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"Tassisti ignoranti, brutti e cattivi!"... Ma Cusano pensava a loro quando scrisse La Docta Ignorantia?
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Mi rifiuto di accettare l'idea che il modo in cui "si è" ci renda moralmente incapaci di diventare "ciò che dovremmo essere". (Martin Luther King)

  RIFLESSIONI, ARTICOLI, INTERVENTI di Claudio Giudici: 

Questo messaggio lo dedico ai folli.
A tutti coloro che vedono le cose in modo diverso.
Potete citarli. Essere in disaccordo con loro.
Potete glorificarli o denigrarli, ma l'unica cosa che non potete fare è ignorarli.
Perchè riescono a cambiare le cose.
E mentre qualcuno potrebbe definirli folli, io ne vedo il genio.
Perchè solo coloro che sono abbastastanza folli da pensare di poter cambiare il mondo, lo cambiano davvero.
(Mahatma Gandhi)

 

 

AMERICAN REVOLUTION


Coloro che professano di volere la libertà, ma deprecano l'azione politica, sono come gli uomini che vogliono il raccolto senza seminare, o la pioggia senza lampi e tuoni. Vogliono l'oceano senza il terribile brusio delle sue possenti acque. (Frederick Douglass)

SCIENZA

"Il selvaggio disprezza l'arte e riconosce la natura come sua assoluta sovrana; il barbaro deride e disonora la natura, ma, più spregevole del selvaggio, molto spesso continua ad essere schiavo del suo schiavo. L'uomo colto si fa amica la natura e ne rispetta la libertà, semplicemente frenandone l'arbitrio."
(Friedrich Schiller, Lettere sull'educazione estetica dell'uomo, n. 4)
 
 

 

Dal libro della Sapienza (6)
Chi cerca la sapienza la trova
[12]La sapienza è radiosa e indefettibile, facilmente è contemplata da chi l'ama e trovata da chiunque la ricerca.
[13]Previene, per farsi conoscere, quanti la desiderano.
[14]Chi si leva per essa di buon mattino non faticherà, la troverà seduta alla sua porta.
[15]Riflettere su di essa è perfezione di saggezza, chi veglia per lei sarà presto senza affanni.
[16]Essa medesima va in cerca di quanti sono degni di lei, appare loro ben disposta per le strade, va loro incontro con ogni benevolenza.
[17]Suo principio assai sincero è il desiderio d'istruzione; la cura dell'istruzione è amore;
[18]l'amore è osservanza delle sue leggi; il rispetto delle leggi è garanzia di immortalità
[19]e l'immortalità fa stare vicino a Dio.
[20]Dunque il desiderio della sapienza conduce al regno.
[21]Se dunque, sovrani dei popoli, vi dilettate di troni e di scettri, onorate la sapienza, perché possiate regnare sempre.

"Quid Veritas?" chiede Ponzio Pilato a Gesù Cristo.
"What is love?" chiede il principe Carlo d'Inghilterra al giornalista che chiedeva a lui e Diana se si amavano.
Verità ed Amore, così come la Libertà, la Giustizia, il Bene, il Bello, sono il Cerchio che al nostro occhio pare di avere tracciato. Credete veramente di essere in grado di tracciare un Cerchio? Sì, mi riferisco a quell'inesistente complesso di punti tutti equidistanti dal medesimo fuoco. Credete veramente di averlo tracciato col vostro bicchiere, col vostro compasso, con la vostra macchina ad altissima precisione? No, non lo avete tracciato. Al vostro occhio così appare, ma quello che siete riusciti a fare è solo un'approssimazione di ciò. Bene, se così è, se è impossibile creare il cerchio perfetto, è tuttavia inutile provarci? Se sì, la ruota - che abbiamo detto non potrà essere perfettamente circolare - non è una conquista per l'Uomo, che lo aiuta nella sua relazione con l'Universo? Certo che lo è. Trasferiamo ora tutto questo ragionamento attorno alle Idee di Verità, Amore, Giustizia, Bellezza, Libertà, Bontà.
"Così in terra come è in Cielo".



 

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20 agosto 2007

La Legge degli Ultimi

Nulla è costante eccetto il cambiamento.

Il continuo mutare del Tutto obbliga l’uomo ad intraprendere delle azioni, ma queste azioni non possono mai essere perfettamente una uguale all’altra, proprio perché una situazione mai è perfettamente uguale ad un’altra.

La complessità del Tutto, è paragonabile a quel canto a più voci dove ogni singola voce manifesta la propria libertà solo cercando l’armonia con le altre. Prese singolarmente queste voci potrebbero esprimere effetti diversi rispetto alla loro azione di gruppo. Esse si rapportano tra loro mantenendosi libere, ma senza cadere nell’arbitrio, instaurando un dialogo e non una sovrapposizione prepotente l’una sull’altra. Così ciascuna voce agisce consapevole di dover tenere conto della presenza delle altre, per produrre quel risultato superiore che la complessità comporta.

Si tratta del medesimo processo a cui si assiste durante un autentico dialogo tra più parti: la verità colta grazie a quel dialogo è sempre superiore rispetto a quella colta dai singoli.

Dunque, prese una ad una queste voci esprimono delle potenze differenti rispetto a quella che esprimono tutte assieme. Linearmente inteso il processo superiore che assieme esprimono, dovuto appunto alla maggiore complessità espressa rispetto a quella della singola voce, esprime sì una realtà superiore, ma in qualche modo limitante le singole potenzialità. Questa limitazione individuale tale non è se considerata in funzione del Tutto. Questa limitazione individuale considerata in funzione del Tutto è piuttosto un potenziamento.

Il giudizio sulla bontà o meno del fenomeno va riferito al processo inteso nella sua globalità. Tale processo dovrà essere ispirato dal Bene. In realtà ogni processo universale è naturalmente incline al Bene, al Meglio; dunque l’azione umana dovrà preoccuparsi di limitare quanto più ciò che bene non è. Questa dinamica del processo passa per metaforiche zone d’ombra, che ne esaltano però il risultato complessivo, così come un’ombreggiatura fa risaltare la bellezza di un’opera d’arte, così come il piegarsi sulle gambe consente uno slancio superiore[1].

