA potesse comportare un rischio, per cui adesso nessuno riesce a prevedere che cosa accadrà con l’entrata in vigore di Basilea II, spiega l’esperto.

Alla chiusura dei mercati, venerdì 23 novembre, la Banca Centrale Europea ha annunciato per questa settimana una nuova iniezione di liquidità nel sistema, poiché i tassi del prestito interbancario avevano raggiunto nuovamente livelli di soglia. I tassi in questione sono solo punti di riferimento teorici, giacché sul mercato non vengono più concessi prestiti. La settimana precedente alcune banche avevano cercato di vendere bond coperti — obbligazioni emesse su collaterale ma che recano il nome della banca — ma la “valutazione” del mercato di tali bond ha mandato alle stelle gli swap che assicurano dall’insolvenza, tanto che lo European Covered Bonds Council è dovuto intervenire per  sospendere le vendite di tali titoli nella settimana seguente.

Nonostante le iniezioni di liquidità da parte delle banche centrali, le crepe nel sistema si fanno sempre più ampie, e risulta maggiormente visibile lo sfascio del secondo strato della piramide dei derivati, dopo quello degli strumenti finanziari di natura immobiliare: il mercato dei derivati sul credito. Si tratta di una piramide nell’ordine delle migliaia di miliardi di dollari, il cui volume è più che raddoppiato dal giugno 2006 al giugno 2007, come riferisce un rapporto della Banca per i Regolamenti Internazionali. I derivati sul credito, che sono essenzialmente polizze assicurative che in teoria dovrebbero difendere gli speculatori dalle insolvenze sui titoli, sono passati dai 20.000 miliardi nel giugno 2006 ai 43.000 miliardi nel giugno 2007. Di questi derivati, 23.000 miliardi riguardano contratti tra le grandi banche attive in queste operazioni, mentre altri 18.000 sono stipulati tra queste stesse banche e altri istituti finanziari, riferisce la BRI.

Che cosa stia effettivamente accadendo si può desumere dal fatto che la principale assicuratrice mondiale, la Swiss Re, ha dovuto riconoscere perdite pari a un miliardo di dollari provocate da due soli contratti derivati, noti come “swaps sul credito”. Swiss Re non ha voluto rivelare l’identità della controparte, sicuramente una banca, per la quale i due contratti derivati sono stati sottoscritti attraverso, si presume, la Goldman Sachs.

Lo scorso agosto l’EIR aveva denunciato i rischi per le imprese, chiamate “monoline”, che assicurano le obbligazioni, compresi i titoli emessi sui mutui e i bond delle amministrazioni locali, ed ora per molte di loro lo stato di insolvenza comincia ad essere evidente. La Banque Populaire e la Caisse d’Esparagne che controllano la holding Natixis, inietteranno un miliardo e mezzo di dollari nella CIFG Guaranty, la monoline che assicura i due istituti mutualistici francesi, per evitare che le agenzie di rating togliessero alla CIFG le tre A di massima affidabilità. Intanto a New York, la monoline Financial Guaranty Insurance Co. (FGIC) è stata sollecitata dalla agenzia di rating Fitch a presentare entro tre settimane le prove che non merita una retrocessione. Proprietari di FGIC sono PMI Group Inc., il secondo assicuratore di mutui negli USA, la Blackstone Group e il Cypress Group. I bond che assicura ammontano a 315 miliardi, di cui 30 miliardi emessi sui mutui e 25 su debito collateralizzato. In data 30 settembre FGIC disponeva soltanto di 5 miliardi di dollari in riserve patrimoniali. Secondo la Fitch, la FGIC è il quarto più grande assicuratore di debito ed è il più vulnerabile del settore.

Gli assicuratori monoline debbono sostenere un volume di 2.400 miliardi di titoli, tutti a rischio di retrocessione del rating, con ripercussioni inevitabili sul rating delle stesse monoline.

