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"Tassisti ignoranti, brutti e cattivi!"... Ma Cusano pensava a loro quando scrisse La Docta Ignorantia?
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Mi rifiuto di accettare l'idea che il modo in cui "si è" ci renda moralmente incapaci di diventare "ciò che dovremmo essere". (Martin Luther King)

  RIFLESSIONI, ARTICOLI, INTERVENTI di Claudio Giudici: 

Questo messaggio lo dedico ai folli.
A tutti coloro che vedono le cose in modo diverso.
Potete citarli. Essere in disaccordo con loro.
Potete glorificarli o denigrarli, ma l'unica cosa che non potete fare è ignorarli.
Perchè riescono a cambiare le cose.
E mentre qualcuno potrebbe definirli folli, io ne vedo il genio.
Perchè solo coloro che sono abbastastanza folli da pensare di poter cambiare il mondo, lo cambiano davvero.
(Mahatma Gandhi)

 

 

AMERICAN REVOLUTION


Coloro che professano di volere la libertà, ma deprecano l'azione politica, sono come gli uomini che vogliono il raccolto senza seminare, o la pioggia senza lampi e tuoni. Vogliono l'oceano senza il terribile brusio delle sue possenti acque. (Frederick Douglass)

SCIENZA

"Il selvaggio disprezza l'arte e riconosce la natura come sua assoluta sovrana; il barbaro deride e disonora la natura, ma, più spregevole del selvaggio, molto spesso continua ad essere schiavo del suo schiavo. L'uomo colto si fa amica la natura e ne rispetta la libertà, semplicemente frenandone l'arbitrio."
(Friedrich Schiller, Lettere sull'educazione estetica dell'uomo, n. 4)
 
 

 

Dal libro della Sapienza (6)
Chi cerca la sapienza la trova
[12]La sapienza è radiosa e indefettibile, facilmente è contemplata da chi l'ama e trovata da chiunque la ricerca.
[13]Previene, per farsi conoscere, quanti la desiderano.
[14]Chi si leva per essa di buon mattino non faticherà, la troverà seduta alla sua porta.
[15]Riflettere su di essa è perfezione di saggezza, chi veglia per lei sarà presto senza affanni.
[16]Essa medesima va in cerca di quanti sono degni di lei, appare loro ben disposta per le strade, va loro incontro con ogni benevolenza.
[17]Suo principio assai sincero è il desiderio d'istruzione; la cura dell'istruzione è amore;
[18]l'amore è osservanza delle sue leggi; il rispetto delle leggi è garanzia di immortalità
[19]e l'immortalità fa stare vicino a Dio.
[20]Dunque il desiderio della sapienza conduce al regno.
[21]Se dunque, sovrani dei popoli, vi dilettate di troni e di scettri, onorate la sapienza, perché possiate regnare sempre.

"Quid Veritas?" chiede Ponzio Pilato a Gesù Cristo.
"What is love?" chiede il principe Carlo d'Inghilterra al giornalista che chiedeva a lui e Diana se si amavano.
Verità ed Amore, così come la Libertà, la Giustizia, il Bene, il Bello, sono il Cerchio che al nostro occhio pare di avere tracciato. Credete veramente di essere in grado di tracciare un Cerchio? Sì, mi riferisco a quell'inesistente complesso di punti tutti equidistanti dal medesimo fuoco. Credete veramente di averlo tracciato col vostro bicchiere, col vostro compasso, con la vostra macchina ad altissima precisione? No, non lo avete tracciato. Al vostro occhio così appare, ma quello che siete riusciti a fare è solo un'approssimazione di ciò. Bene, se così è, se è impossibile creare il cerchio perfetto, è tuttavia inutile provarci? Se sì, la ruota - che abbiamo detto non potrà essere perfettamente circolare - non è una conquista per l'Uomo, che lo aiuta nella sua relazione con l'Universo? Certo che lo è. Trasferiamo ora tutto questo ragionamento attorno alle Idee di Verità, Amore, Giustizia, Bellezza, Libertà, Bontà.
"Così in terra come è in Cielo".



 

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Ponte di Sviluppo infrastrutturale globale 
di Lyndon LaRouche


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BREVE STORIA DELL'ECONOMIA MONDIALE DAL 1945 AL 2008


 

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27 febbraio 2012

La resistenza in Italia contro la dittatura dell'UE

 

(Discorso tenuto in occasione della conferenza dello Schiller Institute a Berlino. 25-26 febbraio 2012)


 

Salve a tutti! Innanzitutto permettetemi di ringraziare lo Schiller Institute per questa opportunità. Ritengo sia importante ai fini di ciò che rischiamo di avere davanti nei prossimi mesi, che vi possa raccontare la storia dei tassisti, dei lavoratori in generale, e dunque dei cittadini italiani negli ultimi tre mesi, ossia dall'elezione del Governo Monti.

Prima di entrare nel merito di ciò che voglio dirvi, vi rimetto queste parole di Gandhi perchè secondo me sono utili per infondere coraggio al nostro animo affinchè non sia spaventato da posizioni che i più sciocchi possono considerare eterodosse. Gandhi dice:


 

Questo messaggio lo dedico ai folli.

A tutti coloro che vedono le cose in modo diverso.

Potete citarli. Essere in disaccordo con loro.

Potete glorificarli o denigrarli, ma l'unica cosa che non potete fare è ignorarli.

Perchè riescono a cambiare le cose.

... E mentre qualcuno potrebbe definirli folli, io ne vedo il genio.

Perchè solo coloro che sono abbastanza folli da pensare di poter cambiare il mondo, lo cambiano davvero.


 

I tassisti sono stati forse l'emblema di un processo di resistenza – come ho avuto modo di poter dire al Financial Times – del mondo del lavoro contro la speculazione. Questo, infatti, è già una prima idea a cui indirizzare il nostro pensiero se vogliamo comprendere la fase storica che stiamo vivendo e da dove passano le soluzioni per renderla piena di successi per l'intera umanità: siamo di fronte ad uno scontro tra speculazione e lavoro, tra impero e stato nazionale, dunque tra chi fa il parassita e chi esprime con una precisa funzione sociale la sua più profonda natura umana. Lavoro contro speculazione! Stato contro impero! Non lavoratori contro consumatori come si dice oggi, o operai contro capitalisti! Non Italia contro Germania! Non scontro di civiltà come propugnato dal prof. Samuel Huntington! Dunque non occidente contro mondo islamico! Lo scontro è tra speculazione finanziaria ed lavoro produttivo, tra chi ha una concezione imperiale dell'ordine sociale e chi ne ha una repubblicana centrata sugli stati nazionali. Lo scontro è tra chi ha una visione ottimistica della natura umana e crede nella più profonda capacità cognitivo-creativa dell'uomo – come ci insegna tutta la tradizione giudaico-cristiana, dal 13esimo sec. a. C., passando per Socrate e Platone, Sant'Agostino, il Rinascimento fiorentino, Leibniz, Schiller, fino a Martin Luther King ed oggi Lyndon LaRouche - , e chi invece ha una visione pessimistica della natura umana, una visione hobbesiana dove un'oligarchia di presunti illuminati debba tenere a bada i più in una visione propriamente anti-prometeica. Se penso all'attuale Premier italiano Mario Monti, o alla Ministro Fornero, questi signori stanno pretendendo sacrifici e restrizioni per i cittadini italiani, mentre per sé stessi, da “buoni illuminati”, e per i loro cari, il sistema di regole può essere diametralmente opposto.


 

In Italia, è diventato evidente il processo che Lyndon LaRouche denuncia oramai da qualche decennio: i processi speculativi si stanno impadronendo della vita della gente, dell'economia, degli stati nazionali, della democrazia. Nell'enciclica Quadragesimus Annus di Pio XI, che è uno dei pilastri fondanti della dottrina sociale della Chiesa, ci viene descritto proprio questo processo: il cavallo di troia della libera concorrenza diventa il pretesto per eliminare ogni regola a protezione dei mercati; così, gli operatori più forti prima si impossessano di quei mercati, poi addirittura del gioco democratico subordinando a sé la politica, ed infine mettono in guerra gli uni contro gli altri gli stati. Non siamo oggi di fronte a questo?


 

In Italia tutto ciò è diventato evidente nel momento in cui un Governo eletto è stato deposto da una serie di attacchi speculativi che hanno consentito alla stessa oligarchia finanziaria di mettere sia a capo del Governo che dei ministeri dei propri uomini. Con modalità peculiari differenti, ma all'interno di un medesimo quadro, quella che in Italia è chiamata operazione “Britannia”, ha così visto l'avvio della sua seconda fase dopo quella del 1992. A quel tempo, sappiamo tutti che George Soros dette il suo importante contributo alla disintegrazione dello Sme ed alla svalutazione della lira italiana, facilitando così l'acquisizione dell'industria pubblica e delle banche d'interesse nazionale da parte dei potentati finanziari nazionali ed internazionali privati. Oggi, in merito a questo secondo tempo, un nome in particolare da identificare non lo abbiamo – anche se è molto probabile che ancora una volta Soros abbia dato il suo importante contributo o che il Gruppo Inter-Alpha, di cui non a caso il Gruppo Intesa San Paolo fa parte, e di cui non a caso il suo precedente amministratore delegato Corrado Passera è oggi a guidare il ministero dello sviluppo economico e delle infrastrutture – , ma sappiamo che dietro tutto ciò vi sia l'impero britannico che porta avanti una strategia di distruzione degli stati nazionali e di riduzione della popolazione mondiale. A tal ultimo proposito, i venti di guerra provenienti dal fronte siro-iraniano, come detonatore di un ben più ampio conflitto che coinvolgerebbe Russia e Cina, sono lì a dirci che il disegno neo-malthusiano del Principe Filippo d'Edimburgo è ancora in piedi. Tuttavia, abbiamo la possibilità storica di impedire tutto ciò e ridare un'autentica prospettiva di sviluppo a tutto il pianeta.


 

In Italia, con la messa in campo dei primi provvedimenti da parte del Governo Monti, si è verificato quello sciopero di massa che già in più parti del mondo occidentale si è abbozzato e che in nord-Africa ha portato alla caduta dei governi, anche se senza una soluzione strategica e salvifica per le relative popolazioni.