Il fenomeno a cui si assiste è quello che nella scienza giuridica è denominato contemperamento degli interessi in gioco. Il contemperamento degli stessi consente la tutela, il miglior manifestarsi (in senso armonico) di tutti gli interessi in gioco.

Questo fenomeno di contemperamento è un qualcosa che riguarda continuamente anche il nostro agire individuale, la nostra vita privata. Nelle scelte lavorative per esempio il perseguimento dello scopo produttivo confligge continuamente con altre singole istanze di carattere morale, salutare, ambientale. Nelle scelte familiari, dalla gestione del tempo da dedicare ai singoli componenti della famiglia, alla gestione del budget da dedicare ad una finalità piuttosto che ad un’altra, continuamente siamo di fronte ad un processo che puntando all’armonia complessiva necessita di calibrare il tiro in funzione delle singolarità che lo compongono.

La scelta fatta, l’azione intrapresa, tiene poi conto dell’elemento temporale. Infatti, se in un dato momento la miglior cosa da fare è una, in uno successivo sarà un’altra. Si tratta allora di una sorta di relativismo temporale? No, piuttosto il continuo divenire fa sì che le relazioni degli enti tra di loro consiglino di volta in volta un’azione diversa.

Un’inclinazione innata, gli Ultimi saranno i primi

Ma queste scelte in considerazione di quale valutazione avvengono, o meglio, devono avvenire?

Il processo agente deve puntare ad una costante armonia del Tutto; tuttavia con qualcosa si deve pur partire e sappiamo già da dove dover partire.

Ne «gli ultimi saranno i primi» non ravvedo una filosofia del conforto per i “perdenti”, come denuncia Nietzsche, bensì una concreta indicazione operativa rispettosa della legge naturale[2]. La nostra azione deve essere guidata da tale tipo di considerazione. Nel lavoro, nelle relazioni sentimentali o in politica, il confliggere di situazioni tra loro contrastanti obbliga a delle scelte. Queste scelte debbono essere fatte dando la precedenza al più debole, all’ultimo. Ecco perché gli ultimi saranno i primi. I deboli, gli ultimi, colui che si trova in posizione di debolezza fisica, psichica, emotiva, devono rappresentare la stella polare della nostra azione. Piantato questo paletto, attorno a questo deve ruotare il resto dell’azione. Trascurare questo vorrebbe dire fare una scelta contro natura.

Dunque «gli ultimi saranno i primi» non è una promessa per un futuro ultraterreno, quanto una precisa indicazione comportamentale per l’azione umana. Ci troviamo di fronte ad una vera e propria “Legge degli Ultimi”.

La potenza di tale principio si manifesta più costantemente di quanto si possa abitualmente credere.

Quando ci feriamo, la nostra azione è tutta indirizzata al prenderci cura della ferita, tralasciando in parte la cura delle altre parti del corpo.

Quando arriva in famiglia un nuovo nato, il perno naturale dell’azione dei componenti della famiglia, diviene questo. Il resto vi ruoterà attorno. L’armonia familiare si conforma spontaneamente – con altrettante naturali eccezioni, ma che appunto eccezioni sono – a dedicare la propria azione al più debole sopravvenuto. Il resto, rappresenterà un qualcosa a cui dedicare attenzione in un secondo momento.

Si tratta dunque di un’inclinazione innata, così come innata è l’inclinazione alla conoscenza. La natura umana, così come quella universale, è in continua tensione verso il progresso; il Tutto non è in posizione di equilibrio dove sarebbe il caso a decidere per il non umano ed il libero arbitrio per l’umano. No, il Tutto è orientato, inclinato, teso al progresso (Bene) così come dimostra il cammino naturale compiuto dal neonato. Egli manifesta inequivocabilmente un’inclinazione naturale al progresso cognitivo-creativo fin dai primi giorni di vita: ad un’iniziale incapacità di conoscere con la vista si sostituisce la capacità di mettere a fuoco gli oggetti e di percepirli visivamente; lo stesso processo avviene con il senso del tatto; successivamente il neonato prende coscienza della sua esistenza fisica e comincia ad osservarsi mani e piedi; in uno stadio ancora successivo prende coscienza dell’esistenza del mondo e comincia ad osservare gli oggetti che gli stanno intorno: inizialmente riuscendo a vedere solo ciò che rientra nel ristretto campo visivo della fase acerba della capacità visiva, poi ampliando sempre più questo campo visivo; toccherà poi alla capacità di movimento, gattonando e camminando, e poi a quella della parola. Conoscenza ed azione (cognizione e creazione), si dimostrano così essere un’inclinazione naturale prescritta al nostro essere. Questo processo cognitivo, che nella fase iniziale vede la primazia dei sensi, in un secondo momento si rimette alle facoltà del pensiero. Questa naturale inclinazione sarà tanto più perfettibile quanto più l’individuo sarà in grado di affidarsi al superiore dominio del pensiero, piuttosto che al più fallace dominio dei sensi.

Chi sono gli Ultimi?

Ritornando alla “Legge degli Ultimi”, talvolta diviene difficile comprendere chi siano questi ultimi, chi siano questi deboli.

Se riflettiamo su quella che è l’evoluzione naturale dell’universo – continua crescita in termini di complessità dalla materia non vivente a quella vivente a quella umana – possiamo rilevare come la legge naturale proceda in modo armonico nel rispetto di tutte le sue dimensioni. L’interconnessione fra queste dimensioni comporta perdite energetiche, o più semplicemente perdite – utili al progresso del Tutto, così come un tanto maggior buio consente di vedere meglio lo stellato notturno –, ma sempre con una complessiva precedenza che viene data alla fase più debole di tutto il processo, la materia non vivente. Quest’ultima, paradossalmente, pur risultando inerte ed impotente di fronte all’arbitrio dei due successivi domini, il vivente e l’umano, rappresenta la base senza la quale questi due ultimi non potrebbero esistere e sviluppare. Altrettanto il debole ed impotente nascituro, rappresenta il motivo di vita di una famiglia. Le future generazioni, al momento deboli ed incapaci di provvedere a sé stesse, rappresentano il motivo del progresso individuale delle generazioni mature. Non si sottovaluti tale naturale inclinazione, anche se su questo punto dovrei già esser stato abbastanza chiaro. Qualcuno potrebbe pensare che il progresso dell’uomo avvenga per interesse, spirito di rivalsa sociale, ricerca del potere. L’umanità complessivamente intesa perpetua sé stessa dedicandosi con precisi atti di volontà alla cognizione-creazione (scoprire i principi della scienza da riproporre con tecnologie più efficienti, che sappiano rispondere in modo sempre più efficiente alle esigenze dei più) poiché l’istintivo moltiplicarsi dell’uomo pone sempre maggiori difficoltà per il futuro. La continua crescita quantitativa dell’umanità – grande è bello! – lungi dall’essere un problema, a meno che non si consideri un essere umano un problema!, inclina ed obbliga l’uomo a migliorare la propria capacità relazionale con l’universo[3].