Le banche francesi hanno cercato di tenere nascosto il proprio “super-conduit”

La loro propaganda diceva il contrario ma in realtà, lo scorso settembre, le grandi banche francesi hanno intensamente discusso la creazione del proprio “super-conduit”, la botola attraverso la quale i titoli problematici vengono fatti sparire dal libri contabili. Lo ha riferito il 22 novembre Les Echos, il principale quotidiano economico del paese che si sforzava però di minimizzare la gravità della posizione francese affermando che, a differenza del MLEC (cfr. Strategic alert N. 43 – 25 ottobre 2007) proposto da Citigroup, il super-conduit francese servirebbe “soltanto” a “risolvere la crisi di liquidità della scorsa estate” determinatosi nel mercato francese dei prodotti della cartolarizzazione di assets, di mutui e di altri titoli.

La realtà invece è che il sistema bancario francese è stracolmo di questi prodotti di cartolarizzazione. La BNP possiede sei “conduits” con un totale di assets per 9,6 miliardi di euro e un totale di linee di credito di 10 miliardi di euro. La Societé Générale ha un SIV (Veicolo di Investimento Strutturato) e sei “conduits” con assets per 20 miliardi e linee di credito per 30 miliardi. la Calyon, immobiliare della Crédit Agricole, ha quattro “conduits” con 18 miliardi di assets e linee di credito per 24 miliardi. La Natixis, banca d’investimento della Caisse d’Esparagne e della Banques Populaires, ha diversi conduits con assets per 9 miliardi e linee di credito per 5,6 miliardi.

I dati provengono dalla prima pagina di Les Echos, sotto il titolo “Sub-prime: il mercato sprofonda nella crisi” e fanno capire che a causa della caduta del valore azionario — circa il 30% negli ulimi sei mesi — le grandi banche non possono permettersi di tenere nascoste le perdite “fino a quando la situazione non migliora”. Il giornale riferisce inoltre che due banche specialmente, BNP-Paribas e Societé Generale, premevano perché si creasse il “conduit”, ma a causa dell’opposizione di altre banche, tra cui Credit Agricole, l’operazione non si è fatta. Naturalmente tutto ciò autorizza l’ipotesi che le due banche accusassero già ingenti perdite per i titoli “subprime”, suffragata dal fatto che, successivamente, hanno attinto ai crediti a breve termine messi a disposizione dalla BCE.

Le fantasie di Draghi

Nel discorso rivolto ai banchieri riunitisi a Francoforte il 22 novembre, il Governatore di Bankitalia e presidente del Financial Stability Forum ha elogiato il sistema finanziario fondato sui derivati e ha incoraggiato i colleghi a somministrare al paziente un’altra bella dose del veleno che lo ha già ridotto in fin di vita. Ma qualche banchiere rimasto ancorato alla realtà, come Alessandro Profumo, amministratore delegato di Unicredit, ha fatto sapere che la sua banca ha deciso di abbandonare la rotta imposta da Draghi.

Nel discorso pronunciato al Center for Financial Studies, Mario Draghi ha elogiato il modello “Originate-to-distribute” (OTD), una formula con cui si intende la creazione di titoli derivati e la ridistribuzione dei rischi sul mercato, soprattutto con la cartolarizzazione, come è stato fatto con la bolla dei mutui USA.

Draghi ha ammesso che la crisi in corso “essenzialmente è una crisi del modello OTD”, “ma è difficile credere che l’industria abbandonerà la cartolarizzazione”. “Come si può vedere, l’OTD è un modello che in alcuni aspetti presenta delle crepe, ma ritengo che sia troppo prezioso per tutte le parti per poter essere abbandonato”.

L’ex dirigente di Goldman Sachs ha lanciato il suo appello per una maggiore globalizzazione e una maggiore eliminazione di regolamentazioni nazionali, guardando in prospettiva alla crescita delle pensioni private. Ha esaltato i successi “ottenuti dal settore privato e dalle autorità pubbliche nello smantellamento delle barriere tecniche e procedurali nazionali esistenti” nell’Unione Europea “secondo le proposte formulate nel secondo Rapporto Giovannini”.

