.
Annunci online

 
claudiogiudici 
"Tassisti ignoranti, brutti e cattivi!"... Ma Cusano pensava a loro quando scrisse La Docta Ignorantia?
<%if foto<>"0" then%>
 
  Ultime cose
Il mio profilo
  Feed RSS di questo blog Rss 2.0
Feed ATOM di questo blog Atom
  Movimento Internazionale per i diritti civili - Solidarietà
No Big Banks
Executive Intelligence Review
Lyndon LaRouche - Political Action Committee
21st century science and technology
Schiller Institute
  cerca

A Servizio Pubblico da Santoro...

A Uno Mattina...

Al Circo Massimo...

Alla americana Lpac Tv...

A Toscana Tv...

Mi rifiuto di accettare l'idea che il modo in cui "si è" ci renda moralmente incapaci di diventare "ciò che dovremmo essere". (Martin Luther King)

  RIFLESSIONI, ARTICOLI, INTERVENTI di Claudio Giudici: 

Questo messaggio lo dedico ai folli.
A tutti coloro che vedono le cose in modo diverso.
Potete citarli. Essere in disaccordo con loro.
Potete glorificarli o denigrarli, ma l'unica cosa che non potete fare è ignorarli.
Perchè riescono a cambiare le cose.
E mentre qualcuno potrebbe definirli folli, io ne vedo il genio.
Perchè solo coloro che sono abbastastanza folli da pensare di poter cambiare il mondo, lo cambiano davvero.
(Mahatma Gandhi)

 

 

AMERICAN REVOLUTION


Coloro che professano di volere la libertà, ma deprecano l'azione politica, sono come gli uomini che vogliono il raccolto senza seminare, o la pioggia senza lampi e tuoni. Vogliono l'oceano senza il terribile brusio delle sue possenti acque. (Frederick Douglass)

SCIENZA

"Il selvaggio disprezza l'arte e riconosce la natura come sua assoluta sovrana; il barbaro deride e disonora la natura, ma, più spregevole del selvaggio, molto spesso continua ad essere schiavo del suo schiavo. L'uomo colto si fa amica la natura e ne rispetta la libertà, semplicemente frenandone l'arbitrio."
(Friedrich Schiller, Lettere sull'educazione estetica dell'uomo, n. 4)
 
 

 

Dal libro della Sapienza (6)
Chi cerca la sapienza la trova
[12]La sapienza è radiosa e indefettibile, facilmente è contemplata da chi l'ama e trovata da chiunque la ricerca.
[13]Previene, per farsi conoscere, quanti la desiderano.
[14]Chi si leva per essa di buon mattino non faticherà, la troverà seduta alla sua porta.
[15]Riflettere su di essa è perfezione di saggezza, chi veglia per lei sarà presto senza affanni.
[16]Essa medesima va in cerca di quanti sono degni di lei, appare loro ben disposta per le strade, va loro incontro con ogni benevolenza.
[17]Suo principio assai sincero è il desiderio d'istruzione; la cura dell'istruzione è amore;
[18]l'amore è osservanza delle sue leggi; il rispetto delle leggi è garanzia di immortalità
[19]e l'immortalità fa stare vicino a Dio.
[20]Dunque il desiderio della sapienza conduce al regno.
[21]Se dunque, sovrani dei popoli, vi dilettate di troni e di scettri, onorate la sapienza, perché possiate regnare sempre.

"Quid Veritas?" chiede Ponzio Pilato a Gesù Cristo.
"What is love?" chiede il principe Carlo d'Inghilterra al giornalista che chiedeva a lui e Diana se si amavano.
Verità ed Amore, così come la Libertà, la Giustizia, il Bene, il Bello, sono il Cerchio che al nostro occhio pare di avere tracciato. Credete veramente di essere in grado di tracciare un Cerchio? Sì, mi riferisco a quell'inesistente complesso di punti tutti equidistanti dal medesimo fuoco. Credete veramente di averlo tracciato col vostro bicchiere, col vostro compasso, con la vostra macchina ad altissima precisione? No, non lo avete tracciato. Al vostro occhio così appare, ma quello che siete riusciti a fare è solo un'approssimazione di ciò. Bene, se così è, se è impossibile creare il cerchio perfetto, è tuttavia inutile provarci? Se sì, la ruota - che abbiamo detto non potrà essere perfettamente circolare - non è una conquista per l'Uomo, che lo aiuta nella sua relazione con l'Universo? Certo che lo è. Trasferiamo ora tutto questo ragionamento attorno alle Idee di Verità, Amore, Giustizia, Bellezza, Libertà, Bontà.
"Così in terra come è in Cielo".



 

 Giudici Claudio Giudici Claudio Giudici Claudio Giudici Claudio Giudici Claudio Giudici Claudio Giudici Claudio Giudici Claudio Giudici Claudio Giudici Claudio Giudici Claudio Giudici Claudio Giudici Claudio Giudici Claudio Giudici Claudio Giudici Claudio Giudici Claudio Giudici Claudio Giudici Claudio Giudici Claudio Giudici Claudio Giudici Claudio Giudici Claudio Giudici Claudio Giudici Claudio Giudici Claudio Giudici Claudio Giudici Claudio Giudici Claudio Giudici Claudio Giudici Claudio Giudici Claudio
Lyndon LaRouche Lyndon LaRouche Lyndon LaRouche Lyndon LaRouche Lyndon LaRouche Lyndon LaRouche Lyndon LaRouche Lyndon LaRouche Lyndon LaRouche Lyndon LaRouche Lyndon LaRouche Lyndon LaRouche Lyndon LaRouche Lyndon LaRouche Lyndon LaRouche Lyndon LaRouche Lyndon LaRouche Lyndon LaRouche
Amelia Boynton Robinson Amelia Boynton Robinson Amelia Boynton Robinson Amelia Boynton Robinson Amelia Boynton Robinson Amelia Boynton Robinson Amelia Boynton Robinson Amelia Boynton Robinson Amelia Boynton Robinson Amelia Boynton Robinson Amelia Boynton Robinson Amelia Boynton Robinson Amelia Boynton Robinson Amelia Boynton Robinson Amelia Boynton Robinson Amelia Boynton Robinson Amelia Boynton Robinson Amelia Boynton Robinson
Schiller Schiller Schiller Schiller Schiller Schiller Schiller Schiller Schiller Schiller Schiller Schiller Schiller Schiller Schiller Schiller Schiller Schiller Schiller Schiller Schiller Schiller Schiller Schiller
Franklin Roosevelt  Franklin Roosevelt Franklin Roosevelt Franklin Roosevelt Franklin Roosevelt Franklin Roosevelt Franklin Roosevelt Franklin Roosevelt Franklin Roosevelt Franklin Roosevelt Franklin Roosevelt Franklin Roosevelt Franklin Roosevelt Franklin Roosevelt Franklin Roosevelt Franklin Roosevelt Franklin Roosevelt Franklin Roosevelt Franklin Roosevelt Franklin Roosevelt Franklin Roosevelt Franklin Roosevelt Franklin Roosevelt Franklin Roosevelt Franklin Roosevelt
new deal new deal new deal new deal new deal new deal new deal new deal new deal new deal new deal new deal new deal new deal new deal new deal new deal new deal new deal new deal new deal new deal new deal new deal new deal 
economia fisica economia finanziaria economia reale produzione hedge fund nucleare economia fisica economia finanziaria economia reale produzione hedge fund nucleare economia fisica economia finanziaria economia reale produzione hedge fund nucleare economia fisica economia finanziaria economia reale produzione hedge fund nucleare economia fisica economia finanziaria economia reale produzione hedge fund nucleare economia fisica economia finanziaria economia reale produzione hedge fund nucleare economia fisica economia finanziaria economia reale produzione hedge fund nucleare economia fisica economia finanziaria economia reale produzione hedge fund nucleare economia fisica economia finanziaria economia reale produzione hedge fund nucleare economia fisica economia finanziaria economia reale produzione hedge fund nucleare economia fisica economia finanziaria economia reale produzione hedge fund nucleare economia fisica economia finanziaria economia reale produzione hedge fund nucleare economia fisica economia finanziaria economia reale produzione hedge fund nucleare economia fisica economia finanziaria economia reale produzione hedge fund nucleare economia fisica economia finanziaria economia reale produzione hedge fund nucleare economia fisica economia finanziaria economia reale produzione hedge fund nucleare economia fisica economia finanziaria economia reale produzione hedge fund nucleare economia fisica economia finanziaria economia reale produzione hedge fund nucleare economia fisica economia finanziaria economia reale produzione hedge fund nucleare economia fisica economia finanziaria economia reale produzione hedge fund nucleare economia fisica economia finanziaria economia reale produzione hedge fund nucleare economia fisica economia finanziaria economia reale produzione hedge fund nucleare economia fisica economia finanziaria economia reale produzione hedge fund nucleare economia fisica economia finanziaria economia reale produzione hedge fund nucleare economia fisica economia finanziaria economia reale produzione hedge fund nucleare economia fisica economia finanziaria economia reale produzione hedge fund nucleare economia fisica economia finanziaria economia reale produzione hedge fund nucleare economia fisica economia finanziaria economia reale produzione hedge fund nucleare economia fisica economia finanziaria economia reale produzione hedge fund nucleare economia fisica economia finanziaria economia reale produzione hedge fund nucleare
bolla immobiliare bolla speculativa list carey hamilton la pira de gasperi mattei liberalizzazioni taxi tfr sistema americano di economia politica debito hamiltoniano banca nazionale infrastrutture credito allo sviluppo cassa per il mezzogiorno global warming frode truffa trattato di Westfalia Concilio di Firenze Cusano Platone Socrate Vangeli Bertrand Russell Genesi malthusianesimo dirigismo keynesismo oligarchia finanziaria Prometeo Eschilo lym movimento solidarietà movimento internazionale per i diritti civili solidarietà ponte di sviluppo eurasiatico keplero machiavelli programma politico franklin delano roosevelt Al Gore maglev piano oasi nuova bretton woods
bolla immobiliare bolla speculativa list carey hamilton la pira de gasperi mattei liberalizzazioni taxi tfr sistema americano di economia politica debito hamiltoniano banca nazionale infrastrutture credito allo sviluppo cassa per il mezzogiorno global warming frode truffa trattato di Westfalia Concilio di Firenze Cusano Platone Socrate Vangeli Bertrand Russell Genesi malthusianesimo dirigismo keynesismo oligarchia finanziaria Prometeo Eschilo lym movimento solidarietà movimento internazionale per i diritti civili solidarietà ponte di sviluppo eurasiatico keplero machiavelli programma politico franklin delano roosevelt Al Gore maglev piano oasi nuova bretton woods
bolla immobiliare bolla speculativa list carey hamilton la pira de gasperi mattei liberalizzazioni taxi tfr sistema americano di economia politica debito hamiltoniano banca nazionale infrastrutture credito allo sviluppo cassa per il mezzogiorno global warming frode truffa trattato di Westfalia Concilio di Firenze Cusano Platone Socrate Vangeli Bertrand Russell Genesi malthusianesimo dirigismo keynesismo oligarchia finanziaria Prometeo Eschilo lym movimento solidarietà movimento internazionale per i diritti civili solidarietà ponte di sviluppo eurasiatico keplero machiavelli programma politico franklin delano roosevelt Al Gore maglev piano oasi nuova bretton woods
bolla immobiliare bolla speculativa list carey hamilton la pira de gasperi mattei liberalizzazioni taxi tfr sistema americano di economia politica debito hamiltoniano banca nazionale infrastrutture credito allo sviluppo cassa per il mezzogiorno global warming frode truffa trattato di Westfalia Concilio di Firenze Cusano Platone Socrate Vangeli Bertrand Russell Genesi malthusianesimo dirigismo keynesismo oligarchia finanziaria Prometeo Eschilo lym movimento solidarietà movimento internazionale per i diritti civili solidarietà ponte di sviluppo eurasiatico keplero machiavelli programma politico franklin delano roosevelt Al Gore maglev piano oasi nuova bretton woods
bolla immobiliare bolla speculativa list carey hamilton la pira de gasperi mattei liberalizzazioni taxi tfr sistema americano di economia politica debito hamiltoniano banca nazionale infrastrutture credito allo sviluppo cassa per il mezzogiorno global warming frode truffa trattato di Westfalia Concilio di Firenze Cusano Platone Socrate Vangeli Bertrand Russell Genesi malthusianesimo dirigismo keynesismo oligarchia finanziaria Prometeo Eschilo lym movimento solidarietà movimento internazionale per i diritti civili solidarietà ponte di sviluppo eurasiatico keplero machiavelli programma politico franklin delano roosevelt Al Gore maglev piano oasi nuova bretton woods
bolla immobiliare bolla speculativa list carey hamilton la pira de gasperi mattei liberalizzazioni taxi tfr sistema americano di economia politica debito hamiltoniano banca nazionale infrastrutture credito allo sviluppo cassa per il mezzogiorno global warming frode truffa trattato di Westfalia Concilio di Firenze Cusano Platone Socrate Vangeli Bertrand Russell Genesi malthusianesimo dirigismo keynesismo oligarchia finanziaria Prometeo Eschilo lym movimento solidarietà movimento internazionale per i diritti civili solidarietà ponte di sviluppo eurasiatico keplero machiavelli programma politico franklin delano roosevelt Al Gore maglev piano oasi nuova bretton woods
bolla immobiliare bolla speculativa list carey hamilton la pira de gasperi mattei liberalizzazioni taxi tfr sistema americano di economia politica debito hamiltoniano banca nazionale infrastrutture credito allo sviluppo cassa per il mezzogiorno global warming frode truffa trattato di Westfalia Concilio di Firenze Cusano Platone Socrate Vangeli Bertrand Russell Genesi malthusianesimo dirigismo keynesismo oligarchia finanziaria Prometeo Eschilo lym movimento solidarietà movimento internazionale per i diritti civili solidarietà ponte di sviluppo eurasiatico keplero machiavelli programma politico franklin delano roosevelt Al Gore maglev piano oasi nuova bretton woods
bolla immobiliare bolla speculativa list carey hamilton la pira de gasperi mattei liberalizzazioni taxi tfr sistema americano di economia politica debito hamiltoniano banca nazionale infrastrutture credito allo sviluppo cassa per il mezzogiorno global warming frode truffa trattato di Westfalia Concilio di Firenze Cusano Platone Socrate Vangeli Bertrand Russell Genesi malthusianesimo dirigismo keynesismo oligarchia finanziaria Prometeo Eschilo lym movimento solidarietà movimento internazionale per i diritti civili solidarietà ponte di sviluppo eurasiatico keplero machiavelli programma politico franklin delano roosevelt Al Gore maglev piano oasi nuova bretton woods
bolla immobiliare bolla speculativa list carey hamilton la pira de gasperi mattei liberalizzazioni taxi tfr sistema americano di economia politica debito hamiltoniano banca nazionale infrastrutture credito allo sviluppo cassa per il mezzogiorno global warming frode truffa trattato di Westfalia Concilio di Firenze Cusano Platone Socrate Vangeli Bertrand Russell Genesi malthusianesimo dirigismo keynesismo oligarchia finanziaria Prometeo Eschilo lym movimento solidarietà movimento internazionale per i diritti civili solidarietà ponte di sviluppo eurasiatico keplero machiavelli programma politico franklin delano roosevelt Al Gore maglev piano oasi nuova bretton woods
bolla immobiliare bolla speculativa list carey hamilton la pira de gasperi mattei liberalizzazioni taxi tfr sistema americano di economia politica debito hamiltoniano banca nazionale infrastrutture credito allo sviluppo cassa per il mezzogiorno global warming frode truffa trattato di Westfalia Concilio di Firenze Cusano Platone Socrate Vangeli Bertrand Russell Genesi malthusianesimo dirigismo keynesismo oligarchia finanziaria Prometeo Eschilo lym movimento solidarietà movimento internazionale per i diritti civili solidarietà ponte di sviluppo eurasiatico keplero machiavelli programma politico franklin delano roosevelt Al Gore maglev piano oasi nuova bretton woods
bolla immobiliare bolla speculativa list carey hamilton la pira de gasperi mattei liberalizzazioni taxi tfr sistema americano di economia politica debito hamiltoniano banca nazionale infrastrutture credito allo sviluppo cassa per il mezzogiorno global warming frode truffa trattato di Westfalia Concilio di Firenze Cusano Platone Socrate Vangeli Bertrand Russell Genesi malthusianesimo dirigismo keynesismo oligarchia finanziaria Prometeo Eschilo lym movimento solidarietà movimento internazionale per i diritti civili solidarietà ponte di sviluppo eurasiatico keplero machiavelli programma politico franklin delano roosevelt Al Gore maglev piano oasi nuova bretton woods
bolla immobiliare bolla speculativa list carey hamilton la pira de gasperi mattei liberalizzazioni taxi tfr sistema americano di economia politica debito hamiltoniano banca nazionale infrastrutture credito allo sviluppo cassa per il mezzogiorno global warming frode truffa trattato di Westfalia Concilio di Firenze Cusano Platone Socrate Vangeli Bertrand Russell Genesi malthusianesimo dirigismo keynesismo oligarchia finanziaria Prometeo Eschilo lym movimento solidarietà movimento internazionale per i diritti civili solidarietà ponte di sviluppo eurasiatico keplero machiavelli programma politico franklin delano roosevelt Al Gore maglev piano oasi nuova bretton woods
bolla immobiliare bolla speculativa list carey hamilton la pira de gasperi mattei liberalizzazioni taxi tfr sistema americano di economia politica debito hamiltoniano banca nazionale infrastrutture credito allo sviluppo cassa per il mezzogiorno global warming frode truffa trattato di Westfalia Concilio di Firenze Cusano Platone Socrate Vangeli Bertrand Russell Genesi malthusianesimo dirigismo keynesismo oligarchia finanziaria Prometeo Eschilo lym movimento solidarietà movimento internazionale per i diritti civili solidarietà ponte di sviluppo eurasiatico keplero machiavelli programma politico franklin delano roosevelt Al Gore maglev piano oasi nuova bretton woods
bolla immobiliare bolla speculativa list carey hamilton la pira de gasperi mattei liberalizzazioni taxi tfr sistema americano di economia politica debito hamiltoniano banca nazionale infrastrutture credito allo sviluppo cassa per il mezzogiorno global warming frode truffa trattato di Westfalia Concilio di Firenze Cusano Platone Socrate Vangeli Bertrand Russell Genesi malthusianesimo dirigismo keynesismo oligarchia finanziaria Prometeo Eschilo lym movimento solidarietà movimento internazionale per i diritti civili solidarietà ponte di sviluppo eurasiatico keplero machiavelli programma politico franklin delano roosevelt Al Gore maglev piano oasi nuova bretton woods
bolla immobiliare bolla speculativa list carey hamilton la pira de gasperi mattei liberalizzazioni taxi tfr sistema americano di economia politica debito hamiltoniano banca nazionale infrastrutture credito allo sviluppo cassa per il mezzogiorno global warming frode truffa trattato di Westfalia Concilio di Firenze Cusano Platone Socrate Vangeli Bertrand Russell Genesi malthusianesimo dirigismo keynesismo oligarchia finanziaria Prometeo Eschilo lym movimento solidarietà movimento internazionale per i diritti civili solidarietà ponte di sviluppo eurasiatico keplero machiavelli programma politico franklin delano roosevelt Al Gore maglev piano oasi nuova bretton woods
bolla immobiliare bolla speculativa list carey hamilton la pira de gasperi mattei liberalizzazioni taxi tfr sistema americano di economia politica debito hamiltoniano banca nazionale infrastrutture credito allo sviluppo cassa per il mezzogiorno global warming frode truffa trattato di Westfalia Concilio di Firenze Cusano Platone Socrate Vangeli Bertrand Russell Genesi malthusianesimo dirigismo keynesismo oligarchia finanziaria Prometeo Eschilo lym movimento solidarietà movimento internazionale per i diritti civili solidarietà ponte di sviluppo eurasiatico keplero machiavelli programma politico franklin delano roosevelt Al Gore maglev piano oasi nuova bretton woods
bolla immobiliare bolla speculativa list carey hamilton la pira de gasperi mattei liberalizzazioni taxi tfr sistema americano di economia politica debito hamiltoniano banca nazionale infrastrutture credito allo sviluppo cassa per il mezzogiorno global warming frode truffa trattato di Westfalia Concilio di Firenze Cusano Platone Socrate Vangeli Bertrand Russell Genesi malthusianesimo dirigismo keynesismo oligarchia finanziaria Prometeo Eschilo lym movimento solidarietà movimento internazionale per i diritti civili solidarietà ponte di sviluppo eurasiatico keplero machiavelli programma politico franklin delano roosevelt Al Gore maglev piano oasi nuova bretton woods
bolla immobiliare bolla speculativa list carey hamilton la pira de gasperi mattei liberalizzazioni taxi tfr sistema americano di economia politica debito hamiltoniano banca nazionale infrastrutture credito allo sviluppo cassa per il mezzogiorno global warming frode truffa trattato di Westfalia Concilio di Firenze Cusano Platone Socrate Vangeli Bertrand Russell Genesi malthusianesimo dirigismo keynesismo oligarchia finanziaria Prometeo Eschilo lym movimento solidarietà movimento internazionale per i diritti civili solidarietà ponte di sviluppo eurasiatico keplero machiavelli programma politico franklin delano roosevelt Al Gore maglev piano oasi nuova bretton woods
bolla immobiliare bolla speculativa list carey hamilton la pira de gasperi mattei liberalizzazioni taxi tfr sistema americano di economia politica debito hamiltoniano banca nazionale infrastrutture credito allo sviluppo cassa per il mezzogiorno global warming frode truffa trattato di Westfalia Concilio di Firenze Cusano Platone Socrate Vangeli Bertrand Russell Genesi malthusianesimo dirigismo keynesismo oligarchia finanziaria Prometeo Eschilo lym movimento solidarietà movimento internazionale per i diritti civili solidarietà ponte di sviluppo eurasiatico keplero machiavelli programma politico franklin delano roosevelt Al Gore maglev piano oasi nuova bretton woods
bolla immobiliare bolla speculativa list carey hamilton la pira de gasperi mattei liberalizzazioni taxi tfr sistema americano di economia politica debito hamiltoniano banca nazionale infrastrutture credito allo sviluppo cassa per il mezzogiorno global warming frode truffa trattato di Westfalia Concilio di Firenze Cusano Platone Socrate Vangeli Bertrand Russell Genesi malthusianesimo dirigismo keynesismo oligarchia finanziaria Prometeo Eschilo lym movimento solidarietà movimento internazionale per i diritti civili solidarietà ponte di sviluppo eurasiatico keplero machiavelli programma politico franklin delano roosevelt Al Gore maglev piano oasi nuova bretton woods
bolla immobiliare bolla speculativa list carey hamilton la pira de gasperi mattei liberalizzazioni taxi tfr sistema americano di economia politica debito hamiltoniano banca nazionale infrastrutture credito allo sviluppo cassa per il mezzogiorno global warming frode truffa trattato di Westfalia Concilio di Firenze Cusano Platone Socrate Vangeli Bertrand Russell Genesi malthusianesimo dirigismo keynesismo oligarchia finanziaria Prometeo Eschilo lym movimento solidarietà movimento internazionale per i diritti civili solidarietà ponte di sviluppo eurasiatico keplero machiavelli programma politico franklin delano roosevelt Al Gore maglev piano oasi nuova bretton woods
bolla immobiliare bolla speculativa list carey hamilton la pira de gasperi mattei liberalizzazioni taxi tfr sistema americano di economia politica debito hamiltoniano banca nazionale infrastrutture credito allo sviluppo cassa per il mezzogiorno global warming frode truffa trattato di Westfalia Concilio di Firenze Cusano Platone Socrate Vangeli Bertrand Russell Genesi malthusianesimo dirigismo keynesismo oligarchia finanziaria Prometeo Eschilo lym movimento solidarietà movimento internazionale per i diritti civili solidarietà ponte di sviluppo eurasiatico keplero machiavelli programma politico franklin delano roosevelt Al Gore maglev piano oasi nuova bretton woods
bolla immobiliare bolla speculativa list carey hamilton la pira de gasperi mattei liberalizzazioni taxi tfr sistema americano di economia politica debito hamiltoniano banca nazionale infrastrutture credito allo sviluppo cassa per il mezzogiorno global warming frode truffa trattato di Westfalia Concilio di Firenze Cusano Platone Socrate Vangeli Bertrand Russell Genesi malthusianesimo dirigismo keynesismo oligarchia finanziaria Prometeo Eschilo lym movimento solidarietà movimento internazionale per i diritti civili solidarietà ponte di sviluppo eurasiatico keplero machiavelli programma politico franklin delano roosevelt Al Gore maglev piano oasi nuova bretton woods
bolla immobiliare bolla speculativa list carey hamilton la pira de gasperi mattei liberalizzazioni taxi tfr sistema americano di economia politica debito hamiltoniano banca nazionale infrastrutture credito allo sviluppo cassa per il mezzogiorno global warming frode truffa trattato di Westfalia Concilio di Firenze Cusano Platone Socrate Vangeli Bertrand Russell Genesi malthusianesimo dirigismo keynesismo oligarchia finanziaria Prometeo Eschilo lym movimento solidarietà movimento internazionale per i diritti civili solidarietà ponte di sviluppo eurasiatico keplero machiavelli programma politico franklin delano roosevelt Al Gore maglev piano oasi nuova bretton woods
bolla immobiliare bolla speculativa list carey hamilton la pira de gasperi mattei liberalizzazioni taxi tfr sistema americano di economia politica debito hamiltoniano banca nazionale infrastrutture credito allo sviluppo cassa per il mezzogiorno global warming frode truffa trattato di Westfalia Concilio di Firenze Cusano Platone Socrate Vangeli Bertrand Russell Genesi malthusianesimo dirigismo keynesismo oligarchia finanziaria Prometeo Eschilo lym movimento solidarietà movimento internazionale per i diritti civili solidarietà ponte di sviluppo eurasiatico keplero machiavelli programma politico franklin delano roosevelt Al Gore maglev piano oasi nuova bretton woods
bolla immobiliare bolla speculativa list carey hamilton la pira de gasperi mattei liberalizzazioni taxi tfr sistema americano di economia politica debito hamiltoniano banca nazionale infrastrutture credito allo sviluppo cassa per il mezzogiorno global warming frode truffa trattato di Westfalia Concilio di Firenze Cusano Platone Socrate Vangeli Bertrand Russell Genesi malthusianesimo dirigismo keynesismo oligarchia finanziaria Prometeo Eschilo lym movimento solidarietà movimento internazionale per i diritti civili solidarietà ponte di sviluppo eurasiatico keplero machiavelli programma politico franklin delano roosevelt Al Gore maglev piano oasi nuova bretton woods
bolla immobiliare bolla speculativa list carey hamilton la pira de gasperi mattei liberalizzazioni taxi tfr sistema americano di economia politica debito hamiltoniano banca nazionale infrastrutture credito allo sviluppo cassa per il mezzogiorno global warming frode truffa trattato di Westfalia Concilio di Firenze Cusano Platone Socrate Vangeli Bertrand Russell Genesi malthusianesimo dirigismo keynesismo oligarchia finanziaria Prometeo Eschilo lym movimento solidarietà movimento internazionale per i diritti civili solidarietà ponte di sviluppo eurasiatico keplero machiavelli programma politico franklin delano roosevelt Al Gore maglev piano oasi nuova bretton woods
bolla immobiliare bolla speculativa list carey hamilton la pira de gasperi mattei liberalizzazioni taxi tfr sistema americano di economia politica debito hamiltoniano banca nazionale infrastrutture credito allo sviluppo cassa per il mezzogiorno global warming frode truffa trattato di Westfalia Concilio di Firenze Cusano Platone Socrate Vangeli Bertrand Russell Genesi malthusianesimo dirigismo keynesismo oligarchia finanziaria Prometeo Eschilo lym movimento solidarietà movimento internazionale per i diritti civili solidarietà ponte di sviluppo eurasiatico keplero machiavelli programma politico franklin delano roosevelt Al Gore maglev piano oasi nuova bretton woods
bolla immobiliare bolla speculativa list carey hamilton la pira de gasperi mattei liberalizzazioni taxi tfr sistema americano di economia politica debito hamiltoniano banca nazionale infrastrutture credito allo sviluppo cassa per il mezzogiorno global warming frode truffa trattato di Westfalia Concilio di Firenze Cusano Platone Socrate Vangeli Bertrand Russell Genesi malthusianesimo dirigismo keynesismo oligarchia finanziaria Prometeo Eschilo lym movimento solidarietà movimento internazionale per i diritti civili solidarietà ponte di sviluppo eurasiatico keplero machiavelli programma politico franklin delano roosevelt Al Gore maglev piano oasi nuova bretton woods
Beppe Grillo  Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo

 

 


Ponte di Sviluppo infrastrutturale globale 
di Lyndon LaRouche


Progetti ferroviari in Africa


Progetto ferroviario nei Balcani


Progetti ferroviari ed energetici nel Medio-Oriente




 

 

 

 

BREVE STORIA DELL'ECONOMIA MONDIALE DAL 1945 AL 2008


 

Diario | Economia | Politica | Filosofia | Documenti | Poesia | Scienza | Liberalizzazioni-privatizzazioni | Chi sono |
 
Diario
1visite.

31 dicembre 2007

Una "Dannata Alleanza" distrugge il tuo futuro

30 dicembre 2007 (MoviSol) - Il giorno di Santo Stefano, l’avvocato Jack Thompson ha consegnato alla stampa un comunicato dal titolo “Un attivista dichiara guerra alla Dannata Alleanza tra il Dipartimento della Difesa [americano] e l’industria dei videogiochi”. Il comunicato punta il dito sulla “collaborazione” tra i produttori di videogiochi e alcuni sinistri soggetti del Dipartimento della Difesa, che è meglio analizzata nell'opuscolo prodotto dal LYM americano “C’è il diavolo nel tuo portatile?”.

Nel testo del comunicato si legge, tra l’altro: “Una delle conseguenze di questa collaborazione è il numero crescente di assalti omicidi nello stile tipico di un commando, condotti da giovani avvezzi ai videogiochi, come dimostra il recente massacro avvenuto in un supermercato di Omaha, nel Nebraska. Stando al Washington Post, lo studente Cho, dell’Istituto Tecnico della Virginia, era un giocatore ossessionato dal videogioco militare CounterStrike. I ricercatori hanno dimostrato l’esistenza di effetti a lungo termine dell’immersione nella violenza interattiva. L’autore del più grave massacro scolastico nella storia europea s’era allenato con lo stesso simulatore di uccisioni in campo militare.”

Si legge ancora: “La lista degli assassinii di massa connessi a tali giochi è lunga. Il massacro di Colombine, naturalmente, è compreso.”

Thompson prosegue dicendo: “Ciò che diventa sempre più evidente è che la maledetta alleanza tra l’industria dei videogiochi e il Dipartimento della Difesa sta insegnando ad un’intera generazione di bambini che la guerra è affascinante, simpatica, desiderabile e libera da conseguenze.”

“Credeteci o no, è formalmente attiva una collaborazione tra il Dipartimento della Difesa e l’industria dei videogiochi, presso l’Istituto per le Tecnologie Creative [che si trova] nel campus dell’Università della California Meridionale.”

Thompson ha vinto numerosi processi nei tribunali statali sulla vendita di videogiochi violenti, contro l’Associazione per il Software d’Intrattenimento (Entertainment Software Association) che rappresenta l’industria dei videogiochi. Successivamente, in appello, il tribunale federale ha rovesciato i verdetti.

Tratto da http://movisol.org/07news225.htm

24 dicembre 2007

ECONOMIA: REGALI DI NATALE

La natura tragica di un “regalo di Natale” indesiderato

Il 12 dicembre le banche centrali hanno annunciato una nuova iniezione di denaro effettuata questa volta attraverso aste dirette. La disperazione che la decisione tradisce non è sfuggita ai mercati borsistici, che hanno reagito con il tonfo del giorno seguente. La Fed, la BCE, la Banca d’Inghilterra, la Banca del Canada e la banca centrale svizzera avevano annunciato iniziative coordinate per fornire liquidità al sistema con una serie di aste che complessivamente immetteranno 100 miliardi di dollari nel sistema. La novità non sta tanto nella somma ma nel fatto che per la prima volta centinaia di banche possono accedere direttamente alle aste di denaro della Fed, cosa che fino adesso era riservata a 21 banche privilegiate. Le aste sono il mezzo più economico per ottenere denaro in prestito e, a differenza dello sportello di sconto, sono anonime. Questo significa che le banche possono ottenere denaro in camera caritatis, senza che il proprio nome sia pubblicato e le azioni ne subiscano il contraccolpo.

Un esperto finanziario europeo consultato dall’EIR ha spiegato che l’iniziativa è stata capita come un espediente per impedire un crac nel periodo delle feste, senza nemmeno pretendere di affrontare la crisi delle banche. Nelle parole dell’esperto, la stretta “peggiora di ora in ora” e la situazione è “incredibilmente brutta”.

“Il crac è avvenuto” ha commentato Lyndon LaRouche il giorno seguente. “Non è il primo crac, né sarà l’ultimo, ma rappresenta una nuova qualità di crac del sistema." Le banche centrali "non sanno più che fare e nessuna di queste iniziative disperate serve a qualcosa. Non c’è niente che possa funzionare se non la mia proposta. È la natura della situazione. La gente semplicemente non vuole ammetterlo. Se volete prendervela con qualcuno, fatelo con Felix Rohatyn. Se lo merita. La situazione è paragonabile alla Germania del 1923. È ora di svegliarsi prima che sia troppo tardi”.

LaRouche non si riferisce solo all’iniziativa delle banche centrali, ma anche a quella presa da cinque banche francesi che hanno allestito una versione in proprio del “super-conduit” (cfr. Strategic alert N. 43 e 48 ) lanciato dal ministro del Tesoro americano Paulson, creando un fondo di 1,5 miliardi di titoli garantiti da assets, come se cambiare di tasca al portafoglio pieno di carta straccia possa considerarsi una soluzione.