Questi ultimi sono allora i meno potenti, quegli elementi o quegli individui che nel loro rapportarsi col resto rischiano di soccombere se non aiutati da un ente a loro esterno.

Come vediamo in un processo di tal genere sono presenti tutti gli elementi della complessità universale in un continuo intreccio che racconta un processo mutevole ed armonico dove materia, vita e spirito (bene e male) si affacciano continuamente non potendo mai prescindere da tutti gli elementi in gioco. Si tratta dunque di una tensione verso una direzione piuttosto che verso l’altra, comunque dove ogni elemento è legato alla presenza degli altri elementi, proprio come il volo dell’uccello che costantemente dialoga con la legge di gravità che lo rivorrebbe a terra.

L’azione politica imposta dalla “Legge degli Ultimi”

In ambito socio-politico, i disastri prodotti dalle due guerre mondiali hanno portato allo svilupparsi di una riflessione di tal genere. Il rinascere delle nazioni durante la fine degli anni ’40, è stato motivato da quei patti fondamentali tra cittadini – che sono le costituzioni – che hanno portato al nascere della forma giuridico-politica dello Stato Sociale. Non più diritti puramente formali, ma la ricerca della sostanza offerta dal riconoscimento della dignità della persona umana; non più credito quantitativamente e qualitativamente arbitro delle relazioni tra gli uomini, ma un credito strategicamente diretto verso il Bene Comune; non più la inalienabile proprietà privata, ma una proprietà privata con utilità sociale; non più una libertà d’impresa tout court, ma una libertà d’impresa con funzione sociale.

Ecco che gli anni che vanno dalla fine della seconda guerra mondiale a quel cambio di paradigma prodottosi tra gli anni ’60 ed i primi anni ’70, hanno rappresentato l’esperienza politico-comunitaria espressa dall’umanità con maggior grado di tensione verso quella che è una vera e propria inclinazione naturale: “gli Ultimi saranno i primi”.

L’esperienza successivamente scaturitane e protrattasi fino ai giorni nostri, è invece figlia della cultura opposta che è dunque contro la legge naturale. In sostanza è stato completamente disconosciuto l’insegnamento “gli ultimi saranno i primi”, e quella che è una precisa indicazione operativa in rispetto della legge naturale a tutela dell’intero ordine cosmologico, è stata sminuita e denunciata come patetico grido dei perdenti in cerca di rivincita.

Il nostro sistema culturale, sociale, politico ed economico, necessitano quanto prima di ritrovare l’autentico senso de “gli ultimi saranno i primi”. L’ampliamento della distanza tra le fasce di reddito, l’aumento dell’imposizione fiscale diretta e la sostanziale perdita della progressività costituzionalmente prescritta, il venir meno di un sistema scolastico effettivamente gratuito, una sanità sempre meno gratuita, istituzioni locali che non riescono più a sostenersi sulle somme provenienti dalla fiscalità ma che invece vedono il grosso delle proprie voci di bilancio provenire da ulteriori mezzi di fiscalità diretta mascherata – come lo sono diventati i posteggi a pagamento e le sanzioni pecuniarie per violazione del codice della strada con l’imperversare di autovelox, telecamere, vigilini ed ausiliari del traffico che sono diventati le uniche forme di occupazione nell’amministrazione pubblica (Comuni abbagliati dall’introito finanziario che questi garantiscono, ma dove tutto ciò niente ha a che fare con la ricchezza reale che altri generi occupazionali consentono) –, sono tutte manifestazioni di un deviato sistema culturale dimentico della prescrizione de “gli ultimi saranno i primi”. Come a volersi mettere a posto la coscienza, l’ultimo è – tanta è l’ipocrisia dell’attuale sistema culturale formalista – un qualcuno di cui si tiene conto con una continua opera di elemosina, mai volta però alla sua effettiva valorizzazione come imporrebbe un’autentica carità (caritas, agape). Il ferito, stremato nelle forze, è sollevato da terra, ma subito gli si voltano le spalle senza preoccuparsi se ce la farà a rientrare a casa o se cadrà nuovamente a terra.

Si spaccia questo sostanziale disinteresse per le sorti del prossimo come rispetto della libertà altrui. Ci troviamo di fronte invece ad un modo formale di concepire le relazioni tra gli uomini. Si parte dalla fasulla idea per cui le persone partano da una posizione di parità, poi, si dice, grazie alla propria libertà, il più meritevole avrà la meglio sugli altri.

Diversamente, si impone quanto prima un ritorno della politica ad una pedagogica opera di cura nei confronti dell’intera comunità. Non si richiede qui, per utilizzare una metafora giuridica, l’invasiva tutela necessaria con gli incapaci assoluti, quanto l’affiancamento della curatela per chi necessita di un aiuto. Quest’opera di cura nei confronti della società deve partire dai più deboli.

In concreto, allora, debbono essere lanciate linee di credito pubblico, dunque sovrane, per il miglioramento e l’ampliamento dell’infrastrutturazione (che è sempre a beneficio di tutti), come strade e ferrovie, impianti energetici ed idrici, la reintroduzione di una effettiva imposizione fiscale progressiva, la defiscalizzazione degli investimenti produttivi (che dunque diano lavoro o che comunque siano effettuati nei settori dai maggiori riflessi comunitari), il sostegno massiccio alla ricerca scientifica, la riproposizione di un sistema sanitario gratuito ed avanzato, nonché di un sistema educativo volto a creare pensatori indipendenti come consentito dalla scienza e dall’arte classica invece che dal brutale ammaestramento del metodo del test.

