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Mistificare Benedetto XVI, un mix tra mala fede e ignoranza

 

Se dalla lettura delle sole 33 parole, definite dello strappo con l’Islam, il discorso del 12 settembre scorso a Regensburg, risulta chiaramente orientato a rompere ogni tipo di dialogo col mondo islamico, la completa analisi delle quasi 6800 parole dell’intero discorso pronunciato da Benedetto XVI, offre un tutt’altro senso del pensiero che la Chiesa Cattolica esterna col suo primo rappresentante. Per di più, questo discorso non può essere inteso come una monade a sé stante, bensì come parte di un’analisi cominciata qualche giorno prima durante il viaggio in Germania, e fra i cui pilastri vi è l’attacco all’occidente materialista, relativista, senza Dio.

Il sunto del pensiero di Benedetto XVI, alla luce di ciò è da intendersi nel seguente modo: vogliamo un dialogo vero sia con l’Islam che con il mondo occidentale, da cui non ci sentiamo rappresentati. Tuttavia, per avere questo dialogo, non siamo disposti ad accettare un pensiero religioso in cui domini la violenza (questo è riferito alle interpretazioni integraliste e scorrette del Corano); non siamo disposti ad accettare una concezione della religione disancorata da quella della Ragione (ciò è riferito anche a quelle tendenze che s’inseriscono nella tradizione cattolica, in particolare tardo medioevale, dove la volontà di Dio non ha legame con un principio di ragione intelleggibile all’uomo); non siamo disposti ad accettare in chiave dicotomica il rapporto tra ragione e fede (ciò è indirizzato al mondo occidentale in particolare), poiché una ragione intesa solo come realtà empiricamente dimostrabile, chiude le porte, per esempio, al mondo dei principi, dei valori, che, invece, sono altrettanto frutto della Ragione correttamente intesa.

 


25.09.2006 – Il discorso di Regensburg di Benedetto XVI ha rappresentato un’elaborazione di pensiero di una profondità assoluta. Purtuttavia, il Santo Padre, non pare avere tenuto conto di due aspetti: 1) come funzionano i mass media e cosa essi sono; 2) la complessità non rientra nel modello culturale odierno della settorialità del sapere, per cui un discorso complesso come quello, di ben 6 pagine e non delle sole tre righe su cui si è centrato il dibattito (!), produce difficilmente frutti a cospetto di uditori che rimettano la loro comprensione delle cose a ciò che dettano i mass media.

Circa il primo punto, i mass media rispondono al diktat dell’“auditel” da una parte, e a quello di chi li detiene dall’altra. Dunque, laddove la cultura di massa sia una cultura di superficie, che ha in odio la complessità a causa della sudorazione che essa provoca in chi ascolta, è ovvio che il mass media a ciò cerca di adeguarsi, rendendo semplicistico ciò che invece è molto complesso. Nel caso in specie, dal discorso di Regensburg sono stati estrapolati i frammenti maggiormente accessibili, tralasciando l’intera impalcatura concettuale della lectio magistralis.

Tuttavia, i mass media rispondono anche ai diktat di chi li detiene: grandi imprese, o meglio i grandi centri finanziari da cui quelle grandi imprese dipendono a causa dell’oramai fisiologico indebitamento ultra-merito da cui in modo vitale dipendono. Come dimostra la realtà empirica, nello stato di abbrutimento intellettivo in cui viene tenuta la maggior parte della popolazione mondiale, anche in occidente, dove la stessa istruzione oramai è funzionale alla creazione di passiva manodopera a basso costo, piuttosto che di originali pensatori, chi tira le redini del sistema culturale – i mass media oggi – ha interesse a rigettare tutto ciò che è complesso e profondo.

A riguardo del secondo punto, la diffusa ignoranza, o nella migliore delle ipotesi non consapevolezza – nel senso di non sapere di sapere – , in merito ad una corretta concezione dell’uomo e della natura, ha fatto sì che chi non era destinatario di quel discorso si dilettasse a criticarne la globalità dello stesso pur non avendolo interamente letto nella peggiore delle ipotesi, o non avendolo compreso nella portata dello stesso, nella migliore.

