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"Tassisti ignoranti, brutti e cattivi!"... Ma Cusano pensava a loro quando scrisse La Docta Ignorantia?
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Mi rifiuto di accettare l'idea che il modo in cui "si è" ci renda moralmente incapaci di diventare "ciò che dovremmo essere". (Martin Luther King)

  RIFLESSIONI, ARTICOLI, INTERVENTI di Claudio Giudici: 

Questo messaggio lo dedico ai folli.
A tutti coloro che vedono le cose in modo diverso.
Potete citarli. Essere in disaccordo con loro.
Potete glorificarli o denigrarli, ma l'unica cosa che non potete fare è ignorarli.
Perchè riescono a cambiare le cose.
E mentre qualcuno potrebbe definirli folli, io ne vedo il genio.
Perchè solo coloro che sono abbastastanza folli da pensare di poter cambiare il mondo, lo cambiano davvero.
(Mahatma Gandhi)

 

 

AMERICAN REVOLUTION


Coloro che professano di volere la libertà, ma deprecano l'azione politica, sono come gli uomini che vogliono il raccolto senza seminare, o la pioggia senza lampi e tuoni. Vogliono l'oceano senza il terribile brusio delle sue possenti acque. (Frederick Douglass)

SCIENZA

"Il selvaggio disprezza l'arte e riconosce la natura come sua assoluta sovrana; il barbaro deride e disonora la natura, ma, più spregevole del selvaggio, molto spesso continua ad essere schiavo del suo schiavo. L'uomo colto si fa amica la natura e ne rispetta la libertà, semplicemente frenandone l'arbitrio."
(Friedrich Schiller, Lettere sull'educazione estetica dell'uomo, n. 4)
 
 

 

Dal libro della Sapienza (6)
Chi cerca la sapienza la trova
[12]La sapienza è radiosa e indefettibile, facilmente è contemplata da chi l'ama e trovata da chiunque la ricerca.
[13]Previene, per farsi conoscere, quanti la desiderano.
[14]Chi si leva per essa di buon mattino non faticherà, la troverà seduta alla sua porta.
[15]Riflettere su di essa è perfezione di saggezza, chi veglia per lei sarà presto senza affanni.
[16]Essa medesima va in cerca di quanti sono degni di lei, appare loro ben disposta per le strade, va loro incontro con ogni benevolenza.
[17]Suo principio assai sincero è il desiderio d'istruzione; la cura dell'istruzione è amore;
[18]l'amore è osservanza delle sue leggi; il rispetto delle leggi è garanzia di immortalità
[19]e l'immortalità fa stare vicino a Dio.
[20]Dunque il desiderio della sapienza conduce al regno.
[21]Se dunque, sovrani dei popoli, vi dilettate di troni e di scettri, onorate la sapienza, perché possiate regnare sempre.

"Quid Veritas?" chiede Ponzio Pilato a Gesù Cristo.
"What is love?" chiede il principe Carlo d'Inghilterra al giornalista che chiedeva a lui e Diana se si amavano.
Verità ed Amore, così come la Libertà, la Giustizia, il Bene, il Bello, sono il Cerchio che al nostro occhio pare di avere tracciato. Credete veramente di essere in grado di tracciare un Cerchio? Sì, mi riferisco a quell'inesistente complesso di punti tutti equidistanti dal medesimo fuoco. Credete veramente di averlo tracciato col vostro bicchiere, col vostro compasso, con la vostra macchina ad altissima precisione? No, non lo avete tracciato. Al vostro occhio così appare, ma quello che siete riusciti a fare è solo un'approssimazione di ciò. Bene, se così è, se è impossibile creare il cerchio perfetto, è tuttavia inutile provarci? Se sì, la ruota - che abbiamo detto non potrà essere perfettamente circolare - non è una conquista per l'Uomo, che lo aiuta nella sua relazione con l'Universo? Certo che lo è. Trasferiamo ora tutto questo ragionamento attorno alle Idee di Verità, Amore, Giustizia, Bellezza, Libertà, Bontà.
"Così in terra come è in Cielo".



 

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Beppe Grillo  Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo

 

 


Ponte di Sviluppo infrastrutturale globale 
di Lyndon LaRouche


Progetti ferroviari in Africa


Progetto ferroviario nei Balcani


Progetti ferroviari ed energetici nel Medio-Oriente




 

 

 

 

BREVE STORIA DELL'ECONOMIA MONDIALE DAL 1945 AL 2008


 

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30 luglio 2007

La Chiesa su infrastrutture e sviluppo

Nella storia, è accaduto spesso che il vuoto di leadership lasciato da una classe politica inadeguata venga riempito dai leader religiosi. Così avviene in Italia, nella forma insolita di un Cardinale che chiede il completamento di un’autostrada. Renato Raffaele Martino, presidente della Commissione Pontificia Justitia et Pax, si è scagliato contro i politici nazionali e locali, ma anche contro gli elettori, che accettano supinamente che le infrastrutture meridionali siano in uno stato “disumano”. Intrappolato per cinque ore sulla A3 Salerno-Reggio Calabria, Martino ha lanciato i suoi strali in un’intervista al Corriere della Sera il 25 luglio, in cui si è chiesto come mai i cantieri iniziati dieci anni fa siano ancora aperti, e ha definito il viaggio una “vera Via Crucis” che “accentua l’aggressività” dei cittadini.

