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"Tassisti ignoranti, brutti e cattivi!"... Ma Cusano pensava a loro quando scrisse La Docta Ignorantia?
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Mi rifiuto di accettare l'idea che il modo in cui "si è" ci renda moralmente incapaci di diventare "ciò che dovremmo essere". (Martin Luther King)

  RIFLESSIONI, ARTICOLI, INTERVENTI di Claudio Giudici: 

Questo messaggio lo dedico ai folli.
A tutti coloro che vedono le cose in modo diverso.
Potete citarli. Essere in disaccordo con loro.
Potete glorificarli o denigrarli, ma l'unica cosa che non potete fare è ignorarli.
Perchè riescono a cambiare le cose.
E mentre qualcuno potrebbe definirli folli, io ne vedo il genio.
Perchè solo coloro che sono abbastastanza folli da pensare di poter cambiare il mondo, lo cambiano davvero.
(Mahatma Gandhi)

 

 

AMERICAN REVOLUTION


Coloro che professano di volere la libertà, ma deprecano l'azione politica, sono come gli uomini che vogliono il raccolto senza seminare, o la pioggia senza lampi e tuoni. Vogliono l'oceano senza il terribile brusio delle sue possenti acque. (Frederick Douglass)

SCIENZA

"Il selvaggio disprezza l'arte e riconosce la natura come sua assoluta sovrana; il barbaro deride e disonora la natura, ma, più spregevole del selvaggio, molto spesso continua ad essere schiavo del suo schiavo. L'uomo colto si fa amica la natura e ne rispetta la libertà, semplicemente frenandone l'arbitrio."
(Friedrich Schiller, Lettere sull'educazione estetica dell'uomo, n. 4)
 
 

 

Dal libro della Sapienza (6)
Chi cerca la sapienza la trova
[12]La sapienza è radiosa e indefettibile, facilmente è contemplata da chi l'ama e trovata da chiunque la ricerca.
[13]Previene, per farsi conoscere, quanti la desiderano.
[14]Chi si leva per essa di buon mattino non faticherà, la troverà seduta alla sua porta.
[15]Riflettere su di essa è perfezione di saggezza, chi veglia per lei sarà presto senza affanni.
[16]Essa medesima va in cerca di quanti sono degni di lei, appare loro ben disposta per le strade, va loro incontro con ogni benevolenza.
[17]Suo principio assai sincero è il desiderio d'istruzione; la cura dell'istruzione è amore;
[18]l'amore è osservanza delle sue leggi; il rispetto delle leggi è garanzia di immortalità
[19]e l'immortalità fa stare vicino a Dio.
[20]Dunque il desiderio della sapienza conduce al regno.
[21]Se dunque, sovrani dei popoli, vi dilettate di troni e di scettri, onorate la sapienza, perché possiate regnare sempre.

"Quid Veritas?" chiede Ponzio Pilato a Gesù Cristo.
"What is love?" chiede il principe Carlo d'Inghilterra al giornalista che chiedeva a lui e Diana se si amavano.
Verità ed Amore, così come la Libertà, la Giustizia, il Bene, il Bello, sono il Cerchio che al nostro occhio pare di avere tracciato. Credete veramente di essere in grado di tracciare un Cerchio? Sì, mi riferisco a quell'inesistente complesso di punti tutti equidistanti dal medesimo fuoco. Credete veramente di averlo tracciato col vostro bicchiere, col vostro compasso, con la vostra macchina ad altissima precisione? No, non lo avete tracciato. Al vostro occhio così appare, ma quello che siete riusciti a fare è solo un'approssimazione di ciò. Bene, se così è, se è impossibile creare il cerchio perfetto, è tuttavia inutile provarci? Se sì, la ruota - che abbiamo detto non potrà essere perfettamente circolare - non è una conquista per l'Uomo, che lo aiuta nella sua relazione con l'Universo? Certo che lo è. Trasferiamo ora tutto questo ragionamento attorno alle Idee di Verità, Amore, Giustizia, Bellezza, Libertà, Bontà.
"Così in terra come è in Cielo".



 

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Beppe Grillo  Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo

 

 


Ponte di Sviluppo infrastrutturale globale 
di Lyndon LaRouche


Progetti ferroviari in Africa


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BREVE STORIA DELL'ECONOMIA MONDIALE DAL 1945 AL 2008


 

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31 luglio 2008

Una discussione tra rooseveltiani e liberisti

 

Un’interessante discussione è sorta su http://oknotizie.alice.it/go.php?us=96140d997c96cb5 , dove rooseveltiani e liberisti hanno discusso prendendo spunto da una riflessione sulla crisi dei mutui subprime. Ve la riporto per intero (i miei interventi sono a firma “Claudio”).

Crisi, un anno dopo: erano solo Sub-prime? di Leonardo Daverio Patrizi (ihc)

Il 20/06/07 due fondi di Bear Sterns rischiano la chiusura a causa di titoli garantiti da prestiti ipotecari. Dopo 365 giorni di rassicurazioni sulla limitatezza del fenomeno si hanno banche chiuse o salvate con soldi pubblici, esecuzioni ipotecarie raddoppiate, crolli in Borsa e svalutazioni come se piovesse.

Ufficialmente è una peste diffusa dal mercato dei mutui sub-prime. A giugno (fonte Bloomberg) le svalutazioni effettive e presunte superavano $ 170 miliardi: le 16 maggiori banche mondiali hanno perso in Borsa $ 900 miliardi (da $ 2122 a 1212 miliardi di capitalizzazione), circa il valore stimato dell’intero mercato sub-prime ($ 1000 miliardi); l’ultimo fallimento in ordine di tempo è quello di IndyMac, terzo fallimento della storia USA, con mezzo miliardo di dollari in depositi ormai persi; nei primi sei mesi del 2008 sono fallite più di mezzo milione di società negli USA; adesso si ritengono a rischio FreddieMac e FannieMae, colossi parastatali USA detentori o garanti di metà mercato ipotecario USA “pesanti” quanto il 38% del PIL, scoperti esageratamente sotto-capitalizzati (o ultra-indebitati, direi); ora si parla pure di “contagio” in Europa, con scricchiolii che si vanno avvertendo anche per carte di credito e credito al consumo.

C’E’ QUALCOSA DIETRO? - Si dice che questo è conseguenza dell’effetto moltiplicativo dell’impacchettamento reiterato di un originale (e limitato) letame sub-prime in prodotti strutturati poi venduti in tutto il mondo. Certamente la distruzione di liquidità bancaria per un settore in difficoltà diventa scarsità di capitale anche su altri settori, creando quindi fenomeni di “contagio” moltiplicati dalla “leva” della riserva frazionale bancaria; ma il sistema è stato generosamente oliato dalle Banche Centrali, che hanno pure assorbito parte dei titoli strutturati più puzzolenti (qui uno spunto di riflessione), e comunque il mercato originale della crisi era “marginale”. Tutto questo giustifica, dopo un anno, il permanere di paure di un “rischio di controparte” sull’interbancario, che va spingendo in alto i tassi? O non ci sono solo i sub-prime?

FONDAMENTA CROLLATE - Il mercato sub-prime è l’anello più debole del mercato ipotecario, il primo che ha risentito di un deterioramento più generale di tutto il castello di carte eretto su credito creato dal nulla dalle Banche Centrali (Fed in primis) Dopo un anno mi pare chiaro che non si tratti di un effetto a catena partito da un’ala debole del castello: sono tutte le fondamenta ad essere marce. Per stimolare i consumi, nella sciocca ipotesi che avrebbero trascinato il PIL, si è elargito credito a iosa (e a prezzo politico); ora è chiaro che il debito accumulato è “troppo” rispetto alla capacità del sistema di creare ricchezza, e i primi settori a cedere sono quelli più marginali e rischiosi. Se il fenomeno si espande è perché ovunque esistono condizioni di fragilità (pure nei bilanci di FreddieMac e FannieMae appunto). E il sistema è debole (negli USA più che in Europa) non per un virus improvviso ma perché il Ciclo Economico alla fine prevale su qualsiasi illusione. Un anno fa ha cominciato a concretizzarsi il fallimento dell’idea consumo=PIL. Non erano solo sub-prime, era un castello di carte che ha cominciato a cadere.
COME FINIRA? - Da una posizione di forza relativa l’Europa, con la BCE, sta forse cominciando a aiutare la “pulizia” del mercato alzando i tassi. Gli USA sembrano più incerti sul da farsi, appunto perché più fragili. Entro 90 giorni IndyMac dovrà essere venduta o liquidata, e paradossalmente sarebbe meglio fallisse del tutto, perché un nuovo salvataggio pubblico sarebbe solo nuove carte per un castello malconcio, nuove carte che amplificheranno il tonfo finale. Continuare a parlare di crisi “sub-prime” è un modo dei policy-maker di sviare responsabilità che stanno tutte nelle fondamenta del loro pensiero; questa è una crisi “prime”.


La discussione

AG 18 Luglio 2008 , 16:17

Il problema è piuttosto semplice Leonardo e si chiama “funding gap” come ben rilevato in un articolo di Ignazio Rocco di Torrepadula e Massimo Busetti (di The Boston Consultin Group) in un articolo apparso sul Sole qualche giorno fa.

Praticamente negli ultimi anni si è sempre più aperto un divario fra gli impieghi bancari e i depositi, divario che è stato finanziato con l’emissione di titoli di varia natura, prevalentemente “sintetica” e “cartolare”.

Basti pensare che in Italia gli impieghi bancari sono pari al 110% del PIL mentre i depositi sono il 70% con un funding gap di 600 miliardi di Euro. Uguale in Francia, mentre in Spagna sono 300 miliardi e in Germania, dove saranno dei coglioni di crucchi ma continuano a pensare che l’economia reale sia quella che conta, appena 140 miliardi. Mancano purtroppo i dati dei paesi anglosassoni che però dovrebero essere ASSAI più elevati.

E arriviamo alle banche centrali. Visto che sui depositi ci vuole una “garanzia” che sta sull’ordine degli 8-10 centesimi per euro raccolta dai risparmiatori, tante banche hanno preferito fra l’altro ricorere a queste forme perchè gli costava assai meno in termine di accantonamenti, appena 1-2 centesimi. Praticamente si è pompato il mercato della liquidità con droga a basso prezzo ma che come tutte le droghe tagliate male, quando l’organismo va in crisi, provoca scompensi spesso mortali.

Infatti quando la crisi dell’economia ha portato i settori più esposti a crollare, ciome giustamente dicevi tu, tutto questo ammasso di titoli hanno iniziato maledettamente a scottare nelle mani di chi li aveva, essendo fra l’altro utilizzati per far quadrare l’assets-liabilities management di tante società finanziarie e banche.

Quindi chi li emette va in crisi di liquidità perchè alla scadenza nessuno li vuole rinnovare, chi ce li ha in mano deve iniziare a pensare alle perdite sugli stessi, le banche centrali sono fra l’incudine di fallimenti a catena per cifre pari a percentuali importanti del PIL nazionale oppure il martello di di governare la crisi, cercando di salvare il salvabile e pilotare le società più grosso attraverso gli scogli della illiquidità perchè non si trasformino in default secchi.

Del resto anche a pensare solo in Italia un 40% del PIL a rischio default vuol dire immaginarsi un paese con la gente in strada tipo Argentina.

Capisco che agli amici di Chicago piacerebbe (del resto gli piaceva pure Pinochet) e che son pronti a dire che adesso l’Argentina cresce dell’8%, però li inviterei a fare un giretto per le strade di Buenos Aires.

Se sopravvivono senza essere aggrediti e derubati (se non peggio) dalle torme di gente che ha perso tutto e che ora vivono di rapine e espedienti, possono poi godersi tranquilli in albergo, davanti a un buon piatto di carne, le meraviglie della ripresa economica e la bravura del FMI, seguace della teoria monetarista e dell’aggancio al dollaro, a gestire la crisi a suo tempo.

Leonardo Daverio Patrizi 18 Luglio 2008 , 17:00

Sulla prima parte, potrei dire che chiamiamo le cose con nomi diversi ma non si casca poi troppo lontano come ragionamento. Sì, il problema è tra fondi reali disponibili e credito concesso, da qualsiasi parte si guardi la cosa.

Sull’ultima parte vorrei dissentire: il FMI è applicazione dei principi monetaristi? Sì? Il monetarismo predicava offerta di moneta bloccata a una crescita del 3-5% e il fondo predica questo? Siamo sicuri?… Eppure mi pareva si fosse già detto che ZioPino ha liquidato velocemente l’esperienza con i Chicago’s perché non era quello che pensava… Che poi qualcuno sparli di essere monetarista perché dà un’aurea di serietà e intransigenza, sarà certo così, ma non è che basti dire una cosa per esserlo. Guarda tu, oggi sono tutti liberisti e parlano di vincolare i mercati finanziari…

Tu mi dicessi che il FMI è uno strumento per l’imperialismo USA sarei più d’accordo, ma nemmen questo è monetarismo.

Comunque bravissimo, ti professi keynesiano ma per questa crisi non ragioni da tale.

AG 18 Luglio 2008 , 17:28

Secondo me fai un po’ di confusione sull’essere keynesiano.

Keynesiano è adesso cercare di salvar il salvabile anche nazionalizzando in parte il debito del sistema bancario perchè l’alternativa è il disastro sociale.

Keynesiano fu anche Mussolini con l’IRI e non mi pare che anche il liberale Einaudi abbia fatto fuoco e fiamme da governatore della Banca d’Italia per la privatizzazione del sistema bancario italiano.

I simpatici amici liberisti hanno invece sostituito l’intervento statale keynesiano nel colmare il funding gap con l’intervento del mercato finanziario.

Soluzione praticamente identica alla degenerazione della teoria keynesiana del pompare la crescita attraverso l’indebitamento statale (cosa che Keynes non predicava andasse fatta selvaggiamente ma solo come rimedio anticiclico). Eletto invece a sistema ha prodotto guasti in stile Pomicino-CAF.

Bravi, clap clap. Solo che adesso bisogna portare il debito privato a debito pubblico sennò si rischia la rivoluzione perchè non è gestibile un default di decine di punti percentuali del PIL: negli USA il debito privato è il 115% del PIL, fate ‘na botta di conti.

