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"Tassisti ignoranti, brutti e cattivi!"... Ma Cusano pensava a loro quando scrisse La Docta Ignorantia?
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Mi rifiuto di accettare l'idea che il modo in cui "si è" ci renda moralmente incapaci di diventare "ciò che dovremmo essere". (Martin Luther King)

  RIFLESSIONI, ARTICOLI, INTERVENTI di Claudio Giudici: 

Questo messaggio lo dedico ai folli.
A tutti coloro che vedono le cose in modo diverso.
Potete citarli. Essere in disaccordo con loro.
Potete glorificarli o denigrarli, ma l'unica cosa che non potete fare è ignorarli.
Perchè riescono a cambiare le cose.
E mentre qualcuno potrebbe definirli folli, io ne vedo il genio.
Perchè solo coloro che sono abbastastanza folli da pensare di poter cambiare il mondo, lo cambiano davvero.
(Mahatma Gandhi)

 

 

AMERICAN REVOLUTION


Coloro che professano di volere la libertà, ma deprecano l'azione politica, sono come gli uomini che vogliono il raccolto senza seminare, o la pioggia senza lampi e tuoni. Vogliono l'oceano senza il terribile brusio delle sue possenti acque. (Frederick Douglass)

SCIENZA

"Il selvaggio disprezza l'arte e riconosce la natura come sua assoluta sovrana; il barbaro deride e disonora la natura, ma, più spregevole del selvaggio, molto spesso continua ad essere schiavo del suo schiavo. L'uomo colto si fa amica la natura e ne rispetta la libertà, semplicemente frenandone l'arbitrio."
(Friedrich Schiller, Lettere sull'educazione estetica dell'uomo, n. 4)
 
 

 

Dal libro della Sapienza (6)
Chi cerca la sapienza la trova
[12]La sapienza è radiosa e indefettibile, facilmente è contemplata da chi l'ama e trovata da chiunque la ricerca.
[13]Previene, per farsi conoscere, quanti la desiderano.
[14]Chi si leva per essa di buon mattino non faticherà, la troverà seduta alla sua porta.
[15]Riflettere su di essa è perfezione di saggezza, chi veglia per lei sarà presto senza affanni.
[16]Essa medesima va in cerca di quanti sono degni di lei, appare loro ben disposta per le strade, va loro incontro con ogni benevolenza.
[17]Suo principio assai sincero è il desiderio d'istruzione; la cura dell'istruzione è amore;
[18]l'amore è osservanza delle sue leggi; il rispetto delle leggi è garanzia di immortalità
[19]e l'immortalità fa stare vicino a Dio.
[20]Dunque il desiderio della sapienza conduce al regno.
[21]Se dunque, sovrani dei popoli, vi dilettate di troni e di scettri, onorate la sapienza, perché possiate regnare sempre.

"Quid Veritas?" chiede Ponzio Pilato a Gesù Cristo.
"What is love?" chiede il principe Carlo d'Inghilterra al giornalista che chiedeva a lui e Diana se si amavano.
Verità ed Amore, così come la Libertà, la Giustizia, il Bene, il Bello, sono il Cerchio che al nostro occhio pare di avere tracciato. Credete veramente di essere in grado di tracciare un Cerchio? Sì, mi riferisco a quell'inesistente complesso di punti tutti equidistanti dal medesimo fuoco. Credete veramente di averlo tracciato col vostro bicchiere, col vostro compasso, con la vostra macchina ad altissima precisione? No, non lo avete tracciato. Al vostro occhio così appare, ma quello che siete riusciti a fare è solo un'approssimazione di ciò. Bene, se così è, se è impossibile creare il cerchio perfetto, è tuttavia inutile provarci? Se sì, la ruota - che abbiamo detto non potrà essere perfettamente circolare - non è una conquista per l'Uomo, che lo aiuta nella sua relazione con l'Universo? Certo che lo è. Trasferiamo ora tutto questo ragionamento attorno alle Idee di Verità, Amore, Giustizia, Bellezza, Libertà, Bontà.
"Così in terra come è in Cielo".



 

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Ponte di Sviluppo infrastrutturale globale 
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28 novembre 2007

Per i miscredenti: il programma malthusiano di Beppe Grillo

28.11.2007, Firenze.
L'articolo a mia firma, "Il programma di Beppe Grillo è stato dettato dal Principe Filippo d'Edimburgo", pubblicato dal Movimento Internazionale per i diritti civili - Solidarietà (http://movisol.org/Grillo.htm) di cui faccio parte, è girato in diversi ambienti del web. Interessante rilevare il fatto che qualcuno, la cui identità mi è sconosciuta, aveva pubblicato l'articolo stesso al seguente link http://beppegrillo.meetup.com/303/boards/view/viewthread?thread=3783407, ma questo è stato cancellato. Che il link esistesse è comprovato dal fatto che se si ricerca su Google l'articolo mettendo nella stringa di ricerca, con tanto di virgolette, i caratteri "Il programma di Beppe Grillo è stato dettato dal Principe Filippo d'Edimburgo", compare come primo risultato quel link. Come secondo risultato invece compare (http://beppegrillo.meetup.com/boards/view/viewthread?thread=3785890&pager.offset=20) una discussione che ha per oggetto il fatto che quell'articolo sia "sparito" da quello che Wikipedia (http://it.wikipedia.org/wiki/Grilli) definisce "tuttora il principale mezzo di organizzazione e comunicazione usato" dai grillini (ossia il blog http://beppegrillo.meetup.com).
Nella discussione in cui si discute di tale "sparizione", vengono richieste dal suo iniziatore le 22 pagine, da me citate, che comporrebbero il programma di Grillo. Egli non ha visto soddisfatta la propria richiesta ed anzi ha ricevuto da parte di qualcuno - l'ironico destino ha voluto che questo qualcuno fosse di Londra, magari si tratta dello stesso principe Filippo! - la risposta per cui quel programma non esisterebbe (testualmente dice: "quello che tu chiami "programma di grillo" sono farneticazioni inventate da complottisti come te", http://beppegrillo.meetup.com/boards/view/viewthread?thread=3785890&pager.offset=10). 
Riprendo la questione, per amore di verità e per amore di battaglia a tutti coloro che intendono negare ciò che non conoscono, con la solita solfa - esistenzialista ed alla Mieli - del "complottismo", riportando il link di quel programma: http://151.1.253.1/vaffanculoday/documenti/Primarie_dei_cittadini.pdf. Aggiungo pure che sono appena intervenuto in quella discussione, dando soddisfazione al richiedente del programma.
Augurando una buona lettura ad eventuali interessati, suggerisco di leggere tale programma in modo sistematico, e non secondo la brutale tecnica della "singola questione". Solo così si possono comprendere le implicazioni a cui inevitabilmente giungono quegli approcci ambientalisti di radice nichilista.