Con il decreto “Cresci Italia”, un decreto incentrato su liberalizzazioni e privatizzazioni – in sostanza sulla deregolamentazione radicale di mercati, e che per fortuna è stato temperato dall'intervento dei partiti in risposta ai propri elettori – Monti ha tentato di trasferire interi mercati all'oligarchia finanziaria. Mentre ai cittadini si è raccontato che tutto ciò sarebbe servito per lo sviluppo, prezzi più convenienti e nuovi posti di lavoro, chi da tempo non crede più alle favole vi ha intravisto il solito schema liberoscambista che Friedrich List chiamava del “calcio alla scala”, ossia quel “sistemino” che eliminando sostanzialmente ogni regola di mercato, sottopone interi settori alla mercè degli operatori finanziariamente più forti, i quali poi finiscono per controllarli in toto. D'altra parte, senza scomodare i precedenti ottocenteschi che resero celebre lo scontro tra i resistenti repubblicani e l'impero britannico (l'impero delle liberalizzazioni appunto) anche in Italia si sono avuti casi magistrali di questo tipo: dalla liberalizzazione/deregulation introdotta nella distribuzione commerciale nel 1998 a quella introdotta per l'intermediazione mobiliare nel 1992, a quella degli autotrasportatori degli anni '80. In tutti questi casi di “nobile” liberalizzazione del mercato, il risultato è sempre stato il medesimo: concentramento dei settori sotto poche potenti mani, precarizzazione del lavoro, abbassamento qualitativo del processo economico.

Ecco perchè, quando lessi sulle pagine del Finacial Times che le “resistenze delle [cattive] corporazioni” stava fermando “Robin Hood” Monti, mi attivai subito per far presente che in realtà eravamo di fronte ad una vera e propria lotta di resistenza democratica del mondo del lavoro – tassisti, edicolanti, farmacisti, negozianti, libere professioni, ecc. - che non facevano altro che tutelare legittimamente il proprio lavoro prima di divenire un solo boccone degli squali della finanza, in debito di ossigeno ed all'affannosa ricerca di nuovi asset, soprattutto dopo l'inizio della crisi finanziaria dall'agosto del 2007.


 

Così, il Governo ha messo in piedi una vera e propria campagna di mistificazione nei confronti di questi lavoratori, facendoli passare come un manipolo di privilegiati a causa di cui l'Italia era finita in crisi. Pur non dicendo espressamente questo, il tam tam mediatico stava letteralmente trasferendo questo messaggio nell'immaginario collettivo della popolazione italiana, distraendoli completamente dalla reale causa della crisi, cioè: dal 2007 nelle sedi del G8, del G20, dell'Unione Europea sono stati decisi, con i soldi dei contribuenti, una serie di scellerati salvataggi delle banche che si sono esposte in irresponsabili operazioni speculative. E' partito allora lo sciopero di massa, che considero tutt'ora in corso anche se fisicamente meno evidente. Quello che allora abbiamo organizzato grazie al sindacato di cui faccio parte, Uritaxi, ed alla piena disponibilità del leader nazionale Loreno Bittarelli, è stata l'operazione “Verità”. Abbiamo prodotto migliaia di volantini dove denunciavamo le reali finalità di Monti e delle liberalizzazioni, le tariffe e la qualità reale del servizio taxi italiano, ed abbiamo dotato tutti i taxi d'Italia di questo ed altri volantini; poi abbiamo sfruttato la forza dei social network e del passa parola che circa 60.000 tassisti potevano mettere in campo ed abbiamo così dato vita ad un vero e proprio sistema informativo parallelo a fare da contro-altare a quello dei mass-media da cui eravamo letteralmente ostracizzati: infatti interi talk show in prima serata parlavano dei taxi o delle altre categorie, senza che fosse interpellato un rappresentante di categoria per avere un contraddittorio. Così, grazie all'operazione “Verità” i mass-media hanno cominciato ad accorgersi che pure questi lavoratori potevano avere diritto di parola nelle loro trasmissioni, fino a che non siamo arrivati addirittura a veder pubblicato il nostro punto di vista sul giornale dell'oligarchia finanziaria, il Financial Times.


 

Una volta guadagnato il grande pubblico abbiamo alzato il tiro e denunciato pubblicamente il ruolo della speculazione nell'attuale crisi, Glass-Steagall, il ruolo di Lyndon LaRouche, la necessità di fermare il liberismo di Adam Smith e la necessità di riscoprire Franklin Roosevelt.

Allo stesso modo, si sono altresì mossi i farmacisti, gli edicolanti, ecc.

Progressivamente il movimento di resistenza, questo sciopero di massa, è diventato più ampio fino a coinvolgere chi non era direttamente colpito dal decreto “Cresci Italia”, ma comunque colpito dalle manovre lacrime e sangue di Monti, in particolare sul fronte delle accise sui carburanti. Così anche gli autotrasportatori, i pescatori, gli agricoltori, sono scesi in piazza fino ad arrivare a bloccare anche parti della rete autostradale. Nel Meridione – regione che in quanto più povera sta accusando le manovre Monti più di altri – vi sono state addirittura delle agitazioni dell'intera popolazione che partendo dalla Sicilia ha finito col coinvolgere altre regioni contro il Governo.

Oggi, la popolazione italiana è più cosciente del fatto che alla base dell'attuale crisi vi sia la speculazione delle grandi banche d'affari. Sia chiaro che non lo è ancora quanto basta! Tuttavia, se riusciamo a far adottare lo standard Glass-Steagall, che separa le banche d'affari dalle banche di deposito, oltre a ridare un vero presupposto di sviluppo all'economia mondiale, avremo anche scongiurato il pericolo di una terza guerra mondiale. Verrebbe meno, infatti, il presupposto per far pretestuosamente innervosire le diplomazie occidentali in aree del mondo che non controllano ma che si trovano sotto la sfera d'influenza russo-cinese. A tal proposito sono in prima linea, per il ripristino dello standard Glass-Steagall sia il Movimento di LaRouche in Italia, Movisol.org, che il Comitato NoBigBanks.it. Il segretario generale di Movisol, Andrew Spannaus, ha collaborato direttamente col Sen. Oskar Peterlini per richiedere il ripristino di Glass-Steagall. Se l'Italia facesse questo, diverremmo un esempio per molti altri coraggiosi paesi.


 

Dobbiamo credere nella possibilità di poter cambiare il corso della storia. I centinaia di attivisti qui presenti possono essere tutti determinanti per cambiare la storia e trasformare questo 2012 dall'anno di una tragedia – come una certa vulgata vorrebbe questa fantomatica profezia dei Maya – ad un anno di rivoluzione culturale, di rinascimento per l'intera umanità.

Dobbiamo essere folli nel senso di Gandhi, nel senso di Erasmo da Rotterdam! Non dobbiamo avere paura di passare per eterodossi o eccentrici come auspicava Bertrand Russell.

Riusciremo a cambiare il corso della storia! Dobbiamo credere di potere e dovere cambiare il corso della storia! Questo sarà il più grande atto d'amore che potremo compiere nei confronti del nostro prossimo.


 

Vi lascio con queste parole di Franklin Delano Roosevelt che scrisse il giorno prima di morire: “L'unico limite alle nostre realizzazioni di domani sono i nostri dubbi di oggi. Dobbiamo affrontare il futuro con fiducia e determinazione.” Grazie.

30 gennaio 2012

E' Monti a provocare il populismo!

Lettera aperta al Presidente Monti.


 

Egr. Presidente Monti,

in questi giorni Lei ha denunciato l'esistenza del "seme di un populismo antieuropeo in Italia come in altri Paesi". Lei ha ragione! Tuttavia, bisogna intendersi in merito a chi e cosa si celi dietro questo sentimento antieuropeo e perché sia progressivamente crescente e addirittura maggioritario in sempre più vasti strati della popolazione europea. Ed a corollario di ciò, Lei dovrebbe chiedersi se le sue politiche economiche fomentino o meno questo sentimento antieuropeo.

E' da almeno il 1992, quando siamo entrati sotto le condizioni del patto di stabilità del Trattato di Maastricht, che ci viene richiesto di fare sacrifici. A noi, ed a tutti gli Europei. Questi sacrifici sono alla base di alcune ricette di economisti, professori, tecnici (oggi al Governo!) che, in Italia come nel resto d'Europa, avrebbero dovuto portare a risanare i conti pubblici, dare prosperità e benessere. Niente di tutto ciò è stato raggiunto! L’esperienza dimostra che nei venti anni dalla sottoscrizione del Trattato, il rapporto debito/pil è peggiorato quasi ovunque. Il peggioramento è stato del 76.9% per la Grecia, 49.9% per la Francia, 41.7% per la Germania, 37.2% per il Portogallo, 36.3% per la Finlandia, 31.5% per l’Irlanda, 24.5% per la Spagna, 17.7% per l’Austria, di una minima misura per il Lussemburgo. In Italia il deterioramento è stato del 19.5%.

Circa il tenore di vita reale della gente, la loro capacità d'acquisto, diritti e tutele del lavoro, sono crollati ovunque.

Queste ricette, d'altra parte, sono sostanzialmente le medesime applicate negli ultimi quarant'anni dal Fondo monetario internazionale in Africa, America Latina, Sud-est asiatico, e là come qua si stanno dimostrando fallimentari!

Ai sacrifici segue sempre più povertà... ma non per tutti! La classe media è stata spazzata via trasformandosi in classe povera. Dai sacrifici della classe media e della classe povera è derivato soltanto l'ulteriore arricchimento della classe ricca, anzi di una vera e propria oligarchia di banchieri e finanzieri!

Nel mentre di questi sacrifici – più dannosi che inutili! – è scoppiata la crisi finanziaria del 2007. Una serie di bolle speculative legate l'una all'altra, hanno trovato il loro detonatore nella crisi dei mutui subprime. Una crisi che – oggi è chiaro a tutti – è dovuta all'ingordigia di un sistema bancario globalizzato, che come aveva già fatto agli inizi del secolo scorso, ha tratto irresponsabili vantaggi dalla costante eliminazione delle regole (abbattimento degli accordi di Bretton Woods, liberalizzazione dei derivati finanziari, eliminazione dello standard Glass-Steagall). Di questa crisi, a pagarne direttamente il conto, sono stati i cittadini dei vari Stati. Dunque, dopo i sacrifici impostici inutilmente per anni, ci è stato poi richiesto di pagare anche per l'ingordigia delle banche!

L'Italia per fortuna non ha dovuto salvare direttamente le sue banche, le quali, giunte per ultime a giocare alla bisca finanziaria, non si sono esposte come le altre. Ma la decisione presa dagli organismi di cui l'Italia fa parte (G20, G8 e UE) di salvare le banche internazionali fallite ed in difficoltà, gravando sui debiti pubblici degli Stati, ha permesso a questi stessi finanzieri di mettere oggi gli Stati con le spalle al muro. Diversamente, avremmo dovuto procedere con riorganizzazioni fallimentari controllate e salvare le economie nazionali! Le finanze italiane, infatti, al sicuro quando il debito era domestico, sono improvvisamente diventate più esposte delle altre, ma non per colpa degli Italiani, bensì dei responsabili della crisi mondiale!