Intanto lo stesso piano di “super-conduit” di Paulson, sotto la sigla MLEC, è affondato quando Citigroup, principale sponsor e beneficiario dell’operazione, ha fatto sapere che si riprendeva i 49 miliardi rimasti nei propri sette SIV, per contabilizzarli nel bilancio al 20% del loro valore. Citigroup segue l’esempio della HSBC britannica, della Société Générale francese e della WestLB tedesca nell’assorbire gli asset dei SIV. Questi SIV (Veicoli di Investimenti Strutturati) erano stati escogitati dalle banche per scaricarvi titoli che esse non volevano tenere nei propri bilanci, ma ritrasferendo quei titoli, le banche ora non fanno che aumentare le proprie perdite, come male minore di fronte a rischi ben più preoccupanti.

Se i SIV fossero stati costretti a vendere i propri titoli per rastrellare il denaro con cui far fronte ai propri obblighi ne sarebbe seguita una corsa alla svendita tale da rendere palese che i loro assets valgono di gran lunga meno di quanto scritto sul bilancio, ed a questo avrebbe necessariamente fatto seguito una registrazione di perdite non solo per i SIV ma per chiunque detenesse titoli del genere. Giacché questi valori fittizi sono l’ultimo sostegno su cui poggiano le banche, ai banchieri non resta altro da fare che cercare di mantenere in piedi l’illusione ad ogni costo.

L’iniziativa del 12 dicembre delle banche centrali pone in risalto come non vi siano altre soluzioni: cercano di prendere tempo, ma l’anno nuovo non porta via le vecchie perdite. Non c’è nulla che possa salvare il sistema eccetto una riorganizzazione secondo le proposte formulate da Lyndon LaRouche.

Nuovi progressi della HBPA

Dalle fine di agosto 170 mila famiglie americane hanno perso la casa. La proposta (HPBA) di LaRouche per difendere sia i mutuatari che le banche continua a riscuotere consensi. La settimana scorsa il Consiglio comunale di Harrisburg, capitale della Pennsylvania, ha rivolto un appello al Congresso di Washington a favore dell’iniziativa insieme a diversi altri consigli municipali che rappresentano circa 2 milioni di abitanti dello stato. Anche la Contea di Cameron e la città di San Benito in Texas hanno approvato una risoluzione che approva la HBPA. Iniziative simili sono in programma in altre città della California e del Nord Est.

L’iniziativa era stata introdotta dalla parlamentare della Louisiana Juanita Walton al Congresso dei parlamentari neri, tenutosi a Little Rock tra il 13 e 14 dicembre. La dirigenza del congresso aveva però deciso di riscrivere la risoluzione come semplice misura contro le condizioni capestro dei mutui piuttosto che come muraglia a difesa dei mutuatari che rischiano lo sfratto e delle banche che rischiano il fallimento. Nel dibattito che ne è seguito in seno alla Commissione Edilizia, la Walton ha ripristinato il testo originale della risoluzione, al termine di un aspro dibattito in cui è stata sostenuta dal collega Harold James e da molti altri parlamentari favorevoli alla proposta di LaRouche. In seguito però il testo è stato diluito nuovamente.

La crisi della banca di Sassonia

Dopo un vertice di emergenza nella prima mattinata del 13 dicembre, banchieri e autorità finanziarie tedesche hanno deciso un salvataggio per la Sachsen LB, la banca dello stato tedesco della Sassonia. Il governo dello stato ha accordato garanzie per 2,75 miliardi di euro e altri 1,5 miliardi sono stati promessi dall’associazione delle casse di risparmio e dalla Bundesbank. Queste garanzie sono state richieste dalla  banca dello stato del Baden-Wuertenberg (LBBW), che alla fine di agosto si era dichiarata disposta a rilevare la Sachsen LB, pagando 328 milioni di euro, ma tale promessa è stata poi messa in discussione quando nei conti della banca è stata accertata una bolla speculativa scoperta di 43 miliardi di euro. La LBBW ha quindi preteso che il governo dello stato coprisse almeno il 10% della bolla. Lo stato della Sassonia ha protestato, sostenendo che i 4,3 miliardi richiesti rappresentano il 25% dell’intero bilancio fiscale annuale dello stato. La LBBW ha allora minacciato di rinunciare all’acquisizione, un gesto che avrebbe provocato l’insolvenza immediata della Sachsen LB. L’11 dicembre Jochen Sanio, capo dell'ente regolatore Bafin (la nostra Consob), ha dichiarato che se non fosse stato raggiunto un accordo entro il 16 dicembre egli avrebbe dovuto chiudere la Sachsen LB il giorno seguente, una decisione che avrebbe messo in moto reazioni a catena.

Il rimedio trovato il 13 dicembre non rappresenta di certo una soluzione. Esso raddoppia il debito procapite degli abitanti della Sassonia e costringe lo stato a violare l'obbligo costituzionale di un tetto di 1,75 miliardi di euro sulle garanzie bancarie annuali dello stato, visto che il nuovo accordo aggiunge un altro miliardo a questa somma. In ogni caso resta il problema della bolla da 43 miliardi che grava sui "conduits" di proprietà della Sachsen LB.

Il movimento di LaRouche in Germania è intervenuto in diverse occasioni in questo dibattito sostenendo che l’unica soluzione resta la Nuova Bretton Woods di Lyndon LaRouche. Un appello speciale di Helga Zepp LaRouche su questo tema è stato distribuito nel centro finanziario di Francoforte sul Meno.

Il candidato russo Medvedev condivide l’ammirazione di Putin per Roosevelt

Una schiarita sulla transizione al vertice dello stato russo è giunta il 10 dicembre, quando il primo vice primo ministro Dmitri Medvedev è stato accettato dai quattro partiti politici come candidato alla successione a Putin nella carica di Presidente della Russia nelle elezioni in programma per il 2 marzo. Uno dei partiti è Russia Unita, che nelle amministrative del 2 dicembre ha raccolto il 64% dei suffragi ed ha come capolista Vladimir Putin. Una volta eletto, Medvedev si ripromette di nominare Putin primo ministro.

Medvedev collabora con Putin da 17 anni e negli ultimi due anni, con l’incarico di primo vice primo ministro, si è occupato di quattro Progetti Nazionali: edilizia, sanità, agricoltura e scienza. Questi sono i settori più colpiti dallo smantellamento dell’economia russa nel corso degli anni Novanta. Egli è inoltre presidente del CdA di Gazprom.

Medvedev è stato descritto come il più “liberal” tra i candidati alla successione di Putin. All’altro estremo della categoria ci sono Sergei Ivanov, primo vice primo ministro ben collegato agli ambienti della difesa e dell’intelligence, oppure Victor Zubkov di stampo manageriale, nominato da Putin primo ministro l’autunno scorso. A guardar meglio però, nelle dichiarazioni pubbliche di Medvedev si scopre che nelle questioni strategiche più importanti il suo approccio è molto simile a quello dello stesso Putin, soprattutto per quanto concerne la necessità di realizzare grandi progetti ricorrendo ad una impostazione rooseveltiana dell’economia. Questo è l’approccio che Medvedev ha dimostrato anche nell’affrontare i temi della crisi finanziaria globale e nella ricerca di una soluzione “eurasiatica” alle minacce contro l’integrità territoriale e politica della Russia.

In un'intervista del 2 novembre 2007, Interfax aveva chiesto a Medvedev se ritiene che occorrano ancora altri Progetti Nazionali come quelli da lui coordinati. Ha risposto con una panoramica storica: “Come lei sa, un Progetto Nazionale nasce nel momento in cui la società o lo stato incappano in problemi di vaste dimensioni ... [ad esempio] la riforma agraria del 1861 [l’abolizione della servitù della gleba decretata dallo zar Alessandro II] o la ricostruzione dell’economia dopo la Grande Guerra Patriottica [la seconda guerra mondiale]. Nel giro di tre o quattro anni siamo riusciti ad estrarre questo paese enorme da sotto le macerie ... E vi sono esempi anche in altri paesi. Sono convinto che anche il famoso New Deal del presidente americano Roosevelt, alla fine degli anni Venti e inizio degli anni Trenta, può essere considerato un Grande Progetto Nazionale, il progetto per uscire dalla Depressione”. Alla fine degli anni Novanta, ha aggiunto Medvedev, anche la Russia versava in una Depressione “legata al crollo dello stato precedente e dell’economia, ed anche alla mancanza di preparazione emotiva ai cambiamenti che si stavano verificando”, ed è in tale frangente che è stato creato l’attuale concetto  di Progetti Nazionali per far fronte a queste sfide.

Ad un seminario dell’EIR tenutosi a Berlino il 27 giugno 2006, il prof. Stanislav Menshikov ha riferito alcuni commenti che Medvedev aveva rilasciato in occasione di un congresso economico sul tema della crisi finanziaria mondiale e sulle riforme monetarie. Egli disse tra l’altro, nelle parole di Menshikov, che la Russia dev’essere integrata nell’economia mondiale: “Non possiamo andare avanti con il sistema monetario vigente perché presenta fluttuazioni dei cambi troppo grandi. Non ha detto esattamente che dobbiamo avere tassi di cambio fissi, ma ritengo che quella fu una dichiarazione molto importante”.

Il 21 luglio 2007 Medvedev ha affermato che la crisi del dollaro USA “potrebbe assumere una natura generale e globale”. Sempre secondo Interfax ha poi aggiunto: “Potrebbe determinarsi una situazione in cui noi Cina e qualche altro paese asiatico cominceremo a discutere della creazione di una moneta di riserva regionale. Potrebbe essere lo yuan, ma è nostro interesse che sia il rublo”.

Al Forum Economico di San Pietroburgo del giugno scorso, anche il presidente Putin ha sottolineato che la situazione è matura per stabilire diverse monete di riserva, tra le quali il rublo.

Al vertice economico di Davos del gennaio 2007 Medvedev dichiarò: “L’economia russa si assumerà il proprio compito storico di centro eurasiatico per l’energia e i trasporti”. Senza dedicarsi a tale compito, la Russia potrebbe perdere il controllo sulla Siberia che è sottopopolata, ha fatto intendere Medvedev. Intervistato dalla rivista Expert nell’aprile 2006, Medvedev affermò: “Se non sviluppiamo le regioni orientali la Russia non potrà sopravvivere come un tutto integrale ... Dobbiamo fare del tutto per aumentare la popolazione in quelle regioni. Altrimenti l’Estremo Oriente diventerà un luogo freddo, vuoto e dimenticato, oppure si verificherà qualcos’altro”.

Tratto da EIR - Strategic Alert - edizione italiana - n. 51-52 del 20 dicembre 2007 - www.movisol.org

 

18 dicembre 2007

Gli autotrasportatori ed i tassisti cacciano Alice dal paese delle meraviglie

 Gli autotrasportatori ed i tassisti cacciano Alice dal paese delle meraviglie

In risposta a “Le leggi dell’economia non usano il taxi”

L’articolo di Mario Seminerio apparso su Epistemes.org e Libero Mercato, Le leggi dell’economia non usano il taxi, che prende spunto da una lettera che gli perviene da un lettore, referenzia come il pensiero del liberismo economico concepisca l’economia come un sistema cartesiano chiuso, ossia una superficie piana da tirare un po’ in tutte le direzioni. Si tratta di un sottomodello mal funzionante, perché non tiene conto del limite fisico intrinseco oltre il quale si verifica quel fenomeno che in fisica si chiama singolarità (punto di rottura, cambiamento di fase). Ci sono alcuni esempi a cui possiamo indirizzare il nostro pensiero per comprendere questo fenomeno. La questione è di centrale rilievo epistemologico. Nel campo della fisica, si pensi a cosa avviene quando un jet raggiunge la velocità del suono: mantenere tale velocità troppo a lungo gli procurerebbe gravi danni a causa delle forti sollecitazioni che si vengono a creare; il rapido passaggio a velocità superiori permette invece di evitare questi danni ed immette il jet in un nuovo dominio di relazioni aerodinamiche. Da un sistema si è passati ad un altro. Il Menone di Platone ci lascia un insegnamento esemplare dal punto di vista dei principi che ispirano la conoscenza (epistemologia) con la costruzione geometrica che propone per la duplicazione della superficie del quadrato; per ottenere la superficie doppia del quadrato x (dunque 2x) Platone dimostra che si deve effettuare un cambio di fase, ossia, nel caso in specie, non incastrarsi con tentativi di semplice estensione (estendere in altezza o lunghezza la superficie del quadrato, come farebbero i liberisti), quanto piuttosto – ed ecco il cambio di fase – procedere entrando in una nuova dimensione con la rotazione della diagonale.

Il principio che ne deriva è che si apportano cambiamenti determinanti operando sul livello superiore al livello analizzato.

Quegli esempi ci rendono l’idea di come funzionino i processi fisici. Ora, c’è da chiedersi se l’economia sia un qualcosa che fuoriesce dalla scienza fisica, oppure se ne sia parte integrante. Sul fatto che pure l’economia sia sottoposta a delle leggi, lo sostengono pure i liberisti. Ma a quali leggi essi si riferiscono? Trattasi di leggi di natura (fisiche) oppure di leggi arbitrarie (e dunque non leggi, ma opinioni che hanno la stessa validità dell’opinione esattamente contraria)?

I liberisti ci parlano di legge della domanda e dell’offerta. Funziona questa legge? Vi sono intere popolazioni che domandano medicinali per la cura dell’aids, ma l’offerta in tal senso non arriva. Vi sono popolazioni che chiedono infrastrutture di base come sistemi idrici, elettrici, di trasporto, sanitari, educativi, ma di offerta in tal senso non ne arriva. Ma allora, quando funziona tale legge della domanda e dell’offerta se non è capace di soddisfare neanche i bisogni primari delle persone? Quando è efficace in termini di profitto. E’ ovvio che questa legge ha alla sua base un problema di natura epistemologico – del principio che la ispira cioè. Il paradigma fondante di questa legge è frutto di una tale depravazione morale, da non poter essere seriamente presa in considerazione.

I liberisti quando trattano dell’economia non fanno della scienza ma della semplice statistica.

La statistica può funzionare fino ad un certo punto, può fungere da termometro, ma non può rappresentare l’unico metro di valutazione di un fenomeno. Sarebbe come se rimettessimo il giudizio sullo stato di salute di un paziente, alla semplice misurazione della temperatura corporea e valutassimo come obbligatoriamente in salute colui che pur avendo pressione alta, globuli sbalzati, sangue nelle feci, avesse però una temperatura sotto i 37°.

D’altra parte una dimostrazione di come poco affidabile sia la statistica che si cela dietro ogni algoritmo che ispira quella che è l’applicazione estrema delle derivazioni del pensiero liberista – il trading finanziario – ce la dettero nel ’98 i due premi Nobel, Robert Merton e Myron Scholes, che a quel tempo guidavano, portandolo al fallimento, il fondo speculativo Long Term Capital Management. Questi modelli, infatti, seguono logiche di tipo lineare. La realtà fisica – e tutto ciò che fa parte della natura fa parte della realtà fisica – non procede però secondo logiche lineari. Ad un certo punto l’acqua comincia a bollire: ecco la rottura della linearità, il cambiamento di fase. Quello che deve fare l’uomo in economia è produrre il cambiamento di fase affinché si passi da una realtà ad una di tipo superiore.

Ora, torniamo alla riflessione di Seminerio. La riflessione di Seminerio – probabilmente perché vittima di una certa superbia che domina nella cosiddetta classe intellettuale (versione moderna delle antica casta sacerdotale, il cui vizio formalista è tutt’oggi presente) – si dimostra meno consapevole del lettore (tassista? come si chiede Seminerio) che gli scrive. Il lettore è consapevole di un fatto che invece sfugge a Seminerio. Questo fatto è che in tutte le cose vi è un limite fisico intrinseco, oltre il quale non si può andare, e dove un cambiamento determinante non è possibile restando su quel livello di analisi. L’autore della lettera sa che in un’ora il tassista non può fare più di 3-4 corse. Non ha alcun appeal per lui il fatto che possa aumentare l’utenza che fruisca del servizio taxi in presenza di una riduzione della tariffa della corsa – come ipotizza ed auspica Seminerio – perché in ogni caso lui non potrebbe fare più di quelle 3-4 corse. A quel punto, però, le 3-4 corse che prima gli remuneravano ipotetiche 20 euro, ora andrebbero a remunerargli di meno. A ciò si aggiunga il fatto che invece i costi d’esercizio sono costantemente in crescita (costo auto, assicurazione, bollo, benzina, tasse, aumento del costo generale della vita). L’autore della lettera conosce la realtà e su essa ragiona, Seminerio, invece, fa dell’accademia.