Claudio Giudici
Movimento Internazionale per i diritti civili - Solidarietà

27 novembre 2007

Banchieri nel panico, mentre Profumo dice "no" a Draghi

Il capitano dà alle fiamme le scialuppe di salvataggio

Mentre la caduta in picchiata del dollaro ha suscitato il 19 novembre i primi moniti ufficiali del governo cinese, nel corso della settimana è cominciata a venire alla luce la realtà dello sfascio della bolla dei derivati sul credito. I vertici delle banche sono nel panico mentre le banche centrali continuano ad inondare il sistema di liquidità.

Un esperto finanziario europeo consultato dall’EIR ritiene che la situazione “non ha paragoni nella storia moderna”. Il sistema finanziario si è congelato ad agosto e da allora “non sono stati trovati rimedi al problema”.

L’esperto concorda con il giudizio di LaRouche sul caso dei falliti pignoramenti nell’Ohio, in cui i giudici hanno bloccato le procedure perché le banche che le hanno richieste non sono in grado di presentare in tribunale i documenti catastali che attestano la proprietà immobiliare (cfr. Strategic alert n. 47). “Le conseguenze sono talmente grandi da essere indescrivibili”, ha commentato l’esperto. Per il momento non è ancora accaduto nulla solo perché la notizia è passata sotto silenzio.

A caratterizzare la nuova fase in cui siamo entrati, spiega l’esperto, è che cominciano ad andare a fondo persino i crediti reputati più sicuri, denotati “prime” e con un rating AAA. “In ogni consiglio d’amministrazione al mondo domina il panico poiché nessuno è più in grado di prevedere le conseguenze delle proprie azioni”. L’esperto prevede che intorno al capodanno sarà la volta del mercato azionario ad andare a fondo.

In questa situazione che non ha precedenti, il 1 gennaio negli Stati Uniti entreranno in vigore le nuove norme per i mercati finanziari. La nuova normativa, chiamata Basilea II, sostituisce i vecchi requisiti patrimoniali per le banche con un sistema di rating. Queste nuove direttive furono però decise in un’epoca in cui nessuno poteva immaginare che persino un rating AAA potesse comportare un rischio, per cui adesso nessuno riesce a prevedere che cosa accadrà con l’entrata in vigore di Basilea II, spiega l’esperto.

Alla chiusura dei mercati, venerdì 23 novembre, la Banca Centrale Europea ha annunciato per questa settimana una nuova iniezione di liquidità nel sistema, poiché i tassi del prestito interbancario avevano raggiunto nuovamente livelli di soglia. I tassi in questione sono solo punti di riferimento teorici, giacché sul mercato non vengono più concessi prestiti. La settimana precedente alcune banche avevano cercato di vendere bond coperti — obbligazioni emesse su collaterale ma che recano il nome della banca — ma la “valutazione” del mercato di tali bond ha mandato alle stelle gli swap che assicurano dall’insolvenza, tanto che lo European Covered Bonds Council è dovuto intervenire per  sospendere le vendite di tali titoli nella settimana seguente.

Nonostante le iniezioni di liquidità da parte delle banche centrali, le crepe nel sistema si fanno sempre più ampie, e risulta maggiormente visibile lo sfascio del secondo strato della piramide dei derivati, dopo quello degli strumenti finanziari di natura immobiliare: il mercato dei derivati sul credito. Si tratta di una piramide nell’ordine delle migliaia di miliardi di dollari, il cui volume è più che raddoppiato dal giugno 2006 al giugno 2007, come riferisce un rapporto della Banca per i Regolamenti Internazionali. I derivati sul credito, che sono essenzialmente polizze assicurative che in teoria dovrebbero difendere gli speculatori dalle insolvenze sui titoli, sono passati dai 20.000 miliardi nel giugno 2006 ai 43.000 miliardi nel giugno 2007. Di questi derivati, 23.000 miliardi riguardano contratti tra le grandi banche attive in queste operazioni, mentre altri 18.000 sono stipulati tra queste stesse banche e altri istituti finanziari, riferisce la BRI.

Che cosa stia effettivamente accadendo si può desumere dal fatto che la principale assicuratrice mondiale, la Swiss Re, ha dovuto riconoscere perdite pari a un miliardo di dollari provocate da due soli contratti derivati, noti come “swaps sul credito”. Swiss Re non ha voluto rivelare l’identità della controparte, sicuramente una banca, per la quale i due contratti derivati sono stati sottoscritti attraverso, si presume, la Goldman Sachs.

Lo scorso agosto l’EIR aveva denunciato i rischi per le imprese, chiamate “monoline”, che assicurano le obbligazioni, compresi i titoli emessi sui mutui e i bond delle amministrazioni locali, ed ora per molte di loro lo stato di insolvenza comincia ad essere evidente. La Banque Populaire e la Caisse d’Esparagne che controllano la holding Natixis, inietteranno un miliardo e mezzo di dollari nella CIFG Guaranty, la monoline che assicura i due istituti mutualistici francesi, per evitare che le agenzie di rating togliessero alla CIFG le tre A di massima affidabilità. Intanto a New York, la monoline Financial Guaranty Insurance Co. (FGIC) è stata sollecitata dalla agenzia di rating Fitch a presentare entro tre settimane le prove che non merita una retrocessione. Proprietari di FGIC sono PMI Group Inc., il secondo assicuratore di mutui negli USA, la Blackstone Group e il Cypress Group. I bond che assicura ammontano a 315 miliardi, di cui 30 miliardi emessi sui mutui e 25 su debito collateralizzato. In data 30 settembre FGIC disponeva soltanto di 5 miliardi di dollari in riserve patrimoniali. Secondo la Fitch, la FGIC è il quarto più grande assicuratore di debito ed è il più vulnerabile del settore.

