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Riflettendo col Vicesindaco Nardella su cosap e suolo pubblico

L'uso dell'informale è dovuto al fatto che la risposta è stata data sul social network Facebook.

Caro Dario, condivido l'approccio – il termine non piacerà – “dirigistico” che andate attuando. La politica deve guidare una Città nelle sue numerose manifestazioni a ricaduta collettiva, e non limitarsi a fare da apri pista alla “mano invisibile” del mercato, a cui lasciar decidere il cosa, il dove ed il come di una Città. D'altra parte l'iperinflazione di “teli bianchi” - ed invero di attività di somministrazione alimentare e di catene commerciali – è generata proprio dal culto liberista ufficializzato dal primo decreto legge Bersani (1998), e la cui portata non a caso intendete limitare. Allo stesso modo, il guadagno facile prodotto da affitto e subaffitto è stato consentito dalle normative sviluppatesi tra il '92 ed il '98 che hanno aperto alla possibilità di locare secondo l'idea del free market (che il canone libero incorpora) piuttosto che quella del fair market (che l'equo canone incorporava). Ed è giusto che tutto ciò vogliate combattere, visto che il male del nostro tempo è economicamente rappresentato dalla rendita immobiliare e da quella finanziaria (altro che rendita di posizione, inevitabile, almeno che non si pretenda di eliminare la curvatura spazio-tempo!), a tutto detrimento del corrispettivo da lavoro. Tuttavia, se la vostra intenzione è questa, aumentare il cosap per indurre indirettamente i locatari (dei banchi per esempio) a ridurre il loro canone d'affitto, produrrà un effetto contrario rispetto a quello ricercato. Esso produrrà soltanto la sostituzione degli attuali affittuari con altri che possono permettersi una redditività del lavoro ancor più bassa o addirittura negativa (rispettivamente, soggetti a più basso tenore di vita rispetto agli attuali, o chi deve riciclare il denaro sporco).
Sabato, dopo diversi anni, mi sono fatto un giro per San Lorenzo. Personalmente, non l'ho trovato peggiore rispetto a metà degli anni '90 quando andavo a cercarvi i jeans usati. Sono cambiate le etnie di chi vi lavora, ma ciò ripeto è dovuto, alle normative liberiste introdotte, che hanno abbassato la redditività del lavoro da commercio, e reso più conveniente la locazione a soggetti che (per più basso tenore di vita) possono accettare quella più bassa redditività. Fenomeni, in ogni caso, prodotti dall'ideologia liberista in ogni settore economico.
Una domanda però: quando dici “Il suo utilizzo [di Firenze] è oggetto di un interesse pubblico di cui sono espressione sia i fiorentini che l’intera umanità” cosa si intende? Mi chiedo se io come cittadino abbia più interesse a passare da un San Lorenzo vuoto, per poter dire “Da oggi questo spazio posso calpestarlo anch'io!” oppure l'interesse pubblico a cui io come singolo cittadino partecipo è proprio concretizzato dal fatto che qualcuno, in quel momento, in quel punto, stia svolgendo una funzione economico-sociale (lavori appunto!)?
Ed in merito a questa sorta di rivoluzione della filiera – ben vengano nuovi indirizzi – l'aumento del cosap non è certo ricollegabile. Questo aumento si inserisce in una più generica politica di aumenti fiscali a cui, secondo me, vi siete piegati troppo presto. Il vostro modo di fare politica segna una forte ed apprezzabile discontinuità valoriale dal precedente, ma questo rialzo della tassazione pare più essere il frutto della paura di fallire in un progetto assai ambizioso, che giustificato dagli alti valori a cui vi ispirate.
Mancano i soldi in bilancio? In questa fase di crisi economica, noi cittadini stingeremo ancor più i denti e vi aiuteremo. Ma da parte vostra devono esservi due impegni: 1) uno di tipo lapiriano, di guardare fuori dai confini cittadini e denunciare ciò che non va a livello di macrosistema e che ricade su di voi amministratori e su di noi amministrati: il mercato dei capitali usuraio, l'idiozia storico-economica del “patto di stabilità”, gli accordi del Wto (se tutto questo non viene modificato, vi diletterete di anno in anno ad alzare le tasse e ad offrire sempre minori servizi); 2) l'impegno a rendere più efficiente l'auto-amministrazione comunale a cui viene destinato un terzo del bilancio, e quello di ottenere dalla Regione quanto in media ottenuto dalle città capoluogo, di modo da riabbassare la tassazione generale.

