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La bufera intercettazioni-giustizia è stata “provocata” da Tremonti

Il conflittuale scenario politico che in Italia va delineandosi, dopo “due giorni e mezzo” di dialogo tra maggioranza ed opposizione, è lo scontato risultato a cui l’oligarchia è riuscita a pervenire sfruttando l’ingenuità della maggioranza dei politici. Questi non comprendono la vera battaglia che si sta giocando nel dietro le quinte. La battaglia che in questo momento si va giocando, straordinaria per la centralità del tema trattato, è quella tra speculazione e produzione, tra speculazione e lavoro, tra liberismo e dirigismo, tra George Soros e Franklin Delano Roosevelt, tra oligarchia e repubblica.
Con il tipico schema di guerra asimmetrica, con attacchi pluridirezionali, si è costruita la testa di ponte che dalla terra del dialogo tra le parti in campo ha riportato alla terra del divide et impera.

L’alleanza trasversale sul tema della riforma del sistema finanziario internazionale che stava abbozzandosi da Tremonti a D’Alema, con il coinvolgimento di altri importanti leader europei, rappresenta il pericolo più grosso che l’oligarchia finanziaria sta correndo. Questo nemico, che nello specifico il ministro Tremonti tenta di mettere all’indice della sua politica economica parlando continuamente di “Nuova Bretton Woods”, di “sacrifici per banchieri e petrolieri”, di “speculazione come peste del 21esimo secolo”, invero, pur rappresentando il problema principale per un’economia mondiale che abbia come obbiettivo lo sviluppo economico e morale dell’umanità, ha rialzato la testa non oggi, ma in modo progressivamente più osceno, con il venir meno degli approcci rooseveltiani all’economia, che possiamo segnare con la data del 15 agosto 1971, ossia con l’abbandono degli accordi di Bretton Woods deciso di Richard Nixon.

A tentare di dare man forte a questa fazione – che come ben si comprenderà stravolge il sintetico schematismo destra-sinistra proponendo invece quello reale “repubblicani contro oligarchici” – vi è stato anche Benedetto XVI con il suo atto di accusa nei confronti della speculazione alla vigilia dell’incontro del G8 in Giappone.

Tutto ciò potrebbe rappresentare il pilastro fondante di una nuova stagione politica dove dall’austerity per la popolazione si passa alla lotta contro i fenomeni speculativi oramai imperanti sull’intera economia reale.

Per comprendere la portata di tale problema si deve tenere conto che il fenomeno della globalizzazione è rappresentato per oltre il 90% da transazioni puramente finanziarie e che il livello degli aggregati finanziari supera di almeno dieci volte il prodotto interno lordo mondiale (come dire che la ricchezza reale è sopravvalutata di almeno il 1000%!). Parlare di economia, produzione, mercati, pil, debito pubblico, ecc. senza tenere conto del mostro rappresentato dagli aggregati finanziari di radice speculativa, è come voler parlare dei pesci senza affrontare il tema del mare.

Probabilmente l’interpretazione inizialmente data dai poteri oligarchici alle ripetute affermazioni pre-elettorali di Giulio Tremonti circa la necessità di una Nuova Bretton Woods, è stata quella che l’oligarchia finanziaria inizialmente dette delle affermazioni, fin dal discorso inaugurale del 4 marzo 1933, di Franklin Delano Roosevelt: pura demagogia. La storia dimostrò allora che FDR faceva sul serio. FDR prima di essere stato decisivo per la sconfitta dei nazi-fascismi fu decisivo per imbrigliare le mani ai burattinai della grande finanza. Il ministro Tremonti, pur non avendo ancora maturato il coraggio che fu del grande presidente americano, sta tentando anch’egli di voler fare sul serio. In ogni sede, dal G8, alle sedi europei, alle sedi televisive, centra il proprio discorso politico-economico su quello che è il vero e primario problema dell’attuale economia mondiale, così come denunciato da quasi quarant’anni dall’economista e statista americano Lyndon LaRouche, la speculazione finanziaria. Fare della politica economica senza rinfilare nella sua sudicia tana l’oligarchia finanziaria è come pretendere che la gente partecipi ad una lunga maratona con un elefante sulle spalle. La soluzione a ciò non passa certo per le istituzioni finanziarie come vorrebbe Mario Draghi, quanto per accordi fra Governi sovrani.