Importanti editorialisti italiani, per esempio, hanno fatto il gioco dello scontro di civiltà che, loro sì!, stanno contribuendo a fomentare. Se, infatti, da un lato, tra i relativisti, che non possono comprendere quel discorso a causa di una profonda ignoranza epistemologica, vi è stato anche chi come Eugenio Scalfari o non lo ha proprio capito attribuendo al pensiero del Papa ciò che lui stesso denunciava come errore – la concezione volontarista di Dio, da parte di Duns Scoto, per esempio – o lo ha voluto volontariamente mistificare tanto pieno di falsità è stato il suo editoriale; dall’altro lato, tra i fondamentalisti, vi è stato chi ha innalzato il Papa a condottiero della crociata cristiana contro la Jihad islamica.

Se il discorso di Regensburg sferra più colpi concettuali contro coloro che ho definito relativisti – d’altra parte ampliando l’analisi che già fu di Giovanni Paolo II con Fides et Ratio – , vari precedenti interventi di Benedetto XVI prendevano di mira chi dimentica che Dio prima di tutto è Amore – si pensi in particolare all’enciclica Deus Caritas Est. Questi ultimi sono i fondamentalisti di qualsiasi religione, cattolica compresa.

Bendetto XVI con questo discorso ripercorre il binario del dialogo ecumenico ispirato dalla luce del platonismo. S’immette cioè su quella strada che durante il Concilio di Firenze del 1439, portò all’incontro tra Chiesa Latina e Chiesa Greca. Le due chiese erano rappresentate da due platonici, il Cardinale Nicola Cusano e Giorgio Gemisto Pletone. I due filosofi fecero leva sul concetto platonico dell’“Uno” e dei “Molti” per pervenire a quel dialogo sincero e vero tra le culture a cui ha accennato anche il Santo Padre. Vi è un’idea prima (Dio) che si manifesta nella realtà sensibile (le varie religioni); dobbiamo adoperarci, nonostante le nostre diversità, affinché quell’idea prima sia pienamente scoperta. Ciò renderà come irrilevanti le differenze di superficie. Così fu utilizzata dai due rinascimentali la filosofia platonica per giungere ad un vero dialogo tra le culture.

Ecco perché diviene fondamentale una concezione del divino in stretto rapporto con la Ragione. La Ragione, grazie alla sua intelleggibilità, è così l’elemento comune, su cui si può ergere il dialogo.

Bendetto XVI, infatti, ha denunciato la deellenizzazione del cristianesimo, facendo riferimento al platonismo come ad una delle due gambe della odierna concezione della ragione (“la struttura matematica della materia, la sua per così dire razionalità intrinseca, che rende possibile comprenderla ed usarla nella sua efficacia operativa”), ed ha citato un passaggio del Fedone di Platone, l’opera con cui il filosofo greco dà dimostrazione dell’immortalità dell’anima (LIV-LVII).

Aprendo una parentesi, è interessante notare come nella tradizione del dialogo tra le culture (religioni) s’inserisca anche quel Trattato di Westfalia del 1647-48 che pose fine alle guerre di religione della prima fase post-rinascimentale. Oggi, il Trattato di Westfalia, pilastro del diritto internazionale, è stato fatto oggetto di accusa da personaggi come Tony Blair, Tommaso Padoa Schioppa, Toni Negri, George Shultz, ma il principio della comunanza di interessi che i popoli devono tra loro trovare instaurando un dialogo, resta un principio universale.

Già nella sua prima enciclica, Deus Caritas est, Benedetto XVI fece più volte riferimento a Platone.

E’ dunque chiaro che il Pontefice ha inteso avviare un dialogo vero, ossia senza rinnegare quelle conquiste che l’umanità nella sua storia ha già fatto: Dio non può non essere Ragione dice ad alcune frange dell’islamismo; la Ragione non può fondarsi solo su un principio fisico dimostrabile (“a ciò che è verificabile con l’esperimento”), dice all’Occidente post-illuminista, ma deve aprirsi anche a ciò che va oltre l’empiricità, come possono essere quelle idee innate di amore, verità, giustizia, libertà, fratellanza (“Non ritiro, non critica negativa è dunque l’intenzione; si tratta invece di un allargamento del nostro concetto di ragione e dell’uso di essa.”).

 

 

Claudio Giudici

giudici15@interfree.it


 

Pubblicato il 25/9/2006 alle 9.17 nella rubrica Filosofia.

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