Alberto Giovannini è l’ex dirigente di LTCM, il fondo che fallì nel 1998 portando sull’orlo dell’abisso l’intero sistema finanziario mondiale. Ottenne, forse come premio, un posto come capo dei consiglieri per la transizione dalle monete nazionali alla moneta unica e per la liberalizzazione e  l’integrazione dei mercati finanziari.

Mentre Draghi spaziava inebriato nella realità virtuale, Alessandro Profumo annunciava che la Unicredit, la terza banca europea, aveva deciso di abbandonare il modello fallito tanto decantato da Draghi. "Precedentemente avevamo l'idea di dirigerci verso un modello di origination and distribution, ma questo modello non c'è più", ha detto Profumo al Financial Times. “Mr. Profumo è in disaccordo con altri dell’industria secondo i quali la stretta creditizia e i disordini del mercato sono temporanei e non cambiano la tendenza a lungo termine”, ha scritto il quotidiano finanziario.

I guai di Fannie Mae e Freddie Mac

Di fronte alla crisi dei mutui, gli americani credono che possa bastare congelare i pignoramenti, mentre misure di riorganizzazione del sistema bancario come quella proposta da Lyndon LaRouche (HBPA) sono ancora ritenute controverse. Il sen. Charles Schumer insieme ad altri parlamentari ha presentato, sia alla Camera che al Senato, un ddl per consentire ai giudici fallimentari di ridurre i tassi d’interesse che gravano sui mutui e accordare dilazioni e facilitazione di pagamento del mutuo ai proprietari di abitazioni costretti a dichiarare fallimento. Nella proposta, però, non si menziona nemmeno il problema delle banche colpite.

I democratici infatti sostengono la proposta ispirata da Felix Rohatyn, secondo cui per risolvere la crisi dei mutui basterebbe aumentare il volume del credito che i due giganti semi-pubblici del mercato ipotecario secondario, Fannie Mae e Freddie MAC, hanno il diritto di emettere. Adesso però cominciano a trapelare notizie sulle perdite in cui sono incorsi i due giganti semi-pubblici: secondo il Wall Street Journal il 15% dei titoli in mano a Freddie sono prodotti emessi su mutui sub-prime, che cioè non valgono niente. Per Fannie questa componente ammonta al 6%. Dunque Freddie dovrà cancellare almeno 5 miliardi di dollari nel 2008.

Fin dall’inizio Lyndon LaRouche aveva sostenuto che lo schema di rifinanziamento di Rohatyn era una sciocchezza perché siamo alle prese con l’implosione di un intero sistema finanziario, e non con la semplice morosità di qualche mutuatario. Di fronte alle nuove perdite rese note il 23 novembre, LaRouche ha dichiarato: “Facciamo la lista dei parlamentari che hanno proposto una ‘alternativa’ alla proposta HBPA — un’alternativa che non esiste. E adesso che faranno? Hanno sbagliato, ma lo ammetteranno?”. Hanno fondato il loro disaccordo con la HBPA dicendo che c’era quest’alternativa Fannie/Freddie. “Che cosa diranno allora adesso a questo proposito?”. Finora non hanno detto niente. Ma i politici a livello comunale, regionale, statale e altri leader cominciano a mormorare e a considerare più seriamente la proposta HBPA.

Tratto da Strategic alert N. 48 – 29 novembre 2007

24 ottobre 2007

I Parlamenti si adeguano alla crisi finanziaria: il totalitarismo si avvicina

L’ipotesi resta la stessa, ed ogni giorno che passa la conferma sempre più: stiamo procedendo sempre più spediti verso nuove forme di totalitarismo. Probabilmente non si tratterà dei nazi-fascismi violenti degli anni ’20-’40 del secolo scorso, tuttavia l’elemento comune a tutte le forme dispotiche presentatesi durante la storia dell’uomo dai trenta tiranni ateniesi ad oggi è sempre il solito: l’annichilimento della sovranità interiore delle persone, dunque della loro capacità di fare il bene: dalla semplice manifestazione del pensiero, al diritto di associarsi privatamente, al diritto-dovere di incidere sulle istituzioni pubbliche.

