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I primi 100 giorni di Matteo Renzi a Palazzo Vecchio - Platone contro Aristotele

 

Domani scadono i primi 100 giorni a sindaco di Matteo Renzi. Dei “100 punti in 100 giorni” ne sono stati raggiunti, a occhio e croce, circa il 30%. La “misurazione” non è semplice se si considera che molti di quei punti godono del beneficio dell'incommensurabilità.

Ma il giudizio sull'operato di questi primi 100 giorni non può essere negativo.

Bocciare Renzi perchè in 100 giorni non ha raggiunto i 100 punti fissati nel suo programma, sarebbe pretestuoso così come lo è bocciare il Governo Berlusconi per non avere ricostruito le case degli Abruzzesi terremotati dopo appena qualche mese.

Firenze oggi respira un'aria nuova. Firenze respira quell'aria che personalmente non credevo di poter odorare con l'attuale maggioranza. Il “ragazzo” così lo chiamano i suoi detrattori – si muove con una velocità ed un'intraprendenza tali da evitare i tentativi di sgambetto che gli vengono dall'opposizione, ma anche e soprattutto dalla sua stessa maggioranza. In merito a quest'ultima – grandemente composta da esponenti della vecchia guardia – non è un caso che dopo circa tre mesi di mandato abbia avvertito la necessità di rafforzare in termini effettivi la squadra del governo locale, con la sostituzione di tutti i dirigenti amministrativi di precedente nomina. D'altra parte, nei Discorsi sopra la prima deca di Tito Livio, il politico fiorentino per antonomasia, Niccolò Machiavelli, insegna che il subalterno che si trova a ricoprire un incarico di potere debba ben comprendere da chi gli deriva quel potere.

Si potrà discutere su molte cose intorno a Renzi, ma non si può negare il fatto che egli si stia prodigando con grande passione alla causa fiorentina.

Firenze avverte oggi l'apertura di una nuova stagione. Le carte sul tavolo vengono smosse: la stazione per l'alta velocità – geniale pensare di valorizzare il polo congressuale con l'alta velocità che vi arriva direttamente, mettendo così alle corde i concorrenti nazionali – , la pedonalizzazione di piazza Duomo, a ricercare una rivalorizzazione dell'immagine di Firenze come “città più bella del mondo” – proposta che era dell'opposizione, dimostrando così un approccio non ideologizzato al merito delle questioni (Giovanni Galli più volte ha chiesto che a fare da stella polare fossero “idee, non ideologie”) – la “cittadella viola” (anche se la soluzione della sequestrata area di Castello pare una non soluzione, si dovrà riconoscere che per il complessivo progetto dei Della Valle, di fatto, manca la superficie), la riqualificazione dell'azienda di trasporto pubblico, e le piccole cose di semplificazione della vita cittadina (l'eliminazione di quei vigilini espressione di uno stato di polizia locale; la pulizia stradale con nuovi sistemi; la revisione del precedente insensato limite di velocità a 40 km/h sul Ponte all'Indiano; la riqualificazione dei vigili come tutori della viabilità).

Cose fumose le prime? Ce lo dirà il tempo. Cose di poco conto le seconde? Sì di poco conto, ma che segnano un raddrizzamento della rotta della nave. In ogni caso, dopo la paralisi della macchina amministrativa dal settembre 2008 al giugno 2009, ed i precedenti 9 anni di non fare o fare senza una precisa progettualità, adesso la Città pare tornare a camminare verso il futuro.

Non concordo con chi analizza questi primi 100 giorni guardando soltanto ad ingenuità o presunte inopportunità di spesa (il caso della poltrona e quello delle 40 assunzioni). Mi pare un approccio da grillino, da giacobino radical chic, se diviene l'unica lente con cui si cerca di osservare la sistematicità di una politica. Mi pare lo stesso approccio dell'opposizione nazionale nei confronti dell'attuale Governo italiano.