Qui sotto l'articolo del Vicesindaco di Firenze Dario Nardella

Suolo pubblico e interesse generale
Basta immaginare Firenze vista dall’alto, con le macchie di teli bianchi per capire la dimensione straordinaria dell’impatto dei mercati ambulanti turistici sulla città, lo confermano le statistiche: una licenza ogni 100 m. nel centro storico. Un’area dichiarata patrimonio mondiale dell’UNESCO, in cui ogni angolo, vicolo, piazza di questo fazzoletto di terra ha un valore culturale e storico inestimabile. Il suo utilizzo è oggetto di un interesse pubblico di cui sono espressione sia i fiorentini che l’intera umanità. Sta qui il cuore della nostra visione, alla quale si lega la decisione di aumentare il canone per l’occupazione del suolo pubblico. Un’impostazione che va ben oltre l’esigenza di bilancio e che sposa la sfida di una città che intende riappropriarsi degli spazi pubblici, come avvenuto con la pedonalizzazione di piazza del Duomo.
Firenze ha progressivamente perso il controllo - perfino il senso di appartenenza - di pezzi interi del centro e i mercati turistici ne sono un esempio. La loro perdita di identità, lo scadimento dei prodotti ed una legge regionale che trasforma, di fatto, la temporaneità della concessione dell’ambulante in una sorta di diritto acquisito all’uso commerciale del suolo, ci pongono davanti ad un fenomeno di “privatizzazione” di una risorsa pubblica. Essa, come tutte le risorse pubbliche preziose ha un valore assai alto e crescente, il cui sfruttamento non può che costituire un diritto temporaneo, quasi un privilegio, a cui deve corrispondere un’altissima responsabilità. Il problema rinvierebbe al tema ben più ampio dell’uso di risorse come l’aria, l’acqua e non può essere banalizzato ad una mera questione, certo legittima, di aumenti percentuali. Chiediamoci, ad esempio, se appaia accettabile il fatto che sei mq. di suolo pubblico in S. Lorenzo possano essere affittati e perfino subaffittati da un privato, come accade in due casi su tre. La legislazione regionale, che consente tutto ciò, sembra non aver affatto considerato l’impatto sulla rendita di posizione e sulla limitazione dell’interesse pubblico alla tutela del patrimonio culturale. Se poi aggiungiamo che una concessione può essere facilmente trasferita come fosse un bene privato, assistiamo al rischio di una perpetua privazione dei cittadini del proprio territorio. Quanti sono e a chi attribuire i costi sociali e culturali di tutto ciò? Quali sono allora i benefici collettivi corrispondenti?
I mercati turistici del centro appartengono alla storia e al patrimonio della città, sono il biglietto da visita per i 20.000 visitatori / clienti-consumatori che attraversano ogni giorno questo lembo di territorio. Proprio per questo il Comune ha il diritto/dovere di garantirne la qualità e la sostenibilità economica e architettonica.
Da ciò deriva il progetto complessivo a cui lavorano Sindaco e amministrazione dall’inizio del mandato, aperti al confronto. Un piano, complesso e faticoso, che non può essere realizzato in pochi giorni e non deve prescindere dagli stessi protagonisti, i commercianti, dai quali ci si aspetta una chiara assunzione di responsabilità: salvare i propri mercati, riqualificandosi. La proposta di Palazzo Vecchio si muove su più binari, dalla introduzione del sistema delle “filiere corte” per offrire nei mercati i prodotti del territorio, alla riqualificazione dei banchi, al recupero delle aree mercatali, ad una lotta sistematica all’abusivismo, alla valorizzazione anche culturale dei mercati storici per un’offerta turistica di qualità che tuteli l’immagine di Firenze. Ricongiungere l’artigianato locale ed il commercio può comportare benefici reciproci, con economie di scala e una nuova domanda di produzione. La nostra idea è che i mercati diventino la vetrina del territorio, un anello della filiera produttiva fiorentina. In una battuta, vorremmo non dover più assistere al turista giapponese che sbarca in città per ritrovarsi a comprare un cappellino prodotto in Cina: la qualità della domanda va costruita con pazienza e metodo puntando sull’offerta e sulla formazione culturale, vincendo le pulsioni verso un consumo omologante.
Negli ultimi quindici anni gli ambulanti hanno ottenuto molto da Firenze ed ora è giusto che la città chieda qualcosa a loro: il giorno in cui un cittadino del mondo deciderà di fare un viaggio qui perché spinto o incuriosito dal desiderio di visitare uno di questi mercati, sarà una vittoria non solo del Comune, ma di tutti i cittadini di Firenze.

Dario Nardella
Vicesindaco di Firenze

dal CorriereFiorentino del 21/03/20

Pubblicato il 22/3/2010 alle 10.24 nella rubrica Politica.

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