Non contenti, mentre stiamo pagando questi conti che sembrano non avere fine, oggi ci viene detto che conseguentemente il debito pubblico è ancora più alto e dunque dobbiamo fare altri sacrifici per tagliarlo (!). In parallelo a tutto questo, vengono aperti nuovi mercati, con l'eliminazione di ulteriori regole di mercato... le famose liberalizzazioni del suo recente decreto "Cresci Italia".

Come certificato dalla Cgia di Mestre per l'Italia, tutte le realtà liberalizzate hanno subito degli aumenti di prezzo fino a quattro volte superiori l'inflazione (ma invero ciò si è registrato in ogni parte del mondo). Tuttavia, noi aggiungiamo che hanno consentito anche un altro nefasto risultato, ossia il controllo di questi settori, proprio grazie all'eliminazione delle regole, da parte delle banche. D'altra parte, già Friedrich List denunciava l'impero britannico di invocare un radicale liberoscambismo (così si chiamava a quel tempo) per controllare i mercati e poi richiuderli, una volta arrivato in vetta, grazie al "calcio alla scala". Le banche oggi, in Italia, controllano non solo le assicurazioni, ma anche il comparto delle infrastrutture pubbliche come aeroporti e stazioni, le compagnie aeree, le ferrovie, i trasporti, la distribuzione commerciale. Il Paese, grazie alle liberalizzazioni, oltre ad aver visto un aumento generalizzato dei prezzi, è finito di fatto sotto il controllo del sistema bancario nazionale ed internazionale. Oggi, vorrebbe succhiare di più nei settori delle farmacie, della distribuzione commerciale e dei giornali, ed anche dei taxi! Tra un po' ci verrà detto che la sanità e la scuola pubblica non sono sostenibili ed allora attraverso società private controllerà anche questi settori!

Il grande Presidente americano Franklin Roosevelt che salvò il mondo dal nazismo e ridette prosperità agli Americani dopo la crisi del '29, non affamò la propria gente. Egli mise con le spalle al muro un sistema bancario in overdose di debiti e titoli spazzatura (irripagabili come oggi!), lo riorganizzò e lanciò un grande piano di investimenti pubblici nelle infrastrutture e nell'industria, riappropriandosi del controllo del credito pubblico. Noi oggi avremmo bisogno di questo, non di affamare gli Italiani e gli Europei ed esporre i settori produttivi ad un'espropriazione da parte degli squali della finanza, attraverso le decantate liberalizzazioni.

Proprio come fecero gli Americani grazie a Franklin Roosevelt, dopo le ricette fallimentari dei suoi predecessori "salva-banche" ed "ammazza-popolo", se avremo il coraggio di cambiare ci aspetterà un nuovo Rinascimento italiano ed europeo. Diversamente, sarà il suo Governo, come quello degli altri Paesi europei a fomentare questo sentimento antieuropeo.

Claudio Giudici
 

 

22 settembre 2011

Per un Governo di “resurrezione”

 La Banca centrale europea chiede liberalizzazioni per gli speculatori; una banca nazionale avrebbe protetto il lavoro.


 
L'economista e politico americano Lyndon LaRouche denuncia da anni la necessità per ogni nazione del pianeta di dotarsi di sistemi autenticamente sovrani dal punto di visto economico. Per farlo, è necessario abbandonare il sistema monetarista controllato dalle banche centrali ed instaurare un sistema creditizio centrato su banche nazionali sotto la direzione di governi democraticamente eletti. D'altra parte LaRouche denuncia da anni che l'attuale sistema monetarista speculativo avrebbe inevitabilmente distrutto le economie nazionali a tutto vantaggio di una ristretta oligarchia finanziaria internazionale. Anche per i più distratti, i fatti di questi giorni, non sono altro che il progressivo avverarsi dell'analisi di LaRouche.
Il prof. James Galbraith, figlio del più noto economista John Kenneth Galbraith in un'intervista a Il Messaggero, nei giorni scorsi, ha risposto alla domanda su “chi governi oggi se non i governi?” in questi termini: “Abbiamo una tecnocrazia, anzi una tutor crazia, una situazione in cui gli Usa sono sotto la tutela di un pugno di burocrati finanziari, e l`Europa nelle mani di una banca centrale non legittima. I burocrati sono i membri delle agenzie di rating, la Standard and Póor`s ad esempio, che con le loro visioni vogliono plasmare la vita politica di questo Paese, e magari approfittare di questa presunta crisi del debito per disfarsi una volta per tutte del Welfare State. In Europa avete una Banca Centrale che non risponde a nessuno ...”.
In questi giorni, pur all'interno di un contrasto sempre più evidente tra i due, sia il Presidente del Consiglio che il Ministro Tremonti hanno più volte sottolineato il fatto che l'attuale manovra correttiva ci venga imposta dalla Banca centrale europea come condizione per l'acquisto da parte di questa dei titoli di Stato italiani, onde evitare che questi siano alla mercé dei mercati ed i relativi tassi di interesse vadano alle stelle. Tra le condizioni poste dalla BCE vi sarebbe in particolare quella di rendere ancor più deregolamentato il mercato del lavoro italiano e quella di deregolamentare (attraverso liberalizzazioni e privatizzazioni) quei pochi settori dell'economia italiana ancora regolamentati (i servizi pubblici locali e le professioni intellettuali). In sostanza, la BCE chiede all'Italia (ed invero a tutti i paesi membri della UE) uno di quegli ingredienti della ricetta avvelenata che il Fondo monetario internazionale ha imposto per decenni alle economie sottosviluppate dell'Africa (sottosviluppandole ancor più!), a quelle che erano in via di sviluppo nell'America Latina (Cile ed Argentina in particolare), ed a quelle che erano state protagoniste di rilevanti fasi di sviluppo, come quelle del Sud-est asiatico. Per ognuna di esse il risultato è sempre stato il medesimo: assoggettamento delle economie a ristrette oligarchie finanziarie, progressivo impoverimento della popolazione, indebolimento delle economie nazionali.
Ma perchè la BCE tiene così tanto a liberalizzare e privatizzare le economie europee? La BCE è una banca centrale che come dice il prof. Galbraith non risponde ad organismi democraticamente eletti; essa risponde alle banche centrali che la partecipano, che a loro volta rispondono molto più alle banche private che non ai relativi governi. L'attuale sistema finanziario internazionale è funzionale, a partire dai primi anni '70, alla creazione di una stratosferica bolla speculativa. Essa necessita continuamente di esser rifinanziata (pena altrimenti la sua definitiva esplosione); così ogni operatore finanziario, ogni banca, deve poter ancorare progressivamente i propri impieghi, attraverso partecipazioni finanziarie, a nuove voci dell'economia reale. Quest'ultime fungono da sottostante per la creazione di nuovi aggregati finanziari che costituiscono le nuove micro-bolle speculative che sostituiscono quelle scoppiate in seguito alla “presa di coscienza” dei mercati (quella della frode dei titoli della new economy, quella immobiliare e dei mutui facili, quella del credito al consumo facile, quella dei debiti sovrani insolvibili di questi giorni).
Il Presidente Berlusconi ha tenuto a sottolineare che l'attuale debito è frutto delle politiche adottate tra il 1978 ed il 1992, ma non ha evidenziato una questione centrale di cui si parla troppo poco: nel luglio 1981 l'Italia procede alla “denazionalizzazione” della Banca d'Italia, separandola dal controllo dell'allora Ministero del Tesoro. Da lì, la parabola del debito pubblico cresce esponenzialmente perchè i nostri titoli di stato si trovano esposti ai capricci dei mercati speculativi piuttosto che trovare nella banca nazionale la controparte obbligata ad acquistarli. Ecco perchè oltre ad una legge che reintroduca il principio di separazione tra banche commerciali e banche d'affari (standard Glass-Steagall) che impedisca di fare speculazioni con i depositi dei cittadini, un nuovo sistema monetario e finanziario fondato su cambi fissi (una Nuova Bretton Woods), abbiamo anche bisogno di una banca nazionale (banca hamiltoniana1) alle dirette dipendenze del Governo, come insegnato dall'autentico sistema americano di economia politica2. Altro che obbligo di pareggio di bilancio! All'interno di questo quadro di regole ben definito, la mission dei governi non sarà più quella di rispondere all'oligarchia finanziaria, ma quello di perseguire il bene comune utilizzando il credito nazionale per finanziare la creatività umana, attraverso infrastrutture e produzioni al più alto livello tecnologico-scientifico consentito.
L'Italia è di fronte ad un bivio: restare dentro il Titanic della supremazia della speculazione sulla vita della gente, limitandosi a cercare un'inutile cabina viaggio de luxe, oppure scendere dal Titanic – partendo dall'abbandono dell'euro – per salire su una nave che non sia destinata ad affondare. Abbiamo bisogno di un Governo di “resurrezione”.

 
Claudio Giudici
 
1L'art. 1 sez. 8 della Costituzione americana prevede espressamente che l'emissione di moneta sia decisa dal Congresso. Essa viene materialmente creata dalla Banca nazionale. Tutto ciò consente che il sistema creditizio e monetario sia espressione del processo democratico che rappresenta la sovranità popolare.
2Esso fu definito dal primo Segretario al Tesoro, Alexander Hamilton, nei suoi rapporti sulle manifatture, sul credito e sulla banca nazionale ed è espressione diretta di quella tradizione anti-imperiale che segnò la nascita degli stessi Stati Uniti d'America contro l'imperialismo britannico che dominava nel vecchio mondo. Questa tradizione anti-imperiale trova la più marcata continuazione nell'opera di John Quincy Adams, Abramo Lincoln, Franklin Delano Roosevelt e John Fitzgerald Kennedy, grazie a politiche economiche che partendo da una gestione sovrana del credito si sono poi esplicate nel centrare lo sviluppo economico sulla creazione di moderne infrastrutture e lo sviluppo dell'industria produttiva.

10 febbraio 2011

Il sexgate mira a fermare Tremonti più che Berlusconi!

