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Beppe Grillo, il sintetico di Soros

Sono d’accordo con un’infinità delle cose dette da Beppe Grillo, ma è come nella tela del ragno, dove sono molti i punti di contatto tra le varie fila, ma diversi i punti di partenza delle stesse.

La serata televisiva di questo giovedì sera è caratterizzata da due trasmissioni politiche, Otto e mezzo ed Annozero, accomunabili per la loro perfetta strumentalità al mantenimento dello stato di confusione culturale che domina l’attuale modello di pensiero. Il fratello di Prodi, un responsabile di Legambiente, la Guzzanti, Beppe Grillo, Santoro ed in via indiretta Ferrara, danno prova empirica di semplicismo. Roba che dopo un finire di giornata dominato dalla stanchezza prodotta dal lavoro, obbliga definitivamente a coricarsi con la speranza che il sole del giorno dopo porti una luce vera.

C’è un problema culturale nel nostro sistema – non mi riferisco all’Italia, ma all’intera umanità – dove è venuta completamente meno l’idea di verità e conseguentemente il senso della moralità.

Grillo propone la sua ricetta con tre regoline – già in parte vigenti nei contesti della politica locale, ed ogni cittadino vede da vicino a che risultato abbiano portato.

Grillo mostra ora una pericolosità finora celata dal ridere prodotto dalle sue battute. Grillo non è il fascista di turno – e neanche il suo popolo –, Grillo è il giacobino di turno, un moderno Robespierre. Da questo punto di vista, il suo pensiero è molto simile a quello leghista. Così come i leghisti – settant’anni fa i nazisti facevano la medesima cosa con gli ebrei – che individuano nel meridionale o nell’extracomunitario la fonte dei loro problemi, così Grillo individua nei politici e nei partiti il problema dell’Italia. Ma oltre che essere accomunabile al metodo leghista, Grillo è accomunabile al pensiero sintetico dell’attuale classe dirigente, e dietro di lei, dell’attuale modello culturale. La pericolosità di Grillo sta in una faciloneria testimoniata da affermazioni del tipo: “Cosa avremo dopo i partiti? Intanto eliminiamoli e poi vedremo!”. Durante alcuni dialoghi che ho avuto con alcuni esponenti dell’attuale classe dirigente, è emerso (in modo facilmente documentabile) con imbarazzante evidenza il modo semplicistico con cui questi prendono le decisioni parlamentari e governative, pilotati come marionette da interessi superiori di cui si rendono conto (nella migliore delle ipotesi) solo una volta apertigli gli occhi.

Grillo, come Robespierre, vuol eliminare l’ancien régime, ma non sa cosa proporre, non ha idea a quale esperienza storica od ideale rifarsi. Parla di regole sintetiche, ma pare non conoscere modelli complessi già adottati (e comunque migliorabili). Il risultato del giacobinismo fu sostituire la monarchia, prima col terrore, poi con la dittatura napoleonica. Facilmente ipotizzabile uno stesso scenario con le ricette sintetiche di Grillo. Grillo litiga con la politica, bene, un terzo godrà.

Ma Grillo è paragonabile anche ad un moderno Barabba, un rivoluzionario, capo popolo in lotta contro il potere farisaico. Il popolo scelse Barabba e condannò Cristo. Vi fosse un Cristo oggi, avverrebbe la medesima cosa. Ovviamente, dopo la crocifissione di Cristo, il Barabba non migliorò le sorti del popolo galileo.

Ma Grillo, lo si sa, ha dietro di sé George Soros, il “modello del capitalismo etico” (così lo definì durante il suo spettacolo dell’inverno 2003-2004). Il bello è che George Soros[1] è pure dietro al nascente Partito democratico ed in particolare a Rutelli e Veltroni per il tramite di Carlo De Benedetti. Il superspeculatore finanziario George Soros ha distrutto lo Sme ed è stato utile all’instaurazione dell’attuale dittatura della Bce che non consente agli Stati nazionali di avere i soldi per completare le infrastrutture (utili a tutti), ma ha i soldi per salvare le banche (utili alle sole famiglie di banchieri) durante la tempesta dei mutui sub-prime. Soros è stato pure utile a distruggere le economie del Sud-est asiatico durante il 1997-1998. E’ presumibile che la sua attività speculativa abbia “giovato” anche al Sud-America e all’Africa.

Allora perché Beppe Grillo non denuncia il fatto che il male della casta politica risiede principalmente nell’essere esecutrice di interessi a lei sovraordinati? Finchè non si legheranno le mani a questi interessi – ed a ciò furono utili i partiti in particolare nella fase 1948-1962 – sarà inutile l’eliminazione di qualsiasi sotto-casta. Perché Grillo non denuncia la dittatura finanziaria della sinarchia internazionale che condanna i tre quarti del pianeta al sottosviluppo, e ad un ruolo di meri spettatori i cittadini del cosiddetto mondo sviluppato? Forse perché Grillo ha una lettura molto semplicistica – epistemologicamente infantile – dell’attuale situazione culturale in primis, e finanziario-economica in seconda battuta. Qui, da parte di Grillo, saremmo su un livello d’inconsapevolezza. O forse perché Grillo è pedina, come la Lega, come il Pd, come un po’ tutto il sistema politico e mediatico, del complesso bancario-finanziario che ha imposto, grazie ad un sistema economico formalista centrato sul denaro privato piuttosto che sul credito pubblico, una matrice? E qui Grillo sarebbe su un livello di consapevolezza.

Grillo trova spazio e consenso solo perché i cosiddetti democratici sono diventati degli ignavi lacchè degli egoismi sinarchisti. Vi sono esperienze storiche post-belliche illuminanti che prendono spunto dal modello che Franklin Delano Roosevelt attuò, prima trasformando gli Stati Uniti nella più forte economia del pianeta e poi sconfiggendo il nazismo. Credito pubblico, opere pubbliche, lavoro, ricerca scientifica e tecnologica, difesa dell’impresa privata produttiva e lotta alla speculazione, erano la prova concreta di un ritrovato senso del bene comune.

Grillo dovrebbe studiarsi FDR, la storia politica italiana del periodo 1948-1962, la rinascita post-bellica tedesca. In questo caso compirebbe un’azione utile per quei giovani che lo seguono.

Claudio Giudici



[1] Sul Guardian del 19 dicembre 1992 Soros ammetterà: ‹‹Sono certo che le attività speculative hanno avuto delle conseguenze negative. Ma questo fatto non entra nel mio pensiero. Non può. Se io mi astenessi da determinate azioni a causa di dubbi morali, allora cesserei di essere un efficace speculatore. Non ho neanche l’ombra di un rimorso perché faccio un profitto dalla speculazione sulla lira sterlina. Io non ho speculato contro la sterlina per aiutare l’Inghilterra, né l’ho fatto per danneggiarla. L’ho fatto semplicemente per far soldi››. Grillo lo ha definito “modello di capitalismo etico”!

Pubblicato il 20/9/2007 alle 23.43 nella rubrica Politica.

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