Leonardo Daverio Patrizi 18 Luglio 2008 , 17:29

sì, e degli animal spirits della cospirazione sionista

Leonardo Daverio Patrizi 18 Luglio 2008 , 17:38

Bravo.

il liberale si vede nei fatti.

E pensare di socializzare i costi derivanti da decisioni statali non è da liberale. Riguardo Mussolini, mica ti era venuto in mente di dichiararlo “liberale” solo perché si era messo contro le “sinistre” da cui proveniva, vero? (no, non lo stai facendo, non sei così ingenuo). Il liberismo in questo paese non si è mai visto. E un governo centrale della moneta non ha niente a che vedere con il liberismo, né in Italia né nel resto del mondo.

Non ho idee sbagliate sul keynesianismo. Il pompaggio di liquidità che si è avuto è stato giustificato con il voler evitare qualsiasi calo congiunturale, quindi è di per sé una politica anticiclica. Poi tu potresti esser sufficientemente saggio da dire che la situazione è stata valutata male e affrontata peggio, e che si sia arrivati alla degenerazione. Ma se cominci a dire che lo Stato deve ammettere di non poter sempre pareggiare il ciclo, come implicitamente mi pare tu ammetta quando definisci “degenerazione” quel che si è visto finora, stai facendo tu un salto evolutivo dalla dottrina, avviandoti all’analisi dell’equilibrio risparmio-investimenti di matrice classica e non certo keynesiana.

AG 18 Luglio 2008 , 17:46

Vabbè di base c’è il primo amore adamitico

Però l’intervento statale di Keynes non doveva garantire la felicità eterna e immutabile, era pur sempre inglese e protestante dai!

Va guardato in relazione alla situazione degli anni ‘30 dove c’era gente che moriva di fame, LETTERALMENTE, nel Regno Unito.

A quel punto un intervento statale, anche se nell’immediato improduttivo, diventava un investimento nel futuro, e mi spiace, continuo a pensare che non fosse del tutto sbagliato.

Con la stessa logica il Piano Marshall del dopoguerra ha creato un mercato per i prodotti americani dove c’erano solo macerie, e ha permesso agli USA di assurgere a maggiore potenza economica mondiale per 60 anni buoni.

Altra cosa invece è continuare a dare soldi a bimbi viziati e grassi per farli ingrassare ancora di più, e poi all’improvviso che facciamo ora? Li mettiamo a pane e acqua?

Leonardo Daverio Patrizi 18 Luglio 2008 , 17:55

“che facciamo ora? Li mettiamo a pane e acqua?”

Lo so, sono cattivo, ma per me sì. Se non altro per evitare perversioni da moral hazard in un mondo che c’è campato sopra abbastanza.

Ma poi è possibile sentir parlare di un de facto enorme bail-out da uno che si firma AG (Aktiengesellschaeft)? Almeno cambia nome in NGO !

Anche su questo potremmo comunque avere punti di contatto; contestualizzando, il contesto del ‘29 può (può, lascio il dubbio) giustificare interventi statali estremi. Ma una situazione sola non dovrebbe fare modello. E neppure l’aver sbagliato per 15 anni filati creando le situazioni per qualcosa (forse, ma non necessariamente) di simile, dovrebbe giustificare l’applicazione di quel modello di salvataggio.

Gregorj Commenti: 535 Articoli: 104 18 Luglio 2008 , 18:07

AG sono le iniziali del suo nome e cognome.

(comunque continuate, vi prego. Siete spassosi!)

AG 18 Luglio 2008 , 18:11

Guarda bisogna esser pratici.

Guardiamo solo l’Italia. Messi come siamo abbiamo un funding gap pari al 40% del PIL. Mettiamo che dobbiamo quindi rientrare (“che facciamo ora? Li mettiamo a pane e acqua?”Lo so, sono cattivo, ma per me sì.) da un 40% di impieghi.

Quindi da chi iniziamo a chiedere il rientro?

Dal settore mutui? Dal settore credito al consumo? Dal settore aziende? Quale settore?

Fra l’altro per stringere il credito di solito alzi i tassi appunto, chi ha i soldi li restituisce perchè non gli conviene più, sugli altri continui a strozzarli.

Ok, perfetto. Però non rientri di un 40% solo con una manovra sui tassi, neanche di un 10% rientri. Questo lo sappiamo tutti. Quindi in tal modo aumenti solo il default dei debitori e in prospettiva il tuo, che porti a bilancio crediti sempre più inesigibili.

Le diete si fanno poco per volta. Con il digiuno si muore.

juppes 18 Luglio 2008 , 18:22

perdonate, vado via subito, ma dice il saggio : ama il tuo debitore, trattalo bene, fallo sopravvivere se non vivere, solo così potrai sperare che ti restituisca il dovuto—e prega per la sua salute e prosperità

se invece lo strozzi, rimarrai anche tu strozzato ed incapace di far fronte ai tuoi impegni

libertyfirst 18 Luglio 2008 , 18:56

Di provvedimento d’emergenza in provvedimento d’emergenza, presto non rimarrà nulla a cui provvedere…

Io ho una ricetta contro la crisi. Mi serve solo un po’ di sostegno politico, diciamo il 70%-80% dei voti. E poi non ho capito bene come risolvere il problema del fallimento delle banche.

1) Si eliminano tutti i vincoli al mercato del lavoro, sia dipendente che autonomo

2) Si liberalizzano completamente tutte le attività commerciali

3) Si eliminano completamente tutti i dazi doganali.

Con queste tre misure la recessione (inevitabile) durerà il minimo indispensabile, non bisogna fare come Roosevelt che la fece durare un decennio con politiche socialiste.

Rimane aperto il problema di non far collassare l’offerta di moneta e distruggere tutto il credito fiduciario… l’ideale sarebbe fermarne la crescita e provocare una recessione senza panico bancario, ma non so come si fa.

Fatto questo, probabilmente la crisi durerà solo 3-4 anni, la disoccupazione non dovrebbe salire moltissimo, e la riallocazione delle risorse sarà rapidissima. Inoltre le energie del mercato imbrigliate allo stato attuali saranno liberate e genereranno aumenti di reddito che potrebbero, solo in parte ma sempre meglio di niente, compensare i problemi sociali della recessione.

Questo risolverebbe i problemi una volta per tutte. Poi ci ritroveremmo con il dover pagare in anticipo tutti i costi dell’inflazionismo che finora sono stati nascosti dall’inflazionismo stesso: sistemi pensionistici non finanziabili, debiti pubblici e privati alle stelle. Ma per quello non c’è niente da fare oltre a tagliare consumi e incentivare risparmi e investimenti, non ci sono fix rapidi, si tratta di stringere la cinghia per un paio di decenni e rimettere le cose apposto dopo che le cicale hanno mangiato tutto.

Penso mi presenterò alle elezioni con questo programma. Se prendo più del 80% dei voti avrò la forza politica di realizzarlo.

AG 18 Luglio 2008 , 20:54

“Con queste tre misure la recessione (inevitabile) durerà il minimo indispensabile, non bisogna fare come Roosevelt che la fece durare un decennio con politiche socialiste.”

Ahahahahahahahahahahahahahahahahahahaha…

Scusa, sai, ma mi fai morire.

In effetti nel 1941 Roosevelt ha seguito il tuo consiglio di aprire le frontiere seguendo l’esempio della Germania e dell’Inghilterra che l’avevano fatto nel 1939. Fantastica poi l’opera di liberalizzazione in Polonia e Francia

In realtà gli USA si sono sollevati usando la più forte delle leve economiche, cioè la mega-statalizzazione dell’economia in tempi di guerra e han sfruttato poi il suicidio dell’Europa nel 1945. Fa differenza fra l’esser rasi al suolo come i paesi europei e non aver avuto manco una bombina sulla capoccia come gli USA.

Cioè dai, siamo seri, su e usciamo da gabbie ideologiche in stile Tremonti.

“1) Si eliminano tutti i vincoli al mercato del lavoro, sia dipendente che autonomo

2) Si liberalizzano completamente tutte le attività commerciali

3) Si eliminano completamente tutti i dazi doganali.”

Siamo in una situazione di bancarotta, non serve avere libertà, si deve solo decidere se andare dritti al fallimento o in amministrazione controllata. Liberalizziamo pure tutto? Ti faccio un esempio. La mia azienda mi licenzia, non ci sono più vincoli, io voglio iniziare una mia impresa, non ci sono più vincoli neanche in questo, non ho capitali e li vado a cercare. Dove li trovo? Chi me li da? Le banche no visto che bisogna ridurre gli impieghi e le masse monetarie e cmq anche mettendo che li riesca a trovare saranno a tassi che rendono uno startup impossibile.

A quel punto manca sola la libertà di avere armi personali e poi vinca il migliore! (Ti avverto che ho una ottima mira e che il socialistissimo AK47 rimane nettamente superiore all’M16 in scenari di guerriglia).

“Rimane aperto il problema di non far collassare l’offerta di moneta e distruggere tutto il credito fiduciario… l’ideale sarebbe fermarne la crescita e provocare una recessione senza panico bancario, ma non so come si fa.”

L’offerta di moneta è già collassata, il funding gap è attualmente sostenuto in gran parte dalle banche centrali che scontano le cartolarizzazioni bancarie che il mercato non accetta più. La BCE a ciò aggiunge una politica di tassi alti per far pian piano restringere gli impieghi senza causare marasmi sennò l’alternativa è chiudere i rubinetti e prepararsi a creare tanti IRI.

“e la riallocazione delle risorse sarà rapidissima”

Quali risorse? I fondi sovrani? Il debito USA in mani cinesi? Quali fondi? E dove si dovrebbero riallocare? Dagli USA in Europa? Dall’Europa in Africa? I cinesi stanno già portando gli investimenti dagli USA al terzo mondo, e infatti a Bernanke tocca stampare e stampare…

“non ci sono fix rapidi, si tratta di stringere la cinghia per un paio di decenni e rimettere le cose apposto dopo che le cicale”

Io iniziare a consumare meno i tasti della tastiera del PC, sai mai quando potrai comprarne una nuova dai Cinesi.

Calvin 18 Luglio 2008 , 21:12

Beh AG, se ti leggi la letteratura un po’ piu’ recente sulla crisi del ‘29 vedi quanto ci sia lo zampino delle politiche socialistoidi di FDR nel protrarsi della crisi per piu’ di un decennio. Non è roba nuovissima, diciamo dalla seconda metà degli anni ‘70 che il mito del new deal è stato preso giustamente a pesci in faccia, fatte salvo le considerazioni behavioural.

AG 18 Luglio 2008 , 21:32

“Non è roba nuovissima, diciamo dalla seconda metà degli anni ‘70 che il mito del new deal è stato preso giustamente a pesci in faccia, fatte salvo le considerazioni behavioural.”

Guarda caso da quando abbiamo iniziato a pompare eroina finanziaria dentro l’economia. Che strano neh?

“se ti leggi la letteratura un po’ piu’ recente sulla crisi del ‘29 vedi quanto ci sia lo zampino delle politiche socialistoidi di FDR nel protrarsi della crisi per piu’ di un decennio.”

“non ci sono fix rapidi, si tratta di stringere la cinghia per un paio di decenni e rimettere le cose apposto dopo che le cicale hanno mangiato tutto.”

Non è che Libertyfirst è un nipotino di FDR? Sai sti zii d’ammeriga, perchè dice le stesse cose che FDR fece.

libertyfirst 18 Luglio 2008 , 23:32

Il giudizio economico sulle politiche di Roosevelt è ovvio, la politica estera non c’entra nulla.

Se si impedisce al mercato di equilibrarsi, si avrà domanda o offerta in eccesso Roosevelt fece permanere disoccupazione al 25% per un decennio. Per fortuna poi ci fu la leva.

Idem per le tariffe. Idem per gli incentivi ai cartelli…

Calvin 19 Luglio 2008 , 01:39

“Guarda caso da quando abbiamo iniziato a pompare eroina finanziaria dentro l’economia. Che strano neh?”

Bah, il complottismo d’accatto non mi ha mai interessato, soprattutto non mi pare persino stupido ricordare che quelli che gli quelli che studiavano il ‘29 non erano quelli che mandavano avanti la baracca. Io cmq la darei un’occhiata a qualche sintesi degli studi sul ‘29 perché ti assicuro che dal mio umillimo punto di vista continuare in pieno XXI secolo con la storiella di Super-FDR che salva l’America grazie alle sue fantastiche politiche stataliste fa abbastanza ridere. A FDR gli volevano così bene che dopo aver visto bene cosa aveva prodotto inserirono subito nella Costituzione il limite di due mandati :_D

Libertyfirst 19 Luglio 2008 , 11:22

Nessuna difesa di FDR è teoricamente fondata.

Un’analisi realistica del New Deal l’ho trovata in questo vecchio post di Phastidio:

http://phastidio.net/2005/11/2.....l-passato/

Calvin 19 Luglio 2008 , 18:24

Io consiglio cmq the conomic of the great depressione, darei riferimenti piu’ preciso ma non ho idea di dove l’ho lasciato…

Lkv 20 Luglio 2008 , 08:17

Clavin> Io consiglio cmq the conomic of the great depression

Questo? http://eh.net/bookreviews/library/0157

Ag> Li mettiamo a pane e acqua?

Io propongo di liberalizzare il mercato degli organi umani, ti tieni la casa finche’ muori, i tuoi organi come garanzia, se paghi il debito organi e casa restano ai tuoi figli che ne faranno quello che vogliono, se non paghi il debito se li prende il creditore. Scherzo ovviamente (forse)

Calvin 20 Luglio 2008 , 15:10

No, ho semplicemente cannato il titolo Sono andato a controllare su amazon (vedi link)

Un anno di Sub-prime at Ideas Have... 20 Luglio 2008 , 17:53

[...] Giornalettismo.com è stato pubblicato il pezzo "Crisi, un anno dopo: erano solo Sub-prime?", dove riassumendo le dimensioni che finora ha avuto un fenomeno più volte a livello [...]

Flavio 20 Luglio 2008 , 19:46

Penso che le vostre discussioni, piuttosto qualificate e di persone ben attente alle regole del gioco, siano manchevoli di un ingrediente assai importante.

