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La pericolosa ingenuità del Ministro Damiano

08.03.2007

Martedì sera durante la trasmissione di Rai3, Ballarò, abbiamo assistito alla solita sfilata di bellezza che costantemente impegna i politici che si presentano in televisione. Se un On. Prestigiacomo, tanta è la maleducazione e strafottenza in cui spesso cade, risulta non credibile a prescindere, personaggi come il Ministro Damiano ed il Ministro Rosy Bindi, a causa della loro apparente serietà, risultano essere di grande pericolosità, se poi la sostanza di ciò che dicono non corrisponde alla forma ostentata.

Durante quella trasmissione, il Ministro Damiano ha rivolto ai lavoratori, per la seconda volta nell’arco di una ventina di giorni, l’invito a trasferire i contributi previdenziali verso i fondi pensione. Tutti convenivano con lui: il Ministro Rosy Bindi, che di fronte al dubbio se fossero cosa buona o meno, le proprie asserzioni le suffragava, tanta era la debolezza delle argomentazioni di fondo, affermando che nessuno poteva avere interesse ad avere un futuro di pensionati poveri (approcciandosi con questo modo fideistico alle questioni, capiamo come abbiamo fatto a ritrovarci con una popolazione la cui capacità d’acquisto reale si è impoverita del 50% durante i soli anni ’90, e ben di più dai primi anni ’70 ad oggi); l’On. Prestigiacomo ed il Senatore Baldassarri, erano anch’essi concordi sulla bontà dello strumento del fondo pensione.

 

Il Ministro Damiano, molto probabilmente in buona fede, ha fatto un passo in più suggerendo ai giovani di scegliere sì il fondo pensione, ma nella fattispecie dell’opzione a maggior rischio (quella azionaria). Suffragava la sua presa di posizione, rifacendosi a ciò che dicono gli analisti, ossia che nei “30-40 anni, il mercato azionario paga più di quello obbligazionario”. Il Ministro Damiano forse non conosce la denuncia fatta da parte dell'associazione dei consumatori Adusbef, basata anche su uno studio del Movimento Solidarietà, ripresa dal Wall Street Journal-ANSA il 12 novembre che titola: “Opinioni: il 90% dei consigli delle agenzie di rating sono bufale!” (http://movisol.org/znews218.htm).

Le asserzioni del Ministro, che insieme a quelle dei suoi onorevoli colleghi presenti a Ballarò portavano indubbiamente a concludere che questi fondi pensione sono proprio una bella cosa – soprattutto per noi giovani, se scegliamo le formule un po’ più rischiose come l’investimento azionario – , sono voluto andarle a verificare sul campo.

Dunque ho preso i dati relativi all’indice azionario Usa, Dow Jones Industrial dal 1955 ad oggi, ed il dato dei tassi d’interesse al 31 dicembre di ogni anno (dal 1955, poiché solo da tale anno li fornisce la Federal Reserve).

Ecco cosa ne emerge: dal 1955 al 1971 (mi sono soffermato sul 1971 per avere poi dal ’71 al 2006, i trentacinque anni a cui faceva riferimento il ministro Damiano) un’unità di dollaro investita nel comparto a basso rischio (titoli del Tesoro Usa) sarebbe divenuta di 1,909 dollari.

Nello stesso periodo, chi avesse investito quella unità di dollaro nel mercato azionario Usa, invece si sarebbe ritrovato con 1,824 dollari.

Sui 52 anni presi in esame, ben 29 avrebbero dato risultati negativi al lavoratore che avesse deciso di collocare i propri contributi previdenziali in un fondo pensione azionario.

Nella ipotetica ricostruzione, il periodo che va dal 1969 al 1995 ha dato consecutivamente risultati negativi a colui che ha optato per la scelta più rischiosa del mercato azionario.

Dal 1996 ad oggi, la scelta premiata sarebbe stata quella del lavoratore più propenso al rischio, che dunque avesse puntato sul mercato azionario, ma sui minimi del 2001, 2002 e 2003, la scelta premiante sarebbe tornata ad essere ancora una volta quella del lavoratore più accorto, meno propenso al rischio.

Questi risultati sono ancora più negativi se consideriamo che l’effettuare la scelta dei titoli del tesoro è molto facile. Ben più complesso, se non impossibile, per un lavoratore che versa dei contributi previdenziali, è scegliere un paniere titoli che sia rappresentativo dell’intero indice azionario.

Alla luce del fatto che i mercati azionari sono tornati ad essere sui massimi storici, sono altamente instabili, premiati più dall’immissione arbitraria di liquidità da parte delle banche centrali che non dai risultati operativi, suggerire ad un lavoratore di posizionare i propri contributi previdenziali sui fondi pensione azionari è quanto di più irresponsabile si possa fare.

L’essere in buona fede non libera dalle responsabilità morali per affermazioni che creano affidamento nella maggioranza delle persone in chi appare anche molto credibile (Damiano come la Bindi).

La serietà non è un’esibizione formale, ma corrisponde al responsabile atto di scoprire la verità – per quanto scomoda possa poi essere, se il sistema preferisce una non verità – e di trasmetterla all’altro.

Posizioni come quella del Ministro Damiano dimostrano come si sia completamente perso il senso di cosa sia l’economia reale.

In un sistema finanziarizzato, altamente speculativo come quello odierno, è molto importante invece che i contributi dei lavoratori rimangano presso le aziende che, reinvestendoli nell’attività aziendale, possono dare forza al sistema produttivo. Trasferire questa importante fonte di finanziamento dell’economia reale, nei fondi pensione, vuol dire sostenere i processi di chi fa della speculazione il proprio mestiere. Tuttavia qui si può distinguere: se nel caso del fondo pensione azionario il favoreggiamento dei processi speculativi è pressoché scontato, nel caso dei fondi pensione obbligazionari in titoli del tesoro, ciò può voler dire aiutare lo Stato a fornire servizi alle persone, ad investire nelle infrastrutture come strade, ospedali, scuole, energia.

Con approccio diametralmente opposto a quello che ha ispirato il Ministro Damiano, così come l’attuale modello culturale dominante, ciò che è importante guardare nello scegliere dove collocare i propri contributi previdenziali è il tornaconto sociale, la funzione sociale, e conseguentemente il nostro vantaggio.

Claudio Giudici

Pubblicato il 8/3/2007 alle 17.28 nella rubrica Politica.

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