Nel momento in cui Tremonti trova il coraggio per denunciare quello che è il vero problema dell’economia mondiale, il Governo italiano prende decisioni in favore del nucleare, mostra decisionismo sulla difficilissima questione dei rifiuti urbani, e su tutto ciò sorge un promettente dialogo con l’opposizione, ecco che colui che rappresenta nell’immaginario della maggioranza degli italiani l’artefice di questo processo, il Presidente del Consiglio Berlusconi, con perfetto timing egli diviene vittima di compromettenti intercettazioni e le pagine dei giornali cominciano ad occuparsi della sola questione giustizia; tra una valanga di provvedimenti governativi e parlamentari adottati dall’insediamento del nuovo Governo, tra energia, economia, infrastrutture, pubblica amministrazione, trasporti, le prime pagine dei giornali sono riempite da questioni inerenti la sola giustizia.

La solita operazione di guerra asimmetrica che un decennio fa colpì Bill Clinton, quando dopo aver esternato l’intenzione di lavorare per la riforma del sistema finanziario internazionale, si ritrovò sparato in faccia il caso Lewinsky.

Adesso, con una serie di attacchi a grappolo, il Governo si trova istituzionalmente solo, dall’Europa alla Magistratura, alla Presidenza della Repubblica, tutti occupati ad osservare le questioni di carattere giudiziario; nel frattempo però il consenso popolare intorno al nuovo Governo è in deciso aumento, mentre l’opposizione perde consensi.

Il rischio è una guerra fratricida dove a spuntarla saranno i soliti interessi finanziari.

Nel contesto internazionale, l’ultimo prodotto legislativo dell’oligarchia finanziaria, il Trattato di Lisbona, perde sempre più consensi: dopo l’Irlanda pure la Polonia dice no, la Repubblica Ceca è sorniona, il dibattito parlamentare in Italia si caratterizza per prese di posizione impensabili fino ad un mese fa, il Presidente della Repubblica tedesca Horst Koehler attende le decisioni della Corte costituzionale tedesca in merito ai ricorsi pendenti contro il trattato; il programma liberista del WTO alla conferenza della FAO a Roma salta grazie al no dei paesi economicamente più deboli guidati dall’Argentina; i governi, a cominciare dal Congresso USA, cominciano a fare pressioni affinché vengano prese misure contro la speculazione.

All’interno di questo scenario possono avere un ruolo determinante coloro che Franklin Roosevelt prima e le costituzioni novecentesche poi, fecero perno della loro azione: i lavoratori. In primis costoro, in quanto toccano con mano come la globalizzazione liberista tutta speculazione “e chi se ne frega della produzione”, trasformi il risultato del loro sacrificio quotidiano: carta straccia con cui ci si riesce a fare ben poco.

I media dipendono dall’oligarchia finanziaria; la stragrande maggioranza dei politici dipendono dai media. L’unico modo per far ripartire il processo giudiziario contro l’oligarchia finanziaria ed i suoi giochini speculativi, è che la gente apra gli occhi, si riappropri del proprio destino, e si schieri a favore di coloro che dimostrano di voler portare avanti questa battaglia.

In concreto, vi è la necessità che venga organizzata un’azione di massa che si contrapponga al lavaggio del cervello tentato dai media, ed in cui stanno cadendo gli ingenui. Chi comprende questo scenario ed ha a cuore il proprio destino e quello dell’umanità intera, può mettersi in gioco: leaders politici e sindacali, associazioni, semplici cittadini; la pietra angolare per il ritorno ad una politica dedita al perseguimento del bene comune resta sempre la stessa: diffondere la verità.

Pubblicato il 9/7/2008 alle 14.2 nella rubrica Politica.

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