Durante l'Ecofin del 18 gennaio, il Ministro dell'Economia Giulio Tremonti ha affermato: “In sostanza va affermandosi la tesi (avanzata dall'Italia) che in molti casi è la "criticità" del settore finanziario ad aver determinato la crisi dei debiti sovrani di alcuni paesi, Grecia e Irlanda in testa”. Tremonti ancora una volta mette sotto accusa il sistema finanziario e le banche, ponendo l'accento sul fatto che non si possa agire sul debito pubblico – ciò significando tagli alla spesa sanitaria, all'istruzione, allo sviluppo infrastrutturale, alla sicurezza – senza parallelamente procedere ad una riforma del sistema finanziario. Invero, egli sottolinea che un paese come l'Irlanda non aveva un problema di debito pubblico, ma che questo è emerso soltanto in seguito ai salvataggi delle banche. E tutto questo lo ha potuto dire dall'alto di una posizione politicamente e moralmente privilegiata: l'Italia non ha dovuto praticare salvataggi delle banche nazionali, ed ha gestito la crisi mantenendo la spesa pubblica annuale, in rapporto al p.i.l., a livelli molto più contenuti rispetto agli altri stati europei e transatlantici. Ma quella che può essere considerata una posizione fuori dal coro, fuori dall'ortodossia politico-economica globale, caratterizzandosi, per la sua unicità, come quella dotata di maggior coraggio e leadership tra tutti i paesi del G8 e dell'Unione Europea da almeno il 2008 (già nei mesi prima che scoppiasse con tutta la sua violenza la più grave crisi economico-finanziaria dal 1929), è stata sistematicamente minata dalla credibilità che il Governo Berlusconi andava perdendo a causa di uno stillicidio di inchieste a base di scandali sessuali che hanno riguardato in primis il premier italiano.

Nel pieno dell'accelerazione della crisi finanziaria – evidente se si guarda all'iperinflazione che riguarda le materie prime – , l'Italia potrebbe giocare un ruolo primario, perchè la leadership mostrata da Tremonti troverebbe ulteriore forza in altre iniziative italiane che vanno nella giusta direzione: la proposta dell'ex Ministro dell'industria, prof. Paolo Savona, di uscita dall'euro, e le molteplici risoluzioni per la riforma del sistema finanziario internazionale approvate negli ultimi anni dal Parlamento italiano con maggioranze trasversali (cose per cui il movimento di LaRouche ha giocato un ruolo determinante). Questo, nonostante quella forma di compromesso con il sistema monetarista, che sono gli Eurobond di Tremonti; infatti, ciò di cui abbiamo bisogno è la ben più radicale rottura con il sistema monetarista ed il passaggio a sistemi creditizi nazionali, in quanto solo attraverso il credito sovrano potremo avere il ritorno della primazia della politica sui poteri finanziari ed il rilancio dell'economia reale. Infatti, a tal proposito, si può rilevare un grande paradosso: per via del ricatto della finanza internazionale contro ogni Paese (Italia compresa), che minaccia di scatenare la speculazione contro i titoli di stato in qualsiasi momento, Tremonti si trova costretto a continuare la politica del “Patto di stabilità” europeo, imposta proprio da chi vorrebbe contrastare.

La crisi, in particolare, va maturando su due fronti dove l'Italia, più di altri, potrebbe e dovrebbe essere punto di riferimento per la risoluzione degli stessi: la crisi dell'euro (Grecia, Irlanda, la criticità della situazione di Portogallo e Spagna) e quella dell'area sud-mediterranea e medio-orientale (Tunisia, Algeria, Egitto, Marocco, Libano, Libia, Giordania, Yemen). All'interno dell'Eurosistema, l'Italia è promotrice di una riforma del patto di stabilità, con la mira di allentare il cappio rappresentato dai debiti pubblici, conscia che senza la possibilità di effettuare investimenti infrastrutturali e senza sostenere il welfare, non sia possibile assistere ad alcun rilancio dell'economia reale. Parallelamente, a livello extra-europeo, essa denuncia e propone la necessità di riformare l'intero sistema finanziario internazionale per sottoporre a rigidi controlli la speculazione. In merito all'area sud-mediterranea, l'Italia è il primo partner commerciale del Libano, il secondo partner commerciale di Tunisia, Algeria ed Egitto, e il terzo partner del Marocco, mentre per la Giordania è il secondo partner dell'Unione Europea. Da tutto ciò ben si comprende l'interesse che l'Italia ha per questa area e cosa possa voler dire, per interessi antagonisti, avere un'Italia completamente destabilizzata e concentrata – sia nella sua classe dirigente che nella sua opinione pubblica – su scandali che quanto meno hanno un rilievo secondario rispetto ad interessi geo-strategici ed economici.

D'altra parte, quando il 7 febbraio 1992, venne firmato il Trattato di Maastricht, appena dieci giorno dopo, l'allora pubblico ministero Antonio Di Pietro, chiese ed ottenne un ordine di cattura per l'ingegner Mario Chiesa, dando così avvio alla stagione di Tangentopoli. Quello che sicuramente è il più importante accordo internazionale del dopoguerra firmato dall'Italia, con conseguenze che di fatto l'hanno privata di una reale sovranità economica, sottoponendola agli asfissianti parametri del patto di stabilità, avvenne a Camere sciolte, con un Governo in prorogatio, e con un dibattito limitato dal caos di un'inchiesta giudiziaria che ha avuto evidenti obiettivi politici. Fra l'altro, il Governo cadde e le Camere furono sciolte in una situazione piuttosto strana, il 2 febbraio 1992 (dunque appena cinque giorni prima di quella importantissima firma). Il Corriere della Sera definì la procedura di scioglimento “se non proprio anomala, almeno inconsueta”, ed il Presidente della Repubblica, Francesco Cossiga – che fu l'unico grande dirigente DC a non esser coinvolto dalla stagione di Mani Pulite – la giustificò con queste ambigue parole: “Ho sciolto le Camere prima della scadenza perchè non funzionavano e toglievano legittimità alle istituzioni... Credo giunto il momento magico per rinnovare anche moralmente il nostro sistema politico, per rifondare la Repubblica con un nuovo patto nazionale”.

Questo riferimento non deve esser considerato inappropriato, perchè ciò che sta avvenendo oggi in Italia è da considerarsi la prosecuzione di quella stagione di interdizione della sovranità politico-economica nazionale, che senza un intervento pesante della magistratura contro l'allora classe dirigente, non sarebbe mai cominciata. Oggi, il baluardo che l'Italia ha contro la prosecuzione di quella stagione è rappresentato in primo luogo da Tremonti, ed il modo più facile per abbatterlo è colpire quelle che rischiano di rivelarsi assolute debolezze in Silvio Berlusconi. Ma il pericolo che Tremonti rappresenta per l'oligarchia finanziaria, come già detto, non è limitabile alla sola Italia, ma può avere risvolti a livello internazionale.

D'altra parte, le rivolte che stanno avendosi nell'area sud-mediterranea e medio-orientale, lungi dall'essere la mera protesta contro modelli politico-economici tipici di quell'area, sono la conseguenza dei disagi economici procurati da sistemi dispotici creatisi sotto il condizionamento degli epigoni della globalizzazione finanziaria. La profonda crisi economica e sociale è il prodotto della politica liberista imposta dal FMI e dall'Unione Europea. Già privi della sicurezza alimentare, questi paesi sono stati colpiti duramente dall'aumento dei prezzi delle merci a partire dal 2007, e che ora ha riaccelerato a livelli superiori a quelli delle rivolte del 2008. Nel caso della Tunisia (ma anche dell'Egitto e del Marocco) la collusione è evidente. Oltre vent'anni di cooperazione tra Tunisi e Banca Mondiale e FMI ha portato ad un'alta disoccupazione, anche tra le fasce più istruite. Un rapporto della Banca Mondiale nota che il numero dei giovani laureati disoccupati è quasi triplicato in 10 anni, da 121.800 nel 1996-97 a 336.000 nel 2006-2007. Spinto dalle istituzioni internazionali, dall'UE e dalla Francia, il governo ha realizzato “riforme” come la privatizzazione delle infrastrutture e delle industrie (compresi i porti, le acciaierie e le imprese minerarie), l'eliminazione dei dazi, la liberalizzazione delle esportazioni, la svalutazione della moneta, l'apertura del mercato del lavoro alle imprese estere che impiegano la forza lavoro tunisina a salari bassi, per produrre parti di ricambio per automobili e articoli di abbigliamento. La Tunisia è stato il primo paese nordafricano a stipulare l'accordo di libero scambio con l'UE (1995) che ha permesso l'applicazione radicale di queste politiche liberiste.

E' altresì da considerare che la destabilizzazione interna che sta subendo la politica italiana, attraverso gli attacchi al Popolo della Libertà nella figura di Berlusconi, ha già interessato il Partito democratico nella sua ala dalemiana, colpita anch'essa da una serie di inchieste che hanno depotenziato fortemente il partito. Il PD, infatti, è stato reso privo della leadership che avrebbe potuto avere, ed alla mercè di continue derive demagogiche e giacobine non funzionali all'interesse nazionale.

In questa situazione la politica italiana deve stare attenta a non farsi tirare dentro alla complessiva strategia di caos che coinvolge l'Italia, e piuttosto essere capace di anteporre l'interesse per una autentica riforma del sistema finanziario internazionale, dell'Eurosistema, e per lo sviluppo delle aree più povere del pianeta. In questa ottica: una nuova Bretton Woods; la proposta del prof. Savona per la fuoriuscita dall'euro; e la “rivoluzione azzurra” per il Nord-Africa, capace di dare acqua ed infrastrutture di base, possono e devono essere i programmi cardine di una politica che voglia ritrovare la dignità di tornare a governare gli Stati, piuttosto che esserne costantemente uno dei tanti elementi condizionati dagli interessi finanziari.


Claudio Giudici

11 gennaio 2011

Sul caso di Tucson

(Accademia Politica) Jared Lee Loughner, il giovane squilibrato di Tucson reo di aver ucciso 6 persone e fatto 14 feriti con un'arma da fuoco, contrariamente ai suoi intenti, finirà probabilmente col dare una mano alla riforma sanitaria di Obama. Mentre scoppia lo scandalo internazionale intorno a questa riforma - un tipico caso di "azzardo morale" che vede l'Amministrazione Obama procedere a tagli della spesa sanitaria, mascherati con l'estensione della stessa ad una fetta degli indigenti, dopo aver attuato salvataggi bancari per trilioni di dollari - il caso di Tucson darà valenza più digeribile alle tesi della parlamentare democratica Gabrielle Giffords, che è una accanita sostenitrice della riforma dell'Health care. Sono molti gli aspetti immorali della riforma, in quanto ispirata da un approccio utilitaristico alla vita umana, sulla falsariga del modello britannico (dove infatti l'aspettativa di vita media è la più bassa dell'UE), ma con i media che adesso sono concentrati sulla lista di "proscrizione" di Sarah Pallin (tra cui vi era la Giffords), il dibattito sui fattori seri è ora troncato sul nascere.
La domanda allora è: chi è veramente Jared Lee Loughner? L'MK Ultra c'entra qualcosa o siamo più semplicisticamente a rapporti di causa-effetto? Oppure, ben prima della "lista Pallin", il vero principio di causalità lo rintracciamo in una crisi economica a cui anche Obama risponde con metodi filo-oligarchici e che sta generando nella cittadinanza Usa un vero e proprio "sciopero di massa" che si manifesta da mesi con proteste contro i parlamentari, rei di non pensare agli interessi della gente comune? In ogni caso, qualunque sia la risposta, chi ha a cuore il bene comune deve mantenere l'attenzione sul merito della riforma dell'Health care statunitense.