Il monito dell’alto prelato si inserisce in un dibattito che recentemente sembra aver superato la contrapposizione destra-sinistra che ha bloccato le infrastrutture negli ultimi decenni. Dopo l’intervento del ministro Di Pietro, che ha proposto un Consiglio bipartisan sulle infrastrutture, alcune decisioni nelle Commissioni parlamentari relative ai capitoli del Dpef riguardanti il finanziamento di importanti opere stradali sono passate grazie al voto dell’opposizione che ha sostituito i rappresentanti ambientalisti nelle file della maggioranza.

Il nuovo clima sembra dare coraggio a quei politici membri della generazione dei “baby boomer” che, pur dissentendo dalle posizioni oltranziste, finora non osavano rompere il “consenso”. E’ il caso di Dario Franceschini, capogruppo dell’Ulivo alla Camera e futuro vicesegretario del Partito Democratico. In una conferenza stampa per presentare il suo programma per il Mezzogiorno, Franceschini ha annunciato di aver cambiato idea sulle infrastrutture meridionali e sul Ponte sullo Stretto di Messina. “Perché la Tav si ferma a Napoli? – si è chiesto Franceschini –“perchè non c’è l’alta velocità fino alla Sicilia? Se ci fosse forse potrebbe tornare attuale anche il discorso del Ponte sullo Stretto di Messina”.

Questa evoluzione positiva del dibattito sulle infrastrutture segue a breve distanza la visita di LaRouche in Italia lo scorso giugno, che ha segnato una svolta promuovendo una convergenza pubblica sul disegno strategico del “Ponte Eurasiatico”. Proprio nel contesto della enorme portata del disegno di collegamento dello stretto di Bering e le infrastrutture ad esso collegate, risalta l’urgenza di inserire l’Italia, dalla Sicilia alle Alpi, nel sistema continentale mondiale. Questi temi verranno discussi in una conferenza internazionale organizzata dallo Schiller Institute il 15-16 settembre (per informazioni rivolgersi a movisol2@libero.it) in Germania.

Estremamente importante, in questo contesto, è l’intervento del Papa a favore dell’energia nucleare. Nel suo primo Angelus al ritorno dal Cadore, il 29 luglio, il Pontefice ha esortato a “favorire l’uso pacifico e sicuro dell’energia nucleare per un autentico sviluppo, rispettoso dell’ambiente e sempre attento alle popolazioni più svantaggiate”. Ora che il nucleare è ufficialmente benedetto, gli italiani non hanno più scuse per insistere sulla strada del peccato.

Tratto da Eir - Strategic Alert - Edizione italiana anno 16, n. 31 (www.movisol.org).

28 luglio 2007

Vademècum per una veloce carriera politica

Grazie a queste seguenti semplici regole anche il più incompetente e privo di leadership potrà fare carriera politica.

1. L'uomo è un animale
2. La verità non esiste
3. Non parlare mai di moralità
4. Non attaccare mai il sistema bancario
5. La Banca Centrale deve essere un organo indipendente
6. Il sistema valutario internazionale deve essere a cambi fluttuanti
7. Bretton Woods è roba del passato
8. La scienza e la tecnologia sono pericolose
9. Esiste un impero americano
10. L'impero britannico è roba del passato
11. Il liberismo è un amico
12. Il dirigismo è un nemico
13. La Chiesa è un nemico
14. L'Islam è un nemico
15. La guerra preventiva è umanitaria
16. Sono dovute all'11 settembre le attuali instabilità geo-politiche
17. Locke non Leibniz
18. Newton non Leibniz
19. Non parlare mai di Franklin Roosevelt
20. Churchill ci ha salvati dal nazismo
21. La popolazione mondiale non può più crescere
22. Lo sviluppo deve essere sostenibile
23. Il cittadino-consumatore deve essere tutelato
24. Il cittadino-lavoratore deve adeguarsi alla nuova realtà di mercato
25. E' il mercato a decidere
26. Lo Stato deve farsi indietro
27. Il patrimonio nazionale deve essere privatizzato
28. Il Welfare deve essere riformato
29. Il sistema pensionistico non è più sostenibile
30. In pensione si può andare non prima dei 65 anni
31. Il mercato del lavoro deve essere flessibile
32. L'ambientalismo è un amico
33. Il nucleare è inquinante
34. L'etanolo è cosa buona
35. Eolico e solare sono l'energia del futuro
36. L'industrializzazione appartiene al passato
37. Il rigore finanziario dà sviluppo
38. Il credito pubblico produce in ogni caso inflazione
39. Le infrastrutture sono una spesa se gravano sul bilancio dello Stato
40. Le infrastrutture possono essere fatte ricorrendo alle fonti finanziarie private

Ovviamente la politica, nel senso di arte del buon governo, è un'altra cosa.