L’attuale scenario non può essere compreso analizzando le singolarità di cui esso si compone senza interconnetterle le une alle altre valutate alla luce di un contesto strategico di fondo. Questo contesto strategico è l’aggravarsi della crisi finanziaria internazionale che accelera manifestandosi coll’aggravarsi di un processo inflazionistico a livello globale. Tuttavia non si possono comprendere le cause di tale crisi finanziaria se la si guarda in superficie (l’aumento generale dei prezzi dei generi di consumo). Tale fenomeno è infatti risalente a oramai quarant’anni di politiche speculative che hanno progressivamente distrutto la capacità produttiva delle nazioni industrializzate e che prende avvio con gli eccellenti omicidi di figure come Enrico Mattei (1962) e John Fitzgerald Kennedy (1963) e la successiva instaurazione di un regime di cambi valutari flessibili centrato sul dollaro (1971). Se i due eccellenti omicidi furono il segnale politico che il “complesso militare-industriale” – come lo definì il Presidente Eisenhower – dava alle classi dirigenti del pianeta in merito alla necessità di abbandonare gli approcci rooseveltiani che esprimevano una concezione della politica in rispetto della prescrizione evangelica de “gli ultimi saranno i primi” (i forgotten men nella particolarità della politica di Franklin Roosevelt, così come fu poi emulato da tutte le costituzioni occidentali post-belliche), il nuovo regime finanziario unilateralmente imposto da Nixon il 15 agosto del 1971 segnava anch’esso un esplicito rifiuto delle politiche rooseveltiane (in quanto il precedente sistema finanziario fu il prodotto del disegno Roosevelt-White che si perfezionò con gli accordi di Bretton Woods del 1944) e più in particolare l’avvio del liberismo e della finanziarizzazione del sistema economico prima occidentale poi mondiale (dopo la caduta del muro di Berlino) e dunque delle politiche speculative in ossequio ai voleri di alcune poche famiglie bancarie.

Prova empirica di tale quarantennale processo la troviamo: 1) nella costante riduzione della capacità del potere d’acquisto reale dei redditi medi dal 1970 ad oggi (con brutali accelerazioni per l’Europa dal 1992, cioè dal venir meno dello Sme) e 2) nella più depravata distruzione dei livelli di vita dei paesi in via di sviluppo che segnavano fino agli anni ’60 un generale aumento delle aspettative di vita media, oggi ritornate ai livelli della prima metà del secolo scorso (con record di 32 anni di aspettativa di vita media per alcune aree dell’Africa).

Dalla caduta del muro di Berlino e dalla disintegrazione dell’ex Urss, si sono succedute con cadenza costante una serie di crisi finanziarie senza precedenti (nel 1992 in Europa, nel 1997-98 nel sud-est asiatico, nel 1998 in Russia, nel 2001 in Argentina, 2000-2003 lo scoppio della bolla speculativa generata dalle ipervalutazioni dei titoli dell’information technology, oggi la crisi dei mutui sub-prime). Tutte queste crisi potevano ciascuna rappresentare il detonatore dello scoppio della bolla speculativa rappresentata dall’attuale sistema finanziario internazionale. Ciò è però stato evitato con continui rifinanziamenti autorizzati dal sistema delle banche centrali con la creazione di nuovi prodotti finanziari senza alcuna base d’ancoraggio all’economia reale o con la continua immissione di liquidità nel sistema. L’abbattimento degli accordi di Bretton Woods del 1971 è un esempio di tale oligarchico approccio al mantenimento della bolla speculativa, così come lo è stato l’imperversare di nuovi prodotti finanziari dal 1987, così come l’avvio dei giochi d’arbitraggio consentiti con lo yen carry trade, così come i continui rifinanziamenti autorizzati da Bce, Fed e Banca centrale giapponese questa estate.