Gli assicuratori monoline debbono sostenere un volume di 2.400 miliardi di titoli, tutti a rischio di retrocessione del rating, con ripercussioni inevitabili sul rating delle stesse monoline.

Le banche francesi hanno cercato di tenere nascosto il proprio “super-conduit”

La loro propaganda diceva il contrario ma in realtà, lo scorso settembre, le grandi banche francesi hanno intensamente discusso la creazione del proprio “super-conduit”, la botola attraverso la quale i titoli problematici vengono fatti sparire dal libri contabili. Lo ha riferito il 22 novembre Les Echos, il principale quotidiano economico del paese che si sforzava però di minimizzare la gravità della posizione francese affermando che, a differenza del MLEC (cfr. Strategic alert N. 43 – 25 ottobre 2007) proposto da Citigroup, il super-conduit francese servirebbe “soltanto” a “risolvere la crisi di liquidità della scorsa estate” determinatosi nel mercato francese dei prodotti della cartolarizzazione di assets, di mutui e di altri titoli.

La realtà invece è che il sistema bancario francese è stracolmo di questi prodotti di cartolarizzazione. La BNP possiede sei “conduits” con un totale di assets per 9,6 miliardi di euro e un totale di linee di credito di 10 miliardi di euro. La Societé Générale ha un SIV (Veicolo di Investimento Strutturato) e sei “conduits” con assets per 20 miliardi e linee di credito per 30 miliardi. la Calyon, immobiliare della Crédit Agricole, ha quattro “conduits” con 18 miliardi di assets e linee di credito per 24 miliardi. La Natixis, banca d’investimento della Caisse d’Esparagne e della Banques Populaires, ha diversi conduits con assets per 9 miliardi e linee di credito per 5,6 miliardi.

I dati provengono dalla prima pagina di Les Echos, sotto il titolo “Sub-prime: il mercato sprofonda nella crisi” e fanno capire che a causa della caduta del valore azionario — circa il 30% negli ulimi sei mesi — le grandi banche non possono permettersi di tenere nascoste le perdite “fino a quando la situazione non migliora”. Il giornale riferisce inoltre che due banche specialmente, BNP-Paribas e Societé Generale, premevano perché si creasse il “conduit”, ma a causa dell’opposizione di altre banche, tra cui Credit Agricole, l’operazione non si è fatta. Naturalmente tutto ciò autorizza l’ipotesi che le due banche accusassero già ingenti perdite per i titoli “subprime”, suffragata dal fatto che, successivamente, hanno attinto ai crediti a breve termine messi a disposizione dalla BCE.

Le fantasie di Draghi

Nel discorso rivolto ai banchieri riunitisi a Francoforte il 22 novembre, il Governatore di Bankitalia e presidente del Financial Stability Forum ha elogiato il sistema finanziario fondato sui derivati e ha incoraggiato i colleghi a somministrare al paziente un’altra bella dose del veleno che lo ha già ridotto in fin di vita. Ma qualche banchiere rimasto ancorato alla realtà, come Alessandro Profumo, amministratore delegato di Unicredit, ha fatto sapere che la sua banca ha deciso di abbandonare la rotta imposta da Draghi.

Nel discorso pronunciato al Center for Financial Studies, Mario Draghi ha elogiato il modello “Originate-to-distribute” (OTD), una formula con cui si intende la creazione di titoli derivati e la ridistribuzione dei rischi sul mercato, soprattutto con la cartolarizzazione, come è stato fatto con la bolla dei mutui USA.

Draghi ha ammesso che la crisi in corso “essenzialmente è una crisi del modello OTD”, “ma è difficile credere che l’industria abbandonerà la cartolarizzazione”. “Come si può vedere, l’OTD è un modello che in alcuni aspetti presenta delle crepe, ma ritengo che sia troppo prezioso per tutte le parti per poter essere abbandonato”.

L’ex dirigente di Goldman Sachs ha lanciato il suo appello per una maggiore globalizzazione e una maggiore eliminazione di regolamentazioni nazionali, guardando in prospettiva alla crescita delle pensioni private. Ha esaltato i successi “ottenuti dal settore privato e dalle autorità pubbliche nello smantellamento delle barriere tecniche e procedurali nazionali esistenti” nell’Unione Europea “secondo le proposte formulate nel secondo Rapporto Giovannini”.

Alberto Giovannini è l’ex dirigente di LTCM, il fondo che fallì nel 1998 portando sull’orlo dell’abisso l’intero sistema finanziario mondiale. Ottenne, forse come premio, un posto come capo dei consiglieri per la transizione dalle monete nazionali alla moneta unica e per la liberalizzazione e  l’integrazione dei mercati finanziari.

Mentre Draghi spaziava inebriato nella realità virtuale, Alessandro Profumo annunciava che la Unicredit, la terza banca europea, aveva deciso di abbandonare il modello fallito tanto decantato da Draghi. "Precedentemente avevamo l'idea di dirigerci verso un modello di origination and distribution, ma questo modello non c'è più", ha detto Profumo al Financial Times. “Mr. Profumo è in disaccordo con altri dell’industria secondo i quali la stretta creditizia e i disordini del mercato sono temporanei e non cambiano la tendenza a lungo termine”, ha scritto il quotidiano finanziario.

I guai di Fannie Mae e Freddie Mac

Di fronte alla crisi dei mutui, gli americani credono che possa bastare congelare i pignoramenti, mentre misure di riorganizzazione del sistema bancario come quella proposta da Lyndon LaRouche (HBPA) sono ancora ritenute controverse. Il sen. Charles Schumer insieme ad altri parlamentari ha presentato, sia alla Camera che al Senato, un ddl per consentire ai giudici fallimentari di ridurre i tassi d’interesse che gravano sui mutui e accordare dilazioni e facilitazione di pagamento del mutuo ai proprietari di abitazioni costretti a dichiarare fallimento. Nella proposta, però, non si menziona nemmeno il problema delle banche colpite.

I democratici infatti sostengono la proposta ispirata da Felix Rohatyn, secondo cui per risolvere la crisi dei mutui basterebbe aumentare il volume del credito che i due giganti semi-pubblici del mercato ipotecario secondario, Fannie Mae e Freddie MAC, hanno il diritto di emettere. Adesso però cominciano a trapelare notizie sulle perdite in cui sono incorsi i due giganti semi-pubblici: secondo il Wall Street Journal il 15% dei titoli in mano a Freddie sono prodotti emessi su mutui sub-prime, che cioè non valgono niente. Per Fannie questa componente ammonta al 6%. Dunque Freddie dovrà cancellare almeno 5 miliardi di dollari nel 2008.