Per gli stessi motivi non si riesce a ridare stabilità finanziaria al nostro Paese ed all’economia occidentale. Le autorità economiche-finanziarie e politiche continuano a concentrare la loro attenzione sul livello finanziario con i tagli e la “razionalizzazione” della spesa, piuttosto che su quello superiore dell’economia fisica con un’azione d’impatto per l’arricchimento del tessuto infrastrutturale e della produttività. Questi parlano di “paese bloccato”. Questa è la nuova parola d’ordine, e la soluzione starebbe nelle liberalizzazioni. Ma questo non può funzionare perché la realtà fisica non funziona così. Si illudono che l’approntare azioni sullo stesso livello su cui vogliono vedere i risultati – quello finanziario – possa funzionare. Povera Alice!

In merito agli autotrasportatori Seminerio afferma:

[Con tariffe libere gli autotrasportatori-padroncini] la finirebbero di tenere sotto ricatto un intero paese al solo scopo di mantenere invariato il proprio reddito nel tentativo di recuperare le maggiori voci di costo, ed il paese ne guadagnerebbe in salute: quella dei camionisti stressati dal dover rispettare i tempi di consegna, e quelli degli automobilisti che viaggiano fianco a fianco degli autotreni.

A Seminerio, com’è tipico dei formalisti, sfugge la visione dell’intero processo, e guarda caso questa disattenzione è utile alle oligarchie e lesiva della dignità dei lavoratori. Oggi, mantenere il livello di reddito recuperando almeno “le maggiori voci di costo” – strano? – vuol dire continuare ad avere diritto alla sussistenza e non alla bella vita. Stando alla sostanza della realtà odierna, affermazioni come quella sopra, rappresentano un attentato al principio costituzionale della dignità del lavoro e più in generale del “diritto ad una esistenza libera e dignitosa” come recita l’art. 36 della Costituzione. I “padroncini” se oggi sono in grado di mettere in ginocchio un Paese, è perché i Governi non hanno fatto politica strategica, ma hanno piuttosto lasciato il mercato libero di decidere come meglio svilupparsi. Questo sviluppo libero, alla stessa stregua di un terreno incolto, ha finito col produrre molte erbacce. Il mercato non ha trovato convenienza a diversificare la rete di trasporto ed anzi gli interventi statali sono stati solo ossequiosi a chi chiedeva lo sviluppo del trasporto esclusivamente su gomma. Così, oggi, quegli autotrasportatori hanno una funzione sociale così importante da non poter non essere riconosciuta dall’ingordigia dei grandi speculatori che vogliono tenere bassi i costi del lavoro.

Eppure l’accademia a cui si ispira Seminerio, trova già in uno dei suoi padri fondatori – David Ricardo – l’emblema della fallacia della teoria liberista. Ricardo, infatti, sostiene che la legge del libero mercato funzioni soltanto in presenza di due circostanze: la piena convertibilità aurea della moneta circolante e la chiusura del sistema analizzato. Pura accademia appunto, e non tanto per la prima condizione – la quale potrebbe anche essere realizzata ma con risvolti inevitabilmente malthusiani – quanto per la seconda, la quale è impossibile da realizzare almeno che non si immagini per il pianeta l’esistenza di un unico mercato, di un’unica autorità monetaria, di un unico governo mondiale. Dunque, quando i liberisti fanno i liberisti duri e puri, sanno di cosa parlano? Il paradosso è che il loro non sapere, risulta assai utile alle oligarchie finanziarie che dei processi liberisti si avvantaggiano.

La soluzione ai problemi di qualunque sistema, non è il liberismo, che anzi ha storicamente dimostrato di non essere performante ai fini del bene comune – questo è il fine della Repubblica – , ma utile solo alla formazione di oligopoli. E a ciò porta il restare sul livello, per riprendere l’esempio di Platone, della estensione lineare. Una soluzione autentica, invece, passa per lo sviluppo tecnologico-infrastrutturale del livello di base di quel sistema (ed eccoci dunque spostati sul livello superiore, della rotazione della diagonale nell’esempio di Platone). In pratica, se non si aumenta la qualità tecnologica delle infrastrutture, di modo da consentire una più efficiente viabilità (metropolitane, ricorso ad una seria limitazione del traffico nei centri cittadini, aumento dei bus navetta, strade costantemente e velocemente manutenute, aumento delle corsie preferenziali proprio come suggerito dal lettore che scrive a Seminerio) nessun aumento delle licenze sarà utile al cittadino, sia utente e sia lavoratore – esatto Seminerio, anche lavoratore, visto che di esso si deve tenere conto nel momento in cui la nostra Costituzione (artt. 1, 3 e 4) su di lui si regge! Sarà il caso di tenerne conto in un’epoca in cui si è progressivamente accelerata la distruzione della capacità d’acquisto reale dei lavoratori?

Sia ben chiaro, che qui non si è contro il mercato e la libertà organizzativa dell’imprenditoria, quanto piuttosto contro l’idea che il “libero” mercato sia da sé capace di disporre le risorse nel miglior modo possibile. Il “libero” mercato, per esempio, non trova convenienza a sviluppare una linea ferroviaria, una infrastruttura elettrica, idrica o del gas per Borgo Piccino. Ma senza andare troppo in là con la fantasia, il libero mercato trova conveniente l’assunzione di ausiliari del traffico, i quali sono finanziariamente redditizi, ma non trova conveniente l’assunzione di nuove forze di polizia, oppure più semplicemente evitare che questi debbano saltare le ronde notturne per mancanza di carburante, oppure evitare che questi utilizzino la cancelleria della banca vicina per assenza di fondi da destinare a tale materiale. In questo secondo caso, infatti, la “redditività” è misurabile solo in termini di ritorno sociale – che è un arricchimento dell’economia fisica. Il paradosso che si viene ad avere è che si possono perseguire indisciplinati autisti, ma non la criminalità organizzata (qui l’attività non si autofinanzia, ma finanziariamente, nell’immediato, è solo un costo). Si capirà bene che alla base di questi paradossi vi è Maastricht ed il suo patto di stabilità.

Dunque, qui si sostiene piuttosto l’idea fatta propria dal nostro Costituente, per cui l’iniziativa economica debba avere una funzione sociale e che a tale fine la Repubblica deve intervenire.

E rifacendosi ancora al caso di cronaca del lavoro più recente e clamoroso, quello del fermo degli autotrasportatori, il libero mercato con il suo alfiere della deregulation ha fatto sì che si dequalificasse il lavoro dell’autotrasporto ricorrendo a manodopera a basso costo, e che poi ci si scandalizzasse se gli autotrasportatori italiani, attanagliati da una parte dall’aumento dei costi di esercizio, e dall’altra dalla concorrenza a bassa tutela sociale dei lavoratori stranieri, procedessero con un fermo volto a richiamare l’attenzione sul fatto che il principio della dignità del lavoro (art. 36 Cost.) fosse di fatto leso, non essendo più l’attività svolta esercitatile a condizioni qualitative e quantitative dignitose, e non consentendo più una dignitosa remunerazione per sé e la propria famiglia, come, appunto, costituzionalmente richiesto.

Ma visto che vogliamo utilizzare queste cosiddette leggi dell’economia per taxi ed autotrasporto, che leggi abbiamo dimostrato non essere, mi chiedo se queste leggi valgano anche per il sistema bancario. Da fine luglio, ossia dallo scoppio della crisi dei mutui subprime le banche centrali del mondo occidentale si sono prodigate in continue immissioni di liquidità, non per la conclusione di infrastrutture o per salvare fabbriche e posti di lavoro, ma per salvare la piramide speculativa di carta creata negli ultimi decenni dalla comunità finanziaria.

L’obiettivo della Repubblica deve essere quello di perseguire il Bene Comune. Per fare questo in modo efficace e costante esiste un solo autentico metodo, che è quello originale del Sistema americano di economia politica, così come fondato fin dal 1789 da Alexander Hamilton e ribadito nella sua efficacia da Franklin D. Roosevelt e John F. Kennedy, in opposizione al modello liberista dell’Impero britannico. Esso passa per continue rivoluzioni scientifiche nel campo delle infrastrutture e dell’industria, da lanciare facendo ricorso in modo dirigistico al credito pubblico, così come previsto dalla Costituzione americana (art. 1 sezione 8). Questo, dunque, non è un modello di stampo stalinista, ma piuttosto l’autentico modello a cui gli Stati Uniti hanno fatto ricorso per almeno quattro volte in modo rivoluzionario (presidenze Washington, Lincoln, F. Roosevelt, Kennedy). Questo sistema ovviamente mette in profondo stato d’accusa il modello liberista a cui si ispira il Trattato di Maastricht e può oggi essere riproposto solo in seguito alla necessaria ricostituzione di un equo sistema monetario internazionale a cambi fissi, ed il congelamento dei debiti pubblici degli Stati che non possono essere ripagati chiedendo disastrosi sacrifici alle popolazioni, ma rilanciando in modo dirigistico le politiche industriali. Perché non chiedere ai creditori – esclusivamente banche private – di pazientare il tempo necessario per rilanciare l’economia produttiva di un’economia globale in piena crisi da ubriacatura speculativa liberista?
Alice esca dal paese delle meraviglie.

Claudio Giudici
Movimento Internazionale per i diritti civili – Solidarietà
www.movisol.org

13 dicembre 2007

Abbandona il padre e la madre, il liberismo e MySpace! Conosci e crea!

Premessa alla lettura.
La seguente riflessione, della cui lunghezza mi scuso fino d’ora col lettore, rischia di risultare “schierata” e dunque d’interdire da subito i corretti processi mentali che una mente libera deve compiere (libera è infatti la mente che procede sul cammino del vero). In questo scritto, infatti, molti sono i riferimenti presi e gli spunti dati dal corpus del pensiero cattolico-cristiano. Tuttavia, ho voluto riferirmi ad essi non come a dogmi – e le spiegazioni che darò degli stessi, lo dimostreranno – bensì come a ricostruzioni di quella Legge Naturale – intesa nel senso più laico del termine – che tutto guida. Questo per dire che mi sarei potuto riferire, e di spunti ne avrei potuti avere, anche a moltissime delle conquiste fatte dal pensiero laico o da altre religioni. In questo caso, sicuramente, lo scritto avrebbe avuto maggior efficacia vista l’odierna moda di “scansare” ciò che ha vicinanza con tutto quanto è cattolico (fa eccezione il prodigioso Duomo di Firenze!). Tale premessa è dunque motivata dall’intento di ovviare a ciò. Comunque, se ciò può aiutare, si consideri ogni religione – a rischio di apparire blasfemo – alla stessa stregua dei fumetti per bambini: un modo semplice per parlare di cose complessissime.
Lascio alla lettura con un quesito che spero invogli almeno la riflessione: il principio fisico della gravitazione universale, così come l’orbita dei pianeti, o più semplicemente il calore dato dal fuoco, cosa sono se non leggi prescritte all’Universo?
Buona lettura.


L’attuale fase storica mostra molti caratteri tipici delle fasi di transizione. Essa, può essere afflitta da una nuova epoca buia, oppure può diventare il trampolino di lancio verso un nuovo rinascimento.

Quando le costituzioni liberali ottocentesche sancirono il principio dell’uguaglianza di tutti i cittadini di fronte alla legge, gli Stati dell’Europa continentale adottarono in via meramente formale ciò che a livello sostanziale le oligarchie non potevano consentire di vedere realizzato. Anzi, la meschinità – qualcuno parlerebbe di semplice ingenuità – delle concezioni liberali in merito al ruolo dello Stato ed ai diritti dell’uomo, consistette nell’avere un approccio formale di fronte alla dimensione umana. Considerare tutti i cittadini su un livello di parità, doveva essere l’arrivo di un autentico processo democratico, non un punto di partenza da riconoscere come già dato.

Quella enunciazione formale per cui tutti i cittadini erano eguali di fronte alla legge, non a caso, era la concessione che i sovrani europei facevano ai propri cittadini – fomentati in superficie dalle spinte di matrice britannico-mazziniana, ma più nel profondo dal bimillenario messaggio cristiano – più per ridare ossigeno alla propria posizione di privilegio che non per autentico spirito di giustizia. Infatti, come denunciava la Rerum Novarum di Leone XIII nel 1891, si era in quella fase storica attuato un processo di stravolgimento degli equilibri corporativisti creatisi nel secolo precedente[1], per aprire le porte a quel libertarismo che in campo economico creò un “giogo di si abietta servitù” per le classi più povere.

La scuola di pensiero che caratterizzò quel periodo, in quanto formalista, ebbe come suo esito naturale il giungere a quella atroce fase di crisi rappresentata dalle due guerre mondiali del ‘900. Dopo quella drammatica fase, però, l’umanità seppe dimostrare di saper reagire. La grande evoluzione che si ebbe con la nuova forma giuridica dello Stato Sociale sancì ufficialmente il passaggio da un approccio formalista dell’idea dell’uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge, ad uno di tipo sostanziale. L’art. 3, 2° co. della Costituzione della Repubblica italiana, segna infatti questa evoluzione programmatica sancendo in modo ufficiale: “È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese.

Purtroppo questa espressa indicazione sulla carta fondamentale della Repubblica italiana, dopo una costante fase politica volta ad applicare quel disposto – in particolare nel periodo 1948-62 – è divenuta lettera morta dopo l’assassinio di Enrico Mattei, pur mantenendo una certa inclinazione in quella direzione fino all’omicidio Moro (1978).

Quello che però qui ci interessa, è rilevare come funzioni la fisica delle dinamiche sociali; cosa vi sia alla radice del formalismo; come evitare di cadere nella trappola del formalismo.

Purtroppo oggi stiamo ripetendo il solito errore. Se allora il cavallo di troia fu “l’eguaglianza dei cittadini di fronte alla legge” in senso formale, intesa nel modo più arido dell’idea, soltanto per ampliare i margini di libertà economica delle oligarchie a discapito dei più deboli, oggi si utilizzano altre issues per il solito fine: ampliare gli spazi di libertà economica, formalmente di tutti ma sostanzialmente solo di chi può, cioè i potentati economici. La cosiddetta “Seconda Repubblica” racconta sicuramente per l’Italia questo processo liberista, e non la storia di una rinata Repubblica dal malcostume che l’avrebbe riguardata. Le issues che oggi ci vengono sbattute sul muso dai mass media delle oligarchie sono molteplici; in ordine: l’ambiente, la tutela del cittadino-consumatore – questa quasi definitivamente messa al bando dopo la facile denuncia che lanciammo per cui “come si può consumare se non si lavora, o il lavoro è sempre peggio retribuito?” – i giovani in politica, le donne in politica. Si tratta di istanze trattate in modo strumentale all’indebolimento dell’arte politica in favore di un sempre più imperante mercato. I populisti che continuamente si stanno affacciando sulla scena politica – da Bossi a Montezemolo a Grillo – si muovono lungo il perfetto binario di questa tecnica: indebolire la politica per rafforzare (volutamente o meno) il mercato.

Ancora una volta gli approcci formalisti passano per le single issues, piuttosto che dalla sublime idea di Bene Comune. Il politico dedito al Bene Comune, inquadra in modo armonico la fondamentale tutela del lavoro produttivo nell’ottica della funzione sociale che esso deve avere. Ecco l’autentica tutela del consumatore! Non la demagogica odierna richiesta fatta ai commercianti di abbassare il costo del pane – quando la speculazione sui cereali è dovuta alla riduzione degli spazi destinati a tale coltivazione, spazi diretti invece alla idiota produzione di biocarburanti, ed al salire dei prezzi cerealicoli in seguito alla continua inondazione di liquidità da parte delle banche centrali – o il costo del conto corrente – magari per assecondare l’ultima grande battaglia finanziaria, quella tra la sempre più imperante finanza internazionale e quella italiana – o il costo dei taxi, della benzina o dei medicinali, per mettere questi settori in mano a potenti gruppi. Come vediamo tutte istanze di per sé legittime, ma che per come vengono poste sul tavolo, servono soltanto per mettere il mercato in mano a sempre più potenti oligarchie.

Lo stesso avviene con l’issue dell’ambiente. Il miglior modo per tutelare l’ambiente – di cui, sia chiaro, l’uomo fa parte! – non è arrestare lo sviluppo come fatto in Italia o addirittura arretrare lo sviluppo come fatto in buona parte dell’Africa, ma agire politicamente in funzione dell’armonia del tutto. Ecco che così lo sviluppo tecnologico diventa strumento naturalmente finalizzato a tutelare la salute dei cittadini e dell’habitat.

E’ necessario allora rispondere a queste esigenze – tutela dei consumatori, dell’ambiente – facendo perno sul concetto di Bene Comune. Si deve tornare a parlare in modo esplicito di Bene Comune. Ed il Bene Comune è l’armonia del tutto, non il caotico e demagogico spostarsi verso una parte. Per ricercare questa armonia del tutto si deve partire dagli ultimi, dai forgotten men, non dai primi, dalle oligarchie.

L’opera de Il mercante di Venezia di William Shakespeare è quanto più di immediata comprensibilità l’arte umana abbia saputo proporre al fine di fare comprendere l’inevitabile esito distruttivo del metodo formalista[2].