Questi continui rifinanziamenti se hanno comportato il salvataggio della bolla speculativa internazionale, hanno però avuto incidenza sui tenori di vita reale delle famiglie con un progressivo aumento dei prezzi dei prodotti di consumo e la costante distruzione dell’economia fisica (posti di lavoro, infrastrutture, welfare).

Questo però non può essere un processo che può durare all’infinito. Ad un certo punto il motore gripperà a causa di un’eccessiva distruzione dell’economia fisica a fronte di una bolla speculativa che non troverà più terreno su cui reggersi. A quel punto scoppieranno fenomeni che da inflattivi diverranno iperinflattivi, e dunque insostenibili per le popolazioni. Questo è il momento in cui divengono scontati, fenomeni di tipo sovversivo da parte delle popolazioni e dunque si impongono, per la loro tenuta a bada, regimi dispotici che impediscano il venir meno dei poteri oligarchici.

Tuttavia, sappiamo come impedire tale catastrofico scenario già più volte vissuto dall’umanità durante la sua storia. L’esperienza storica 1948-62 (per l’Italia, oppure 1932-63 per gli Stati Uniti) rappresenta il precedente a noi più vicino per raddrizzare la sbandata che sta facendo l’auto dell’umanità.

Questo è dunque il contesto di fondo all’interno del quale stanno operandosi una serie di provvedimenti legislativi (e più in generale d’indottrinamento culturale) da parte dei vari parlamenti nazionali.

Le c.d. leggi ad personam varate in Italia durante la scorsa legislatura – oggetto delle più ferventi critiche da parte dell’allora opposizione – sono state tutte mantenute dalla nuova maggioranza.

Tali leggi erano caratterizzate dal prevedere delle situazioni di privilegio sostanziale per alcune categorie di persone. Tali privilegi permangono anche sotto la nuova maggioranza. Tali privilegi divengono dunque elemento intrinseco del nuovo assetto costituzionale materiale, manifestamente in contraddizione col dettato costituzionale formale del 1948.

In questi giorni la nuova maggioranza va varando un disegno di legge che sostanzialmente impedisce a liberi cittadini di avere accesso alla rete manifestando liberamente il proprio pensiero. Siti d’informazione o personali, blog, ed altro ancora, dovranno essere registrati seguendo un iter procedurale assai complesso. Un reticolato di formalità burocratiche ne impedirà sostanzialmente il libero accesso.

Ma è anche di questi giorni il disegno di legge in materia di sicurezza che parifica una serie di piccoli reati (come il furto) a reati gravissimi come quelli per mafia. Restano invece depenalizzati i reati per falso in bilancio.

Tutto ciò perfeziona sempre più un regime oligarchico che comprime sempre più le libertà civili.

Questa limitazione delle libertà civili non è un fenomeno puramente italiano. Negli Stati Uniti all’indomani dell’11 settembre 2001, numerosi sono stati gli interventi congressuali a limitazione dei diritti dei cittadini.

Tutto ciò continua a confermare l’ipotesi lanciata oramai molto tempo fa: una serie di soggetti va rendendosi utile all’instaurazione di regimi dispotici dove il dissenso deve essere contenuto. La crisi finanziaria sta rendendosi manifesta nel quotidiano della gente, ed il dissenso e la protesta rischiano di divenire pericolosi per l’ordine costituito. L’aumento del costo della rata per il mutuo prima casa (anche del 30% al mese), e nei casi peggiori i pignoramenti (un aumento del 19% rispetto al 2006) stanno mettendo in difficoltà almeno 400.000 famiglie italiane. Le attività commerciali vanno chiudendo e trasformando quello che era un fondo commerciale in monolocali e bilocali – ciò anche per causa del provvedimento di liberalizzazione del commercio, primo decreto Bersani d. lgs. 114/98. A tutto ciò si affiancano i fenomeni inflattivi sui generi alimentari e sulle utenze (per riscaldamento, luce, acqua) che ribadisco trovano la loro origine in un processo di continua distruzione dell’economia produttiva a tutto vantaggio delle attività speculative che comportano la continua immissione di liquidità nel sistema (la liquidità del sistema aumenta, i beni diminuiscono, e dunque si creano fenomeni inflattivi).