Questa elencazione ha un evidente intento provocatorio volto a sviluppare un confronto sugli assiomi di fondo su cui poggiano tali punti, regole, slogan. Si potrà notare che questi slogan sono in parte riconducibili alla cosiddetta destra, in parte riconducibili alla cosiddetta sinistra. La radice comune è invece la strumentalità di questi alle istanze oligarchiche, anti-prometeiche, contro il Bene Comune. Il politico perfetto dell'antipolitica (nel senso di arte del cattivo governo), colui che più può essere rappresentativo dell'oligarchismo, deve rispettarle tutte.

24 luglio 2007

ZICHICHI: IL GLOBAL WARMING DIPENDE DAL SOLE NON DALL'UOMO

Palermo, 1 feb. (Apcom) - E' con un invito a non cedere al catastrofismo e alla minacce degli ambientalisti che lo scienziato Antonino Zichichi, membro del CERN (Centro europeo ricerche nucleari), va controcorrente nell'analisi dei mutamenti climatici-ambientali, asserendo che l'uomo non è, al contrario di quello che comunemente si pensa, il principale responsabile delle sue variazioni. "La sciocchezza - afferma Zichici - che sento di più è che l'uomo sta distruggendo tutto. Il motore meteorologico per il novanta per cento non ha niente a che fare con l'uomo. Chi parla e allarma non fa scienza, fa chiacchiere".

Lo scienziato, quindi, evidenzia che nell'analizzare le variazioni climatiche non sono stati presi in considerazione l'influenza dei raggi cosmici che "ci bombardano e influiscono molto sul clima". Secondo Zichichi "il sistema solare attraversa zone della galassia in cui c'è una formazione superiore di stelle, in altre parole, c'è maggiore intensità di raggi cosmici. Quando la Terra si trova in queste zone siamo in periodo di glaciazione".

"In questo momento, dal punto di vista cosmologico, stiamo uscendo - spiega Zichichi - dal periodo di glaciazione e stiamo andando verso un periodo di riscaldamento. Non vuol dire che domani ci sarà caldo. Vuol dire che nel giro di milioni di anni attraverseremo una zona della galassia dove si verifica questo fenomeno già accaduto ben quattro volte nel passato. Non è fantascienza: ci sono le osservazioni dei fondi degli oceani, della superfice terrestre e la posizione cosmologica della Terra nei quattro bracci della galassia. Quando si entra in zona di braccio aumentano i raggi cosmici e si va in zona di freddo. Quando si esce si va in zona di caldo".

Zichichi, proeseguendo sui periodi ciclici di raffreddamento e riscaldamento della Terra dovuti all'attraversamento di zone delle galassia, rivela che "oggi siamo in un periodo di eccessiva attività solare, che si misura guardando le cosiddette 'macchie solari' che in realtà sono esplosioni enormi che dalla Terra sembrano macchie. Molti specialisti sono convinti che il sole sia responsabile di queste variazioni meteorologiche. La conclusione di questi studi è che nessuno può dire con certezza che l'uomo incide più del dieci per cento nel motore meteorologico. Se venisse fuori una evidenza scientificamente valida sulle attuali perturbazioni climatiche non c'è dubbio che i governi collaborerebbero".

"La scienza - ricorda lo scienziato - è nata solo 400 anni fa con Galilei. Togliamo tutti i venditori di fumo e parliamo solamente in termini matematici e fisici. La scienza deve restare credibile. Ecco perché dico che quando si parla di clima e meteorologia non stiamo parlando di scienza. La scienza - conclude Zichichi - sta facendo di tutto per prevedere, per studiare ma non ci siamo ancora arrivati. E' come se non avessimo, nel nostro campo, ancora scoperto gli atomi".

Aggiungo per conto mio i due seguenti grafici da cui si evince come l'andamento della temperatura e della CO2 sia ciclico.

24 luglio 2007

Mentana e la truffa del Global Warming causato dal CO2

 

Qualche settimana contattai Mentana segnalandogli l'esistenza di un contro-film a quello di Al Gore, prodotto da Channel 4, dal titolo "La grande Truffa". Questo video ve lo segnalai qualche mese fa grazie ad una segnalazione del Movimento Solidarietà.
Mentana ha avuto il coraggio di mandarlo in parte in onda a Matrix. Egli, tuttavia, diversamente dal documentario di Channel 4, ha fatto passare l'ambientalismo come un'istanza che in via accessoria terrebbe in stato di sottosviluppo i paesi del Terzo Mondo. Il documentario di Channel 4, invece, riporta denunce per cui chi pilota il movimento ambientalista lo faccia artatamente, con vero e proprio scopo, per impedire lo sviluppo del Terzo Mondo.
Il film intero in inglese con sottotitoli in francese, invece, lo trovate qui http://video.google.fr/videoplay?docid=-4123082535546754758&hl=fr (per i più prigri, vederselo dal punto 1h e 07' ).
 
