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Enrico Mattei deve rivivere, ma i giovani della Margherita sono vivi?

3 dicembre 2006

Mercoledì scorso a Roma presso l’Auditorium dell'Associazione Nazionale Mutilati ed Invalidi di Guerra, si è celebrato il centenario della nascita di Enrico Mattei. Alla manifestazione hanno partecipato, tra gli altri, i senatori Giulio Andreotti ed Emilio Colombo, l’On. Giovanni Galloni e l’Ing. Giuseppe Accorinti. A partecipare sono state quasi duecento persone, ma l’età media era forse superiore ai settant’anni. Per i pochi giovani presenti, l’iniziativa ha avuto più un sapore nostalgico, di rimembranza di un passato che non c’è più, piuttosto che di augurio per un futuro che dobbiamo fare in modo che torni presto.

Se il Sen. Colombo ha ricordato i valori della solidarietà e dell’interventismo che hanno ispirato tutta l’azione di Mattei, e che costituzionalmente obbligherebbero i politici italiani, l’Ing. Accorinti ha ricordato la vergogna, dell’Italia tutta, che ha fatto passare nel silenzio la sentenza del Tribunale di Pavia che ha riconosciuto la scomparsa di Mattei come non dovuta ad un semplice incidente.

Riscoprire Mattei, ed in particolare i principi che ne ispiravano l’azione politica, vorrebbe dire mettere sotto accusa la politica italiana degli ultimi trent’anni, compresa quella odierna. Non mi riferisco tanto alla questione relativa alla corruzione politica – cosa per cui lo stesso Mattei è stato vigliaccamente tirato in ballo decontestualizzando, con le solite tecniche sofistiche degli pseudo intellettuali, il suo celebre paragone tra partiti e taxi – quanto ai principi della sovranità nazionale, dell’indipendenza energetica, della crescita della produzione fisica nell’economia, dell’anticolonialismo, del solidarismo nazionale ed internazionale, tutte questioni facenti parte di quella tradizione rooseveltiana oggi odiata o solo simulata. Oggi, la sovranità nazionale è stata sostituita con l’indipendenza della banca centrale, punta di diamante di quel monetarismo che con i suoi parametri contabilistici, impedisce efficaci azioni di sviluppo centrate su investimenti nelle infrastrutture e nella ricerca tecnologico-scientifica; ma è stata sostituita anche dalla conditionality del Fmi, dai pareri fasulli delle agenzie private di rating, dal liberoscambismo del Wto. L’idea dell’indipendenza energetica è stata trasformata in una cieca campagna antinucleare, che illude l’opinione pubblica che energia solare, eolica e biomasse, abbiano flussi di densità energetica tali da mandare avanti una nazione industrializzata; la crescita della produzione fisica è stata trasformata in crescita dei profitti finanziari; l’anticolonialismo in globalizzazione colonialista; il solidarismo a livello nazionale è diventato progressivo aumento dell’imposizione fiscale indiretta, mentre a livello internazionale è stato trasformato in un sistema finanziario ingiusto capace di soggiogare intere nazioni sovrane, dove il gioco consiste nel concedere prestiti da una parte, e nel condizionare questi ultimi a politiche di taglio dell’economia fisica, contraendo le spese per infrastrutture leggere e pesanti e deindustrializzando, col risultato inevitabile che le capacità produttive del paese beneficiario si contraggono, con però sulle spalle un sempre maggior debito.

Ma riscoprire Mattei vorrebbe dire riscoprire De Gasperi, La Pira e l’intera Costituzione, oggi pallidissima ombra formalista di quello che era – ad usurpationem vetustatis avrebbe detto Cicerone.

Non è infatti un caso che durante la celebrazione del centenario della nascita di Mattei, sia arrivato il solo saluto del Presidente della Repubblica, Napolitano, mentre nessun leader di nessuno degli schieramenti ha partecipato all’iniziativa. Il parteciparvi non avrebbe rappresentato un bel segnale per i centri finanziari che sponsorizzano le campagne elettorali?

Una base elettorale giovanile – presumibilmente, almeno lei, non ancora troppo lavata nel cervello – che ambisca ad un futuro migliore di quello attuale, non può esimersi da un atteggiamento critico nei confronti di chi fino ad oggi, dal cambio di paradigma avvenuto con gli omicidi di Mattei, dei fratelli Kennedy e di Martin Luther King, ci ha traghettato nell’attuale penosa situazione italiana, all’interno di un mondo dove lo scontro di civiltà è ogni giorno che passa sempre più realtà, ed interi continenti hanno difficoltà a sopravvivere, col complice silenzio di chi nella migliore delle ipotesi manifesta contro le guerre guerreggiate ma mai contro le ben più genocide guerre finanziarie. Chi oggi ci guida, è espressione di quel modello culturale che ha accettato e partecipato, direttamente o meno, a tutto questo. Com’è possibile fidarci di leader che non denunciano mai tali misfatti, e che con l’azione non si prodigano, nella più piena tradizione rooseveltiana, matteiana, kennediana, lapiriana, per risolverli? Credo che ciò sia possibile perché la moralità che contraddistingue la stessa base elettorale è commisurabile con quel tipo di leader. Si tratta di una sorta d’impotenza morale che fa accettare di tutto. E non si tratta di semplice ignoranza, poiché anche ciò che non è ignorato, ma sotto gli occhi di tutti, viene impotentemente accettato. Prendiamo per esempio alcune questioni interne alla Margherita: pessimo risultato elettorale alle ultime politiche; scandalo delle tessere elettorali finte. Tutto ciò, a prescindere dalle simpatie che uno possa avere per il leader che guida un partito, non sarebbe sufficiente per richiederne le dimissioni?

Nonostante questo, chiediamo spazio alle dirigenze anziane, completamente dimentichi dell’adagio confuciano per cui la preoccupazione non deve vertere sul non venire impiegati, quanto sull’essere in grado di venire impiegati.

E’ infine interessante notare che l’iniziativa di celebrazione del centenario della nascita di Enrico Mattei, è stata pubblicizzata da quel Vittorio Alberti che, unico tra i coordinatori dell’esecutivo giovanile della Margherita, mostrava segni di vitalità, e che invece è stato “eliminato” dalle dirigenze.

 

 Claudio Giudici

(La seguente lettera è stata fatta girare tra i giovani della Margherita ed in generale all'interno del partito della Margherita.)

Pubblicato il 8/12/2006 alle 18.35 nella rubrica Politica.

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