Qualcuno lo chiama “fattore LaRouche”, ma si tratta di capire che il sistema in bancarotta, perché da oltre trent’anni impostato (benché gradualmente) sul profitto a breve e/o sganciato dalla produzione fisica, non è sanabile con mezzi interni al sistema stesso.

Il sistema deve essere sostituito con qualcosa di rooseveltiano (occorre capire che cosa fece davvero Roosevelt, senza accontentarsi delle etichette “socialista”, ecc.), in grado di rilanciare il credito produttivo, portare al rapido raddoppio della produzione di cibo a livello mondiale, recuperare la dinamica delle operazioni internazionali come i progetti contro le epidemie, o quelli di sviluppo infrastrutturale, ecc.

La Nuova Bretton Woods proposta da LaRouche da oltre 15 anni, ora difesa da Tremonti et al., dovrà essere la sede di accordi governativi utili anche a sottrarre l’economia dalle istituzioni più o meno coperte, che operano come la Compagnia delle Indie Orientali.

Penso che il filmato 1932? sia molto suggestivo, a tale proposito: http://www.larouchepac.com/1932

Cordialmente,

Claudio 21 Luglio 2008 , 00:30

Non si può parlare di complottismo ogni volta che si intravede un “principio di causalità” nelle dinamiche storiche. Se è stupido credere che tutto sia studiato a tavolino, è altrettanto stupido credere che tutto sia casuale.

Agli inizi degli anni ‘70, con l’abbattimento degli accordi di Bretton Woods (15 agosto 1971) si concluse il ciclo storico che prese avvio il 4 marzo del ‘33 col discorso inaugurale di FDR per il passaggio dalla forma di stato liberale alla forma di stato sociale (con l’intermezzo disastroso delle dittature). Se FDR è stato il presidente più amato dal popolo americano, è stato d’altra parte il presidente più odiato dall’oligarchia finanziaria. Con la sua morte si affrettarono a sbarazzarsi di tutti i suoi uomini e della sua tradizione. Truman in questo processo di distruzione della tradizione rooseveltiana - più propriamente definibile “Sistema americano di economia politica” - ebbe un ruolo nodale. Il suo governo infatti fu il più riempito di esponenti di Wall Street e del complesso militare. Tutti coloro che in qualche modo poterono rievocare la tradizione rooseveltiana furono eliminati: i Kennedy e MLK.

Dal ‘71 parte il nuovo ciclo reazionario volto a restaurare una forma di stato liberale piuttosto che sociale (ovviamente sto utilizzando tali termini nell’accezione tecnico-giuridica).

In questo nuovo ciclo, alla gamba “liberale” (liberista, libertarista) si affianca quella ecologista. Entrambe utili ad attuare il processo di “disintegrazione controllata dell’economia” (definizione che fu usata da Paul Volcker): il mercato deve essere libero, libero dunque di andare a creare anche fenomeni di tipo puramente speculativo e non diretto verso la produzione come richiede il “Sistema americano di economia politica” o la stessa Costituzione italiana (artt. 46 e 47); l’ecologismo è invece servito per far passare l’idea che il modello industriale produttivo è inquinante e distruttivo.

Ecco che sempre nei primi anni ‘70 il secondo principio della termodinamica (la legge dell’entropia), quasi fosse un nuovo dio che dà definitivamente ragione a Malthus, viene portato in economia dal Georgescu-Roegen. Il Club di Roma, sul fronte sociale invece, trova udienza per la bufala del raffreddamento globale verso cui saremmo andati. Milton Friedman diventa il nuovo guru dell’economia (nobel nel ‘76).

Tutto ciò servì per sotterrare la FDR legacy, e riscoprire invece la Adam Smith legacy, quella dell’impero britannico, quella della Compagnia delle Indie orientali, quella del colonialismo oggi chiamato globalizzazione.

Interpretare il crack odierno come la conseguenza della troppa poca libertà del mercato, è vero se si intende che il mercato è rimesso a sovrastanti fenomeni di tipo speculativo, ma è falso se si vuol dire che si deve allora andare verso una più esasperata deregulation. Nella deregulation il forte sguazza beato. Ed è proprio ciò che è avvenuto dal ‘71 in particolare, ma a dire il vero già prima con la morte di FDR, per quanto riguarda il disancoramento del credito dalle funzioni produttive.

Eliminare il credito non è la soluzione. A questo proposito, si è dimostrato oltre che grande umanista, anche ottimo economista, William Shakespeare con “Il mercante di Venezia”, quando dà il messaggio per cui il credito può essere fonte di salvezza per l’altro, ma può esser anche fonte di distruzione dell’altro. Il tutto dipende da come lo si usa. E’ per questo che già dal primo discorso del ‘33 FDR puntualizzò la centralità della questione creditizia e l’importanza del controllo di tale funzione. Ed altrettanto è per questo che l’art. 1 sez. 8 della Costituzione americana rimette al Congresso il potere dell’emissione monetaria.

Comunque, gli Stati Uniti sono un esperimento repubblicano di tipo dirigistico e non liberista. Il primo governo Washington, grazie ad Alexander Hamilton forgiò il “Sistema americano di economia politica” come centrato sul credito pubblico, sulle infrastrutture, sulla produzione e sulla iniziale protezione delle proprie produzioni. Poi, una volta assassinato Hamilton, la tradizione liberale anglo-olandese, grazie al finanziere Albert Gallatin (segretario al tesoro sotto Jefferson) riprese piede negli Stati Uniti. Ciò rindebolì l’economia americana. Toccò allora a Lincoln ridare spazio al “Sistema americano di economia politica” finchè non fu assassinato (nel frattempo però Taylor ed Harrison, anch’essi contrari al modello liberale anglo-olandese in quanto esponenti Whig, morirono in circostanze poco chiare). Franklin Roosevelt dopo i disastri del laissez faire di Coolidge e Hoover, ricostruì l’economia americana. Alla sua stessa tradizione si rifece JFK.

Leonardo Daverio Patrizi 23 Luglio 2008 , 09:20

Sì, e il PIL mondiale è più del 50% in mano pubblica, la percentuale è in crescita, e questo è colpa del liberismo, certo.

Claudio 23 Luglio 2008 , 11:21

Gentile Leonardo,

il dato a cui ti riferisci rafforza l’idea di fondo che suggerivo, ossia l’inevitabile meccanismo degenerativo a cui porta il liberismo.

Infatti a cospetto di un pil mondiale pari ad 1 (40.000 miliardi di dollari) si stimava nel 2001 che i valori finanziari fossero almeno pari a 10 (400.000 miliardi di dollari). A distanza di 8 anni, come confermato indirettamente dalla Banche per i regolamenti internazionali di Basilea, tale rapporto è ancor più cresciuto (1 a 25 se non ricordo male). Guardare all’economia senza guardare all’entità dell’economia finanziaria è come voler capire l’universo ittico senza soffermarsi sull’habitat marino.

Il complesso di quei valori finanziari è in mano per oltre il 90% ad enti privati (non a caso, a parte due o tre eccezioni, ogni Stato del pianeta è indebitato, e si capirà bene che se tutti, o quasi, gli Stati nazionali sono indebitati, i loro creditori debbono essere per forza dei privati e non la loro controparte estera, in quanto, ribadisco, anch’essa indebitata).

Saluti.

Prometeo 23 Luglio 2008 , 11:47

Concordo pienamente con l’analisi di Claudio.

l’equazioni dei modelli matematici per l’economia non tengono mai conto dell’entità finanziaria e si trattano le valute come scalari quando sono invece vettori differenziali il che rende il valore dei risultati meramente tecnico senza alcun significato sistematico o nessun apporto all’interpretazione strategica.

L’interpretare l’evoluzione dell’economia ignorando la struttura del potere, come esso agisce e si propaga significa rimanere intrappolati in scatole ideologiche vuote quasi quanto “destra” e “sinistra”.

La meccanica del potere non è mai cambiata. Ignorarla significa non capire.

Leonardo Daverio Patrizi 23 Luglio 2008 , 12:00

Sì per fare un esempio il mercato dei mutui negli USA è per metà in mano a FreddieMac e FannieMae, i colossi creati apposta dallo Stato USA e non dal liberismo per STABILIZZARE il mercato. Se questa è degenerazione della finanza, lo Stato per lo meno ha colpa al 50% allora.

Il boom della finanza non è possibile se non esiste un punto creare di credito illimitato, e questo sono state le Banche Centrali FED in primis, i cui esponenti sono di nomina governativa e che del loro operato rendono conto a enti politici statali. Quindi le responsabilità dello Stato sono più del 50%.

Poi si può dire, come fa Prometeo, che la politica è solo il paravento della gestione del potere da parte di alcuni banchieri, ma questo non è certo liberismo. Ignorare che il mondo tende alla crisi mentre aumenta il peso dell’intervento pubblico è parimenti un modo di ignorare gli effetti perversi di molta regolamentazione, e non è certo colpa del liberismo.

Claudio, quel che tu dici equivale a dire che il liberismo comporta la degenerazione di uno Stato che si espande e prende il controllo dell’economia, e non ha senso. E il debito USA per lo più è in mano dello Stato cinese. Oppure la Cina è un ente privato? E il debito pubblico che cos’è se non la dimostrazione che gli Stato spendono ben più di quel che hanno e quindi viziano e destabilizzano l’economia sia reale che finanziaria mondiale? Mi sa che a volte guardando il plancton scappa di vedere le balene.

Leonardo Daverio Patrizi 23 Luglio 2008 , 12:10

intendevo “l’economia è solo il paravento” ma Prometeo avrà capito.

Leonardo Daverio Patrizi 23 Luglio 2008 , 12:11

NO, avevo detto prima, abbiate pazienza.

Libertyfirst 24 Luglio 2008 , 10:50

“Se è stupido credere che tutto sia studiato a tavolino, è altrettanto stupido credere che tutto sia casuale”

Esiste una terza categoria di fenomeni storici, quelli frutto dell’azione umana ma non delle intenzioni umane. Freddie e Fannie dovevano prima o poi collassare, i subprime dovevano prima o poi crollare… non è nè un piano nè un’alea.

“Se FDR è stato il presidente più amato dal popolo americano, è stato d’altra parte il presidente più odiato dall’oligarchia finanziaria. ”

Se il presidente che ha causato più disoccupati nella storia degli USA è il più amato, ciò prova che i demagoghi hanno un vantaggio comparato sugli statisti in democrazia.

“Il suo governo infatti fu il più riempito di esponenti di Wall Street e del complesso militare.”

Vorrei prove di questo, ma ricordo che l’unico presidente che ha paventato il rischio dell’industrial military complex è stato il repubblicano Eisenhower. Che la WWII, a differenza della WWI, non vide quasi alcuna smobilitazione militare, certo, ma neanche una smobilitazione dello stato sociale, che ha continuato a crescere.

“Dal ‘71 parte il nuovo ciclo reazionario volto a restaurare una forma di stato liberale piuttosto che sociale”

QUesto è il contrario della realtà. Nel 1971 Nixon distrusse il sistema monetario per svincolarlo dall’oro, con il fine di continuare a finanziare uno stato sociale e militare costosissimo. E’ caratteristica dello stato social-militare posticipare il redde rationem per perpetuare politiche insostenibili, e l’eliminazione dei vincoli aurei ha consentito di perpetuare appunto tale inefficiente stato di cose. Ma con un problema: il dollaro stava collassando. C’è voluto volcker, e poi Reagan, per rimetterlo in sesto, ma SENZA ridurre la spesa pubblica, posticipando ancora una volta il redde rationem… e oggi stiamo sempre allo stesso punto: uno stato insostenibile, con troppe spese social-militari, che si affida ai risparmi cinesi per sopravvivere, minando alle basi la sua stessa egemonia.

“In questo nuovo ciclo, alla gamba “liberale” (liberista, libertarista) si affianca quella ecologista”

Qui stiamo all’associazione scriteriata di idee.

“fenomeni di tipo puramente speculativo e non diretto verso la produzione”

Questa si chiama “manipolazione della politica monetaria ad opera delle autorità monetarie (statali)”

“Milton Friedman diventa il nuovo guru dell’economia (nobel nel ‘76)”

Non mi piace Friedman e non mi piace Chicago. ma quando lo è mai stato? Nessuno ha mai applicato i consigli di Friedman in campo monetario, ad esempio. Il fatto che il monetarismo sia stato teoricamente egemone per magari un decennio era solo perchè l’unica alternativa nota era l’indifendibile keynesismo.

“colonialismo oggi chiamato globalizzazione”

Slogan.

“ma a dire il vero già prima con la morte di FDR, per quanto riguarda il disancoramento del credito dalle funzioni produttive”

Ma guarda che l’unico modo per ancorare il credito alle dinamiche economiche reali è abolire le politiche monetarie centralizzate e il sistema monetario a riserva infinitamente frazionale che le caratterizza. FDR è stato uno dei padri di questo sistema, non certo un nemico.

“Ed altrettanto è per questo che l’art. 1 sez. 8 della Costituzione americana rimette al Congresso il potere dell’emissione monetaria.”

Ed è questa la causa di tutti i problemi monetari e creditizi.

“il dato a cui ti riferisci rafforza l’idea di fondo che suggerivo, ossia l’inevitabile meccanismo degenerativo a cui porta il liberismo”

QUale liberismo? Quale, dove, come? NOn esiste e non è mai esistito! Non c’è mai stato, esiste solo nei libri no-global, alcun Neoliberismo… c’è stata una politica monetaria dirigista e socialista fatta per manipolare l’economia di mercato e garantire la sostenibilità dello stato social-militare…

“Il complesso di quei valori finanziari è in mano per oltre il 90% ad enti privati (non a caso, a parte due o tre eccezioni, ogni Stato del pianeta è indebitato, e si capirà bene che se tutti, o quasi, gli Stati nazionali sono indebitati, i loro creditori debbono essere per forza dei privati e non la loro controparte estera, in quanto, ribadisco, anch’essa indebitata).”

E chi altri può comprare il debito? E’ banalmente ovvio. Lo stato usa la polizia per guadagnare fondi con cui pagare il proprio debito, è notorio che è così, lo sanno tutti, non c’è nulla di strano.

Claudio 24 Luglio 2008 , 13:07

Rispondo a Libertyfirst.

“Esiste una terza categoria di fenomeni storici, quelli frutto dell’azione umana ma non delle intenzioni umane.”