Di strettissima attualità poi, emblema di una politica dimentica della “Legge degli Ultimi”, il problema dell’inflazione sui generi alimentari. In Italia gli anni ’90 sono stati a questo proposito disastrosi. I redditi medi hanno perso oltre il 50% della loro capacità d’acquisto reale sui generi alimentari. Le difficoltà che i redditi medi stanno mostrando in questo terzo millennio – ogni anno sempre di più! –, sono figlie di quegli anni, dove i generi alimentari, ma in generale tutte le voci di spesa per generi primari, hanno finito con l’assorbire gran parte del reddito da lavoro. Ecco che si impone quanto prima una politica agricola, a livello nazionale e comunitario, che presti attenzione non soltanto al miglioramento qualitativo dei prodotti, ma anche a quello quantitativo di modo da prevenire fenomeni inflattivi che riguardino il primo genere di consumo delle persone.



[1] In questo senso W. G. Leibniz in Saggi di Teodicea.

[2] In merito all’esistenza della legge naturale, la sezione aurea rintracciabile per esempio nell’azione spirale autosimilare della conchiglia, ma anche la relazione esistente tra le velocità angolari dei pianeti della nostra Galassia con i rapporti della scala musicale armonica, così come rilevato da Keplero, ci rendono l’idea dell’esistenza di una forza intelligente che starebbe dietro la realtà sensibile ed ultrasensibile.

[3] In tal senso i primi passi della Genesi sono espliciti.

15 agosto 2007

Kirchner fa eco a F. D. Roosevelt: la Banca del Sud darà “speranza ai dimenticati e ai diseredati”.

Il presidente argentino Nestor Kirchner, parlando di come potrà funzionare, secondo la sua idea, la Banca del Sud di imminente istituzione, s'è espresso in un modo che rende chiara la sua impopolarità presso gli avvoltoi della finanza: la banca, infatti, dovrà “restituire il sorriso della speranza [agli uomini] dimenticati e diseredati” dell'America del Sud. Ricordando in questo modo il linguaggio usato da Franklin Delano Roosevelt a proposito del “forgotten man” (l’uomo dimenticato), Kirchner ha detto che la banca, cominciando ad operare soltanto in novembre a causa di ritardi 'burocratici', finanzierà investimenti produttivi nelle infrastrutture, e “non spese pubbliche improduttive, né l'inefficienza burocratica degli Stati”.

Parlando a Tarija, in Bolivia, in presenza del Presidente boliviano Evo Morales, di quello venezuelano Hugo Chavez ed altre personalità internazionali, Kirchner ha indicato negli economisti neoliberali la costante fonte di confusione tra “spese pubbliche e investimenti nelle infrastrutture”. Ha aggiunto: “Crediamo che finanziare gli investimenti pubblici significhi finanziare lo sviluppo, le infrastrutture e la possibilità di costruire una nazione e un popolo”. Ha continuato, dicendo che “quando costituiamo dei servizi, quando investiamo nei gasdotti, nelle scuole, negli ospedali, nelle case per il nostro popolo, queste non sono semplicemente spese pubbliche. Stiamo, invece, riconoscendo dignità alle persone, assicurando loro un livello e una qualità di vita che sono loro dovuti. Questa è la differenza che ci separa dal neoliberalismo”.

Gli interessi finanziari legati al Banco Santander, controllato dalla corona britannica, sono stati strumentali nel ritardare l'istituzione della Banca del Sud, originariamente prevista per lo scorso giugno. Ma Kirchner ha detto che è giunto il momento in cui tutte le nazioni dell'America Latina  - “e perché no, anche il Messico?” - uniscano le proprie forze per creare la Banca del Sud. “Vogliamo che l'Ecuador, il Brasile, l'Uruguay, il Paraguay, il Cile e tutti gli altri aderiscano e lavorino per la Banca del Sud, che sarà uno strumento indipendente”. 

Tratto da EIR Executive Intelligence Review - Strategic Alert – Edizione italiana - anno 16 n. 33  – 16 agosto 2007

15 agosto 2007

Capitolazione dei democratici di fronte a Cheney

A seguito di una serie di pressioni e minacce, il 4 agosto i parlamentari democratici hanno abbassato la testa e approvato la legge che consente la sorveglianza dei cittadini americani, controllandone la posta elettronica e intercettandone le telefonate, senza un preciso mandato del Tribunale. Si tratta evidentemente di una violazione del quarto emendamento della Costituzione USA. Adesso basta stabilire un nesso con una persona “ragionevolmente ritenuta di trovarsi al di fuori degli Stati Uniti” e sostenere che “lo scopo principale dell’intercettazione è ottenere informazioni di intelligence straniero”.

Non non parla di sospetti di collegamenti con terroristi come Osama bin Laden, Al Qaeda, ecc. ma solo di “persone” al di fuori degli USA. La nuova legge di fatto abroga quella precedentemente vigente sull’intelligence straniero, la FISA, che proibiva la sorveglianza degli americani senza un ordine del tribunale competente secondo detta legge. La nuova legge esige che le imprese del settore delle comunicazioni aprano le proprie attrezzature alle operazioni di monitoraggio del governo.

La nuova legge è un vero e proprio colpo di mano da parte della banda di Cheney e Bush che in tal modo hanno risposto alle  pressioni affinché chiarissero le attività di spionaggio interno svolte dal 2001. Cheney in particolare sfruttò lo choc dell’11 settembre per consentire alla National Security Agency (NSA), responsabile di monitorare le informazioni, di acquisire e-mail e registrazioni telefoniche senza regolare mandato FISA. Solo pochi mesi fa un giudice della FISA aveva imposto delle limitazioni alla libertà di manovra della NSA nell’effettuare intercettazioni senza mandato. Per tutta risposta l’amministrazione Bush-Cheney ha contrattaccato con la nuova legge che abroga l’autorità della FISA.

Bush si è personalmente impegnato ad estorcere l’approvazione costringendo il Congresso “a restare in seduta fino a quando non approva una legge che conferisce alla comunità d’intelligence gli strumenti di cui ha bisogno per proteggere gli Stati Uniti”, ed ha anche agitato lo spauracchio: “ci sono killer a sangue freddo che vogliono entrare in questo paese per seminare morte”. Molti democratici hanno avuto paura di essere bollati come “mollaccioni in fatto di anti-terrorismo” e Cheney si è personalmente occupato di fare pressioni su alcuni individui.

