Blog: http://claudiogiudici.ilcannocchiale.it

ECONOMIA: REGALI DI NATALE

La natura tragica di un “regalo di Natale” indesiderato

Il 12 dicembre le banche centrali hanno annunciato una nuova iniezione di denaro effettuata questa volta attraverso aste dirette. La disperazione che la decisione tradisce non è sfuggita ai mercati borsistici, che hanno reagito con il tonfo del giorno seguente. La Fed, la BCE, la Banca d’Inghilterra, la Banca del Canada e la banca centrale svizzera avevano annunciato iniziative coordinate per fornire liquidità al sistema con una serie di aste che complessivamente immetteranno 100 miliardi di dollari nel sistema. La novità non sta tanto nella somma ma nel fatto che per la prima volta centinaia di banche possono accedere direttamente alle aste di denaro della Fed, cosa che fino adesso era riservata a 21 banche privilegiate. Le aste sono il mezzo più economico per ottenere denaro in prestito e, a differenza dello sportello di sconto, sono anonime. Questo significa che le banche possono ottenere denaro in camera caritatis, senza che il proprio nome sia pubblicato e le azioni ne subiscano il contraccolpo.

Un esperto finanziario europeo consultato dall’EIR ha spiegato che l’iniziativa è stata capita come un espediente per impedire un crac nel periodo delle feste, senza nemmeno pretendere di affrontare la crisi delle banche. Nelle parole dell’esperto, la stretta “peggiora di ora in ora” e la situazione è “incredibilmente brutta”.

“Il crac è avvenuto” ha commentato Lyndon LaRouche il giorno seguente. “Non è il primo crac, né sarà l’ultimo, ma rappresenta una nuova qualità di crac del sistema." Le banche centrali "non sanno più che fare e nessuna di queste iniziative disperate serve a qualcosa. Non c’è niente che possa funzionare se non la mia proposta. È la natura della situazione. La gente semplicemente non vuole ammetterlo. Se volete prendervela con qualcuno, fatelo con Felix Rohatyn. Se lo merita. La situazione è paragonabile alla Germania del 1923. È ora di svegliarsi prima che sia troppo tardi”.

LaRouche non si riferisce solo all’iniziativa delle banche centrali, ma anche a quella presa da cinque banche francesi che hanno allestito una versione in proprio del “super-conduit” (cfr. Strategic alert N. 43 e 48 ) lanciato dal ministro del Tesoro americano Paulson, creando un fondo di 1,5 miliardi di titoli garantiti da assets, come se cambiare di tasca al portafoglio pieno di carta straccia possa considerarsi una soluzione.

Intanto lo stesso piano di “super-conduit” di Paulson, sotto la sigla MLEC, è affondato quando Citigroup, principale sponsor e beneficiario dell’operazione, ha fatto sapere che si riprendeva i 49 miliardi rimasti nei propri sette SIV, per contabilizzarli nel bilancio al 20% del loro valore. Citigroup segue l’esempio della HSBC britannica, della Société Générale francese e della WestLB tedesca nell’assorbire gli asset dei SIV. Questi SIV (Veicoli di Investimenti Strutturati) erano stati escogitati dalle banche per scaricarvi titoli che esse non volevano tenere nei propri bilanci, ma ritrasferendo quei titoli, le banche ora non fanno che aumentare le proprie perdite, come male minore di fronte a rischi ben più preoccupanti.

Se i SIV fossero stati costretti a vendere i propri titoli per rastrellare il denaro con cui far fronte ai propri obblighi ne sarebbe seguita una corsa alla svendita tale da rendere palese che i loro assets valgono di gran lunga meno di quanto scritto sul bilancio, ed a questo avrebbe necessariamente fatto seguito una registrazione di perdite non solo per i SIV ma per chiunque detenesse titoli del genere. Giacché questi valori fittizi sono l’ultimo sostegno su cui poggiano le banche, ai banchieri non resta altro da fare che cercare di mantenere in piedi l’illusione ad ogni costo.

L’iniziativa del 12 dicembre delle banche centrali pone in risalto come non vi siano altre soluzioni: cercano di prendere tempo, ma l’anno nuovo non porta via le vecchie perdite. Non c’è nulla che possa salvare il sistema eccetto una riorganizzazione secondo le proposte formulate da Lyndon LaRouche.