Esatto, quando ho parlato di “principio di causalità”

mi riferivo proprio a ciò.

“Freddie e Fannie dovevano prima o poi collassare, i subprime dovevano prima o poi crollare… non è nè un piano nè un’alea.”

Non è un piano, ma è una degenerazione morale che accompagna l’attuale fallito sistema economico. Il problema - ed è qui che si crea il corto circuito tra un modo di vedere le cose ed un altro - è di ordine epistemologico.

Fannie fu creata nel 1938 da F.D. Roosevelt, mentre Freddie nacque nel 1970. Assieme, esse rappresentano oltre il 50% dell’intero mercato ipotecario americano, con un portafogli di oltre 5.200 miliardi di dollari. La loro gigantesca esposizione nel mercato delle cartolarizzazioni, con il risultante effetto leva del debito, non corrisponde alla funzione definita per Fannie Mae nel New Deal di Roosevelt. Invece, i due enti sono stati violentati dal capo della Federal Reserve, Alan Greenspan, che li ha usati per creare le enormi bolle immobiliari a partire dal 1990.

FDR è stato il presidente più amato - e lo è considerato tutt’oggi. Non è un caso che sia stato eletto per ben 4 volte. I risultati economici prodotti dal New Deal sono incontestabili. Da ‘33 al ‘41 il produzione nazionale raddoppiò. Circa il fatto che la disoccupazione si sia mantenuta sui livelli del 25% (come riportato sopra) sotto FDR è un dato che non corrisponde a realtà. FDR nel ‘33 si ritrovò un tasso di disoccupazine al 25%, e dopo sette anni - prima che cominciasse la guerra dunque - quel tasso era al 14%. Quando FDR morì la disoccupazione era al 2%.

Quindi affermare:

“Se il presidente che ha causato più disoccupati nella storia degli USA è il più amato, ciò prova che i demagoghi hanno un vantaggio comparato sugli statisti in democrazia.”

o è frutto di semplice ignoranza o è frutto della mistificazione.

Circa le prove al fatto che il Governo Truman fu riempito di esponenti del complesso militare - che poi come tu affermi Eisenhower denuncerà - e di esponenti di Wall Street è documentato con nomi dei segretari e direttori e relativo incarico o preincarico nel testo di Albert Kahn ‘Da Wilson a Truman. Trent’ anni di politica americana.’ (Editori Riuniti, Roma, 1953).

Che nel ‘71 si sia avuta una svolta reazionaria, è constatare la realtà consapevoli di cosa fossero gli Accordi di Bretton Woods. Se non si comprende cosa fosse Bretton Woods, ed il più ampio disegno strategico di FDR, non si può comprendere cosa sia avvenuto nel ‘71 e quali siano state le conseguenze per gli ultimi 37 anni di storia.

Nixon distrusse unilateralmente un accordo internazionale, tuttavia a ciò fu portato dalla svalutazione delle valute francesi ed inglesi della seconda metà degli anni ‘60, ed alla venuta meno possibilità di conversione del dollaro in oro. Ma il problema di fondo era la politica economica adottata dopo la morte di FDR, che non era più volta a promuovere le produzioni, ma i consumi (fu questo anche il grave errore di Eisenhower). Ciò portò ad una rottura di sistema, di cui approfittarono i fautori del liberismo.

Si rifletta infatti bene su cosa abbia voluto dire distruggere BW. In sostanza, le valute da metro di misura divengono merce; il rapporto tra questi valute-merce non è più decise da un preaccordo ma dal “libero mercato”; le valute non hanno più alcun riferimento reale con l’economia (l’oro), ma l’M3 diviene funzione del pil, ma il pil a sua volta è funzione dell’M3.

Ma il problema non è lo stato insostenibile. Tale genere di affermazione può essere fatta solo da chi ha una lettura aziendalistica delle dinamiche statali. Lo Stato sociale - e la nostra Costituzione con gli artt. 41 e 42 ce ne dà prova - nasce per superare le concezioni utilitaristiche dello stato e lanciare il nuovo grande progetto umanista della solidarietà tra gli uomini. Il primo discorso del 4 marzo ‘33 di FDR è il fondamento politico di questa nuova visione di una concezione delle dinamiche umane in termini di unica grande famiglia. Dall’homo homini lupus si passa all’homo homini fratres. E’ questa la tradizione odiata dai liberisti, da coloro che si rifanno alla depravata storiella del Mandeville (La favola delle api), alla morale calvinista di Smith, alla bestialità propugnata da Malthus.

Con Truman si rientra in un batter d’occhio nella tradizione dell’homo homini lupus, rendendo già superata la Costituzione italiana che aveva ancora da venire.

Circa l’associazione tra liberismo ed ecologismo, la matrice è la stessa: l’uomo è rimesso a dinamiche a cui può solo abbandonarsi (il mercato, la natura) alla stessa stregua di un animale.

Definire scriteriato ciò che, ad un primo momento, non si capisce, è un po’ presuntuoso, ma non voglio fare polemica.

Concordo quando affermi:

“fenomeni di tipo puramente speculativo e non diretto verso la produzione”

Questa si chiama “manipolazione della politica monetaria ad opera delle autorità monetarie (statali)”

Non posso concordare invece sulla sottovalutazione dell’influenza di Friedman e dei Chicago boys sulla politica economica mondiale. L’influenza di Shultz sul Cile? L’innalzamento dei tassi del ‘79-’80?

Non confondiamo poi Keynes con il sistema americano di economia politica sostenuto da FDR. Keynes era un sottomodello del secondo. Keynes propose il bancor, BW fu altra cosa. Il piano Keynes nel ‘44 soccombette sotto ogni fronte.

Colonialismo oggi chiamato globalizzazione, dici sia uno slogan?!

Per oltre il 90% la globalizzazione è transazioni finanziarie - solo per il restante passaggio reale di merci e servizi -. Di queste transazioni l’80% è gestito dalle britanniche Isole Cayman e condizionano l’economia reale di tutto il globo, e questo è uno slogan!?

“ma a dire il vero già prima con la morte di FDR, per quanto riguarda il disancoramento del credito dalle funzioni produttive”

In merito al credito, non esistono tecniche, ma la volontà degli uomini. Questa volontà può essere correttamente direzionata solo attraverso l’azione statale funzionale al bene comune (per intendersi l’esperienza rooseveltiana o quella italiana della ricostruzione, del Piano case, della riforma agraria e di quella fiscale, dell’infrastrutturazione che il “libero” mercato non avrebbe mai potuto fare).

Quando affermi che la causa del problemi creditizi stia nell’art. 1 sez. 8 della Costituzione americana che rimette al Congresso il potere dell’emissione monetaria, contraddici la lettura negativa che dai dell’attuale sistema, dove invece l’emissione monetaria è rimessa alle banche e non all’autorità pubblica.

Dire che il liberismo non esista nella sua assolutezza è un truismo. E’ ovvio che sia così. Leggendo così le cose, non è esistito neanche il comunismo.

Infine, il debito non deve essere comprato dallo Stato nei confronti del sistema bancario privato. Il credito dovrebbe essere una delle funzioni sovrane nazionali. E’ questo il primo tassello della rivoluzione americana; è questo il vero nemico del sistema liberale anglo-olandese.

Saluti.

Leonardo Daverio Patrizi 24 Luglio 2008 , 13:47

Io, Claudio, non ho capito da che parte stai.

Come fai ad avercela con Friedman per aver capitanato un aumento dei tassi di interesse, e poi prendertela con la Fed per la degenrazione morale che ha indotto fatta di spinta la consumismo e all’indebitamento attraverso il ribasso dei tassi?

Allo stesso modo come fai a dire che BW è caduto per colpa di francesi e inglesi? Il sistema faceva perno sul dollaro (e il dollaro sull’oro) perché tutti gli altri “importassero” la politica monetaria di un paese “forte”, evitando di scadere in spirali inflazionistiche. L’abbandonare il dollaro rappresentava l’incapacità del paese di stare a galla (come le svalutazioni competitive dell’Italia nello SME) ed erano tutto tranne che molle di fallimento del sistema (che nello SME era “ancoraggio del marco alla reputazione del marco”).

Se BW è caduto, lo ha fatto proprio alla faccia di qualsiasi ragionevolezza di disciplina monetaria: l’ancoraggio all’oro IMPONE una crescita dell’offerta di moneta attorno al 4% annuo, il che è un vincolo esagerato per politiche keynesiane (mentre è coerente con le politiche monetariste), ed è per questo che è stato abbandonato BW: per consentire alla Fed di stampare liberamente quanta moneta voleva abbassando i tassi a piacimento.

E poi basta parlare della Fed come fosse una società privata, le Banche Centrali sono organi statali! Se la Fed si muovo è perché sa di avere un certo consenso politico. La Fed, come ogni BC, è sostenuta dai trasferimenti del Tesoro, è un agente dello Stato. Via…

Il fatto che le transazioni finanziarie siano enormi rispetto al transito di merci è un problema per un certo verso, è un problema perché non dipende dall’aumento autonomo della velocità di circolazione, bensì dalla creazione di moneta. Credo che tu parli di colonialismo confondendolo con schiavismo; forse c’è colonialismo (inteso come espansione), ma è finanziato dalle politiche monetarie, ma non c’è tutto questo schiavismo che si dice. La Cina ora deve localizzare perché i lavoratori vogliono e hanno ottenuto aumenti salariali; è schiavismo? Io lo chiamerei un avvio di progresso sociale.

Se l’esplosione della finanza è viatico di degenerazione e colonialismo, prenditela con i tuoi amati pianificatori centrali che continuano a raccontarti di star muovendosi umanitariamente per il “bene comune”, visto che ci credi.

Claudio 24 Luglio 2008 , 14:45

Gentile Leonardo,

non si comprende da che parte sto, perchè in realtà le parti non sono due, ma almeno tre. C’è quella parte, quella di FDR appunto, che chi leggeva le cose in termini di aut aut, in termini di libero mercato o in termini di socialismo, tende a vedere come fatta di approssimazione, improvvisazione, incompetenza.

La lettura mentale deve porsi su un sovralivello rispetto a quello dei tecnicismi economici. Questo sovralivello è quello del: l’economia è scienza del profitto o relazione tra l’uomo e la biosfera che deve portare al soddisfacimento dei bisogni dell’umanità (e non di chi può permetterselo!)?

Circa i tassi di interesse. Si pensi alla situazione attuale che affligge il mondo occidentale (e conseguentemente l’intero pianeta). Si alzano i tassi con il rischio di bloccare le spinte produttivistiche, o si abbassano i tassi con il rischio di aggravare la fase iperinflattiva che viviamo? Nè l’una nè l’altra cosa per dirla con Gorgia, o l’una e l’altra cosa per dirla con Protagora. Dobbiamo fare entrambe le cosa dunque. Ma come? Dobbiamo ricorrere, come proposto da LaRouche, ad un sistema a doppio sportello dove il credito per la produzione deve essere a basso tasso d’interesse, quello invece per consumi deve avere un tasso più alto. Quello per mera speculazione andrebbe dichiarato illegale punto e basta, ma allo stato attuale ciò pare difficile, dunque basterebbe disincentivarlo con tassi d’interesse sul credito ancora più alti.

Ma tutto ciò va contro il libero mercato, si dirà! Esatto! Non può essere il libero mercato a decidere, perchè esso troverà utile utiilizzare quel credito (che ha rilievo di portata generale) per farlo rendere il più possibile (con destinazione speculativa dunque) e non perchè esso abbia una “funzione sociale” (funzione citata dalla nostra Costituzione per più fronti dell’azione economica).

Circa la caduta di BW, attento, non ho detto che è stata colpa di francese ed inglesi, ma che essi furono parte del problema, in conseguenza al problema di fondo delle politiche antirooseveltiane avviate da Truman. Ti riporto il frammento:

“Nixon distrusse unilateralmente un accordo internazionale, tuttavia a ciò fu portato dalla svalutazione delle valute francesi ed inglesi della seconda metà degli anni ‘60, ed alla venuta meno possibilità di conversione del dollaro in oro. Ma il problema di fondo era la politica economica adottata dopo la morte di FDR, che non era più volta a promuovere le produzioni, ma i consumi (fu questo anche il grave errore di Eisenhower). Ciò portò ad una rottura di sistema, di cui approfittarono i fautori del liberismo.”

Il sistema faceva perno sul dollaro e prevedeva un “codice d’onore” (i testi di diritto dell’economia ne parlano proprio in questi termini) che però fu violato nel momento in cui si abbandonaro gli approcci produttivistici ed il credito divenne mezzo di “assistenzialismo al consumo”.

Già tu dai la corretta risposta quando dici:

“Il sistema faceva perno sul dollaro (e il dollaro sull’oro) perché tutti gli altri “importassero” la politica monetaria di un paese “forte”, evitando di scadere in spirali inflazionistiche. L’abbandonare il dollaro rappresentava l’incapacità del paese di stare a galla”.

La cosa a cui guardare è l’economia fisica, intesa come produzione qualitativamente e quantitativamente sempre più efficiente, e l’elemtno fiduciario che intorno ad essa si crea. L’emissione creditizia ad un certo punto divenne strumento per esternalizzare i costi delle guerre di Corea ed Indocina piuttosto che mezzo di produzione. Da qui le critiche di De Gaulle o di Rueff.

Anche percentuali tipo il 4% o quant’altro, sono dati statistici. L’offerta creditizia può essere ben più ampia se il progetto finanziato avrà ricadute produttive importanti. Per intendersi, se il finanziamento dei progetti della Tennessee Valley Authority si ripagò nel tempo di almeno 6 volte, il finanziamento del “progetto Apollo” si ripagò di almeno 13 volte. Ecco perchè dobbiamo guardare all’economia fisica, ed implicitamente ad esso alla rivoluzione tecnologico-scientifica che l’elemento creativo umano è in grado di apportare.

Purtroppo della Fed, invece, dobbiamo parlare di società privata. Se la vogliamo guardare in modo formale, hai ragione tu, ma in termini reali, così come la Bce o la Banca d’Italia oggi, le politiche di queste sono decise dal sistema bancario privato che delle prime posseggono quote azionarie. E’ l’indipendenza dell’istituzione monetaria (che per esempio la nostra Costituzione o quella americana non contemplano) che ha rappresentato il trucco per consentire al sistema bancario di decidere le sorti di intere economie nazionali.

