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EIR executive Intelligence Review - anno 17 n. 33 - 14 agosto 2008

Londra inizia la terza guerra mondiale

Non si era ancora asciugato l'inchiostro sull'ultimo numero della nostra newsletter, intitolata "Echi del 1914", che le forze armate georgiane attaccavano quelle russe in Ossezia meridionale, scatenando una guerra nel Caucaso. "Questa non è una semplice provocazione per far arrabbiare i russi", ha dichiarato Lyndon LaRouche l'8 agosto. "Questo è parte della strategia per smembrare la Russia. Essenzialmente, questa è la terza guerra mondiale". Le impronte digitali di Londra non potrebbero essere più evidenti, in una Georgia completamente controllata da George Soros. "E' equivalente ad un attacco all'Iran", ha aggiunto LaRouche; "esattamente la stessa operazione. E dovremmo chiamarla così: Londra spinge verso la terza guerra mondiale". Chi conosce la storia e sa come gli inglesi crearono le basi per due guerre mondiali, sa riconoscere l'avvio della terza.

Non sarebbe la prima volta nella storia che l'oligarchia finanziaria internazionale tenta di tenere sotto controllo una crisi finanziaria ed economica mondiale alimentando le fiamme della guerra. E chiunque si prepara per la guerra deve prima creare un'immagine del nemico in modo da mettere in riga la popolazione. Le due immagini create dai media sono la Russia e la Cina, seguite dai vari "stati canaglia" come l'Iran, lo Zimbabwe, il Sudan ecc.

Il 9 agosto Helga Zepp-LaRouche, presidente del Movimento Solidarietà in Germania, ha scritto: "Con le fondamenta dell'attuale sistema finanziario mondiale che si sgretolano giorno dopo giorno, lo scoppio della guerra nel Caucaso [...] è un assaggio di ciò che potrebbe facilmente diventare una guerra generale. Anche se nessuno può dire esattamente quanto tempo abbiamo a disposizione per affrontare le cause sottostanti alla minaccia di guerra – e cioè la crisi del sistema finanziario mondiale – le operazioni militari nel Caucaso indicano chiaramente che siamo agli sgoccioli".

Helga Zepp-LaRouche ricorda che la destabilizzazione nel Caucaso è stata innescata lo scorso febbraio, quando l'Unione Europea, la Gran Bretagna, la Francia e altre nazioni hanno appoggiato la dichiarazione d'indipendenza unilaterale del Kosovo. "Era già perfettamente chiaro che ciò avrebbe dato il via libera ad ogni movimento separatista e ogni minoranza concepibile nel mondo. Come nelle guerre dei Balcani che condussero alla prima guerra mondiale, e come nella guerra dei Balcani del 1991, questa regione etnicamente complicata serve come scacchiera per le destabilizzazioni geopolitiche britanniche, con l'obiettivo finale di coinvolgere le grandi potenze nel conflitto e/o impedire la cooperazione economica sul continente eurasiatico. Non è sicuramente un caso che dal 12 dicembre 2007 il capo dell'unità di pianificazione dell'UE per il Kosovo è nientemeno che Roy Reeve, un esperto sulla Russia che in precedenza ha lavorato in Irlanda del Nord, Ucraina, Armenia e Georgia, cioè precisamente i paesi che hanno problemi di nazionalità e di minoranze etniche".

I leader europei agiscono come marionette dei britannici, sbracciandosi per la "democrazia" in Cina o in Russia, mentre con la ratifica del Trattato di Lisbona hanno depennato le basi democratiche delle proprie istituzioni di governo. E purtuttavia, una via d'uscita è ancora possibile.