29 dicembre 2010

La neve svela che il re è nudo … e gli fa un gran freddo!

 

Le precipitazioni nevose che si stanno verificando un po' in tutta Europa, ripetono quanto già verificatosi in modo evidente negli inverni 2007/2008 e 2009/2010. Non deve sorprendere, perché in realtà il micro-ciclo del riscaldamento globale avutosi nel periodo 1975-98 (+0,6°) si è naturalmente e regolarmente esaurito all'interno dei sovra-cicli freddi, per influenza dei cicli astronomici. Così a dispetto della apocalittica campagna contro-culturale hollywoodiana, propinata persino nelle scuole, e funzionale a gestire interessi geo-politici, anche l'evidenza dei sensi si allinea alla vera scienza.

Tuttavia la neve di questi giorni ci svela anche – se non fosse già abbastanza evidente – lo stato di collasso dell'attuale modello economico liberista e monetarista della globalizzazione. Capace di alimentare salvataggi finanziari per quadrilioni di dollari, attraverso forme di garanzia statale, questo modello rende le autorità pubbliche incapaci di rispondere adeguatamente anche alle prevedibili e previste nevi cittadine. A parte i casi più eclatanti di vera e propria disorganizzazione amministrativa (come nel caso di Firenze, dove un'intera città è stata – per la gioia degli ambientalisti – pedonalizzata da Madre Terra Gaia, e i cittadini sono stati costretti ad incamminarsi a piedi anche per decine di chilometri verso le loro case, abbandonando le auto ai bordi delle strade), nell'intero Primo mondo si registrano difficoltà di risposta amministrativa, dovuti in primo luogo all'assenza di fondi. Se il processo di progressivo indebitamento delle pubbliche amministrazioni è in atto oramai da decenni, avviato dalla trasformazione delle economie da industriali a terziarizzate, l'accelerazione della crisi finanziaria globale del 2008 ha “improvvisamente” privato le casse pubbliche delle risorse necessarie per assolvere a quelle spese che seppur eccezionali, rientrano comunque nell'ordinaria amministrazione della cosa pubblica. E nella tendenza finanziarista rientra purtroppo anche l'immorale ed incosciente gioco d'azzardo a cui si sono abbandonati gli amministratori pubblici attraverso l'esposizione in finanza derivata, dove si sono registrate perdite nell'80% dei contratti conclusi. Così, manca il sale da spargere sulle strade, mancano le catene da neve per i mezzi pubblici e di soccorso, manca il personale di riserva per assolvere ai casi eccezionali, ma ancor più manca il complessivo sviluppo della piattaforma economica (infrastrutture, organizzazione delle dinamiche della civitas), non più funzionale a rispondere alle esigenze di sviluppo delle popolazioni.

All'interno della logica del just in time, dei progressivi tagli alla spesa privata e pubblica (inevitabile in un modello economico che privilegia gli interessi finanziari e non quelli produttivi), delle liberalizzazioni e delle privatizzazioni, l'intero (dis)ordine finanziario e monetario a cambi fluttuanti sovrasta le economie nazionali, impedendo l'avvio di nuove fasi di sviluppo dell'economia fisica.

In questo contesto, l'Eurosistema gioca un ruolo perverso e storicamente infondato: esso pretende l'avvio di una nuova fase di sviluppo, imponendo ai Paesi membri medesime politiche monetarie nonostante realtà fisico-economiche profondamente diverse: cos'hanno a che fare Germania e Francia con il Portogallo e la Grecia? Così, nel tentativo di omogeneizzare realtà finanziarie eterogenee, il “Patto di stabilità” impone una controproducente azione sul livello dei bilanci statali, di modo da creare una proporzionalità tra prodotto interno lordo nazionale e posizioni debitorie; conseguentemente le economie più deboli, che per rafforzare l'economia reale avrebbero bisogno di maggiori interventi ad alta intensità di capitale e tecnologia (dunque di aumentare la spesa e non di contrarla), sono invece quelle che si impoveriscono con un maggior tasso di accelerazione. Infatti oggi, dopo circa 18 anni di vita del “Patto di stabilità”, i Paesi membri dell'UE, si ritrovano i parametri a livelli uguali o superiori rispetto a quelli con cui avviarono la loro esperienza “risanatrice” e di “sviluppo” e con l'aggravio del tessuto dell'economia reale profondamente impoverito (contrazione del welfare, perdita di cespiti produttivi, vetustà delle infrastrutture).

Così, il re è nudo, la neve ce lo ribadisce, la gente lo capisce sempre più, ma resta in attesa che la classe politica dirigente si organizzi e faccia qualcosa per rivestirlo.

Ricordiamo la nostra ricetta, la ricetta larouchiana: 1) una riorganizzazione fallimentare ordinata dell'intero sistema finanziario internazionale; 2) un nuovo ordine monetario a cambi fissi; 3) il lancio di linee di credito garantite dagli Stati, a basso tasso d'interesse ed a lunga scadenza per finanziare 4) progetti infrastrutturali ad alto impatto tecnologico in tutto il pianeta, che fungano da volano per rilanciare l'intero sistema economico. In una parola vi è la necessità di riadottare l'autentico “Sistema americano di economia politica”, così come fu magistralmente interpretato da Franklin Delano Roosevelt.


 

Claudio Giudici

10 aprile 2010

Nella morsa del sistema, Firenze rinasce da sotto terra

 

Chi è e che cosa vale questa creatura umana – chiunque essa sia – che mi sta accanto? Chi è? Individua substantia rationalis naturae: cioè un individuo portatore di un regno interiore di libertà, di intelligenza e di amore; cioè un mondo in un certo senso autonomo, che si svolge dall'interno e che ha come interiore ed immediato centro di gravitazione Dio medesimo. Cosa vale? Quanto vale il suo atto interiore di libertà, di visione e di amore con cui egli “attrae” in sé Dio medesimo. Come mi comporterò verso di lui? Come si comporta Dio verso di lui, come mi comporto io con me stesso e come vorrei che gli altri si comportassero con me: rispettando in lui, con delicatezza e purità, la personalità interiore di cui è portatore: rispettando cioè, soprattutto, quelle radici di vera libertà e di spontaneità che mettono in moto il meccanismo espansivo della sua intelligenza e della sua volontà. La legge morale è tutta qui: ama il prossimo tuo come te stesso; non fare agli altri quello che non vorresti che gli altri facessero a te.” (Le città sono vive – Giorgio La Pira)


 

La situazione internazionale

La vittoria della larouchiana Kesha Rogers alle primarie democratiche nel 22esimo distretto del Texas, segna in modo tuonante ciò che era già da tempo rilevabile da parte degli osservatori più attenti: l'entrata della politica mondiale in una nuova fase.

La crisi economica ha mostrato che il re è nudo. Mentre i principali Governi del pianeta hanno proceduto a salvare dai fallimenti le banche, senza porsi tanti scrupoli e senza badare a spese, l'atteggiamento che questi hanno avuto, invece, nei confronti delle popolazioni, è rimasto quello tipico da clima d'austerità, guidati dalla demagogica stella polare del “dover far quadrare i conti”.

Tutto ciò è venuto così a configurare una vera e propria forma di “azzardo morale” a livello globale.

In parallelo ai salvataggi bancari di Bush ed Obama negli Stati Uniti, la Gran Bretagna ha proceduto ad una serie di nazionalizzazioni bancarie che oggi portano il suo rapporto debito pubblico / p.i.l. al 147% (mentre quello ufficialmente riconosciuto, cioè senza considerare le nazionalizzazioni, è salito dal 50 al 60% in un solo anno), ed i Paesi della zona Euro si sono mossi senza nessun genere di iniziale coordinamento, in salvataggi bancari che ora li obbligano ad impostare politiche di tagli nei confronti dell'economia reale e del general welfare, in modo ancor più radicale rispetto a quanto fatto dal 1992 ad oggi.

L'approccio seguito da Barack Obama nei confronti della politica sanitaria, è emblematico di questo fraudolento modo di procedere. Dopo aver centrato la propria campagna elettorale sulla issue dell'allargamento della tutela sanitaria a tutto il popolo statunitense, una volta giunto alla Presidenza, ha sensibilmente spostato l'accento del suo messaggio, dicendo che la sanità va data sì a tutti (anche se circa 15milioni di statunitensi resteranno senza), ma ne va data di meno a chi già l'aveva, perchè altrimenti “i conti non tornano”.

Questo approccio contabilista per cui “i conti non tornano” quando si parla della vita della gente, ed il diametralmente opposto approccio per cui le banche “sono troppo grandi per poter essere lasciate fallire”, ha scioccato l'intera popolazione americana, entrata in una storica situazione da “sciopero di massa”, come l'avrebbe definita Rosa Luxemburg. La cosa è stata notata anche da Il Corriere della Sera.

Questa nuova situazione che va caratterizzando la politica statunitense, è sancita in modo definitivo dalla vittoria di Kesha Rogers in Texas, dove l'elettorato democratico le ha riservato il 53% dei suffragi (contro il 27% ed il 20% riservato ai due candidati obamiani) in una campagna all'insegna dell' “Impeach Obama!”. Dunque, laddove non sia chiaro, l'elettorato democratico ha sostenuto un candidato che vuol mettere in stato di accusa per tradimento della Costituzione, il Presidente Obama. Così, nelle ultime ore, Obama e la dirigenza del Partito Democratico, stanno lavorando per inficiare quel risultato elettorale e disconoscere la rappresentatività di Kesha Rogers, suscitando già le prime proteste degli elettori.