Circa il colonialismo-schiavismo-globalizzazione, il punto è che le produzioni sono utili come riflesso del rifinanziamento della bolla speculativa che sovrasta l’intero sistema. Alcuni livelli di produzione devono essere consentiti perchè altrimenti crollerebbe l’intera fiducia nel sistema, ma la stella polare non è la produzione, ma ciò che su quella può essere creato in termini di valori speculativi.

Con l’attuale livello di M3 (che non a caso dal 2006 la Fed non comunica più) si potrebbe finanziare lo sviluppo di tutta la galassia, ed invece si finanzia quel poco che basta per non dimostrare chiaramente che il sistema è di matrice usuraia.

Dunque, il fatto che la Cina aumenti i tenori di vita della propria popolazione è l’onere che il sistema deve pagare per evitare scossoni interni, e non l’effetto positivo di un sistema tendente al meglio. Infatti, non si spiegherebbe altrimenti perchè i tenori di vita della popolazione mondiale (Cinindia a parte) dagli anni ‘70 siano andati scemando incredibilmente.

AG 24 Luglio 2008 , 14:47

Secondo me state dicendo molte cose simili e vi impuntate sulla terminologia.

Sentir parlare di socialismo per lo stato social-militare è, sotto un profilo storico, una cosa ridicola. Lo stato social-militare lo inventò Bismarck non certo Proudhon. Infatti fu proseguito con simili mezzi sia dal fascismo che dal nazismo (soprattutto quest’ultimo).

Chiamiamo le cose col loro nome.

In quanto al resto se uscite un attimo dai grafici, dagli M3 e dal PIL basta leggersi un po’ di libri di storia. Esemplare quella dell’Impero Bizantino. Nei momenti fulgidi il “solidus” era la moneta di riferimento di tutto il Mediterraneo. Poi nei momenti di crisi, quando non c’era abbastanza oro per pagare i soldati, si diminuiva il peso o si peggiorava la lega. I soldati si smarronavano, si pigliavan le botte e si perdevano non solo territori ma sopattutto posizioni commerciali (vie della seta e delle spezie, ecc). Questo comportava ulteriore crisi, ulteriore perdita di valore della moneta e via andare.

L’ancoraggio della moneta all’oro è sempre stato variabile infatti e la sua stabilità è sempre stata sintomo di potere economico-militare, fate l’elenco delle monete di riferimento nel corso della storia e vedrete che è così.

Nel passato l’unica variabile slegata dall’economia era la scoperta di nuovi giacimenti di oro e/o argento. E’ così che son sorte varie dinastie (fra cui gli Asburgo) che potevano arruolare eserciti senza far leva sull’economia o sul credito.

Stessa cosa che sta facendo Putin adesso fra l’altro.

L’unica novità del XX secolo è stata in effetti la mercificazione della moneta, svincolata dall’oro e legata al PIL (che era un po’ l’idea del Bancor di Keynes), ma non al PIL attuale come diceva Keynes, ma alle aspettative di PIL. E’ quindi un sistema altamente instabile perchè le aspettative possono variare anche bruscamente ma questo colpisce molto meno le classi sociali che possono spostare i loro guadagni e capitali con facilità. Le classe medio/basse che son legate alla moneta nazionale sono quelle che pagano le oscillazioni negative.

Se questo sistema è socialista io sono Madre Teresa di Calcutta.

Leonardo Daverio Patrizi 27 Luglio 2008 , 19:21

Claudio, guarda che le banche già differenziano tra credito alle imprese e credito al consumo, e te lo dico da insider se non ti fidi. Il credito al consumo sconta tassi molto alti, il credito alle imprese permette tassi minori in relazione alle modalità di finanziamento (anche molto sotto la metà del credito al consumo).

Sulla speculazione sorvolo, perché è un falso problema.

Sul resto discordo, ma mi ripeterei.

@AG: cara Teresa ( ) di fatto si crea una socializzazione dei costi, e quel che si vuol alla base è pilotare l’economia per il benessere di tutti (non riuscendoci, ma è altro problema); che poi si faccia riferimento a dati prospettici invece che storici è ancora secondo me altro problema. Io lo chiamo socialismo, ma tu prendine tranquillamente le distanze, almeno dimostri di sapere che mostro è diventato alla faccia degli ideali.

Claudio 29 Luglio 2008 , 00:52

Leonardo, come si fa a considerare la speculazione un falso problema? La speculazione è il problema, l’unico vero problema. La speculazione è il fulcro dell’attuale sistema finanziario. Parlare di economia tralasciando il fattore della speculazione è in sostanza un non parlare di economia. Un articolo della scorsa settimana di WSI-Il Sole 24 Ore, aveva come titolo “IL VERO COSTO DEL GREGGIO? 80 DOLLARI AL BARILE (SENZA SPECULAZIONE)”. Esso faceva rilevare come oltre il 70% dell’aumento del prezzo del petrolio sia derivato da fattori puramente speculativi, nel solo ultimo anno. Ma credere che il problema speculazione riguardi il solo petrolio, è fumo negli occhi.

Tanto per rendere l’idea: pil mondiale (2001) 40.000 miliardi di dollari; ammontare delle operazioni su cambi e derivati 2milioni di miliardi di dollari (2004).

Oggi questi valori sono ovviamente aumentati di poco per quanto concerne il pil, di moltissimo per quanto concerne gli aggregati finanziari. E questi sono solo i valori ufficiali e contabilizzati. Ma lasciamo perdere questo “dettaglio”.

Ma limitiamoci ai soli derivati, tralasciando le transazioni su cambi. Al 2004 l’ammontare dei derivati era di 1,2 milioni di miliardi di dollari. Tu mi insegni che questi contratti nascono per assicurare attività dell’economia reale da esiti negativi. Però mi insegni anche che questi contratti sono utilizzati per fini tutt’altro che assicurativi. Infatti, ammettendo che tutto il pil globale sia assicurato, l’importo assicurato è 30 volte maggiore il valore delle attività reali da assicurare. E’ come se la tua auto da 20.000 euro tu la assicurassi per 600.000 euro! Che senso avrebbe?

Quegli aggregati finanziari distraggono gli aggregati monetari dal finanziamento delle attività reali per foraggiare invece una bolla speculativa che, pena la sua esplosione, deve essere costantemente rifinanziata.

Questa è l’economia odierna, ossia un’economia virtuale, di carta, che però genera precise e nefaste conseguenze per l’economia reale. Non vedere questo porta a vedere le pagliuzze negli occhi dei deboli, ma non le travi negli occhi dei forti. Non vedere questo, però, fa fare carriera, come politici, come giornalisti, come accademici.

Quando poi obietti che le banche differenziano i tassi tra credito al consumo e credito alle imprese, si ribadisce che non si comprende il problema di fondo. Le banche differenziano per le attività reali, anche se poi in realtà il credito che vado a prendere per finanziare un’operazione di speculazione immobiliare mi viene finanziato allo stesso modo dell’operazione con cui finanzio l’apertura di un’azienda che crea posti di lavoro e fa produzione. Il tasso però che viene praticato alle banche dagli istituti centrali è sempre quello. Loro prendono il credito e possono gestirlo over the counter come meglio credono, ossia in attività puramente speculative. La speculazione grossa non è quella fatta dal cittadino comune, ma quella fatta dai centri finanziari.

Ribadisco il concetto: parlare di economia senza parlare della speculazione dominante, è come parlare dell’universo ittico senza considerare l’habitat marino.

Saluti.

Leonardo Daverio Patrizi 29 Luglio 2008 , 09:12

Guarda Claudio, io ci lavoro con i derivati.

Con i derivati ti assicuri un certo risultato, che poi a posteriori tu abbia fatto la scelta finanziariamente migliore non ti interessa più, hai raggiunto il tuo scopo prefisso.

Se usi un derivato per fare una scommessa non destabilizzi il sistema, metti solo in piedi un trasferimento potenziale di soldi: se vinci la scommessa ti pagano, se la perdi paghi tu. Le dimensioni complessive non contano, perché si compensano.

Se poi con i derivati intendi cartolarizzazioni e strutturati simili, il problema può essere diverso, ma in essenza ricorre il fatto che sono gli enti Statali che impongono le cartolarizzazioni per esigenze contabili con normative lacunose o palesemente distorte (le cartolarizzazioni sono nate per salvare l’odierna banca intesa, non per il libero mercato), e le banche centrali stimolano le cartolarizzazioni perché sono il veicolo con cui ripulire i bilanci delle banche, finanziarle, e socializzare il costo di imprenditori bancari incapaci. Anche questo non è libero mercato (dove l’incapace deve rimanere con il culo per terra), è politica.

La speculazione è un falso problema perché se crea una bolla fondamentalmente ingiustificata saranno gli speculatori a rimetterci i soldi; il fatto che la speculazione prosperi è uno dei sintomi del lassismo monetario, che passa dalle Banche Centrali perché la politica vuole “credito abbondante per tutti” e a “prezzo politico” cioè a tassi decisi centralmente e non dal mercato.

Il fatto che le banche (soprattutto italiane però, quindi come discorso generale è scarso) diano soldi solo sulla base di garanzie, è una stortura dovuta al fatto che il sistema italiano non ha mai e nemmeno ora avuto a che fare con veri concorrenti, e si continua a ragionare di “campioni nazionali”.

Il finanziamento della casa (a fine speculativo) a costo “ridotto” comunque cosa ha di sbagliato? Fai una scommessa con i miei soldi, e se sbagli io mi assicuro con la casa. Grazie a questo consenti la creazione di più case, e se c’è una cosa che non manca in Italia sono proprio le case di proprietà (in compenso la Germania ha più case popolari dell’Italia, e questo dice molto su che politici abbiamo). Se pensi che la speculazione tiri troppo su i costi delle case, ritorno al discorso del falso problema della speculazione, e rimando le responsabilità all’eccesso di credito deciso statalmente, che tu non vuoi vedere (ma che vede AG, ancorché socialista nel cuore, almeno lui).

Vivi nel tuo socialismo, visto che non ti sono bastati i danni che ha già fatto, e continua a proporre uno Stato che risolve problemi da eccesso di credito che lo Stato crea aumentando il credito. E continua a ignorare che ci sono le balene.

Claudio 29 Luglio 2008 , 17:25

Caro Leonardo,

ciò di cui stai parlando non è altro che la fantomatica storiella del “gioco a somma zero”.

Con questa frase:

“La speculazione è un falso problema perché se crea una bolla fondamentalmente ingiustificata saranno gli speculatori a rimetterci i soldi”

dimostri la lacuna del tuo sistema di pensiero economico.

Infatti, il sistema economico è esposto - pensa ad una semplice azienda, ma anche ad un’amministrazione comunale - su questi strumenti. Se la scommessa viene persa, i danni nell’economia reale si hanno eccome! L’impresa dovrà licenziare, l’amministrazione non potrà finire l’opera pubblica o finanziare l’asilo.

Vedere gli speculatori come dei cinici e mitici Gordon Gekko, impermeabili a ciò che riguarda il mondo reale, equivale alla valutazione che da di sè il tossico-dipendente che pensa di fare solo danno a sè stesso. Però, in merito a ciò di cui parliamo, il danno va moltiplicato per 30 volte il pil mondiale (almeno)!

Ma il problema di fondo è la crisi di fiducia che genera un sistema speculativo - che diviene tale perchè il “libero” mercato fatto di uomini, e non da dei Gandhi o da dei Gesù, perviene inevitabilmente a tale esito quando non controllato, regolato, diretto dalle comunità - e che porta al crollo dei commerci e dell’economia reale, proprio come avvenne nel ‘29.

Altro che socialismo - ha avuto la stessa funzione del liberismo di cui non vuoi sentir parlare perchè lo si concepisce solo come formula di Smith, Ricardo, Hayek, Mises, o Friedman - ossia tenere su livelli di bassa specializzazione tecnica e morale la stragrande maggioranza delle popolazioni, FDR, De Gasperi, Mattei, sono ciò che ho in mente.

Saluti.

Leonardo Daverio Patrizi 29 Luglio 2008 , 17:59

Forse non mi sono spiegato.

Preciso: a parità di offerta di moneta la speculazione non ha futuro in sé, perché la concentrazione di moneta lascerebbe scoperti altri mercati il cui sviluppo è la ragione reale della “scommessa”.

Per moltiplicarsi e alterare il sistema la speculazione ha bisogno di una continua fornitura di credito che possa giustificarla, perché così continui a creare moneta che crea ulteriori acquisti e “giustifica” la speculazione. Tra l’altro in momenti di incertezza gli acquisti tendono a concentrarsi, e creare credito alla dog’s cock è il carburante degli acquisti stessi.

Solo che avendolo scritto due paragrafi sotto ti è sfuggito.

Andrebbe anche detto che il problema della speculazione si trasmette al resto del sistema perché condivide la piattaforma di scambi con chi usa il bene o il derivato a fini reali. Non è la scommessa che viene persa che sta creando problemi (e qui dimostri che oltre a leggere quel che ti pare, ti manca qualcosa) bensì che le scommesse vengono “verificate” proprio dalla crescita di offerta di moneta centralmente gestita che crea domanda sullo strumento in esame; tra l’altro ora si ha pure che per salvare i poveri indebitati (privati e aziende di cui per lo più banche, con la scusa che così si salvano i privati indebitati, che è quello che dice il movimento LaRouche) si mettono in giro altri soldi, e chi ha sbagliato scommessa non rimette praticamente nulla, solo che si tratta di nuova liquidità aggiuntiva a parità di produzione, e da qualche parte andrà… ma a te sta certo bene viste le posizioni che sostieni (dimenticando la balena MONETA).

Però non si può ogni volta ripetere i passaggini logici e mettere i link sul testo perché qualcuno legge solo quel che gli fa comodo per far polemica!

