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Il Dr. Frank e la Verità

Le affermazioni del 23 gennaio scorso, alla vigilia del discorso sullo Stato dell’Unione di Bush, dello psichiatra Dr. Justin Frank, sono da intendersi – senza con questo poter essere accusato di banalizzazione – come un ammonimento dalla portata ben più ampia rispetto allo stretto contesto, ed ai due personaggi, Bush e Cheney, a cui esse nello specifico si riferiscono.
Il Dr. Frank afferma:
“Bush è psicologicamente incapace di cambiare. Il motivo è che qualunque cambiamento, è una minaccia alla sua struttura personale, una struttura controllata dalla sua profonda paura delle umiliazioni e dei crolli emotivi.”
Questo frammento del suo discorso è perfettamente traslabile al vizio culturale diffusissimo, che più nel profondo di quanto possa aver fatto lo stesso Dr. Frank, è attribuibile ad una divinizzazione di sé stessi. Questa divinizzazione è tanto più falsa quanto più è associata ad un’idea di fissità, di staticità. Si tratta dello stesso vizio di fondo che domina i sistemi di trading finanziario, adoperati da tutti gli hedge funds che pirateggiano per il mondo fagocitando l’economia produttiva, e la cui attendibilità può essere al massimo attesa nel brevissimo periodo. Questo modello culturale, che potremmo chiamare della “divinizzazione di sé stessi”, difatti, è un modello destinato ad un apparente successo nel brevissimo periodo. Già nel dopo domani, manifesta tutta la sua distruttività. Questa divinizzazione di sé stessi, che più genericamente rappresenta un vero e proprio problema sociale, impedisce ai più di riconoscere i propri errori, o di mettersi semplicemente in discussione. Essa, è figlia dell’assenza di amore per la Verità. Il rilievo più immediato che deriva da questa Verità, come magistralmente spiega il Cardinale Nicola Cusano ne La dotta ignoranza, è che l’uomo non è Dio. Il modo più efficace per l’uomo di avvicinarsi, in termini asintotici, a Dio, è riconoscere la sua diversa ontologia da Dio e riconoscere l’esistenza di una Verità, che è essa stessa parte di Dio. Questa Verità, secondo la metafora del Cusano, è accessibile all’uomo così come un poligono può sempre più puntualmente inscriversi in un cerchio fino ad approssimarlo, secondo quanto risulterà al fallace occhio umano, in modo coincidente. Tuttavia, nel rispetto delle due diverse ontologie del poligono e del cerchio, più il poligono si inscrive in modo perfetto nel cerchio, e più angoli ha. Quanti angoli ha invece il cerchio? Nessuno ovviamente. Ma a questo punto l’imperante modello relativista, che in un modo o nell’altro tutti noi ha più volte scheggiato, vista la sua diffusione nell’apparato culturale, dalla scuola ai media, suggerirà a chi ama la critica – ma non troppo da fare la critica della critica guidato però, secondo l’approccio socratico, dal solo obiettivo di perseguire il Bene – la seguente domanda: “Perché credere ad una verità? Non basterebbe non ritenersi Dio, senza dover credere a nessuna verità?” A questo tipo di domanda, apparentemente innocua, ma in realtà portatrice di distruzione come dimostrano i nostri giorni frutto della negazione dell’esistenza della Verità, avrebbe risposto Socrate, come d’altra parte fa ne La Repubblica in merito alla giustizia, in questo modo: “Caro amico mio, quando ti viene insegnata la geometria, tu metti in discussione il fatto che esista un cerchio, esista un quadrato, esista un rettangolo? Evidentemente no. Tuttavia, questi non esistono, se non nella nostra mente, ma nella realtà, nessun uomo, anche con il più perfetto strumento, potrebbe disegnare, nonostante all’occhio appaia tale, un cerchio perfetto, un quadrato od un rettangolo perfetto. Il più perfetto dei compassi, infatti, non sarebbe così perfetto da non subire anche il seppur minimo gioco della punta su cui poggia. L’altra punta, poi, quella che traccia la linea circolare, subisce anche seppur impercettibilmente un consumo dovuto all’attrito col piano su cui passa, ed anche all’aria. Così, se esistesse un misuratore divino, questo rileverebbe la sua non perfezione. Di ciò, con buona probabilità non ti eri accorto, perché fin da quando eri in tenera età il cerchio e tutte le altre figure perfette della geometria ti sono state insegnate come esistenti, ed il tuo occhio continuamente si è ingannato nel vederle, rafforzando quell’idea sbagliata. Nonostante tutto ciò, però, questa tua credenza, che ora sicuramente è più consapevole, e distingue ciò che esiste nel mondo delle idee da ciò che esiste nel mondo sensibile, reale, ti ha aiutato nel tuo vivere quotidiano. Pensiamo infatti a come l’idea del cerchio sia stata utile per creare le ruote. Anch’esse non sono perfettamente circolari, nonostante al nostro occhio appaiono tali, ma ci sono ugualmente utili e migliorano la nostra vita, velocizzando e rendendo meno faticoso il trasporto, lasciandoci così maggior tempo da dedicare allo studio ed agli affetti. Alla luce di tutto questo, ti sarà ora chiaro perché sia importante credere all’esistenza della Verità: essa, nonostante non ci sia pienamente accessibile, è purtuttavia l’unico modo per incanalarci lungo la strada del meglio, del Bene. Credere alla Verità comporta come primo consapevole atto, l’umiltà di non ritenersi Dio. Non ritenersi Dio è già un primo passo per stare nella Verità. Da tutto ciò si evince che la Verità non ci è perfettamente conoscibile, poiché altrimenti saremmo Dio. Non credere alla Verità, come si è visto sopra, vuol dire non credere che ci sia qualcosa di meglio, di più perfetto – ma qualcosa di meglio, di più perfetto, c’è sempre, perché altrimenti saremmo di fronte alla perfezione stessa, e la perfezione può essere solo Dio. Non credere di poter fare meglio, di poter fare un qualcosa di più perfetto, vuol dire allora, sempre alla luce di quanto visto prima, non essere nemmeno uomini, infatti, avevamo detto che Dio è la perfezione e la Verità, l’uomo, invece, colui che verso questa perfezione e questa Verità può adoperarsi, senza con questo integrarla perfettamente. Se l’uomo non riconosce di poter fare neanche ciò, ecco che è allora semplicemente un animale. La storia, però, ci dimostra che l’uomo non è semplicemente un animale, poiché a differenza di quest’ultimo, costantemente, intervallato anche da brutali pause, si migliora.
Dunque, migliorarsi continuamente è la Verità accessibile all’uomo.

Pubblicato il 4/2/2007 alle 19.9 nella rubrica Filosofia.

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