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La Chiesa su infrastrutture e sviluppo

Nella storia, è accaduto spesso che il vuoto di leadership lasciato da una classe politica inadeguata venga riempito dai leader religiosi. Così avviene in Italia, nella forma insolita di un Cardinale che chiede il completamento di un’autostrada. Renato Raffaele Martino, presidente della Commissione Pontificia Justitia et Pax, si è scagliato contro i politici nazionali e locali, ma anche contro gli elettori, che accettano supinamente che le infrastrutture meridionali siano in uno stato “disumano”. Intrappolato per cinque ore sulla A3 Salerno-Reggio Calabria, Martino ha lanciato i suoi strali in un’intervista al Corriere della Sera il 25 luglio, in cui si è chiesto come mai i cantieri iniziati dieci anni fa siano ancora aperti, e ha definito il viaggio una “vera Via Crucis” che “accentua l’aggressività” dei cittadini.

Il monito dell’alto prelato si inserisce in un dibattito che recentemente sembra aver superato la contrapposizione destra-sinistra che ha bloccato le infrastrutture negli ultimi decenni. Dopo l’intervento del ministro Di Pietro, che ha proposto un Consiglio bipartisan sulle infrastrutture, alcune decisioni nelle Commissioni parlamentari relative ai capitoli del Dpef riguardanti il finanziamento di importanti opere stradali sono passate grazie al voto dell’opposizione che ha sostituito i rappresentanti ambientalisti nelle file della maggioranza.

Il nuovo clima sembra dare coraggio a quei politici membri della generazione dei “baby boomer” che, pur dissentendo dalle posizioni oltranziste, finora non osavano rompere il “consenso”. E’ il caso di Dario Franceschini, capogruppo dell’Ulivo alla Camera e futuro vicesegretario del Partito Democratico. In una conferenza stampa per presentare il suo programma per il Mezzogiorno, Franceschini ha annunciato di aver cambiato idea sulle infrastrutture meridionali e sul Ponte sullo Stretto di Messina. “Perché la Tav si ferma a Napoli? – si è chiesto Franceschini –“perchè non c’è l’alta velocità fino alla Sicilia? Se ci fosse forse potrebbe tornare attuale anche il discorso del Ponte sullo Stretto di Messina”.

Questa evoluzione positiva del dibattito sulle infrastrutture segue a breve distanza la visita di LaRouche in Italia lo scorso giugno, che ha segnato una svolta promuovendo una convergenza pubblica sul disegno strategico del “Ponte Eurasiatico”. Proprio nel contesto della enorme portata del disegno di collegamento dello stretto di Bering e le infrastrutture ad esso collegate, risalta l’urgenza di inserire l’Italia, dalla Sicilia alle Alpi, nel sistema continentale mondiale. Questi temi verranno discussi in una conferenza internazionale organizzata dallo Schiller Institute il 15-16 settembre (per informazioni rivolgersi a movisol2@libero.it) in Germania.

Estremamente importante, in questo contesto, è l’intervento del Papa a favore dell’energia nucleare. Nel suo primo Angelus al ritorno dal Cadore, il 29 luglio, il Pontefice ha esortato a “favorire l’uso pacifico e sicuro dell’energia nucleare per un autentico sviluppo, rispettoso dell’ambiente e sempre attento alle popolazioni più svantaggiate”. Ora che il nucleare è ufficialmente benedetto, gli italiani non hanno più scuse per insistere sulla strada del peccato.

Tratto da Eir - Strategic Alert - Edizione italiana anno 16, n. 31 (www.movisol.org).

Pubblicato il 30/7/2007 alle 21.26 nella rubrica Economia.

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