Fin dall’inizio Lyndon LaRouche aveva sostenuto che lo schema di rifinanziamento di Rohatyn era una sciocchezza perché siamo alle prese con l’implosione di un intero sistema finanziario, e non con la semplice morosità di qualche mutuatario. Di fronte alle nuove perdite rese note il 23 novembre, LaRouche ha dichiarato: “Facciamo la lista dei parlamentari che hanno proposto una ‘alternativa’ alla proposta HBPA — un’alternativa che non esiste. E adesso che faranno? Hanno sbagliato, ma lo ammetteranno?”. Hanno fondato il loro disaccordo con la HBPA dicendo che c’era quest’alternativa Fannie/Freddie. “Che cosa diranno allora adesso a questo proposito?”. Finora non hanno detto niente. Ma i politici a livello comunale, regionale, statale e altri leader cominciano a mormorare e a considerare più seriamente la proposta HBPA.

Tratto da Strategic alert N. 48 – 29 novembre 2007

20 novembre 2007

Eccovi un altro kamikaze occidentale!

8 novembre 2007

“Sono pronto a combattere e a morire per la mia causa.” Non vi sembra la dichiarazione di un terrorista islamico suicida, di un kamikaze imbottito di tritolo, proveniente con furore da un remoto luogo del Sud Ovest asiatico?

Non è così. Sono le parole usate dal finlandese Pekka-Eric Auvinen, il terrorista diciassettenne che, entrando nella sua scuola di Jokela, ieri ha ucciso sette studenti e un dirigente, all'urlo di “Rivoluzione! Distruzione!”, per poi suicidarsi.

Come ha denunciato più volte Lyndon LaRouche, gli Stati Uniti e l'Europa Occidentale stanno reclutando milioni di potenziali kamikaze suicidi tra gli adolescenti, per mezzo dell'industria dei videogiochi, tipicamente rappresentata dalla casa produttrice Microsoft Games.

Quest'ultimo sfortunato assassino ha seguito esattamente il modus operandi di tutti i suoi precursori. Basti considerare il caso di quest'anno, quello di Cho Seung-Hui del Politecnico in Virginia, o quello del 1999 nella Scuola Superiore di Colombine, in cui agì la coppia di amici Eric Harris e Dylan Klebold.

Riportiamo uno stralcio del profilo che lo stesso Pekka-Eric Auvinen aveva impostato su YouTube, poco prima della triste impresa:

Hobby:

BDSM,
Esistenzialismo,
Tiro a segno,
Armi,
Videogiochi.

Libri preferiti:
1984 di George Orwell,
Il Mondo Nuovo di Aldous Huxley,
Tutte le opere di Nietzsche.

Musica preferita:

Nine Inch Nails [“Unghie lunghe nove pollici”,
un gruppo amato anche dai suoi precursori],
Impaled Nazarene [“Il Nazareno impalato”],
Hatebreed [“Alimento dell'odio”],
Godsmack,
Alice Cooper.

Film preferiti:

Natural Born Killers [“Assassini nati”],
Reservoir Dogs [“Cani di riserva”],
Dr. Butcher MD [“Dott. Prof. Macellaio”],
Lord of War [“Signore della guerra”],
 Saw [“L'enigmista”, traduzione che non fa comprendere l'orrore    gratuito e arbitrario dell'intera trama],
Apocalypse Now,
The Deer Hunter [“Il cacciatore”].

Associati al suo profilo su YouTube vi sono alcuni filmati che lo riprendono mentre giocava al computer. Uno di questi video lo ritrae mentre, nelle vesti di un agente speciale della britannica SAS (il gioco è Battlefield 2: Special Forces, prodotto dalla EA Games), spara, e risponde ad alta voce alla sua stessa coscienza: “Non biasimate i film che guardo, la musica che ascolto, i videogiochi con cui gioco, o i libri che leggo. La verità è che sono semplicemente un animale.”

Domandiamoci se questi siano i pensieri “naturali” di un diciottenne. Se la risposta è semplice, sappiate che milioni di giovani, oggi, sono in corso di programmazione, per arrivare proprio ad avere questi pensieri. Chi lo vuole? L'eloquenza del suddetto “profilo” e le rivelazioni pubblicate dal sito LPAC di LaRouche lo spiegano: si tratta di un'operazione psicologica di massa, nell'ambito della strategia di guerra dell'impero britannico: si punta a creare attentatori suicidi e assassini senza cuore, proprio attraverso gli “innocenti intrattenimenti” e l'industria dei videogiochi, la quale è giunta a richiedere l'attivazione di specifici corsi universitari per programmatori di videogiochi, anche in Italia.

Non manchiamo di ricordare che in passato lo studente protagonista di questo ultimo caso di follia teleguidata aveva già manifestato dei disturbi, che avrebbero dovuto attirare l'attenzione delle autorità, in modo da prevenire il massacro. La stessa inadempienza è accaduta in molti casi precedenti di “massacri a scuola”. Perché non si sono prese le misure adeguate? Anche la vicenda di Meredith in Italia ha destato attenzione sugli effetti della cultura di “MySpace”, e sui testi e immagini da potenziali killer pubblicati nei blog personali di alcuni studenti coinvolti nell'indagine.


Il sito del Movimento di LaRouche in America ha alcune pagine dedicate al problema:

1. From Cybernetics to Littleton: Techniques of Mind Control
2. `Spacewar': Welcome to The`Post-Human' Era
3. Video Games and the Wars of the Future

Tratto da http://www.movisol.org/07news196.htm

10 novembre 2007

I have a Dream

 

Movimento internazionale per i diritti civili – Solidarietà

“I HAVE A DREAM”

Una lezione di leadership con

Amelia Boynton Robinson

Facoltà di Scienze Politiche

via Conservatorio, 7 Milano

Il genere umano rischia nuovi secoli bui. Il crollo del sistema finanziario e monetario attuale – già evidente nella crisi dei mutui subprime - insieme ai piani del vicepresidente americano Dick Cheney per colpire l’Iran, sono realtà che tutti noi dobbiamo affrontare. Molti di noi hanno la netta sensazione che qualcosa non vada e cercano di capire il perché di questa crisi. Nella confusione collettiva, a molti manca un senso di autorità personale. Anche chi partecipa a manifestazioni, firma petizioni e cerca di spiegare agli altri questa crisi, non riesce a cambiare veramente la situazione.

martedì 13 novembre

ore 12:30 Aula 4

Nella storia leader quali Abramo Lincoln, Martin Luther King e Enrico Mattei sono riusciti ad effettuare dei cambiamenti fondamentali, e fortunatamente per noi, oggi ci sono individui come Amelia Boynton Robinson e l’economista e esponente democratico Lyndon LaRouche che continuano a insegnarci che cosa significa la leadership e dedicare la propria vita al Bene Comune.