La stessa segnalazione la feci a Santoro perchè gli avevo sentito dire - in merito al film "Vatican sex crimes" - che in democrazia la libertà di parola impone che ogni fonte sia citata, poi sarà il cittadino a valutare liberamente. Forse non gli è giunta la democratica e-mail.

23 luglio 2007

Pensioni: una riforma non necessaria

 

INTERVENTO DI LUCIANO GALLINO SU LA REPUBBLICA DEL 5 LUGLIO 2007

LETTERA APERTA ALL'INPS SULLE PENSIONI ITALIANE

Signori Presidenti del Consiglio d´Amministrazione e del Consiglio di Indirizzo e Vigilanza dell´Inps, abbiamo bisogno di lumi.
Siamo un gruppo di persone i cui figli e nipoti sono preoccupati perché temono che a suo tempo non avranno più una pensione, o almeno una pensione decente. Alla base delle loro preoccupazioni v´è un´idea fissa: che il bilancio dell´Inps sia un disastro, o ci sia vicino. L´hanno interiorizzata sentendo quanto affermano ogni giorno politici, economisti ed esperti di previdenza, associazioni imprenditoriali, esponenti della Commissione europea. Non tutti costoro, è vero, menzionano esplicitamente l´Inps. Ma tutti sostengono che le uscite dovute al pagamento delle pensioni risultano talmente superiori alle entrate da rappresentare una minaccia devastante per i conti dello Stato. Che tale deficit peggiorerà di sicuro nei decenni a venire, poiché pensionati sempre più vecchi riscuotono la pensione più a lungo, mentre diminuisce il numero di lavoratori attivi che pagano i contributi. Che allo scopo di ridurre il monte delle pensioni erogate in futuro bisogna allungare al più presto l´età pensionabile e abbassare i coefficienti che trasformano il salario in pensione. Dal complesso di tali affermazioni pare evidente che chi parla ha in mente anzitutto l´istituto che eroga quasi il 75 per cento, in valore, di tutte le pensioni italiane. Cioè l´Inps. E il suo bilancio.
Pressati dai nostri giovani - quasi tutti lavoratori dipendenti o prossimi a diventarlo – che ci domandano dove stia l´insostenibile pesantezza del deficit della previdenza pubblica che minaccia il loro futuro, abbiamo passato qualche sera, in gruppo, a scorrere il bilancio preventivo 2007 dell´Inps. Tomo I, pagine 933. E ora abbiamo un problema. Perché non siamo riusciti a comprendere da dove provenga la necessità categorica di elevare subito l´età pensionabile, e di abbassare l´entità delle future pensioni, pena il crollo della solidarietà tra le generazioni e altre catastrofi.
Quel poco che noi, genitori e nonni inesperti, crediamo d´aver capito lo possiamo riassumere così:
a)     Lo Stato trasferirà dal proprio bilancio a quello dell´Inps, nel 2007, 72,3 miliardi di euro. Cifra enorme. Quasi 5 punti di Pil. Vista questa cifra (a pag. 90), ci siamo detti: ecco dove sta la voragine che minaccia di ingoiare le pensioni dei nostri figli e nipoti. Poi qualcuno ha notato che il titolo della pagina riguarda non il pagamento delle ordinarie pensioni, bensì gli oneri non previdenziali. I quali ammonteranno a 74,2 miliardi in tutto, coperti dallo Stato per la cifra che s´è detto e per 1,9 miliardi da altre entrate. Gli oneri non previdenziali sono per quasi la metà uscite che, per definizione, non presuppongono nessuna entrata in forma di contributi. Si tratta di interventi per il mantenimento del salario (2,5 miliardi); oneri a sostegno della famiglia (2,7 miliardi); assegni e indennità agli invalidi civili (13,5 miliardi); sgravi dagli oneri sociali e altre agevolazioni (12,7 miliardi). Sono tutti oneri sacrosanti, che lo Stato ha il dovere di sostenere. Ha quindi chiesto all´Inps di gestirli, cosa che dal 1988 l´Istituto fa con una cassa separata, la Gestione degli interventi assistenziali (Gias). Però chi prende il totale di questi oneri per sostenere che la normale previdenza costa ai contribuenti oltre 70 miliardi l´anno, per cui è necessario tagliare qui e ora le pensioni ordinarie, forse ha esaminato un po´ troppo alla svelta i bilanci dell´Inps. O, nel caso del Bilancio preventivo 2007, si è fermato a pag. 89.
 