ASINIO POLLIONE 29 Luglio 2008 , 18:15

ho scoperto l’ arcano

visto che c’ è inflazione di moneta nel settore finanziario e scarsità di questa nel settore beni reali……basterebbe spostare la moneta dalla finanza al settore reale …ciò darebbe quel colpo di frusta che industrie e commerci attendono ormai con poche speranze ….eventuali aumenti di interesse sarebbero più che compensati da una inflazone dei prezzi dei beni industriali e facilmente sopportata dalle aziende

trattasi quindi di decisioni politiche da prendere in termini di sgravi a famiglie ed imprese e tasse di tutte le specie su banche, società finanziarie, assicurazioni e depositi elevati non destinati al consumo o all’ invertimento immobiliare, ma all’ investimento finanziario (escluderei solo i titoli emessi direttamente da imprese industriali e commerciali

risolti i problemi,,,

Leonardo Daverio Patrizi 29 Luglio 2008 , 18:42

Pollione, basterebbe smettere di stampare moneta e lasciar fallire chi se lo merita.

ASINIO POLLIONE 29 Luglio 2008 , 19:00

le banche

gregorj 29 Luglio 2008 , 21:28

eh, quello intende Leo

Leonardo Daverio Patrizi 30 Luglio 2008 , 08:06

Sì anche se va contro il mio interesse, come tu ben sai

Claudio 30 Luglio 2008 , 18:40

Caro Leonardo,

Pollione ha ragione quando dice che si tratta di decisione politica. Si tratta della scelta tra il salvare il sistema speculativo ed il salvare l’economia reale.

Ma tutto ciò sarebbe contro il libero mercato, poichè prevede una decisione di tipo politico sovraordinata alla magica mano invisibile del mercato.

La tua tesi Leonardo, per cui basterebbe smettere di stampare moneta è una tesi che non tiene conto delle dinamiche reali dell’economia. La crisi di credito che ne deriverebbe, caro Leonardo, non porterebbe al fallimento dei soli operatori finanziari, ma all’arresto dei commerci, delle produzioni, del welfare.

Ma forse il rancore provocato da approcci del tipo “vi sta bene così imparate!” conta più della vita della gente.

Se il “vi sta bene così imparate!” che deriverebbe da uno stop rivolto al creditore di ultima istanza (ma tutta la fase precedente che non aveva bisogno del creditore di ultima istanza, ma soltano di creare nuovi valori finanziari su settori produttivi, tipo cartolarizzazioni, dove le mettiamo?) va a colpire gli speculatori - e tutti siamo felici e contenti - ribadisco però che va a colpire pure l’economia reale e la vita della gente.

E’ per questo per esempio che l’iniziativa di LaRouche dell’Home owners and bank protection act, non si limitava a soluzioni sintetiche tipo lo stop all’emissione monetaria - non è un gioco di ruolo sai? Si tratta della vita della gente se uno ci pensa bene - quanto piuttosto a distinguere tra quelle attività bancarie puramente speculative utili soltanto a tenere in piedi la bolla, e quelle invece utili a produzioni, commerci, pensioni, sanità, ecc. (economia reale in una parola).

Dunque, ti sei spiegato eccome!, ma ciò che spieghi non è frutto di un’elaborazione politica, di arte di governo in funzione del bene comune, ma è cinica teoria considerabile al pari di una partita di Magic o di un videogame. Si potrebbe dire che sviluppi contabilità monetarista e non un pensiero economico il cui fine non è far tornare la dottrina che si è deciso di sposare, ma l’essere funzionale al miglioramento fisico e morale della vita della gente.

Dunque è piuttosto inutile ripetere elucubrazioni frutto di un sintetico cinismo. Te lo ripeto, si parla della vita della gente quando si parla di economia e non di sistemi teorici tutti fallaci per natura.

Il sistema rooseveltiano era un non-sistema; il Sistema americano di economia politica era ed è un non-sistema; è per questo che apparivano improvvisati. Colui che analizza con i vincoli mentali dati dall’ideologia sposata - liberismo come socialismo - scambia per approssimazione ciò che invece è adattamento alle reali esigenze funzionali a ciò che chiamiamo “bene comune”.

Dunque, non posso comprendere il tuo puzzle statico e lineare, perchè la realtà è dinamica e circolare.

Usando le tue parole:”Però non si può ogni volta ripetere i passaggini logici e mettere i link sul testo perché qualcuno legge solo quel che gli fa comodo per far polemica!”

Quando finiscono gli argomenti si dà all’altro del socialista oppure lo si accusa di voler far polemica. Brunetta fece uguale una volta (lui però utilizzò il temine “comuista!”).

L’economia non è l’ideologia del “libero” mercato o del profitto o dell’egualitarismo come unico fine, quanto piuttosto l’arte di far beneficiare tutta la famiglia umana dell’aumentata capacità relazionale dell’uomo con la biosfera.

Saluti.

Claudio

Leonardo Daverio Patrizi 31 Luglio 2008 , 09:09

Tu confondi fatti con valori, quindi non serve più discutere.

Dico solo che la soluzione per i mutui di LaRouche è solo un ottimo modo di far pagare a chi ha avuto cura del proprio bilancio familiare le sciocchezze che hanno fatto altri mutuatari nonché le banche, e questo perché in orgine c’era una volontà politica (e non economica) di dare credito a chiunque a prezzi politici. Appunto, un giudizio di valore, per cui chi ha fatto il passo più lungo della gamba vale più di chi è stato oculato. La soluzione di LaRouche inoltre crea ampi margini di discrezionalità statale su quali banche debbano permanere (altro giudizio politico), e il sistema dei “canoni di affitto per garantire ulteriori crediti” che è da LaRouche previsto è semplicemente lo stesso schema delle cartolarizzazioni e dell’inondazione di credito che già le Banche Centrali hanno realizzato.

Se questa è la capacità relazionale dell’uomo con la biosfera, è un miracolo che non siamo conciati come Marte.

‘night

Leonardo Daverio Patrizi 31 Luglio 2008 , 09:11

http://ideashaveconsequences.o.....sempre/leo

Claudio 31 Luglio 2008 , 16:21

Caro Leonardo,

in effetti la visione che un uomo deve proporre aggancia sempre fatti con valori. Altrimenti viene chiamato “bestia” o “animale”.

E’ frutto di grande inconsapevolezza il credere di parlare di fatti senza che questi poggano su basi valoriali.

Si pensi alla legge della domanda e dell’offerta. Non ha questa una base valoriale? Certo che la ha. In ultima analisi, è il profitto, l’utilità, la sua base valoriale. Non basta infatti una semplice domanda di beni, perchè corrispondentemente vi sia un’offerta. Si pensi alla domanda di cibo o di medicinali che si ha in molte zone della terra. Nessuno si impegna per soddisfare quella domanda (non c’è dunque offerta), per il semplice motivo che quella domanda manca di redditi considerati sufficienti a soddisfare l’appetito profittuale dell’offerente.

Ora, che legittimità può essere riconosciuta a quella che è considerata dai liberisti la legge fondamentale delle dinamiche economiche, ossia la legge della domanda e dell’offerta, se essa è incapace di soddisfare i bisogni essenziali di gran parte dell’umanità? Nessuna ovviamente! A meno che però, non si introduca delle sovrastrutture di tipo morale (o meglio amorale), alla Mandeville (La favola delle api), alla Smith (Teoria dei sentimenti morali), o alla Malthus (Saggio sul principio della popolazione). La “grandiosità” di questi pensatori infatti è stata quella di avere introdotto nelle loro elaborazioni teoriche, delle scappatoie capaci di mettere radici in animi deboli (molti, nel nostro tempo, ovviamente) e capici di inserire una valvola di sfogo a teorie economiche che altrimenti crollavano su sè stesse.

Se ci si riflette la stessa cosa si è notata in questa discussione di oltre 50 interventi.

Per esempio:

1 - un liberista interviene mettendo alla berlina Franklin Roosevet, definendolo come “il presidente che ha causato più disoccupati nella storia degli USA”, per poi dover constatare di aver fatto della pura disinformazione.

2 - tu Leonardo intervieni dicendo che la speculazine è un finto problema, per poi però dover prendere atto, con tanto di cifre riportateti, che la speculazione può essere negata solo facendo ricorso ai sofismi concessi dalle definizioni formali (tipo la natura assicurativa, a garanzia, dei derivati), ma non concessi dalla realtà delle dinamiche economiche.

Ecco che però tu, probabilmente buon lettore delle opere dei su citati autori empiristi, hai adottato, restando però sul livello immediatamente inferiore, la loro tecnica: sei sceso sul livello valoriale suggerendo una ricostruzione dicotomica tra fatti e valori.

Questa obiezione però, i nostri empiristi, compresero che non aveva senso, e dunque la superarono, nell’intento di renderla funzionale agli imperi che rappresentevano e di cui erano funzionari ed azionisti (Malthus e Smith con tanto di cariche nella Compagnia britannica delle Indie orientali). Essi superarono questa obiezione, dicendo in sostanza che non spetta all’uomo ma a Dio solo prendersi cura dei più deboli - i tanto bravi calvinisti che Martin Luther King metteva all’indice! La morale centra con l’economia, ma il profitto può essere l’unica legge “morale” che può guidare gli uomini; la compassione che venga lasciata a Dio! Questo era il loro depravato messaggio.

Circa quel tuo articolo sulla Homeowners and banck protection act di LaRouche, avevo letto le tue considerazioni. Mi ero ripromesso di intervenire, ma il susseguirsi di lacune che vi avevo intravisto mi aveva fatto rimandare quello che promette d’essere una grossa fatica.

Saluti.

Claudio

18 luglio 2008

Intervista al prof. Guido Rossi

 

Suggerisco di ascoltare l'intervista di Radio24-Focus Economia al prof. Guido Rossi sull'attuale crisi finanziaria globale:
 
 
Dal minuto 18 in poi comincia l'intervista, fino al minuto 37.
 
Mi permetto di ricordare che Lyndon LaRouche ed il Movimento Internazionale per i diritti civili - Solidarietà che in Italia rappresenta le sue idee, avevano previsto già da quasi un ventennio lo scoppio della attuale crisi. Su che basi è stata possibile tale previsione? Il perno di una visione, che ogni giorno che passa permette di giudicare come corretta, è il concetto di economia fisica nel senso di relazione dinamica tra l'umanità e la natura (detto meglio, la biosfera) e la concezione della vera natura dell'uomo come essere dotato di ragione cognitivo-creativa. Brutalmente detto, l'economia non è profitto, l'economia perchè possa stare in piedi necessita dello sviluppo tecnologico-scientifico di una comunità, dove questo sviluppo scientifico (prova dell'aumentata capacità di conoscenza e di creazione che l'uomo manifesta nelle sue relazioni con la natura e con il suo prossimo) consente il sostentamento efficiente di un sempre maggior numero di persone. Quando un sistema economico e socio-politico è funzionale a questo ultimo scopo, allora il sistema è destinato a continuare nel tempo; quando invece si dimentica di questa obbligata missione, il sistema è destinato a crollare.
Nello specifico di quanto detto dal prof. Rossi mi permetto di contestare la sua accettazione di una qualche forma di speculazione - considerata implicitamente legittima entro certi limiti - , quando afferma che dalle indagini della Commissione congressuale Usa è stato rilevato che quando il petrolio era a 70 dollari il barile, solo 20 dollari erano imputabili a fenomeni di tipo speculativo. Il prof. Rossi con questa affermazione dimostra di essere inciampato nella trappola delle concezioni statiche e formali; egli sta guardando il fenomeno non in termini dinamici (come appunto è la realtà), ma in termini statici, come avesse di fronte una foto da analizzare piuttosto che una sequenza filmata dove ogni sequenza è interconnessa all'altra. Questo errore lo porta a perdere di vista quello che è il secondo pilastro su cui si regge l'economia intesa come fenomeno fisico, ossia quell'elemento di natura metafisica che è la fiducia. Se lo sviluppo relazionale uomo-biosfera è l'elemento oggettivo dell'economia (fisica), la fiducia è l'emento soggettivo. Il primo è necessità, il secondo è libertà. Per capire cosa debba intendersi con fiducia all'interno di un sistema macroeconomico, noi comuni cittadini possiamo riflettere su quell'atteggiamento mentale e pratico che sviluppiamo quando circoliamo nel traffico stradale. Durante lo stesso manifestiamo fiducia nei confronti del sistema stradale, in quanto ne siamo parte protagonista che esercita funzioni di controllo sul proprio veicolo, ma anche siamo rimessi alla fiducia nei confronti degli altri guidatori e dell'intero sistema. Se la nostra azione fosse rimessa ad una necessità di controllo globale (dell'intero sistema), non potremmo entrare nel grande gioco della circolazione stradale. Ritornando alla questione macroeconomica, ecco che il prof. Rossi (così come quasi tutti gli economisti) trascura questo aspetto, quello dell'elemento fiduciario. Con lo scoppio della crisi dei mutui subprime è venuta meno la fiducia nei confronti di tutto ciò che è puramente finanziario e dunque gli operatori ricercano elementi dell'economia reale per riversare i propri capitali e trovare così un salvagente a quei valori puramente finanziari che altrimenti gli scoppierebbero tra le mani se non rifinanziati grazie a quelli. Ecco che in un crescendo esponenziale di perdita di fiducia nei confronti del sistema, gli operatori finanziari si riversano sempre più sulle materie reali (petrolio, oro, argento, ferro, cereali, ecc.) provocando un effetto iperbolico ascendente. La domanda ulteriore che potremmo farci, è perchè proprio ora questo elemento fiduciario sia crollato, e non per esempio nel 2000 con lo scoppio della bolla sui titoli tecnologici, media e telecomunicazioni, oppure nel 1998 con la caduta del Long Term Capital Management, o ancor prima. La risposta non è provabile in termini empirici, ma ricostruibile per via induttiva pensando alla sopravvenuta impossibilità del sistema di rintracciare nell'economia reale nuove voci di reddito su cui costruire nuove forme di finanziarizzazione; come dire che tutto quello che poteva essere finanziarizzato lo è già stato e l'unica soluzione adesso è tornare a fare vera produzione.
Anche la proposta di agenzia europea formulata dal prof. Rossi, rischia di rappresentare una soluzione del tipo, da cencio si passa a straccio, se per agenzia intende un ente indipendente dagli organi elettivi nazionali. Possono solo essere i governi sovrani in accordo tra sè - proprio come prevedeva il "codice d'onore" di Bretton Woods - a dare garanzia al sistema circa la sua tensione verso il bene comune. Ogni ente terzo, infatti, è pur sempre un ente fatto da persone, con tutte le loro pecche e le loro tentazioni, dunque corruttibili; tanto vale dunque che, corruzione per corruzione, sia chi è stato effettivamente eletto a ricoprire incariche di quel genere (a tal proposito mi permetto di ricordare il superiore approccio epistemologico del nostro costituente, che non a caso, non aveva previsto le tanto decantate authority indipendenti di oggi).
 