Amelia Boynton Robinson, 96 anni, eroina del movimento per il diritto di voto della gente di colore, portò a Selma, in Alabama, Martin Luther King, che stabilì a casa sua il quartier generale del Southern Christian Leadership Conference. Già negli anni Trenta, Amelia Robinson aveva iniziato la battaglia per il diritto al voto e alla proprietà dell'abitazione e delle terre da coltivare, insieme a suo marito. E' diventata famosa per aver guidato la marcia per i diritti civili del 7 marzo 1965 a Montgomery, ricordata come la "Domenica di sangue", quando sul ponte Edmund Pettus fu picchiata selvaggiamente e lasciata sulla strada. A partire da questa marcia il Movimento dei Diritti Civili diventò un movimento internazionale.

Durante gli anni Sessanta la casa della signora Robinson divenne il quartier generale delle lotte per i diritti civili, dove Martin Luther King, avvocati e dirigenti politici del movimento pianificavano iniziative e dimostrazioni su tutto il territorio americano, che nel 1965 portarono al Voting Rights Act, la legge che sancì il diritto di voto per la gente di colore.

Nel 1964 fu la prima donna di colore dell'Alabama a candidarsi al parlamento per il Partito Democratico.

Dal 1984 Amelia Robinson è vice presidente dello Schiller Institute, associazione atta a promuovere la cultura classica e la creazione di un Nuovo Ordine Economico Mondiale più giusto, e ora anche presidente onorario del Movimento Solidarietà fondato da Lyndon e Helga LaRouche.

La signora Robinson considera "lo Schiller Institute e il Movimento Solidarietà come la continuazione del movimento di Martin Luther King".


Porta avanti il “sogno” di Martin Luther King, unisciti al movimento giovanile di LaRouche.

per informazioni: Movimento Solidarietà: 02-2613058 - e-mail: movisol2@libero.it

www.movisol.org

6 novembre 2007

L’attuale crisi può essere sconfitta solo facendo ricorso alla Verità

Sono fermamente convinto che la verità disarmata e l'amore disinteressato avranno l'ultima parola.(Martin Luther King, dal discorso pronunciato alla consegna del Nobel, 11 dicembre 1964)

A mio parere, la bellezza e l’efficacia della forza della verità sono molto grandi, e la dottrina è tanto semplice, che può essere predicata anche ai bambini.(Gandhi, “Young India” 5 novembre 1919)

La soluzione di tutti i nostri problemi passa per la potenza dell’idea di Verità.

La verità è un primus di cui ogni uomo può esserne partecipe. Tuttavia la perfetta conoscibilità della verità non rientra tra le possibilità umane. E’ questo limite che obbliga l’uomo all’umiltà. Ma non ci si confonda: l’umiltà non è indifferenza. Anzi, l’umiltà è l’ingrediente che pone nella verità l’azione, il compromettersi.

Concepire l’esistenza della verità è necessario per impostare un autentico cammino di crescita; senza la meta della verità infatti manchiamo dell’obiettivo ultimo verso cui il cammino della vita è naturalmente inclinato.

Si tratta di un’inclinazione naturale di cui tutti ne abbiamo prova durante la nostra vita. Tale prova è così evidente che il fatto che non ne percepiamo la piena portata è dovuto al fatto che non sappiamo ascoltare. Non ascoltiamo con la dovuta attenzione ciò che avviene intorno a noi. Ciò è dovuto in primo luogo alla paura.

Si provi ad analizzare il proprio comportamento a cospetto di quell’interlocutore che sapremo dirci qualcosa che non ci piace. Avremo difficoltà a guardarlo, tenteremo di interromperlo di continuo, non lo ascolteremo. Non abbiate paura! ripeteva continuamente Giovanni Paolo II.

Lo stesso approccio volto a non ascoltare (ascolto in senso lato, come processo volto ad intelleggere) lo manifestiamo continuamente verso il nostro quotidiano. Questo non ascolto non ci fa rilevare per esempio come l’uomo nasca con una inclinazione naturale alla conoscenza, che poi per paura interrompiamo. Appena entriamo nello stadio acerbo della consapevolezza si aprono le porte alla paura, proprio come un po’ di pioggia rende più instabile la strada rispetto ad un manto molto bagnato.

Si rifletta allora sul cammino naturale compiuto dal neonato. Egli manifesta inequivocabilmente un’inclinazione naturale al progresso cognitivo-creativo fin dai primi giorni di vita: ad un’iniziale incapacità di conoscere con la vista si sostituisce la capacità di mettere a fuoco gli oggetti e di percepirli visivamente; lo stesso processo avviene con il senso del tatto; successivamente il neonato prende coscienza della sua esistenza fisica e comincia ad osservarsi mani e piedi; in uno stadio ancora successivo prende coscienza dell’esistenza del mondo e comincia ad osservare gli oggetti che gli stanno intorno: inizialmente riuscendo a vedere solo ciò che rientra nel ristretto campo, tipico della fase acerba della capacità visiva, poi ampliando sempre più questo campo visivo; toccherà poi alla capacità di movimento, gattonando prima e camminando poi, e poi a quella della parola. Conoscenza ed azione (cognizione e creazione), si dimostrano così essere un’inclinazione naturale prescritta al nostro essere. Questo processo cognitivo, che nella fase iniziale vede la primazia dei sensi, in un secondo momento si rimette alle facoltà del pensiero. Questa naturale inclinazione sarà tanto più perfettibile quanto più l’individuo sarà in grado di affidarsi al superiore dominio del pensiero, piuttosto che al più fallace dominio dei sensi.

Questa è una prova evidente, che riguarda la vita di ogni uomo, della naturale inclinazione umana ad essere partecipe di un processo cognitivo-creativo. Questo processo è il dialogo che instauriamo con la verità.