Nuovi progressi della HBPA

Dalle fine di agosto 170 mila famiglie americane hanno perso la casa. La proposta (HPBA) di LaRouche per difendere sia i mutuatari che le banche continua a riscuotere consensi. La settimana scorsa il Consiglio comunale di Harrisburg, capitale della Pennsylvania, ha rivolto un appello al Congresso di Washington a favore dell’iniziativa insieme a diversi altri consigli municipali che rappresentano circa 2 milioni di abitanti dello stato. Anche la Contea di Cameron e la città di San Benito in Texas hanno approvato una risoluzione che approva la HBPA. Iniziative simili sono in programma in altre città della California e del Nord Est.

L’iniziativa era stata introdotta dalla parlamentare della Louisiana Juanita Walton al Congresso dei parlamentari neri, tenutosi a Little Rock tra il 13 e 14 dicembre. La dirigenza del congresso aveva però deciso di riscrivere la risoluzione come semplice misura contro le condizioni capestro dei mutui piuttosto che come muraglia a difesa dei mutuatari che rischiano lo sfratto e delle banche che rischiano il fallimento. Nel dibattito che ne è seguito in seno alla Commissione Edilizia, la Walton ha ripristinato il testo originale della risoluzione, al termine di un aspro dibattito in cui è stata sostenuta dal collega Harold James e da molti altri parlamentari favorevoli alla proposta di LaRouche. In seguito però il testo è stato diluito nuovamente.

La crisi della banca di Sassonia

Dopo un vertice di emergenza nella prima mattinata del 13 dicembre, banchieri e autorità finanziarie tedesche hanno deciso un salvataggio per la Sachsen LB, la banca dello stato tedesco della Sassonia. Il governo dello stato ha accordato garanzie per 2,75 miliardi di euro e altri 1,5 miliardi sono stati promessi dall’associazione delle casse di risparmio e dalla Bundesbank. Queste garanzie sono state richieste dalla  banca dello stato del Baden-Wuertenberg (LBBW), che alla fine di agosto si era dichiarata disposta a rilevare la Sachsen LB, pagando 328 milioni di euro, ma tale promessa è stata poi messa in discussione quando nei conti della banca è stata accertata una bolla speculativa scoperta di 43 miliardi di euro. La LBBW ha quindi preteso che il governo dello stato coprisse almeno il 10% della bolla. Lo stato della Sassonia ha protestato, sostenendo che i 4,3 miliardi richiesti rappresentano il 25% dell’intero bilancio fiscale annuale dello stato. La LBBW ha allora minacciato di rinunciare all’acquisizione, un gesto che avrebbe provocato l’insolvenza immediata della Sachsen LB. L’11 dicembre Jochen Sanio, capo dell'ente regolatore Bafin (la nostra Consob), ha dichiarato che se non fosse stato raggiunto un accordo entro il 16 dicembre egli avrebbe dovuto chiudere la Sachsen LB il giorno seguente, una decisione che avrebbe messo in moto reazioni a catena.

Il rimedio trovato il 13 dicembre non rappresenta di certo una soluzione. Esso raddoppia il debito procapite degli abitanti della Sassonia e costringe lo stato a violare l'obbligo costituzionale di un tetto di 1,75 miliardi di euro sulle garanzie bancarie annuali dello stato, visto che il nuovo accordo aggiunge un altro miliardo a questa somma. In ogni caso resta il problema della bolla da 43 miliardi che grava sui "conduits" di proprietà della Sachsen LB.

Il movimento di LaRouche in Germania è intervenuto in diverse occasioni in questo dibattito sostenendo che l’unica soluzione resta la Nuova Bretton Woods di Lyndon LaRouche. Un appello speciale di Helga Zepp LaRouche su questo tema è stato distribuito nel centro finanziario di Francoforte sul Meno.

Il candidato russo Medvedev condivide l’ammirazione di Putin per Roosevelt

Una schiarita sulla transizione al vertice dello stato russo è giunta il 10 dicembre, quando il primo vice primo ministro Dmitri Medvedev è stato accettato dai quattro partiti politici come candidato alla successione a Putin nella carica di Presidente della Russia nelle elezioni in programma per il 2 marzo. Uno dei partiti è Russia Unita, che nelle amministrative del 2 dicembre ha raccolto il 64% dei suffragi ed ha come capolista Vladimir Putin. Una volta eletto, Medvedev si ripromette di nominare Putin primo ministro.

Medvedev collabora con Putin da 17 anni e negli ultimi due anni, con l’incarico di primo vice primo ministro, si è occupato di quattro Progetti Nazionali: edilizia, sanità, agricoltura e scienza. Questi sono i settori più colpiti dallo smantellamento dell’economia russa nel corso degli anni Novanta. Egli è inoltre presidente del CdA di Gazprom.