Claudio Giudici

9 luglio 2008

La bufera intercettazioni-giustizia è stata “provocata” da Tremonti

Il conflittuale scenario politico che in Italia va delineandosi, dopo “due giorni e mezzo” di dialogo tra maggioranza ed opposizione, è lo scontato risultato a cui l’oligarchia è riuscita a pervenire sfruttando l’ingenuità della maggioranza dei politici. Questi non comprendono la vera battaglia che si sta giocando nel dietro le quinte. La battaglia che in questo momento si va giocando, straordinaria per la centralità del tema trattato, è quella tra speculazione e produzione, tra speculazione e lavoro, tra liberismo e dirigismo, tra George Soros e Franklin Delano Roosevelt, tra oligarchia e repubblica.
Con il tipico schema di guerra asimmetrica, con attacchi pluridirezionali, si è costruita la testa di ponte che dalla terra del dialogo tra le parti in campo ha riportato alla terra del divide et impera.

L’alleanza trasversale sul tema della riforma del sistema finanziario internazionale che stava abbozzandosi da Tremonti a D’Alema, con il coinvolgimento di altri importanti leader europei, rappresenta il pericolo più grosso che l’oligarchia finanziaria sta correndo. Questo nemico, che nello specifico il ministro Tremonti tenta di mettere all’indice della sua politica economica parlando continuamente di “Nuova Bretton Woods”, di “sacrifici per banchieri e petrolieri”, di “speculazione come peste del 21esimo secolo”, invero, pur rappresentando il problema principale per un’economia mondiale che abbia come obbiettivo lo sviluppo economico e morale dell’umanità, ha rialzato la testa non oggi, ma in modo progressivamente più osceno, con il venir meno degli approcci rooseveltiani all’economia, che possiamo segnare con la data del 15 agosto 1971, ossia con l’abbandono degli accordi di Bretton Woods deciso di Richard Nixon.

A tentare di dare man forte a questa fazione – che come ben si comprenderà stravolge il sintetico schematismo destra-sinistra proponendo invece quello reale “repubblicani contro oligarchici” – vi è stato anche Benedetto XVI con il suo atto di accusa nei confronti della speculazione alla vigilia dell’incontro del G8 in Giappone.

Tutto ciò potrebbe rappresentare il pilastro fondante di una nuova stagione politica dove dall’austerity per la popolazione si passa alla lotta contro i fenomeni speculativi oramai imperanti sull’intera economia reale.

Per comprendere la portata di tale problema si deve tenere conto che il fenomeno della globalizzazione è rappresentato per oltre il 90% da transazioni puramente finanziarie e che il livello degli aggregati finanziari supera di almeno dieci volte il prodotto interno lordo mondiale (come dire che la ricchezza reale è sopravvalutata di almeno il 1000%!). Parlare di economia, produzione, mercati, pil, debito pubblico, ecc. senza tenere conto del mostro rappresentato dagli aggregati finanziari di radice speculativa, è come voler parlare dei pesci senza affrontare il tema del mare.

Probabilmente l’interpretazione inizialmente data dai poteri oligarchici alle ripetute affermazioni pre-elettorali di Giulio Tremonti circa la necessità di una Nuova Bretton Woods, è stata quella che l’oligarchia finanziaria inizialmente dette delle affermazioni, fin dal discorso inaugurale del 4 marzo 1933, di Franklin Delano Roosevelt: pura demagogia. La storia dimostrò allora che FDR faceva sul serio. FDR prima di essere stato decisivo per la sconfitta dei nazi-fascismi fu decisivo per imbrigliare le mani ai burattinai della grande finanza. Il ministro Tremonti, pur non avendo ancora maturato il coraggio che fu del grande presidente americano, sta tentando anch’egli di voler fare sul serio. In ogni sede, dal G8, alle sedi europei, alle sedi televisive, centra il proprio discorso politico-economico su quello che è il vero e primario problema dell’attuale economia mondiale, così come denunciato da quasi quarant’anni dall’economista e statista americano Lyndon LaRouche, la speculazione finanziaria. Fare della politica economica senza rinfilare nella sua sudicia tana l’oligarchia finanziaria è come pretendere che la gente partecipi ad una lunga maratona con un elefante sulle spalle. La soluzione a ciò non passa certo per le istituzioni finanziarie come vorrebbe Mario Draghi, quanto per accordi fra Governi sovrani.

Nel momento in cui Tremonti trova il coraggio per denunciare quello che è il vero problema dell’economia mondiale, il Governo italiano prende decisioni in favore del nucleare, mostra decisionismo sulla difficilissima questione dei rifiuti urbani, e su tutto ciò sorge un promettente dialogo con l’opposizione, ecco che colui che rappresenta nell’immaginario della maggioranza degli italiani l’artefice di questo processo, il Presidente del Consiglio Berlusconi, con perfetto timing egli diviene vittima di compromettenti intercettazioni e le pagine dei giornali cominciano ad occuparsi della sola questione giustizia; tra una valanga di provvedimenti governativi e parlamentari adottati dall’insediamento del nuovo Governo, tra energia, economia, infrastrutture, pubblica amministrazione, trasporti, le prime pagine dei giornali sono riempite da questioni inerenti la sola giustizia.

La solita operazione di guerra asimmetrica che un decennio fa colpì Bill Clinton, quando dopo aver esternato l’intenzione di lavorare per la riforma del sistema finanziario internazionale, si ritrovò sparato in faccia il caso Lewinsky.

Adesso, con una serie di attacchi a grappolo, il Governo si trova istituzionalmente solo, dall’Europa alla Magistratura, alla Presidenza della Repubblica, tutti occupati ad osservare le questioni di carattere giudiziario; nel frattempo però il consenso popolare intorno al nuovo Governo è in deciso aumento, mentre l’opposizione perde consensi.

Il rischio è una guerra fratricida dove a spuntarla saranno i soliti interessi finanziari.

Nel contesto internazionale, l’ultimo prodotto legislativo dell’oligarchia finanziaria, il Trattato di Lisbona, perde sempre più consensi: dopo l’Irlanda pure la Polonia dice no, la Repubblica Ceca è sorniona, il dibattito parlamentare in Italia si caratterizza per prese di posizione impensabili fino ad un mese fa, il Presidente della Repubblica tedesca Horst Koehler attende le decisioni della Corte costituzionale tedesca in merito ai ricorsi pendenti contro il trattato; il programma liberista del WTO alla conferenza della FAO a Roma salta grazie al no dei paesi economicamente più deboli guidati dall’Argentina; i governi, a cominciare dal Congresso USA, cominciano a fare pressioni affinché vengano prese misure contro la speculazione.

All’interno di questo scenario possono avere un ruolo determinante coloro che Franklin Roosevelt prima e le costituzioni novecentesche poi, fecero perno della loro azione: i lavoratori. In primis costoro, in quanto toccano con mano come la globalizzazione liberista tutta speculazione “e chi se ne frega della produzione”, trasformi il risultato del loro sacrificio quotidiano: carta straccia con cui ci si riesce a fare ben poco.

I media dipendono dall’oligarchia finanziaria; la stragrande maggioranza dei politici dipendono dai media. L’unico modo per far ripartire il processo giudiziario contro l’oligarchia finanziaria ed i suoi giochini speculativi, è che la gente apra gli occhi, si riappropri del proprio destino, e si schieri a favore di coloro che dimostrano di voler portare avanti questa battaglia.

In concreto, vi è la necessità che venga organizzata un’azione di massa che si contrapponga al lavaggio del cervello tentato dai media, ed in cui stanno cadendo gli ingenui. Chi comprende questo scenario ed ha a cuore il proprio destino e quello dell’umanità intera, può mettersi in gioco: leaders politici e sindacali, associazioni, semplici cittadini; la pietra angolare per il ritorno ad una politica dedita al perseguimento del bene comune resta sempre la stessa: diffondere la verità.

8 luglio 2008

Eir Strategic Alert n. 28

I moniti della BRI

"L’attuale turbolenza di mercato nei principali centri finanziari mondiali non ha precedenti nel dopoguerra. Di fronte al rischio significativo di una recessione negli Stati Uniti, cui si aggiunge il brusco aumento dell’inflazione in numerosi paesi, si sta facendo strada il timore che l’economia internazionale possa trovarsi a un qualche punto di svolta. Questo timore non è infondato."

No, questa non è una citazione di Lyndon LaRouche. E’ tratta dalle conclusioni della Relazione Annuale della Banca per i Regolamenti Internazionali, la banca centrale delle banche centrali, che è stato da poco pubblicata (http://www.bis.org/publ/arpdf/ar2008_it.htm).

Per LaRouche si tratta del "valido preavviso di un improvviso peggioramento della situazione finanziaria mondiale".

La relazione è stata scritta dall’economista capo della BRI Bill White, ed è alquanto esplicita nel menzionare i pericoli del sistema finanziario e nell’asserire che la crisi è tutt’altro che passata. "Considerati nel loro insieme, i fatti sopra descritti indicano che le difficoltà nel mercato subprime sono state l’innesco, piuttosto che la causa, degli avvenimenti destabilizzanti osservati. Essi indicano inoltre che l’entità dei problemi a venire potrebbe essere ben maggiore di quanto molti attualmente ritengano. Infine, il ruolo preminente della rapida espansione monetaria e creditizia nella spiegazione di questi avvenimenti concorda altresì con il recente aumento a livello internazionale dell’inflazione e, potenzialmente, delle aspettative inflazionistiche."

White fa notare che le banche europee sono state più colpite sui mercati immobiliari USA delle stesse banche americane, con passivi pari a 900 miliardi di dollari. Pertanto si consiglia alla BCE di trattare con estrema cura i dati perché "le statistiche possono sottovalutare la contrazione nella offerta di credito".

Rapporto segreto della banca Mondiale: la crisi alimentare provocata dai biocarburanti

Il 4 luglio il Guardian ha pubblicato stralci di un rapporto segreto della Banca Mondiale secondo cui i biocarburanti sono responsabili del 75% dell’impennata dei prezzi delle derrate alimentari. Il rapporto risale ad aprile, ma è stato tenuto segreto per evitare l’imbarazzo a Bush (per non parlare degli altri governi occidentali) che aveva dichiarato che i biocarburanti sarebbero responsabili solo del 3% di aumento del prezzo delle derrate alimentari. In effetti le conclusioni devastanti del rapporto avrebbero impresso tutt’altro tono alla Conferenza della FAO tenutasi a Roma all’inizio di giugno.

L’autore del rapporto è Don Mitchell, economista della Banca Mondiale, che respinge in blocco l’idea secondo cui l’impennata dei prezzi sarebbe da attribuire ad un aumento dei consumi alimentari di indiani e cinesi. Persino la siccità in Australia ha avuto un impatto limitato, mentre la causa decisiva del rialzo dei prezzi e della scarsità delle derrate è sostanzialmente la corsa ai biocarburanti in Europa e America.

"Senza l’aumento di produzione dei biocarburanti, le derrate globali di grano e mais non sarebbero diminuite consistentemente e l’aumento dei prezzi dovuto ad altri fattori sarebbe stato moderato", si legge nel rapporto.

Gli effetti primari descritti sono tre: Primo, il dirottamento del grano dalla tavola al serbatoio (1/3 del mais prodotto negli USA e metà degli oli vegetali europei finiscono nella benzina); "Secondo, gli agricoltori sono stati incoraggiati a dedicare i terreni alle colture per i biocarburanti e, terzo [i biocarburanti hanno], innescato la speculazione sulle granaglie, spingendo i prezzi ancora più in alto".

[Questo rapporto va preso in considerazione per quanto concerne le materie prime alimentari; la speucalazione finanziaria che vi è dietro resta però il problema fondamentale, infatti, per quanto riguarda le materie prime energetiche e minerali qui la crescita dei prezzi è dovuta non agli "orientamenti" del mercato, quanto alla sovrastante piramide speculativa che domina questi mercati. Ndr].

Effetti delle iniziative di Tremonti
sulla scena internazionale

Il ministro delle Finanze Giulio Tremonti, sostenitore della proposta della Nuova Bretton Woods e del programma del Ponte Eurasiatico di sviluppo di LaRouche, ha lanciato una serie di iniziative contro la speculazione in occasione dei vertici del G-8 e dell’UE che hanno creato un abbrivo sfavorevole all’oligarchia finanziaria anglo-olandese e che non mancheranno di sortire effetti anche sulla campagna presidenziale USA.

Nell’ultimo numero, questa newsletter ha riferito l’appello di Tremonti al vertice finanziario di Osaka del G-8 affinché si ponga fine ai flussi speculativi che spingono in alto i prezzi del petrolio e delle commodities. Due settimane dopo, la proposta di Tremonti ha ricevuto il sostegno di Robert Rubin. L’ex Segretario del Tesoro USA, così come lo stesso presidente Clinton, si era fatto promotore di "una nuova architettura finanziaria" prima che il caso Lewinsky paralizzasse la vita politica americana. Attualmente personaggio influente del partito democratico, Rubin è stato invitato a parlare ad una conferenza internazionale che si è tenuta a Roma sui rapporti USA-Europa, organizzata dall’Aspen Institute Italia, di cui Tremonti è presidente. Il Corriere della Sera ha riferito il 1 luglio che Rubin ha chiesto "più trasparenza e più controlli sui bilanci bancari aumentando i requisiti di capitale per i future". Questo coincide con la proposta di Tremonti.

Mario Draghi, per conto della finanza anglo-olandese, si è espresso contro iniziative del genere. Nel suo discorso alla conferenza dell’Aspen, il governatore di Bankitalia, che è anche presidente del Global Financial Stability Forum, ha parlato della pericolosità di interferenze sul "mercato" da parte dei governi che intedono ripristinare delle regole ed ha difeso il suo FSF come l’istituzione delegata a occuparsi di riforma del sistema finanziario.