L’essenza della verità può essere colta dall’intelletto umano in termini metaforici; la verità è pensabile come quel sole della cui esistenza si è certi e che il nostro occhio riesce a guardare solo per pochi attimi, non cogliendone tutta la complessità. Senza il sole che fine farebbe il mondo della vita? Senza la verità che fine fa l’uomo?

Il paradosso è che a causa della negazione dell’esistenza della verità, la nostra società non è neanche più cosciente di quale sia la reale situazione che riguarda l’umanità.

Si pensi alla progressiva distruzione dell’aspettativa di vita che in diversi stati dell’Africa è ritornata drammaticamente ai livelli degli anni ’50 (aspettativa di vita inferiore ai 40 anni); oppure si pensi al fatto che ogni giorno oltre 12mila bambini di età inferiore ai 5 anni muoiono per fame, sete, malattie o guerre; ma si pensi anche alla progressiva distruzione del tenore di vita reale in occidente, in declino dagli anni ’70. Tutto ciò basterebbe per sentenziare il fallimento del modello culturale empirista e del modello economico liberista. Ed invece, acutizzando le ricette che negli anni ’60 s’incominciarono a riseminare, si sta scambiando un cancro in piena metastasi per una trascurabile bronchite. Questo processo di distruzione di quel cammino verso il bene comune ripreso in Europa dopo la seconda guerra mondiale, e negli Stati Uniti con l’elezione di Franklin Delano Roosevelt (1932), è in atto dalla fine degli anni ’60, eppure lo percepiamo in modo evidente solo adesso. Un’attenta analisi (ascolto) di ciò che avveniva già all’indomani dell’assassinio di Enrico Mattei e John Fitzgerald Kennedy, avrebbe dovuto far rilevare ad un individuo consapevole come la strada intrapresa sarebbe stata foriera di disastri. Ed invece tale percezione la si incomincia ad avere solo oggi, solo perché tanta è la sua evidenza. Ma ripeto: un attento osservatore già dagli anni ’60 conosceva e si attivava per impedire gli esiti del maturare di un processo che oggi non inizia, ma si sta ammuffendo (tanto è maturo!). I più invece, si crogiolavano sulla crescita dei consumi (ma non della produzione) degli anni ’80 e sulla crescita finanziaria (agevolando ancora quella dei consumi) degli anni ’90.

Ma cosa è la verità?

Nel Vangelo la stessa domanda – Quid veritas? (Gv. 18,38) – viene messa in bocca a Pilato prima di consegnare Gesù a quella folla che lo avrebbe condannato alla crocifissione. Gesù non risponderà perché tale domanda presuppone che non si sia compreso quale sia l’essenza della verità, ma che piuttosto la si intenda come un oggetto. In altri passi del Vangelo invece Gesù parla della verità come di sé stesso: io sono la via, la verità e la vita (Gv, 14,6).

Platone definisce il fine ultimo della conoscenza, ossia la verità, in questi termini: l’essere di ciò che è e il non essere di ciò che non è (Teeteto).

Ecco che alla luce di tutto ciò la verità è essenza. E cos’è l’essenza del Tutto se non un processo dinamico armonico?

Da tutto ciò ne deriviamo precise indicazioni operative: necessitiamo di credere nell’esistenza della verità per essere parte di un continuo processo di crescita; questo processo di crescita è volto a comprendere l’autentica essenza del Tutto; in quanto processo, il Creato è intrinsecamente dinamico; in quanto dinamico, la nostra relazione con esso necessita di azione; questa azione non può essere casuale ma in armonia con l’oggetto con cui essa intende relazionarsi.

Come funziona il nostro cervello

Gli studiosi di psicologia del marketing sanno qualcosa di come funziona il nostro cervello. Durante uno di quei corsi, cosiddetti di formazione, a cui mi fece partecipare l’azienda per cui lavoravo, ci fu fatto fare l’esperimento che vi ripropongo.

Osservate per i prossimi dieci secondi tutto ciò che intorno a voi c’è di rosso. Adesso chiudete gli occhi e ricordate tutto ciò che intorno a voi è blu. Avrete una grossissima difficoltà a visualizzare ciò che è blu perché il cervello ha lavorato in tutt’altra direzione (e l’input glielo avete dato voi!).

Se invece dei colori come nel gioco su menzionato utilizziamo l’idea di verità, ecco che comprendiamo come per essa il cervello lavori se gli diamo l’input di ricercarla nel Tutto, e come invece essa venga completamente trascurata se noi non stimoliamo il nostro cervello a cercarla ricordandogli continuamente che essa esiste. Ribadisco che non ci è stata data la facoltà di comprendere l’idea di verità nella sua perfezione ma solo di approssimarla, così come qualsiasi cerchio che provassimo a disegnare, anche con la più sofisticata tecnologia, non sarebbe un cerchio perfetto, ma un’approssimazione dell’idea di cerchio.

Ecco che una società che non insegna (e addirittura nega) l’esistenza della verità, è una società che non cerca la verità, che non vive per essa, ma che vive per qualcosa di differente (il profitto, il proprio piacere, il proprio ego, ecc.).

Un aspetto della questione su cui dobbiamo riflettere è che quando diamo a noi stessi l’input di lavorare per un fine – in questo caso la ricerca della verità – ecco che secondo un processo non pienamente consapevole, il nostro cervello si mette a lavorare per la ricerca di quel fine. Sicuramente è capitato a tutti di sviluppare uno studio in merito ad un oggetto, e di accorgersi che tutto il mondo stesse parlando di quell’oggetto. Ci sembra quasi che si sia stati noi a dare a tutto il mondo l’input di parlare di quell’oggetto. Lo stesso avviene quando ci mettiamo in testa di volere acquistare, per esempio, un auto. Lì per lì ci pare di avere fatto una scelta molto originale, poi dopo qualche giorno, cominciamo a notare che quell’auto ce l’hanno molte persone; ci viene quasi da pensare che quella originale idea che solo noi avevamo avuto, ce la stia copiando il mondo intero (ed interdetti ci diciamo: eppure lo avevo detto solo a Mario! Possibile che abbia già messo in giro la voce?).

