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Agli on. Pistelli, Sereni, Baretta, Damiano

Egr. Onorevoli,

Vi scrivo in merito al Vs. manifesto, “Una nuova stagione politica per l'Italia”, affinchè possiate prendere in considerazione alcuni dei dubbi che al cittadino comune derivano dalla lettura dello stesso.

Quando parlate della “destra liberista” il lettore più attento resta sicuramente spiazzato. Infatti, senza voler negare la presenza di una frangia liberista nella destra italiana (si pensi a Della Vedova, Capezzone, Martino e agli stessi ministri Scajola e Brunetta), la più grande stagione neoliberista avutasi in Italia è stata a firma dei governi di centro-sinistra, durante il periodo 1992-2000. In quegli anni si ebbero le famose privatizzazioni che portarono ad una riduzione del debito pubblico dell'8%, ma che allo stesso tempo accompagnarono l'abbassamento della produttività industriale italiana di circa il 70%. Si trattò della privatizzazione più cospicua d'Europa, in quanto non riguardò solo i cosiddetti “carrozzoni”, ma anche perle dell'impresa pubblica come Telecom, Eni, Comit, Credit, Ina, Imi, che spiccavano per redditività.

Circa la bontà generale delle privatizzazioni, è interessante rilevare un dato fornitoci recentemente dalla Fondazione Mattei, per cui l'ammontare del ricavato di tutte le privatizzazioni mondiali dal 1970 ad oggi (1500 miliardi di dollari), nel solo ultimo anno di crac finanziario, è stato superato per oltre 4 volte dai salvataggi pubblici.

In materia di contratti di lavoro, con l'introduzione del contratto di collaborazione coordinata e continuativa, avviaste una radicale forma di deregulation, che fu poi umanizzata nel 2003 dal Governo Berlusconi col contratto di collaborazione per programma (o contratto a progetto).

In materia di commercio, è con il decreto Bersani (d. lgs. 114/98) che si dà il via ad un processo nazionale di radicale avanzamento delle grandi catene distributive in un settore che era a prevalente piccola imprenditoria, usando il pretesto della facilitazione della capacità distributiva del sistema, in modo che “l'anziana signora potesse avere sotto casa la gastronomia piuttosto che il calzolaio”. Il risultato è stato diametralmente opposto al fine sbandierato, ma nel frattempo, nel silenzio odierno di una capacità distributiva sempre meno capillare e sempre più concentrata nella grande distribuzione (circa il 70% del totale), un'infinità di piccole attività commerciali sono andate chiudendo.

Circa il “convinto rilancio dell'Unione Europea”, esso per essere autentico deve mettere in discussione gli assiomi stessi su cui si reggono i trattati UE, da Maastricht fino a quello non ancora entrato in vigore di Lisbona. La connotazione di questi, infatti, è tipicamente liberista, proprio come a Vostro dire lo sarebbe la cosiddetta destra italiana. Ma nessuna rivisitazione dell'attuale Europa può considerarsi autentica e democratica, se non viene ripensata la Commissione, la quale diverrà sostanzialmente sede esclusiva dei poteri legislativo ed esecutivo, e non viene messo in discussione il potere della BCE, che pur essendo istituto di diritto pubblico, si presenta di fatto come un consorzio delle banche private europee, che di fatto domina tutta la politica economica degli Stati membri. A questo proposito è interessante notare che il PD d'opposizione, non ha avuto di cosa dire in merito al neo-interventismo statale nei settori bancari – addirittura non coordinati nella loro prima fase del crac finanziario in corso – , che è tanto più anomalo se confrontato invece con l'impossibilità di poter intervenire da parte degli Stati in altri settori economici (si pensi ad Alitalia, dove ci si è trastullati intorno al fatto se l'ultimo prestito governativo alla compagnia di bandiera, fosse o meno un prestito ponte). Allo stesso modo – nei giorni in cui l'agenda politica è riempita dallo scoop dell'esercito editoriale di De Benedetti, intorno alle feste a cui avrebbe partecipato il Presidente del Consiglio – , il G20, che doveva risolvere i gravi problemi dell'attuale ordine finanziario mondiale, è stato gestito dal principale Stato protettore dei paradisi fiscali e promotore della finanziarizzazione dell'economia mondiale, la Gran Bretagna, “autorizzando” salvataggi bancari a livello globale e contemporaneamente indirizzando una più radicale politica globale di tagli ai bilanci sanitari (!). Su questo fronte, visto che l'Italia si sta presentando come l'unico paese a non avere concesso salvataggi bancari indiscriminati, bensì finalizzati alla concessione di credito nell'economia reale – purtroppo attraverso una sola opera di moral suasion, visto che la normativa europea non consente diversamente – , sarebbe veramente una “nuova stagione politica per l'Italia” se Voi sostenesse la battaglia quasi solitaria che il min. Tremonti sta facendo sul fronte della riforma del sistema finanziario mondiale e del ritorno, ex art. 47 Cost., ad un corretto ruolo dello Stato sul fronte del credito.

