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Come una grande idea rischia di essere uccisa sul nascere dai servi incoscienti dell’oligarchia

 

di Claudio Giudici

 

Avviene spesso nel corso della storia che una grande idea, un’idea potente, tale da poter cambiare il corso delle cose, possa essere bloccata sul nascere da quei leaders – che leaders di fatto si dimostrano di non essere – che per quieto vivere, per paura di fuoriuscire dall’ordinario, divengono utili, strumentali a quei poteri che si celano (e si avvantaggiano) dietro quello stato di cose che opprime i più. Nel De Concordantia Catholica, il rinascimentale cardinale Niccolò Cusano sostiene: “Si può affermare che ogni legittima autorità deriva dal consenso elettorale e dalla spontanea sottomissione.”

Durante il settembre del 1931 un oggi sconosciuto funzionario del Ministero dell’economia tedesco, Wilhelm Lautenbach, propose un piano di rilancio dell’economia fisica e dei tenori di vita della popolazione tedesca, passando per l’espansione del credito attraverso investimenti nell’economia produttiva. Lautenbach affermò: “Il corso naturale per superare un’emergenza economica e finanziaria […] non passa per una limitazione dell’attività economica, ma per una sua espansione”. Lautenbach rivolgeva dunque un preciso attacco alle politiche di taglio della spesa pubblica e sosteneva l’esatta tesi contraria. Ma come espandere la spesa pubblica se le casse sono vuote? Lautenbach etichettò la questione come meramente tecnico-organizzativa e propose la soluzione: un fido da parte della banca centrale alle banche private con a garanzia le cambiali emesse per il finanziamento di “progetti necessari ed economicamente ragionevoli”. Il risultato di ciò non poteva essere inflativo visti i bassi livelli dei consumi delle famiglie, che sarebbero potuti tornare a crescere, e vista l’alta presenza di disoccupati che dunque potevano entrare nel mondo del lavoro ed assorbire anch’essi la nuova produzione. Sulla scia di queste idee, la federazione sindacale tedesca elaborò un programma di lavori pubblici nelle infrastrutture e nell’industria, che però fu bloccato sul nascere dalla dirigenza della SPD che insisteva sulla necessità di ricorrere ai mezzi “tradizionali” di finanziamento. Il risultato dei mezzi “tradizionali” fu il mantenere in condizioni di indigenza la gran parte della popolazione tedesca, che durante le elezioni che seguirono preferirono affidarsi ad Adolf Hitler.

Sull’altra riva dell’Atlantico, un dibattito simile animava il pensiero economico: dalla crisi economica ci risolleverà il libero mercato o precisi atti di volontà espressione della ragione creatrice di cui è dotato l’uomo?

La vittoria politica di Franklin Delano Roosevelt, mentre il suo predecessore Hoover si era sempre tenuto aderente ai principi dell’ortodossia economica liberista, con i disastri che ne conseguirono con la crisi del 1929-32, portò ad un cambiamento rivoluzionario nel modo di concepire l’economia. FDR trovò sulla sua strada nemici potentissimi: oltre a dirigenti come John Raskob – non a caso rappresentante della grande finanza di Wall Street – , i mass media che di volta in volta lo marchiavano come “fascista” o “comunista”, pur di impedire ogni interferenza del potere politico in quel libero mercato in cui l’oligarchia poteva spadroneggiare. Soltanto con un atteggiamento attivo, con un preciso atto di volontà, le cose potevano essere cambiate ed il Bene Comune perseguito; Franklin Roosevelt questo lo sapeva bene.

FDR salvò l’economia Usa, ed il pianeta dai totalitarismi, adottando quegli stessi valori economici a cui in Germania si rifaceva Lautenbach, ma la cui attuazione fu impedita sul nascere: credito pubblico, infrastrutture ed industria tecnologicamente avanzate, lavoro produttivo.

Quegl’avvenimenti rappresentano ancora oggi un insegnamento per quegli uomini che intendono prendere in mano il loro destino superando quegli ostacoli che di fronte a loro si pongono. Questi ostacoli, oltre che essere rappresentati dai portatori di interessi configgenti – le oligarchie finanziario-speculative – , sono rappresentati, come nel caso delle dirigenze dell’SPD tedesco nel 1931, anche da chi nominalmente pare stare dalla propria parte, ma che per paura, egoismo o quant’altro opprima le capacità rivoluzionarie insite in ogni uomo, finisce con l’essere strumentale ai poteri oligarchici.

- “Se potessimo convincere tutti a mobilitarsi, anche semplicemente parlando con la gente, allora apriremmo una breccia che sarebbe difficile richiudere!

- “Ma non corriamo troppo, evitiamo di dire stupidaggini; non andiamo oltre ciò che ordinariamente facciamo; prendiamo un po’ di tempo per ragionare, come abbiamo sempre fatto … poi si vedrà come è meglio agire. Nel frattempo sento io qualche persona.

L’oligarchia ringrazia.

 

 

Pubblicato il 21/5/2007 alle 8.1 nella rubrica Economia.

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