"Se vogliamo approfittare dello spiraglio ancora aperto", scrive Helga Zepp-LaRouche, "dobbiamo imbarcarci verso una rotta radicalmente diversa". Un impulso promettente viene proprio dal ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov, in un articolo che riflette la posizione del Presidente Medvedev e del Primo ministro Putin (vedi sotto). "Le nazioni occidentali hanno essenzialmente due opzioni: o seguono la linea britannica, trattando la Russia, la Cina e l'India come nemici – il che significa, ad esempio, usare la Georgia per operazioni anti-russe, promuovere tendenze separatiste in Cina, scatenare le locuste (hedge funds) in India e cose simili. In questo caso, andremo sicuramente verso la grande catastrofe. Oppure, esse possono accogliere la proposta formulata da LaRouche ormai da tempo, quella di impostare un nuovo ordine economico e finanziario mondiale nella tradizione di Roosevelt, del suo New Deal e della sua Bretton Woods. In questa configurazione, gli Stati Uniti, la Russia, la Cina e l'India devono collaborare in un nocciolo duro, al quale si aggregheranno le altre nazioni sovrane. In essenza, questo è anche il succo dell'articolo di Lavrov".

Per le nazioni europee, ciò significa che esse devono districarsi dal governo tecnocratico sovrannazionale di Maastricht-Lisbona, controllato dai britannici, e ristabilire un sistema di cooperazione tra le nazioni sovrane.

 

LaRouche denuncia il "padrino di Obama" George Soros dietro la guerra nel Caucaso

Lyndon LaRouche ha denunciato l'agente britannico George Soros per il suo ruolo nel tentativo di scatenare una guerra mondiale partendo dal Caucaso. Soros è il padrino finanziario e politico sia del Presidente georgiano Mikhail Saakashvili, che del presunto candidato democratico Barack Obama. "Se volete un'anteprima di ciò che sarebbero gli Stati Uniti con un Presidente Obama", ha detto LaRouche, "guardate alle recenti mosse della Georgia. Il padrone del Presidente georgiano Saakashvili è lo stesso di Obama, il britannico George Soros." "Obama, uomo di Soros, sarebbe un altro Dick Cheney se fosse eletto?", si è chiesto LaRouche.

L'Open Society Institute (OSI) di Soros si vanta di essere stato la forza trainante della cosiddetta "Rivoluzione delle Rose" che portò Sakaashvili al potere nel 2003-2004. Nel gennaio 2004 l'OSI, che si era stabilito in Georgia già nel 1994, cominciò a finanziare direttamente il governo come parte di un programma congiunto con l'UNDP (United Nations Development Program), allora guidato da Mark Malloch Brown, oggi segretario generale del Foreign (and Commonwealth) Office britannico. Malloch Brown è talmente vicino a Soros che, quando era all'ONU, viveva in un appartamento affittatogli dallo speculatore.

I britannici destabilizzano il Caucaso fin dal crollo dell'Unione Sovietica, finanziando e armando i ribelli ceceni, permettendo il loro reclutamento nelle moschee londinesi e fornendo asilo e protezione a mafiosi come Boris Berezovsky, che finanzia le attività anti-russe e il terrorismo nel Caucaso.

"Vediamo gli ingenti flussi di denaro di Soros nelle casse di Obama", ha concluso LaRouche. "Soros è un agente britannico, sotto il controllo dell'intelligence estero e dei servizi per le operazioni speciali di Sua Maestà. Le sue fonti di denaro, dopo il finanziamento iniziale da parte del ramo svizzero degli interessi bancari Rothschild, sono, nel migliore dei casi, di dubbia origine. Soros fa parte dell'apparato della nuova guerra dell'oppio britannica, ed egli possiede, a tutti gli effetti, il senatore Obama. Ora, egli fomenta provocazioni da guerra mondiale contro Mosca, nel preciso momento in cui io chiedo a Russia, Cina e India di unirsi agli Stati Uniti per creare un nuovo sistema finanziario internazionale che eliminerebbe una volta per sempre speculatori come Soros".