Medvedev è stato descritto come il più “liberal” tra i candidati alla successione di Putin. All’altro estremo della categoria ci sono Sergei Ivanov, primo vice primo ministro ben collegato agli ambienti della difesa e dell’intelligence, oppure Victor Zubkov di stampo manageriale, nominato da Putin primo ministro l’autunno scorso. A guardar meglio però, nelle dichiarazioni pubbliche di Medvedev si scopre che nelle questioni strategiche più importanti il suo approccio è molto simile a quello dello stesso Putin, soprattutto per quanto concerne la necessità di realizzare grandi progetti ricorrendo ad una impostazione rooseveltiana dell’economia. Questo è l’approccio che Medvedev ha dimostrato anche nell’affrontare i temi della crisi finanziaria globale e nella ricerca di una soluzione “eurasiatica” alle minacce contro l’integrità territoriale e politica della Russia.

In un'intervista del 2 novembre 2007, Interfax aveva chiesto a Medvedev se ritiene che occorrano ancora altri Progetti Nazionali come quelli da lui coordinati. Ha risposto con una panoramica storica: “Come lei sa, un Progetto Nazionale nasce nel momento in cui la società o lo stato incappano in problemi di vaste dimensioni ... [ad esempio] la riforma agraria del 1861 [l’abolizione della servitù della gleba decretata dallo zar Alessandro II] o la ricostruzione dell’economia dopo la Grande Guerra Patriottica [la seconda guerra mondiale]. Nel giro di tre o quattro anni siamo riusciti ad estrarre questo paese enorme da sotto le macerie ... E vi sono esempi anche in altri paesi. Sono convinto che anche il famoso New Deal del presidente americano Roosevelt, alla fine degli anni Venti e inizio degli anni Trenta, può essere considerato un Grande Progetto Nazionale, il progetto per uscire dalla Depressione”. Alla fine degli anni Novanta, ha aggiunto Medvedev, anche la Russia versava in una Depressione “legata al crollo dello stato precedente e dell’economia, ed anche alla mancanza di preparazione emotiva ai cambiamenti che si stavano verificando”, ed è in tale frangente che è stato creato l’attuale concetto  di Progetti Nazionali per far fronte a queste sfide.

Ad un seminario dell’EIR tenutosi a Berlino il 27 giugno 2006, il prof. Stanislav Menshikov ha riferito alcuni commenti che Medvedev aveva rilasciato in occasione di un congresso economico sul tema della crisi finanziaria mondiale e sulle riforme monetarie. Egli disse tra l’altro, nelle parole di Menshikov, che la Russia dev’essere integrata nell’economia mondiale: “Non possiamo andare avanti con il sistema monetario vigente perché presenta fluttuazioni dei cambi troppo grandi. Non ha detto esattamente che dobbiamo avere tassi di cambio fissi, ma ritengo che quella fu una dichiarazione molto importante”.

Il 21 luglio 2007 Medvedev ha affermato che la crisi del dollaro USA “potrebbe assumere una natura generale e globale”. Sempre secondo Interfax ha poi aggiunto: “Potrebbe determinarsi una situazione in cui noi Cina e qualche altro paese asiatico cominceremo a discutere della creazione di una moneta di riserva regionale. Potrebbe essere lo yuan, ma è nostro interesse che sia il rublo”.

Al Forum Economico di San Pietroburgo del giugno scorso, anche il presidente Putin ha sottolineato che la situazione è matura per stabilire diverse monete di riserva, tra le quali il rublo.

Al vertice economico di Davos del gennaio 2007 Medvedev dichiarò: “L’economia russa si assumerà il proprio compito storico di centro eurasiatico per l’energia e i trasporti”. Senza dedicarsi a tale compito, la Russia potrebbe perdere il controllo sulla Siberia che è sottopopolata, ha fatto intendere Medvedev. Intervistato dalla rivista Expert nell’aprile 2006, Medvedev affermò: “Se non sviluppiamo le regioni orientali la Russia non potrà sopravvivere come un tutto integrale ... Dobbiamo fare del tutto per aumentare la popolazione in quelle regioni. Altrimenti l’Estremo Oriente diventerà un luogo freddo, vuoto e dimenticato, oppure si verificherà qualcos’altro”.

Tratto da EIR - Strategic Alert - edizione italiana - n. 51-52 del 20 dicembre 2007 - www.movisol.org

 

Pubblicato il 24/12/2007 alle 15.45 nella rubrica Economia.

Il Cannocchiale, il mondo visto dal web