b)     Poiché quasi tutti i nostri giovani sono o saranno lavoratori dipendenti, siamo andati a cercare nel Bilancio quale rapporto esista tra le entrate del Fondo pensioni lavoratori dipendenti (Fpld) in forma di contributi, e le uscite in forma di pensioni.
Anche qui, sulle prime, credevamo d´aver letto male. Il Fpld in senso stretto avrà un avanzo di esercizio, nel 2007, di quasi 3,5 miliardi (pag. 219). In altre parole i contributi che entrano superano di 3,5 miliardi le pensioni che escono. Ma poiché ad esso sono stati accollati, con gli anni, degli ex Fondi che generano rilevanti disavanzi (trasporti, elettrici, telefonici, più l´Inpdai, l´ex Fondo dirigenti di azienda che quest´anno sarà in rosso per 2,8 miliardi) il Fpld farà segnare un passivo di 2,9 miliardi di euro.
Il bilancio Inps definisce appropriatamente "singolare" il caso del Fpld (pag. 162). In effetti esso appare ancor più singolare ove si consideri che il passivo degli ex Fondi, per un totale di 6,3 miliardi, è generato da poche centinaia di migliaia di pensioni. Per contro le pensioni del Fpld sono 9 milioni e 600.000, ben il 96 per cento del totale. Tuttavia sono proprio anzitutto queste ultime di cui la riforma delle pensioni vorrebbe ridurre l´entità, in base all´assunto che i lavoratori attivi non ce la fanno più ad alimentare un monte contributi sufficiente a pagare le pensioni di oggi e di domani.
Vi sono in verità altri temi, connessi al bilancio Inps, che nel nostro gruppo inter-generazionale di discussione han fatto emergere dei dubbi.
Ad esempio: le pensioni di domani, indicano i grafici su cui siamo capitati, sarebbero a rischio perché senza interventi drastici sul monte pensioni esse arriveranno verso il 2040 a superare il 16 per cento del Pil, in tal modo generando un onere intollerabile per il bilancio dello Stato.
Però a noi risulta che il totale delle pensioni pubbliche, erogate dall´Inps e da altri enti, al netto delle gestioni o spese assistenziali in senso stretto (le citate Gias) rappresentavano nel 2005, ultimo anno per cui si hanno dati consolidati, l´11,7 per cento del Pil. Le Gias valevano da sole oltre 2 punti di Pil, pari a 30,1 miliardi. Le gestioni previdenziali dell´Inps incideranno sul Pil del 2007 per il 9,7 per cento, ma se si escludono il Fondo Ferrovie e l´ex Inpdai arriveranno appena al 7,4 per cento (pag. 61).
A noi sembra quindi che chi disegna o brandisce scenari catastrofici per il 2040 (il 2040!) lasci fuori dal disegno un po´ tanti elementi. Tra di essi: il peso economico delle gestioni assistenziali (di cui una legge del 1988, la n. 67, dava già per scontata la separazione dalla previdenza); il fatto che i contribuenti, quelli che pagano i contributi, non stanno affatto diminuendo, bensì aumentano regolarmente da diversi anni (più 121.000 nel solo 2007: pag. 45); il peso rilevante dei deficit che non riguardano il Fondo dei lavoratori dipendenti in senso stretto; il fatto, ancora, che prendere come un assioma il rapporto pensioni/Pil significa voler misurare qualcosa con un elastico, visto che il rapporto stesso può cambiare di molto a seconda che il Pil vada bene o vada male. Com´è avvenuto tra il 2001 e il 2005.
Riassumendo: delle due l´una. O noi inesperti dei bilanci Inps abbiamo capito ben poco, e i nostri figli e nipoti han ragione di temere per le loro future pensioni ove non si decida subito di tagliarne il futuro ammontare. Se questo è il caso, restiamo in trepida attesa delle Loro precisazioni.
Oppure dobbiamo concludere che quando, nelle più diverse sedi, si dipinge di nero il futuro pensionistico dei nostri giovani, si finisce per utilizzare i dati Inps, come dire, con una certa disinvoltura.
Su questo, naturalmente, non ci permettiamo di chiedere un parere all´Inps.