Per il Washington Post i democratici sono stati più preoccupati “di coprirsi il didietro che proteggere gli americani”. Titolando “Paura della paura stessa” il New York Times ha commentato che fa paura vedere come i democratici, che hanno la maggioranza parlamentare, abbiano acconsentito ad una nuova espansione dei poteri presidenziali “in violazione dei più elementari diritti costituzionali”. E si chiede: “che cosa ci fanno con la maggioranza al Congresso se hanno così paura delle inserzioni pubblicitarie dei repubblicani, tanto da non usarla nemmeno per proteggere la Costituzione e mettere sotto controllo un presidente scatenato”.

Anche il Los Angeles Times ha titolato “La politica della paura”, riferendosi al timore dei democratici di essere bollati come “morbidi” in fatto di anti-terrorismo e per questo danno a Bush tutto ciò che vuole. “Ma il partito sarà altrettanto danneggiato dall’evidenza che non combatte per ciò in cui crede”.

Tratto da EIR Executive Intelligence Review - Strategic Alert – Edizione italiana - anno 16 n. 33  – 16 agosto 2007

10 agosto 2007

Appello al Presidente Prodi

Presidente Prodi l’amore per il prossimo le impone di abbandonare gli approcci monetaristi della Bce!

Presidente Prodi lei rischia di essere ricordato nella storia del nostro Paese come gli Stati Uniti ricordano il Presidente Hoover. Hoover si ostinò a voler seguire gli approcci economici liberisti che l’attuale agenda si ostina a voler imporre. Sopra di Lei non può esservi alcun istituto politico che non persegua coscientemente il fine del Bene Comune; sopra di Lei vi è solo il Popolo d’Italia e prima ancora la Verità.

Presidente Prodi quello che vi è da fare è tornare quanto prima a riscoprire ed applicare i principi ispiratori della nostra Costituzione della Repubblica. L’oscenità a cui stiamo assistendo è la trasformazione della nostra Costituzione della Repubblica in una costituzione di un’oligarchia.

Se ciò non fosse chiaro, quello che deve fare è rifarsi alla politica economica rooseveltiana così come si rifecero i nostri padri costituenti quando agirono sotto le felici intuizioni di La Pira, Fanfani, Dossetti, Mattei e De Gasperi con le esperienze emblematiche del Piano Case, della Riforma agraria e della Cassa per il Mezzogiorno.

In Italia grazie all’opera del Movimento Internazionale per i diritti civili – Solidarietà ed all’intervento diretto di Lyndon LaRouche, si è già creato il terreno fertile perché si possa procedere in tale direzione. Politici di primo piano come l’On. Giulio Tremonti, il Sottosegretario Alfonso Gianni ed il Sottosegretario Mario Lettieri rappresentano l’asse portante di un dialogo in concordia che in Italia è già attivo, anche se tenuto nell’ombra.

E, invece, Lei se ne sta a ‘contemplare’, con cortese compiacimento, l’armoniosa bellezza dei principi economici immortali di Adamo Smith! E mentre Lei gode di questa ‘contemplazione’ – Lei sa, forse, che nessuno studioso serio di economia e nessun serio operatore economico crede più alla benché minima validità e fondatezza di questi principi (devo richiamarLe, per tutti, i liberali inglesi che di economia politica un poco, almeno, si intendono?) – il tessuto industriale fiorentino gradualmente si spezza e si indebolisce!”

Queste ultime, come avrà intuito, non sono mie parole, ma sono le parole di quel mio grande concittadino d’adozione che fu Giorgio La Pira (lettera a Danilo De Micheli, Presidente dell’Associazione degli Industriali della Provincia di Firenze, 26 aprile 1954).

Lei giorni fa ha proposto di vendere le scorte auree del nostro Paese per ridurre il debito pubblico e conseguentemente il peso degli oneri finanziari. Ma Lei si rende conto che sono oramai quarant’anni che ogni Governo italiano riduce il welfare ed aumenta l’imposizione fiscale diretta ed indiretta ed ogni dieci anni avete poi bisogno di vendere parte del patrimonio italiano? Dovete lavorare sulla capacità produttiva del Paese, non sui fattori finanziari!

Promette poi nuove liberalizzazioni per l’autunno. Lei – ed invero insieme a Lei quasi tutto l’arco parlamentare - continua a credere alla storiella delle liberalizzazioni, spacciandole per cosa buona, nonostante non sappiate citare mezzo precedente storico per cui esse aumentarono il benessere generale delle persone, piuttosto che quello di singoli comitati d’interesse (come fatto dalla legge sugli affitti abitativi, l. 431/98, e dal primo decreto Bersani in materia di commercio, d. lgs. 114/98). Perché se sono così utili, in favore della comunità (dunque sia dei lavoratori che dei consumatori), non liberalizzate il sistema bancario? O forse il sistema bancario è già liberalizzato e le liberalizzazioni, agevolando ontologicamente i più forti, stanno dando i risultati che sempre nella storia hanno dato, ossia portano alla creazione di pochissimi e grandissimi mono/oligopoli (sono rimaste di fatto due banche in Italia!)?

Il sistema di economia politica che grande ha fatto gli Stati Uniti, quello di Hamilton, di Carey, di Lincoln, di Franklin Roosevelt, di Kennedy, non insegna a liberalizzare in favore dei grandi interessi, ma piuttosto ad armonizzare in favore dei molteplici interessi in gioco e partendo sempre da quelli più deboli (come il New Deal dimostra).

Lei e la classe dirigente che ci guida siete recidivi nel ripetere errori che dovrebbero essere evidenti ai più, allo stesso modo di colui che imperterrito vuol mantenere uno stile di vita fatto di ozio e vizio e che di anno in anno per fare ciò è costretto a svendere il patrimonio di famiglia.