 

Copione europeo per le guerre imperiali

Alla vigilia dell'attacco georgiano in Ossezia meridionale il Consiglio Europeo per le Relazioni Estere (ECFR), un organismo recentemente fondato e finanziato da George Soros, ha pubblicato un rapporto che promuove il riarmo e il dispiegamento militare europeo su scala globale. L'autore del rapporto è Nick Witney, noto per aver rappresentato il ministero della Difesa britannico nel negoziato per "l'accordo dello scandalo" tra la British Aerospace e i sauditi. Witney è anche presidente del "mini-Pentagono dell'UE", la Agenzia per la Difesa Europea (EDA). Le misure raccomandate da Witney includono la riduzione delle unità militari e degli armamenti tradizionali degli stati membri dell'UE, a favore di una cartellizzazione sovrannazionale dell'industria di difesa europea che accompagni una forza militare comune per missioni internazionali. Witney e il vicepresidente dell'ECFR, l'ex ministro degli Esteri tedesco Joschka Fischer, sostengono che l'UE, con oltre 2 milioni di soldati, ne ha 500.000 più della "superpotenza USA" ma riesce a impiegarne solo una percentuale minuscola all'estero.

Il rapporto dell'ECFR omette clamorosamente di menzionare il fatto che qualcosa di simile, la "Revolution in Military Affairs" americana, è già fallita in Iraq e Afghanistan e, perciò, non può essere riproposta per l'Europa. Ugualmente sinistro è un articolo pubblicato accanto al rapporto, sulla pagina web dell'ECFR, il 29 luglio, che fa riferimento all'esortazione agli europei di impegnarsi nell'escalation militare in Afghanistan, contenuta nel discorso di Obama a Berlino.

Il 19 luglio il direttore esecutivo dell'ECFR, Mark Leonard ha scritto un articolo assieme al membro "senior" dell'ECFR Andrew Wilson, chiedendo all'Europa di prepararsi a reagire all'"aggressione russa". Sotto il titolo "L'Europa ha bisogno di trovare un modo per compattarsi e reagire all'aggressione russa", i due elencano una serie di cosiddetti atti di aggressione, dall'"imperialismo del gas" al caso Litvinenko, alla chiusura del British Council a Mosca. "E' perciò giunta l'ora", tuonano, "che l'UE trovi un accordo, perlomeno in via di principio, per una risposta comune a queste dimostrazioni russe di aggressività [...] Quando scoppierà la prossima crisi, tutti gli stati europei dovranno essere preparati".

 

Il ministro degli Esteri russo chiede un'azione rooseveltiana in opposizione al modello britannico

Sergei Lavrov, Ministro degli Esteri russo, ha scritto per il periodico russo Global Politics Magazine un articolo dal titolo “La Russia e il mondo nel XXI Secolo”, in cui sono riflesse in modo diretto le posizioni del Presidente Medvedev e del Primo Ministro Putin. Lavrov afferma che il periodo plurisecolare (400-500 anni) di dominio mondiale della civiltà europea è giunto al termine e che è dunque necessaria una nuova prospettiva. Egli però rigetta sia l’idea per cui il mondo dovrebbe gradualmente adottare i valori occidentali e la teoria della “fine della storia” (che è alla base dell’impero globale anglo-americano), che l’idea di un mondo “post-americano”, ovvero senza il ruolo cruciale degli Stati Uniti.

Il titolare degli Esteri russo sottolinea il suo assoluto disaccordo con l’idea secondo cui gli attuali sviluppi sarebbero votati a sfociare nel caos e nell’anarchia. Egli crede, piuttosto, che possa essere creata una nuova architettura internazionale economica, finanziaria e politica, in cui la Russia svolga un ruolo importante, in condizioni di parità con le altre nazioni.