La risposta di Tremonti è arrivata in serata. Nel corso di un’intervista televisiva ha detto a proposito del Forum di Draghi che "è come mettere i topi a guardia del formaggio". "La speculazione finanziaria" ha continuato Tremonti "la subiamo tutti, e soprattutto chi sta peggio, i più poveri." "Dobbiamo contrastare la speculazione, peste di questo principio di secolo... non è più tempo di mercati, dei mercanti, dei banchieri d’affari. Non è più tempo della tecnica. È il tempo dei governo che debbono

farsi carico della responsabilità che hanno. Occorre che ci si trovi tutti intorno a un tavolo. Basterebbe un’economia meno falsa di quella che c’è adesso, meno truccata." Il governo italiano, ha detto Tremonti, ha presentato la questione a livello di G8 e lo farà di nuovo in sede europea.

Il giorno seguente, infatti, in una seduta delle Commissioni bilancio riunite di Camera e Senato, Tremonti ha annunciato la propria decisione di chiedere all’Unione Europea di applicare l’Articolo 81 del Trattato istitutivo della Comunità europea, che prevede misure per contrastare la speculazione. L’annuncio ha provocato numerose reazioni immediate.

Ambrose Evans-Pritchard, portavoce di certi strati dell’oligarchia britannica, il 4 luglio ha scritto, con tono isterico, che la proposta di Tremonti ha il sostegno della Francia e che potrebbe effettivamente essere approvata dal Consiglio Europeo, danneggiando seriamente gli interessi di Londra. "Le decisioni sull’Articolo 81 in teoria possono essere approvate con un voto a maggioranza qualificata, annullando così un veto dei governi britannico e irlandese. Ogni tentativo del genere di limitare i mercati dei future e dei derivati finirebbe per avere grosse conseguenze sull’industria finanziaria della City di Londra e Dublino. E’ tutt’altro che chiaro se l’Inghilterra possa costituire un’alleanza capace di resistere nell’attuale clima contrario al mercato".

Il 6 luglio Tremonti ha ricevuto un formidabile sostegno dal Papa, che ha lanciato un appello ai capi di governo riuniti al G-8 "affinché al centro delle loro deliberazioni mettano i bisogni delle popolazioni più deboli e più povere, la cui vulnerabilità è oggi accresciuta a causa delle speculazioni e delle turbolenze finanziarie e dei loro effetti perversi sui prezzi degli alimenti e dell’energia".

4 luglio 2008

La globalizzazione liberista? Qualche giorno con le gambe guarite, tutta la vita con le braccia mozzate!

Claudio Giudici

Potremmo limitarci a disperate proteste contro il caro benzina come fatto dai pescatori, dai camionisti e dagli agricoltori di Parigi, dai tassisti di Madrid, dai motociclisti di Manchester, dagli allevatori in Germania, Olanda e Svizzera, dai pescatori ad Ancona e Bruxelles, dagli allevatori a Cremona. Da noi per fortuna non è ancora giunto il tempo di scendere in rivolta per le strade per il caro cibo come avvenuto già in oltre 40 nazioni. I media oscurano tali fatti ma il fallimento della globalizzazione liberista è sempre più sotto i nostri occhi.
Invece, è preferibile riflettere sulla natura della tragedia dovuta al globalizzarsi della truffa del liberismo, nonchè sulle soluzioni da attivare per ridare un futuro all’umanità.

L’ideologia liberista attraverso il metodo delle liberalizzazioni tratta l’economia allo stesso modo del medico che nell’immediato guarisce le gambe malconce (il disavanzo finanziario) del paziente, ma per farlo necessita di tagliargli gli arti superiori (i settori produttivi dell’economia reale, attraverso i tagli indiscriminati di bilancio, dalle infrastrutture, alla ricerca, alla sanità, all’istruzione, alla previdenza, impoverendo così l’intero settore produttivo). Così il paziente in un primo momento pare avere le gambe pronte all’uso, ma non ha più le braccia. Adesso come si nutrirà?

Si pensi ai continui tagli di bilancio in Italia, Francia e Germania (le locomotive dell’euro): di anno in anno qualcuno si è illuso, attraverso l’abbassamento della spesa pubblica, di essere sulla retta via per lo sviluppo economico e dunque per il risanamento finanziario, invece non è stato raggiunto né l’uno né l’altro obiettivo; l’indebitamento complessivo (in rapporto al pil) dei tre paesi è passato dal 1992 al 2008 dal 98% al 104%[1] per l’Italia, dal 40,31% al 67,54%[2] per la Germania e dal 35,28% al 64,19% per la Francia.

Di anno in anno l’illusione è stata che tenendo sotto il 3% il rapporto deficit/pil, le cose sarebbero migliorate. Invece l’indebitamento complessivo è andato sempre più peggiorando.

E con la ratifica del Trattato di Lisbona verremo ad avere la radicalizzazione ulteriore di questo distruttivo processo.

La politica dei tagli ha comportato per l’Italia il risultato di ridurre di circa il 70% la crescita della produzione industriale (passata da una media del +1,5% del 1991 a quella attuale del +0,5%); nel 2007 è stato registrato il record di mortalità imprenditoriale dal 2000, record tanto più negativo se non vi fosse stato l’apporto degli unici che ancora riescono a fare imprenditoria in Italia: cinesi, tunisini ed albanesi. Se è da vedere positivamente il fatto che questi cittadini extracomunitari si integrano nella nostra comunità attraverso l’iniziativa economica, è invece preoccupante il fatto che soltanto le loro condizioni lavorative ed i loro più bassi tenori di vita, consentono di ritenere meritevoli i bassi margini che il fare impresa in Italia oramai consente. In particolare la mortalità ha riguardato la piccola imprenditoria italiana. Ora, in presenza di una costante delocalizzazione e chiusura di fabbriche, quegli ex piccoli imprenditori cosa andranno a fare?

L’ideologia liberista e le liberalizzazioni che anche in sede di Conferenza FAO i paesi più forti si sono ostinati a voler richiedere, sono una truffa; i malconci lavoratori del mondo occidentale, così come i poveri affamati dei paesi in via di sviluppo, lo hanno capito da tempo. Mentre gli yes men, politici od intellettuali che siano, si ostinano a richiedere mercati sempre più liberi, la gente comune pare avere compreso il “giochetto”: i processi di liberalizzazione aprono i mercati ad una concorrenza sfrenata; da essa ne esce vincitore chi è finanziariamente più forte, chi può permettersi di sopportare fasi di bassi guadagni; gli altri spariscono. Non è un caso che alla recente Conferenza FAO i paesi ricchi volessero liberalizzare i mercati agricoli, mentre i paesi più poveri si siano opposti imponendo che dalla dichiarazione finale fosse tolto il divieto di adozione di politiche protezionistiche.

Vi sono poi quei settori di megaoligopolio dove di concorrenza non si è mai sentito parlare: banche, petrolio, sementi. Di fronte all’esplosione del prezzo del petrolio e dei generi alimentari, provocato dalle politiche speculative rafforzate dalle banche centrali, gli yes men continuano spudoratamente a chiedere la concorrenza per i promotori finanziari, per i benzinai o per gli agricoltori (cosa diversa rispetto a Mr. Morgan, Mr. Shell, o Mr. Monsanto). Sarebbe comunque fumo negl’occhi parlare di concorrenza in questi settori; è da ripetere: le liberalizzazioni in un’economia finanziarizzata agevolano i concentramenti di settore nelle mani del più forte.

Le politiche economiche liberiste, così come imposte dal Fondo Monetario Internazionale o dall’Organizzazione Mondiale del Commercio (WTO), o dal Trattato di Maastricht attraverso i parametri del “patto di stabilità”, sono l’applicazione in economia dell’ideologia del liberismo.

Si crede di risolvere i problemi economici creando una sfrenata concorrenza in settori del terziario tipo quello commerciale o quello dei servizi di trasporto. Torte che già erano in fase d’impoverimento a causa del costante aumento dei costi di gestione, si pretende che vengano spartite tra un nuovo indeterminato numero di operatori, la cui quantità la decide il “libero” mercato, piuttosto che una valutazione intelligente degli organi preposti al perseguimento ed alla tutela del bene comune con primo riguardo al lavoro, così come sancito dall’art. 1 della nostra Costituzione: “L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro”.

Lo sviluppo economico non lo si crea spartendo torte tra un sempre maggior numero di operatori, ma aumentando il numero delle torte dove impiegare la nuova forza lavoro. Per farlo è necessario tornare a politiche economiche dirette dallo Stato e non dal “libero” mercato. Solo con il ruolo propulsivo statale nel campo infrastrutturale, dell’industria e della ricerca è possibile avere un tessuto imprenditoriale privato in constante sviluppo e la creazione di posti di lavoro dignitosi.

La stessa questione dell’evasione fiscale, oltre alla demagogia, mostra tutta la distruttività delle liberalizzazioni. La mortalità imprenditoriale registrata dimostra che il livello di concorrenzialità radicale creato ha trasformato l’evasione nell’unico modo per sopravvivere (non per arricchirsi!). Se si colpisce quella, il piccolo imprenditore chiude! Per esempio in una città turistica come Firenze, nel 2006 vi è stato un saldo negativo delle attività di commercio al dettaglio di -253, e nel 2007 questo dato si è aggravato con -521 unità! La tanto declamata lotta all’evasione mette fuori dal mondo del lavoro i piccoli, mentre nel frattempo si prevedono forme di defiscalizzazione per i megaprofitti delle banche!

L’Eurosistema introdotto col Trattato di Maastricht ha cementato il sistema economico del “doppio standard” avviato nel ’71 con l’abbattimento degli accordi di Bretton Woods: concorrenzialità estrema nei settori ad alto tasso di piccola imprenditoria; protezione di fatto per le megaconcentrazioni oligopolistiche.

Nel settore dei taxi le influenze liberiste stanno verificandosi nel seguente modo: a cospetto di una riduzione del lavoro (-9% annuale in maggio) e di un aumento iperinflazionistico del prezzo del diesel del 30,8% su base annuale, le amministrazioni più irresponsabili hanno provveduto ad emettere licenze di noleggio con conducente in modo indiscriminato, e non in base alle effettive esigenze. (E l’Anci o le Regioni invece di coordinare che fanno?). Mancando il lavoro, stiamo assistendo a fenomeni di illegalità costante da parte dei noleggiatori. Il fenomeno oltre che sui lavoratori si ripercuote sui consumatori a cui, proprio a causa della carenza di lavoro, vengono praticati prezzi arbitrari con ricarichi anche di oltre il 300% (!) sulle tariffe ufficiali. Chi dovrebbe essere preposto a controllare, a fronte di un fenomeno che sta dilagando, può fare ben poco vista la carenza di personale. D’altra parte assumere nuovi agenti di polizia amministrativa non si può, perché la spesa pubblica non può essere incrementata (!).

Questa nefasta idea per cui i processi relazionali umani siano guidati dalla sola libertà e dai suoi derivati (liberismo, liberalizzazioni, libertarismo, ecc.) è in realtà l’apologia dell’arbitrio del più forte; in economia come in altri settori della vita. Lo stesso problema sicurezza è conseguenza del medesimo approccio liberticida ai flussi migratori, a cui si affianca l’ispirazione liberista degli Accordi di Schengen. Maree di cittadini extracomunitari e non, in cerca di lavoro, si spostano dove vi è domanda di lavoro. E visto il deficit demografico dei paesi industrializzati l’immigrazione rappresenta una risorsa, ma se controllata in funzione delle opportunità lavorative che possiamo offrire. Senza controllo alcuno però la grande impresa trae vantaggio dall’enorme offerta di manodopera che si crea, per assumere alle condizioni che più gli aggrada. Coloro che non trovano lavoro “devono” dedicarsi all’illegalità. Anche per questa gente in difficoltà nelle loro terre, la soluzione non passa per un approccio liberista alla questione, quanto per autentici accordi internazionali che mirino al bene comune.

Se ci rifacciamo al dettato della nostra Costituzione, ed all’approccio che fu del grande presidente americano Franklin Roosevelt, abbandonando immediatamente l’ideologia liberista che rimette alla “legge del mercato” piuttosto che all’ingegno umano la risoluzione dei problemi dell’umanità, possiamo risolvere il problema di fondo della dittatura della speculazione su tutta la società, dell’iperinflazione su alimenti ed energia, della carenza di lavoro dignitoso.

Abbiamo dunque bisogno che il Governo si adoperi per:

  1. lo scioglimento dell’Organizzazione mondiale del commercio (Wto) che attraverso la sola legge del libero commercio prevarica i diritti della persona umana;
  2. la celere convocazione di una “conferenza finanziaria mondiale” (o Nuova Bretton Woods così come ideata e proposta da quasi vent’anni dall’economista americano Lyndon LaRouche) per un nuovo sistema monetario e finanziario ed il ripristino dei sistemi di banca nazionale che si riapproprino della funzione sovrana del credito pubblico, attraverso cui porre la base per lo sviluppo economico di tutti i popoli del pianeta;
  3. il rigetto del ratificando Trattato di Lisbona;
  4. il raddoppio della produzione agricola globale;
  5. il riavvio delle politiche energetiche nucleari per superare i diktat “della legge del mercato fatta dai petrolieri” e risolvere il problema energetico globale;
  6. il lancio di progetti infrastrutturali al più alto livello tecnologico-scientifico nei settori delle vie di comunicazione, dell’agricoltura, della sanità, dell’istruzione, affinché intorno ad essi possa riprendere vita l’iniziativa economica.

Tutto ciò vorrebbe dire risanare dalle fondamenta l’attuale modello economico imperiale (l’impero dei controllori della finanza, l’impero dei controllori dell’energia), e reinstaurare una comunità di popoli dediti alla sempre più efficiente produzione di beni, al fine di poter ridare spazio alla vera natura umana che è quella che ci inclina alla conoscenza ed alla creazione.



[1] Per quanto riguarda l’Italia 8 punti percentuali di riduzione del debito complessivo sono derivati dagli introiti ottenuti dagli smobilizzi e privatizzazioni del periodo 1992-2000, di perle dell’imprenditoria pubblica come Eni, Enel, Telecom, Imi, Credit, Comit, piuttosto che dal complessivo aumento della produttività nazionale. Quel debito sarebbe altrimenti di almeno il 113%!

[2] I dati di Germania e Francia si riferiscono al 2006.

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