Mentre Lei ed il Ministro Padoa Schioppa Vi ostinate a stare dietro alle favole della Bce, quest’ultima si cimenta in immissioni arbitrarie di liquidità nel mercato. Gli oltre 94 miliardi di euro iniettati in questi giorni nel mercato – a cui se ne aggiungono altri 61 miliardi mentre scrivo e la borsa crolla – a cosa serviranno? Per creare posti di lavoro produttivi, migliorare il sistema ferro-stradale, quello energetico, quello sanitario, quello scolastico, quello della sicurezza, oppure ad impedire che il casinò creato dall’oligarchia finanziaria, dal sistema bancario e dall’accondiscendente classe politica, in dispregio dei doveri costituzionalmente imposti, crolli? La nuova liquidità immessa nel mercato – come anche i profani in cose economiche comprenderanno – genererà, quella sì!, inflazione. Se la Bce si permette di inondare il mercato di liquidità per tenere in vita il casinò creato dalle banche private da cui dipende, perché non fa la stessa cosa Lei, ricorrendo al credito pubblico – le banche che hanno finanziato il debito pubblico possono attendere, e nel frattempo l’Italia tornerà ad essere un paese produttivo senza bisogno di tassare sempre più e tagliare lo stato sociale – però indirizzandolo strategicamente verso i settori produttivi invece che lasciarlo al geniale ‘libero mercato’ che continuerà a destinarlo ai settori speculativi?

Presidente Prodi, tutto ciò Le viene imposto dalla Verità di cui quel principio supremo che ci è stato insegnato, ama il prossimo tuo come te stesso, non è altro che la più diretta manifestazione.

Claudio Giudici

Rappresentante del Movimento Internazionale per i diritti civili – Solidarietà

www.movisol.org

8 agosto 2007

LaRouche e Keplero

 

Scuola Quadri in California – 4 agosto 2007 (Tratto da http://www.movisol.org/keplero.htm)


Una risposta di Lyndon LaRouche sulla specificità del metodo di Keplero

DOMANDA:

L'altro giorno abbiamo avuto una piacevole disputa. Spero di riprodurre correttamente entrambe le parti. Stavamo studiando il Capitolo 59 della Astronomia Nova e fummo portati a riconsiderare il Capitolo 57, in cui Keplero si dilunga sulla questione del confronto tra la mente umana e la natura. Ogni volta che riprende questo tipo di indagine, Keplero fa i conti con certe implicazioni di tipo geometrico; in altre parole, è come se, dopo aver dato un occhio alla fisica, può ottenere qualcosa con la geometria.
L'argomento della discordia, tuttavia, è il seguente: Keplero pensava davvero qualcosa come “Deformo questi epicicli, fino ad ottenere delle ellissi”, oppure pensava in altra maniera? In sostanza, Keplero era influenzato dalla cultura predominante? Cioè, anche Keplero era dominato dagli assiomi del moto circolare uniforme e degli epicicli? Oppure, d'altra parte, ebbe un'idea premonitrice della direzione in cui procedere, che lo pose oltre gli aspetti dominanti della cultura del suo tempo, per arrivare alla sua scoperta, in modo che non vi fosse spazio perché gli altri astronomi dicessero “Bel colpo, Keplero; ma, a che servono queste tue orbite? Non sei riuscito a completare l'azione circolare, o l'epiciclo? Usa l'equante.”?


LAROUCHE:

No, Keplero non aveva problemi del genere. Tuttavia, non prendere un suo capitolo alla volta, in sé, per cercare di comprenderlo da un punto di vista particolare. Dovresti ricordare, invece, la caratteristica generale degli scritti di Keplero: è assolutamente degno di nota che egli non si sbarazzi di alcunché; semplicemente, si muove avanti e indietro, per apportare qualcosa di nuovo nel posto in cui era stato prima, e dice, “Ecco qui un'idea migliorata.” Questo è il modo in cui Keplero approccia le cose.

Per quanto riguarda la questione dei moti circolari, dovreste tornare alle fondamenta, che non sono laddove state cercando. Le fondamenta sono - e Keplero lo dice - in Niccolò Cusano. E' quel che Keplero dice sin dall'inizio. E' quel che dice in tutto il suo lavoro.

Ora, la scoperta fondamentale di Cusano fu l'errore di Archimede. Che Archimede si fosse sbagliato sulla questione del cerchio. Questo aspetto è quanto v'è di più cruciale nella fondazione della scienza fisica moderna. Questa è la chiave di tutto il lavoro di Keplero, come anche del lavoro di Leibniz e di altri. E' davvero la fondazione della scienza moderna. E coinvolge il concetto di creatività.

Cusano aveva dimostrato che la quadratura di una funzione [rappresentabile da una] curva nello spazio è prova di incompetenza. In altre parole, non puoi definire ontologicamente la curvatura del cerchio come fece Archimede, nella serie di scritti sulla quadratura di circonferenza e parabola. Questo è ciò che Cusano aveva dimostrato.

Questa differenza, evidenziata da Cusano, fu adottata da Keplero, finendo per costituire le fondamenta della scienza moderna. Ma attenzione, la scienza moderna non si riduce al costruire. Non è semplicemente geometria: è qualcosa di più. Implica qualcosa di ulteriore alla geometria: implica la potenza creativa della mente umana, altrimenti assente negli animali.

La differenza tra Keplero, e tutti gli altri del suo tempo (ad esclusione di pochi amici della stessa convinzione, oggi poco noti), è che Keplero introdusse, in contrasto con Brahe e con Copernico il principio della creatività. I due avevano errato proprio su questo punto. Keplero lo introdusse, dicendo: “Dio è creatore. L'uomo è nella Sua immagine, ed è dunque creativo”. Poi aggiunse il tema della definizione della curvatura del cerchio, senza ricorrere alla quadratura.

Considerate il caso più tardo di Eulero, il quale, dopo un fruttuoso periodo di collaborazione con Jean Bernoulli, degenerò moralmente e intellettualmente, tornando all'idea della quadratura e rifondando il suo procedere sull'errore di Archimede sulle circonferenze e le parabole. Questo regresso divenne un punto chiave dei successivi attacchi all'opera di Leibniz in Europa, specialmente in Francia e in Germania, nel secolo XVIII.