Il modello anglosassone (cioè il libero mercato), egli afferma, sta scricchiolando come fece negli anni ’20: oggi è necessario un modello come il New Deal di allora, voluto da Franklin Delano Roosevelt. La Cina , l’India, la Russia e il Brasile, prosegue, dovranno essere integrati in questa nuova riforma delle nostre istituzioni internazionali. È su questa base che potranno essere sviluppati i progetti di un futuro comune alla regione euroatlantica e al mondo intero, in cui la sicurezza e la prosperità diventino davvero inseparabili.

 

Gli Stati Uniti e l'Europa persistono a ignorare il collasso sistemico

Mentre le economie nazionali europee sprofondano nella depressione più rapidamente degli Stati Uniti, i banchieri centrali e le autorità di governo persistono nel loro stato di diniego, esemplificato dalle non-decisioni della Riserva Federale e della BCE, dopo le riunioni della settimana scorsa. Mentre il “tracollo del sistema finanziario” è già in atto, la decisione di mantenere una differenza del 2% circa tra il tasso di sconto europeo e il tasso di sconto americano è stata pesantemente criticata da Lyndon LaRouche, il quale ha chiesto un rialzo del tasso della FED fino al 4%, al fine di proteggere il sistema bancario americano dalle fughe di capitali. “Al momento, si stima che dalle 1400 alle 3000 banche americane (non contiamo le europee, giusto per fare un esempio) siano già stese, morenti, nell’obitorio adibito allo scopo”, ha detto LaRouche. "Solo alcune di esse hanno ricevuto le pubbliche esequie; gli altri giacciono, con le loro spoglie mortali, nella cella frigorifera. La stima potrebbe essere in difetto: forse si tratta di 5000 banche, o più”. La ragione per cui questi dati non sono stati resi pubblici è che “i principali attori della politica e del mondo finanziario stanno mentendo a più non posso”. I banchieri e i funzionari governativi sono in uno stato mentale di diniego del collasso sistemico, il che è tipico della generazione dei sessantottini, la quale ha ampiamente dimostrato la sua incompetenza nelle questioni economiche.

Nel frattempo, i dati del PIL europeo riferiti al secondo trimestre dimostrano la quasi recessione. La Germania, un tempo la locomotiva economica dell’Europa, ha sofferto un calo dell’1% del suo PIL, il calo peggiore tra tutti quelli europei. La Francia, l’Italia e la Gran Bretagna hanno valori ufficiali tra lo 0,1 e il 0,3%, ovvero sono alla “crescita zero”. Naturalmente, in queste condizioni, il calo tedesco avrà presto un impatto sui Paesi del “condominio”. L'Eurozona sarà scossa dagli squilibri che impatteranno il sistema stesso della moneta unica europea. La Francia, per esempio, ha registrato un deficit commerciale pari a 5,6 miliardi di euro (per il mese di giugno 2008), che porta le stime per l’intero primo semestre a 24,4 miliardi di euro di deficit. Se le cose continuassero con progressione lineare, entro la fine dell’anno la Francia arriverebbe ai 50 miliardi di euro, che possono essere confrontati con i “soli” 39 miliardi dell’anno scorso. Il deficit della bilancia dei pagamenti della Spagna è il 10% del PIL nazionale, la percentuale più alta in Europa; esso accompagna un calo del 9% nella produzione industriale di giugno 2008, che segue il -5,5% misurato per maggio e il -0,2% per aprile (tutti su base annua).

Mentre gli Stati Uniti potrebbero adottare immediatamente le proposte di Lyndon LaRouche, e cominciare ad attivare la ripresa economica, l’Europa ha le mani legate dal sistema della moneta unica e della relativa banca centrale, privata dunque di strumenti di governo adeguati.

La Costituzione federale autorizza gli Stati Uniti a sottoporre il proprio sistema bancario alla procedura di riorganizzazione fallimentare, stabilendo un sistema di credito a doppio sportello ed emettendo, con l’approvazione del Congresso, le opportune linee di credito a vantaggio dei necessari progetti infrastrutturali di stile rooseveltiano.

