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Russia vs Nato: solo la consapevolezza dei cittadini occidentali disinnescherà il pericolo di guerra

Una premessa: chi mi conosce sa che io non abbia tendenze filo-comuniste/staliniste, ma sia un estimatore dell'unico vero modello repubblicano realizzatosi sconfiggendo un impero oligarchico, ossia gli Stati Uniti d'America come concepiti tra il 1776-1789, e come espressione della tradizione umanista sviluppatasi in particolare grazie al cardinale Niccolò Cusano ed a Gottfried Leibniz. Mentre siamo nel pieno della propaganda - in realtà da mesi, da anni - per capire cosa stia avvenendo tra Russia e Occidente si deve guardare oltre il casus belli ucraino, ben prima degli sviluppi avutisi dal novembre scorso. Dopo la caduta del muro di Berlino e la dissoluzione dell'ex URSS, la Russia sotto Eltsin è stata trasformata in terra di conquista per scaltri oligarchi ben inseriti nei circoli finanziari londinesi, grazie alla "terapia d'urto" liberista dei Chicago boys. Arrivato Putin, inizialmente osannato dalla comunità finanziario-politica occidentale, la musica cambia. Putin decide di rimettere sotto il controllo statale le ricchezze naturali russe. Gli oligarchi (Berezovsky, Khodorkovsky, Abramovich, ecc.) in parte vengono arrestati, in parte trovano protezione a Londra. Putin tutto d'un tratto non rimane più tanto simpatico alla comunità finanziaria perché incarna quel modello dirigistico - l'unico in grado di poter rilanciare un'economia concedendo libertà ai privati, senza che però essa possa trasformarsi nell'arbitrio dei pochi sui tanti - proprio del nostro modello costituzionale e dell'originario Sistema americano di economia politica, che è antitetico alla dottrina riduzionista della "mano invisibile" del mercato. Così, Putin parla di Franklin Delano Roosevelt - non di Stalin - ed il sistema transatlantico (che al modello rooseveltiano deve la sua fortuna) continua a parlare di Adam Smith. Così il mondo russo-indo-cinese cresce, noi crolliamo. Quello crea nuovi ricchi e vede il formarsi di una classe medio-alta, noi vediamo crescere la disoccupazione e sparire la classe media. Quello, infatti, concentra la sua azione sull'economia fisica, limitando la finanza speculativa, noi salviamo quest'ultima, la sosteniamo con i soldi pubblici e disintegriamo progressivamente il welfare, abbandoniamo le manifatture a sè stesse ed ogni investimento nelle infrastrutture. Non si può comprendere quale sia la complessiva dinamica geo-politica se non consideriamo il collasso verso cui sta andando il sistema finanziario-economico occidentale a causa della predominanza mostruosa dei fenomeni di mera finanza speculativa su quelli economico-reali. Questi fenomeni - è bene ricordarselo - dal pieno manifestarsi della bolla nel 2007/08, non hanno conosciuto alcuna riforma, perché una grande operazione di marketing - quella che chiamai un'operazione di "distrazione di massa" durante il mio intervento da Santoro nel gennaio 2012 http://youtu.be/BYuKRWCtzXc - ha ipnotizzato governanti e governati, facendo credere che il problema siano i debiti pubblici nazionali, che in realtà si sono appesantiti enormemente proprio per i salvataggi bancari e le conseguenze che la crisi finanziaria ha avuto sull'economia reale. Il problema sono invece i debiti privati delle big banks, da cui gli stati nazionali si sono resi interdipendenti a causa dell'abbandono del Glass-Steagall standard e del relativo processo di finanziarizzazione delle economie nazionali. In questa ottica, proprio come lo fu nella prima parte del secolo scorso, la guerra potrebbe essere un'opzione alla "cada Sansone con tutti i filistei" qualora il sistema finanziario non dovesse più reggere. E questo, infatti, non sta più reggendo e chi lo ha voluto, generato e sostenuto sa bene che non può reggere. È fondamentalmente per questo che nasce la dottrina della "guerra preventiva" negli ambienti neo-conservatori statunitensi, come "braccio armato" volto a procrastinare con mezzi diversi, una supremazia economica che di fatto sta cessando. Ed è con la lista degli "stati canaglia" che si individuano non tanto gli stati che non riconoscono i diritti umani (altrimenti, della lista, ne farebbero parte anche Arabia Saudita e Bahrein, che invece sono nazioni amiche dell'Occidente) quanto quelli che non obbediscono all'agenda geo-politica anglo-americana. Così, l'incendio appiccato in Ucraina, grazie a puntuali interferenze occidentali - confermate dallo scandalo delle intercettazioni che hanno riguardato la portavoce del Dipartimento di Stato Victoria Nuland, moglie dell'ideologo per il "Project for the new american century", Robert Kagan - ha rappresentato l'ennesimo passo verso un'operazione di accerchiamento di un mondo, quello russo-indo-cinese, che oggi applica quelle ricette economiche pro-economia fisica che proprio il Sistema americano di economia politica, come concepito dal grande Alexander Hamilton, ideò contro l'Impero britannico. Ed è la filosofia di quest'ultimo che oggi condiziona fortemente gli Stati Uniti, condannandoli ad una nemesi in cui il resto d'Occidente, e l'Europa in particolare, giocano il ruolo di incidente collaterale. Consequenzialmente, il gesto di Putin in Crimea è un atto di difesa strategica non tanto per ciò che adesso è l'Ucraina, ma per ciò che sarà nello scacchiere Nato: una base di controllo ed attacco verso un mondo che non obbedisce ad un'agenda che non è più anti-comunista, ma filo-oligarchica e pro-speculativa. Dunque, il vero modo per detonare il pericolo di una guerra termonucleare tra il mondo russo-cinese e l'Occidente è che noi cittadini si sia consapevoli del processo storico in corso, oltre le contingenze del singolo caso, ben consci del fatto che nell'ultimo decennio non è stata la Russia a organizzare guerre (spacciate per umanitarie) in zone strategiche del pianeta: in Afghanistan, trasformato nel più grande centro di produzione di oppio del mondo, in Iraq e in Libia per il loro petrolio e le loro pretese "indipendentiste" dall'agenda anglo-americana. Queste, oggi sono realtà più insicure che nelle precedenti dittature. Intanto in Italia, si analizza la cosa alla luce di un accecante: "Avete visto Putin, l'amico di Berlusconi, che fa!"...

Pubblicato il 27/3/2014 alle 23.8 nella rubrica Diario.

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