Chi ha seguito la campagna elettorale cittadina ricorda bene il dossier sulle spese di Renzi in Provincia, e su quelle spese è ancora oggi auspicabile che il Sindaco faccia chiarezza. E siamo anche in attesa che la gestione dei cantieri migliori, che le porte telematiche siano rese leggibili sul momento, che la pedonalizzazione di piazza del Duomo divenga oltre che perno di una Firenze più bella, soprattutto espressione concreta di quell'armonia tra bellezza e funzionalità che deve essere ricercata in tutte le cose, ma che invece, per esempio, sul fronte “taxi servizio pubblico”, con le attuali misure di viabilità, non si avrà.

Ma soppesato tutto, il giudizio, ripeto, non può essere negativo, anzi! Andreotti aveva ragione quando disse che il potere logora chi non ce l'ha. L'opposizione nazionale è bella logora! Quella locale deve fare attenzione a riconoscere i meriti dell'avversario perchè è il grado di contatto con la realtà che dà fiducia al cittadino, trasformandolo in proprio elettore.

Se è vero che la fortuna, in qualche modo, si è presentata al cospetto di Renzi (la vittoria al primo turno alle primarie del PD, è avvenuta con il superamento della soglia di sbarramento per appena lo 0,5%), egli sta ben seminando anche dal fondamentale punto di vista delle idee. Quasi stesse tentando un rito eleusino, ha aperto la sua relazione programmatica con una frase de La Repubblica di Platone: “Così noi e voi costituiremo e governeremo la città da svegli e non già sognando, come avviene ora nella maggior parte delle città per colpa di coloro che si combattono a causa di ombre e si contendono il potere come se fosse un bene”. Platone, per Firenze, non è una figura casuale. La riscoperta di Platone ha segnato l'avvio del Rinascimento. Platone è alla base della rinascita della cultura europea e di quella americana. Furono le traduzioni provenienti dal mondo greco che fecero uscire la civiltà europea dall'asfissia del Medioevo, culminata con l'incapacità di un intero mondo, di combattere la peste nera. Anche in quel tempo – proprio come oggi – fu una crisi finanziaria (la caduta delle casate dei Bardi, dei Peruzzi e degli Acciaiuoli), l'ascesa delle temperature (ben più elevate rispetto a quelle odierne, a tutto dispetto della frode del global warming antropogenico) e soprattutto una crisi antropologica, a mettere in discussione un sistema; l'intero ordine aristotelico che fino a quel momento aveva dominato col suo immobilismo, col suo guardare sempre in terra e mai verso l'alto, aveva fallito. Il pensiero platonico, la sua concezione di uomo come di essere capace di conoscere e di agire per il miglioramento dell'universo, consentì all'umanità di rialzarsi e di ripensare alle persone come a partecipanti di un progetto comune, piuttosto che come passivi servitori di un progetto altrui. Ed una sorta di vento neo-platonico sembra contagiare Firenze, nel momento in cui in questi giorni su Il Giornale della Toscana si parlava di Marsilio Ficino (il padre del neo-platonismo fiorentino) ed il sen. Achille Totaro, nella sua invettiva del venerdì contro la politica renziana, citava Socrate (che fu maestro di Platone). E per uscire dall'immobilismo degli ultimi decenni, Firenze ha bisogno di riscoprire le radici più profonde del suo glorioso passato.

Non è infine un caso che il “ragazzo” non abbia speso mezzo minuto del suo tempo per la propaganda ad uno dei tre candidati alla segreteria nazionale del PD. Egli ben capisce che siamo di fronte alle ultime scodazzate di un partito che ancora non ha deciso di uscire dalla caverna a rivedere la luce del sole.

La partita che sta giocandosi a Firenze è troppo seria per abbandonarsi alle bizze de “il balocco lo volevo io”.


 

Claudio Giudici

Pubblicato il 25/10/2009 alle 12.48 nella rubrica Politica.

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