L’Europa, a meno che non si sbarazzi degli accordi di Maastricht e non ritorni ai provati metodi di politica nazionale hamiltoniana, non ha speranza di sfuggire al rapido e rovinoso collasso.

 

Londra assente alle Olimpiadi... ma presente col terrorismo

Il 4 agosto, sedici guardie frontaliere cinesi nei pressi di Kashgar, nella provincia dello Xinjiang, sono state uccise e altre 16 ferite da bombe a mano lanciate da due terroristi che hanno infierito con i coltelli sulle guardie ferite, prima di essere catturati. Il 10 agosto, c'è stato un altro attentato nella stessa regione, nella città di Kuga, con otto morti e quattro feriti.

Una fonte di intelligence indiana ha fatto notare che la caserma attaccata a Kashgar si trova vicino al confine con il Tajikistan, da dove si sospetta provenissero i terroristi. Infatti, da questa zona oltreconfine operano il Movimento Islamico dell'Est Turkestan (IMET) - che è la principale organizzazione degli Uighuri anti-Pechino - il Movimento Islamico dell'Uzbekistan (IMU),La Unione Jihadista Islamica (IJU) – un'altra organizzazione guidata da uzbechi - e l'Harkat-ul-Jihad-al-Islami (HUJI) del Pakistan.

Prima dell'11 settembre, l'HUJI addestrava in Tajikistan le reclute dallo Xinjiang e dalle repubbliche dell'Asia Centrale.

Gli Uighuri sono il potente filo del rasoio britannico che opera dalla zona del confine indefinito tra il Pakistan e dell'Afghanistan e dai territori rocciosi dell'Asia centrale. Il centro di questa rete tentacolare è l'Hizb ut-Tehir, che ha una forte presenza organizzativa in Gran Bretagna, a Birmingham, Liverpool e Bradford.

Mentre l'IMU predica apertamente la violenza, l'Hizb ut-Tehir viene protetto da Londra perché presumibilmente pacifico, anche se è bandito in molti paesi islamici. Ci sono prove di collaborazione tra l'IMU e l'Hizb ut-Tehir; secondo Rohan Gunaratna, esperto di terrorismo mondiale, l'Hizb ut-Tehir è un serbatoio di reclutamento per l'IMU.

Gli attacchi del 4 e del 10 agosto rappresentano un'escalation delle pedine britanniche contro la Cina, coincidenti con lo svolgimento dei giochi olimpici. L'offensiva propagandistica e diplomatica (che ha visto i rappresentanti tibetani e uighuri incontrare anche il Presidente Bush), ora sembra estendersi alla violenza fisica.

 

Iran: le macchinazioni di Cheney vanno prese sul serio

Fonti vicine al Pentagono riferiscono allarmate che le forze armate USA hanno ricevuto l'ordine di accelerare i piani per un attacco all'Iran. Benché manchi ancora l'ordine presidenziale, l'accelerazione dei preparativi viene vista come una mossa del Vicepresidente Dick Cheney per costringere il Presidente Bush, che è intellettualmente ed emotivamente incapace di valutare le conseguenze di un ordine simile, ad approvare l'attacco militare.

Sia gli Stati Uniti che l'Europa premono per nuove sanzioni e respingono la risposta iraniana alla proposta dei 5+1 di sospendere l'arricchimento dell'uranio. Gli Stati Uniti chiedevano una risposta secca, sì o no, ma invece l'Iran ha inviato una lettera al rappresentante UE Javier Solana, definita da Teheran non una risposta formale ma una proposta di discussione. Gli USA e gli europei hanno concluso che la risposta iraniana non era adeguata e hanno deciso di introdurre una nuova risoluzione per le sanzioni al Consiglio di Sicurezza dell'ONU.