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23 luglio 2007

LaRouche al Senato: Economia ed Industria militare

 Il sito web del Senato della Repubblica italiana ha pubblicato il resoconto stenografico dell’audizione di Lyndon LaRouche alla Commissione Difesa il 5 giugno 2007 nel contesto dell’indagine conoscitiva sullo stato attuale e sulle prospettive dell’industria della difesa e sulla cooperazione in materia di armamenti. Dopo l’intervento iniziale di LaRouche, si possono leggere le domande e i commenti di senatori di vari partiti. Segue il link: http://www.senato.it/documenti/repository/commissioni/stenografici/15/comm04/04a-20070605-IC-0443.pdf

20 luglio 2007

Appello dei giovani larouchiani ai leaders democratici

L'immagine può essere salvata o stampata e fatta girare

16 luglio 2007

Chi cerca la sapienza la trova

 Dal libro della Sapienza (6)

[12]La sapienza è radiosa e indefettibile, facilmente è contemplata da chi l'ama e trovata da chiunque la ricerca.
[13]Previene, per farsi conoscere, quanti la desiderano.
[14]Chi si leva per essa di buon mattino non faticherà, la troverà seduta alla sua porta.
[15]Riflettere su di essa è perfezione di saggezza, chi veglia per lei sarà presto senza affanni.
[16]Essa medesima va in cerca di quanti sono degni di lei, appare loro ben disposta per le strade, va loro incontro con ogni benevolenza.
[17]Suo principio assai sincero è il desiderio d'istruzione; la cura dell'istruzione è amore;
[18]l'amore è osservanza delle sue leggi; il rispetto delle leggi è garanzia di immortalità
[19]e l'immortalità fa stare vicino a Dio.
[20]Dunque il desiderio della sapienza conduce al regno.
[21]Se dunque, sovrani dei popoli, vi dilettate di troni e di scettri, onorate la sapienza, perché possiate regnare sempre.

11 luglio 2007

Mutevolezza

Noi siamo come nuvole che velano la luna a mezzanotte;
così irrequiete sfrecciano, e sfavillano, e fremono, striando
l'oscurità radiosamente! - eppure subito
la notte si richiude attorno, e le cancella:

o come lire dimenticate, le cui dissonanti corde
rendono a ogni vario soffio del vento una risposta varia,
alla cui fragile struttura nessuna nuova vibrazione apporta
un tono o una modulazione pari all'ultimo.

Noi riposiamo - e un sogno ha la potenza di avvelenarci il sonno.
Ci alziamo - e un pensiero errante può inquinare il giorno.
Sentiamo, concepiamo o ragioniamo, ridiamo o piangiamo,
ci disperiamo, o gettiam via ogni affanno:

è tutto uguale! - Sia una gioia o un dolore,
la via della sua dipartita è sempre aperta:
l'ieri dell'uomo non può mai essere simile al domani;
niente nel mondo può durare, eccetto la Mutevolezza...

Percy Bysshe Shelley

7 luglio 2007

TFR: come continuare a distruggere l’economia produttiva a tutto vantaggio della speculazione bancaria

di Claudio Giudici per Movisol.org (http://movisol.org/Updates.htm)

La questione “Tfr” si inserisce in quel macro-processo avviatosi a livello globale tra la fine degli anni ’60 ed i primi anni ’70, che ha segnato il passaggio da un’economia di produzione ad un’economia dominata dalla speculazione. Tale questione, così come le privatizzazioni del patrimonio industriale italiano iniziate nel 1992 sotto la direzione dell’attuale Governatore della Banca d’Italia, Mario Draghi, è utile al mantenimento della bolla speculativa finanziaria che non ha più alcuna relazione con la sottostante economia reale. La riforma del sistema previdenziale, così come attuata, rischia (o strumentalmente punta) di far sì che l’enorme massa dei contributi dei lavoratori possa andare a foraggiare la bolla finanziaria che per restare in vita ha necessità di crescere sempre di più.

Se negli Stati Uniti il Governo Bush non è riuscito nell’opera di privatizzazione della Social security, grazie alla rievocazione ideale del suo fondatore, Franklin Delano Roosevelt, in Italia una simile iniziativa rischia di perfezionare quel tentativo, che non a caso è sostenuto da liberisti come il leghista Giancarlo Pagliarini. In spregio al principio repubblicano del ruolo garantista che lo Stato deve ricoprire nel settore previdenziale – tanta è la sua delicatezza – , l’attuale riforma del sistema previdenziale potrebbe rappresentare la testa di ponte per arrivare a quel modello Pinera di privatizzazione della previdenza che fu attuato per primo nel Cile di Augusto Pinochet e che poi è stato esportato anche in Polonia, Ungheria e Kazakistan.

Fino a quando non si comprenderà che per risolvere eventuali debolezze sistemiche di ordine finanziario, si deve agire sul livello dell’economia produttiva aumentando la produzione procapite e per chilometro quadrato, implementando il livello tecnologico-scientifico dei processi produttivi, il sistema pensionistico continuerà ad essere, di anno in anno un problema. Dunque il sistema previdenziale non è il problema, ma il problema è l’economia produttiva che vi sta dietro e che è sempre più debole.

Riformare il sistema finanziario e monetario internazionale, avviare grandi progetti di sviluppo infrastrutturale a forte base tecnologico-scientifica, in una parola riscoprire la figura di Franklin Delano Roosevelt, vorrebbe dire mettere fine a questo progressivo processo di distruzione dell’economia e delle libertà civili e riavviare quel cammino che può portare a rendere le persone partecipi del progresso e del benessere.