Cercheremo di capire dunque perché l’umanità in troppe fasi della sua storia si sia abbandonata ad approcci formalisti e come questi siano portatori di disastri la cui evidenza è oggi più manifesta che mai, con un sistema economico e finanziario prossimo all’implosione e con una conseguente situazione geopolitica incendiaria – conseguente, perché il vero nome della pace è sviluppo – , piena di focolai cosparsi su un po’ tutto il globo dal fronte turco-irakeno a quello tra Pakistan ed Afghanistan al Corno d’Africa al Myanmar al Caucaso al pericolo di un attacco di Cheney-Bush all’Iran.

Chi sono le vittime degli approcci formalisti?

Per rispondere a questa domanda, aiutano molto alcuni passi dei Vangeli, i quali se per un credente rappresentano la parola di Dio, per un laico possono essere ben considerati dei sunti della più alta filosofia che l’uomo ha saputo proporre.

Il seguente passo del Vangelo di Luca appare ad una prima lettura criptico:

Pietro allora disse: «Noi abbiamo lasciato tutte le nostre cose e ti abbiamo seguito». Ed egli rispose: «In verità vi dico, non c'è nessuno che abbia lasciato casa o moglie o fratelli o genitori o figli per il regno di Dio, che non riceva molto di più nel tempo presente e la vita eterna nel tempo che verrà». (Lc, 18, 28-30)

Per quale motivo lasciare chi di più caro abbiamo, per il regno di Dio? Perché dovrebbe esistere conflittualità tra moglie, fratelli, genitori o figli e regno di Dio? Anzi, non dovremmo trovare proprio in quelli e con quelli il cammino per il regno di Dio?

Potrebbe allora trattarsi di un fraintendimento dell’evangelista Luca?

Il Vangelo di Matteo però si pone sulla stessa falsariga:

Chi ama il padre o la madre più di me non è degno di me; chi ama il figlio o la figlia più di me non è degno di me; chi non prende la sua croce e non mi segue, non è degno di me. Chi avrà trovato la sua vita, la perderà: e chi avrà perduto la sua vita per causa mia, la troverà. (Mt, 10, 37-39)

Anche qui vengono posti in modo dicotomico, conflittuali, i propri cari con il messaggio del Cristo.

Dunque sia l’evangelista Luca che l’evangelista Matteo, trasmettono il medesimo messaggio. Resta da comprendere quale sia questo messaggio.

Il significato di quei passi può essere correttamente inteso interpretandoli in combinato disposto con i seguenti ulteriori passi.

In Luca si dice ancora:

«Mia madre e miei fratelli sono coloro che ascoltano la parola di Dio e la mettono in pratica». (Lc, 8, 19)

ed in Marco:

«Ecco mia madre e i miei fratelli! Chi compie la volontà di Dio, costui è mio fratello, sorella e madre». (Mc, 3, 34-35)

Da tutto ciò risulta ora più chiaro il messaggio dei passi sopra riportati che destavano non poca perplessità in prima lettura. Si tratta di un’accusa mossa alla cultura formalista, a quella cultura che si rimette all’altro perché rappresentante un qualcosa, o formalista perchè guarda la crosta delle cose, le forme, le regole, ma non vede la sostanza. Il messaggio dei Vangeli è allora quello per cui non si può rinnegare la propria naturale inclinazione[3] alla ricerca della verità, nascondendoci dietro quelle forme di suicidio interiore rappresentate dalla “cultura del babbo e della mamma” (o fratelli, coniuge, amici, figli).

Si guarda a questi cari come ad entità astratte, credendo di fare il loro bene – ma in realtà è solo un superficiale “nostro bene”, il bene del non compromettersi – non instaurando con loro un autentico dialogo sopra le cose importanti della vita, ma piuttosto affidandoci costantemente al racconto di cosa è stato, procedendo per superficiali e statiche descrizioni quasi stessimo disegnando nature morte. Ti descrivo ciò che ho visto, non lo dico io, sto solo descrivendo! Questo è il miglior modo per non compromettersi, ma è anche il miglior modo per uccidere quella scintilla divina rappresentata dal raccontare cosa siamo stati in grado di conoscere e come possiamo (ri)creare ciò che abbiamo conosciuto.

Ulteriori passi evangelici rendono ancora più evidente che questo sia il vero messaggio che Cristo vuole trasmetterci.

In Marco si dice:

«Trascurando il comandamento di Dio, voi osservate la tradizione degli uomini». E aggiungeva: «Siete veramente abili nell'eludere il comandamento di Dio, per osservare la vostra tradizione. Mosè infatti disse: Onora tuo padre e tua madre, e chi maledice il padre e la madre sia messo a morte. Voi invece dicendo: “Se uno dichiara al padre o alla madre: è Korbàn, cioè offerta sacra, quello che ti sarebbe dovuto da me”, non gli permettete più di fare nulla per il padre e la madre, annullando così la parola di Dio con la tradizione che avete tramandato voi. E di cose simili ne fate molte». (Mc, 7, 8-13)

In questo passo si denuncia come l’autentico messaggio divino dell’onora tuo padre e tua madre venga adattato a proprio piacimento. Da un approccio sostanziale a tale disposizione morale – che imporrebbe una vita di autentico amore come onore reso a chi ci ha generato ed educato, come processo partecipativo della verità volto a conoscere l’universo ed ad applicarne il principio conosciuto – si era passati ad un approccio meramente formale: bastava fare un’offerta sacra in onore dei genitori per sentirsi di fronte alla legge divina liberati da ogni altra sorta di dovere nei loro confronti.

Ancora, dunque, il messaggio evangelico ribatte sull’importanza di avere approcci sostanziali alle cose, e denuncia come riprovevoli quegli approcci che si nascondono dietro formalismi fini a sé stessi.

Queste denunce sono di estrema attualità.

Questo suicidio delle proprie capacità cognitivo-creative passa per l’empirismo, ossia l’aver rimesso la propria capacità di comprensione di noi stessi e della natura (non umana)[4], alla sola rilevazione sensoriale (ciò che vediamo, sentiamo, tocchiamo, annusiamo, assaporiamo).

Non è infrequente vedere all’interno delle famiglie una quiete che in realtà nasconde un appiattimento dei rapporti. Il parlare di politica, religione, questioni di immediato rilievo morale, rischia di rappresentare motivo di lite. Si preferisce allora abbandonarsi ad una superficiale quiete. La paura che i rapporti tra i membri della famiglia si intacchino, fa cadere nella trappola di passare da seppur violenti dialoghi – che potevano ambire a diventare autentici dialoghi all’insegna di una corretta disposizione dell’animo – al nulla delle discussioni del “ti racconto un fatto ma senza dirti la mia opinione”, o addirittura al silenzio assoluto. L’importante è non compromettersi! L’importante è la forma, l’immagine di tranquillità che diamo!

Così facendo non si fa altro che creare rapporti sterili, costruiti su basi fragili, destinati a crollare quando meno ce lo aspettiamo. Questo è il destino a cui è rimesso Shylock nell’opera di Shakespeare. Shylock quando meno sembrava probabile, quando la vittoria giudiziale sembrava prossima, vede crollare di fronte a sé tutta la propria vita. Ancora una volta il formalismo aveva prodotto la sua inevitabile nemesi.

Ma il padre, la madre, il fratello, il figlio, il coniuge, l’amico, non sono altro che metafora di tutti coloro che hanno deciso di “suicidarsi” non tanto tempo fa. Non dobbiamo abbandonarci ad essi in quanto rappresentanti un qualcosa, ma solo in quanto vediamo in loro, con la nostra capacità critica, dei cultori della verità. Quante volte sentiamo dire: L’ha detto mio padre! oppure L’ha detto la tv! oppure ancora L’ha detto il ministro! ma anche Il rigore (che evidentemente non c’era) c’era (solo perché in favore della propria squadra)!

Conseguenza di questo formalismo culturale è per le famiglie l’implosione su se stesse a causa dell’essersi erette su basi fragili, per le Nazioni la continua proposizione di politiche insensate.

Vediamo come a livello energetico si propongano soluzioni puramente formali, che di sostanziale hanno ben poco. Si pensi alla demagogica instancabile proposizione delle energie alternative come panacea al problema energetico. E’ una soluzione che non ha a che fare con la grossa sostanza della questione. Con quelle energie riusciremmo soltanto a soddisfare gli usi civili, ma non quelli industriali di cui abbisogna lo Stato moderno. L’unica soluzione in tal senso è rappresentata dal nucleare che però continua ad incutere insensate paure, utili soltanto ad impedire il pieno sviluppo degli Stati del pianeta e a continuare a tenerli sotto il giogo delle compagnie petrolifere.

Si guarda la pagliuzza non la trave.

In ambito economico, poi, si fa ancora della propaganda facendo passare l’idea che i debiti pubblici delle nazioni siano dovuti all’evasione fiscale. Anche qui la cultura formalista fa sì che si ponga l’accento sulle questioni di dettaglio piuttosto che sulla vera sostanza del problema. Questa vera sostanza è rappresentata dal fatto che gli stati hanno smesso di essere produttivi, hanno ridotto la propria capacità produttiva pro-capite e per chilometro quadrato, a causa della riduzione degli investimenti nello sviluppo tecnologico in infrastrutture e processi produttivi. Ciò che doveva essere investito in questi settori è rifluito invece nel settore speculativo-finanziario che per non implodere necessita di rifinanziarsi continuamente. Così la cultura formalista propaganda come risolutive, demagogiche campagne contro l’evasione – dopo avere legalizzato la vera evasione da rendita finanziaria! – e non vede la sostanza del problema, che è quella dell’adozione ufficiale, dal 15 agosto 1971, di un sistema speculativo volto a finanziare la speculazione piuttosto che produzione e lavoro (inscindibili l’un dall’altro).

In tutti questi casi quello che conta non è la verità, quanto il consenso di massa intorno ad un fatto che dà la sicurezza di non essere soli a pensarla a quel modo.

Sono tutti esempi degenerativi di come funzioni il formalismo e di come esso dietro di sé non abbia altro che la paura. Questa paura è dovuta ad una crisi identitaria: l’umanità non ha ancora compreso chi essa sia e quale sia la sua missione. L’umanità ha paura di prendere coscienza di chi essa sia, quale sia la sua naturale inclinazione e quale potere la rappresenti.

La paura è la radice del formalismo e la crisi identitaria è la radice della paura.

Ma allora chi siamo?

Nella sua recensione del Gesù di Nazaret di Papa Benedetto XVI, l’economista e grande umanista, Lyndon LaRouche[5] sostiene:

Dunque, la questione rilevante è, semplicemente: è vero che noi - voi ed io - siamo fatti a immagine e somiglianza del Creatore di questo universo? Come possiamo saperlo? Siamo bestie o siamo fatti a somiglianza dell'uomo e della donna nella Genesi 1:26-30? Dunque, per un cristiano in un'epoca di grande crisi spirituale per il genere umano, come per Benedetto XVI in questa occasione, il significato della divinità di Gesù di Nazaret è una questione pratica ed esistenziale cruciale per tutti gli interessati.

Benedetto XVI ha risposto: Quali prove ci giungono dalla vita di Gesù di Nazaret? Che cosa conosciamo, e come siamo capaci di apprenderlo?

Se lo chiedessero a me, direi che la mia risposta sta, essenzialmente, nella lettera ai Corinzi I: 13. Fede e speranza dipendono essenzialmente dal principio espresso nel Vangelo di S. Giovanni: il concetto socratico di agape. Si tratta di una concezione che non viene colta appieno dal termine “carità”, né dal termine amore. […]

Generalmente associo il significato del termine greco agape alla passione della creatività, nel senso più rigoroso dell'atto di scoperta di un principio fisico universale, come nel caso esemplare della scoperta del principio fisico della gravitazione universale da parte di Giovanni Keplero.

Il potere creativo espresso dall'uomo e dalla donna fatti a immagine del Creatore è il vero potere del processo della creazione continua dell'universo, potere che esprime l'intenzione sia del Creatore che del creato e che riflette il concetto di agape. Cruciale è l'amore creativo condiviso col Creatore, espresso nella devozione della personalità umana alla realizzazione di questa missione. E' l'amore espresso dai contributi allo sviluppo dell'universo che abitiamo, è una qualità di amore che esprime tale potenziale creativo.

E' l'amore espresso da uomini e donne che agiscono al servizio, e ad immagine, del Creatore.[6]

Ecco dunque chi siamo. Siamo uomini fatti ad immagine del Creatore, siamo la ripetizione in piccolo di quella forza intelligente che tutto conosce e tutto ha creato, ed il fatto di essere a questo somiglianti è dimostrato dalla nostra stessa capacità di conoscere e di creare. Si tratta di un dato distintivo che differenzia l’uomo da ogni altra entità della biosfera dove la prova empirica dell’efficienza di questa capacità ontologica è data dal continuo aumento della popolazione umana. Quest’ultima, infatti, non racconterebbe altro che l’aumentata capacità dell’uomo di relazionarsi al Tutto, e dunque di conoscerlo (conoscere e creare).

Non mi stancherò di ripetere che questa nostra capacità non è una arbitraria assegnazione – come taluni esistenzialisti potrebbero pensare – del costrutto sociale, ma un’inclinazione naturale che testimoniamo fin dal grembo materno, quando il nascituro si mette già nella naturale posizione di poter uscire da quella che per nove mesi è stata la sua casa. In questo suo atto, dimostra già di essere inclinato a voler conoscere la verità – la posizione veritiera, ottimale per uscire dal grembo materno, e di essere altrettanto inclinato ad agire per fare ciò. Poi, non sarà altro che una costante ricerca della verità. La conoscenza è così il rilevare la verità; la creazione, funzionale al miglioramento delle condizioni di vita di tutta l’umanità, è invece la prova che tale rilevazione della verità sia stata corretta.

Più si va a ritroso a ricercare nel tempo, agli inizi della nostra vita, e più si può rilevare come questa caratteristica sia naturale: ad un’iniziale incapacità di conoscere con la vista si sostituisce la capacità di mettere a fuoco gli oggetti e di percepirli visivamente; lo stesso processo avviene con il senso del tatto; successivamente il neonato prende coscienza della sua esistenza fisica e comincia ad osservarsi mani e piedi; in uno stadio ancora successivo prende coscienza dell’esistenza del mondo e comincia ad osservare gli oggetti che gli stanno intorno: inizialmente riuscendo a vedere solo ciò che rientra nel ristretto campo, tipico della fase acerba della capacità visiva, poi ampliando sempre più questo campo visivo; toccherà poi alla capacità di movimento, gattonando prima e camminando poi, e poi a quella della parola. Conoscenza ed azione (cognizione e creazione), si dimostrano così essere un’inclinazione naturale prescritta al nostro essere. Questo processo cognitivo, che nella fase iniziale vede la primazia dei sensi, in un secondo momento si rimette alle facoltà del pensiero. Questa naturale inclinazione sarà tanto più perfettibile quanto più l’individuo sarà in grado di affidarsi al superiore dominio del pensiero, piuttosto che al più fallace dominio dei sensi.

Questa è una prova evidente, che riguarda la vita di ogni uomo, della naturale inclinazione umana ad essere partecipe di un processo cognitivo-creativo. Questo processo è il dialogo che instauriamo con la verità.[7]

E se tutto ciò è prescritto al nostro essere, come si può ammettere la sola realtà materiale? Un qualcuno, un qualcosa di intelligente deve averci prescritto tale inclinazione. Convenzionalmente chiamiamo Dio questo ente intelligente, ma se si preferisce chiamarlo in altro modo si faccia pure (natura, energia, io cosmico, o anche Jack se ci fa più giusti!), l’importante è non negarne l’esistenza perché negheremmo noi stessi.

Non coscienti di questo nostro ruolo, di questa nostra identità, ci abbandoniamo alle più misere manifestazioni di animalità. L’inconsapevolezza intorno al punto di chi siamo? ci lascia in balia di un mare in tempesta che invece potrebbe essere facilmente dominato soltanto prendendo coscienza della nostra identità e della nostra missione. Inconsapevoli intorno al chi siamo, ci sentiamo soli, senza una meta, e dunque troviamo sicurezza in ciò che anche gli altri sono, anche gli altri fanno. Incapaci di vedere un’invisibile legge naturale – però visualizzabile grazie all’occhio della mente – cerchiamo conforto esclusivamente in ciò che possiamo vedere, la ricchezza ed il consenso altrui, qualunque esso sia.

E’ così che ad un certo punto della nostra vita interrompiamo la nostra missione di naturali ricercatori della verità. Il lavoro diventa un modo per raccattare denaro, la crescita del figlio una menata che fa rimpiangere il non essersi prodigati, quella volta, in un atto sessuale solitario, lo studio diventa un passatempo dedito ai racconti di horror o di infinite tresche ed incesti.