Con l'Iran che ha chiaramente ridotto le provocazioni in Iraq, il pretesto per la guerra si è sempre più concentrato sul presunto programma di riarmo nucleare. Fonti del Pentagono confermano che i piani operativi per "una gamma di azioni militari" vengono aggiornati. Essi comprendono una campagna di attacchi aerei e lanci limitati di personale per raccogliere le prove nei siti sospetti, compresi i laboratori per l'arricchimento a Natanz e l'impianto nucleare in via di completamento a Bushehr. Un alto ufficiale in congedo ha confidato che c'è una lista di almeno 40 obiettivi da colpire.

Il noto giornalista Seymour Hersh ha affermato, in un'intervista a ThinkProgress.org il 31 luglio, che Cheney e i suoi hanno discusso di imbastire un incidente alla "Golfo del Tonkino" nello Stretto di Hormuz, in cui gli USA fingerebbero un attacco delle imbarcazioni iraniane alle motovedette americane, e ingaggerebbero un combattimento "difensivo". Hersh si è lamentato del fatto che il direttore del New Yorker, il settimanale per cui scrive, non gli ha permesso di pubblicare i dettagli sui piani di guerra di Cheney, comprese le operazioni segrete in Iran, poiché lo schema del "Golfo del Tonkino" sarebbe stato recentemente scartato.

Fonti della comunità di intelligence USA riferiscono che Cheney sta anche facendo pressioni per far pubblicare in anticipo la nuova "Special National Intelligence Estimate" sul riarmo nucleare iraniano, per contrapporla alla NIE del dicembre scorso, la quale giungeva alla conclusione che l'Iran aveva abbandonato gli sforzi di riarmo nel 2003. Le fonti dicono che Cheney vuole fare uscire il documento alla fine di agosto, per rendere l'opzione bellica operativa entro settembre.

Mentre Cheney porta avanti le sue macchinazioni, altri vertici dell'amministrazione, come il segretario alla Difesa Robert Gates, affermano che una guerra contro l'Iran sarebbe "catastrofica". Ma Lyndon LaRouche ha ammonito che sarebbe un'ingenuità imperdonabile presumere che la ragione dei militari prevalga senza che sia assestato un colpo formidabile contro la politica di guerra.

 

Petizione israeliana contro l'attacco all'Iran

Cresce il numero degli osservatori che esprimono il timore di un attacco israeliano all'Iran sfruttando lo spiraglio che si apre tra il voto di novembre in USA e l'inaugurazione del nuovo presidente, nel gennaio successivo. Nel frattempo, si intensifica una guerra di minacce e controminacce tra Israele e Iran. Il più esplicito è stato il ministro israeliano dei Trasporti Shaul Mofaz, che è candidato alla guida del partito Kadima, il quale ha ripetuto che Israele ha "tutte le opzioni aperte". Il presidente iraniano Ahmadinejad ha minacciato una "dura reazione" e ha nuovamente attaccato il nemico "sionista".

In questo clima di tensione, oltre 100 accademici e attivisti israeliani hanno firmato una petizione che chiede al governo di non attaccare l'Iran e urge ulteriori sforzi diplomatici per risolvere la crisi del nucleare iraniano.

La petizione, mentre riconosce la gravità della minaccia iraniana, denuncia che Israele si prepara ad attaccare l'Iran e che "tutti gli argomenti a favore dell'attacco mancano di giustificazione militare, politica o morale". Essa chiede al governo israeliano di aspettare con pazienza l'esito dei negoziati tra gli USA, l'UE e l'Iran, e ammonisce che un attacco militare costituirebbe "un atto di avventurismo che potrebbe mettere a repentaglio la nostra stessa esistenza".