Durante i primi anni ’40 in Germania, un movimento di giovani ventenni conosciuto come la “Rosa bianca”, comprese l’importanza di risvegliare i propri concittadini dal letargo intellettivo in cui erano piombati. Purtroppo a quel punto in Germania il sistema politico era pienamente dispotico e quei giovani furono quasi tutti decapitati. Si impone dunque che le persone aprano gli occhi prima che nuove forme di dispotismo prendano il sopravvento.

Nell’ultimo quindicennio più volte sono ventilati intenti di modifica costituzionale che riguardavano solo la seconda parte. Oggi, si parla anche di revisione della prima parte, quella dei principi. E’ il segno evidente di una sindrome d’onnipotenza in cui è caduta l’oligarchia, la quale, alla luce dell’aggravarsi della crisi finanziaria, tenta involutive fughe in avanti. Della sua insaziabilità la classe dirigente va facendosi portatrice. Si tratta del solito pacco che si punta a rifilare a cittadini che addormentatisi nell’indifferenza di ciò che succede oltre il proprio orticello non riescono a comprendere le profonde implicazioni di determinati pronunciamenti ed azioni.

Se da un punto di vista analitico la situazione è quella qui descritta, dal punto di vista delle soluzioni, non possiamo esimerci di riprendere in mano ciò che nella storia ha funzionato portando al perseguimento del bene comune, e buttare ciò che invece è risultato seminatore di future difficoltà. I principi ispiratori della Costituzione americana (1789), ma anche di quelle europee del dopo-guerra, debbono essere riscoperti.

Tutta la prima parte della Costituzione italiana, soprattutto laddove perfeziona una concezione di uomo in termini di homo homini fratres (in opposizione a quella instauratasi oggi dell’homo homini lupus), la cultura dell’Ultimo, del progresso scientifico, della “funzione sociale” della proprietà privata e dell’iniziativa economica, del ripudio della guerra, devono velocemente e decisamente essere riscoperti.

In questi giorni negli Stati Uniti il movimento di Lyndon LaRouche sta diffondendo, e trovando forti riscontri tra i rappresentanti dei singoli Stati, il disegno di legge Homeowners and Bank Protection Act – HBPA. Lo scopo di questo ddl è quello di impedire che milioni di famiglie americane perdano la casa e che il sistema bancario venga distrutto dalla speculazione degli hedge funds. Impedire questi due disastri è fondamentale al fine di evitare che la nazione cada nella confusione. Per farlo vi è la necessità che il Governo riprenda in mano il volante della politica economica piuttosto che lasciare il destino della gente in balia de “la mano invisibile del mercato”.

Il ddl prevede il congelamento delle rate del mutuo – sostituite da una sorta di “canone d’affitto” mensile – fino al momento in cui il valore degli immobili sarà tornato a prezzi ragionevoli; quei “canoni d’affitto” costituiranno un fondo garantito che rappresenterà la base per il sistema bancario per emettere linee di credito finalizzate alla ricostruzione delle infrastrutture ed alla creazione di nuovi posti di lavoro, e rilanciare così l’economia reale del Paese. Il ddl trasforma così la difficoltà in cui si trovano milioni di famiglie americane in un’opportunità per il rilancio dell’economia produttiva e lo sgominamento della speculazione consentita dalla cartolarizzazione dei mutui casa.

Il ddl di LaRouche in questo momento viene presentato nelle varie parti del mondo – Italia compresa - che presentano il medesimo problema.

Il confine tra il disastro ed una rinascita è sottilissimo: passa per un’autentica volontà da parte dei Parlamentari nazionali di tutelare i deboli e di perseguire il Bene Comune, piuttosto che l’interesse particolare degli speculatori.

Claudio Giudici

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