Allo stesso modo vediamo in Grecia, che dopo i salvataggi bancari ed il rischio di fallimento in cui essa oggi incorre come Stato, non si è perso tempo, ubbidendo ai diktat provenienti dalle istituzioni dell'eurocrazia, a tagliare gli stipendi dei lavoratori e ad elevare l'imposizione fiscale. “Azzardo morale” appunto.

Così, nello stesso giorno in cui la popolazione greca scendeva in piazza per protestare contro i tagli al bilancio, la Commissione UE e alcuni governi premevano sulla Governo greco per adottare un più drastico piano di tagli.

A Madrid, invece, il capo del Banco Santander, Emilio Botin, chiedeva al governo spagnolo di non fermarsi al pacchetto di austerità da 50 miliardi, ma di avviare immediatamente una riforma del sistema pensionistico. Questo ha provocato in Spagna una mobilitazione della popolazione, che ha coperto 57 città in 12 giorni successivi, con slogan quali “in difesa delle pensioni. No all'innalzamento dell'età pensionabile. Tagliare la rete sociale non è la soluzione”.

Anche in Portogallo, le confederazioni sindacali hanno annunciato uno sciopero generale.

Il problema di fondo resta il sistema della globalizzazione finanziaria, che in Europa si manifesta attraverso il sistema dell'euro, controllato dal sistema bancario privato che domina la Bce. L'abbandono del principio della separazione tra banche ordinarie e banche d'affari (standard Glass-Steagall) ed il “patto di stabilità”, da un lato inquinano l'economia reale di attività finanziarie puramente speculative, dall'altro impediscono il rilancio della produttività con investimenti nelle infrastrutture di base e nell'industria. Ciò genera un inarrestabile processo di contrazione delle capacità produttive nazionali e la continua riduzione del welfare (dagli investimenti in infrastrutture, alla sanità, all'istruzione, alla previdenza, alle funzioni storicamente primarie degli Stati, quali quelle di polizia e di giustizia).


 

La situazione fiorentina: luci ed ombre

Luci

All'interno di questo contesto, la nuova Amministrazione fiorentina – che teniamo sotto particolare attenzione per l'anomalia positiva che rappresenta all'interno del Partito democratico italiano – si sta muovendo con particolare intraprendenza.

L'approccio alle questioni delle tre stelle di punta di questa Amministrazione – il Sindaco Matteo Renzi, il Vicesindaco Dario Nardella e l'Assessore alla mobilità, Massimo Mattei, tutti tra i trentacinque ed i trentanove anni – segna una sostanziale discontinuità da quello dei loro predecessori.

La nuova Amministrazione fiorentina, infatti, è riuscita in questi mesi, in cose che la precedente nomenclatura cittadina riteneva impossibili: la pedonalizzazione dell'area prospiciente il Duomo, l'avvio di sistemi di semplificazione della vita cittadina (per la pulizia stradale, per la circolazione), il reinquadramento della Polizia Municipale come tutrice dell'ordine cittadino e del traffico, invece che come “esattrice” fiscale. A questo ultimo proposito, basti pensare che l'ex assessore al bilancio – una delle principali rappresentanti della fronda interna al PD, contro Renzi – era arrivata ad affermare ad una radio locale, che una cittadinanza ligia al codice della strada sarebbe stata un problema per il bilancio comunale (!). Ciò rende bene l'idea di quelle che fino al giugno 2009 erano le tendenze nella gestione del Comune fiorentino.

La particolarità, è che questo operato avviene più col contrasto delle dirigenze cittadine e provinciali del PD, che non con quello dell'opposizione (invero a Firenze, troppo debole per poter ostacolare uno come Renzi). Ma oltre i vari apparati politici, ci sono anche quelli dirigenziali, sindacali e dell'associazionismo, che fondamentalmente sentono sfuggire di mano il controllo di una Città che da troppi anni tenevano immobile.

Ma il vero colpo di classe, Renzi l'ha fatto recentemente, quando in Consiglio comunale ha annunciato una serie di progetti di sfruttamento del sottosuolo fiorentino – proprio come avevamo auspicato nel marzo dello scorso anno con “Firenze rinasce da sotto terra!” – che apriranno per la Città, una nuova era. La linea 2 della tramvia – una tragicommedia la costruzione della linea 1 – sarà in buona parte interrata; poi, la Città sarà dotata di una tangenziale sotterranea che andrà da nord a sud. Purtroppo queste infrastrutture saranno costruite secondo lo schema del project financing, di fatto mettendole nella disponibilità dei privati, e dunque delle logiche di profitto a breve, che rendono impossibile una politica di continui reinvestimenti. Ma dentro al “patto di stabilità” europeo, congegnato senza distinguere tra spesa corrente e spesa in conto capitale, non è possibile fare altrimenti.


 

Ombre

In generale, la gestione della Città, appare rispondere a freddi schemi di tipo manageriale. Renzi non vuol confrontarsi con le parti sociali e questo produce diverse criticità. Egli ha dichiarato più volte che il tempo della concertazione è finito; ed è bene che sia così, vista la strumentalità al sistema della globalizzazione finanziaria assunta dal mondo sindacale dal protocollo Ciampi in poi, portando sì alla lotta all'inflazione nominale, ma non a quella reale a difesa del tenore di vita dei lavoratori.

Tuttavia, non concertare non può però voler dire assumere atteggiamenti thatcheriani. Infatti, Renzi decide con i suoi collaboratori più fidati, e notifica alla Città. Così, i cittadini non si sentono parti attive di un processo, ma vedono calar dall'alto, da un giorno all'altro, le decisioni dell'Amministrazione. Questo alla lunga logora i rapporti, ed impoverisce lo spirito di partecipazione alla vita civica. D'altra parte, questo metodo delle decisioni prese intorno ai “caminetti fiorentini”, ricorda molto quello dei “caminetti romani”, che Renzi denuncia essere il vero problema del PD.

C'è dunque bisogno che Renzi e l'Amministrazione fiorentina, comunichino maggiormente con la Città, aggiornandole progressivamente in merito alle opzioni che si intendono adottare. Mantenendosi ferrei relativamente al dovere di “dover fare delle scelte”, alla lunga, sarà facilitata l'azione amministrativa, poiché il cittadino si sentirà parte del processo decisionale, piuttosto che passivo destinatario dello stesso.

Il metodo che sta seguendo l'Amministrazione, risulta essere traumaticamente vincente quando attuato nei confronti del “popolino”, e sistematicamente perdente quando attuato per le nodali questioni infrastrutturali con attori di pari o superiore livello istituzionale. Così, in merito alla pista parallela dell'aeroporto fiorentino, si è ottenuto il niet del limitrofo Comune di Sesto Fiorentino; circa il sotto-attraversamento per l'alta velocità, l'idea di una mini stazione (mini-Foster) di Renzi, ha subito il niet del ministro Matteoli; in merito al progetto dei Della Valle, per la costruzione di un'area con centri commerciali, museo, alberghi, nuovo stadio, anche qui non è stato raggiunto alcun risultato.

Dunque, subiscono i deboli, reagiscono i forti. Le parole di Giorgio La Pira, con cui abbiamo introdotto questo aggiornamento, dovrebbero offrire a Renzi, che è ammiratore e studioso dell'opera del compianto fiorentino d'adozione, la chiave di volta per ottimizzare la propria azione.

Per le stesse ragioni, la principale difficoltà incontrata da questa giovane Amministrazione, è derivata dal generalizzato e forte aumento dell'imposizione fiscale da essa adottato, consequenzialmente alla contrazione delle entrate nel bilancio comunale. Purtroppo ciò si assomma alla pesante eredità lasciata a Renzi dalle precedenti amministrazioni. Firenze ha la tassazione più alta d'Italia (692 €/abitante, rispetto alla media nazionale di 558 €/abitante) ed una pessima gestione delle spese relative all'auto-amministrazione, che, infatti, se portata in linea alla best practice nazionale, porterebbe in cassa 62 milioni di euro. Il rialzo che più ha fatto clamore è stato quello del canone per l'occupazione del suolo pubblico (aumenti dal 30 al 170% in una fase di crisi economica), che ha portato circa 700 ambulanti fiorentini a fare una serrata ed a scendere in piazza.

Per di più, se Renzi non vuole essere espressione del sistema, proprio come i suoi predecessori, dovrà trovare il coraggio per procedere su un doppio binario: 1) la denuncia delle logiche perverse che dominano il macrosistema della globalizzazione/speculazione finanziaria, del “patto di stabilità” e del Wto, che sono l'origine dei problemi che gli stessi amministratori locali hanno nel gestire i loro territori; 2) fare un patto con la cittadinanza per il buon governo cittadino, che lo porti già da questo anno a ridurre le spese improduttive per l'auto-amministrazione comunale, a recuperare maggiori fondi dalla Regione e dal Governo (Firenze ne riceve meno rispetto alla media nazionale) ed a ridurre l'imposizione fiscale cittadina.

Tutto ciò, ovviamente, in attesa della inevitabile riorganizzazione fallimentare del sistema finanziario internazionale, come proposta da Lyndon LaRouche.
 

Claudio Giudici
 

22 marzo 2010

Riflettendo col Vicesindaco Nardella su cosap e suolo pubblico

L'uso dell'informale è dovuto al fatto che la risposta è stata data sul social network Facebook.