Su questo punto si è magistralmente espresso Friedrich Schiller durante la sua prolusione accademica al corso di storia che si accingeva a tenere:

“Diverso è il piano di studi che si propone chi mira al solo guadagno, da quello che sceglie una testa filosofica. Chi mira esclusivamente con la sua assiduità ad adempiere le condizioni in cui potrà rivestire carica e partecipare ai suoi relativi vantaggi, chi mette in moto le energie della mente soltanto per migliorare la propria condizione materiale e soddisfare una meschina vanità, entrando nella carriera accademica non avrà preoccupazione maggiore che scindere quelle scienze che egli chiama «studi per il pane», cioè erudizione per campare, da tutte le altre che allietano invece lo spirito in quanto spirito. Egli crederebbe di sottrarre alla sua professione futura il tempo dedicato a queste ultime e non si perdonerebbe mai tale furto. Egli indirizzerà ogni sua assiduità a seconda delle esigenze impostegli dal futuro padrone della sua sorte, e crederà di aver fatto tutto rendendosi capace di non temere quel giudice. Quando ha percorso i suoi studi e raggiunto la mèta dei suoi desideri, abbandona le proprie guide: perché infatti continuare a curarsene? Primo suo compito è ormai mettere in mostra i tesori raccolti nella memoria, per evitare che essi possano diminuire di valore. Ogni ampliamento del suo "saper e per il pane" lo inquieta, imponendogli un lavoro o inutilizzando quello già fatto; ogni importante innovazione lo turba infrangendo l'antica forma scolastica che si era così faticosamente appropriato, lo mette in pericolo di perdere l'intera fatica della sua vita di ieri. Chi ha inveito contro i riformatori più della schiera di questi studiosi a fini pratici? Chi ritarda la marcia delle utili rivoluzioni nel campo del sapere più di costoro? Ogni luce accesa, in qualunque scienza, da un genio felice, rende evidente la loro miseria; essi lottano con accanimento, con perfidia, con disperazione, perché, difendendo un dato sistema scolastico, combattono insieme per la loro esistenza. Non vi è quindi un nemico più inconciliabile, un funzionario più invidioso, un istigatore più intransigente di questo tipo di erudito. Quanto meno le sue cognizioni gli sono compenso in sé stesso, tanto maggior rimunerazione cercherà dal di fuori; per il profitto degli artigiani, come per quello degli spiriti, egli non ha che una misura: la fatica. Perciò nessuno tanto si lagna dell'ingratitudine quanto questo tipo di studioso; egli non cerca la sua ricompensa nei tesori del pensiero, ma l'attende dal riconoscimento altrui, dalle cariche onorifiche, dalla carriera. Se questa fallisce, chi più infelice di lui? Egli ha inutilmente vissuto, vegliato, lavorato; ha cercato invano la verità, perché la verità non si è trasformata per lui in oro, in lodi di gazzette, in favori di principi.

Quanto è degno di pietà l'uomo che col più nobile degli strumenti, con la scienza e con l'arte, non cerca e non ottiene null'altro di più di quanto ottenga il bracciante con i più rozzi! Che serba dentro di sé nel regno della libertà più perfetta un'anima da schiavo!

Ma ancor più degno di pietà è il giovane di genio, il cui cammino bello per natura vien fatto così pietosamente deviare da dottrine e da esempi dannosi, che si è lasciato convincere a far provviste soltanto per la professione futura con meschina pedanteria. Ben presto il sapere professionale, in quanto frammentario, gli darà disgusto; si desteranno in lui desideri che quel sapere non può soddisfare, il suo ingegno si ribellerà al destino. Frammentario gli sembra ormai tutto quanto egli compie, non vede scopo alcuno al suo lavoro né sa sopportarne l'inutilità. È oppresso dalla fatica e dalla futilità della sua professione, non potendo opporvi quell'animo sereno che si accompagna soltanto alla limpida visione, alla perfezione intuita. Egli si sente strappato dal nesso delle cose, avendo trascurato di inserire la sua attività nella grande unità del mondo. Il giurista perde amore alla sua scienza giuridica appena la luce di una più ampia cultura gliene illumina le lacune, invece di aspirare ad esserne un nuovo creatore ed a correggerne con la propria dovizia interiore i difetti scoperti. Il medico si sente in contrasto con la sua professione appena gravi insuccessi gli rivelano la inconsistenza dei suoi sistemi; il teologo perde la stima per la teologia appena oscilla la sua fede nell'infallibilità di quell'edificio dottrinale.

Come diversamente si comporta la testa filosofica!

Con la stessa cura con cui chi studia per la carriera stacca la sua scienza dalle scienze sorelle, quello si sforza di ampliarne l'àmbito e di ristabilire la sua alleanza con tutte le altre: dico ristabilire, perché soltanto la ragione astratta ha segnato quel confine, ha staccato quelle singole scienze. - Dove lo studioso per il pane divide, sintetizza invece lo spirito filosofico. Egli si è persuaso per tempo che nel campo della ragione come nel mondo dei sensi tutto si riconnette, e il suo vivo desiderio di armonia non può accontentarsi di frammenti. Ogni sua aspirazione è rivolta al completamento del suo sapere; la sua nobile impazienza non può aver pace sinché tutti i suoi concetti non si sono ordinati in un'armoniosa unità, sinché egli non sta al centro della propria arte e della propria scienza, dominandone il campo con occhio soddisfatto. Nuove scoperte nell'àmbito della sua azione, se avviliscono quel primo tipo di studioso, entusiasmano invece lo spirito filosofico. Forse esse colmeranno una lacuna che aveva deformato la nascente unità dei suoi concetti o porranno l'ultima pietra ancora mancante all' edificio di idee che egli erige. Ma se anche esse lo facessero crollare, se anche una nuova linea di pensieri, un nuovo fenomeno naturale, una legge nuovamente scoperta nel mondo fisico capovolgessero l'intera costruzione della sua scienza, egli ha pur sempre amato la verità al di sopra del suo sistema e sarà pronto a scambiare l'antica forma difettosa con una nuova e più bella. Anzi, quando nulla dal di fuori viene a scuotere l'edificio delle sue idee, è lui stesso, costrettovi da un impulso sempre vivo verso il miglioramento, è lui il primo che insoddisfatto lo demolisce, per ricostruirlo più perfetto. Lo spirito filosofico sale a una sempre più alta eccellenza, con forme di pensiero sempre più nuove e belle, mentre l'erudito meschino, in eterna bonaccia spirituale, conserva la monotonia sterile dei suoi concetti scolastici. Non vi è giudice più equo del merito altrui di uno spirito filosofico. Abbastanza acuto e geniale per valersi di ogni attività, è però sufficientemente equo da rispettare l'autore anche della più piccola. Per lui lavorano tutte le menti, mentre tutte le menti lavorano contro l'erudito meschino. Il primo sa trasformare in suo possesso tutto quanto si svolge o si pensa attorno a lui, poiché fra i pensanti vige un'intima comunità di tutti i beni spirituali e quel che uno acquista nel regno della verità, lo acquista per tutti. Il secondo invece innalza siepi contro tutti i vicini, ai quali vorrebbe vietare invidioso la luce del sole, sorveglia preoccupato le cadenti palizzate che solo debolmente lo difendono dalla ragione vittoriosa. Per tutto quello che l'erudito intraprende, deve chiedere incitamento e coraggio dal di fuori; lo spirito filosofico invece trova incitamento e compenso nel suo oggetto e nella sua stessa assiduità. Come può affrontare più entusiasta il lavoro, come è più vivace il suo zelo, più tenace il suo coraggio, dato che per lui il lavoro ringiovanisce nel lavoro medesimo! Persino ciò che è piccolo acquista grandezza nella sua mano creatrice, perché alla grandezza che egli serve rivolge sempre lo sguardo, mentre il meschino erudito non vede in quel che è grande altro che il piccolo. Non è il suo lavoro, ma il modo con cui lavora, che distingue lo spirito filosofico; dovunque egli sia od agisca, sempre sta al centro del tutto e per quanto l'oggetto della sua azione lo allontani dagli altri fratelli, rimane ad essi imparentato e vicino in grazia di una intelligenza armonica: egli l'incontra sempre dove si ritrovano tutte le menti chiare.

E che Schiller conclude con un invito ed un monito:

Debbo proseguire in questa esposizione, o miei uditori, o mi è lecito sperare che abbiano già deciso quale dei due esempi loro offerti vorranno scegliere a proprio modello? Dalla scelta dipende se lo studio della storia universale possa venir loro consigliato o sconsigliato. Io non ho a che fare che col secondo degli esempi, giacché nello sforzo di rendersi utile al primo la scienza si allontanerebbe troppo dal suo fine ultimo e più nobile, pagando con troppo grave sacrificio un piccolo guadagno.

Quanti giovani studenti scelgono il modello suggerito da Schiller? Quanti sono disposti a mettere in discussione ciò che li ha portati alla laurea ed alla professione? Eppure, vista la realtà del mondo odierno, è ovvio che qualcosa nel sistema culturale non và. Oppure, proprio come fa la testa dedita al guadagno, piuttosto che alla verità, si pensa che non vi sia alcuna attinenza tra l’attuale situazione di crisi economico-finanziaria e di tensione geo-politica con il sistema culturale dominante? “Dove lo studioso per il pane divide, sintetizza invece lo spirito filosofico” diceva sopra Schiller.

Siamo stati disposti a mettere in discussione ciò che ci è stato insegnato all’università? No, perché in generale l’uomo odierno ha un approccio settorializzato alle scienze e non rileva le connessioni esistenti tra sistema culturale e realtà quotidiana, sia nella vita del singolo che in quella delle nazioni. L’uomo odierno crede che non vi sia attinenza alcuna tra il sistema culturale e come la realtà si sia sviluppata.

Ed invece la realtà, le relazioni sociali, e su più larga scala l’economia sono il prodotto del sistema culturale. Questo sistema culturale nega la vera identità e missione umana, non fa luce intorno ad esse e dunque non è in grado di manifestarsi nel modo più giusto.

E’ qui che dobbiamo attuare la vera rivoluzione culturale. Chi siamo? Quale è la nostra missione? L’analisi empirica ci consente di rilevare le tracce che ci portano alla risposta che cerchiamo? Sì, e sopra lo abbiamo visto.

Ora, è ovvio che il sistema culturale non è un ente esterno all’attuale società, ma è fatto dagli uomini, ed in particolare è fatto da quegli uomini che occupano posizioni di guida dei popoli. Questi signori hanno purtroppo fallito, perché loro stessi non sanno chi sono e quale sia la loro missione. Questi hanno confuso l’essere uomini dotati di capacità cognitivo-creativa, e dunque fatti ad immagine e somiglianza di Dio, con l’essere degli animali che puntano a fare provviste per sé ed i propri consanguinei per l’inverno che verrà.

Dunque abbandonare il padre e la madre, significa rivoluzionare questo modo di guardare sé stessi e la propria missione.

Globalizzazione finanziaria e MySpace

Il modello formalista domina sia l’economia che i moderni sistemi di comunicazione.

Gli economisti oggi non fanno economia ma giocano alle Magic[8]. Essi muovono il loro pensiero all’interno di uno spazio ben delimitato dalle regole imposte dal “mercato”. Il fatto interessante è che le loro regole di decennio in decennio si scontrano con una realtà che smentisce ciò che prima ritenevano essere legge indiscutibile. Quanto verificatosi per esempio durante gli anni ’70 a livello macroeconomico – produzione decrescente e prezzi crescenti – non era contemplato dalla dottrina economica, la quale conosceva soltanto le due ipotesi della fase inflattiva e della fase deflattiva. Nel momento in cui la realtà economica si presentò contraddire la dottrina, ecco che questi furono costretti ad ammettere una nuova idea di fase economica – appunto con un ciclo economico in fase involutiva ma con una dinamica dei prezzi crescente – che denominarono “fase della stagflazione”.

Il problema di fondo dell’attuale modo di concepire l’economia consiste nel fondarsi su una concezione formalista dell’economia. Si guarda all’economia come ad una realtà statica rappresentata dai numeri (p.i.l., dati sull’occupazione, inflazione nominale, ecc.) senza guardare all’effettiva corrispondenza di questi dati con la realtà (economia fisica).

Il processo che va attuandosi è il solito denunciato nei Vangeli e dallo stesso Shakespeare: l’ipocrisia degli uomini sposta l’attenzione dalla realtà sostanziale a quella formale rappresentata dalle regole, dalle forme, dai numeri fini a sé stessi. Il sabato è stato fatto per l'uomo e non l'uomo per il sabato! (Mc, 2, 27).

Si pensi all’attuale situazione economica e finanziaria. Essa non può essere compresa facendo riferimento alla dottrina economica. I prezzi degli immobili sono saliti, così come i mercati azionari, così come i mercati obbligazionari e le materie prime. Ma tutti questi settori non dovevano muoversi in modo inversamente proporzionale l’uno all’altro? Ciò che era alternativo all’altro, si è trasformato in surrogato dell’altro.

Nessuna scienza può essere intesa senza fare ricorso all’interconnessione con gli altri rami del pensiero e dell’azione umana. Ed in ultima istanza, ogni scienza si fonda su una fede, sulla fiducia in degli assiomi la cui perfetta dimostrabilità logica trascende le capacità umane.

Niccolò Cusano sostiene ne La dotta ignoranza: “Tutti i nostri predecessori si sono trovati d’accordo nell’affermare che la fede è l’inizio della conoscenza intellettuale. In ogni facoltà dobbiamo presupporre, infatti, alcuni principi primi, appresi con la sola fede, dai quali si ricava l’intelligenza di ciò che si discute. Chi desidera elevarsi alla dottrina deve credere in queste verità senza le quali non può procedere.

Ciò rileva al fine di comprendere che la settorializzazione del sapere – diametralmente antitetica a ciò che caratterizzava l’uomo dell’antica Grecia – è un non senso così come non ha senso credere di costruire un tetto senza avere prima delle mura portanti.

Ma allora come si presenta l’attuale situazione economico-finanziaria?

Se intendiamo l’economia come un insieme di numeri, tutto può apparire andare a gonfie vele: di fatti la borsa è tornata sui massimi storici un po’ ovunque, la produzione industriale lorda segna sempre un più, i prezzi delle case sono sui massimi storici, la disoccupazione scende, l’inflazione nominale è bassa.

L’unico dato a confliggere con questa apparente rosea realtà è quello dell’economia fisica: il tenore di vita delle persone segna in occidente la continua perdita di capacità d’acquisto reale dagli anni ’70 ed in Africa l’aspettativa di vita media è sempre più bassa; le infrastrutture sono sempre più scadenti od inesistenti – si guardi al mondo intero, non a qualche città modello la cui funzione è di fare apparire la casa bella ordinata per la visita degli ospiti, quando invece sta tutta la settimana nello sporco – e la produzione è a livello globale in discesa.

Occidente ed Africa in questo momento presentano un dato che li accomuna: entrambi sono sotto la dittatura del pensiero economico liberista che pretende di rimettere il benessere di tutti a spontanei equilibri che si creerebbero lasciando i vizi privati trasformasi in virtù pubbliche[9].

L’attuale situazione è comprensibile invece soltanto guardando all’economia ed alla finanza come si guarda ad un molteplice interconnesso di branche dell’umano agire.

Lo scoppio della bolla dei mutui sub-prime rischia di far implodere l’intero sistema finanziario internazionale e di portarsi dietro, con effetto domino, l’intera economia mondiale. Per evitare tale disastro le banche centrali di Usa, Ue, Gran Bretagna e Giappone sono intervenute aprendo linee di credito – di fatto inondando di liquidità i mercati finanziari. Ciò ha evitato che numerose banche fallissero e che i mercati azionari crollassero. Questi ultimi si trovano nuovamente sui massimi storici grazie alle continue immissioni di liquidità da parte delle banche centrali. Questa continua immissione di liquidità, però, ha fatto sì che la principale moneta di riserva del pianeta, il dollaro, perdesse gran parte del proprio valore. Infatti i detentori di riserve di dollari, in seguito alle arbitrarie immissioni di liquidità da parte della Fed, hanno cominciato a vendere dollari – ma anche le altre riserve valutarie oggetto della medesima politica monetarista di immissione di liquidità volta a salvare i players bancari – ciò comportando la svalutazione dello stesso. Parallelamente hanno spostato i propri assets verso le materie prime – petrolio, oro, rame, argento, ecc. – comportandone un innalzamento dei prezzi. Tutto ciò ha destato le preoccupazioni delle forze anglo-americane, le quali hanno dovuto prendere delle contromosse. Queste contromosse non potevano attuarsi sul fronte strettamente economico – in quanto in seguito ai processi di deindustrializzazione e parallela delocalizzazione delle proprie produzioni, le economie occidentali sono strettamente dipendenti dalle produzioni cinesi ed asiatiche per i prodotti di consumo, ma anche russa per le materie prime – ma solo sul fronte geo-politico. Non è un caso infatti che proprio mentre Cina ed India vendono le proprie riserve di euro-dollari, ai confini di questi stati nascano insurrezioni. Quanto avvenuto in Pakistan e Myanmar, non sono altro che destabilizzazioni orchestrate dai servizi d’intelligence stranieri volti a destabilizzare dall’interno Cina ed India, resesi colpevoli di aver tolto il loro appoggio finanziario all’euro-dollaro. Non si guardi in modo altrettanto singolaristico alla questione della pipeline che la Cina necessita di far passare da un porto strategico per i rifornimenti di gas e petrolio dall’Asia sud-occidentale, Africa e Venezuela. Non rileverebbe, altrimenti, per i giochi geo-strategici anglo-americani, destabilizzare pure il Tibet. Infatti, altrettanto ingenuo è considerare casuale la tempistica con cui G. W. Bush ha deciso di premiare il Dalai Lama.

