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Avatar: l'establishment vuole bloccare lo sviluppo

 

Avatar è il colossal che ha già fatto tutti i record d'incassi, con sale sempre piene e turnazioni speciali per la trasmissione del nuovo messaggio che, attraverso Hoolywood, l'establishment lancia a tutti noi.

Di fatto sponsorizzato da Barack Obama, che portando i figli minori di 14 anni ha finito col rinforzare la propaganda per questo film, esso è l'ennesimo inno ambientalista che ogni anno vede costosissime pellicole di fantascienza, cartoon o documentari, affacciarsi sul panorama cinematografico (Day after tomorrow, Madagascar, L'era glaciale, Una scomoda verità, ecc.).

La versione in 3D – Cameron l'ha pensato appositamente in questa forma – rende il film emotivamente coinvolgente e porta lo spettatore a schierarsi senza possibilità di errore a favore degli abitanti indigeni dell'incontaminato pianeta di Pandora (con tanto di storia d'amore tra i protagonisti), oggetto delle mire colonizzatrici del barbaro alieno (l'uomo), esemplificato da uno spietato colonnello e da un manager che deve rispondere a chi ha finanziato l'operazione di ricerca scientifica, strumentale alla scoperta di un potente cristallo ferroso (l'unobtanium) utile alla produzione di energia.

L'effetto 3D, così come l'invasiva qualità del sonoro surround, eleva la partecipazione emotiva passante per la vista e l'udito, ma abbassa il livello di coscienza razionale dello spettatore, il quale si trova come narcotizzato dal livello emozionale. Siamo alla fase embrionale del “cinema odoroso” e sentimental-emotivo teorizzato da Aldous Huxley, usato per tenere a bada le masse di lavoratori nel cosiddetto “tempo libero”. Non più filmati o documentari, o film che facciano ragionare, ma immersioni in ambienti percettivi, in cui la coscienza si perde.


 

Gli abitanti di Pandora sono guerrieri che vivono allo stato di sussistenza, in costante empatia con la divinità del pianeta (un grande albero), grazie a cui tutto sarebbe tenuto in perfetto equilibrio. Questi indigeni sono in comunicazione cerebrale (grazie alle code della capigliatura) con ogni forma vegetale ed animale del pianeta.

Il barbaro umano, invece, col pretesto di portare lo sviluppo, dà esclusivamente sfogo ai suoi più bassi istinti: quello dell'avidità e della forza bruta.

Ross Douthat del New York Times ha così definito il film: «La lunga apologia di Cameron per il panteismo - una fede che equipara Dio alla Natura, e richiama l'umanità ad una comunione religiosa con il mondo naturale … è la scelta religiosa di Hollywood ormai da una generazione».

Il messaggio che dunque perviene allo spettatore è quello tipicamente hobbesiano: una visione pessimista dell'uomo, dove la stessa scienza, invece che essere la manifestazione della capacità dell'uomo di conoscere e creare, portandolo ad essere platonicamente parte attiva del Creato, è, alla fin dei conti (nonostante qualche eccezione umana, rappresentata dalla dottoressa Augustine) maschera della nicciana volontà di potenza che animerebbe l'essenza di ogni uomo.

Siamo dunque di fronte, all'interno di una storica fase di crisi economico-finanziaria, all'ennesimo tentativo di lavaggio del cervello di massa attraverso l'apologia ambientalista, che possiamo considerare insieme al liberismo finanziarista, uno dei due pilastri che dalla fine degli anni '60 ha portato alla distruzione della società centrata sull'idea dell'homo homini fratres, dove l'uomo cerca di emanciparsi dai limiti imposti dall'arbitrio della natura, sostituita con quella attuale dell'homo homini lupus dove i presunti invalicabili limiti di un uomo anti-progresso ed anti-scienza, lo portano inevitabilmente ad una lotta contro i propri simili, ad una nuova era malthusiana.


 

Claudio Giudici


 

Pubblicato il 9/2/2010 alle 15.52 nella rubrica Politica.

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