Caro Dario, condivido l'approccio – il termine non piacerà – “dirigistico” che andate attuando. La politica deve guidare una Città nelle sue numerose manifestazioni a ricaduta collettiva, e non limitarsi a fare da apri pista alla “mano invisibile” del mercato, a cui lasciar decidere il cosa, il dove ed il come di una Città. D'altra parte l'iperinflazione di “teli bianchi” - ed invero di attività di somministrazione alimentare e di catene commerciali – è generata proprio dal culto liberista ufficializzato dal primo decreto legge Bersani (1998), e la cui portata non a caso intendete limitare. Allo stesso modo, il guadagno facile prodotto da affitto e subaffitto è stato consentito dalle normative sviluppatesi tra il '92 ed il '98 che hanno aperto alla possibilità di locare secondo l'idea del free market (che il canone libero incorpora) piuttosto che quella del fair market (che l'equo canone incorporava). Ed è giusto che tutto ciò vogliate combattere, visto che il male del nostro tempo è economicamente rappresentato dalla rendita immobiliare e da quella finanziaria (altro che rendita di posizione, inevitabile, almeno che non si pretenda di eliminare la curvatura spazio-tempo!), a tutto detrimento del corrispettivo da lavoro. Tuttavia, se la vostra intenzione è questa, aumentare il cosap per indurre indirettamente i locatari (dei banchi per esempio) a ridurre il loro canone d'affitto, produrrà un effetto contrario rispetto a quello ricercato. Esso produrrà soltanto la sostituzione degli attuali affittuari con altri che possono permettersi una redditività del lavoro ancor più bassa o addirittura negativa (rispettivamente, soggetti a più basso tenore di vita rispetto agli attuali, o chi deve riciclare il denaro sporco).
Sabato, dopo diversi anni, mi sono fatto un giro per San Lorenzo. Personalmente, non l'ho trovato peggiore rispetto a metà degli anni '90 quando andavo a cercarvi i jeans usati. Sono cambiate le etnie di chi vi lavora, ma ciò ripeto è dovuto, alle normative liberiste introdotte, che hanno abbassato la redditività del lavoro da commercio, e reso più conveniente la locazione a soggetti che (per più basso tenore di vita) possono accettare quella più bassa redditività. Fenomeni, in ogni caso, prodotti dall'ideologia liberista in ogni settore economico.
Una domanda però: quando dici “Il suo utilizzo [di Firenze] è oggetto di un interesse pubblico di cui sono espressione sia i fiorentini che l’intera umanità” cosa si intende? Mi chiedo se io come cittadino abbia più interesse a passare da un San Lorenzo vuoto, per poter dire “Da oggi questo spazio posso calpestarlo anch'io!” oppure l'interesse pubblico a cui io come singolo cittadino partecipo è proprio concretizzato dal fatto che qualcuno, in quel momento, in quel punto, stia svolgendo una funzione economico-sociale (lavori appunto!)?
Ed in merito a questa sorta di rivoluzione della filiera – ben vengano nuovi indirizzi – l'aumento del cosap non è certo ricollegabile. Questo aumento si inserisce in una più generica politica di aumenti fiscali a cui, secondo me, vi siete piegati troppo presto. Il vostro modo di fare politica segna una forte ed apprezzabile discontinuità valoriale dal precedente, ma questo rialzo della tassazione pare più essere il frutto della paura di fallire in un progetto assai ambizioso, che giustificato dagli alti valori a cui vi ispirate.
Mancano i soldi in bilancio? In questa fase di crisi economica, noi cittadini stingeremo ancor più i denti e vi aiuteremo. Ma da parte vostra devono esservi due impegni: 1) uno di tipo lapiriano, di guardare fuori dai confini cittadini e denunciare ciò che non va a livello di macrosistema e che ricade su di voi amministratori e su di noi amministrati: il mercato dei capitali usuraio, l'idiozia storico-economica del “patto di stabilità”, gli accordi del Wto (se tutto questo non viene modificato, vi diletterete di anno in anno ad alzare le tasse e ad offrire sempre minori servizi); 2) l'impegno a rendere più efficiente l'auto-amministrazione comunale a cui viene destinato un terzo del bilancio, e quello di ottenere dalla Regione quanto in media ottenuto dalle città capoluogo, di modo da riabbassare la tassazione generale.

Qui sotto l'articolo del Vicesindaco di Firenze Dario Nardella

Suolo pubblico e interesse generale
Basta immaginare Firenze vista dall’alto, con le macchie di teli bianchi per capire la dimensione straordinaria dell’impatto dei mercati ambulanti turistici sulla città, lo confermano le statistiche: una licenza ogni 100 m. nel centro storico. Un’area dichiarata patrimonio mondiale dell’UNESCO, in cui ogni angolo, vicolo, piazza di questo fazzoletto di terra ha un valore culturale e storico inestimabile. Il suo utilizzo è oggetto di un interesse pubblico di cui sono espressione sia i fiorentini che l’intera umanità. Sta qui il cuore della nostra visione, alla quale si lega la decisione di aumentare il canone per l’occupazione del suolo pubblico. Un’impostazione che va ben oltre l’esigenza di bilancio e che sposa la sfida di una città che intende riappropriarsi degli spazi pubblici, come avvenuto con la pedonalizzazione di piazza del Duomo.
Firenze ha progressivamente perso il controllo - perfino il senso di appartenenza - di pezzi interi del centro e i mercati turistici ne sono un esempio. La loro perdita di identità, lo scadimento dei prodotti ed una legge regionale che trasforma, di fatto, la temporaneità della concessione dell’ambulante in una sorta di diritto acquisito all’uso commerciale del suolo, ci pongono davanti ad un fenomeno di “privatizzazione” di una risorsa pubblica. Essa, come tutte le risorse pubbliche preziose ha un valore assai alto e crescente, il cui sfruttamento non può che costituire un diritto temporaneo, quasi un privilegio, a cui deve corrispondere un’altissima responsabilità. Il problema rinvierebbe al tema ben più ampio dell’uso di risorse come l’aria, l’acqua e non può essere banalizzato ad una mera questione, certo legittima, di aumenti percentuali. Chiediamoci, ad esempio, se appaia accettabile il fatto che sei mq. di suolo pubblico in S. Lorenzo possano essere affittati e perfino subaffittati da un privato, come accade in due casi su tre. La legislazione regionale, che consente tutto ciò, sembra non aver affatto considerato l’impatto sulla rendita di posizione e sulla limitazione dell’interesse pubblico alla tutela del patrimonio culturale. Se poi aggiungiamo che una concessione può essere facilmente trasferita come fosse un bene privato, assistiamo al rischio di una perpetua privazione dei cittadini del proprio territorio. Quanti sono e a chi attribuire i costi sociali e culturali di tutto ciò? Quali sono allora i benefici collettivi corrispondenti?
I mercati turistici del centro appartengono alla storia e al patrimonio della città, sono il biglietto da visita per i 20.000 visitatori / clienti-consumatori che attraversano ogni giorno questo lembo di territorio. Proprio per questo il Comune ha il diritto/dovere di garantirne la qualità e la sostenibilità economica e architettonica.
Da ciò deriva il progetto complessivo a cui lavorano Sindaco e amministrazione dall’inizio del mandato, aperti al confronto. Un piano, complesso e faticoso, che non può essere realizzato in pochi giorni e non deve prescindere dagli stessi protagonisti, i commercianti, dai quali ci si aspetta una chiara assunzione di responsabilità: salvare i propri mercati, riqualificandosi. La proposta di Palazzo Vecchio si muove su più binari, dalla introduzione del sistema delle “filiere corte” per offrire nei mercati i prodotti del territorio, alla riqualificazione dei banchi, al recupero delle aree mercatali, ad una lotta sistematica all’abusivismo, alla valorizzazione anche culturale dei mercati storici per un’offerta turistica di qualità che tuteli l’immagine di Firenze. Ricongiungere l’artigianato locale ed il commercio può comportare benefici reciproci, con economie di scala e una nuova domanda di produzione. La nostra idea è che i mercati diventino la vetrina del territorio, un anello della filiera produttiva fiorentina. In una battuta, vorremmo non dover più assistere al turista giapponese che sbarca in città per ritrovarsi a comprare un cappellino prodotto in Cina: la qualità della domanda va costruita con pazienza e metodo puntando sull’offerta e sulla formazione culturale, vincendo le pulsioni verso un consumo omologante.
Negli ultimi quindici anni gli ambulanti hanno ottenuto molto da Firenze ed ora è giusto che la città chieda qualcosa a loro: il giorno in cui un cittadino del mondo deciderà di fare un viaggio qui perché spinto o incuriosito dal desiderio di visitare uno di questi mercati, sarà una vittoria non solo del Comune, ma di tutti i cittadini di Firenze.

Dario Nardella
Vicesindaco di Firenze

dal CorriereFiorentino del 21/03/20

9 febbraio 2010

Avatar: l'establishment vuole bloccare lo sviluppo

 

Avatar è il colossal che ha già fatto tutti i record d'incassi, con sale sempre piene e turnazioni speciali per la trasmissione del nuovo messaggio che, attraverso Hoolywood, l'establishment lancia a tutti noi.

Di fatto sponsorizzato da Barack Obama, che portando i figli minori di 14 anni ha finito col rinforzare la propaganda per questo film, esso è l'ennesimo inno ambientalista che ogni anno vede costosissime pellicole di fantascienza, cartoon o documentari, affacciarsi sul panorama cinematografico (Day after tomorrow, Madagascar, L'era glaciale, Una scomoda verità, ecc.).

La versione in 3D – Cameron l'ha pensato appositamente in questa forma – rende il film emotivamente coinvolgente e porta lo spettatore a schierarsi senza possibilità di errore a favore degli abitanti indigeni dell'incontaminato pianeta di Pandora (con tanto di storia d'amore tra i protagonisti), oggetto delle mire colonizzatrici del barbaro alieno (l'uomo), esemplificato da uno spietato colonnello e da un manager che deve rispondere a chi ha finanziato l'operazione di ricerca scientifica, strumentale alla scoperta di un potente cristallo ferroso (l'unobtanium) utile alla produzione di energia.

L'effetto 3D, così come l'invasiva qualità del sonoro surround, eleva la partecipazione emotiva passante per la vista e l'udito, ma abbassa il livello di coscienza razionale dello spettatore, il quale si trova come narcotizzato dal livello emozionale. Siamo alla fase embrionale del “cinema odoroso” e sentimental-emotivo teorizzato da Aldous Huxley, usato per tenere a bada le masse di lavoratori nel cosiddetto “tempo libero”. Non più filmati o documentari, o film che facciano ragionare, ma immersioni in ambienti percettivi, in cui la coscienza si perde.


 

Gli abitanti di Pandora sono guerrieri che vivono allo stato di sussistenza, in costante empatia con la divinità del pianeta (un grande albero), grazie a cui tutto sarebbe tenuto in perfetto equilibrio. Questi indigeni sono in comunicazione cerebrale (grazie alle code della capigliatura) con ogni forma vegetale ed animale del pianeta.

Il barbaro umano, invece, col pretesto di portare lo sviluppo, dà esclusivamente sfogo ai suoi più bassi istinti: quello dell'avidità e della forza bruta.

Ross Douthat del New York Times ha così definito il film: «La lunga apologia di Cameron per il panteismo - una fede che equipara Dio alla Natura, e richiama l'umanità ad una comunione religiosa con il mondo naturale … è la scelta religiosa di Hollywood ormai da una generazione».

Il messaggio che dunque perviene allo spettatore è quello tipicamente hobbesiano: una visione pessimista dell'uomo, dove la stessa scienza, invece che essere la manifestazione della capacità dell'uomo di conoscere e creare, portandolo ad essere platonicamente parte attiva del Creato, è, alla fin dei conti (nonostante qualche eccezione umana, rappresentata dalla dottoressa Augustine) maschera della nicciana volontà di potenza che animerebbe l'essenza di ogni uomo.