Guardate come singolarità scisse l’una dall’altra, questi fatti non rilevano dal punto di vista strategico-economico. Guardati invece come pezzi del grande puzzle della storia universale, tutto ciò assume precisi significati.

D’altra parte la stessa storia universale è vittima degli approcci formalisti che la mostrano come una natura morta, come una sequenza disordinata di filmati, senza alcuna interconnessione logica.

A questo proposito non trovo, ancora una volta, parole migliori che quelle usate da Friedrich Schiller sempre durante la sua prolusione accademica al corso di storia che si accingeva a tenere:

La nostra storia universale non sarebbe quindi mai altro che un aggregato di frammenti, senza meritare il nome di scienza. Qui viene in aiuto la comprensione filosofica che, ricollegando quei frammenti con nessi artificiali, fa dell'aggregato un sistema e un tutto razionalmente coordinato. La sua conferma sta nella uniformità e nell'immutabile unità delle leggi che guidano la natura e l'animo umano, unità per cui gli avvenimenti della più remota antichità si ripetono nei tempi più prossimi per influsso di analoghe circostanze esteriori, cosicché si possono trarre conclusioni a ritroso e gettare un'aperta luce risalendo dai più vicini fenomeni compresi nell'ambito della nostra osservazione a quelli che si smarriscono in tempi preistorici. Il metodo, procedendo per analogia, è un possente aiuto, come dovunque, anche nella storia; però deve essere giustificato da un alto fine ed esercitato con non meno prudenza che accortezza. Lo spirito filosofico non può indugiare a lungo nella materia della storia universale senza che sorga in lui l'impulso verso una concordanza, impulso che lo spinge irresistibilmente ad assimilare alla propria natura razionale tutto quanto lo circonda e ad elevare ogni fenomeno che gli si presenti alla più alta efficacia da lui riconosciuta, cioè al pensiero. Quanto più spesso e più felicemente egli rinnova il tentativo di ricollegare il passato col presente, tanto più tenderà a congiungere ciò che vede in rapporto di causa ed effetto come mezzo e intenzione. Un fenomeno dopo l'altro comincia così a sottrarsi alla cieca casualità, alla libertà senza legge, per inserirsi quale membro bene adatto a un'unità armonica che non esiste peraltro se non nella sua rappresentazione.”

La realtà odierna ci è dunque presentata come una serie di cerchi l’uno casualmente posto accanto all’altro, piuttosto che come una sfera composta da un’infinità di cerchi combinati l’un con l’altro. La realtà non è bidimensionale come le figure piane, ma come minimo tridimensionale.

La presentazione di una realtà sintetica, formale, dove la forma non è mai in stretta connessione con la propria sostanza, trova estremizzazione assoluta nella cultura del MySpace o Facebook, così come in quella della finanziarizzazione dell’economia. In merito a questa, da un’economia della produzione per la produzione destinata ad una funzione sociale, si è passati prima ad un’economia della produzione per il profitto finanziario privato, poi ad un’economia del profitto finanziario per il profitto finanziario. Quest’ultima fase è tipica delle fasi di tracollo di un sistema. Nel 1929 si ebbe un fenomeno simile. Per comprenderlo basti pensare al modello CdB Web Tech, l’azienda contenitore che costituì Carlo De Benedetti. Si tratta di un contenitore di partecipazioni azionarie in altre aziende. Le estremizzazioni prodotte dalla globalizzazione finanziaria e dall’ideologia liberista che la ispira, hanno aperto le porte a forme aziendali che dovrebbero rappresentare assetti reali in quanto coinvolgono i risparmi delle famiglie, ma che invece non sono altro che creazioni virtuali il cui valore non ha alcuna attinenza con la realtà, soprattutto nel momento in cui le partecipazioni di cui sono titolari sono già gonfiate anch’esse.

Ma tutto ciò non si presenta come anomalo di fronte agli economisti moderni. Proprio perché gli economisti moderni giocano alle Magic invece di fare economia!

E non ci si confonda! Il sistema attuale non sarà in bancarotta quando i mercati finanziari crolleranno. Sarebbe ancora una volta guardare in modo formalistico alla realtà. Non sono i mercati finanziari – soprattutto nel tempo in cui i mercati sono drogati dalla politica del “lancerò denaro dagli elicotteri” di Bernanke – a raccontarci il vero stato dell’economia, ma lo stato di benessere delle popolazioni: tre quarti di mondo vive in uno stato simile a quello di bestie e l’altro quarto è sempre più povero[10]. Prova di ciò lo è il fatto che mentre dal ’92 i mercati azionari non hanno fatto altro che salire – seppur intervallati da forti scossoni sono sempre tornati sui massimi storici (in occidente fa caso a sé il Giappone) – la capacità d’acquisto reale delle popolazioni è andata sempre più scemando, come ha dovuto recentemente constatare uno dei più forti giocatori di Magic, il governatore della Banca d’Italia, Mario Draghi.

Allo stesso modo i progetti di laboratorio rappresentati da MySpace e Facebook, ma anche da Second Life, non sono altro che l’ultima versione di una sorta di suicidio di massa imposto all’uomo dopo avergli suggerito una vita dedita alla sola soddisfazione dei sensi con la cultura del “sesso, droga e rock and roll”.

Anche qui il processo è il solito: dalla sostanza alla forma della sostanza, fino alla forma della forma ossia alla virtualizzazione. Ciò a cui stiamo assistendo in economia è riproposto a livello culturale. Ed anche qui il cavallo di troia è il solito: la libertà. Si spacciano per strumenti di libertà, piattaforme controllate dagli oligarchi dei mass media – Rupert Murdoch e Bill Gates – il cui intento è quello di tenerti inchiodato per ore, creando nuovi surrogati della televisione, spacciando per progresso l’high-tech, di fronte ad un innocuo (per loro, non per il tuo cervello) dolce dir niente all’interno di una grande comunità. Le cose in comune? Le foto, gli hobbies, i racconti. Dell’autentico processo conoscitivo e creativo niente. Giovani alla moda che con cellulari supertecnologici possono essere sempre in contatto con la loro comunità internazionale di amici. Si crea così un esercito di persone dedite ad intrattenersi. L’importante è che questi giovani si intrattengano fra di loro e che stiano lontani dalla vita reale e da ciò che devono sapere per migliorare il loro senso di umanità.

I rapporti sterili di uomini che guardano solo ciò che è vicino al proprio naso – la realtà sotto casa che gli impedisce di vedere lo stato reale del grosso dell’umanità – si stanno trasformando in rapporti virtuali grazie alle comunità on-line. Se la compagnia del muretto o del Circolo, per come si è andata sviluppando, era il proprio piccolo mondo che distoglieva l’attenzione da una partecipazione matura ed estesa del proprio senso di umanità, la compagnia di amici sul web è un’ulteriore estremizzazione di questa restrizione del senso fraterno di umanità. Prima per strada o al Circolo col proprio gruppo di amici – e guai a chi facesse menate con cose che andassero oltre il vestito di marca, lo spinello o le tre tipe conosciute l’altra sera – ora dietro il monitor a fingersi grandi imprenditori o addirittura uomini venuti dal futuro[11].

Cosa fare dunque?

Una reazione a catena è stata innescata ed una situazione percepibile già da qualche decennio da parte dell’osservatore attento, è oggi diventata di pubblico dominio: c’è una crisi culturale, una crisi economica ed una crisi nei rapporti tra le civiltà. La gente non ha più valori, manca il lavoro, gli Stati entrano continuamente in guerra.

La situazione può volgere al peggio da un momento all’altro, sfociando in nuovi fascismi, oppure l’umanità può definitivamente voltare pagina risvegliando le coscienze sul chi siamo.

Se individualmente questo può essere fatto riscoprendoci come esseri dotati della capacità di conoscere e di risolvere i problemi nostri e di chi abbiamo vicino, senza porre limiti a questo “vicino”, a livello comunitario spetta alla classe dirigente riscoprire questo senso di umanità in modo da non essere più preda della ricerca del consenso elettorale e della carriera più prestigiosa, e piuttosto perseguire il Bene Comune. Perché questi signori abbiano stimolo a fare ciò, la storia ci insegna che non bastano i tumulti ed i disastri – questi non sono mai abbastanza per mettere a tacere l’infame mostro che si portano dentro e che gli dice “pensa alle tue provviste per l’inverno, gli altri faranno da sé!” – , ma piuttosto necessitano che la loro coscienza venga risvegliata da esplicite richieste popolari in tal senso.

Il movimento di Lyndon LaRouche sta lavorando a livello globale per fare ciò organizzando un sempre più ampio gruppo di giovani e meno giovani per incidere sulle istituzioni dei vari paesi.

Questi si presentano dall’alto livello delle conoscenze acquisite grazie al semplice amore per la verità ed alla presa di coscienza di chi essi siano, conoscendo le varie materie della storia universale e suggerendo soluzioni concrete che sono testimonianza di questa conoscenza come espressione della volontà di perseguire il Bene Comune.

Questa azione è rappresentata poi a livello politico da precisi progetti per la risoluzione dei problemi che affliggono l’umanità.

  • Il ddl Homeowners and Bank Protection Act – HBPA punta a difendere i più deboli dalla crisi del mercato immobiliare, congelando le rate dei mutui e proteggendo le banche che detengono i risparmi dei cittadini e che dunque sono centrali per il funzionamento di una nazione moderna.
  • Il progetto per la Nuova Bretton Woods punta a riformare il sistema monetario speculativo attuale ed a trasformarlo in un sistema a cambi fissi più giusto, al fine di poter rilanciare l’economia mondiale reale e mettere nel cassetto dei brutti ricordi le infami speculazioni dei pochi cartelli finanziari che la classe politica dirigente non ha il coraggio di denunciare.
  • Il Ponte di sviluppo Eurasiatico è un grande progetto di sviluppo infrastrutturale globale che punta a dare una missione comune a tutte le nazioni del pianeta di modo che siano comunitariamente dedite alla costruzione di reti energetiche e di trasporto che sarebbero la prova più manifesta di un’umanità che si è messa a lavorare insieme per lo sviluppo di progetti comuni che debellino la povertà in ogni angolo del pianeta e facciano sentire ogni uomo partecipe di ciò che riguarda tutto il pianeta.

Il 9 gennaio 2004, per la commemorazione del 75esimo compleanno di Martin Luther King, LaRouche pronunciò un discorso dal titolo Il talento immortale di Martin Luther King. In merito all’oggetto che stiamo trattando, sono significative le seguenti parole che LaRouche pronunciò[12]:

[…] Ma questo processo, è il rapporto sociale tra persone che si stimano reciprocamente, in quanto condividono il lavoro di riprodurre una scoperta, e così capiscono qualcosa della storia. Sentono di condividere qualcosa di importante: la conoscenza umana, che essenzialmente è un atto di amore.

In tal modo amano l'umanità, provano la gioia di aver lavorato insieme per arrivare a scoprire qualcosa. […]

Questo è dunque il problema: abbiamo una popolazione, c'è un mondo in cui scarseggiano davvero coloro che capiscono, fino in fondo, la differenza tra l'uomo e l'animale, che cosa significhi. Che l'uomo è una creatura fatta ad immagine del Creatore dell'universo, come dice il libro della Genesi.

Quelli sopra sono tutti grandi progetti che possono essere realizzati dall’umanità, basta che essa lo voglia, grazie alla partecipazione delle singole persone. Ritenersi a ciò impotenti è soltanto il solito modo per non fare niente e restare complici di chi in questo stato di cose ha contribuito a metterci.

Questi progetti non sono altro che la manifestazione concreta del più alto senso di umanità, come uomini dediti alla conoscenza ed alla (cre)azione.

Claudio Giudici



[1]Poiché, soppresse nel secolo passato le corporazioni di arti e mestieri, senza nulla sostituire in loro vece, nel tempo stesso che le istituzioni e le leggi venivano allontanandosi dallo spirito cristiano, avvenne che poco a poco gli operai rimanessero soli e indifesi in balia della cupidigia dei padroni e di una sfrenata concorrenza. Accrebbe il male un'usura divoratrice che, sebbene condannata tante volte dalla Chiesa., continua lo stesso, sotto altro colore, a causa di ingordi speculatori. Si aggiunga il monopolio della produzione e del commercio, tanto che un piccolissimo numero di straricchi hanno imposto all'infinita moltitudine dei proletari un giogo poco meno che servile.Rerum Novarum, § 2.

[2] E’ la parte finale dell’opera, quella che riguarda il processo a cui viene sottoposto Shylock, a svelarci questo che possiamo considerare come un principio della fisica sociale.

[3] Nella riflessione dal titolo L’attuale crisi può essere sconfitta solo facendo ricorso alla Verità ( http://claudiogiudici.ilcannocchiale.it/?YY=2007&mm=11&dd=6 ), al primo dei tre paragrafi di cui esso si compone, spiego perché la ricerca della verità sia un’inclinazione naturale.

[4] Questa precisazione in merito alla natura come “non umana” ha lo scopo di far rifletter sul fatto che esiste anche una concezione in senso lato della natura, come comprensiva dell’uomo, il quale è appunto natura.

[5] Interessante notare, proprio a riguardo della cultura formalista e della menzogna che costantemente la accompagna, come Amelia Boynton Robinson, la 96enne signora che fu paladina nel movimento di Martin Luther King, ed oggi esponente di spicco del movimento internazionale di LaRouche, durante l’incontro tenutosi all’Università Statale di Milano il 12 novembre 2007, in un’aula gremita di studenti, abbia ricordato che Martin Luther King fu ospitato a casa sua a Selma, perché nessuno, neanche l'unico hotel della città, voleva ospitarlo e tutti lo consideravano un “ribelle, un comunista” solo perché si batteva per il diritto di voto della gente di colore. “Lo stesso accade oggi con LaRouche, molti non vogliono avere niente a che fare con lui solo perché non sanno nulla sul suo conto. Quando chiedi loro che cosa sanno di LaRouche e delle sue proposte per risolvere la crisi, dicono “niente, però ho sentito dire…. Anche io avevo sentito dire molto sul suo conto, ma decisi di giudicare con la mia testa e quando lo incontrai per la prima volta a una conferenza in Virginia capii subito che era l'erede del movimento di Martin Luther King”.

[6] L’intera recensione è reperibile da http://www.movisol.org/nazaret.htm.

[7] Il corsivo è dovuto al fatto che si tratta di un frammento ripreso da altri due precedenti scritti aventi per oggetto, il primo, la funzione salvifica della verità (vedi nota 3), il secondo, la naturalità della legge de “gli ultimi saranno i primi” ( http://claudiogiudici.ilcannocchiale.it/?YY=2007&mm=8&dd=20 ).

[8] E’ un gioco in cui le carte rappresentano le magie a disposizione di un mago che si confronta in una ipotetica battaglia con un altro mago. Ognuno dei contendenti ha a disposizione creature, incantesimi, stregonerie, artefatti e magie veloci per cercare di sconfiggere l'avversario.

[9] B. de Mandeville, La favola delle api, Vizi privati e pubbliche virtú, 1723.

[10] Lo Strategic Alert – Edizione italiana dell’Eir del 18 ottobre 2007 riportava la seguente notizia:“ Secondo un nuovo rapporto dell'agenzia delle entrate americana IRS, l'1% degli americani, i più ricchi, hanno percepito il 21,2% di tutto il reddito del 2005, con un notevole balzo in avanti rispetto al 19% del 2004. Di contro, il 50% degli americani nella parte inferiore della piramide del reddito hanno percepito solo il 12,8% di tutto il reddito del 2005, con una retrocessione netta rispetto al 13,4% dell'anno precedente.
Dal rapporto IRS risulta che la parte del leone la fanno i manager degli hedge funds. Un gruppo di 25 manager si è messo in tasca nel 2004 più dollari degli amministratori delegati di tutte le imprese che rientrano nell'indice di borsa S&P 500. Altri grandi forchettoni sono i primi 100 studi legali del paese, che tra il 1994 e il 2004 hanno registrato un raddoppio del profitto per ciascun socio, superando il milione a testa.”

[11] Si tratterebbe di tale John Titor che avrebbe addirittura, o forse meglio dire, non a caso, una propria voce su Wikipedia.

[12] L’intero discorso è reperibile all’indirizzo http://www.movisol.org/King.htm.

8 dicembre 2007

Il populismo di Montezemolo contro i lavoratori del pubblico impiego

Roma, 4 dicembre 2007

Più un paese cresce e più un paese è in condizione di ripagare il proprio debito”.

Queste sono le parole del Governatore della Banca d’Italia, Mario Draghi, durante l’odierno intervento alla Luiss di Roma, preceduto da quello del Presidente di Confindustria, Luca Cordero di Montezemolo.