La realtà dei fatti è ovviamente diversa. Abbiamo dato al nostro complessivo sistema di osservazione intellettiva un obiettivo. Ecco che il nostro sistema senza che noi di volta in volta gli si debba ridare l’input, sta lavorando per cogliere quell’obiettivo. Al contrario, fino al momento in cui al nostro sistema di osservazione intellettiva non avevamo dato quell’obiettivo, esso lo aveva completamente trascurato (ricordate il colore blu del giochino di sopra).

Ora, se ciò funziona con i colori e con gli oggetti che vogliamo acquistare, funziona anche con entità ben più importanti, quale per esempio la verità. Se non ne riconosciamo l’esistenza, la trascuriamo completamente; se al contrario ne riconosciamo l’esistenza il cervello si mette a lavorare per conquistarla.

Una puntualizzazione: alcuni potranno obiettare che un conto è cercare il colore rosso, un conto è cercare la verità. A tal proposito vorrei far notare che esiste una scala infinita di rossi e che mai nessun rosso, anche del medesimo oggetto, è identico ad un altro rosso (è il nostro occhio che s’inganna ed un microscopio svelerà facilmente l’inganno). Così se la verità può essere solo approssimata e non conosciuta in tutta la sua perfezione, altrettanto varrà per ogni cosa della realtà (sensibile).

Ecco che allora una società che non autodichiara l’esistenza della verità, non lavora per essa ma anzi la trascura completamente.

(Non si irrigidiscano i relativisti! La verità è un concetto del mondo ideale, non della realtà sensibile. Ma questo la rende più reale di quell’ombra che è la realtà! La verità non può essere intesa come un insieme di regole, quanto piuttosto come un complesso di principi alla cui origine vi è l’idea di Bene. Si ricordi come Gesù tratti la regola del sabato dei farisei).

Il nostro tempo è dominato dalla menzogna perché trascura l’idea di verità.

Si pensi alla menzogna in campo economico, dove si spacciano per utili al bene comune le liberalizzazioni. Mai nessuno ha saputo citare un esempio di liberalizzazione che abbia avvantaggiato l’interesse generale. I liberisti sostengono che dai processi liberisti sia derivato un aumento dell’occupazione e della produttività ed una diminuzione dell’inflazione. Questi signori, a causa del formalismo che domina la teoria a cui si affidano – ricordo che partono dal presupposto formale che possa esservi una concorrenza perfetta, non tenendo invece conto della reale disomogeneità delle situazioni comparate – guardano soltanto la superficie di questi dati.

La verità è ben altra!

L’occupazione è aumentata solo in apparenza grazie al camuffamento delle statistiche. Infatti, con mutamenti rispetto alle tecniche di rilevazione passate, si considerano lavoratori coloro che sono occupati anche per pochi giorni alla settimana; non si considerano disoccupati coloro che dopo lunghe ed infruttuose ricerche di lavoro si rassegnano dal cercare un’occupazione.

A ciò si aggiunga che le posizioni lavorative create sono a livelli salariali più bassi rispetto a quelle perse.

I liberisti considerano aumentata la produttività. Ma a quale produttività fanno riferimento? L’incidenza della capitalizzazione di borsa sul p.i.l. rispetto agli anni ’60 è passata da un 10% ad un 70%. In pratica il grosso della produzione industriale lorda, non è produzione industriale (che dunque produce beni e dà lavoro), ma è di origine finanziario-speculativa (e dunque produce solo utile finanziario per chi lo fa, senza poi reinvestirlo in attività aventi funzione economico-sociale).

Secondo i liberisti poi l’inflazione sarebbe diminuita. I signori liberisti parlano purtroppo soltanto dell’inflazione nominale, ma non di quella reale (rapporto tra l’inflazione nominale ed i redditi da lavoro). In presenza di un minor aumento dei prezzi rispetto agli anni ’80 (diciamo mediamente di un 2% invece che anche del 18%), vi sono stati nella migliore delle ipotesi aumenti dei redditi medi inferiori al 2%. Paradossalmente, dunque, se l’inflazione nominale sale del 30%, ed i redditi salgono del 40%, ecco che il fatto che l’inflazione nominale salga non è in assoluto un male.

A tutto questo discorso sull’inflazione, vi è da aggiungere anche il fatto che la consistenza del paniere dei prezzi ha perso attinenza con la realtà. Il grosso dell’incidenza sulla capacità d’acquisto reale è purtroppo rappresentato dai generi alimentari e di prima necessità. Su questi generi l’ascesa annua dei prezzi è stata di circa il 2%?

Regna appunto la menzogna, piuttosto che la verità.

Si pensi poi alle menzogne in campo politico.

Circa la guerra in Iraq sono oramai assodate le responsabilità da parte dell’amministrazione Bush e del vice-presidente Cheney in particolare. La questione dell’uranio proveniente dal Niger come prova che incolpava Saddam Hussein, è stata smentita in seguito allo scoppio del caso Wilson. La questione dei “pizzini” di Rumsfeld con cui intendeva abituare la popolazione statunitense ed occidentale, al fatto che il pericolo terroristico fosse più grave di quello che i servizi segreti rilevavano come reale è un’altra prova dell’uso sistematico della menzogna da parte dell’establishment.

Ma si pensi anche, per quanto riguarda l’Italia, alle continue accuse riversate sulle cosiddette “leggi di Berlusconi”, tanto gravi da non esserne stata modificata neanche una da parte della nuova maggioranza parlamentare.

Vi sono poi le menzogne in campo ambientale. La questione ambientale sta venendo strumentalizzata da precisi interessi finanziari per impedire lo sviluppo dei paesi in via di sviluppo e ridurne drasticamente le popolazioni. Il film di Gore che gli è valso il premio Nobel, è pieno di asserzioni prive di validità scientifica (su tutte, quella dell’innalzamento dei mari per circa 6 metri). Ma si pensi anche alla asserita relazione tra CO2 e riscaldamento globale (e perché le rilevazioni allora danno in aumento la temperatura in tutta la Galassia? Le nostre industrie inquinano anche Giove?) o alla asserita pericolosità ed inefficienza dell’energia nucleare (che stupidi i Francesi che rimettono l’80% del proprio fabbisogno energetico all’energia nucleare!).

Ed ovviamente sono molti altri i campi della vita in cui domina la menzogna. Basti pensare alla tecnica del capro espiatorio grazie a cui si sono condannati partiti, dirigenti sportivi, tecnologie, di volta in volta usata per perseguire interessi di parte.