Così, il tema è la creatività; e il suo significato ontologico è che affinché noi possiamo penetrare le leggi dell'universo si richiede che riconosciamo qualcosa che non può essere rappresentato dalla quadratura. Non si può definire un universo curvo a partire da uno rettilineo. Dunque, è questo il modo di vedere le cose. Se spesso nell'educare accade che l'educatore stesso non sappia propriamente che cosa insegna, e faccia ciò che considera essere un semplice appello al senso comune, per tentare di trasmettere una scoperta di principio, noi dovremmo assumere un altro metodo. Un tal uso del senso comune, è proprio ciò che, alla fine, porta gli studenti universitari a pensare come se fossero animali; invece di manifestare la loro umanità, sorbiscono le spiegazioni che vengono loro proposte in una maniera semplicistica e plausibile, piuttosto che guardando ai principi universali davvero coinvolti. L'idea del moto, del movimento della Terra nel Sistema Solare rispetto al Sole e a Marte, che è la prima cosa dimostrata da Keplero nella Astronomia Nova, richiede un tasso di cambiamento del moto stesso, tale da essere consistente con il concetto di proporzionalità tra aree spazzate e tempi impiegati per la funzione ellittica. Il tasso di cambiamento del movimento non può essere ridotto alla forma [tipica] della quadratura. Esso esiste al di fuori di essa.

Così, tutte le spiegazioni geometriche ordinarie, scolastiche o meno, della scoperta di Keplero, non soltanto sono errate, ma assurde nella loro essenza. Tutti i miei lavori sono stati basati, d'altro canto, sul riconoscimento di tale questione. Dal periodo 1946-48 fino al 1953, tutte le mie scoperte fondamentali si sono basate su ciò (anche prima la mia ricerca ne fu influenzata, ma in modo meno consapevole). Ovviamente non sempre dallo stesso punto di vista di Cusano; ma sempre tenendo d'occhio il concetto di creatività. Quindi, sin dagli inizi del mio lavoro del periodo immediatamente successivo alla guerra (1946-47), la prima cosa che confutai fu l'idea di una scienza fisica semplicemente meccanicistica, di una scienza fisica, per preferire un'idea inclusiva dell'universo, in cui il principio della vita e dei processi che la caratterizzano svolga una ruolo qualitativamente distintivo nello spazio delle fasi, in modo da separare i processi biotici da quelli abiotici; questa fu la mia prima preoccupazione. In seguito, nell'oppormi al lavoro di Norbert Wiener, da me conosciuto per essermi trovato in mano una bozza del suo libro più noto (“La Cibernetica. Controllo e comunicazione nell'Animale e nella Macchina”) prima che fosse pubblicato, riconobbi ciò che stavo confutando, ciò che v'era di stupido. Questa fu la mia seconda preoccupazione: come mostrare che la creatività, al pari della vita, è distinta dall'universo visto in maniera meramente meccanicista. E, anche, come mostrare che la creatività umana è distinta dalla vita, così come la osserviamo nelle specie non umane.

Così, troverete che questo concetto di creatività soggiace al lavoro di Pierre de Fermat, uno dei più importanti seguaci di Keplero & C. Essa è la diretta motivazione di tutto il lavoro di Leibniz. Essa è celata nell'opera di Gauss, ma esplicitamente menzionata da Bernhard Riemann, soprattutto nella sua tesi di abilitazione del 1854. E non è un caso che alcuni di noi stiano concentrandosi su Gauss, per cercare di porre in evidenza ciò che vi è nascosto.

Tutta la scienza fisica, come riconobbe e pubblicamente enfatizzò Einstein, verso la fine della sua vita, Qualunque forma competente di scienza fisica ha la sua premessa sulla progressione che caratterizza lo sviluppo della scienza moderna, da Keplero a Riemann. Non vi sono aspetti fondamentali della conoscenza scientifica, che non siano racchiusi entro i limiti definiti da questa caratteristica. L'arco che va da Keplero a Riemann è sotteso dalle scoperte e dagli argoment di Niccolò Cusano. Ma questi argomenti sono il riflesso di ciò che era già stato compreso dai Pitagorici e da Platone; in particolare, delle implicazioni della soluzione al problema della duplicazione del cubo.

V'è stato un lungo periodo della storia umana colorato a tinte fosche, quello dell'Impero Romano, dell'Impero Bizantino, del sistema di Venezia e della cavalleria normanna, ecc. in cui dominò sul piano scientifico l'approccio di Euclide, del quale dobbiamo decidere se fosse un idiota, o un truffatore. Le epoche buie sono tali soprattutto per l'intelletto. All'improvviso, con Cusano e il circolo dei suoi amici rinascimentali, vi fu un ritorno diretto alle vette della Grecia Classica, alle originali scoperte dei Pitagorici e di Platone. Fu questa riscoperta a fondare la scienza europea moderna; furono le persone attorno al Cusano - cioè Leonardo da Vinci, Luca Pacioli e, naturalmente, Keplero, a lanciare esplicitamente questa impresa.

Così, tutta la scienza moderna si basa su questa domanda: l'uomo è un animale? O una macchina? No, l'uomo non è una macchina. Perché v'è un principio alla base della vita, che lo distingue dai processi abiotici. Non è un animale, neanche. Perché, pur essendo entrambe delle creature viventi, e condividendo pertanto lo stesso principio, per l'uomo vige un principio differente, quello della creatività. E' la creatività che definisce la mente dell'uomo, e lo distingue dall'animale. In altre parole, la filosofia della vita sarebbe: “In tempo di carestia, mangia il tuo prossimo.” Ma, noi non lo facciamo, perché l'uomo è differente da un animale, che all'occorrenza può essere nostra preda, se così vogliamo.

Cosi, il punto è questo. Dovete studiare Keplero a partire da questo punto di vista. Così, tutto diventa chiaro. Ma il tema su cui, in fondo, tutto il mio lavoro si concentra, specialmente nell'organizzare politicamente il prossimo, è: come condurre l'altro ad una comprensione della creatività e del suo significato nella pratica, come renderlo chiaro alla gente e riuscire ad organizzare la società attorno a tale principio, perché diventi una società - diciamolo - davvero umanista, contrariamente a quel che è oggi.

Visita il progetto Keplero del movimento giovanile di LaRouche in Inglese

"Kepler Project"

7 agosto 2007

Crollano ponti ed imprese

Il crollo del grande ponte sul Mississippi avvenuto nel Minnesota il 1 agosto torna a riproporre negli USA il tema tanto evitato delle infrastrutture: invecchiamento e mancanza di finanziamenti indispensabili alle manutenzioni si traducono ormai in disintegrazione.