Questa è la questione centrale per risolvere il problema del debito pubblico italiano. Tuttavia, bisogna intenderci su come si intende “far crescere il Paese”. Montezemolo sostiene che debba essere la produttività delle imprese il perno della crescita, che poi consentirà anche un innalzamento dei salari. Ma anche l'aumento della capacità produttiva risulta insufficiente se non si ferma l'aumento ben più grande della liquidità legata solamente all'economia di carta. Il problema centrale è allora il blocco delle attività speculative, ossia di quelle attività dove all’emissione di credito – istituto che deve inevitabilmente avere una “funzione sociale” per dirla col nostro Costituente – non corrisponde un aumento dell’economia fisica. Basterebbe semplicemente distogliere la liquidità che finisce nel rifinanziamento della bolla speculativa e destinarla ad un aumento dei redditi, per non assistere ad alcun processo inflazionistico. Tuttavia, un immediato innalzamento dei redditi senza interventi limitativi o meglio ad eliminazione dei fenomeni speculativi (pensiamo solo a tutto quel credito destinato alle operazioni in derivati finanziari), rappresenterebbe un palliativo, nella migliore delle ipotesi, di brevissima durata.

Eliminati i fenomeni di tipo speculativo che distraggono fonti finanziarie dalla crescita dell’economia fisica, il problema è come aumentare 1) la produttività del lavoro, e dunque l’offerta quantitativa e qualitativa di beni e 2) di nuovo, (proporzionalmente) i redditi da lavoro.

Ci sono due modelli di società, con due differenti paradigmi ad ispirarli, che qui entrano in gioco: 1) una società dedita al Bene Comune – vero fine della Nazione – dove lo Stato è a ciò preposto per lo sviluppo armonico di tutte le energie individuali e collettive – siamo allora di fronte ad una Repubblica – ; 2) oppure una società dedita al profitto, rimessa ad un potere a lei sovraordinato, quello della casta delle banche centrali (consorzi di banche private) che controllano la moneta circolante come più le aggrada, e che subordinano costantemente il benessere generale ai propri interessi di bottega – siamo allora di fronte ad un’Oligarchia.

Nel caso della Repubblica – il modello che noi vogliamo venga concretamente risposato – la produttività è rilanciata passando per un programma di credito pubblico diretto in tal senso. La produttività deve aumentare sia a livello pro-capite che per chilometro quadrato. Per farlo, la questione infrastrutturale è centrale. Un sistema infrastrutturale carente, infatti, non può consentire un salto di qualità nella produzione. Sono dunque necessarie politiche di stampo rooseveltiano, volte a finanziare con credito pubblico a lunga scadenza ed a basso tasso d’interesse, opere pubbliche che elevino il contenuto tecnologico della base infrastrutturale su cui si erge una civiltà. Il credito pubblico, poi, può andare direttamente verso quelle imprese private che investono in ricerca e puntano su tecnologie produttive avanzate in settori di interesse strategico (non certo verso quelle aziende che si occupano di speculazione finanziaria). Interventi di defiscalizzazione devono andare nella stessa direzione.

Nel caso dell’Oligarchia, e noi temiamo che sia Draghi che Montezemolo restino aggrappati a questo modello che sinora hanno sostenuto, il credito necessario per lo sviluppo della produttività lo si racimola distraendolo dalle voci del welfare. Questo sistema, rimette il costo del futuro sviluppo alla popolazione inerme, già in forte difficoltà, creando un sistema ancor più orientato ad ampliare la forbice tra bassi ed alti redditi.

Questo secondo sistema è dunque una trappola per ignoranti.

D’altra parte gli interventi di Montezemolo e Draghi alla Luiss, hanno sviluppato un coro stonato, dove prima il Presidente di Confindustria ha attaccato il mondo dei lavoratori pubblici dicendo che colpendo questo settore potremmo racimolare cifre corrispondenti ad un punto di p.i.l.; poi, Draghi ha spiegato che per risanare il debito – peccato che tale conquista concettuale avvenga dopo finanziarie che hanno ridimensionato fortemente il welfare italiano e corrispondentemente aumentato la pressione fiscale – sia necessario aumentare la produttività. I due, dunque, si pongono senza ombra di dubbio sulla sella del modello oligarchico, andando a finanziare lo sviluppo economico con i sacrifici dei lavoratori, piuttosto che andando a colpire la speculazione ed intervenendo con sforzi pubblici in investimenti in produttività.

Montezemolo, il quale dubitiamo si rechi personalmente presso gli uffici della pubblica amministrazione, dovrebbe andare presso quelle cancellerie di tribunale dove gli impiegati, quasi fossero lavoratori a cottimo, oberati da pratiche e richieste di avvocati e notai, si recano al bagno solo alla fine della giornata lavorativa. Oppure presso quei centri per l’impiego – la cui efficienza il Sole 24 ore ogni tanto si diverte a diffamare con paragoni con le società di lavoro interinale – a cui è stato quasi dimezzato il personale e dove i giovani assunti, quasi sempre con contratti a tempo determinato rinnovati di nove mesi in nove mesi per anni, gestiscono il lavoro con un senso di responsabilità impensabile per chi come Montezemolo può permettersi di spendere anche tremila euro a pranzo.

Questi signori, come spacciatori di fumo che fanno credere alla propria clientela di dargli cose buone, stanno scatenando una vera e propria guerra tra poveri dove purtroppo in molti stanno cadendo.

Si sta creando un mix populista tra politica e mass media, dove ad essere attaccati sono sempre interi settori del lavoro, piuttosto che il cancro speculativo nazionale ed internazionale che distrae le fonti finanziarie dallo sviluppo del Paese, e di cui sia Montezemolo che Draghi sono esponenti di primo piano.

Per comprendere che si tratta di una vera e propria guerra tra poveri è interessante soffermare la nostra attenzione su un’indagine Codacons del 6 maggio scorso, per cui le categorie più odiate sarebbero: benzinai al 20%, tassisti al 18%, commercianti al 17%, impiegati di enti pubblici al 13%, lavavetri al 10%, professionisti e artigiani al 9%, commessi e camerieri al 5%, farmacisti al 4%, bancari e assicuratori all’1%. Nella classifica non vi sono le multinazionali del petrolio (ma i benzinai!) e non vi sono i banchieri (ma i bancari!). E’ ovvio che questo è il risultato di una visione distorta indotta dai media, per cui non si vanno ad individuare le vere lobbies responsabili della disastrosa situazione italiana.

Tutte queste categorie di lavoratori, direttamente o indirettamente, vengono continuamente attaccate da quei soliti signori – finanzieri, politici e giornalisti – che in tutti questi anni, mentre l’Italia crollava, se la spassavano con la bella vita, ed ora pretendono, come se nel frattempo avessero vissuto su un altro pianeta, di sciorinare ricette. Guarda caso il prezzo di queste ricette è sempre a carico dei più deboli e le soluzioni proposte sono sempre a vantaggio degli oligarchi. Si strumentalizzano i problemi esistenti, invece che col reale intento di risolverli, per agevolare i processi di acquisizione di nuovi settori (trasporti, distribuzione, servizi pubblici locali) da parte dell’oligarchia finanziaria. Le nuove società private che sorgono sulle ceneri del settore inghiottito, offrono sempre bassi redditi e turni di lavoro estenuanti. Si guardi Telecom su chi ha riversato il costo della nuova grande efficienza che doveva sostituirsi all’inefficiente azienda pubblica di un tempo! Dipendenti ed utenza. Oppure si guardi ad Autostrade di Benetton che a fronte del costante aumento del prezzo delle tratte stradali, ha sostenuto solo in minima parte gli investimenti infrastrutturali a cui si era impegnata.

Perché Montezemolo non denuncia il fallito modello liberista delle privatizzazioni tanto decantato durante gli anni ’90?

Questi signori stanno diventando molto pericolosi per il Bene Comune, a causa degli approcci reazionari sempre più radicali che sostengono. Infatti, la crisi finanziaria mondiale accelera e loro proporzionalmente vedono accelerare il timore di uscire sconfitti dagli scontri tra oligarchie che nel dietro le quinte (di ciò che i media mostrano) si stanno verificando. Il prezzo di tutto ciò vorrebbero riversarlo su chi in questo momento per loro rappresenta un intralcio, ossia la popolazione che si era comunitariamente organizzata per perseguire in modo constante l’interesse generale.

Claudio Giudici

Movimento Internazionale per i diritti civili – Solidarietà

www.movisol.org

1 dicembre 2007

Taxi a Roma: i meno cari del mondo. Ma chi finanzia il Messaggero?

L’articolo del Messaggero del 30 novembre 2007, dal titolo: “I taxi a Roma? Pochi e troppo cari: maglia nera dell’Europa” debutta così:“La Capitale è in debito di taxi. Ha poche licenze e le tariffe sono alte. Il servizio neanche sfiora il livello di altre capitali europee e dell’altra metropoli italiana, Milano.”

Verdetto già dato, ma su dati falsi.

L’articolo continua dicendo che “il rapporto tra cittadini e taxi a Roma è di 2,3 auto ogni mille abitanti”, mentre tenendo conto di una popolazione di 2,75 milioni di abitanti e delle 7500 licenze autorizzate, il rapporto è di 2,7 auto ogni mille abitanti. Quello di Milano invece non è di 3,58 auto ogni mille abitanti come asserito dal Messaggero, ma di 2,82 auto (fonte http://www.assotaxi.it/it/archivio/Bankitalia-AssoTaxi.pdf).

Fare il riferimento poi ai costi orari, come quell’articolo fa, non ha gran senso. O meglio, ha molto senso se lo scopo è mistificare la realtà e dare una falsa informazione ai cittadini, per strumentalizzarne il consenso ai fini della solita liberalizzazione volta a fare entrare i potentati finanziari in un settore che, monopolizzato in poche mani in tutta Italia, diventa un business eccezionale. Le tariffe infatti sono a tempo, ma sono anche chilometriche.

Per fare dei confronti sia a livello nazionale che internazionale sulle tariffe, l’unico studio serio ed aggiornato è quello di Unicataxi di Bologna (reperibile al seguente link: http://www.taxistory.net/files/2007_Tariffe_taxi_estero.zip).

L’articolo del Messaggero afferma che a Madrid la spesa media oraria è di 15,35 euro, mentre invece è di 16,50 euro (www.tele-taxi.es).

Non dice poi che le tariffe di Madrid sono suddivise per tre tipi di tariffa e due tipi di area, oltre che due tipi di orario (ciò è normale: diurno e notturno). La suddivisione per area, non consente certo trasparenza all’utente, soprattutto se turista, il quale con grandissima difficoltà può comprendere in che area si trovi.

Poi, in modo autoreferenziale, senza darne alcuna argomentazione, il Messaggero dice che “Per attraversare Madrid, parliamo del Centro, non si spendono più di 8 euro. Lo stesso percorso a Milano costa circa 11 euro.” Ma che paragone è mai questo?

Sulla base dei dati certosinamente reperiti da Unicataxi di Bologna, si evincono le seguenti tabelle (città come Firenze, Parigi o Amsterdam, avendo una tariffa minima che scatta a prescindere dai chilometri e minuti trascorsi, non le ho tenute presenti).

Corsa di 5 km

Spostata*

Scatto al km

Corsa di 5 km

1

OSLO

4,7

2,16

15,5

2

ZURIGO

3,65

2,13

14,3

3

LONDRA

3,23

1,88

12,63

4

MUNCHEN

2,9

1,6

10,9

5

BERLINO

2,5

1,58

10,4

6

COOPENAGHEN

2,54

1,54

10,24

7

STOCCOLMA

4,16

0,88

8,56

8

BRUXELLES

2,4

1,23

8,55

9

VIENNA

2,5

1,2

8,5

10

MILANO

3

0,95

7,75

11

BOLOGNA

3,15

0,85

7,4

12

TORINO

3,1

0,83

7,25

13

SIDNEY

1,84

1,08

7,24

14

BARCELLONA

3,09

0,78

6,99

15

LOS ANGELES

1,66

1,03

6,81

16

NEW YORK

1,89

0,94

6,59

17

ROMA

2,33

0,78

6,23

18

MADRID

1,85

0,87

6,2

*La spostata sarebbe la battuta iniziale del tassametro.

Corsa di 10 Km:

Spostata

Scatto al km

Corsa di 10 km

1

OSLO

4,7

2,16

26,3

2

ZURIGO

3,65

2,13

24,95

3

LONDRA

3,23

1,88

22,03

4

MUNCHEN

2,9

1,6

18,9

5

BERLINO

2,5

1,58

18,3

6

COOPENAGHEN

2,54

1,54

17,94

7

BRUXELLES

2,4

1,23

14,7

8

VIENNA

2,5

1,2

14,5

9

STOCCOLMA

4,16

0,88

12,96

10

SIDNEY

1,84

1,08

12,64

11

MILANO

3

0,95

12,5

12

LOS ANGELES

1,66

1,03

11,96

13

BOLOGNA

3,15

0,85

11,65

14

TORINO

3,1

0,83

11,4

15

NEW YORK

1,89

0,94

11,29

16

BARCELLONA

3,09

0,78

10,89

17

MADRID

1,85

0,87

10,55

18

ROMA

2,33

0,78

10,13

Per onestà bisogna precisare che si sarebbe potuto effettuare anche un altro tipo di conteggio. Piuttosto che chilometrico, a tempo. Ma a parte il fatto che questo calcolo, vista la differenziazione senza alcuna omogeneità tra i vari regolamenti locali, si rendeva impraticabile, il problema starebbe a monte; ossia, guardare al tempo, piuttosto che ai chilometri, vorrebbe dire fare dei confronti che non tengono conto dei disagi del traffico che ogni città presenta in modo differente a seconda del grado di sviluppo della viabilità: infrastrutture pubbliche e densità di traffico. E’ ovvio che di eventuali incompetenze amministrative nella gestione di tali problemi, non ne debbano rispondere i tassisti.

L’articolista del Messaggero continua con altri esempi. Dice che “a New York si parte con 1,90 euro ed il costo orario si attesta intorno ai 18,28 euro”. Questa indicazione è utile soltanto per mistificare la realtà dei fatti. Infatti, convertendo i tariffari in euro, per una corsa di 5 Km il costo di New York è di 6,59 euro, quello di Roma di 6,23 euro (per 10 Km, invece, New York costa 11,29 euro, Roma 10,13 euro).

Fa un altro esempio: “a Berlino circolano oggi più di 7300 auto giallo-panna …”. Anche questa indicazione serve soltanto per mistificare la realtà e dare un’informazione scorretta. Lo studio di BankItalia del febbraio 2007 (Occasional paper n. 5) riportava i dati relativi al 2003 per cui a Berlino vi sono 21 taxi ogni 10.000 abitanti, proprio come a Roma. A ciò però si aggiunga che oggi a Roma circolano almeno 27 taxi per ogni 10.000 abitanti.

Ma confrontando un po’ tutte le tariffe, le città italiane si attestano nella parte medio-bassa del tabellone (con eccezione di Roma che risulta essere la meno cara del mondo occidentale). In ogni caso, comunque, le differenze tra le città italiane e quelle spagnole sono così irrisorie (nella peggiore delle ipotesi vi è una differenza di 2 euro tra Milano e Madrid per un percorso di 10 km) da restare basiti di fronte alle campagne allarmistiche che i media italiani stanno facendo contro uno di quei pochi settori che ancora consente al lavoratore di arrivare a fine mese (fine mese, e non arricchirsi, perché la redditività di un’attività non va valutata guardando all’incasso giornaliero, ma all’utile restante, detratto l’investimento complessivo effettuato).

E’ ovvio che è in atto, da un lato, un tentativo di scatenare una “guerra tra poveri” in cui purtroppo molti cittadini cadono, dall’altro, agevolare un processo di entrata nel settore dei taxi, ma più in generale in quello dei trasporti, da parte di alcuni potenti gruppi finanziari che controllano i media.

Infine, continua il Messaggero dicendo:”La verità è che ogni confronto al di fuori dei confini nazionali fa impallidire la Capitale.” Ma di quale verità si sta parlando? Il termine “Verità” richiama alla mente un’idea di cui la nostra società non ha più il senso, tanto è l’uso strumentale che continuamente ne viene fatto. Qui ci troviamo di fronte all’ennesima freccia a disposizione dell’Impero della menzogna.

La situazione sociale italiana – e più in generale mondiale – è incandescente a causa di una crisi finanziaria, figlia dell’insaziabilità di alcuni circoli finanziari e del liberismo finanziario, che hanno trasformato l’economia mondiale da produttiva a speculativa, e che si sta manifestando con un’iperinflazione che sta distruggendo il tenore di vita di intere popolazioni. Le rivolte delle banlieux parigine, così come gli assalti ai comandi di polizia da parte delle tifoserie romane, dimostrano come anche in occidente siano pronti veri e propri eserciti di persone esauste, senza alcunché da perdere, la cui ira purtroppo viene manifestata in modo violento, piuttosto che combattendo con l’uso della verità l’imperante menzogna di cui articoli come quello qui analizzato sono solo il frutto.

Si riscopra il senso profondo dell’esser uomo, perché la situazione è talmente grave, da non consentire più di giocherellare con la verità.

Claudio Giudici
Movimento internazionale per i diritti civili – Solidarietà

sfoglia
novembre        gennaio