Siamo dunque di fronte, all'interno di una storica fase di crisi economico-finanziaria, all'ennesimo tentativo di lavaggio del cervello di massa attraverso l'apologia ambientalista, che possiamo considerare insieme al liberismo finanziarista, uno dei due pilastri che dalla fine degli anni '60 ha portato alla distruzione della società centrata sull'idea dell'homo homini fratres, dove l'uomo cerca di emanciparsi dai limiti imposti dall'arbitrio della natura, sostituita con quella attuale dell'homo homini lupus dove i presunti invalicabili limiti di un uomo anti-progresso ed anti-scienza, lo portano inevitabilmente ad una lotta contro i propri simili, ad una nuova era malthusiana.


 

Claudio Giudici


 

4 dicembre 2009

Liberalizzazione dell'acqua: i liberisti approfittano della debolezza di Tremonti. Se Berlusconi lo abbandona, è finito!

Il processo di liberalizzazione-privatizzazione previsto dalla fase 2 dell'“Operazione Britannia” ha ripreso il largo. Il Governo dopo aver resistito durante la sua prima fase ai continui assalti da parte delle forze liberiste, ha ceduto con la grave approvazione del dl Ronchi. Avevamo ammonito in merito al fatto che gli attacchi a Berlusconi sul fronte personale erano in realtà attacchi ad un Governo filo-tremontiano. Risultati spuntati questi attacchi, si è puntato direttamente sulle politiche economiche di Tremonti: Draghi, Napolitano, le istituzioni europee hanno più volte messo sotto accusa la politica economica italiana. Questo, nonostante che i risultati registrati sul fronte dell'economia reale e della finanza pubblica siano tra i meno neri d'Europa.

A questo proposito, ciò che conta valutare è che in realtà all'interno della cinghia di forza del sistema dell'Euro, le politiche di Tremonti (dagli omonimi bonds alla Banca del Sud) possono produrre risultati molto ridotti, seppur migliori rispetto a quelli nefasti delle politiche liberiste.

Gli attacchi a Tremonti sono passati poi attraverso forze intestine alla stessa maggioranza di Governo, di fatto rispondenti all'agenda del Partito Britannico.

L'ultimo colpo sferrato contro Tremonti è arrivato dal ministro Renato Brunetta. Brunetta qualche settimana fa aveva lanciato un duro attacco verbale contro i “signori del Britannia”, ma immediatamente intuimmo che non comprendeva completamente la portata strategica di ciò che diceva. Con le accuse rivolte alle politiche economiche tremontiane, Brunetta ha confermato i nostri sospetti.

A titolo di cronaca, è bene ricordare che mentre Brunetta nei mesi antecedenti lo scoppio della crisi finanziaria parlava di un aggancio – nel giro di sei mesi – dell'economia italiana alla crescita economica statunitense (sic!), Tremonti, unico statista in Europa, ammoniva durante tutta la campagna elettorale dai pericoli che l'economia mondiale correva, ed auspicava la creazione di una Nuova Bretton Woods. Tremonti ha ribadito in ogni sede nazionale ed internazionale la necessità imprescindibile per un'autentica ripartenza dell'economia mondiale, di riformare il sistema monetario e finanziario. Così, mentre Brunetta faceva il pugno duro con i dipendenti del servizio pubblico, Tremonti lo faceva con l'oligarchia bancaria!

Dunque il Brunetta economista non ha capito la crisi; il Tremonti giurista sì!

Ma perchè Giulio Tremonti, da deus ex machina del Governo Berlusconi, si è ritrovato tutto d'un tratto isolato da parte di una buona fetta dei colleghi ministri? Perchè Berlusconi stesso è entrato in lite con lui?

Se una certa incidenza la hanno avuta questioni di carattere contingente come la necessità di fonti finanziarie – che Tremonti ha sistematicamente centellinato – da parte dei vari ministri a ridosso delle elezioni regionali, oppure l'incontro tenuto all'Aspen Institute con oggetto la formazione di una futura classe dirigente – cosa che secondo Il Giornale avrebbe particolarmente indispettito Berlusconi – , il repentino cambio di agenda è stato provocato dai G20 di Londra e Pittsburgh dove Obama, sotto le pressioni di Gordon Brown, ha definitivamente virato la rotta della nave verso il mantenimento dell'attuale sistema finanziario (fallito) ed il suo rifinanziamento a danno dei contribuenti. Infatti alla fine del G20 di Londra, Tremonti denunciò che avevano fatto tutto i capi di governo, i quali “si applaudivano anche da soli”.

Obama ha tra i propri consiglieri economici sia quel Larry Summers che promosse nel 1999 il venir meno del Glass-Steagall Act (il corrispondente italiano venne meno con la Legge Draghi), sia quel Paul Volcker che ne sostiene la reintroduzione. Lo standard Glass-Steagall fu introdotto sotto Franklin Delano Roosevelt nel 1933 ed ispirò le riforme bancarie degli anni '30 dopo la crisi del 1929-32. Con esso si distinguevano in modo netto le banche commerciali da quelle d'investimento, impedendo alle prime di partecipare direttamente nell'economia reale, e soprattutto di speculare con i soldi dei depositanti. Obama ha purtroppo deciso di seguire la linea Summers invece di quella Volcker. Tuttavia, seppur migliore, la stessa linea Volcker non è quella decisiva per uscire dal sistema finanziario speculativo odierno. Il fondamentale vizio della proposta Volcker, infatti, è quello di restare intrappolato nel sistema monetarista delle banche centrali dipendenti dalle banche private, invece che puntare alla creazione di un sistema creditizio di banche nazionali dipendenti dai Governi eletti, che ridia autentica sovranità finanziaria ed economica ai popoli nazionali attraverso gli Stati.

Parallelamente, come oramai avviene da circa quarant'anni, la continuazione delle politiche speculative è stata rafforzata con le enunciazioni contro il fantomatico “global warming antropogenico” su cui si è grandemente concentrato Pittsburgh, distraendo così l'attenzione dalla riforma del sistema finanziario.

Tutto ciò ha fatto piombare Obama ai minimi di consenso, con uno storico crollo degli stessi. Conseguentemente questo ha prodotto ovvie ripercussioni sul resto del mondo. L'attuale ascesa del prezzo dell'oro, del petrolio e delle materie prime, ed il corrispondente crollo del dollaro, non sono che il più diretto risultato della decisione di Obama di continuare con le medesime politiche filo-speculative che dal 1968-73 caratterizzano la politica finanziaria mondiale.

Ecco che il sogno di Tremonti e di tutti coloro che riconoscono l'autorevolezza delle denunce e delle proposte di Lyndon LaRouche, per rifondare il sistema monetario e finanziario internazionale, sono morte sul nascere. L'ingannevole ripresa dei mercati finanziari sta nuovamente regalando al mondo la diabolica illusione di un'economia tornata a crescere, mentre in realtà è soltanto la bolla speculativa ed i profitti dei grossi gruppi bancari che sono tornati a crescere. L'economia reale globale si indebolisce ogni giorno che passa: le imprese chiudono, la disoccupazione cresce, gli Stati nazionali sono sempre più indebitati, i sistemi di welfare vengono contratti in modo accelerato. Nel frattempo però i principali colossi bancari del mondo arrivano a triplicare i loro utili (Goldman Sachs per esempio). Una riforma del sistema finanziario avrebbe dato la possibilità al Governo italiano ed a tutti gli altri, di poter rifinanziare l'economia reale senza procedere a tagli draconiani della spesa pubblica o barcamenarsi per reperire liquidità.

Ed è qui allora che entra in gioco il decreto legge Ronchi. La necessità di liquidità da parte del settore pubblico obbliga gli Stati o a riconoscersi falliti oppure a svendere quel poco di patrimonio che resta loro. I servizi pubblici locali rappresentano l'ultimo tesoretto di cui ancora gli stati nazionali possono disporre per reperire fondi sul mercato. Diventa allora ipocrita il lamento verso l'approvazione del dl Ronchi da parte di coloro che non mettono in discussione l'attuale sistema finanziario internazionale. Nell'impossibilità di riappropriarsi di una sovranità monetaria e creditizia per il rilancio di politiche di sviluppo economico, gli Stati si trovano così costretti a svendere ciò che hanno.

In verità, Tremonti sta tentando per altre vie di rafforzare la finanza pubblica. Se i Tremonti bonds e la Banca per il Sud avrebbero lo scopo di rimettere in moto l'economia produttiva, con la conseguente creazione di entrate fiscali per l'erario, le politiche fiscali tremontiane (dalla messa al bando dei paradisi fiscali, all'inversione dell'onere della prova in merito alla liceità del trasferimento dei capitali all'estero, allo “scudo” fiscale) mirano a rimpinguare le casse dello Stato senza cedere ai privati il sistema economico di base. Ma è evidente, soprattutto dopo l'uscita del Ministro di qualche settimana fa contro il “libero mercato”, le privatizzazioni1 delle banche d'interesse nazionale, di Telecom, di Enel, di Autostrade, che con l'approvazione del dl Ronchi si è deciso di dare un'altra direzione al Governo.

Con quello approvato, si può dire che la fase 2 dell'Operazione Britannia sia di fatto conclusa. Così restando le cose, all'interno di una crisi economica ben lungi dall'esser terminata e di una crisi finanziaria che a breve si riaffaccerà, gli Stati non potranno fare altro che tagliare ancor più le spese per il welfare (tagliare le pensioni, i posti di lavoro nel settore pubblico, il mantenimento delle infrastrutture, ecc.).

Soltanto con la prossima crisi dei mercati finanziari Tremonti riprenderà forza all'interno del Governo. Con essa, forse Obama si deciderà a mettersi intorno ad un tavolo con Russia, Cina ed India per la creazione di un nuovo sistema finanziario ed economico mondiale.

Nel frattempo Berlusconi dovrà dimostrare al popolo italiano se il suo Governo miri ancora a mettere in discussione l'agenda del Partito Britannico oppure se anch'esso si sia definitivamente allineato a quest'ultima. Se cioè l'Italia possa ancora essere l'attaccante di sfondamento per un ritorno a politiche rooseveltiane in campo economico-finanziario, energetico ed infrastrutturale. Una prima risposta a ciò la darebbe un forte sostegno del Governo alla Banca per il Sud, che però dovrà necessariamente essere uno strategico mezzo di finanziamento per infrastrutture ed industria produttiva, una moderna “TVA” rooseveltiana.


Claudio Giudici
Movimento internazionale per i diritti civili – Solidarietà
www.movisol.org

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