Tra il febbraio ed il marzo scorso, per ben due volte il Ministro Damiano ha espresso in prima serata, durante la trasmissione Ballarò di Raitre, tutto il suo favore per i fondi pensione.

Il Governo ha istituito un apposito sito web[1] dove si parla dell’impossibilità di fallimento del fondo pensione. Il Governo[2] si premura di sottolineare che:

Non è possibile attualmente che i Fondi Pensione possano fallire. Infatti, i Fondi Pensione sono delle Associazioni "no profit" e non gestiscono direttamente le risorse degli iscritti, ma utilizzano un meccanismo di gestione delle risorse affidandolo a soggetti terzi. Inoltre, è previsto dalla normativa l’Istituto della banca depositaria che è quella in cui fisicamente vengono accantonate le risorse del Fondo pensione. Quindi, diciamo che dal punto di vista normativo questo non è possibile.

Dunque l’Esecutivo pone l’accento sul fatto che i fondi pensione da un punto di vista giuridico non possono fallire. Tuttavia, quello che interessa al lavoratore è se tale fondo garantisca o meno la pienezza del Tfr a fine rapporto di lavoro.

Il Governo si esprime in questi termini:

È possibile invece, essendo il rendimento di tipo finanziario, che ci siano possibilità di avere, nel corso del periodo di adesione, rendimenti che possano andare anche ad incidere sui contributi versati. In questo caso vi è la possibilità, essendo però un investimento di lungo periodo, sicuramente, di recuperare anche fasi contingenti che ci possono essere nel periodo di adesione.

Dunque è solo una “possibilità” l’avere rendimenti negativi nel corso del periodo, mentre è una sicurezza il recupero.

L’Autorità garante per la concorrenza e per il mercato, se il Governo fosse un operatore di mercato, ne potrebbe ravvisare i tipici estremi della pubblicità ingannevole.

Il Ministro Damiano poi ha azzardato suggerendo esplicitamente “per i più giovani” i fondi a maggior rischio, perché per “gli analisti in 30-40 anni” la borsa rende di più.

L’11 novembre 2006 l’Adusbef pubblicò un comunicato stampa dal titolo: “Agenzie di rating: il monopolio delle “tre sorelle” USA della finanza, in prevalenza controllate dalle banche, esposte e coinvolte pesantemente nella ‘finanza derivata’”. Questo comunicato[3] si basava su uno studio del Movimento Internazionale per i diritti civili – Solidarietà[4], il movimento di LaRouche in Italia. Il Movimento da anni denuncia il pericoloso sopravvento preso dalla speculazione finanziaria sull’economia fisica dei Paesi ad approccio economico liberista.

Il Wall Street Journal-ANSA il 12 novembre, riprendendo quello studio, titolava: “Opinioni: il 90% dei consigli delle agenzie di rating sono bufale!”.

Da una mia analisi si comprende quali siano le dinamiche finanziarie del mercato azionario rispetto a quelle del rendimento fisso. Lo studio prende in esame l’indice di borsa più conosciuto al mondo, il Dow Jones americano nonché i tassi d’interesse Usa.

Dai dati relativi all’indice azionario Usa, Dow Jones Industrial, dal 1955 ad oggi, e dai dati dei tassi d’interesse al 31 dicembre di ogni anno (dal 1955, poiché solo da tale anno li fornisce la Federal Reserve) ne emerge: dal 1955 al 1971 (mi sono soffermato sul 1971 per avere poi dal ’71 al 2006, i trentacinque anni a cui faceva riferimento il ministro Damiano) un’unità di dollaro investita nel comparto a basso rischio (titoli del Tesoro Usa) sarebbe divenuta di 1,91 dollari.

Nello stesso periodo, chi avesse investito quella unità di dollaro nel mercato azionario Usa, invece si sarebbe ritrovato con 2,18 dollari.

Dal 1971 ad oggi, invece, la rendita sarebbe stata di 9,8 per il comparto a basso rischio, e di 14,0 per il comparto ad alto rischio. Tuttavia, fino al 1995 il risultato sarebbe sempre stato a favore del comparto a basso rischio (con l’eccezione del 1972). Se poi consideriamo meritevole di rischio solo quell’investimento ad alto rischio che renda almeno il 30%[5] in più rispetto a quello a basso rischio, solo gli anni 1999, 2000, 2004 e 2006 hanno dato un risultato di tale tipo.

Sui 52 anni presi in esame, solo 12 avrebbero dato quel risultato al lavoratore maggiormente propenso al rischio.

In termini assoluti, poi, il periodo che va dal 1969 al 1995 ha dato consecutivamente risultati negativi a colui che ha optato per la scelta più rischiosa del mercato azionario.

