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Presidente Prodi, siamo noi i matti?

 

Presidente Prodi, ma lei, Fassino, D’Alema, Rutelli, voi che dovreste rappresentare la leadership del Paese, siete sicuri di perseguire il Bene Comune, o piuttosto celate la vostra complicità ad un sistema economico-finanziario internazionale profondamente ingiusto – i cui tentacoli soffocano tutto il pianeta, Italia compresa – dietro istanze moralistiche che promettono di giorno in giorno soltanto la distruzione dello Stato Sociale? Avete denunciato il fatto che per la prima volta le generazioni future hanno solo una sicurezza: stare peggio di quelle dei loro padri. Bene, state lottando contro ciò, oppure vi state adeguando all’agenda che i circoli finanziari pretendono di imporre?

Lei che ci dà di matti, dopo che chi l’aveva preceduta ci aveva dato di “coglioni”, non si chiede perché è dagli anni ’70, con accelerazioni gravissime tra il ’92 ed il 2006, che il potere d’acquisto delle famiglie cala? Si ricordi che è dal ’74 che siamo sotto le politiche rigoriste, ed il risultato, da noi come in ogni altra parte del pianeta, è sempre stato quello di impoverire i tenori di vita della popolazione. Non si chiede perché nonostante da quegli anni ci stiate tassando in modo sempre più vergognoso, quasi steste emulando le oscenità siracusane denunciate da Aristotele ne La Politica, di Stato Sociale ce ne date sempre meno? Perché fino agli anni ’70 un padre riusciva a mantenere la famiglia col proprio stipendio, ed oggi moglie e marito assieme hanno difficoltà ad arrivare a fine mese? Colpa di Berlusconi? Non ci dica questo, lei che dovrebbe capire di economia. Economia reale o fisica, ed economia virtuale, finanziaria o speculativa, non le dicono niente? Faccia l’economista, non il contabile! Abbia rispetto della nostra intelligenza. Noi ci siamo fidati di voi! Almeno lei che ha avuto la pretesa di parlarci di Morale prima delle elezioni, sia morale e rimetta il Paese sui binari della nostra Costituzione repubblicana, piuttosto che su quelli dell’oligarchismo.

Esca, insieme ai suoi colleghi, dalla confort zone che vi dà l’illusione di agire “per il bene dell’Italia”, come dice il titolo del ridicolo – almeno nel momento in cui pretende di essere utile a rilanciare lo sviluppo – programma babelico dell’Unione!

Nel pianeta si sta risvegliando un sentimento di giustizia come quello che salvò gli Stati Uniti dalle disgrazie dittatoriali degli anni ’20-‘40, quando quel Paese ebbe la fortuna di finire nelle mani del grande – come lo chiamavano gli stessi costituenti italiani – Presidente Franklin Delano Roosevelt. L’America Latina, con Argentina e Brasile in primis, ci sta dando la prova che divincolarsi dall’ambiente controllato del “free trade” del Fondo monetario internazionale e di Maastricht, per passare ad un “fair trade” come insegnano le più elevate concezioni umanistiche, è possibile.

Io sono giovane, e l’istanza moralistica per cui i tagli sarebbero necessitati dall’esigenza di tutelare la mia generazione, attacca con ben pochi dei miei coetanei. Nel ’92, quando il Presidente Amato rilasciò quel famoso discorso di fronte al Parlamento, avevo solo sedici anni, ma quei pochi anni di vita vissuta mi bastarono per comprendere che si preparava per la gente un periodo di grandissima difficoltà che avrebbe portato all’abbattimento incostituzionale dello Stato Sociale – e non si celi, lei con tutta quell’intellighenzia a cui sola, non a caso, è concesso l’accesso ai mass media, dietro l’art. 11 della Costituzione! Quell’articolo non vi consente di eludere la forza e la verità insita nei primi quattro articoli della Costituzione.

Il suo programma, quello che io ho votato per evitare di sostenere chi è complice delle ridicole guerre guerreggiate – quelle finanziarie le sta sostenendo anche lei! – orchestrate dai globalizzatori anglo-statunitensi, parlava di “cambio di paradigma”. Dalla lettura del programma si evinceva come ovvio che la altisonante formula era fine a sé stessa, visto che poi era tutto un parlare di liberalizzazione e finanziarizzazione. Quel liberismo che i padri costituenti americani combatterono con tutte le loro forze; quel liberismo che i padri costituenti italiani hanno rifiutato in modo sistematico con la Costituzione del ’48. Ma il nuovo ordine instauratosi con l’uccisione di John Fitzgerald Kennedy e con l’abbattimento degli accordi di Bretton Woods, impone a chi non lotta per il Bene Comune, ma per il proprio narcisismo, di giocherellare con la Costituzione e con la verità della storia.

Si unisca a Kirchner, si unisca a Lula, e si unisca anche alla leadership dell’innominato Lyndon LaRouche, e ridia vera speranza alle generazioni future, investendo seriamente le sue energie psico-fisiche, ed i poteri che la Costituzione le dà, sullo sviluppo tecnologico-scientifico del Paese e sull’instaurazione di un più giusto sistema economico-finanziario internazionale!

Pubblicato il 12/11/2006 alle 16.17 nella rubrica Politica.

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