Uno dei firmatari è Reuven Kaminer, ex amministratore accademico della Hebrew University, che ha detto al Jerusalem Post di aver firmato perché Israele sembra mobilitarsi per un attacco all'Iran. "Israele sta movendosi come un pazzo scatenato", ha detto. "Israele è preoccupato che, se Obama sarà eletto presidente, non ci saranno le condizioni per un primo attacco: e che quindi, se deve essere fatto, è meglio farlo quando Bush è ancora presidente." Ha proseguito: "L'israeliano medio è talmente ostile al regime iraniano che ha una tendenza a non pensare logicamente. Noi non giustifichiamo alcuna politica o alcun pensiero proveniente da Teheran, ma siamo contro l'idea che Ahmadinejiad sia il nuovo Hitler. Non pensiamo che la guerra sia inevitabile". Riferendosi alle affermazioni del ministro dei Trasporti Mofaz, Kaminer ha affermato: "C'è una forte tendenza, nel nostro paese, a risolvere questi problemi militarmente, anche quando chiaramente non esistono soluzioni militari".

Kaminer ha fatto appello per impegnarsi in colloqui multilaterali con l'Iran e ad avere pazienza. "Queste cose chiedono tempo. Non so quanti anni abbiano impiegato in Corea del Nord, ma gli Iraniani non vogliono essere prevaricati. Data la loro posizione ufficiale, secondo cui non vogliono le armi nucleari, ci sono le condizioni per politiche che, condotte con pazienza, possono ottenere risultati migliori di qualsiasi guerra".

 

McCaffrey: schiacciamo i signori della droga o sarà il disastro in Afghanistan

Il gen. Barry McCaffrey, che è in congedo ma spesso svolge attività di consulenza ai vertici militari USA impegnati sui vari fronti, ha scritto un promemoria al ritorno da una ricognizione in Afghanistan e da una visita al quartier generale NATO a Bruxelles. Rivolto al dipartimento di Scienze Sociali di West Point e datato 30 luglio, il promemoria afferma: "L'Afghanistan è nella miseria". Il sessantotto per cento della popolazione non ha mai conosciuto la pace, l'aspettativa di vita è appena 44 anni e l'Afghanistan ha il più alto tasso di morte per maternità nel mondo, scrive McCaffrey. La situazione di sicurezza, l'economia (compresa l'agricoltura, che è "piegata"), la governance e i problemi dell'oppio sono "tutti probabilmente destinati a peggiorare nei prossimi 24 mesi".

Non esiste una soluzione militare, scrive McCaffrey: "L'atmosfera di terrore non può essere contrastata con semplici mezzi militari. Non possiamo vincere con una guerra d'attrito [...] L'Afghanistan non sarà risolto con l'aggiunta di altre due o tre brigate da combattimento tolte dal nostro esercito in rapido disfacimento".

Invece, sostiene l'alto ufficiale USA, che accanto alla ricostituzione delle forze di sicurezza afghane sono richieste anche misure economiche. Propone l'impiego di "cinque battaglioni del Genio Militare [...] per iniziare un programma quinquennale di costruzione di strade, appaltando i lavori a ditte afghane e addestrando e guidando ingegneri afghani. [...] La guerra sarà vinta quando la comunità internazionale chiederà di estirpare le piantagioni di papaveri da oppio e di cannabis e sosterrà vigorosamente lo sviluppo di attività economiche alternative". McCaffrey ha ricordato la tremenda crescita delle piantagioni di droga dalla invasione USA nel 2001 e ha ammonito che "a meno che non affrontiamo di petto questo enorme cancro, c'è poca speranza di evitare che i nostri sforzi in Afghanistan subiscano una fine rovinosa".

Per quanto riguarda il Pakistan, McCaffrey diffida da un intervento militare attraverso il confine con l'Afghanistan che, sottolinea, "sarebbe un disastro politico. Danneggeremmo la capacità del governo pakistano di sostenere la nostra campagna. Esso potrebbe bloccare le vie d'accesso pakistane della nostra logistica aerea e terrestre e mettere seriamente a repentaglio la nostra intera presenza NATO".

 

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Pubblicato il 13/8/2008 alle 15.35 nella rubrica Diario.

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