Il ponte sull’Interstate-35W non è un’eccezione ma la regola. Circa il 25%* dei 590.750 ponti degli Stati Uniti sono stati catalogati come “strutturalmente carenti e funzionalmente obsoleti” dalla American Society of Civil Engineers (ASCE) che in un rapporto del 2 agosto 2005 spiegava: “Eliminare le carenze dei ponti costerà 9,4 miliardi di dollari l’anno, per venti anni. Alla penuria di investimenti a lungo termine si aggiunge l’assenza di un programma federale per i trasporti”. Secondo la FHA nel resto degli USA ci sono altri 756 ponti come quello crollato in Minnesota.

Questi sono i segnali del modo idiota in cui oggi venga concepita l’economia. Il Pil cresce ma la capacità d’acquisto della popolazione diminuisce, la sanità peggiora ed è sempre più costosa, le infrastrutture sono sempre più fatiscenti. Un’azienda pare mostrare solidità finanziaria (nel breve periodo), però perde capacità produttiva, il numero dei dipendenti diminuisce, il prodotto perde qualità.

Pare un segno del destino il fatto che il crollo del ponte sul Mississipi sia avvenuto mentre l’economia finanziaria ha cominciato a dare segnali accelerati di declino. A parte le cadute degli indici nelle ultime settimane di oltre il 10%, nell’ultima settimana di luglio si è verificata una serie senza precedenti di fallimenti o salvataggi di grandi banche, hedge funds e altri istituti coinvolti nel mercato ipotecario. La tedesca IKB ha perso il 40% in una settimana a causa della sua esposizione sui mutui sub-prime del mercato immobiliare statunitense. In tale occasione Jochen Sanio, direttore di BaFin, l'ente federale per i servizi finanziari omologa della Consob, avrebbe affermato: “Questa è la più grande crisi bancaria dal 1931”. In tal modo Sanio si riferiva al crollo della Darmstadt National Bank nel 1931 che segnò l’inizio della Grande Depressione in Germania. L’americana Accredited Home Lenders Holding Company, finanziaria specializzata in mutui subprime, ha fatto sapere che rischia il fallimento. Le sue azioni hanno perso di conseguenza il 35%; la Bear Stearns ha annunciato la sospensione dei rimborsi da parte di un suo hedge fund (il terzo) del quale si era verificata la corsa agli sportelli degli investitori; sono crollate le monete australiana e neozelandese, che hanno rispettivamente perso il 4,1 e il 6,1 per cento (ambedue le monete erano state gonfiate dal carry trade, e cioè dagli speculatori che avevano acquistato bonds ad alto reddito con gli yen presi a prestito a tassi minimi).

 

Il senatore democratico Jack Reed ha deciso di affrontare la questione più seriamente alla Commissione Banche, Edilizia e Urbanistica il 31 luglio. “Cresce la preoccupazione che la crisi sistemica possa arrivare sui nostri mercati finanziari” ha esordito Reed. “La proliferazione di prodotti come i CDO [Obbligazioni di Debito Collateralizzato, esotici strumenti finanziari emessi in rapporto ad un portafoglio di titoli obbligazionari] che non sono collaudati in situazioni sfavorevoli di mercato; l’accumularsi di capitali in mano a hedge funds non regolamentati e operanti con rapporti d’indebitamento elevati, e regole di contabilità che non promuovono la trasparenza nei rendiconti hanno evidentemente creato le circostanze per problemi che dai mercati finanziari possono riversarsi sull’economia generale”. Reed ha inoltre affermato: “Settori dell’indice [ABX] che replicano bond particolarmente rischiosi emessi sui mutui, con un grado minimo di affidabilità, sono in declino, ma adesso questo declino contagia settori dell’indice che replicano obbligazioni che hanno un rating AAA o AA ... Inoltre, quando vedo come prodotti strutturati sui mutui che inizialmente avevano un rating AAA ora vengono trattati a prezzi tipici dei junk bonds, solo ad un anno dalla loro emissione, mi chiedo se non vi sia un problema strutturale nel modo in cui gli istituti di credito svolgono il loro lavoro. Per me è evidente che un rating AAA non significa più quello che significava in passato”.

 

In Italia i medesimi segnali di assoluta non coincidenza tra ciò che paiono dire i dati finanziari di bilancio e lo stato reale dell’economia fisica, oltre che dalla costante perdita della capacità d’acquisto reale dei redditi, sono offerti dal sistema energetico sempre in fase di massimi regimi, dall’impoverimento della sanità e del sistema scolastico per causa dei tagli di bilancio, dalle politiche delle amministrazioni locali che sempre più abbandonate dall’erario statale si inventano ogni giorno un nuovo autovelox, una nuova figura di ausiliare al traffico, una nuova tassa.

 

Quando si abbandonerà la stupida politica dei tagli di bilancio che ogni giorno riduce il benessere reale delle persone? Quando gli Stati nazionali decideranno di tornare ad un sistema di credito pubblico nelle attività strategiche, che ridia capacità produttiva all’economia?

 

Claudio Giudici

 

*I dati riportati in questo scritto sono ripresi da EIR Executive Intelligence Review Strategic Alert – Edizione italiana anno 16 n. 32    9 agosto 2007 (www.movisol.org).

6 agosto 2007

Il miglior universo possibile

Che spettacolo tutto si muove!
Non esiste fermezza, non esiste quiete.
Il mare, il sole, il vento, gli uccelli, la natura.
Che spettacolo!

Una foglia è mangiata dal bruco,
un albero abbattuto dall’uomo.
Che tristezza!

Una zanzara è mangiata dal geco,
un gatto mangia una merla,
un moscondoro affoga nell’acqua,
un pesce è mangiato dal gabbiano.
Che tristezza!

Un terremoto distrugge una città, i suoi abitanti, le sue costruzioni, i suoi animali, la sua vegetazione.
Un bosco è distrutto dal fuoco; i suoi animali, le sue piante.
Che tristezza!

Tutto si è verificato;
doveva verificarsi;
bene che si sia verificato.
Questo è il meglio possibile, quel che si verifica è il meglio possibile.
Che spettacolo!

Tutto è collegato.
Se un soffio di vento cambia, ecco che l’universo cambia.

Tutto è però guidato,
guidato verso il Meglio.

Che spettacolo!
Tutto ciò che avviene, meno male che è avvenuto!

Ed io?
Io so guidare il Tutto verso il Meglio?

Costretto dunque a fare il Bene, solo il Bene.

(Claudio Giudici, 2007)

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