Circa la criminalizzazione del protezionismo, mi permetto di ricordare il ruolo che esso ha avuto nelle principali rivoluzioni economiche statunitensi (sotto Washington, Lincoln e Franklin Roosevelt), nonché per la ricostruzione delle economie europee nel dopo guerra (che solo il prof. Giavazzi non riconosce), e nella miracolosa costruzione di sani sistemi economici nei paesi del sud-est asiatico. L'omogeneizzazione del tutto, che il liberoscambismo comporta, ha distrutto decenni di conquiste fatte nel mondo del lavoro, obbligando i lavoratori del Primo mondo ad accettare le compressioni in termini di diritti e di trattamento retributivo, costretti dalla concorrenza provocata dalla mano d'opera a basso costo e senza diritti proveniente dai paesi del Secondo e Terzo mondo. Nella grande orgia del laisser faire globale diffusosi grazie al Wto – se non bastasse la distruzione del tenore di vita reale delle persone – anche i diritti sanitari e la tutela ambientale sono diventati istanze marginali a cospetto del “dio della concorrenza”, a cui solo attraverso accordi tra stati nazionali sovrani possiamo tornare ad opporci.

Circa le riforme economiche, se esse debbono corrispondere ad “un’idea di società più libera, aperta, solidale”, bisogna prendere netta distanza da quanto fatto dagli anni '80 fino all'ultimo Governo Prodi (si pensi alla frode della riforma del Tfr, per cui mi permetto di rimandare a www.movisol.org/07news110.htm). Quelle riforme, dalla scala mobile, al sistema pensionistico, alle privatizzazioni ed alle liberalizzazioni, non sono servite altro che a favorire quel processo di “disintegrazione controllata dell'economia” di cui parlò Paul Volcker negli anni '70, creando fenomeni di sperequazione economica e di disparità sociale, più connaturati ai sistemi autoritari sud-americani che non a delle civili economie, e che offrono il miraggio di breve periodo della crescita economica, solo perchè inseriti in un contesto di settorializzazione globale dei ruoli, grazie a cui i paesi del Primo mondo hanno potuto cavalcare lo sfruttamento del lavoro a basso costo e sostituire all'economia produttiva quella centrata sul debito.

Circa l'affermazione per cui “il PD trova le sue radici nel mondo del lavoro”, credo che ogni cittadino italiano auspichi ciò. Tuttavia dobbiamo prendere atto del fatto che sulla base di quanto evincibile da una sorta di manifesto politico che la “tessera numero uno” del PD, l'ing. De Benedetti, rilasciò in un'intervista, ed a cui la politica del centro-sinistra è andata adeguandosi negli anni, la realtà non corrisponda a tale dichiarazione d'intenti. Egli affermò: Il referente del Partito Democratico deve essere il consumatore” (Corriere della Sera, 2 dicembre 2005).

Concludendo, la parte finale del Vostro manifesto in cui ci si augura una maturazione dell'Italia che le permetta “di esprimersi al meglio nella nuova scena europea e mondiale”, palesa l'approccio che domina tutta questa dichiarazione d'intenti; si potrebbe dire un approccio “esistenzialista”, che dà per scontato che non possa farsi altro che accettare l'ordine imposto dall'attuale scena europea e mondiale e dove invece si deve puntare alla sua fondamentale riforma, nel momento che è un ordine sostanzialmente dominato dai processi speculativi della globalizzazione finanziaria – dunque un ordine ingiusto. Non sarà possibile alcun sostanziale progresso nei tenori di vita della popolazione mondiale – e dunque anche italiana – sia in senso economico che morale, se si continuerà a ritenere come semplicemente ossequiabile l'attuale ordine mondiale ed europeo. Entrambi sono infatti viziati dal punto di vista della democrazia sostanziale, in quanto privano Stati e Popoli di un'autentica sovranità monetaria ed economica.

Non potrà esistere alcuna nuova stagione politica italiana se non verrà ripresa la strada, che prima del G20, stava portando verso una riforma del sistema finanziario mondiale, una Nuova Bretton Woods come proposta da anni dall'economista e politico americano Lyndon LaRouche, e non si tornerà ad un'economia di stampo rooseveltiano per l'emancipazione dei popoli sottosviluppati e l'impostazione di sistemi economici che accrescano la creatività umana attraverso infrastrutture e produzioni tecnologicamente sempre più avanzate, invece che centrate sullo sfruttamento del lavoro a basso costo e sull'ipertrofia dei fenomeni finanziari a danno di quelli fisico-economici. Pur essendo patrimonio storico dell'identità che il Partito Democratico dovrebbe incarnare, tutto questo è oggi invece dimenticato o clamorosamente minoritario. Per lo stesso bene del PD e dell'Italia, è invece opportuno che questa tradizione sia al più presto riscoperta.

In questo quadro, mi permetto di suggerirVi l'adesione a due appelli che stiamo facendo circolare: 1) Petizione per la creazione di una Commissione parlamentare d'inchiesta sulla crisi finanziaria (www.movisol.org/09petizione01.htm); 2) Petizione al governo Berlusconi: salviamo la piccola e media impresa, invece degli speculatori! (www.movisol.org/09petizione02.htm).


 

Claudio Giudici

Movimento internazionale per i diritti civili - Solidarietà

www.movisol.org

 

Pubblicato il 29/5/2009 alle 12.11 nella rubrica Politica.

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