Dal 1996 ad oggi, la scelta premiata sarebbe stata quella del lavoratore più propenso al rischio, che dunque avesse puntato sul mercato azionario, ma sui minimi del 2001, 2002 e 2003, la scelta premiante sarebbe tornata ad essere ancora una volta quella del lavoratore più accorto, meno propenso al rischio.

Questi risultati sono ancor più negativi se consideriamo che i tassi d’interesse, per quanto possano essere bassi, sono sempre positivi o comunque non inferiori allo zero (pensiamo al Giappone degli ultimi anni). Mentre nel caso di un fondo pensione concentrato su valori azionari, si può verificare la situazione per cui si entra nel fondo sui massimi del gennaio 1990 e si resta per un ventennio sotto quei valori azionari con perdite di oltre il 50% (come verificatosi in Giappone). Oppure vi si entra nel 1965 e vi si esce nel 1981, rimettendoci oltre il doppio rispetto al più sicuro investimento effettuato in titoli del tesoro, come nel caso statunitense.

Alla luce del fatto che i mercati azionari sono tornati ad essere sui massimi storici, sono altamente instabili, premiati più dall’immissione arbitraria di liquidità da parte delle banche centrali che non dai risultati operativi, suggerire ad un lavoratore di posizionare i propri contributi previdenziali sui fondi pensione azionari è quanto di più irresponsabile si possa fare.

Ora, a parte queste considerazioni di carattere squisitamente finanziario – che in ogni caso producono dei riflessi diretti sulla vita dei lavoratori – la faccenda ha un superiore rilievo strategico-economico. Infatti, la riforma è espressione della ridicola cultura speculativa che affligge il nostro tempo e di cui l’attuale sistema monetario e finanziario internazionale è manifesta espressione. Cercando di superare considerazioni esclusivamente individuali, il lavoratore di azienda con numero di dipendenti inferiore alle 50 unità (la stragrande maggioranza) deve tenere conto che optare per i fondi pensione, siano essi a basso rischio, siano essi ad alto rischio, provoca alla propria azienda quella privazione di liquidità che la obbliga a ricorrere ai prestiti bancari. Con una cecità di tale tipo, il lavoratore diviene fautore dell’impoverimento della sua stessa fonte di sussistenza e di emancipazione, che è l’impresa per cui lavora.

La previsione originaria poi – adesso valida solo per le imprese con più di 50 dipendenti – , del conferimento del Tfr a un fondo negoziale di categoria oppure un fondo analogo dell’Inps, in seguito al silenzio del lavoratore, è sempre espressione di quella cultura finanziarista che ha ispirato tutta la riforma, e che porta l’azienda a privarsi di importanti liquidità operative.

In un sistema economico sano, è molto importante invece che i contributi dei lavoratori rimangano presso le aziende che, reinvestendoli nell’attività aziendale, possono dare forza al sistema produttivo. Trasferire questa importante fonte di finanziamento dell’economia reale, nei fondi pensione, vuol dire sostenere i processi di chi fa della speculazione il proprio mestiere. Tuttavia qui si può distinguere: se nel caso del fondo pensione azionario il favoreggiamento dei processi speculativi è pressoché scontato, nel caso dei fondi pensione obbligazionari in titoli del tesoro, ciò può voler dire consentire allo Stato di fornire servizi alle persone ed investire nelle infrastrutture, a meno che non si decida poi di utilizzarli per abbassare il debito pubblico, accecati dalla riduzione degli interessi sul debito. Questa scelta rappresenterebbe l’ennesima distrazione di risorse dalla economia reale a quella finanziaria.

Se un’economia per abbassare il proprio debito pubblico deve ricorrere direttamente a manovre finanziarie, invece che ai risultati dei processi produttivi, vuol dire che si tratta di un’economia che non funziona. Un sano processo di riduzione del debito pubblico è consentito soltanto da un sistema economico fondato su continui investimenti di medio-lungo termine, finanziati grazie alla sovranità creditizia di uno Stato sovrano. Aumentare il livello tecnologico-scientifico della base infrastrutturale e delle imprese che vi operano sopra vuol dire aumentare la produttività procapite e per chilometro quadrato.

Questo è quello che serve per tornare ad un sistema che punti al perseguimento del Bene Comune. In esso, vista la rilevanza strategica della questione, il settore previdenziale deve essere sotto il controllo e la garanzia dello Stato.


[1] www.tfr.gov.it, 3 luglio 2007.

[2] http://www.tfr.gov.it/TFR/multimedia/esperto/archivio/video_tfr_domanda14.htm, 3 luglio 2007.

[3] http://movisol.org/znews218.htm

[4] Tale studio fu sviluppato da Paolo Raimondi.

[5] Questa è la percentuale a cui puntano gli speculatori sulle operazioni immobiliari che di per sé sono ben più sicure, in quanto garantite dal salvagente rappresentato dall’immobile.

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