L’azione dei politici nella Verità

La classe politica deve attivarsi su un duplice fronte. Bisogna che essa parli di verità e bisogna che essa agisca nella verità. E’ finito il tempo dell’ascolto della vox populi per misere questioni di convenienza elettorale. “Prima o poi arriva l'ora in cui bisogna prendere una posizione che non è nè sicura, nè conveniente, nè popolare; ma bisogna prenderla, perchè è giusta.” (Martin Luther King).

I venti che soffiano sono venti pericolosi. La popolazione è esausta ed i più sono senza i giusti punti di riferimento. Essa si sta velocemente trasformando in un esercito pronto ad obbedire al primo populista a cui il complesso finanziario-mediatico-militare voglia accordare la propria fiducia.

Per sé stessi, i politici è meglio che perdano le loro poltrone se la loro attività invece che essere dedita al bene comune, e dunque alla verità, resta ottusa sui binari della menzogna.

Mi rendo conto di chiedere un qualcosa che non ha a che fare con una generazione che mai ha lavorato per la verità ma che invece è sempre stata ossequiosa alla propria comodità. Tuttavia presto avremo il diluvio e solo chi avrà preparato l’arca con sopra tutto il necessario per affrontare il domani, non sarà ricordato dalla storia come un vergognoso lacchè di un Olimpo finanziario che si credeva onnipotente.

La storia troppe volte ha sentenziato il proprio verdetto. Non si può andare contro la legge di gravità. La presuntuosa pretesa viene concessa per pochi attimi, poi si precipita e ci si fa male.

E’ finito il tempo in cui si lasci che i discoli con il loro modo sguaiato di fare i balocchi distruggano l’intera casa. In questa casa non si vive più ed i discoli vanno rimessi in riga per salvare la casa comune.

Se la classe politica non si sente pronta per fare ciò, cerchi aiuto in chi evidentemente è pronto a tale compito.

D’altra parte vi sono generazioni di uomini che nascono per ricostruire ciò che altre generazioni hanno distrutto.

Si ascolti questa parola: firewalls.

Il politico americano Lyndon LaRouche ha proposto un disegno di legge che in questo momento è oggetto dell’attenzione di molti parlamentari americani (Homeowners and Bank Protection Act – HBPA) per salvare milioni di famiglie americane che rischiano l’esproprio delle loro case. Il principio che sta dietro l’idea dei firewalls è chiaro: il liberismo ha finito il suo tempo; i disastri fatti dalla magica mano invisibile del mercato non sono più tollerabili; è necessario che i governi riassumano il ruolo per cui vengono costituiti: perseguire il bene comune.

Questa idea dei firewalls si impone non soltanto nel settore dei mutui casa. Ci troviamo di fronte ad un’inflazione galoppante che solo la manipolazione delle statistiche nega. Questa inflazione non colpisce beni superflui tipo una bottiglia di vino pregiato od un quadro d’arte moderna. Questa inflazione sta colpendo generi di prima necessità, dagli alimenti, al carburante, al riscaldamento, all’acqua.

I politici ed il Governo in particolare riprendano in mano il volano dell’economia ed intervengano prima di ritrovarsi con la gente in piazza fomentata da incoscienti demagoghi utili solo a chi ha finora voluto baloccarsi con la speculazione, grazie all’asservita classe politica, ad onta degli espliciti enunciati della nostra Costituzione. Si ricordi l’art. 41:“L'iniziativa economica privata è libera. Non può svolgersi in contrasto con l'utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana. La legge determina i programmi e i controlli opportuni perché l'attività economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali.

Dal libro della Sapienza (6)

Chi cerca la sapienza la trova

[12]La sapienza è radiosa e indefettibile, facilmente è contemplata da chi l'ama e trovata da chiunque la ricerca.

[13]Previene, per farsi conoscere, quanti la desiderano.

[14]Chi si leva per essa di buon mattino non faticherà, la troverà seduta alla sua porta.

[15]Riflettere su di essa è perfezione di saggezza, chi veglia per lei sarà presto senza affanni.

[16]Essa medesima va in cerca di quanti sono degni di lei, appare loro ben disposta per le strade, va loro incontro con ogni benevolenza.

[17]Suo principio assai sincero è il desiderio d'istruzione; la cura dell'istruzione è amore;

[18]l'amore è osservanza delle sue leggi; il rispetto delle leggi è garanzia di immortalità

[19]e l'immortalità fa stare vicino a Dio.

[20]Dunque il desiderio della sapienza conduce al regno.

[21]Se dunque, sovrani dei popoli, vi dilettate di troni e di scettri, onorate la sapienza, perché possiate regnare sempre.

Claudio Giudici

3 novembre 2007

La Costituzione della Repubblica italiana

 

Art. 1: L'Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro.
La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.
Art. 2: La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell'uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l'adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale.
Art. 3: Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.
È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese. […]
Art. 4
: La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto.

Art. 36: Il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un'esistenza libera e dignitosa.

La durata massima della giornata lavorativa è stabilita dalla legge.

Il lavoratore ha diritto al riposo settimanale e a ferie annuali retribuite, e non può rinunziarvi.

Art. 41: L'iniziativa economica privata è libera.

Non può svolgersi in contrasto con l'utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana.

La legge determina i programmi e i controlli opportuni perché l'attività economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali.

Art. 42: La proprietà è pubblica o privata. I beni economici appartengono allo Stato, ad enti o a privati.

La proprietà privata è riconosciuta e garantita dalla legge, che ne determina i modi di acquisto, di godimento e i limiti allo scopo di assicurarne la funzione sociale e di renderla accessibile a tutti.

La proprietà privata può essere, nei casi preveduti dalla legge, e salvo indennizzo, espropriata per motivi d'interesse generale. […]

Art. 43: A fini di utilità generale la legge può riservare originariamente o trasferire, mediante espropriazione e salvo indennizzo, allo Stato, ad enti pubblici o a comunità di lavoratori o di utenti determinate imprese o categorie di imprese, che si riferiscano a servizi pubblici essenziali o a fonti di energia o a situazioni di monopolio ed abbiano carattere di preminente interesse generale.

Art. 47: La Repubblica incoraggia e tutela il risparmio in tutte le sue forme; disciplina, coordina e controlla l'esercizio del credito. […]

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